distruzioni urbane · Lungolago · Politica locale - Como · Politica regionale e locale

l’attuale sindaco di Como Stefano Bruni fa il punto sulla vicenda PARATIE SUL LUNGOLAGO

distruzioni urbane · Lungolago

Como potrebbe rischiare grosso il giorno in cui le sue acque sotterranee non fossero più libere di riversarsi nel lago, Darko Pandakovic

 A osservarlo da qui il lago sembra un animale ferito, chiuso in gabbia dalla serie ininterrotta di palizzate pensate per tenere lontani i curiosi dal cantiere delle paratie, quasi a voler separare la città dallo specchio d’acqua che le appartiene da secoli e che porta il suo nome. «La prima volta che vi arrivarono i romani qui c’era solo una grande palude. Il lago esondava anche allora ma tutto era nello stato naturale delle cose, tanto che i primi abitanti di Como i loro palazzi più importanti li costruirono a debita distanza dall’acqua».

È un sorriso amaro quello di Darko Pandakovic, architetto, docente di Architettura del Paesaggio al Politecnico di Milano e consulente per l’Unesco al patrimonio storico, che quel cantiere in riva al lago l’ha visto crescere giorno dopo giorno, dalle finestre del suo ufficio. «Non mi ha mai convinto il progetto di costruire un sistema di paratie a protezione della città – spiega – il problema di Como non è l’acqua che arriva da lago ma quella che vi entra dalla città. Piazza Cavour e gran parte del bacino su cui sorge la città poggiano su terra di terra di riporto, accumulata secolo dopo secolo man a man che gli abitanti della città intrapresero la loro opera di bonifica, mangiando spazio al lago. I palazzi, le strade e le piazze poggiano su questo terreno che è solcato dall’acqua. È solo grazie a uno straordinario sistema di pendenze, dai punti più alti fino a piazza Cavour che si trova alla quota più bassa, se fino a oggi tutta città si è retta in equilibrio perfetto».

Come i palazzi nelle calli di Venezia non potrebbero reggersi in piedi una volta che i suoi canali fossero completamente prosciugati, così anche Como potrebbe rischiare grosso il giorno in cui le sue acque sotterranee non fossero più libere di riversarsi nel lago. «Purtroppo non è una mera ipotesi, qualcosa del genere sta già avvenendo nella zona dei Giardini a lago, dove i lavori per le paratie sono più avanzati. Qui per permettere il lavoro degli operai hanno creato un bacino impermeabile subito prima della darsena con il risultato che la falda, nelle immediate vicinanze, si è alzata di livello. Come una diga al contrario l’acqua non entra dal lago ma non può più uscire verso di esso. I palazzi, specie nei punti più bassi, iniziano già a mostrare le prime crepe, si tratta di un fenomeno preoccupante».

Per fortuna oggi l’acqua riesce ancora a entrare nel lago facendo giri più lunghi, il vero rischio lo si correrà il giorno in cui tutto il bacino sarà reso impermeabile. «Ho sempre pensato che i fondi della legge Valtellina si sarebbero rivelati un male per questa città. Como è abituata alle piene del lago, vi ha sempre convissuto e in questa storia millenaria nessun incidente alle persone è mai stato provocato dal fluire e refluire delle acque. Ci troviamo di fronte a un progetto che da un lato non offre garanzie di reale soluzione del problema piene, ammesso che di problema si possa parlare, e dall’altro rischia di provocare danni più gravi di quelli che va a risolvere.

Probabilmente anche per questo i lavori si sono rallentati, si procede a vista perché ci si è accorti, tardi purtroppo, delle conseguenze che le paratie potrebbero avere». Un’opera di grande complessità che la politica ha deciso di gestire con mezzi propri, affidandone la gestione agli uffici comunali. «La storia degli ultimi anni ci insegna che una sola volta Como non ha mancato un appuntamento con una grande opera, quando sono stati costruiti i depuratori sotto il Baradello. Allora si decise di affidare la progettazione e l’esecuzione a una ditta norvegese che compì un lavoro straordinario ultimando il cantiere addirittura quattro mesi prima del previsto. Qui siamo di fronte a un’opera molto complessa dal punto di vista architettonico e dal punto di vista idraulico, le competenze necessarie per fare un buon lavoro esistono ma vanno cercate fuori dalla città»

da Paratie sul lungolario? “Sono inutili e dannose” – Il Giorno – Como.

