lettera di Luciana a S.

ciao caro *** e grazie per il tuo messaggio.
In effetti mentre cliccavo sul tuo indirizzo e-mail mi chiedevo se fosse ancora valido.
Nel mondo virtuale molte cose cambiano frequentemente, dando l’opportunità (non sto parlando del tuo caso) di assumere diverse identità, se non diverse vite.
E poi c’è l’incognita del perchè a volte blog, siti, e altre forme improvvisamente restino muti, facendosi domandare se, per esempio, un blog può morire o se può restare eterno perchè invece è morto chi lo governava.
Forse anche questo è il motivo per cui paolo affida al suo affezionato www i suoi pensieri. Ricordo più volte la sua frase scritta a gente lontana: “quando non leggerete più aggiornamenti, vorrà dire che è successo qualcosa” e, scherzosamente  a me, “se ti muoio non sai usare nemmeno il computer per avvertire chi mi segue”.
Poi invece le cose accadono così, come descrivi anche tu nel  tuo racconto che al tempo mi aveva colpito (pensavo fosse molto più remoto del 2013, come la percezione del tempo può essere alterata in ceti momenti!).
A distanza di due settimane posso dire che tutto è successo così repentinamente che quasi faccio fatica a ritrovare paolo accanto a me come infartuato. Non che ce ne siamo dimenticati, ovviamente. L’adattamento di paolo ai suoi nuovi ritmi non è così complesso: pur essendo i suoi maggiori rischi il sesso, l’età e la familiarità, tutto il resto era sorprendentemente regolare: pressione, colesterolo LDL, peso fisico, niente fumo, niente alcool e alimentazione abbastanza regolata visto che io soffro di stomaco. Quindi nessuna rinuncia al riguardo.
Certo il guaio per lui più grosso è la rinuncia ai suoi lavori di manutenzione del giardino. Come ben dici su un commento su FB, ha fatto l’esatto contrario di quanto raccomandato in questi casi, per non parlare di che cosa aveva combinato nelle settimane precedenti a proposito di vangature, spostamento massi, filtraggio terra.
Ma anche in questo caso cardiologi e medici assicurano che non sono stati quegli sforzi a determinare l’accaduto, ne hanno solo rappresentato la ciliegina sulla torta.
Semplicemente, mi vien da dire, la vitalità, l’entusiasmo, l’ottimismo di Paolo sono così forti da avere permesso al suo cuore di sopravvivere anche con l”1% che gli restava a disposizione.
Che dirti? Nonostante tutto, mercoledì, a distanza di quattro giorni dalla dimissione, ha voluto ripercorrere il fatidico sentiero e, arrivato al giardino, si è fatto tutti i vari piani per verificare, fotografare, parlare con il suo genius loci.  A deboli tentativi di contenimento ha replicato che se fosse morto in quel momento, sarebbe comunque finito nella Gioia annunciata dal suo filosofo prediletto Severino !!
Io che invece sto dal lato opposto, da brava tartaruga che vive all’insegna della lentezza, tento comunque di capire e di adattarmi all’attimo per attimo. Sicuramente starò meglio quando avrà messo a posto anche le altre due coronarie.
Come descrivi nella tua esperienza, resta la seccatura dei farmaci a vita e, probabilmente per la sua situazione più complessa, anche monitoraggi più frequenti, che però, giustamente, diventano un’opportunità e una garanzia.
Voilà, anch’io mi faccio prendere sempre la mano …
Sperando di raggiungere in fretta lo stato che, insieme a te, tutti i cardiopatici assicurano di recuperare, ti ringrazio ancora tantissimo per le tue parole e ti mando mille auguri in attesa di leggere i tuoi futuri pensieri sul blog.
Un abbraccione
Luciana

lettera di G.S.

Caro Prof. Paolo,

stamane essendo a casa mi è venuta l’ispirazione di fare il punto sul percorso di queste due ultime settimane.

Sabato 10 u.s. la Dott.sa Luciana, tramite facebook,  trasmette agli affiliati della rete che lei si è permesso di non stare bene, è una cosa seria e della quale ora siamo tutti al corrente.

Nei giorni a seguire viene trasmesso il percorso di guerra lampo  (blitz/krieg), la corrispondente di guerra Luciana si distingue come Oriana Fallaci.

