Categoria: GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa
Poltiglia bordolese
POLTIGLIA BORDOLESE

vegetazione e sui frutticini, così come quella degli analoghi rameici, è ben nota e si esplica comunque con una riduzione del rigoglio vegetativo e a volte con ustioni sugli organi fiorali che ne sconsigliano l’uso, a parte i casi d’indispensabilità e di accertata ridotta sensibilità varietale, durante la fioritura. Sui frutticini di mele o pere e sui giovani acini d’uva le lesioni provocate dal potere caustico della poltiglia si riflettono con la comparsa di ruggine della buccia che soltanto nei casi più gravi può deformare i frutti od impedirne un regolare accrescimento. La stagione troppo calda e asciutta aumenta la negativa influenza della calce sulla traspirazione cuticolare e stomatica accentuando la riduzione dello sviluppo della vegetazione. Lo spettro d’attività risulta essere molto ampio: peronospora, antracnosi, black rot, corineo, monilia, fusicocco, ruggini, cancri, ticchiolatura, cilindrosporiosi, septoriosi, escoriosi, vaiolatura, alternaria, cercospora sono alcuni dei principali agenti fungini controllati. Il rame possiede poi importanti azioni secondarie su oidi, monilie e botrite, in questi casi spesso l’azione non è diretta sul fungo, ma avviene attraverso l’ispessimento della pellicola esterna dei vegetali e dei loro frutti. Molto importante l’azione batteriostatica dei ramati, sfruttata soprattutto per impedire o diminuire la diffusione, dal 1997, del colpo di fuoco batterico su Pomacee. Le dosi d’impiego della poltiglia bordolese non sono mai standardizzabili in quanto dipendono sicuramente dal periodo stagionale in cui ci si trova, dall’andamento meteorologico e dal rigoglio vegetativo della coltura, dalla zona e dall’aggressività delle malattie da combattere. Durante l’inverno, quando i fruttiferi sono nello stadio di riposo, la poltiglia può essere utilizzata a dose piuttosto alta, anche di 1,5 – 2,0 kg per q.le d’acqua, in quanto il legno presenta buona resistenza. Tuttavia anche qui varietà e specie rappresentano fattore discriminante: ad esempio su pesco le dosi debbono essere inferiori che su pomacee. E’ bene che la temperatura non scenda sotto lo zero termico durante la distribuzione e nei giorni successivi. Se affrontiamo il problema peronospora della vite occorre impiegare almeno 100 g di ione rame per hl d’acqua .Per quanto attiene all’utilizzo della poltiglia bordolese, il rame viene normalmente addizionato di calce fresca in rapporto 1 a 0,6 cioè ogni 1.000 g di solfato per 600 g di calce. Per il primo trattamento antiperonosporico il dosaggio d’impiego della poltiglia che contiene il 25 % di Cu2+ è bene che non scenda mai sotto i 600/g per q.le d’acqua, questo al fine di creare un consistente deposito su tutta la vegetazione ancora scoperta. Per i trattamenti successivi, in genere settimanali, sarà possibile abbassare la dose, in caso di ridotta piovosità e bassa umidità, ai 400 – 500 g, oppure mantenere i 600 g se la stagione risulterà piovosa. Per gli ultimi due interventi che di norma si eseguono ad intervalli superiori di tempo (15 – 20 giorni l’uno dall’altro) è consigliabile usare dosaggi più elevati quali 800 o massimo 1.000 g per hl d’acqua. Oggi, dopo circa 120 anni da quando nel 1884 il Millardet accertò l’efficacia del rame sulla peronospora della vite, i rameici e la poltiglia rimangono un pilastro della farmacopea del terzo millennio. ( dal Notiziario del Consorzio Fitosanitario di Reggio Emilia) Trattamenti invernali
TRATTAMENTI INVERNALI
| STADIO VEGETATIVO
