Ciao Paolo, sono stato informato di quanto successo
proprio un mese fa…
Immagino il “terremoto” psicologico ed emotivo
che questa cosa possa comportare e comunque sono
momenti molto difficili al di la di quello che si possa immaginare.
Anche se non abbiamo occasione di vederci da anni, il mio ricordo
è sempre molto legato a te e a Luciana (è stato un momento intenso della mia vita).
Sono contento al di la della gravità dell’evento che tutto sia andato per il meglio
anche se la riabilitazione e il ripristino di tutte le funzionalità richiedono tempo e pazienza.
Un forte abbraccio a te e a Luciana oltre che ad un messaggio di vicinanza animica.
Sono convinto inoltre che tutta la grande quantita di splendida musica che sei solito ascoltare
possa avere anche una funzione terapeutica.
Con affetto
***
Categoria: Paolo Ferrario
Emanuele Severino, RICORDARE E' IMPORTANTE …
sogno del 4 giugno 2014: la spiacevole sensazione della "Barriera", dell'impedimento
da un sogno del 4 giugno 2014
Era una discussione politica sul “cosa eravamo”
Ma ilo risveglio , alle 5 e con il primo canto degli uccelli, è di quelli brutti.
C’è la spiacevole sensazione della “Barriera”, dell’impedimento.
Come se il corpo fosse un contenitore che impedisce il “farsi largo”.
Occorrer capire cosa è la Gioia di cui parla Emanuele Severino. La Gioia che attende
carteggio epistolare con G
rispondo nell’immediato:
grazie ***
per questa tua lettera affettuosa e molto nel tuo “stile” che apprezzo: quello del raccontare, entrando nei dettagli
é vero: l’infarto ha accentuato la mia tendenza “isolazionistica”. Mi trovo bene nei rapporti di scrittura (scripta manent) un po’ meno in quelli faccia a faccia (verba volant)
ti devo spiegare il perchè. Se vuoi è un problema “filosofico”: sono alla ricerca delle cose vere. quelle di cui parla emanuele severino: eccezionale “terapeuta” nelle notti della fase intensiva. e le cose vere (la verità filosofica, non quella delle religioni) sono aggredite con violenza dalla malattia del “giudicazionismo”. quel brontolamento continuo, insistito, rivendicativo sui fatti della vita, della cultura e della politica
un infarto mette a prova tutto: il corpo (con la sua debolezza) e la psiche.
la mia “fortuna” è quella di poter leggere molto, di poter scrivere, di incollare qui e là il mio privato secondo il motto del secondo aiutante terapeutico di questi giorni: michel de montaigne che dice
“E’ mia abitudine dire senza paura tutto quello che faccio, senza esitazione”, Michel de Montaigne, 1570
Anche il tuo racconto su sant’abbondio è “terapeutico”: proprio perchè “racconti” e non giudichi. anzi parli bene di quello straordinario “intellettuale organico” che è tino tajana
e hai ragione: devo includere le camminate verso est. verso sant’abbondio, per far risuonare i miei passi lungo quelle navate
non riesco a valutare per quanto tempo ancora starò dentro a questa auto clausura. fra l’altro devo elaborare il lutto durissimo (per certi versi forte come l’infarto) di dover abbandonare la mia attività di formazione all’università
però, stai certo, che tu, amico del mio affacciarmi alla vita adulta (era il 1966 o 1967 l’anno della conoscenza, al cineforum sui film di bergman) sarai fra i primi cui busserò alla porta
un abbraccio
e cari saluti e buon futuro
Gli "strati" socioculturali di Como e dintorni, riflessione del 1 giugno 2014
Camminando fra le bancarelle della
beCOMe, iniziativa promossa dalla città di Como sui temi della crescita di nuova generazione, 1 giugno 2014
rifletto sugli Gli “strati” socioculturali di Como e dintorni:
- c’è la parte difficilmente scalfibile: la città storica che ha mantenuto la sua identità nonostante i mutamenti dei secoli: romana, medievale, rinascimentale, neoclassica, razionalista
- c’è poi la forza della immagine: il paesaggio a lago, fondato sulla connessione fra linea dell’acqua e struttura urbana: basti pensare allo scorcio da piazza Cavour al Duomo, lungo i Portici Plinio
- ci sono gli abitatori che camminano nella “terra isolata dal destino”: i comaschi, così tipicamente “italiani”, secondo l’analisi antropologica di Carlo Tullio-Altan
- c’è la Polis (o quello che ne resta): i partiti istituzionali “forti”, forse in via di ridefinizione di campo e prospettiva. Ma molto zavorrati dalle ideologie della seconda metà del Novecento e dall’invecchiamento demografico
- ci sono le relazioni interpersonali: le associazioni storiche: identitarie, autoreferenziali, curatrici delle biografie individuali
- emergono le nuove forme di socialità, come i brandelli di green economics che costellavano le bancarelle di offerta dei prodotti o la espressione della moderna fragilità nella “scultura” di canne, sedie, strisce di tessuto al vento. Lì, quasi sulla riva, dove si vede il bacino del lago. Unico al mondo così, perchè dopo la curva di Villa Geno, continua verso il nord
adattarsi soggettivamente alla condizione oggettiva: autodisciplina per la RABBIA
Per la serie: “adattarsi soggettivamente alla condizione oggettiva”
La dottoressa di base mi diceva che (fra le tante altre avvertenze farmacologiche, dietetiche, comportamentali ) devo badare a
- Fatica fisica
- Freddo
- Rabbia
Probabilmente oggi la rabbia diventa un mio rilevante fattore di rischio: essendo collerico devo ridurre le possibili esposizioni.
