Cani

Il dolore del fido Leao che aspetta sulla tomba il ritorno della padrona, di Danilo Mainardi, Corriere della sera 17 gennaio 2011

Durante la terribile inondazione che ha appena sconvolto il Brasile tra i tanti morti c’era anche una donna che possedeva un cagnolino di nome Leao, un bastardino dolce che il mondo intero grazie a una foto ora conosce. È ritratto, il poverino, nel cimitero di Teresopolis, una località presso Rio de Janeiro, accanto alla tomba della sua padrona

non molto tempo fa persone d’ogni parte del mondo sono state emotivamente coinvolte dal film sulla storia d’Hachiko, il cane giapponese che, negli Anni Venti, aspettò per tutta la sua vita il padrone, morto ormai da anni. …Una cosa certa, anche se ovvia, è che i cani amano intensamente i loro padroni e, inoltre, che il loro attaccamento è per la vita. Da qui discende la loro meritata fama di fedeltà. ….  È evidente, a ogni modo, che un cane è felice solo quando è col padrone e che, in caso contrario, ne sente fortemente la mancanza. Il cane d’altronde deriva dal lupo e pertanto l’attaccamento con gli altri membri della muta è essenziale per la sopravvivenza. È invece frutto d’una tendenza antropomorfizzante l’attribuire al cane un qualche senso, o speranza, di una vita oltre la morte. … Sono convinto che quei cani che attendono sulla tomba del padrone sperino che, prima o poi, si rifaccia vivo. Vivo sul serio, cioè nell’al di qua

ANIMALI

Animali e diritti: intervista a Tom Regan

Professor Tom Regan, lei, riconosciuto come leader nella difesa dei diritti degli animali, equipara i diritti umani ai diritti degli animali, in quanto “soggetti di vita”. Un messaggio molto rivoluzionario. Ci spiega cosa significa?
Essere “soggetti di vita” significa che fai parte del mondo, sei consapevole del mondo, consapevole di ciò che ti accade, e cosa succede e cosa importa a te, perché fa la differenza nella durata e nella qualità della vita.

l’intera intervista qui:

in: Animali e diritti: intervista a Tom Regan.

Noelle Episteme

Cure per Noelle

Ho portato Noelle dal veterinario (dottor Sala).

E’ accertato: è una femmina di circa sei mesi e non è gravida

Diagnosi e terapia:

  • Verminosi. Dare Felex pasta: mezza siringa, ripetere dopo 15 giorni
  • Infiammazione intestinale. Dare antibiotico Synulox: 0,6 ml ogni 12 ore per una settimana. Inoltre Enterogermina
  • esame feci per altri parassiti
  • Dermatite e micosi. Deroxen schiuma: applicare con batuffolo di cotone per 10 giorni
  • Infiammazione anale: Fissan pomata
  • Parassitosi pelo. Frontline Combo

Se non guarisce: verificare leucemia felina (infettiva per altri animali domestici: leccamento, lotte)

Visita di controllo fra dieci giorni.

Si potrà sterilizzare se guarisce

ANIMALI

Animals United: gli animali della Terra decidono di unirsi per difendere un ecosistema sempre più a rischio

Per la prima volta tutti, ma proprio tutti, gli animali della Terra decidono di unirsi per difendere un ecosistema sempre più a rischio. Dagli orsi polari che vedono il ghiaccio che si scioglie sotto le loro zampe, ai leoni e alle giraffe che in Africa rischiano di morire di sete, tutti quanti si mettono in marcia verso New York per partecipare e cambiare il programma della Conferenza Mondiale per l’Ambiente.

