Noirette e Gin, Ginger (2020)

NOIRETTE e GIN, i fratelli gatta e gatto di due mesi, Fotografie e Video del 24 giu 2020

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carissima I.,
ci ha consegnato due gattini splendidi: in 24 ore non solo si sono perfettamente ambientati, ma noirette ci è venuta a svegliare stamattina e ieri sera si è fatta fare mezz’ora di coccole in braccio.
 
Quanto ai buoni insegnamenti da lei dati, sono saltati completamente e lo può vedere dalle foto e dia video allegati.
La lettiera è usata come un ring per le lotte di sumo, mentre hanno subito conquistato la zona verde della casa, perchè fare i propri bisogni nella terra è molto più divertente, così come arrampicarsi sui fusti o acchiapare le foglie sospese.
I tre pasti a orari definiti sono stati accantonati, perchè i due furbetti sono molto abili a chiedere con la voce nutrimento, comunque restiamo in linea con i dosaggi.
 
Lo so, siamo dei viziatori incallti, ma sono troppo tesori!
 
Grazie per la cura che ha loro riservato che si sta rivelando estremamente costruttiva per la facilità dei rapporti!!
 
cari saluti
L e P
Gilda

la TARTARUGA GILDA, salvata e accudita in questi anni da D., L. e Z. e ora nella sua dimora sulla terrazza dell’orto e del ciliegio, 21 giugno 2020

in partenza:

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ora nella sua dimora 

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Tartarughe · Tartarugosa

una TARTARUGA degli amici deposita le sue uova. Video inviato da G.M. e C.B, 20 giugno 2020