Gemme ingrossate Prefioritura Fioritura Sviluppo del frutto Invaiatura Post-raccolta |
PATOGENO
Uova e larve di parassiti, crittogame Afidi, Acari, Oziorinco, Cimicetta verde, Marciumi al colletto Tignola della zagara Cocciniglia, Acari, Minatrice Mosca, Acari, Cocciniglie Mal secco, Batteriosi |
PRODOTTO g/hl
Bentotamnio 1000 Olio di pino 400 Artemisia 800 Olio di pino 800 Olio di pino 800 Bentotamnio 1000 |
|
STADIO VEGETATIVO
Gemme ingrossate Prefioritura Caduta petali Frutto sviluppato Cadute foglie e ingrossamento gemme |
PATOGENO
Corineo, monilia Monilia Monilia, Oidio Oidio, Anarsa Corineo, Falena |
PRODOTTO g/hl
Bentotamnio 1000 Bentotamnio 500 Silicato di sodio1000 Sapone allo zolfo 500 Bentotamnio 1000 |
| STADIO VEGETATIVO Bottoni rosa Post allegagione Pre-invaiatura |
PATOGENO
Corineo, Bolla, monilia, Negrume Monilia, Bolla, Corineo, Oidio, Afidi Mosca, Anarsia, Cydia, Ragnetto rosso |
PRODOTTO g/hl Bentotamnio500 Sapone allo zolfo 600 Olio di pino500 Silicato di sodio1500 Idem Olio di pino 600 |
| STADIO VEGETATIVO Ripresa vegetativa Pre-fioritura Caduta petali |
PATOGENO
Oidio, Acari Antomomo, Tripide Marciume grigio |
PRODOTTO g/hl Bicarbonato di s.800 Sapone allo zolfo 600 Olio di pino 800 Legno quassio 1200 Bicarbonato di sodio 800 |
| STADIO VEGETATIVO Riposo vegetativo Orecchiette di topo Bottoni rosa Caduta petali a frutto noce Frutto noce alla raccolta |
PATOGENO
forme svernanti di fitofagi Ticchiolatura, Antonomo, carpocapsa Afide, cinerognolo Ticchiolatura, Afidi, Carpocapsa Ticchiolatura, carpocapsa, Ricamatori, Cydia molesta, |
PRODOTTO g/hl
Pasta per tronchi vedi dosaggio, Bentotamnio500 sapone alla citronella 800 Bentonite 700 Bentonite 700 |
|
STADIO VEGETATIVO
Semina Trapianto Vari stadi dello sviluppo |
PATOGENO
Batteriosi Batteriosi, Piede nero Oidio, Afidi, Tripidi |
PRODOTTO g/hl
Aglio 1500 Aglio 1500 Aglio 1500 |
|
STADIO VEGETATIVO
Ingrossamento gemma Caduta petali Frutticine e accrescimento frutto |
PATOGENO
Ticchiolatura, uova e larve di parassiti Ticchiolatura, tentredine Tingide, Psilla, Carpocapsa |
PRODOTTO g/hl Bentonite 1000 Sapone allo zolfo 600 Solfato di rame200 Legno quassio 1500 bicarbonato di sodio 800 sapone allo zolfo 700 Olio di pino 600 |
| STADIO VEGETATIVO Bottoni rosa Caduta petali Frutticini Frutto prematurazione Caduta foglie e ingrossamento gemme |
PATOGENO
Corineo, Bolla, Monilia, Negrume, Uova acari, insetti vari Monilia, Bolla, Corineo, Oidio, Afidi Malattie fungine, anarsia, Cydia Monilia, Oidio Monilia, Bolla, Corineo |
PRODOTTO g/hl
Bentonite 1000 Equiseto 1200 Eqiuiseto 1200 Bicarbonato di sodio 800 Bentonite 800 |
| STADIO VEGETATIVO Gemme ingrossate Pre-fioritura Caduta petali Frutti allegati Caduta foglie e ingrossamento gemme |
PATOGENO
Corineo, Cocciniglie Monilia Afidi, tentredini, Monilia Monilia, cydia, afidi, Corineo, Monilia |
PRODOTTO g/hl
Bentonite 1000 Bentonite 1000 Olio di pino 600 Ortica 1200 Bentonite 1000 |
| STADIO VEGETATIVO Riposo vegetativo Prefioritura Allegagione Sviluppo del frutto-invaiatura Post-raccolta, riposo vegetativo |
PATOGENO
Crittogame, uova diparassiti, occhio di pavone, fumaggine, Mosca, tignola, rodilegno giallo Idem Mosca, parassiti in genere Occhio di pavone. Fumaggine, rogna |
PRODOTTO g/hl Bentonite 1000 Sapone allo zolfo 600 Silicato di sodio 1500 Solfato di rame 300 Bentonite 1000 Idem Olio di pino 700 Silicato di sodio 1500 |
| STADIO VEGETATIVO Gemma rigonfia Periodo di infestazione, ripete fino alla maturazione1 volta ogni 8-10 giorni Caduta foglie |
PATOGENO Acari, tripide, cocciniglia, crittogame Tignola, acari, peronospora, oidio Crittogame e fitofagi in genere |