Noelle Episteme · soggiorno

1 gennaio alla casa di Coatesa

ANIMALI

Bestie loro o bestie noi? a cura di Francesco Billi

Ricevere. 1923, penisola di Delmarva, la signora Celia Steele, casalinga, ricevette cinquecento pulcini invece dei cinquanta che aveva ordinato. Li tenne al chiuso durante l’inverno e con l’aiuto di integratori alimentari i polli sopravvissero. Nel 1926 ne aveva diecimila, nel 1935 duecentocinquantamila (a quel tempo un allevamento aveva in media ventitre polli).
Bambini. Dal 1935 al 1995 il peso di un pollo è aumentato del 65%, il tempo per immetterlo sul mercato calato del 60%, il suo fabbisogno di cibo diminuito del 50%. Si immagini un bambino che a dieci anni pesa 150 chili avendo mangiando solo barrette di cereali e integratori vitaminici.
Polli, esercizi numero 1. Prendere un foglio A4, metterci sopra una gallina per le uova, allinearne una decina, chiudere con una gabbia e accatastare le gabbie in pile da tre a nove. Prendere un foglio A3, metterci sopra un pollo grande come un pallone da football con le gambe e unire trentamila di questi rettangoli in un’unica area. Adesso per entrambi chiudere l’area con muri senza finestre e metterci sopra un soffitto. Aggiungere sistemi automatizzati di ventilazione, riscaldamento, abbeveraggio e alimentazione addizionata di farmaci. Questa è una fattoria.
Polli, esercizio numero 2. Nei capannoni spegnere la luce: tenere i polli al buio totale ventiquattr’ore al giorno, sette giorni su sette per due-tre settimane. Tenerli a una dieta povera di proteine, quasi da fame. Poi accendere le luci sedici ore al dì, convincerli che è primavera, e passare a una dieta altamente proteica. Le galline cominceranno subito a deporre le uova. Trecento all’anno. Cioè tre volte quante ne deporrebbero in natura. Dopo il primo anno ucciderle tutte perché non ne farebbero altrettante. I polli da carne basta farli sopravvivere una quarantina di giorni. Questo è un allevamento.
Polli, esercizio numero 3. Mettere i polli da carne in gabbie prive di cibo e di acqua. Caricarli su camion che percorrono centinaia di chilometri fino all’impianto di lavorazione. Agganciarli a testa in giù per una guidovia. Trascinarli in una vasca d’acqua elettrificata. Passarli per il taglio automatizzato della gola: se la macchina manca l’arteria (quasi sempre) c’è un operaio che lo fa a mano. Se l’operaio manca l’arteria (quasi sempre), c’è la vasca di scottatura. Questa è la prima parte della macellazione.
Polli, esercizio numero 4. Poiché le feci sulla pelle e sulle piume finiscono nelle vasche e l’acqua calda dilata i pori; poiché l’eviscerazione meccanica spesso squarcia l’intestino, l’uccello se ne va pieno di agenti patogeni. Più avanti c’è l’ispettore che ha due secondi per esaminare il pollo dentro e fuori rispetto a una dozzina di malattie. Alla fine finisce in un vascone d’acqua refrigerata chiamata anche “zuppa di feci”. La legge americana consente che la carne in vendita sia composta di quest’acqua per un massimo dell’11%. Una volta le carcasse contaminate da feci dovevano essere scartate, da una trentina d’anni le feci sono state riclassificate da sostanza pericolosa a difetto estetico. Questa è la seconda parte della macellazione.
Sapore. Malattie comunissime tra i polli da allevamento: sindrome di morte improvvisa, ascite, cecità, infezioni batteriche, spondilolistesi, paralisi, emorragie interne, anemia, perosi, malattie respiratorie, indebolimento del sistema immunitario, difficoltà deambulatorie. L’8% dei polli è contaminato da salmonella. Dal 70 al 90% è affetto dal batterio Campylobacter. Il 95% da Escherichia coli (indicatore di contaminazione delle feci) e tra il 39 e il 75% della carne che arriva nei negozi ne è ancora infetta. Di solito si usano bagni a base di varechina per togliere microbi, odori, lerciume. E poi si iniettano dei brodi e soluzioni saline per dare quello che pensiamo sia il sapore e il colore del pollo.