Ragion per cui mi sto dando una necessaria disciplina:
-
rinuncio ai talk show televisivi di politica, ma non alla informazione scientifica sulla politica (filosofia, politologia, diritto). Insomma: alla larga dai giornalisti frustrati e “giudizionisti”
-
evitare le discussioni con una certa tipologia di “amici”: quelli giudicanti e afflitti dalla patologia del “giudicazionismo”, dall’alto del loro “ben essere”. Per esempio quelli che dicono: “bella la prima parte di questo film. La seconda no … la seconda non mi piace”; “guardi Criminal Minds? … ma allora sei proprio andato …” (con risolino di compatimento); “questa antologia musicale che hai creato e donato è noiosa, tranne qualche pezzo …”; “se la pensi così sei un poveretto che deve farsi curare … “; “hai votato Monti? ma allora sei diventato di destra”; “voti il Pd di Renzi? … lo sapevo già che eri stronzo …”; “Come sei cambiato: è la malattia … sei malato, poverino”; “chissà se sei in grado di capire cosa succede dentro di te …” …. e così via
-
soprattutto stare alla larga dagli “ex compagni”. Quelli che , dalla sicurezza delle loro pensioni che sottraggono futuro ai giovani (“se 800 euro vi sembran pochi !”), si sentono “altruisti”, difensori dei diritti dei violenti, desiderosi di andare in piazza a “manifestare”. Quelli che hanno mandato a fondo, dalla follia delle loro teorie estremiste, i tentativi riformisti di Prodi, Veltroni e ora Renzi
Insomma: ridurre al minimo i “rapporti faccia a faccia” un tempo scelti.
Dal momento che ci saranno rapporti faccia a faccia non scelti nelle corsie ospedaliere. Come lo sfruttatore di welfare state che ho conosciuto alla unità di cardiologia
Più che mai ora: “Verba volant, scripta manent”
lettera di Luciana a S.
a 14 giorni dall'infarto: il sogno della porta chiusa e delle strade intasate di traffico
Audio del: sogno della porta chiusa e delle strade intasate di traffico.Mp3
lettera di S. a Luciana
Carissima Luciana,
Come giustamente ricordi, di ‘questioni di cuore’ ne so qualcosa.
Anche Paolo adesso è purtroppo entrato a far parte del poco ambito
club degli infartuati. Da quanto leggo su facebook mi sembra di capire
che il problema è stato affrontato con piglio deciso e voglia di
tornare al più presto alla sua vita di sempre, e questo è un ottimo
segno, a patto che segua il buon senso e le indicazioni dei medici.
Naturalmente dovrà dotarsi di santa pazienza perché l’attesa delle
ulteriori angioplastiche dovrà essere riempita con uno stile di vita
più tranquillo, ma di questo avrete certamente parlato con i medici.
Il sentirsi bene, anche sotto stretto controllo e in cura con i
classici farmaci post-infarto, non deve illuderci che d’un tratto
tutto quanto è tornato come prima. Non ancora, almeno, quindi è
necessaria una certa prudenza. Poi, una volta sistemate anche le altre
coronarie, tutto tornerà pian piano alla normalità. Resterà solo il
fastidio dei medicinali da continuare ad assumere per tutta la vita.
