infarto · lettere e email · Massimo N · Mi ricordo

carteggio epistolare con M

Ciao Paolo, sono stato informato di quanto successo
proprio un mese fa…
Immagino il “terremoto” psicologico ed emotivo
che questa cosa possa comportare e comunque sono
momenti molto difficili al di la di quello che si possa immaginare.
Anche se non abbiamo  occasione di vederci da anni,  il mio ricordo
è sempre molto legato a te e a Luciana (è stato un momento intenso della mia vita).
Sono contento al di la della gravità dell’evento che tutto sia andato per il meglio
anche se la riabilitazione e il ripristino di tutte le funzionalità richiedono tempo e pazienza.
Un forte abbraccio a te e a Luciana oltre che ad un messaggio di vicinanza animica.
Sono convinto inoltre che tutta la grande quantita di splendida musica che sei solito ascoltare
possa avere anche una funzione terapeutica.
Con affetto
***

caro ***
che bella la tua lettera! mi ha molto colpito il tuo modo sensibile di cogliere la mia vicenda
sai tutto del mio infarto. ma se vorrai sapere anche in futuro, racconto tutto nella mia autobiografia (http://paolodel1948.com/category/diario-e-lettere/malattie/infarto/)
in queste settimane ho molto riattivato i ricordi, che sono davvero gli aspetti della nostra vita più duraturi e profondi.
lo dico perchè di te ho davvero, ricordi splendidi. la tua pacatezza, il non volere imporre punti di vista, il nostro “idem sentire” nella musica (conservo ancora la tua cassetta audio sull’11 settembre), ricordo perfino un tuo sorprenderti per la bellezza di una ortensia di coatesa (che, fra l’altro sta benissimo e che quest’anno è splendente)
gli anni 80 a coatesa erano quelli della nostra “forza”. avevamo molte energie
oggi devo tutelare la mia debolezza. Preferisco non vedere nessuno (mi estenua raccontare ogni volta quello che è successo e sentire le solite frasi sul “come stai”, “cosa devo fare”. mi annienta sentire i soliti giudizi sommari sulla politica, sugli altri,  ….). una “mazzata” così insegna anche il vaore dele cose essenziali
è per questo che mi racconto sui miei blog: verba volant, scripta manent
sto apprendendo a convivere con la lentezza e con una malattia imprevedibile di questo sottovalutato organo grande come un pugno e che batte il ritmo del tempo che passa
per fortuna como è una città magnifica per essere camminata a “passo lento” e coatesa (anche se ora è meno accudita di un tempo, perchè il lavoro di manutenzione richiede fatica) è una risorsa vitale fondamentale
sono felice del tuo messaggio e ora riceverai, ogni tanto, mie notizie
un abbraccio e buoni giorni futuri
Mi ricordo · Severino Emanuele

Emanuele Severino, RICORDARE E' IMPORTANTE …

Paolo Ferrario

sogno del 4 giugno 2014: la spiacevole sensazione della "Barriera", dell'impedimento

da un sogno del 4 giugno 2014

Era una discussione politica sul “cosa eravamo”

Ma ilo risveglio , alle 5 e con il primo canto degli uccelli, è di quelli brutti.

C’è la spiacevole sensazione della “Barriera”, dell’impedimento.

Come se il corpo fosse un contenitore che impedisce il “farsi largo”.

Occorrer capire cosa è la Gioia di cui parla Emanuele Severino. La Gioia che attende

Camminare in COMO città · Giorgio L. (1949); Giovanna B. · infarto · lettere e email · Mi ricordo