Prezzo. Aumento del costo medio di una casa negli ultimi cinquant’anni: 1500%. Di un’auto: 1400%. Delle uova e della carne di pollo: neppure raddoppiato.
Sesso. Qualsiasi tacchino venduto in qualunque supermercato o servito in qualsivoglia ristorante non ha mai avuto rapporti sessuali.
Pulcini 1. I pulcini maschi delle ovaiole (250 milioni all’anno) non servono e quindi vengono risucchiati da una serie di condutture e finiscono su una piastra elettrificata che li distrugge.
Pulcini 2. «Ho voluto raccogliere i tuoi figli come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali» (Genesi).
Maiale, naso. Soluzione A se un maiale ti fa arrabbiare perché non vuole essere ammazzato. Con un coltello affilato tagliare via la punta del naso. Qui prendere una manciata di acqua e sale e schiacciargliela sul naso. Un’altra manciata di sale ficcargliela per il culo. Per qualche minuto impazzirà, poi si metterà a sedere con un aria un po’ stupita. Varianti: cavargli un occhio; rincorrerlo e farlo cadere nella vasca di scottatura; usare tubi di piombo per spostarlo.
Maiale, casa. Nel 1789 il naturalista Gilbert White raccontò di una scrofa che, dopo aver aperto il recinto, «apriva anche tutti i cancelli frapposti nel mezzo e si recava, da sola, fino a una fattoria distante dove tenevano un verro; e quando il suo intento era compiuto faceva ritorno a casa con le stesse modalità».
Maiale, maternità. Una scrofa industriale rimane gravida per quasi tutta la sua esistenza: fatto lo svezzamento, un’iniezione di ormoni le fa tornare il ciclo e nel giro di tre settimane l’inseminazione artificiale. Trascorrerà le sedici settimane della gravidanza in una gabbia dove le è impossibile fare un giro su se stessa. Il 15% muoiono, altre impazziscono e allora masticano le sbarre della gabbia, schiacciano i flaconi dell’acqua, bevono l’urina.
Maiale, malattia. Deformità più comuni dei maiali nati in allevamento intensivo: palato fesso, ermafroditismo, capezzoli invertiti, atresia anale, zampe divaricate, tremori ed ernie.
Maiale, cibo. Il cibo solido viene somministrato dopo quindici giorni dalla nascita (spontaneamente attenderebbero la quindicesima settimana) e prevede anche plasma sanguigno secco, antibiotici, ormoni e altre medicine.
Maiale, precauzioni. Mozzargli la coda, tagliargli le orecchie e frantumargli i denti per evitare morsi e cannibalismi. Entro i dieci giorni castrarlo senza anestesia.
Maiale, macellazione. Si usa una pinza elettrica. Funziona l’80% delle volte. Di riserva c’è la pistola che conficca un pezzo d’acciaio nel cranio. Incosciente, appeso a testa in giù, scannato e dissanguato. Nella vasca di scottatura, poi su un tavolone per la depilazione. Risollevato, tagliato in senso longitudinale con una motosega. Testa compresa. Qui, a mani nude, estratti gli organi per l’ispezione e poi buttati in un bidone.
Merda 1. Cose che si trovano nella merda di maiali allevati intensivamente: ammoniaca, metano, acido solfidrico, monossido di carbonio, cianuro, fosforo, nitrati e metalli pesanti. Non tutta la merda è merda, è qualunque cosa passa per il graticcio del pavimento della porcilaia: maialini, placente e annessi fetali, vomito, sangue, urina, antibiotici, insetticidi, setole, pus, parti del corpo.