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Paratie, cantiere succhia soldi Servono altri 11 milioni – Cronaca – La Provincia di Como

Il cantiere delle paratie rischia di diventare un salasso da 26 milioni di euro contro i 15 milioni del progetto iniziale. I costi dell’opera iniziale sono andati via via aumentando e adesso l’azienda Sacaim (che si era aggiudicata l’appalto) ha presentato in Comune una lettera con la quale presenta una serie di contestazioni – in termine tecnico «riserve» .

 Le cifre sono state illustrate ieri pomeriggio dai tecnici che stanno seguendo il progetto (il direttore lavori Antonio Viola, il responsabile del procedimento Antonio Ferro e il direttore generale Nunzio Fabiano) ai consiglieri comunali. Anche sul fronte dei tempi la strada è tutt’altro che certa. Viola ha parlato di riconsegna definitiva del lungolago alla città «per la fine del 2013 se arrivano tutti i finanziamenti e se non ci sono problemi». Insomma, il rischio di altri ritardi su un cantiere che avrebbe dovuto essere concluso l’8 gennaio del 2011 è tutt’altro che basso.

Paratie, cantiere succhia soldi Servono altri 11 milioni – Cronaca – La Provincia di Como.

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Paratie a Como il cantiere riparte – Cronaca – La Provincia di Como

Il cantiere delle paratie ripartirà formalmente il 5 agosto. Lo ha detto ieri sera il sindaco Stefano Bruni ai consiglieri di maggioranza. In una nota ufficiale ha scritto: «La conferenza di servizi si svolgerà il prossimo 4 agosto alla presenza dei tecnici della Regione Lombardia, della Provincia, della Soprintendenza, dei progettisti, dei collaudatori. Conclusi i lavori della conferenza, che si auspica possa esaurire le proprie valutazioni in un’unica seduta, è ragionevole ritenere che nei giorni successivi possa essere ripresa l’attività di cantiere». 

segue

Paratie a Como il cantiere riparte – Cronaca – La Provincia di Como.

COMO città · CULTURA e CULTURA LOCALE · Parolario · Villa Olmo

parolario 2011

Naturale/Artificiale
1 – 11 settembre

Como
Villa Olmo, in vari luoghi della città e a Campione d’Italia
> La locandina

> Comunicato stampa (.pdf)
> Media partner Parolario 2011

da PAROLARIO – GLI EVENTI.

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Bravo Zambrotta ma l’erba finta non piace – Cronaca – La Provincia di Como

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Gli architetti stroncano il maxi tappeto d’erba sintetica sulla passeggiata a lago, previsto nel progetto di Gianluca Zambrotta appena approvato dal Comune. All’indomani della diffusione delle immagini che mostrano quale sarà – dall’11 giugno al 31 ottobre – il volto del lungolago (il tratto interessato è quello tra piazza Cavour e i giardini), gli addetti ai lavori comaschi da un lato mostrano di apprezzare l’impegno del calciatore comasco ma dall’altro bocciano senza appello l’idea dell’erba finta (coprirà tutta la passeggiata sia in lunghezza sia in larghezza, salvo gli ultimi due metri verso i tigli dove confluirà l’acqua piovana e ci sarà ghiaia). Avrebbero preferito una passeggiata più “tradizionale”, come quella prevista nel progetto delle associazioni di categoria, con aiuole, fiori e una pavimentazione in cemento (la cordata si era però ritirata contestando i requisiti fissati dal Comune ed era rimasta solo la proposta di Zambrotta).

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non piace nemmeno a Darko Pandakovic, docente di Architettura del paesaggio al Politecnico: «Ben venga l’impegno di Zambrotta per la città, ma il via libera al tappeto verde sulla passeggiata a lago è l’ennesima prova umiliante del fatto che Como non è amministrata. C’è la buona volontà da parte dei privati, manca però una regia, una testa.

l’intero articolo: Bravo Zambrotta ma l’erba finta non piace – Cronaca – La Provincia di Como.