carteggio epistolare con G

Caro Paolo, ti vedo finalmente dopo il tuo ricovero in Valduce !  Volevo venire a trovarti lì (conosco qualche modo di entrare fuori orario) ma Luciana ha detto a *** che era meglio aspettare. Poi sei tornato presto a casa, ma preferisci un po’ “tenere le distanze” , come mi sembra di capire.
Mi fa quindi molto piacere che tu adesso esca a camminare anche in luoghi affollati, un po’ incasinati, con tanti visitatori e turisti curiosi.
Io sabato e anche la mattina di domenica 1° giugno ero nel bellissimo convento di Sant’Abbondio (magnificamente restaurato anche con l’appoggio del ns amico Tino, che per primo mi aveva fatto visitare il cantiere anni fa) ad ascoltare dal vivo le interessanti testimonianze degli invitati, tra loro diversi ma tutti molto genuini e coinvolgenti (testa e cuore), dall’imprenditrice farmaceutica Zambon (che dirige dal Veneto una multinazionale) allo strategist/designer architetto Lanzone di Milano.
Nell’intervallo ho rivisitato la magnifica chiesa romanica, che la simpatica giovane studente-guida Jacopo Borghi che mi ha spiegato che nel 1013 si cominciò a costruire questa chiesa un po’ “nordica” , utilizzando anche antichi materiali romani. Tra questi anche una colonna di marmo bianco (oggi rinforzata da armatura di ferro) a sua volta fatta arrivare 2000 anni fa dalla Grecia da qualche ricco romano.
Nel tuo peregrinare per la città, ti suggerisco un allungo mattutino a Sant’Abbondio, che è rivolto ad est .
Spero anche di rivederti presto : ricordo ancora con grande piacere quando tu sei venuto a trovarmi a casa dopo il mio intervento al San Raffaele.
Anch’io voglio venire a trovarti.
A presto !  Un abbraccio,  ***

rispondo nell’immediato:

grazie ***

per questa tua lettera affettuosa e molto nel tuo “stile” che apprezzo: quello del raccontare, entrando nei dettagli

é vero: l’infarto ha accentuato la mia tendenza “isolazionistica”. Mi trovo bene nei rapporti di scrittura (scripta manent) un po’ meno in quelli faccia a faccia (verba volant)

ti devo spiegare il perchè. Se vuoi è un problema “filosofico”: sono alla ricerca delle cose vere. quelle di cui parla emanuele severino: eccezionale “terapeuta” nelle notti della fase intensiva. e le cose vere (la verità filosofica, non quella delle religioni) sono aggredite con violenza dalla malattia del “giudicazionismo”. quel brontolamento continuo, insistito, rivendicativo sui fatti della vita, della cultura e della politica

un infarto mette a prova tutto: il corpo (con la sua debolezza) e la psiche.

la mia “fortuna” è quella di poter leggere molto, di poter scrivere, di incollare qui e là il mio privato secondo il motto del secondo aiutante terapeutico di questi giorni: michel de montaigne che dice

“E’ mia abitudine dire senza paura tutto quello che faccio, senza esitazione”, Michel de Montaigne, 1570

​Anche il tuo racconto su sant’abbondio è “terapeutico”: proprio perchè “racconti” e non giudichi. anzi parli bene di quello straordinario “intellettuale organico” che è tino tajana

e hai ragione: devo includere le camminate verso ​est. verso sant’abbondio, per far risuonare i miei passi lungo quelle navate

non riesco a valutare per quanto tempo ancora starò dentro a questa auto clausura. fra l’altro devo elaborare il lutto durissimo (per certi versi forte come l’infarto) di dover abbandonare la mia attività di formazione all’università

però, stai certo, che tu, amico del mio affacciarmi alla vita adulta (era il 1966 o 1967 l’anno della conoscenza, al cineforum sui film di bergman) sarai fra i primi cui busserò alla porta

un abbraccio

e cari saluti e buon futuro

BIOGRAFIA, biografie · Paolo Ferrario

Gli "strati" socioculturali di Como e dintorni, riflessione del 1 giugno 2014

Camminando fra le bancarelle della

beCOMe, iniziativa promossa dalla città di Como sui temi della crescita di nuova generazione, 1 giugno 2014

rifletto sugli Gli “strati” socioculturali di Como e dintorni:

  • c’è la parte difficilmente scalfibile: la città storica che ha mantenuto la sua identità nonostante i mutamenti dei secoli: romana, medievale, rinascimentale, neoclassica, razionalista
  • c’è poi la forza della immagine: il paesaggio a lago, fondato sulla connessione fra linea dell’acqua e struttura urbana: basti pensare allo scorcio da piazza Cavour al Duomo, lungo i Portici Plinio
  • ci sono gli abitatori che camminano nella “terra isolata dal destino”: i comaschi, così tipicamente “italiani”, secondo l’analisi antropologica di Carlo Tullio-Altan
  • c’è la Polis (o quello che ne resta): i partiti istituzionali “forti”, forse in via di ridefinizione di campo e prospettiva. Ma molto zavorrati dalle ideologie della seconda metà del Novecento e dall’invecchiamento demografico
  • ci sono le relazioni interpersonali: le associazioni storiche: identitarie, autoreferenziali, curatrici delle biografie individuali
  • emergono le nuove forme di socialità, come i brandelli di green economics che costellavano le bancarelle di offerta dei prodotti o la  espressione della moderna fragilità nella “scultura” di canne, sedie, strisce di tessuto al vento. Lì, quasi sulla riva, dove si vede il bacino del lago. Unico al mondo così, perchè dopo la curva di Villa Geno, continua verso il nord
infarto · Terapia psicoanalitica (1978-1991)

adattarsi soggettivamente alla condizione oggettiva: autodisciplina per la RABBIA