PRODOTTO g/hl Bentonite 1000 Solfato di rame 300 sapone allo zolfo 700 Bentonite 1000 Bentonite 1000 |
La commovente storia di Agave
Poche piante danno un’idea di potenza, di vigore, quasi di immortalità quanto l’agave. Anche le più vecchie querce, i castagni millenari, i pini secolari, sembra siano vivi per una specie di miracolo e sulla corteccia screpolata, sui rami contorti e irregolari, sulle foglie destinate comunque a cadere, portano i segni della vecchiaia e della morte.
L’agave no. La pianta è acaule, ovvero priva di fusto, ed è formata da una «rosetta» di circa 30 foglie, con le più vecchie che solo dopo anni seccano e si accartocciano. Le foglie partono direttamente dal terreno, dal centro della rosetta, sono carnose e lunghe fino a tre metri, grigio-verdi, lineate di giallo in certe varietà, lisce e vellutate ma durissime e orlate da minacciose spine scure che sembrano denti di squalo; hanno perfetta sezione triangolare e apice acuto terminante in un mucrone, una grande spina appuntita come un pugnale. L’interno della rosetta è irraggiungibile, difeso com’è dalle foglie armate di denti e pugnali, perfetto nella sua geometria regolare, quasi metafisica.
Ecco, l’agave è una pianta metafisica. Un clandestino metafisico. Originaria del Messico, l’Agave americana (famiglia Agavacee), fu importata dagli spagnoli dopo la conquista del paese centroamericano e coltivata nei giardini di mezza Europa, forse già a partire dalla metà del XVI secolo.
Robusta, resistente alle più avverse condizioni climatiche ma non alle basse temperature, capace di crescere ovunque, persino in vasi ristretti, si è presto liberata, diffondendosi in tutto il Mediterraneo e in gran parte delle aree temperato-calde della terra. In Italia è presente quasi ovunque, con l’eccezione delle regioni senza sbocco al mare: Val d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto-Adige e Umbria (in Lombardia si giova dell’effetto mitigante dei grandi laghi alpini). Cresce bene tanto sui terreni rocciosi che sulle spiagge sabbiose. Spesso si accompagna al fico d’india, con cui condivide l’origine e l’enorme adattabilità.
L’agave vive fino a ventanni. Quando è matura inizia a produrre ai lati della rosetta piantine figlie, che emettono radici e si affrancano dalla pianta madre. È il segnale che il ciclo si sta per compiere, che la morte, anche per l’agave, sta arrivando.
Ma non è una morte come le altre. Nell’ultimo anno di vita l’agave compie uno sforzo che ha dell’incredibile. Dal centro della rosetta inizia a comparire a primavera un’infiorescenza che cresce rapidissima fino ad arrivare a 20 cm di diametro e 4 o 5 metri d’altezza; qualche volta, pare, addirittura fino a 12, come un palazzo di 4 piani. Sembra un gigantesco asparago, che poi sviluppa rami laterali portanti ognuno numerosi fiori giallo-verdastri. All’inizio dell’estate l’infiorescenza è completa e l’agave raggiunge il massimo della sua bellezza. Siccome le piante vicine sono spesso sorelle, figlie della stessa pianta madre, la fioritura è quasi sempre simultanea e decine di enormi infiorescenze dominano il paesaggio anche da lontano. Poi l’infiorescenza si secca, improvvisamente come è cresciuta, e la magnifica agave, perfetta, armata e invincibile, muore improvvisamente, svuotata di ogni energia.
Le piantine figlie però si accrescono velocemente e il ciclo ricomincia. Tra 15 o 20 anni ci sarà un’altra incredibile fioritura …
In Marco Di Domenico, Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno, Bollati Boringhieri, 2008, p. 35-37