Merda 2. I liquami vengono pompati in lagoni accanto alle porcilaie che arrivano a misurare anche un ettaro per una profondità di nove metri. Se dovesse capitare di cascarci dentro si muore subito (proprio come se andasse via la corrente elettrica in una di quelle porcilaie).
Merda 3. Un allevamento di suini produce tremila tonnellate di rifiuti organici l’anno, un’azienda avicola tremila, un recinto di bovini centocinquantamila. Nel complesso gli animali allevati negli Stati Uniti producono centotrenta volte la cacca di tutta la popolazione umana del paese: quaranta tonnellate al secondo. La loro forza inquinante è centosessanta volte superiore ai liquami urbani non trattati.
Vivi. In almeno il 25% dei casi dei bovini macellati, non si riesce a mandarli in coma al primo colpo di pistola. Oltre all’abilità di chi la utilizza c’è il rischio che l’animale possa morire troppo, e dunque che una volta sgozzato sanguini lentamente. Per questo un bovino su quattro si dissangua, si scuoia e si disseziona mentre è ancora vivo.
Nascosti. I bovini che al primo colpo non perdono i sensi, che rimangono solo con un buco profondo 20 centimetri in mezzo agli occhi, tengono la testa alzata per aria per non farsi colpire nuovamente, si guardano intorno, cercano di nascondersi.
Arrampicati. Appesi per una zampa sono portati dall’addetto alla iugulazione che gli recide arterie carotidi e la vena giugulare. I bovini che sono ancora vivi, nell’attesa che escano venti litri, «battono le palpebre e allungano il collo da una parte e dall’altra, guardandosi intorno». Poi lo «scuoiateste». Con quelle che non sono ancora morte provano con una coltellata dietro la testa. Poi arriva un addetto che taglia via la parte inferiore delle zampe: «Tagliate le zampe con le cesoie, quelle che ritornano in vita sembra che cerchino di arrampicarsi sul muro».
Più o meno. Il 99,9% dei polli da carne, il 97% delle galline ovaiole, il 99% dei tacchini, il 95% dei maiali, il 78% dei bovini mangiati proviene da allevamenti intensivi. In questo momento, più o meno vivi, ce ne sono cinquanta miliardi.
Interi. Nel corso della sua vita ogni americano mangia l’equivalente di 21.000 animali interi.
Reddito. Oggi si spende per il cibo una frazione di reddito minore di qualunque altra civiltà della storia umana. Si mangia lo 0,25% del cibo commestibile conosciuto del pianeta.
Knut. Nel 2006, allo zoo di Berlino, è nato il primo orso polare in trent’anni, Knut. Rifiutato dalla madre, quarantaquattro giorni in incubatrice, il guardiano che si occupava di lui dormiva nello zoo per nutrirlo con il biberon. La squadra di hockey cittadina chiese di poterlo adottare come mascotte. Blog a documentare ora per ora le attività di Knut. Knut aveva un podcast e una webcam. Sui quotidiani prese il posto della solita modella. Quattrocento giornalisti assistettero al suo debutto in pubblico, mettendo in ombra un vertice europeo che si stava tenendo in quelle ore. I tifosi di calcio invocavano Knut negli stadi. Knut aveva un padrino, l’ex ministro dell’Ambiente. C’erano i cravattini di Knut, gli zainetti di Knut, i piatti di Knut, i pigiami di Knut, le figurine di Knut. A pochi passi dal recinto un chioschetto che vende “Wurst de Knut”.
Desiderare. «Mangiare carne da allevamento è un atto che richiede un desiderio quasi eroico di ignorare la realtà» (Michael Pollan, Il dilemma dell’onnivoro).
Dormire. «È sempre possibile svegliare uno che dorme, ma non c’è rumore che possa svegliare chi finge di dormire».
Notizie tratte da Se niente importa di Jonathan Safran Foer, Guanda 2010, 18 euro.