Tartarughe

“Assembramento” delle TARTARUGHE nella zona del CILIEGIO, 14 giugno 2020

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ANIMALI

BALENE, 17 giu 2020

Balene
la Repubblica
Il viaggio delle balene dalla sponda sud a quella nord del Mediterraneo è stato un mistero, fino a pochi anni fa. In questo periodo dell’anno, molti esemplari si spingono in un’area marina di 88mila chilometri quadrati, il Santuario dei Cetacei, tra Francia, Liguria, Toscana e Sardegna, attirati da un grande banchetto di primavera perché l’acqua è ricca di krill, il loro principale alimento. Anche Codamozza, la balenottera che ha perso la coda, e sta attirando l’attenzione delle cronache, anche se più lentamente delle altre, sta puntando a nord. Dalla Sicilia alla Liguria. Perché quella è la rotta delle balene, tra la primavera e l’estate: lo hanno scoperto gli studiosi del Santuario Pelagos, utilizzando la telemetria, su un progetto del Ministero dell’Ambiente, commissionato e finanziato all’International Whaling Commission, scoprendo che in autunno i cetacei tornano a sud, percorrendo la stessa strada sotto il mare che sfiora la costa orientale della Corsica, passa ad est della Sardegna, per raggiungere l’altra grande area di alimentazione invernale, tra Lampedusa e Malta.
Codamozza è solo l’ultima ad essere stata avvistata. Qualche tempo fa, è stata fotografata una balenottera di fronte alle coste di Palermo e un gruppo nel Messinese. «Vanno verso nord, nel santuario Pelagos, tra la Liguria e la Corsica. Lì trovano più pesce, in questa stagione», conferma il biologo Carmelo Isgrò, che gira la Sicilia per documentare e salvare capodogli e delfini. Anche in Liguria gli avvistamenti sono frequenti, vicini alla costa. Un anno fa, i biologi dell’Acquario hanno osservato due balenottere appena fuori dal porto di Genova. «La balenottera è uno dei cetacei più grandi ed è anche molto veloce – spiega Guido Gnone, coordinatore scientifico dell’Acquario di Genova – è incredibile che un animale così menomato possa sopravvivere. Ha superato l’emorragia, causata probabilmente dall’elica di una nave. Ed è guarita da una sicura infezione. Grazie a una grande esperienza, riesce a compensare una menomazione che la priva della fondamentale forza propulsiva».
Non è la prima volta che i biologi scoprono cetacei che sopravvivono senza coda, a causa di quelle che il Santuario dei Cetacei mette al primo posto tra le minacce per questi animali: le collisioni. «Le balenottere hanno l’abitudine di fermarsi in superficie: così vengono travolte», spiega Gnone. Aumento del traffico e velocità delle navi sono le principali cause. Due tra le più grandi specie del pianeta, balenottera comune e capodoglio, sono le più minacciate: in un recente report, Pelagos scrive che più del 6% degli esemplari fotoidentificati in mare e il 20% degli animali spiaggiati presentano tracce di collisione. A Codamozza deve essere andata male due volte. L’hanno chiamata così i ricercatori dell’istituto Tethys che nel 2005 la videro per la prima volta con metà pinna caudale. Ma nei giorni scorsi, nel golfo di Catania, nuotava senza coda del tutto. «Le balenottere possono vivere fino a 70 anni: non sappiamo quanto potrà sopravvivere Codamozza – dice Gnone – ma è già eccezionale: è sopravvissuta alla perdita della coda e allo stravolgimento psicologico di dover nuotare senza». E adesso, come ogni primavera, si spinge verso nord.
Michela Bompani
Giorgio Ruta
Balena
Avvenire
È riapparsa nel golfo di Catania, e l’hanno fotografata, la balena con la coda mozza. Dicono che morirà. Perché senza coda non può guidare i suoi tuffi, immergersi in profondità, dove sta il suo cibo, e risalire. Dalle fotografie appare magra, con i fianchi scavati. Non mangia, e deperisce. Fino a qualche mese fa aveva mezza coda, la metà mancante le era stata tagliata da qualche nave, in un urto secco. Adesso le è stata tagliata anche la seconda metà, da chi o da che cosa? Si suppone: un’altra nave, in un altro urto secco. Questa balena con la coda mozza è il simbolo della Natura ferita e malata. Noi pretendiamo di vivere sani in una Natura malata, dice il Papa, ma non è possibile: se la Natura si ammala, noi ci ammaliamo. Mi correggo: se ammaliamo la Natura, ammaliamo noi stessi. Noi siamo persecutori della Natura. E anche delle balene.
Se questa balena ha avuto la coda mozzata due volte, prima metà della metà e poi l’altra mezzametà, da due scontri con altrettante navi, cerchiamo di applicare il codice stradale: è colpa sua o colpa delle navi? Chi doveva evitare lo scontro? Chi poteva evitarlo, lei o le navi? Le navi, evidentemente. Ho il ricordo di una lunga navigazione al seguito delle balene: c’è un periodo dell’anno in cui le balene cambiano mare, per ragioni di clima e di temperatura, e passano al largo di San Francisco a coppie, madre balena con figlio balenottero, e una compagnia turistica ha pensato bene di organizzare gite in mare con vista sulle balene: paghi il biglietto che comprende un pranzo con hamburger, patatine e coca cola e sali sulla nave per alcune ore, la nave prende il largo, ed ecco che da qualche parte, a destra o a sinistra, salta in superficie sbuffando qualche balena, seguita dal figlioletto che anche lui fa uno sbuffino, e tutti i ragazzini a bordo della nave urlano di giubilo: si sentono padroni della Natura, la Natura esiste per divertirli, sono entrati nel mare e il mare manda in superficie il meglio che ha, le balene.
Ho un figlio a Los Angeles, conosco questi giri turistici con vista sulle balene. Con me a bordo, ma non è merito mio, non è mai successo nessun incidente tra nave e balene, nessuno scontro con questi mastodontici animali. Però avevo la coscienza che noi violavamo il loro spazio, non loro il nostro. Noi lo cercavamo e vi entravamo, a pagamento. Non sappiamo convivere, vivere con, noi vogliamo vivere al di sopra, se viviamo noi il resto non importa. Non dovremmo cercare le zone dei mari dove passano le balene, dovremmo evitarle. Dovrebbero essere segnate sulle carte. La Natura come una stazione ferroviaria, dove viaggia un treno non può viaggiarne un altro, itinerari separati, la Natura è di tutti.
Non so come questa balena avvistata ora nel Catanese abbia avuto tranciata la coda, ma qualche nave ha sbagliato strada, se virava di qualche metro non succedeva lo scontro e la balena (un archivio della vita marina) vivrebbe. Come la Natura, anche il cibo è di tutti. Mi torna in mente quella signora del Cadore, che mi aveva invitato a pranzo, preparava uno spezzatino, e poiché faceva freddo teneva la carne all’aperto, dentro una scatola di cartone. Al momento del pranzo la carne non c’era più, era passata una volpe seguita dai suoi volpacchiotti, con i denti aveva fatto un buco nel cartone e aveva risucchiato tutta la carne. Ho raccontato la cosa su un giornale e un lettore mi ha risposto: «Sto con i volpacchiotti, meglio che mangino loro!». Sono d’accordo.
Ferdinando Camon
Gatti

Gatti nel mondo – Aracne editrice –

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Gatti nel mondo – Aracne editrice – 9788825522037