Per la serie: “adattarsi soggettivamente alla condizione oggettiva”

La dottoressa di base mi diceva che (fra le tante altre avvertenze farmacologiche, dietetiche, comportamentali ) devo badare a

  • Fatica fisica
  • Freddo
  • Rabbia

Probabilmente oggi la rabbia diventa un mio rilevante fattore di rischio: essendo collerico devo ridurre le possibili esposizioni.

Ragion per cui mi sto dando una necessaria disciplina:

  • rinuncio ai talk show televisivi di politica, ma non alla informazione scientifica sulla politica (filosofia, politologia, diritto). Insomma: alla larga dai giornalisti frustrati e “giudizionisti”

  • evitare le discussioni con una certa tipologia di “amici”: quelli giudicanti e afflitti dalla patologia del “giudicazionismo”, dall’alto del loro “ben essere”. Per esempio quelli che dicono: “bella la prima parte di questo film. La seconda no … la seconda non mi piace”; “guardi Criminal Minds? … ma allora sei proprio andato …” (con risolino di compatimento); “questa antologia musicale che hai creato e donato è noiosa, tranne qualche pezzo …”; “se la pensi così sei un poveretto che deve farsi curare … “; “hai votato Monti? ma allora sei diventato di destra”; “voti il Pd di Renzi? … lo sapevo già che eri stronzo …”; “Come sei cambiato: è la malattia … sei malato, poverino”; “chissà se sei in grado di capire cosa succede dentro di te …”  …. e così via

  • soprattutto stare alla larga dagli “ex compagni”. Quelli che , dalla sicurezza delle loro pensioni che sottraggono futuro ai giovani (“se 800 euro vi sembran pochi !”), si sentono “altruisti”, difensori dei diritti dei violenti, desiderosi di andare in piazza a “manifestare”. Quelli che hanno mandato a fondo, dalla follia delle loro teorie estremiste, i tentativi riformisti di Prodi, Veltroni e ora Renzi

Insomma: ridurre al minimo i “rapporti faccia a faccia” un tempo scelti.

Dal momento che ci saranno rapporti faccia a faccia non scelti nelle corsie ospedaliere. Come lo sfruttatore di welfare state che ho conosciuto alla unità di cardiologia

Più che mai ora:  “Verba volant, scripta manent”

infarto · Mi ricordo · Stefano

lettera di Luciana a S.