da: ALTRI MONDI.

Uccelli

Sostentamento degli uccelli in caso di neve


FREDDO INTENSO, GELO E NEVE IMPEDISCONO AGLI UCCELLI DI TROVARE CIBO. APPELLO DELLA LIPU: “ESPORRE MANGIATOIE CON GRASSO, SEMI E BRICIOLE DOLCI SU BALCONI, DAVANZALI E NEI GIARDINI”

Briciole dolci e pezzetti di grasso per aiutare gli uccelli a resistere al freddo e alla neve. L’appello è della LIPU: senza un piccolo aiuto da parte dell’uomo pettirossi, merli, cince, passeri e verdoni non sopravvivranno nei prossimi giorni alla mancanza di cibo.

Il miglior sistema inventato dalla natura per combattere il freddo è quello di nutrirsi – sottolinea la LIPU – E’ molto utile quindi in questi giorni esporre le mangiatoie (già pronte in legno o realizzate in casa con materiali di recupero quali bottiglie di plastica, retine per agrumi o ortaggi o cartoni del latte) su davanzali e balconi o in giardino collocate su un palo di ferro, con pezzetti di grasso e carne, croste di formaggio, frutta fresca e secca, briciole dolci, miscele di semi. Le mangiatoie vanno rifornite regolarmente, senza riempirle con quantità eccessive di cibo che potrebbe deteriorarsi. Non esporre mai cibo salato o piccante in  quanto tossici per gli uccelli.

Numerose specie di uccelli insettivori cambiano in inverno per necessità la propria dieta: ecco allora che merlo, pettirosso, capinera e passera scopaiola si nutrono di briciole dolci (per esempio panettone e plum-cake), biscotti e frutta fresca; cinciarella, cinciallegra e picchio muratore di arachidi non salate, semi di girasole, pinoli sgusciati, frutta secca tritata (noci e nocciole). Per uccelli granivori come passera d’Italia, fringuello, verdone e cardellino miscele di semi vari (miglio, canapa, avena, frumento), semi di girasole, mais spezzato.

Il periodo di installazione – spiega la LIPU – deve obbligatoriamente essere limitato ai di mesi novembre-febbraio. Al di fuori di questi mesi di questi mesi le mangiatoie non vanno utilizzate.

ISTRUZIONI

Il testo che segue è tratto dall’articolo ARRIVA L’AUTUNNO… E’ TEMPO DI MANGIATOIE (ALI –  settembre 2010, di Marco Dinetti, Responsabile nazionale ecologia urbana LIPU, e Paola Ascani, Collaboratrice settore ecologia urbana LIPU)

(…)

Dove mettere la mangiatoia?

Esistono diversi tipi di mangiatoia, ciascuna va collocata in maniera particolare:

  • appoggiata direttamente sul terreno, se disponiamo di un giardino grande e privo di gatti;
  • altrimenti la mangiatoia va installata su un palo di ferro zincato a circa 1,5 metri di altezza;
  • le mangiatoie da appendere sono ottime per chi ha un balcone, ma si possono anche attaccare ai rami degli alberi.

I segreti per un buon funzionamento

vetri degli edifici sono una trappola per gli uccelli, invisibile quanto mortale. La mangiatoia deve essere posizionata ad alcune decine di metri dalle finestre, oppure molto vicina  (entro 1 metro), così che l’uccello che si invola non abbia una velocità tale da farsi del male.

rifugi: molte specie sono discrete e non amano avventurarsi allo scoperto. Una siepe folta o una macchia di arbusti entro 3-4 metri dalla mangiatoia offre un senso di sicurezza ai piccoli uccelli.

gatti, soprattutto alcuni individui, sono formidabili cacciatori di piccoli uccelli, capaci di acchiapparne da un minimo di 5 fino a 100 ogni anno. Chi ama gli eleganti felini -e gli uccelli allo stesso tempo- deve cercare un compromesso, ad esempio tenendo il micio in casa nelle prime ore del mattino (quando gli uccelli sono più attivi), e mettendogli un collare con dei campanellini in grado di “avvisare” i pennuti della presenza del predatore.

