infarto · Piero C

lettera di Piero, 15 maggio 2014

Carissimo Paolo,
                           ho letto e riletto il tuo messaggio di ieri ( l’infarto del 10 maggio 2014).
Ho letto e riletto soprattutto il tuo racconto, prima nel silenzio proposto dal monitor, poi a voce alta alla Chiara, poi ancora a mia figlia Anna.
Sei straordinario. Anche il tuo stile rivela qualità di narratore inimmaginate.
E’ successo.
Caro Paolo, la mazzata si è fatta sentire, ma tu  l’hai sopportata bene. Dal groviglio delle pesanti novità  verrai fuori, verrete fuori tu e Luciana, con una marcia mentale in più, anche se magari costretti a qualche novità di vita.
Con sincera amicizia, un forte abbraccio.
caro, carissimo ***
riprendo il contatto dopo la tua lettera del 15 maggio, in risposta al racconto dell’infarto del 10 maggio
il rapporto diretto con una malattia che mette in bilico cambia la vita
ora sto adattando abitudini che si erano in me consolidate in decenni di quotidianità
l’adattamento è alla insegna della lentezza necessaria.
per mia (e nostra) fortuna como è una città adatta al cammino lento: farò percorsi sulle strade, le piazze, le chiese, le case che ne segnano la storia
voglio dirti che le tue parole sono state come una medicina. una omeopatica medicina che ha riattualizzato la splendida e generosa persona che tu sei sempre stato. le tue parole mi hanno dato, in quel particolare momento, un sostegno psicologico importante
l’elemento più interessante è come contano i ricordi , ora. RICORDARE è IMPORTANTE dice la voce del filosofo che con il suo linguaggio sostiene che OGNUNO è destinato alla gioia: http://antemp.com/2012/10/05/emanuele-severino-ricordare-e-importante/
mi sono permesso di riportare nel diario anche la tua lettera, rispettando la tua privacy : http://paolodel1948.com/category/diario-e-lettere/malattie/infarto/
mi è di conforto tenere, come in una scatola (come si faceva una volta) i vari messaggi
non sono abbattuto e non sono pessimista.
grazie ancora e cari saluti a te e alla tua famiglia
infarto

Paolo: bollettino sanitario del 14 maggio 2014

Carissimi amici presenti sulle sottili reti di face book: GRAZIE per i vostri messaggi affettivi, solidali, partecipativi.


I fogli con i vostri messaggi che giornalmente mi ha portato Luciana sono stati un eccezionale segno di vicinanza e un “farmaco” omeopatico di forte valore terapeutico.


I giorni di immobilità monitorata sono stati tre. Da ieri sono nel reparto di cardiologia. Il cambio di situazione è stato grandissimo: ora mi posso muovere. La stanza è al sesto piano dell’ospedale da dove godo una magnifica vista sia sulla città murata (si vede bene la spina verde, la chiesa di san Carpoforo, il Baradello, la città murata, Il Duomo e – dall’altra parte Brunate, il tracciati della funicolare, la via santo Garovaglio dove per una ventina d’anni mio padre è stato chino sui disegni dei tessuti)


Il tempo ora è più vicino alle mie abitudini: leggo i giornali e i libri, sottolineo, schedo, estraggo i ritagli.
E scrivo. Qui sotto c’è una pagina autobiografica sul vissuto di questa esperienza: http://paolodel1948.com/2014/05/10/il-10-maggio-2014-nel-giorno-di-sabato-e-arrivata-la-mazzata-la-diagnosi-sara-infarto-infarto-preso-in-tempo/

Domani dovrò fare una risonanza magnetica per verificare lo stato del cuore, “offeso” dalla insufficienza coronarica di sabato scorso.

E, probabilmente, sarò dimesso sabato prossimo, con le tassative prescrizioni terapeutiche e di comportamento connesse all’infarto
Quando avrò più agibilità su internet raccoglierò con la cura che meritano i vostri messaggi e ringrazierò personalmente ciascuno di voi.
Diciamo che poteva andare molto male.
E, invece, l’organizzazione sanitaria, questa volta incarnata nell’ospedale Valduce, ha funzionato.
Grazie ai medici, alle infermiere e agli infermieri della cardiologia, agli operatori di assistenza di questo reparto collocato in un ospedale di antica origine e che si è sempre adattato ai cambiamenti storici, legislativi e istituzionali
E ancora un sentito grazie a ciascuno di voi

infarto · Veleso

Luciana Quaia su Paolo Ferrario: bollettino di lunedì sera, 12 maggio 2014, ore 19.45, dedicato a chi desidera notizie sull’evoluzione

bollettino di lunedì sera ore 19.45 dedicato a chi desidera notizie sull’evoluzione
Anche oggi giornata abbastanza positiva.

