ANIMALI

San Fermo, ha partorito la pecora allevata dalla “lupa” – Cronaca – La Provincia di Como

Rifiutata due anni fa dalla madre che non poteva allattarla, aveva rischiato seriamente di non vedere la luce Mimma, la pecora cresciuta con il cane lupo Brenda per amica, da tre settimane è mamma dell’agnellina Anita. Lì, sulla collina, nelle mani e nello sguardo di Enrico Corti e Marisa, c’è la gioia di aver aiutato Mimma ad andare avanti. «Diversamente dalla sua mamma, Mimma ha subito capito cosa doveva fare e si comporta come una perfetta nutrice – osserva Enrico – Brenda, il cane lupo, ha tentato di giocare ancora con la sua amica pecora ma lei è troppo attenta alla sua piccola. Brenda pare aver capito e non se la prende». La storia di Mimma, la pecora cresciuta con il lupo, una vicenda che ha avuto spazio anche in trasmissioni televisive, apre un nuovo capitolo, si chiama Anita, un nome che ripropone il ricordo delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia.

da: San Fermo, ha partorito la pecora allevata dalla “lupa” – Cronaca – La Provincia di Como.

Tartarughe

Oggi, al mercato di Pasqua di Viale Varese: Tartaruga Horsfieldi

Ordine: Cheloni
Sottordine: Criptodiri
Famiglia: Testudinidae
Genere: Testudo
Specie: Horsfieldi

Provenienza

Kazakistan, Uzbekistan, Pakistan, Afghanistan, Iran e Cina

Link:

Api

Osmie: le api solitarie

Api · ORTO: lavori, cure, manutenzione

Allevare le OSMIE con “Villa Rosaria” by Eugea

Eugea offre la possibilità ad ognuno di allevare le piccole osmie e osservare da vicino la meraviglia del rapporto tra fiori e insetti

ROSARIA, L’APE SOLITARIA

Le osmie (Osmia sp.) sono Imenotteri Apoidei appartenenti alla famiglia dei Megachilidi. Vengono dette “api solitarie”, perché, a differenza delle api da miele, non vivono in società, e ogni femmina si riproduce per conto proprio. Sono, però, gregarie e amano nidificare in gruppo.

Raccolgono il polline non sulle zampette posteriori, come le api o i bombi, ma sulla parte ventrale dell’addome (la pancia). Volano dalla primavera precoce a giugno, e prediligono raccogliere il polline dalle Rosacee, una famiglia botanica alla quale appartengono molte piante ornamentali, come la rosa e il biancospino, e molti alberi da frutto, come mandorlo, albicocco, pero, melo, susino e ciliegio.

Di tutte queste colture queste piccole api sono ottimi impollinatori. Difficile vederle in azione proprio perché volano quando per noi fa ancora troppo freddo per le passeggiate. Difficile vederle perché il loro volo è molto veloce, e le visite ai fiori rapidissime. Difficile vederle anche perché i pesticidi, la mancanza di fioriture spontanee e di siti di riproduzione ne hanno decimato le popolazioni.

Ecco perché EUGEA ha deciso di allevare le osmie, per offrire la possibilità di osservare da vicino la meraviglia del rapporto tra fiori e insetti, la cura e la fatica di esseri così piccoli per allevare la prole; per offrire una piccola, ma significativa, possibilità di recupero ad un ambiente, anche urbano, che ha bisogno di riscoprire il rapporto con le cose e i tempi della natura.

COSA POTETE OSSERVARE?

Le osservazioni di un aspirante entomologo o di un semplice curioso della natura sono tante! Dapprima vedrete sfarfallare (si dice così) i maschi, più piccoli e snelli e con un buffo ciuffetto di peli bianchi sul musetto, a mo’ di baffetti. I maschi continueranno ad entrare ed uscire dal cubetto delle femmine, che usciranno dopo diversi giorni, si accoppieranno, e sceglieranno una cannuccia che diventerà il loro nido.