La pulizia della mangiatoia è importante per evitare condizioni igieniche precarie. Occorre rimuovere prontamente i residui che si possono avariare, preferendo cibo secco (es. semi).

La regolarità degli approvvigionamenti è importante, vale a dire è meglio non mettere troppo cibo, bensì offrirlo regolarmente, soprattutto durante le giornate più rigide.

Talvolta i colombi possono essere numerosi, e alcuni comuni hanno emanato ordinanze per regolamentare le forniture di cibo. Per limitare la loro invadenza, si può circondare la mangiatoia con una rete a maglie di 5×5 cm.

Che cibo usare?

Insettivori quali Merlo, Pettirosso, Capinera, Passera scopaiola: briciole dolci (es. panettone, plum-cake), biscotti, frutta fresca.

Insettivori quali Cinciallegra, Cinciarella, Picchio muratore: arachidi non salate, semi di girasole, pinoli sgusciati, frutta secca tritata (noci, nocciole).

Granivori quali Passera d’Italia, Fringuello, Verdone, Cardellino: miscele di semi vari (miglio, canapa, avena, frumento), semi di girasole, mais spezzato.

Realizza il tuo censimento

Mettere la mangiatoia in giardino o sul balcone è molto divertente, perché attira gli uccelli intorno a casa, e ci consente di osservarli agevolmente, scoprendo spesso specie che non avremo mai creduto di avere vicino. Si tratta di un’attività altamente educativa anche per i bambini ed i ragazzi, che può essere proposta facilmente nel cortile intorno alla scuola.

Una volta che gli uccelli hanno imparato a usare la mangiatoia, possiamo tenere una registrazione regolare dei dati delle presenze. Non importa se su un taccuino o sul PC, l’importante è predisporre una serie di schede con la data e l’ora delle osservazioni, le condizioni meteorologiche, le specie e le loro abitudini (cibo preferito, tecniche di alimentazione, rapporti tra le specie). Se si riesce a scattare qualche foto, tanto meglio.

Una volta che si sarà creata una rete di rilevatori, potremo organizzare un monitoraggio “serio” dell’avifauna dei giardini, prendendo magari spunto dal Garden BirdWatch (GBW), un progetto che nel Regno Unito colleziona ogni anno i dati sugli uccelli alle mangiatoie, raccolti in migliaia di aree verdi urbane.

INFO SERVICE: se hai bisogno di ulteriori consigli su come scegliere la mangiatoia, il cibo da usare, come riconoscere le specie, che arbusti piantare nel giardino, come proteggere la natura in città, gli esperti della LIPU possono segnalare pubblicazioni utili e offrire indicazioni pratiche (info@lipu.it)

Parma, 15 dicembre 2010

fonte: LIPU

da: Sostentamento degli uccelli in caso di neve.

ANIMALI

Asini

Gatti · Noelle Episteme

Noel o Noelle

Amaltea in Coatesa ha un nuovo ospite (o una nuova ospite)

Noel o Noelle sembra avere un po’ sofferto, prima. E’ comparso qualche giorno fa e noi lo abbiamo visto oggi.

Qui avrà un luogo sicuro. E’ perfino stato ben accolto dal resto della gatteria.