Sabato scorso il combattente viene trasferito nelle retrovie e trasmette una relazione molto dettagliata, non trascurando le varie emozioni o strizze che dir si voglia.

Domani, sabato 24/05, verrà tagliato il traguardo di “2 settimane 2” di quanto accaduto: non siamo ancora in pace ma sulla buona strada.

Mi permetto di dare un suggerimento, non per esperienza personale ma per sentito dire, stia tranquillo e sereno, al massimo dia una spazzolata ai mici,

scriva sempre perché sarebbe come un nirvana, ma non imbracci la falce o la zappa,  l’orto può attendere.

Un abbraccio a lei e a sua moglie Luciana (grazie per l’immagine anni ’80).

Shakespeare, SONNETT 116. Ricordato da M.G.A.

Traduzione SONETTO 116
Non sia mai ch'io ponga impedimenti all'unione di anime fedeli; Amore non e' Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana.Oh no! Amore e' un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;e' la stella-guida di ogni sperduta barca,il cui valore e' sconosciuto, benche' nota la distanza.Amore non e' soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane,ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo e' errore e mi sara' provato,Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato. testo del sonetto 116 Let me not to the marriage of true minds Admit impediments. Love is not love Which alters when it alteration finds, Or bends with the remover to remove: O no! it is an ever-fixed mark That looks on tempests and is never shaken; It is the star to every wandering bark,Whose worth's unknown, although his height be taken.Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks Within his bending sickle's compass come:Love alters not with his brief hours and weeks, But bears it out even to the edge of doom. If this be error and upon me proved,I never writ, nor no man ever loved.

lettera di S. a Luciana

Carissima Luciana,

Come giustamente ricordi, di ‘questioni di cuore’ ne so qualcosa.
Anche Paolo adesso è purtroppo entrato a far parte del poco ambito
club degli infartuati. Da quanto leggo su facebook mi sembra di capire
che il problema è stato affrontato con piglio deciso e voglia di
tornare al più presto alla sua vita di sempre, e questo è un ottimo
segno, a patto che segua il buon senso e le indicazioni dei medici.
Naturalmente dovrà dotarsi di santa pazienza perché l’attesa delle
ulteriori angioplastiche dovrà essere riempita con uno stile di vita
più tranquillo, ma di questo avrete certamente parlato con i medici.
Il sentirsi bene, anche sotto stretto controllo e in cura con i
classici farmaci post-infarto, non deve illuderci che d’un tratto
tutto quanto è tornato come prima. Non ancora, almeno, quindi è
necessaria una certa prudenza. Poi, una volta sistemate anche le altre
coronarie, tutto tornerà pian piano alla normalità. Resterà solo il
fastidio dei medicinali da continuare ad assumere per tutta la vita.
Il lato positivo di tutto questo sarà che – paradossalmente – tra
farmaci e controlli – Paolo sarà più ‘al sicuro’ di tanti altri
coetanei (o anche più giovani) che controllati non lo sono affatto e
continuano a vivere inconsapevolmente con una bomba in tasca.

La mia esperienza al riguardo è stata forse abbastanza simile a quella
di Paolo, ma probabilmente più leggera. Mi sono svegliato una mattina
come se avessi un elefante seduto sul torace e una stranissima
sensazione alla mascella. Nessun forte dolore, solo il respiro più
corto del solito. Da buon volontario della locale *** ho
subito riconosciuto i sintomi che tante volte mi erano stati descritti
da qualche paziente in ambulanza, ho fatto una doccia (da perfetto
idiota), mi sono vestito, ho aperto cancello e porta di casa per non
far trovare ostacoli ai soccorritori e alla fine ho chiamato il 118.
L’esperienza ha dato origine ad un post a cui sono molto affezionato 


 Fortunatamente la mia occlusione riguardava una coronaria marginale e
durante l’angioplastica non è stato ritenuto necessario l’impianto di
alcuno stent. Cinque giorni di ospedale e poi a casa, pieno di
medicine e di istruzioni per l’uso. Ricordo che sono tornato in
ufficio dopo poco più di un mese di riposo.