Ciascuna femmina marca con odori il proprio tunnel, ma ogni tanto qualcuna tenta furbescamente di deporre il proprio uovo sulla provvista di polline e nettare di un’altra femmina (vi ricorda comportamenti che conoscete tra gli umani?). Sentirete allora buffi ronzii e rumoreggiamenti che testimoniano la discussione in atto sulla proprietà del nido. Di solito la proprietaria scaccia l’intrusa, ma non sempre…

Se osservate da sotto le femmine in arrivo con il bottino di polline e nettare, le vedrete colorate di giallo, verde, rosso, a seconda di quale pianta stiano visitando. Potete anche divertirvi (solo occasionalmente, dopo che siete sicuri che la femmina sia già ben insediata nella casetta) a mettere pezzetti di foglia all’entrata del tunnel mentre la proprietaria è fuori: la sentirete brontolare e darsi da fare animatamente per buttar fuori l’oggetto, e voi avrete più tempo per osservare la grazia e, al tempo stesso, la frenesia del suo lavoro.

Al ritorno dal viaggio di raccolta, la femmina compatta il bottino già racimolato con il capo, poi si gira (per farlo a volte esce dal tunnel e rientra a marcia indietro) e deposita il prezioso carico con le zampe posteriori: spesso il polline resta appiccicato al musetto della femmina, che potrete vedere riposarsi all’ingresso del tunnel con una simpatica maschera color polline. Finita la provvigione, deposto un uovo, la femmina chiude la celletta costruendo pazientemente una parete di fango, che trasporta tra le mandibole. Nel giro di una decina di giorni ogni femmina completa un tunnel (con 5-10 cellette ciascuno) e costruisce con molta cura un tappo finale, ..incurante del vostro grande occhio che la guarda…Poi sceglierà un altro tunnel, fino a completare la deposizione delle uova di cui dispone, che sono circa 30. Le larvette schiuderanno dopo una settimana circa, cresceranno consumando la provvigione e, compiute 5 mute, tesseranno il bozzolo, all’interno del quale trascorreranno tutta l’estate. A fine agosto-settembre, finalmente, la metamorfosi in adulto, una nuova piccola osmia che se ne starà chiusa al sicuro nel bozzolo, in attesa che passino l’Autunno e l’Inverno.

E Rosaria? Alla fine del periodo riproduttivo, la femmina terminerà il suo ciclo vitale (dopo 30-40 giorni dalla fondazione del nido), non senza aver lasciato in custodia a Voi la sua preziosa progenie.

COSA FARE CON LE CANNUCCE?

Ritirate le cannucce chiuse con il tappo finale di fango dopo un paio di mesi, e comunque subito dopo che l’ultima osmia avrà finito di volare. Conservatele in un luogo riparato (in garage andrà benissimo), chiuse in una vecchia federa di cotone.

Non chiudetele in sacchetti di plastica perché ammuffirebbero. A novembre dicembre la nuova generazione di osmie va messa a svernare…in frigorifero (3- 4 °C)! L’anno dopo potreste avere una vostra popolazione, per la quale però il numero di cannucce rimaste sarà insufficiente. Inoltre, non rinnovare il materiale di nidificazione porta, nel giro di breve tempo, allo sviluppo di parassiti (acari). Per tutte queste ragioni, se non sapete come fare, potete rispedirle a EUGEA, utilizzando una busta di carta. Se impiegate una di quelle imbottite, abbiate cura di praticarvi piccoli fori per fare respirare gli insetti nei bozzoli.

I COINQUILINI

Se lascerete le cannucce non occupate a disposizione della Natura per tutta l’estate potreste avere la fortuna che qualche altra specie selvatica decida di usufruire del vostro nido. Sono specie in declino, e il vostro nido può costituire una piccola, essenziale, differenza. Distinguerete le diverse specie dalle dimensioni, dal colore, dal tipo di volo, e, in alcuni casi, dal diverso materiale utilizzato per la costruzione dei setti e la chiusura finale: fango, per alcuni, ma lavorato diversamente, fili d’erba secchi, ritagli di foglie. Che nome dargli? Ci vuole uno specialista, e anche in questo caso, se volete, ce le potete inviare.