ANIMALI

Gli stambecchi in equilibrio sul muro di una diga per un po’ di sole

DANILO MAINARDI PER IL SOLE 24 ORE

A vederli, quegli stambecchi abbarbicati al muro della diga del lago Cingino, nella valle piemontese di Antrona, viene da chiedersi dove l’hanno trovato un simile equilibrio, un simile coraggio. E forse anche, mettendoci un poco nella loro pelle (il nostro maledetto vizio dell’antropomorfizzazione), per suggestione ci sentiamo persino girare un po’ la testa. Eppure gli stambecchi a stare saldati lassù ce la fanno ottimamente, e il segreto che sta alla base di tutto ciò l’aveva già capito Charles Darwin e si chiama selezione naturale. Il che, semplicemente, significa che o ce la fai o te lo scordi di fare l’animale adattato a vivere tra i picchi. E per farcela servono sia le doti fisiche, come soprattutto quegli zoccoli così larghi e insieme così elastici, perfetti cioè per muoversi lassù, sia quelle comportamentali, come il non soffrire mai di vertigini.
La selezione infatti non scherza perché ha l’ottima regola del collaudo diretto: chi non ce la fa precipita sfracellandosi di sotto e, di conseguenza, non lascia traccia genetica nella futura generazione. E, ricordiamocelo, per gli stambecchi, perfetti per vivere la vita spericolata dell’alta quota, gli esami non finiscono mai, ma è appunto così che le specializzazioni si raffinano, compresa l’incredibile abilità, fisica ed attitudinale, di questi che fanno gli acrobati su un muro verticale per guadagnarsi la paga d’un poco di sale, che trovano tra le pietre sotto forma di salnitro e che per loro è, oltre che un importante integratore della dieta, anche una leccornia.
E fin qui ho parlato dei singoli, ma c’è dell’altro, ed è un fatto, nel suo piccolo, culturale, se per cultura si intende la capacità di trasmettere, da un individuo all’altro, da una generazione all’altra, ciò che si è appreso. E questa speciale forma di trasmissione culturale viene, in inglese, definita learning by following, che in italiano significa semplicemente «apprendere seguendo». Ed è appunto quello che fanno i giovani, che forse senza l’esempio pratico dei genitori nemmeno ce la farebbero a muoversi con disinvoltura sul muro. E così, accanto a un fenomeno di selezione naturale che li fabbrica strutturalmente adatti, ce n’è un altro di selezione culturale, perché anche l’abilità appresa e trasmessa di generazione in generazione provando e riprovando s’affina.

È probabile, pertanto, che gli stambecchi della valle Antrona si passino, per via di apprendimento sociale, un know how (la terminologia inglese non manca mai) che altri stambecchi, che mai bazzicano dighe, nemmeno s’immaginano. Una tradizione tutta loro, probabilmente. Una curiosità: apprendere seguendo è per la nostra specie un fenomeno piuttosto raro, noi in genere facciamo uso di altre forme di trasmissione culturale. Il learning by following a ogni modo esiste anche per noi, ed è facile ammirarlo sui campi da sci, quando un gruppetto di sciatori in erba impara a sciare seguendo il maestro, e imitandone le mosse.

DA: ALTRI MONDI.

Gatti

C’era una volta una gatta

Tante storie di animali rimasti nel cuore. Amici a quattro zampe, ma anche a due, diventano i protagonisti di storie di amore e di amicizia. In cui chi ama gli animali si immedesimerà.

segue qui:

LifeGate | C’era una volta una gatta.

Gatti

Giorgio Celli: sul GATTO

….

 

Lei ha scritto molto sul gatto. Una domanda più personale: è il suo animale preferito?
Sì certo! Io credo che ciascuno scelga l’animale che più gli somiglia per carattere. Io per esempio sono un libertario e sul mio blasone, se lo avessi, scriverei “io non amo comandare, ma non amo neanche obbedire”.
Di conseguenza questa stessa massima potrebbe essere scritta sul blasone del gatto.
Mi affascinano la sua indipendenza e la sua straordinaria bellezza e poi apprezzo del gatto ciò che in generale viene negato, cioè la sua affettuosità.
Il mio gatto che si chiamava Ciro che di recente è morto, per cui ho avuto un grande dolore al punto da piangerlo fisicamente, spesso mi svegliava di notte perché mi accarezzava la faccia con la zampina.
Il gatto si lega nell’indipendenza, il fatto che ti ami non lo rende schiavo. Questa è una cosa che apprezzo molto sia nei gatti che negli esseri umani.
….

 

LifeGate | Giorgio Celli. L’arte, la musica, il genio degli animali.