Notizie buone:
1) Per parafrasare Eugenio Borgna, Paolo è stato salvato dalle “intermittenze del dolore” e un intervento tempestivo. In caso contrario ci sarebbero state parecchie probabilità di parlare di lui al passato remoto.


2) in tutto questo c’è anche il merito della scelta dello staff, di non aver atteso il giorno successivo e di non aver deciso il trasferimento ad altro ospedale. per un docente di politica sociale questo è stato un evento molto istruttivo


3) il supervisore dello staff che forma e controlla l’operato dei dirigenti conosce Veleso e quindi anche Nesso: con le dovute precauzioni, senza portare pesi, con calma e lentezza, paolo potrà rivedere la sua amaltea. credo che questa oggi sia stata la notizia più bella.


Notizie meno buone:
1) deve fare la risonanza magnetica per verificare l’entità del danno cardiaco (un po’ di timore claustrofobico)


2) è ancora in terapia intensiva e sta perdendo la pazienza perchè è da due giorni e mezzo immobilizzato a letto e ha voglia di alzarsi, ma soprattutto di poter usare il suo computer


3) non ci sono posti disponibili in reparto, quindi per il momento rimane lì.

Per gli amici che chiedono se siano possibili visite: No.
Mi spiace per Robi e Marcello a cui probabilmente non avevo spiegato bene il funzionamento di questo reparto particolare. Si accede solo per breve tempo, si deve chiedere il permesso ed essere uno alla volta, si devono indossare indumenti speciali e farsi registrare.
Oltretutto, Paolo è vero che si sente bene, ma è pur sempre collegato a tutte le apparecchiature e quindi non nelle condizioni migliori per poter fare 4 chiacchiere con pompe che si attivano, campanelli che suonano, strani e misteriosi bip bip.

Lui è felice delle stampe che gli porto di tutti i vari messaggi. Io lascio quotidianamente aggiornamenti per chi vuol sapere come va e al momento ci pare che le cose funzionino bene così.
Naturalmente ringrazia e ricambia i saluti a tutti

Eventualmente per le studentesse: e gli studenti interessati: don’t worry. il prof sta già pensando agli appelli di giugno e luglio!!

Mi sembra di avere detto tutto …
Grazie e salutoni a tutti da paolo e luciana

infarto

bollettino di domenica sera, 11 maggio 2014, ore 19.45


nel complesso è stata una buona giornata, nel senso che i monitor non hanno segnalato problemi particolari.

Secondo momento di commozione alla lettura dei vostri messaggi per i quali ringrazia e che lo sostengono molto.

Devo dire che la lettura della marea di auguri (nonchè le lettere private) molto spesso commuovono anche me, ancora frastornata dall’evento. Grazie di cuore (almeno di quel che rimane!).


Da domani sarò meno presente negli aggiornamenti, Spero che avvenga presto il passaggio nella stanza di reparto, così forse riuscirà lui stesso a salutarvi.


Nel frattempo gli ho portato “beni di consumo culturale” un po’ più leggeri dell’impegnativa lettura di severino e registratore con cuffiette per fargli passare in modo più lieve il lungo tempo dell’immobilità.
ciao a tutti
luciana

infarto

bollettino medico di domenica 11 maggio ore 12.


ciao a tutti e grazie per i vostri messaggi che ho stampato e portato a paolo.

Si è molto commosso, per cui non so se ho fatto bene a provocargli queste emozioni.


La diagnosi è: infarto.


Il decorso sta procedendo bene ma ha il divieto assoluto di alzarsi, la qualcosa lo disturba molto. Ora che non sente più il dolore, vorrebbe essere più autonomo, ma deve ovviamente sottostare al protocollo riservato agli infartuati.

Come immaginavo, in unità coronarica è vietato l’uso degli “ordigni elettronici” come li chiamo io.

Spera di essere trasferito di reparto nei prossimi giorni. Al momento sta scrivendo il diario.