il colore viola: Grappoli unghi Inebrianti, Cercano Invano Nascondiglio Efficace, aprile 2009
G rappoli
L unghi
I nebrianti,
C ercano
I nvano
N ascondiglio
E fficace







… Perchè la grandine
ha fatto strage:




il colore Giallo, 3 aprile 2009
N on
A mo
R ispecchiarmi
C ompletamente
I n
S otterranee
O rigini
è arrivato il tempo
dell’ Uno a Molti












Sacco per piantare le patate, Dmail – Giardinaggio – Orto
|
|
|
||||||||||||||||
Eros di primavera: Erotici Rigonfiamenti Ostentano Spudoratezza, 21 marzo 2009
R igonfiamenti
O stentano
S pudoratezza











- Fotografie di Luciana
Annunci di Primavera: Sassifraghe, 16 marzo 2009
S pavalda
A rrampicatrice
S i
S pinge
I n
F enditure
R occiose
A spirando
G loriose
A scese












- Fotografie di Luciana
Corylus Avellana o Nocciolo contorto, 27 febbraio 2009
C on
O rnamentali
R icciolute
Y psilon,
L anguide
U nioni
S inuose,A nela
V irtuose
E sibizioni
L iberamente
L egate
A
N uovi
A ccostamenti









Fotografie di Luciana
Hanno dedicato al Corylus:
ricciolo e nodo
nudità vegetale
prima del ruolo
Haiku di Papavero di Campo
nudi intrecci
reali strette unioni
vera libertà
Haiku di Auradanzante
Il nocciolo, molteplice forma che muta, si contorce, ci prende e ci accompagna nell’immaginario, nelle rappresentazioni visionarie di Bosch e di Goya, dove magia, superstizione, sogno e realtà si amalgamano in una dura armonia.
Rami di nocciolo cavalcati da streghe, rami che donano i desideri e allontanano la stoltezza, rami contorti che scacciano i serpenti, rami benevoli che accompagnano i nostri pastori nella transumanza…
Calicanto d’inverno, 8 febbraio 2009
Esattamente vent’anni fa un ritaglio di giornale mi portò in quell’angolo di mondo che, poi, sarebbe diventato il nostro luogo dell’anima.
La natura era quella sopita dell’inverno e, tuttavia, un profumo dolce e inebriante si diffondeva nell’aria e fluiva verso le acque del lago.
Ogni anno, in questi giorni, il Calicanto d’inverno mi ricorda quel colpo di fortuna del 1989.
ALTROVE
L‘
INVERNO;
COSPARGE
AROMA
NETTARINO,
TIMIDO
OCCHIOLINO
———————-
—————-
———






Fotografie di Luciana
Caco di fine autunno
E’ il solstizio del 12 dicembre, proprio il cuor dell’inverno. E io mi giro fra le dita il cuore del cuore: il caco o diòspiro, il frutto che più amo perché ci ammaestra nella filosofia dell’irragionevole, dell’assurdo, infine del coraggio. Ha scelto la stagione che tutti accusano più amara per sfidarla con la sua polpa ch’è la più dolce. Penzola su un albero nudo, tutto nero e spettrale, e lo contraddice nell’allegria di un clown, lo addobba sfacciatamente a farne non si sa se uno strambo albero di Natale o alla Villon una spavalda danza d’impiccati. Fa a meno di fogliame e fiori, vuol essere protagonista, anzi solista smargiasso, e tuttavia ha l’innocenza dei naif. Con la sua purpurea risata, con la sua sensualità melliflua, scombina e riscatta il calunniato inverno.
Luigi Santucci, Il cuore dell’inverno, Piemme, 1992
Fotografie di Luciana