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Addio alle paratie automatiche Ci saranno solo lastre di metallo – Cronaca – La Provincia di Como

In sedici anni (dal 1995) il progetto delle paratie antiesondazione è stato progressivamente modificato e stravolto e l’addio al muraglione (nel febbraio del 2010) ha decretato anche l’addio alle paratie automatiche con la sola eccezione di piazza Cavour.
A Palazzo Cernezzi negli anni scorsi il sistema idraulico sul lungolago veniva definito «opera senza eguali» e la spiegazione per i non addetti ai lavori era semplicissima: in pratica azionando i pulsanti nella centrale operativa (avrebbe dovuto essere costruita all’inizio dell’attuale primo lotto di cantiere) le barriere in acciaio si sarebbero dovute alzare automaticamente fermando l’acqua.
Nel settembre del 2009, la scoperta del muro realizzato sul lungolago e l’esplosione di un’ondata di polemiche senza precedenti in città che ha portato all’abbattimento del manufatto in cemento. In quel periodo sia dal Comune sia dalla Regione avevano parlato di addio a qualunque barriera fissa (leggi muri). 

INTERO ARTICOLO QUI: Addio alle paratie automatiche Ci saranno solo lastre di metallo – Cronaca – La Provincia di Como.

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Addio vista città Dal lago un muro fortino – Cronaca – La Provincia di Como

Dalla passeggiata il lago si vede ben poco tra palizzate e reti. Unico squarcio è piazza Cavour che ancora consente la vista del primo bacino. Ma dal lago? Il tratto del secondo lotto (da Sant’Agostino alla biglietteria della navigazione) visto dalla barca è un groviglio di tubi, assi di legno, palancole (in pratica punte di metallo conficcate sul fondo del lago per consentire di delimitare l’area da prosciugare) e a parte una ruspa immobile, il cantiere è chiaramente fermo e resterà così ancora per molto. A Sant’Agostino, dove c’era la scalinata a lago, oggi c’è praticamente una piazza di cemento. Si vedono i 14 tigli che rischiano di essere abbattuti (nonostante la richiesta contraria approvata dal consiglio comunale) e, esattamente di fronte alla darsena, si vede l’accesso al tunnel sotto la strada. È completamente chiuso dalle palancole, ma basta alzare lo sguardo e si vede virtualmente il percorso che porta dalla parte opposta del lungolago. La chiusura è uno dei motivi della moria di pesci nella darsena: rimasti senza ossigeno sono morti per asfissia. Adesso ci sono dei getti d’acqua fresca che consentono il ricambio continuo. Non si vede nulla: né le macchine né la città. Solo la palizzata di legno.

Addio vista città Dal lago un muro fortino – Cronaca – La Provincia di Como.

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Addio vista città Dal lago un muro fortino – Cronaca – La Provincia di Como

Dalla passeggiata il lago si vede ben poco tra palizzate e reti. Unico squarcio è piazza Cavour che ancora consente la vista del primo bacino. Ma dal lago? Il tratto del secondo lotto (da Sant’Agostino alla biglietteria della navigazione) visto dalla barca è un groviglio di tubi, assi di legno, palancole (in pratica punte di metallo conficcate sul fondo del lago per consentire di delimitare l’area da prosciugare) e a parte una ruspa immobile, il cantiere è chiaramente fermo e resterà così ancora per molto. A Sant’Agostino, dove c’era la scalinata a lago, oggi c’è praticamente una piazza di cemento. Si vedono i 14 tigli che rischiano di essere abbattuti (nonostante la richiesta contraria approvata dal consiglio comunale) e, esattamente di fronte alla darsena, si vede l’accesso al tunnel sotto la strada. È completamente chiuso dalle palancole, ma basta alzare lo sguardo e si vede virtualmente il percorso che porta dalla parte opposta del lungolago. La chiusura è uno dei motivi della moria di pesci nella darsena: rimasti senza ossigeno sono morti per asfissia. Adesso ci sono dei getti d’acqua fresca che consentono il ricambio continuo. Non si vede nulla: né le macchine né la città. Solo la palizzata di legno.

Addio vista città Dal lago un muro fortino – Cronaca – La Provincia di Como.

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una diga rivolta verso valle. E per che cosa? Per proteggere pochi metri da ipotetiche esondazioni mai sufficientemente studiate. Non si è badato alla visuale, si è stravolto un progetto quando sarebbe bastato tirare una corda per simulare l’effetto delle barriere e del famoso muro. Senza dimenticare i problemi geologici: infiggere le palancole all’altezza del “Terminus” significa far alzare la falda fino a tre metri». – Cronaca – La Provincia di Como