NON C’E’ D’AVER PAURA

Le osmie femmine posseggono il pungiglione, ma non sono aggressive.

Se le infastidite nei pressi del nido sono loro ad andarsene. Tuttavia, non prendetele in mano:. la puntura è poco dolorosa (come un foro di spillo), ma è meglio evitarla (specie se siete allergici alla puntura di api). I maschietti, invece, non pungono, ma se li stringete vi mordicchieranno le dita con le loro mandibole a spatola, robuste abbastanza da tagliare il bozzolo al momento di uscire…ma non da farvi male.

DOVE POSIZIONARE LA CASETTA

La casetta va posizionata ad almeno 1,5 metri da terra, esposta ad Est o Sud. L’ideale è sotto una sporgenza, che riparerà la casetta sia dal troppo sole che dalla pioggia. All’uscita di un porticato andrà benissimo, sotto un davanzale, sotto un terrazzo. Può essere appesa anche ad un albero, purchè sia ben fissata, per evitare che dondoli troppo se tira vento. Non cambiatele posizione!.

La casetta di Rosaria è stata assemblata dai ragazzi diversamente abili della Cooperativa ASSCOOP di Bologna.

Si può acquistare su http://www.eugeastore.com, nel reparto Osmie:http://www.eugeastore.com/department/4/3-Osmie.asp

in: Allevare le osmie con “Villa Rosaria” by Eugea.

LEGGERE e SCRIVERE · Mammagatta

Elegia per Mamma Gatta, 11 aprile 2011

Elegia per Mamma Gatta

La scorsa settimana, passando davanti alla siepe di lauroceraso, un odore marcio ci ha fatto pensare al cadavere di un topo ucciso. In realtà, dopo accurata osservazione fra l’erba, abbiamo intravisto una schiena pelosa di un gatto.

Ho subito espresso il mio pensiero: “Sarà Mamma Gatta”. Non lo era.

Si trattava di un gatto tigrato che talvolta passava al “Ristogatto di Amaltea”, un maschione col muso schiacciato che probabilmente, oltre al cibo, puntava a qualcuna delle nostre femmine.

E’ Paolo il necroforo della coppia. Non per scelta. Per necessità. Gli animali morti mi fanno una tragica impressione. E così quel maschione senza nome è finito nel cimitero dell’ultimo piano.

C’è un rituale ogni primavera che sopraggiunge. E’ la nostra prima notte dell’anno  sul lago. Sabato sera c’erano 23 gradi in camera da letto. Una temperatura inusuale per il mese di aprile. Le finestre spalancate e il profumo del glicine portato dalla brezza. Il cucù riavviato in soggiorno. Il frigorifero in funzione. Le imposte aperte. I gatti sui davanzali a impietosirci con i loro miagolii. Questa volta un nuovo particolare: attendere il buio sotto il ciliegio. E’ un evento che succede solo nelle sere d’estate.

Mamma Gatta è stata nei pressi della casa per tutta la domenica. Ha mangiato lenta, con cautela.

Poi si è sdraiata al sole sul corridoio davanti alla panca. Più stanca del solito. E’ ormai da un anno che sono pronta per la sua definitiva partenza. Già il rigido inverno dell’anno scorso non mi aveva fatto ben sperare. Ma ce l’ha fatta.

Ha già sedici anni Mamma Gatta. All’inizio il suo nome era Subdolina, dall’ipotesi che il genitore fosse un gatto, Subdolo appunto, che s’intrufolava a nutrirsi sospettoso e poi correva basso basso, come i gatti dei fumetti. Poi col trascorrere degli anni è diventata Mamma Gatta, in onore della figlia Miciù che da quasi 14 anni vive con noi.

Sempre meno agile, sempre più schiva, il passo più incerto, lo scavalcare del cancello sempre più improbabile. Per essere selvatica (l’unica che non si fa avvicinare più di tanto), ha avuto una vita lunga. Tutti gli altri sono morti molto più giovani di lei.