ciao caro *** e grazie per il tuo messaggio.
In effetti mentre cliccavo sul tuo indirizzo e-mail mi chiedevo se fosse ancora valido.
Nel mondo virtuale molte cose cambiano frequentemente, dando l’opportunità (non sto parlando del tuo caso) di assumere diverse identità, se non diverse vite.
E poi c’è l’incognita del perchè a volte blog, siti, e altre forme improvvisamente restino muti, facendosi domandare se, per esempio, un blog può morire o se può restare eterno perchè invece è morto chi lo governava.
Forse anche questo è il motivo per cui paolo affida al suo affezionato www i suoi pensieri. Ricordo più volte la sua frase scritta a gente lontana: “quando non leggerete più aggiornamenti, vorrà dire che è successo qualcosa” e, scherzosamente  a me, “se ti muoio non sai usare nemmeno il computer per avvertire chi mi segue”.
Poi invece le cose accadono così, come descrivi anche tu nel  tuo racconto che al tempo mi aveva colpito (pensavo fosse molto più remoto del 2013, come la percezione del tempo può essere alterata in ceti momenti!).
A distanza di due settimane posso dire che tutto è successo così repentinamente che quasi faccio fatica a ritrovare paolo accanto a me come infartuato. Non che ce ne siamo dimenticati, ovviamente. L’adattamento di paolo ai suoi nuovi ritmi non è così complesso: pur essendo i suoi maggiori rischi il sesso, l’età e la familiarità, tutto il resto era sorprendentemente regolare: pressione, colesterolo LDL, peso fisico, niente fumo, niente alcool e alimentazione abbastanza regolata visto che io soffro di stomaco. Quindi nessuna rinuncia al riguardo.
Certo il guaio per lui più grosso è la rinuncia ai suoi lavori di manutenzione del giardino. Come ben dici su un commento su FB, ha fatto l’esatto contrario di quanto raccomandato in questi casi, per non parlare di che cosa aveva combinato nelle settimane precedenti a proposito di vangature, spostamento massi, filtraggio terra.
Ma anche in questo caso cardiologi e medici assicurano che non sono stati quegli sforzi a determinare l’accaduto, ne hanno solo rappresentato la ciliegina sulla torta.
Semplicemente, mi vien da dire, la vitalità, l’entusiasmo, l’ottimismo di Paolo sono così forti da avere permesso al suo cuore di sopravvivere anche con l”1% che gli restava a disposizione.
Che dirti? Nonostante tutto, mercoledì, a distanza di quattro giorni dalla dimissione, ha voluto ripercorrere il fatidico sentiero e, arrivato al giardino, si è fatto tutti i vari piani per verificare, fotografare, parlare con il suo genius loci.  A deboli tentativi di contenimento ha replicato che se fosse morto in quel momento, sarebbe comunque finito nella Gioia annunciata dal suo filosofo prediletto Severino !!
Io che invece sto dal lato opposto, da brava tartaruga che vive all’insegna della lentezza, tento comunque di capire e di adattarmi all’attimo per attimo. Sicuramente starò meglio quando avrà messo a posto anche le altre due coronarie.
Come descrivi nella tua esperienza, resta la seccatura dei farmaci a vita e, probabilmente per la sua situazione più complessa, anche monitoraggi più frequenti, che però, giustamente, diventano un’opportunità e una garanzia.
Voilà, anch’io mi faccio prendere sempre la mano …
Sperando di raggiungere in fretta lo stato che, insieme a te, tutti i cardiopatici assicurano di recuperare, ti ringrazio ancora tantissimo per le tue parole e ti mando mille auguri in attesa di leggere i tuoi futuri pensieri sul blog.
Un abbraccione
Luciana
infarto · Paolo Ferrario

a 14 giorni dall'infarto: il sogno della porta chiusa e delle strade intasate di traffico

Audio del: sogno della porta chiusa e delle strade intasate di traffico.Mp3

infarto · Mi ricordo · Stefano

lettera di S. a Luciana

Carissima Luciana,

Come giustamente ricordi, di ‘questioni di cuore’ ne so qualcosa.
Anche Paolo adesso è purtroppo entrato a far parte del poco ambito
club degli infartuati. Da quanto leggo su facebook mi sembra di capire
che il problema è stato affrontato con piglio deciso e voglia di
tornare al più presto alla sua vita di sempre, e questo è un ottimo
segno, a patto che segua il buon senso e le indicazioni dei medici.
Naturalmente dovrà dotarsi di santa pazienza perché l’attesa delle
ulteriori angioplastiche dovrà essere riempita con uno stile di vita
più tranquillo, ma di questo avrete certamente parlato con i medici.
Il sentirsi bene, anche sotto stretto controllo e in cura con i
classici farmaci post-infarto, non deve illuderci che d’un tratto
tutto quanto è tornato come prima. Non ancora, almeno, quindi è
necessaria una certa prudenza. Poi, una volta sistemate anche le altre
coronarie, tutto tornerà pian piano alla normalità. Resterà solo il
fastidio dei medicinali da continuare ad assumere per tutta la vita.
Il lato positivo di tutto questo sarà che – paradossalmente – tra
farmaci e controlli – Paolo sarà più ‘al sicuro’ di tanti altri
coetanei (o anche più giovani) che controllati non lo sono affatto e
continuano a vivere inconsapevolmente con una bomba in tasca.

La mia esperienza al riguardo è stata forse abbastanza simile a quella
di Paolo, ma probabilmente più leggera. Mi sono svegliato una mattina
come se avessi un elefante seduto sul torace e una stranissima
sensazione alla mascella. Nessun forte dolore, solo il respiro più
corto del solito. Da buon volontario della locale *** ho
subito riconosciuto i sintomi che tante volte mi erano stati descritti
da qualche paziente in ambulanza, ho fatto una doccia (da perfetto
idiota), mi sono vestito, ho aperto cancello e porta di casa per non
far trovare ostacoli ai soccorritori e alla fine ho chiamato il 118.
L’esperienza ha dato origine ad un post a cui sono molto affezionato 


 Fortunatamente la mia occlusione riguardava una coronaria marginale e
durante l’angioplastica non è stato ritenuto necessario l’impianto di
alcuno stent. Cinque giorni di ospedale e poi a casa, pieno di
medicine e di istruzioni per l’uso. Ricordo che sono tornato in
ufficio dopo poco più di un mese di riposo.