Per un po’ questo episodio mi ha abbastanza condizionato. Si diventa
più attenti ai segnali del proprio corpo, ai piccoli dolori. Eppure
non mi sento di etichettare quella vicenda come un episodio del tutto
negativo. Anzi. Non fraintendermi:  è certamente preferibile non
provarlo, questo è chiaro, ma visto che è accaduto tanto vale cercare
in esso quel poco di buono che c’è. Qualcosa cambia, o così almeno è
stato per me. Si è più attenti ai dettagli, forse, si cerca di
utilizzare meglio il proprio tempo, di viverlo fino in fondo, senza
sprecarlo troppo. Si ‘sceglie’ cercando di individuare il superfluo
per concentrarci su quello che conta veramente, su ciò che è
essenziale. Si vede la vita da una angolazione leggermente diversa, si
scorgono lati di essa che avevamo sotto gli occhi ma che non ci
sembravano così importanti. Ma soprattutto non si da più per scontato
il nostro diritto a vivere, ci accorgiamo di essere fragili e grati a
chi si è prodigato per noi in quei momenti. Tutte cose che già
sapevamo prima, che ci erano già chiare ma che tendevamo a dimenticare
assorbiti dalla routine di tutti i giorni, distratti dai riflessi di
tanti specchi che rimandano immagini che crediamo reali e invece sono
solo false necessità, bisogni superflui. Alla fine tutto sembra più
chiaro e anche la maggior lentezza, alla quale per un poco siamo
costretti, ci permette di esplorare un territorio nuovo, così come un
paesaggio o una melodia vengono apprezzati maggiormente se il passo è meno veloce.

Ho parlato al plurale, come se queste riflessioni appartenessero a
tutti coloro che attraversano simili esperienze. In realtà questo è
ciò che è successo a me ed ogni esperienza è diversa. Paolo
naturalmente reagirà a suo modo, ognuno trova la sua strada per
convivere con i tempi immediatamente successivi a questa esperienza.
Poi, col tempo, tutto torna normale. Resterà un ricordo scandito dai
farmaci e dai controlli annuali, la vita e il lavoro riprenderanno il
sopravvento anche se qualcosa, in qualche angolo della nostra anima, è
certamente cambiato.



Un carissimo saluto ad entrambi.

Emanuele Severino parla della LEGNA e la CENERE (nella tavernetta di Coatesa sul Lario)

 

disegno di Nanà Dalla Porta in:

GALIMBERTI UMBERTO, MERLINI IRENE, PETRUCCELLI MARIA LUISA, PERCHÉ? 100 STORIE DI FILOSOFI PER RAGAZZI CURIOSI, FELTRINELLI, 2019. INDICE DEL LIBRO

M. B. mi suggerisce: Mozart, Ridente è la calma

 

Ridente la calma nell’alma si desti

Né resti più segno di sdegno e timor

Tu vieni, frattanto, a stringer mio bene

Le dolce catene sí grate al mio cor

Ridente la calma nell’alma si desti

Né resti un segno di sdegno e timor

Oggi visita al giardino di Amaltea, mercoledì 21 maggio 2014

Questa mattina, mercoledì 21 maggio 2014, visita al giardino di Amaltea, con tutte le cautele:

piccoli passi e frequenti fermate.

Per ricordare l’evento:

Michael Jacob, SULLA PANCHINA, ad Amaltea, 21 maggio 2014

vai al libro:

da: Michael Jacob, SULLA PANCHINA, ad Amaltea, 21 maggio 2014 | COATESA SUL LARIO … e dintorni.

lettera a A

grazie, ***
per l’intenso tuo feedback
ho pensato spesso in questi giorni alla dura vita delle malattie improntate alla cronicità
la mia è stata una mazzata improvvisa che, per ora, non ha intaccato in profondità tutte le componenti delle “abilità”
anche la risonanza magnetica è un solo evento di un’ora.
ben più duri sono stati i tuoi 40 giorni
se emanuele severino è stato il migliore compagno delle prime notti di terapia intensiva (con la sua tematizzazione di noi umani dell’occidente che ci affidiamo alla potenza della tecnica), quello più adatto alla fase del riaggiustamento è michel de montaigne
senti cosa diceva:
“Nelle iniziative che implicano me solo ed in cui sono completamente libero, se dico quanto mi ripropongo di fare mi sembra di prescriverlo a me stesso, e mi pare che metterne a conoscenza altri equivalga a imporlo a me stesso”
montaigne è il filosofo “giusto” per il tempo presente: insegna ad osservarsi senza interpretare: solo osservarsi
ed è per questo che trasferisco la mia vicenda privata sulla Polis delle reti web:
è un potente esercizio dell’io
un saluto affettuoso
e buona giornata