Eppure ieri aveva uno strano sguardo assorto, dolente. Non sono visibili segnali di malattia. E’ semplicemente vecchia. La osservavo: è rimpicciolita, così come succede al corpo di alcuni  anziani, le cui giunture si rattrappiscono e i muscoli si accorciano. Ha il pelo un po’ glabro, che da grigio ha preso alcune sfumature rossastre. Il muso è da vecchia. Puntuto, affilato. Gli occhi sono fissi, nostalgici.

Per lungo tempo – e così l’abbiamo lasciata – è stata sdraiata sul piano inclinato al confine tra il corridoio che porta al ciliegio e il corridoio davanti alla panca. Alla sua destra, alto, il cipresso. Alla sua sinistra, l’estendersi di un ciglio fiorito e la statua di Anima. Davanti a lei, i gradini che salgono all’orto verde. Ripidi, ma che si elevano verso altri spazi.

Chissà che cosa pensano i gatti alla fine della loro vita. Chissà se su quel piano inclinato Mamma Gatta voleva godersi con abbandonata serenità uno sguardo di bellezza. I colori dei fiori, il volo degli insetti, il rumore del carapace di Giove che tenta di salire i gradini e poi cade giù, il va e vieni dei suoi simili che le passano accanto, l’annusano ma non l’attaccano più come accadeva un tempo.

Chissà se sa che questa sarà la sua ultima primavera.

Forse la ritroveremo la prossima settimana, con quel suo trascinarsi affaticato e tardo. Forse non è così imminente il suo trapasso. Ma se così non fosse, quegli occhi resteranno nella mia memoria come il suo ultimo saluto. Un saluto compiuto, che non lascia nulla in sospeso. Semplicemente la consunzione del tempo.

Testo e fotografie di Luciana

Qualche settimana dopo  MammaGatta è uscita dal cerchio dell’apparire

Rospi

i rospi comuni, anfibi innocui e molto diffusi nelle nostre zone, che ogni anno, tra febbraio e marzo, tentano di raggiungere le sponde del lago di Montorfano per potersi riprodurre. – Cronaca – La Provincia di Como

Scivolano dalle pendici della montagna, attraversano campi, sentieri e pietraie, lenti e determinati si intrufolano nei giardini delle ville scavalcando muri e cancelli, poi oltrepassano aiuole e pozzetti e raggiungono la strada, l’ostacolo più infido che l’uomo abbia messo sul loro cammino.
Sono i rospi comuni, anfibi innocui e molto diffusi nelle nostre zone, che ogni anno, tra febbraio e marzo, tentano di raggiungere le sponde del lago di Montorfano per potersi riprodurre. Il loro cammino – poche centinaia di metri tra andata e ritorno – rappresenta quanto di più pericoloso si possa congegnare in materia di migrazione animale, un viaggetto al cui confronto un Camel Trophy nel Borneo è una promenade per vegliardi. Negli ultimi anni il richiamo istintivo che muove i rospi verso i corsi d’acqua per la deposizione delle uova ha provocato un’infinita strage, legata all’attraversamento di strade ad alta percorrenza. Ed è questo il motivo per cui, da qualche stagione a questa parte, lungo via Como, a Montorfano, un gruppo di volontari dell’associazione «L’ontano» si dà appuntamento ogni sera all’imbrunire, armato di torce, pettorine catarifrangenti, guanti in lattice e secchielli per raccogliere rospi da sottrarre alla morte per schiacciamento. «È un lavoro più difficile di quanto sembra – raccontano i volontari, divisi in più turni – Occorre prendere nota di tutto. Dei maschi, delle femmine, dei vivi e dei morti». Su un lungo tratto di via Como, quello che scorre più o meno parallelo a via Crotto Urago, strada residenziale che taglia il monte sul suo versante sud occidentale, l’associazione ha steso circa 250 metri di barriere di legno e cellophane, contro cui gli animali sono costretti a fermarsi prima di affrontare l’attraversamento. È questo il “fronte” sul quale, ogni sera, sudano i volontari. «Abbiamo iniziato quattro anni fa – racconta Francesco Greco, presidente de “L’ontano” – e oggi registriamo i primi risultati.

l’intero articolo qui:

Torce, pettorine e secchiello Solo così si salvano i rospi – Cronaca – La Provincia di Como.