Per un po’ questo episodio mi ha abbastanza condizionato. Si diventa
più attenti ai segnali del proprio corpo, ai piccoli dolori. Eppure
non mi sento di etichettare quella vicenda come un episodio del tutto
negativo. Anzi. Non fraintendermi:  è certamente preferibile non
provarlo, questo è chiaro, ma visto che è accaduto tanto vale cercare
in esso quel poco di buono che c’è. Qualcosa cambia, o così almeno è
stato per me. Si è più attenti ai dettagli, forse, si cerca di
utilizzare meglio il proprio tempo, di viverlo fino in fondo, senza
sprecarlo troppo. Si ‘sceglie’ cercando di individuare il superfluo
per concentrarci su quello che conta veramente, su ciò che è
essenziale. Si vede la vita da una angolazione leggermente diversa, si
scorgono lati di essa che avevamo sotto gli occhi ma che non ci
sembravano così importanti. Ma soprattutto non si da più per scontato
il nostro diritto a vivere, ci accorgiamo di essere fragili e grati a
chi si è prodigato per noi in quei momenti. Tutte cose che già
sapevamo prima, che ci erano già chiare ma che tendevamo a dimenticare
assorbiti dalla routine di tutti i giorni, distratti dai riflessi di
tanti specchi che rimandano immagini che crediamo reali e invece sono
solo false necessità, bisogni superflui. Alla fine tutto sembra più
chiaro e anche la maggior lentezza, alla quale per un poco siamo
costretti, ci permette di esplorare un territorio nuovo, così come un
paesaggio o una melodia vengono apprezzati maggiormente se il passo è meno veloce.

Ho parlato al plurale, come se queste riflessioni appartenessero a
tutti coloro che attraversano simili esperienze. In realtà questo è
ciò che è successo a me ed ogni esperienza è diversa. Paolo
naturalmente reagirà a suo modo, ognuno trova la sua strada per
convivere con i tempi immediatamente successivi a questa esperienza.
Poi, col tempo, tutto torna normale. Resterà un ricordo scandito dai
farmaci e dai controlli annuali, la vita e il lavoro riprenderanno il
sopravvento anche se qualcosa, in qualche angolo della nostra anima, è
certamente cambiato.



Un carissimo saluto ad entrambi.

memoria · Mi ricordo

Ricordare è importante: Maria Colombo, nel 1968 e 1969 e a Coatesa sul Lario, nei primi anni ’90

Ricordare è importante.

Maria Colombo a Coatesa sul Lario: è lei che fotografa il marito, il figlio, Luciana e me.

E nel 1968 e 1969 scriveva sul quotidiano studentesco LA VASCA

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Enzo · infarto · Mi ricordo

lettera a E.

caro ***
che bello ricevere il tuo messaggio
conservo nella memoria ricordi splendidi di te. negli anni ’60 (fine anni ’60) io ero un pò emarginato nella classe della cumacini. i compagni mi vivevano come “debole” ed “estraneo” (e infatti farò poi tutt’altra carriera nella vita). Tu invece eri brillante, forte, bravo nel disegno e nel calcolo.
però mi scegliesti come amico.
e la mia vita scolastica cambiò in meglio
poi ricordo tuo padre che trasformo in un piccolo capolavoro un mio racconto narrativo.
e poi ricordo i tuoi racconti dei viaggi di andata e ritorno in liguria.
mi fermo qui, ma c’è ancora altro
questo per dirti che sono felice di averti incontrato per strada qualche mese fa e ora di avere intessuto questo nuovo filo relazionale
la mia vita, dopo l’infarto, cambia alla insegna della LENTEZZA
spero però che questa estate ci sia occasione di una vostra visita nel nostro “buen retiro” di coatesa sul lario (http://coatesa.com)
cari saluti a te e a Lidia
Terapia psicoanalitica (1978-1991)

l'io minimo dei fanatici del "pensare differente"

ai fanatici del “pensare differente”:
nel ciclo di vita mi basta “PENSARE”.

Pensare=applicare processi di comprensione su ciò che accade”

pensare anche a quanto sono tristi. minimi, vendicativi, supponenti quelli che pretendono, dal loro infinitesimo io, esercitare il letale “pensiero critico”
e soprattutto imporlo agli altri

(riflessione indotta da: http://www.altracomo.it, da cui tenersi alla larga)