lettera a MG

cara ***
grazie per il messaggio e l’augurio
sto riadattando i miei ritmi di vita verso la “cultura delle lentezza”
un infarto inaspettato è quello che il mio filosofo preferito (emanuele severino) chiama “mazzata”. Aggiunge che dopo la prima mazzata si vive nella paura che ne arrivi un’altra
questo per dire che effettivamente la mia vita è cambiata.
scopro che, nella prima fase, l’aiuto giusto è severino (con tutto il suo ragionare sulla potenza della tecnica), mentre ora è michel de montaigne, con il suo osservare quello che accade. senza interpretazioni
in questo contesto mi fa bene correggere le bozze del libro e ricevere il rapporto di valutazione. la carocci ha accettato il manoscritto: verrà fuori un libro di 450 pagine. ti confesso che sono molto felice del lavoro di scrittura che sono riuscito a portare a risultato
ci tengo a dire che gran merito nella scrittura di questo libro è dovuto alla docenza presso il ***
lì ho ricevuto stimoli, idee, motivazioni, orientamenti .
adattare il mio lavoro a professionisti della educazione è stato di grande interesse, sia sul piano dei contenuti che su quello dei metodi: ho potuto allargare le griglie interpretative. e vedrai che il testo (che dovrebbe uscire per fine anno) raccoglie l’insieme di questi fattori e sa “creare le cornici” per i vari aspetti dei setting professionali dei servizi alla persona
colgo però l’occasione per dirti una mia perplessità riguardo alla prosecuzione nella docenza con il corso in ***
i dati sono questi:
potrei essere chiamato a fare un secondo intervento di angiografia o durante le sessioni di esame (luglio , settembre) o a inizio corso
potrebbe venirmi un secondo infarto, o altre “offese corporee” concomitanti
nella prima e nella seconda ipotesi, la mia presenza nei corsi potrebbe incidere i difficili processi organizzativi (orari, lezioni, esami). la struttura universitaria richiede griglie ferree e ogni adattamento mette in gioco troppe variabili (aula, orario, avvisi alle studentesse e studenti; …)
per queste ragioni credo che sia meglio che valutiate (intendo tu e la professeressa ***, cui, se vuoi, puoi girare questo messaggio) di affidare la docenza a qualche altra persona adatta al compito
l’alternativa è che lo faccia ancora io, ma con i rischi che ti ho indicato: iniziare un percorso didattico anche per il 2014/15 e interromperlo in itinere.
credo che in sede di programmazione didattica è bene valutare questa situazione per potervi far fronte senza aggravi organizzativi , ma con ottimo “spirito preventivo”
grazie ancora per le attenzioni
e cari saluti

bollettino delle cure, attraverso una lettera ad Anna, lunedì 19 maggio 2014

ciao anna carissima
giornata alla insegna della lentezza: al comune ad aggiornare il certificato elettorale (voto al pd di renzi), passando per la biblioteca e poi da “mirtilla” a cercare cibi adatti .
e poi registrazione della esperienza della risonanza magnetica che ho fatto giovedì scorso.
e al pc risposta, uno ad uno, a circa 50 persone che mi avevano scritto via email
e domani ci saranno quelli di facebook: lì arriviamo a circa 300. ma è più facile interagire tramite facebook
per ora le bozze del libro aspettano
vi prego:  non abbiatevene a male se evito telefonate e visite
mi sento più “protetto” da “scripta manent” che da “verba volant”
abbracci e saluti cari, anzi carissimi

lettera a E.

caro ***
che bello ricevere il tuo messaggio
conservo nella memoria ricordi splendidi di te. negli anni ’60 (fine anni ’60) io ero un pò emarginato nella classe della cumacini. i compagni mi vivevano come “debole” ed “estraneo” (e infatti farò poi tutt’altra carriera nella vita). Tu invece eri brillante, forte, bravo nel disegno e nel calcolo.
però mi scegliesti come amico.
e la mia vita scolastica cambiò in meglio
poi ricordo tuo padre che trasformo in un piccolo capolavoro un mio racconto narrativo.
e poi ricordo i tuoi racconti dei viaggi di andata e ritorno in liguria.
mi fermo qui, ma c’è ancora altro
questo per dirti che sono felice di averti incontrato per strada qualche mese fa e ora di avere intessuto questo nuovo filo relazionale
la mia vita, dopo l’infarto, cambia alla insegna della LENTEZZA
spero però che questa estate ci sia occasione di una vostra visita nel nostro “buen retiro” di coatesa sul lario (http://coatesa.com)
cari saluti a te e a Lidia

lettera a P.