ANIMALI · Cani

Le bestie umane: Albavilla: cane ucciso con il nastro adesivo – Cronaca – La Provincia di Como

Un cane meticcio di tre o quattro anni, ben tenuto, con tanto di microchip, è stato trovato oggi pomeriggio all’incrocio tra via ai Monti e via Partigiani da un passante. Il cane di taglia piccola, dal pelo color miele, aveva il muso e le zampe posteriori legati con del nastro adesivo, nastro che non gli permetteva neppure di respirare ed abbaiare, ed è probabilmente morto per un lento soffocamento.

Il cane non aveva altri segni di sevizie. Sul posto la polizia locale che non esclude nessuna pista, neppure quella di una eventuale ritorsione nei confronti della proprietaria, una donna straniera che abita a Tavernerio. Particolare infatti che l’animale fosse assolutamente in buono stato al momento del probabile rapimento da parte dei seviziatori e che non gli fosse stato tolto il microchip, cosa che riduce sensibilmente la possibilità che le colpe del maltrattamento siano a carico della proprietaria. La polizia locale chiede a chi avesse visto qualcosa di mettersi in contatto con gli uffici municipali.

Del ritrovamento del cane si è occupato il commissario di polizia locale di Albavilla Federico Ciceri: «Il meticcio si trovava al limitare dell’abitato, qui è stato visto da un passante che ci ha immediatamente avvertito – spiega -. L’animale aveva le zampe posteriori e il muso legati con del nastro isolante. Non era insomma la solita carcassa abbandonata che capita di trovare per strada».

da: Albavilla: cane ucciso con il nastro adesivo – Cronaca – La Provincia di Como.

Luna · Strand Mark

Moon, Mark Strand

Moon,  Mark Strand

Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.

*

Luna

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, sempre la luna, ancora appare

lì tra due nuvole, muovendosi piano, così piano che sembrerà
siano trascorse ore prima che possa voltare alla pagina seguente

lì dove la luna, più luminosa ora, fa approdare un sentiero
che ti conduca via da ciò che hai appreso

dentro i luoghi in cui tutto quello che avevi sperato si avvera,
la sua sillaba solitaria come un bisbiglio penzoloni

al margine del senso, ad aspettare che sia tu a pronunziarne il nome
ancora una volta staccando lo sguardo dalla pagina

chiudendo il libro, ancora sentendolo così com’era
quel sospendersi nella sua luce, quell’inatteso paradiso del suono.

Mark Strand e la metafisica dell’assenza

Mark Strand nasce nel 1934 a Summerside, nella Prince Edward Island in Canada, ma cresce negli Stati Uniti ed attualmente vive a New York. Il suo modo di fare poesia è abbattimento di regole e catene della tradizione lirica, la sua poesia si fonde alla prosa senza perdere il piacere della pausa, del respiro, del ritmo intrinseco alla narrazione stessa. La poetica di Strand penetra il pensiero tuffandolo e vestendolo di sogno e realtà, come un entrare ed uscire da un tunnel, come un meditare aprendo e chiudendo gli occhi …: verità e fantasia si fanno esperienza sensibile che si fonde al vissuto, cui egli dà le sue risposte attraverso i versi che assumono forme nuove, quasi un elenco di “pensierini” a volte, apparentemente semplici come innocue gocce d’acqua, che alla fine dell’intera lettura lasciano il segno sulle labbra come il tocco dell’acqua sulla nuda pietra.

Della semplicità si può fare arte complessa, quasi irraggiungibile: la perfezione della linea retta che si ricurva inseguendo dolcemente il suo percorso per poi puntualmente tornare diritta al punto di partenza. Una poetica delle domande, mi verrebbe da dire, in cui Strand si risponde scrutandosi, sempre interrogandosi sull’idea delle cose reali. Ne risultano risposte a volte apparentemente spezzate che racchiudono in sé il senso di un pensiero vasto e profondo che sembra non raggiungere mai se stesso, mai, fino a divenire anch’esso nuovo interrogativo, nuova ricerca, nuova meditazione, altra/alta poesia. Il senso dell’assenza come presenza piena, quasi metafisica, la descrizione della quotidianità che scorre nel tempo, nei giorni, uguale a se stessa, permea di un senso di tristezza versi che si arricchiscono di immagini potenti ed evocative senza risultarne appesantiti nella loro logica fluidità.