Cigni

Il tenero abbraccio del CIGNO alla VETERINARIA che gli ha salvato la vita (credit foto: Alison-Jean Keats). #animale #animal #cigno #swan #love #care #amore #cura #hug #abbraccio #animalloversofinstagram

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Noirette e Gin, Ginger (2020)

i gattini stanno benone e crescono, ora sia Noirette che Gin usano la lettiera!

buongiorno ***,
i gattini stanno benone e crescono,
ora sia Noirette che il fratello usano la lettiera!
stamattina affrontiamo l’impresa di svermarli!
pensavo nel fine settimana e inizio settimana prossima di iniziare a darli alle nuove famiglie!
inizio a fare fatica a tenerli tutti nel loro box…
nella scorsa mail mi diceva che voleva portarli direttamente alla casa al lago previo veterinario.
che disponibilità ha il veterinario?
tenga conto che io non ho problemi a tenerli di più, fanno due mesi giusti il 21 giugno…
per quella che è la mia esperienza nel cambio ambiente coi gatti è meglio farli familiarizzare con solo alcuni ambienti della casa per qualche gg poi lasciarli scoprire la casa e infine l’esterno….
però sicuramente il veterinario le può dare consigli più adeguati!
io non ho fretta, quando voi ci siete noi siamo pronti!
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a: da classificare · ANIMALI

La super-immunità dei pipistrelli, di Giuseppe Remuzzi, in La Lettura/Corriere della Sera, 7 giu 2020

Non è il momento di parlar bene dei pipistrelli, ma a pensarci bene sono necessari all’ecosistema come poco d’altro nel mondo animale. Un po’ perché liberano le piante dai parassiti, ma ancor di più perché si nutrono di insetti – le zanzare per esempio – che sono causa di malattie e di morte, e poi aiutano a disperdere i semi sui terreni e a fertilizzare. Fanno tanto per noi e per il nostro benessere, ma li devi lasciare in pace

…

vai a:  La super-immunità dei pipistrelli – Cinquantamila.it

Gatti

GATTI: i 32 anni di Rubble, articolo di Daniele Uva, in Il Giornale, 8 giu 2020

È nato in un giorno non meglio precisato del maggio 1988, nella quiete delle campagne del Davon, nel Sud dell’Inghilterra.
Nella vita di Michelle Foster ci è entrato quando aveva solo tre mesi, ed era un batuffolo di pelo bianco e rosso.
Michelle aveva solo vent’anni e mai avrebbe pensato che, al compimento delle sue 50 primavere, Rubble sarebbe stato ancora al suo fianco.
Perché questo gattone di razza Maine Coon ha appena compiuto 32 anni, raggiungendo il primato di longevità in tutto il mondo.
Normalmente questi felini vivono in media 16 anni, Rubble è riuscito a doppiare il traguardo dimostrando ancora oggi di essere pimpante e in discreta salute.
La sua storia ha già fatto il giro del mondo, al punto che il sito internet Wikipedia gli ha dedicato una biografia.
Di lui la sua proprietaria racconta:
«È un gatto adorabile, anche se con la vecchiaia è diventato un po’ scontroso. L’ho preso poco prima del mio ventesimo compleanno, quando era ancora un gattino. Faceva parte della cucciolata di un’amica di mia sorella. Io ero appena uscita di casa, vivevo da sola e l’ho adottato per avere un po’ di compagnia. Oggi nonostante l’età sta abbastanza bene, ha solo la pressione alta e quindi ha bisogno di cure costanti».
Ma Rubble risponde benissimo a tutte le terapie, e continua a godersi il suo tempo con Michelle.
«È ancora incredibilmente vitale prosegue la sua proprietaria -, ma non ho intenzione di registrare il suo record al Guinness dei primati, perché questo lo esporrebbe a troppa notorietà e potrebbe stressarlo. Rubble è diventato molto vecchio e ha bisogno solo di pace e tranquillità».
In realtà sembra che in passato altri felini abbiano superato i trent’anni di età, andando anche oltre il traguardo di Rubble.
Secondo i registri americani il gatto più anziano mai esistito avrebbe vissuto circa 38 anni e tre giorni. Si chiamava Creme Puff e viveva con il suo proprietario Jake Perry a Austin, Texas. Sarebbe nato il 3 agosto 1967 e sarebbe scomparso il 6 agosto 2005.
Decisamente molto longevo è stato anche Scooter, un siamese vissuto a Mansfield, ancora una volta in Texas. Ha ricevuto il titolo di gatto più vecchio del mondo, dal Guinness dei primati, all’età di 30 anni, nell’aprile 2016. Ma purtroppo è scomparso poco dopo.
Ma qual è il segreto di Rubble e della sua vita incredibile? Michelle non ha dubbi:
«Se ti importa molto qualcuno e li ami davvero puoi realizzare un vero e proprio miracolo. Io ho sempre trattato Rubble come se fosse un bambino. Ho avuto anche un altro gatto, Meg, e ha raggiunto i 25 anni. È questo che succede quando ami moltissimo qualcuno».
Insomma, il segreto di questo Main Coon sta nell’affetto e nella dedizione della sua proprietaria, con la quale tutti si augurano che possa continuare a vivere tanti giorni felici e sereni.
Daniele Uva
ANIMALI · Cani