cara ***
innanzitutto grazie al ruolo di ermes messaggero che ti sei assunta la settimana scorsa. era un sostegno a luciana che ha dovuto per tre giorni tenere un carico pesante che tu hai contribuito ad alleggerire
ora sono a casa
sto ritessendo i fili della vita adattandomi alla nuova situazione
scrivere sul diario pubblico l’esperienza per certi versi è un modo per non ripetere la stessa storia ad ognuno e per avere più tempo per la relazione primaria
luciana è il mio karma. è quello che jung chiama individuazione
ho ridotto del tutto le altre relazioni per avere tempo di stare solo con lei. nessuna visita
trovo di grande interesse il libretto rosso di tuo zio. ora io sono congedato con una precisa cartella clinica. Le regole di comportamento un po’ le ho apprese nella degenza (ho imparato ad apprezzare la sapienza che c’è nei pasti istituzionali. poco sapore ma il “quanto basta” per il corpo e la sua salute) e un po’ le apprenderò dalla nostra dottoressa di base
la mia fiducia ottimistica nel sistema dei servizi italiano è confermata. questo ospedale cittadino ha organizzato un salvataggio delle arterie di sabato pomeriggio alle 17. Il costo complessivo della degenza è stata di 9000 euro. cioè NON ho pagato 9000 euro. vorrei che ci si pensasse molto quando i mass media danno addosso alle politiche sociali. tutti vogliono il calo delle tasse e poi risparmiano 9000 euro in un colpo solo. ma è una consapevolezza dura da far comprendere
ti chiedi se questo mi ha cambiato.
a me sembra di sì: certo si tratta di piccoli cambiamenti che osservo con il metodo di michel de montaigne: osservarmi senza interpretare. dedicarmi alla pura osservazione di ciò che accade
 scopro interessanti capacità di adattamento soggettivo alla situazione data. per esempio la lentezza mi piace e molto. anche la frugalità nel cibo diventa una esperienza interessante. se mi devo alterare sulla politica, ora mi fermo un attimo e provo a fare un passo di fianco, perchè sento (ma davvero) che la pressione si sta alzando.
rifletto sui cattolici che dicono che il dolore è una esperienza positiva (perchè, per loro, è voluta da dio). e scopro (nel dolore trafittivo di sabato scorso e nelle tre notti di degenza monitorata) che è del tutto falso. Dolore e morte fanno schifo. che lo abbia o no voluto dio
piuttosto occorre imparare (per l’appunto alla Montaigne) l’adattamento soggettivo  alle condizioni oggettive date
certo ora la mia vita è sotto il segno del ritorno della mazzata. so che è possibile che torni, ora saprei riconoscerne i segni. e sperare di arrivare in tempo al pronto soccorso del valduce
a proposito. ero al sesto piano. di là si vedeva il centro storico e di là brunate e la vostra casa!
​verrà il tempo in cui ci troverem​o, magari lassù (brunate) o magari là dietro (coatesa sul lario in nesso)
grazie per la tua vicinanza che ho sentito intensa e forte
abbracci e cari saluti

lettera a G.

grazie, ***
donna speciale e mia cara amica.
quanto tempo …. da quanto tempo ci conosciamo: 1975. ero appena tornato dal servizio militare e la scuola ensiss mi riaccoglieva …
leggo e rileggo le tue parole e mi commuovo
l’immagine dei cerchi che evochi è quella “giusta”. cerchi che si intersecano.
sto, per il momento, registrando tutto quello che è avvenuto in questa settimana. sto riannodando i fili
sta di fatto che mi accorgo di avere sconosciute capacità di adattamento.
mi attende la lentezza.
il non potere fare questo o quello
e tuttavia vedo gli aspetti positivi: vedere, sentire, potermi muovere
Como , poi, è la città perfetta per il camminare lento. qui tutto l’Occidente è concentrato in poco spazio: l’antica roma, il medioevo, il romanico, il rinascimento, il neoclassico, il razionalismo del primo novecento . insomma: si cammina nella storia
Certo la mazzata c’è stata. E in sottofondo la paura che ritorni c’è.
Dalla malattia non si impara nulla. solo i cattolici pensano questo.
la malattia è un problema da affrontare con aiuti di vario tipo ed intensità
e parole come le tue sono un aiuto potente
un abbraccio affettuoso e cari, carissimi saluti