Il lato positivo di tutto questo sarà che – paradossalmente – tra
farmaci e controlli – Paolo sarà più ‘al sicuro’ di tanti altri
coetanei (o anche più giovani) che controllati non lo sono affatto e
continuano a vivere inconsapevolmente con una bomba in tasca.
La mia esperienza al riguardo è stata forse abbastanza simile a quella
di Paolo, ma probabilmente più leggera. Mi sono svegliato una mattina
come se avessi un elefante seduto sul torace e una stranissima
sensazione alla mascella. Nessun forte dolore, solo il respiro più
corto del solito. Da buon volontario della locale *** ho
subito riconosciuto i sintomi che tante volte mi erano stati descritti
da qualche paziente in ambulanza, ho fatto una doccia (da perfetto
idiota), mi sono vestito, ho aperto cancello e porta di casa per non
far trovare ostacoli ai soccorritori e alla fine ho chiamato il 118.
L’esperienza ha dato origine ad un post a cui sono molto affezionato
Fortunatamente la mia occlusione riguardava una coronaria marginale e
durante l’angioplastica non è stato ritenuto necessario l’impianto di
alcuno stent. Cinque giorni di ospedale e poi a casa, pieno di
medicine e di istruzioni per l’uso. Ricordo che sono tornato in
ufficio dopo poco più di un mese di riposo.
Per un po’ questo episodio mi ha abbastanza condizionato. Si diventa
più attenti ai segnali del proprio corpo, ai piccoli dolori. Eppure
non mi sento di etichettare quella vicenda come un episodio del tutto
negativo. Anzi. Non fraintendermi: è certamente preferibile non
provarlo, questo è chiaro, ma visto che è accaduto tanto vale cercare
in esso quel poco di buono che c’è. Qualcosa cambia, o così almeno è
stato per me. Si è più attenti ai dettagli, forse, si cerca di
utilizzare meglio il proprio tempo, di viverlo fino in fondo, senza
sprecarlo troppo. Si ‘sceglie’ cercando di individuare il superfluo
per concentrarci su quello che conta veramente, su ciò che è
essenziale. Si vede la vita da una angolazione leggermente diversa, si
scorgono lati di essa che avevamo sotto gli occhi ma che non ci
sembravano così importanti. Ma soprattutto non si da più per scontato
il nostro diritto a vivere, ci accorgiamo di essere fragili e grati a
chi si è prodigato per noi in quei momenti. Tutte cose che già
sapevamo prima, che ci erano già chiare ma che tendevamo a dimenticare
assorbiti dalla routine di tutti i giorni, distratti dai riflessi di
tanti specchi che rimandano immagini che crediamo reali e invece sono
solo false necessità, bisogni superflui. Alla fine tutto sembra più
chiaro e anche la maggior lentezza, alla quale per un poco siamo
costretti, ci permette di esplorare un territorio nuovo, così come un
paesaggio o una melodia vengono apprezzati maggiormente se il passo è meno veloce.
Ho parlato al plurale, come se queste riflessioni appartenessero a
tutti coloro che attraversano simili esperienze. In realtà questo è
ciò che è successo a me ed ogni esperienza è diversa. Paolo
naturalmente reagirà a suo modo, ognuno trova la sua strada per
convivere con i tempi immediatamente successivi a questa esperienza.
Poi, col tempo, tutto torna normale. Resterà un ricordo scandito dai
farmaci e dai controlli annuali, la vita e il lavoro riprenderanno il
sopravvento anche se qualcosa, in qualche angolo della nostra anima, è
certamente cambiato.
…
Un carissimo saluto ad entrambi.
Ricordare è importante: Maria Colombo, nel 1968 e 1969 e a Coatesa sul Lario, nei primi anni ’90
Ricordare è importante.
Maria Colombo a Coatesa sul Lario: è lei che fotografa il marito, il figlio, Luciana e me.
E nel 1968 e 1969 scriveva sul quotidiano studentesco LA VASCA
lettera a E.
l'io minimo dei fanatici del "pensare differente"
ai fanatici del “pensare differente”:
nel ciclo di vita mi basta “PENSARE”.
Pensare=applicare processi di comprensione su ciò che accade”
pensare anche a quanto sono tristi. minimi, vendicativi, supponenti quelli che pretendono, dal loro infinitesimo io, esercitare il letale “pensiero critico”
e soprattutto imporlo agli altri
(riflessione indotta da: http://www.altracomo.it, da cui tenersi alla larga)