Un lago ferito non solo dal cemento, ma anche da scelte sbagliate in altri campi. Basta pensare al problema degli scarichi abusivi, alla scarso rispetto per il paesaggio, al disastro del cantiere per le paratie. È una storia costellata da errori quella ricostruita ieri, in un affollatissimo salone di Villa del Grumello, durante la tavola rotonda dedicata al rapporto tra la città e il lago, proposta dall’associazione culturale Chiave di Volta. Un rapporto in crisi, eppure imprescindibile, come hanno testimoniato i numerosi relatori, che hanno raccontato le loro esperienze di vita sul lago. Si è partiti dal punto di vista di un architetto, Alessandro Verga, che ha citato diversi esempi: «Sopra e di fianco a Villa Geno vedo edifici moderni non sempre di qualità. Mentre il chiosco di fronte alla stazione Como Lago, nato come abuso e poi condonato, ha stravolto un’intera zona e ha un impatto fortissimo, pur essendo un intervento di dimensioni limitate». Darko Pandakovic, docente di Architettura del paesaggio e ideatore dell’evento, ha subito colto la palla al balzo: «È mancata una pianificazione negli ultimi decenni e il caso del chiosco è emblematico. Da sempre, uscendo dalla stazione, si vedeva il lago. Ora si vedono i vetri fumè del bar…». C’è stato spazio anche per parlare di paratie: «Siamo gli unici al mondo – ha ricordato Pierangelo Sfardini, che sul tema ha presentato tempo fa un esposto in procura con lo stesso Pandakovic – ad aver previsto una diga rivolta verso valle. E per che cosa? Per proteggere pochi metri da ipotetiche esondazioni mai sufficientemente studiate. Non si è badato alla visuale, si è stravolto un progetto quando sarebbe bastato tirare una corda per simulare l’effetto delle barriere e del famoso muro. Senza dimenticare i problemi geologici: infiggere le palancole all’altezza del “Terminus” significa far alzare la falda fino a tre metri».

Dal chiosco abusivo alle paratie Gli errori che hanno ferito Como – Cronaca – La Provincia di Como.

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Lungolago di Como a pezzi: chiarezza sulle crepe e la tenuta delle solette – Cronaca – La Provincia di Como

«Non è il luogo, né il momento, né il posto», ha aggiunto Bruni, troncando sul nascere il discorso e lasciando a bocca asciutta i cronisti che gli chiedevano delle ultime (brutte) notizie sul lungolago che cede, sui tiranti e le solette a pezzi davanti alla darsena, sulla determina di 25 mila euro per studiare una soluzione che eviti chiusura del tratto tra piazza Matteotti e piazza Cavour (e conseguente interruzione del girone). Punto e a capo. Fine delle trasmissioni. E dire che fino a poco tempo fa il primo cittadino aveva escluso problemi seri, arrivando a dare degli «irresponsabili» a chi – come Darko Pandakovic e Pierluigi Sfardini, autori di un esposto in procura – aveva chiesto la sospensione dei lavori in attesa di far chiarezza sulle crepe e la tenuta delle solette.

da: Lungolago di Como a pezzi: Bruni: “Si deve intervenire” – Cronaca – La Provincia di Como.

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Il lungolago di Como cede – Cronaca – La Provincia di Como

Ennesima tegola sul cantiere delle paratie. Si tratta del lungolago, nel tratto tra Sant’Agostino e la darsena che sta letteralmente cedendo. Già nei mesi scorsi erano state fatte alcune segnalazioni, ma dal Comune avevano sempre respinto le accuse dicendo di non aver riscontrato alcun problema legato al cantiere delle paratie. Adesso, però, si scopre che i problemi ci sono. E gravi. È lo stesso dirigente del settore Reti di Palazzo Cernezzi Antonio Viola (che è pure direttore lavori delle paratie) ad averlo messo nero su bianco affidando un incarico esterno da 25mila euro per cercare una soluzione. «Nel corso dell’avanzamento del cantiere delle “paratie” – scrive Viola – è emerso che le solette di copertura, del manufatto di collegamento tra il lago di Como e la darsena, esistente nei pressi di Piazza Sant’Agostino, presentano delle rotture dei tiranti in acciaio, a causa, presumibilmente, del degrado subito dalle medesime strutture metalliche per il decorso del tempo, stante il riscontrato diffuso strato di ossidazione sulle stesse». In pratica la strada cede poiché i tiranti che sostengono la soletta sono spezzati. E senza interventi rapidi ( e non si sa quanto costosi) l’asfalto continuerà a sprofondare

da: Il lungolago di Como cede Girone a rischio chiusura – Cronaca – La Provincia di Como.