cuccioli di CAPRIOLI uccisi dai cani dei turisti, in La Provincia di Como, 4 giu 2020

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Api

20 maggio: Giornata mondiale delle api

È la Giornata mondiale delle api. Marco Tedeschi su La Stampa: «Il 78% delle specie di fiori selvatici e l’84% delle specie coltivate nell’Unione europea – tanto per dare un primo dato di riferimento – dipende del tutto o in parte dagli insetti impollinatori, principalmente dalle api. Eppure, la loro sopravvivenza è fortemente a rischio: un piano inclinato sempre più ripido. Come ci ha informato l’allarme rilanciato dalla rivista scientifica Biological Conservation, che ha fatto il giro del mondo: il tasso di estinzione degli insetti è otto volte più veloce di quello di mammiferi, uccelli e rettili. Da una trentina d’anni, il tasso annuale è pari al 2,5%: una corsa forsennata che li potrebbe far sparire entro un solo secolo. Impollinatori compresi: in Europa una specie di api su dieci è a rischio estinzione. In Italia, è l’allarme che lancia la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini: “Negli ultimi cinque anni abbiamo perso 200 mila alveari”. Ma il killer chi è? Innanzitutto, abbandoniamo il singolare e usiamo il plurale, perché quella con cui abbiamo a che fare è una vera e propria banda criminale. C’è un po’ di tutto: cambiamenti climatici, inquinamento, perdita di biodiversità che, cogliete il non troppo sottile filo che lega tutto, è anche tra le cause principali dello spillover, del “salto” del Covid-19 tra animali e uomo. Tornando ai rischi per la sopravvivenza delle api, il principale imputato resta però un modello agricolo che punta sullo sfruttamento intensivo e la chimica di sintesi. I pesticidi possono colpire gli impollinatori in maniera diretta (insetticidi e fungicidi) e indiretta (erbicidi): per questo la riduzione dei pesticidi è “una priorità assoluta”, dice l’Europarlamento. E proprio all’Europa dobbiamo guardare per rompere un meccanismo oliato alla perfezione e che rischia di avere anche ripercussioni economiche pesantissime: la produzione agricola europea resa possibile grazie agli impollinatori vale 15 miliardi di euro. Allora il tempo per invertire la rotta è poco e occorre darsi da fare. C’è un modo che ci permette di essere alfieri di questa causa. Comodamente seduti sul divano. Quello che occorre fare è firmare una petizione, anzi per la precisione l’Iniziativa dei cittadini europei (Ice) “Save Bees and Farmers! Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano”. La raccolta firme è promossa anche da Cambia la Terra, il progetto voluto da FederBio e sostenuto da Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e Wwf (per firmare https://www.cambialaterra.it/salviamo-api-e-agricoltori/). La richiesta è chiara: eliminare completamente i pesticidi di sintesi dai campi entro il 2035 partendo dalle sostanze più pericolose, con un primo step dell’80% al 2030. Ripristinare gli ecosistemi naturali nelle aree agricole affinché l’agricoltura possa diventare una forza motrice per il recupero della biodiversità. Riformare il settore dando priorità all’agricoltura biologica e di piccola scala, diversificata e sostenibile. L’obiettivo si raggiunge con la raccolta di un milione di firme in almeno sette diversi Paesi dell’Unione. “Le molteplici crisi che stiamo attraversando a livello globale, da quella ambientale e climatica a quella sanitaria, sono facce della stessa medaglia, conseguenza in gran parte del nostro impatto sugli ecosistemi naturali, che ci sta portando a un’emergenza dietro l’altra”, sottolinea ancora Mammuccini. Per questo anche in agricoltura “è urgente puntare al recupero degli ecosistemi e a superare un modello intensivo basato sull’uso dei pesticidi che mettono a rischio la sopravvivenza delle api e di tante altre specie. È questa la sfida principale per il futuro”».