Sta realizzando il cambiamento che questo evento porterà alla sua vita, ma insieme troveremo sicuramente nuove strategie per far sì che tutto possa diventare accettabile senza troppe rinunce. Almeno si spera.
A presto e un caro saluto
luciana

infarto · Luciana Quaia · salute e malattie

Il 10 maggio 2014, nel giorno di sabato, è arrivata la “mazzata”. La diagnosi sarà: INFARTO. “Infarto preso in tempo”

 

Il 10 maggio 2014, nel giorno di sabato, è arrivata la “mazzata”.
La mazzata, in una magnifica espressione linguistica di Severino, è l’esperienza del dolore e della morte.

Leggerò, poi, queste sue righe:

“L’uomo può cominciare a vivere solo se vuole trasformare sé stesso e il mondo da cui è circondato, Se non fa questo non può nemmeno compiere quella trasformazione di sé che è il respirare in senso letterale. E muore. Vive solo se si fa largo nella Barriera che gli impedisce di trasformare sé e il mondo”

in Emanuele Severino, La potenza dell’errare, Mondadori 2013, p. 44/45.

Arriva il momento in cui “non ci si può fare largo”. L’ho sperimentato.

Io e Luciana eravamo a Coatesa, nel luogo del destino (nel Link c’è il racconto e il vissuto di Luciana, il mio amore).
Già all’arrivo c’erano segnali del corpo. Discontinui, ma mai provati fino ad allora.

E mi decido a parlarne, dicendole subito: “Qualsiasi cosa accada, ricordati che ho vissuto al meglio ogni attimo della nostra vita assieme
Poi un dolore forte, lancinante, trafittivo all’altezza del cuore: come una coltellata che arriva dall’interno. Diverso da tutti i tipi di dolore fino ad allora provati.

Torniamo a Como. A posteriori so che guidare una automobile in quelle condizioni è stato un rischio. Ma resistevo alla idea che fosse arrivato “quel” momento.
Devo solo a Luciana se, successivamente, ho preso la decisione di andare al pronto soccorso: le mie “resistenze” alla sfida che stava arrivando mi avrebbero portato alla probabile morte. Devo a Luciana ancora un po’ del tempo che resta.
Il pronto soccorso è quello dell’ospedale Valduce, lo stesso in cui venni operato di tonsille, nel 1951 o 1952.

Da questo momento la techne medica prende in mano la mia vita.
Il sistema istituzionale, le procedure, probabilmente i DRG, i professionisti preposti ai vari pezzi organizzativi (ognuno di loro ha svolto con efficacia il proprio compito: grazie) hanno funzionato sia come meccanismi interni (“funzionamento”), sia come raggiungimento degli obiettivi (“funzionalità”). Un successo organizzativo, pensando che era di sabato pomeriggio, circa attorno alle 17.

La diagnosi sarà: infarto. “Infarto preso in tempo”

Nella sala operatoria della divisione di cardiologia mi dicono: “tutte e tre le coronarie sono ostruite al 99%. Il dolore è provocato da questo: il cuore non riceve sangue”.
L’intervento di  “coronaroplastica”  cardiologica consiste nell’inserire un “retino”: di fatto un anello (“Stent”) che allarga l’arteria principale. Dovrò fare lo stesso intervento per almeno una seconda coronaria nei prossimi mesi.

Nella prima fase di questa vicenda ho verificato i fattori storici e culturali della techne medica, alla quale noi moderni affidiamo le nostre vite. Si tratta della stretta connessione fra:

1 diagnosi efficace

2 terapia adatta, standardizzata e validata.

Non sempre la medicina (che è costituita da un pensiero ed una prassi entrambi ipotetici) è in grado di esibire quella connessione.

Abbiamo così:

1 le “diagnosi incerte e controverse”

2 la gamma delle “terapie possibili” e cariche di ansiogene alternative

La cardiologia, nell’ambito delle scienze mediche, è maggiormente in grado di stabilire procedure standardizzate e verificate. Forse in questa parte del corpo la medicina ha amplificato la sua (ipotetica, ripeto) capacità di “rimedio”

Vengo trasportato su un letto monitorato della unità coronarica. Di fatto isolato dal resto del mondo, perché da quel letto non mi posso muovere. Mi manca del tutto quel rapporto con internet e il web, che ormai costituisce una “estensione necessaria” del mio cervello. E’ una sensazione di sospensione dalle relazioni comunicative ormai più consistenti di questi ultimi anni. Mi fa sentire “spaesato”.

E Luciana, adattandosi alla situazione, si trasforma nel dio Ermes mediatore e farà in modo di “tenere i fili” di quelle relazioni , imparando in condizione estrema perfino ad usare la bacheca di facebook. Gli elenchi dei messaggi che mi e ci sono arrivati hanno costituito una grande sorpresa interpersonale. E il sentimento è spesso sconfinato nelle lacrime.