“fissare il nulla è imparare a memoria
quello in cui noi tutti verremo spazzati”

Un’attesa graffiante della morte, descritta con la nudità e la crudezza dell’esorcizzazione di chi la fissa dritta negli occhi con atteggiamento coraggioso e disilluso, aspettando senza fretta, gelidamente quasi, la propria fine. Di sé Strand dice di raccontare sempre la stessa «vecchia storia», quella «sui minuti che muoiono e le ore, e gli anni», la storia «di me stesso, di te, di tutti».

ANIMALI · Lenno

Abbaiava troppo: cagnolina avvelenata – Cronaca – La Provincia di Como

…

LENNO Sicuramente a qualcuno dava fastidio il fatto che ogni tanto abbaiasse e ha scelto il modo più barbaro (oltre che illegale) per risolvere il problema: ha gettato un boccone avvelenato alla cagnolina di 8 mesi, una cucciolona che abitava nel giardino di una villetta, e l’animale è morto dopo alcune ore di terribile agonia.
I proprietari del cane, che hanno fatto di tutto per tentare di salvarla portandola da un veterinario, hanno segnalato quanto accaduto ai carabinieri della caserma di Lenno: secondo i militari negli ultimi mesi non si erano verificati fatti di questo genere, ma in passato uccisioni di cani e gatti si erano purtroppo registrati sul Lario e nelle valli.

…

da: Abbaiava troppo: cagnolina avvelenata – Cronaca – La Provincia di Como.

Noelle Episteme

Portato a sterilizzare gatta Noelle

Portato a sterilizzare gatta Noelle alle 9.

La riprendo alle 17. Ringhia, ma mi dicono che è ancora l’effetto dell’anestesia.

Fra 10 giorni si possono togliere i punti

ANIMALI · Cani

Non servivano più: Cento husky ammazzati in Canada, a Vancouver, di Massimo Gramellini sulla Stampa

MASSIMO GRAMELLINI PER LA STAMPA –


Cento husky ammazzati in Canada, a Vancouver. Non da un cacciatore impazzito, ma da una valutazione di mercato. Gli husky erano stati ingaggiati per trainare le slitte dei turisti durante le Olimpiadi invernali. Finite le Olimpiadi, erano finiti gradualmente anche i turisti. I cani non servivano più. Era un costo mantenerli ed era un costo eliminarli, perché vai a trovare un veterinario che ti uccide gratis cento animali giovani e sani. Così i gestori delle slitte hanno incaricato dello sterminio un operaio, risparmiando persino sui proiettili: non più di uno per cane. Gli husky che non hanno avuto la fortuna di morire subito sono stati finiti a coltellate in una fossa comune ed è stato tale lo stress che il boia ha chiesto i danni ai suoi mandanti. Perciò la storia è diventata di dominio pubblico: per una questione di soldi, come per una questione di soldi era stato pianificato il massacro.
Blue e Belle

Blue è tornato!

Oggi, domenica 23 gennaio,  è una bella giornata poichè, quando ormai iniziavamo a rassegnarci, è comparso di nuovo Blu, dopo 20 giorni di allontananza misteriosa!

La truppa amalt-coatesiana, un po’ ammaccata dall’inverno,  è ancora  al completo:

Noelle, ora che praticamente è in via di guarigione, sta mostrando il suo carattere birichino tipico dei tardo-cuccioli.
Anche la convivenza con Miciù, stabilita solo dal tardo pomeriggio al momento di andare a letto, non è più così terribile. Miciù cerca sempre di mantenere la posizione di inseguimento con caccia all’odorato del suo posteriore; se l’ordine si inverte, allora la “tardona” soffia, ma niente di più.
Se le cose continuano così i primi di febbraio si potrà procedere con la sterilizzazione