Le fasi terapeutiche sono dunque queste:

  • diagnosi in emergenza;
  • intervento di chirurgia cardiovascolare angioplastica;
  • controllo immediatamente post operatorio in letto monitorato (primi tre giorni);
  • spostamento nelle attigue stanze, nelle quali si accresce la libertà di movimento (lo spazio-barriera ora è la stanza, mentre prima era il letto);
  • poi ci sarà la dimissione
  • e uno stile di vita che dovrà essere diverso.


La fase della terapia intensiva è stata un problema, in particolare per le funzioni escretorie: “pappagallo, “padelle” e “comode” sono protesi utili, ma troppo esposte al “pubblico”. Qui è il “privato” a essere contaminato.

Anche le cosiddette “visite” sono un problema. Sono due ore al giorno con un visitatore per volta.

E io ho bisogno di vedere solo Luciana. Sottraggono tempo alla mia relazione primaria.

Per cui ho chiesto che non ci fossero: e sono state ampiamente sostituite, con esiti comunicativi sorprendenti, dalla messaggistica internettiana, che acquista un valore empatico di solito inavvertito in altri momenti.
“Sentire” così tante persone che partecipano al mio molecolare evento, è stato bellissimo, commovente e importante.

La notte è lunga. La notte non passa mai. Ottimo il registratorino Olympus e l’ascolto degli Audiolibri. Strumenti davvero capaci di dare un altro segno alla lentezza e palpabilità delle ore. Nina Simone, Antony and the Jonsons, Emanuele Severino (indispensabile), Massimo Cacciari, le letture poetiche di Domenico Pelini …  aiutano. Aiutano molto nelle notti cariche di buio e di luci.

In uno dei “giorni dell’immobilità un improvviso e forte temporale ha riattivato l’angoscia. Paura per l’orto, per la solitudine della tartaruga, per la stanza sul centro storico. Paura dell’incontrollabile e dell’imprevedibile. Paura che la “mazzata” ritorni. Paura che la vita intera sia in balia degli eventi caotici.
E’ nell’immobilità dello stare costretto su un letto che comprendo che la libertà consiste proprio nel gesto semplice di potere muoversi e agire sul mondo.

Osservo il monitor che calcola (sempre in modo ipotetico e probabilistico) le mie funzioni vitali: basta uno sforzo e le linee si impennano. Poi si mettono a battere le frequenze che stanno nella norma:
l’uomo può cominciare a vivere, Emanuele Severino, La potenza dell’errare, pag. 44


Ho la chiara cognizione che da sabato 10 maggio cambia tutto (o molto) nella mia quotidianità: sarò un po’ meno il regista delle mie azioni. Le attività più penalizzate saranno certamente quelle legate ai lavori pesanti di giardinaggio a Coatesa. Non certo quelle internettiane, per le quali anche una mobilità lieve è sufficiente.
La percezione netta è quella di un “rallentamento” costellato anche da “interruzioni imprevedibili”.
Non ci sono strade alternative: occorrerà adattarsi soggettivamente alla nuova situazione oggettiva. Scoprirò (poi) che anche Epitteto aiuta.

infarto

Ospedale Valduce, CARTA DEI SERVIZI della unità operativa Cardiologia

Ospedale Valduce, CARTA DEI SERVIZI della unità operativa Cardiologia

vai a: Cardiologia.

infarto

Primo giorno il bollettino medico di Luciana, sera del 10 maggio 2014

Non so se riuscirò a inviare questo messaggio, ma ho cercato le istruzioni su google, per cui ci provo.
Scrivo per conto di Paolo che in questo momento è in sala monitoraggio nel reparto di cardiologia. E’ in mano alla “Techne”, di cui non può che riconoscerne l’efficacia, essendo stato strappato a un preinfarto per un pelo. Ora lo attende un periodo di recupero e poi un nuovo intervento, essendotutte e tre le coronarie malmesse.
Domani tento di verificare se si può portare in ospedale il portatile, ma se non fosse possibile, il tempo medio del ricovero è di circa una settimana.
L’ho lasciato tranquillo e con la promessa di scrivere queste righe su FB (fatto da me è veramente un evento eccezionale perchè sono assolutamente incapace di usare le tecnologie) per tutti i suoi amici virtuali e non.
Il “rimedio severiniano” per il momento ha funzionato.
Il suo saluto a voi tutti.
Grazie
luciana
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