infarto: alcune lettere ricevute

Carissimo Paolo,
ho letto il tuo commovente messaggio ieri sera, ma volutamente ho aspettato a risponderti.
Il tuo tempo è stato un tempo prezioso, fatto di pensieri  di opere di rapporti di buone letture.
Adesso il tuo tempo è diventato ancora più prezioso: deve essere goduto e rispettato con i ritmi di una salute forse diversa, ma che ti insegnerà altre strade, altri stili di vita da percorrere in serenità con Luciana.
L’orto può aspettare qualche po’ ( inoltre, con questo vento!), ma i fiori vi aspettano.
un abbraccio a te e Luciana
a presto
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Caro Paolo,
leggo con commozione il tuo messaggio di ieri.
Sei tu! Con la tua capacità speciale di unire registri diversi in un mix che in questa circostanza diventa qualcosa davvero  di straordinario. 
La tensione si allenta e l’apprensione di questi giorni si stempera.  E’ un po’ paradossale ma sei tu, direttamente,  che dai sollievo. Grazie Paolo!
E grazie anche alla rete di amiche ex colleghe – in primis ***- che mi hanno tenuta informata e con cui ho potuto condividere apprensione, sollievo e affetto.
Ci vedo come un cerchio intorno a te, Paolo, che s’interseca con altri cerchi: mi sembra che la dimensione reticolare così tua e così moderna richiami e  rinnovi modi antichi e profondi per superare i momenti di difficoltà e  affrontare il cambiamento. Ne traggo ulteriore motivo di fiducia per la nuova fase che ti aspetta (anche considerando che si aggiungono a Luciana e alla techne!).
Un abbraccio grande
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Carissimo Paolo,

girovagando poco fa  in internet…ho saputo e ti ho letto.

“Appena in tempo”…è una fortuna grande, un laico miracolo, un dono di Natale delle nostre inquiete maturità. Un giocattolo inusuale.

Te lo assicuro per esperienza. Io sette anni fa non ci sono arrivato o forse non ci sarei mai arrivato per puro caso a quel traguardo tuo. Se un medico di famiglia, mio angelo non tremendo, insospettitosi per una prova di routine positiva – sotto sforzo –  non mi avesse consigliato di ricoverarmi subito per un’ angioplastica preventiva.

Il risultato? Di quelle “retine” di cui parli con garbo me ne hanno infilate tre all’ istante nelle coronarie, che ora porto con fierezza: correndo tutte le mattine con il mio cane, salendo le scale di eremi e monasteri( ma guarda i non credenti che cosa so capaci di fare), senza sognare Lourdes,  al prezzo di un paio di pillole e nulla più.

O caro Amico, ora conosci un brandello della mia autobiografia più segreta e profonda; e come  potevo allora  ****  appena mi è stato possibile? Per gioire del tempo più lento, dorato, misterioso, paziente che resta da vivere?

Dammi notizie, con il mio abbraccio e il mio grazie a Luciana

***

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Carissimo Paolo,

è un grande sollievo leggere  direttamente da te, anche se grazie a Luciana e alla sua enorme pazienza e tenacia (vera giardiniera anche delle relazioni) abbiamo seguito le tue giornate. Ti penso come molto coraggioso nel voler scrivere così minutamente di ciò che ti è successo, penso  tuttavia che ti sia di aiuto.

Le notizie belle sono tutte quelle che riguardano il “dopo”, la ripresa  – anche se cauta all’inizio –  delle tue attività.

Mi dispiace di non avere più fra le mani il libretto rosso che mio zio ***, cardiologo competentissimo, appassionato e gran signore,  aveva preparato da mettere sul comodino di tutti i suoi pazienti infartuati. Lui,  cattolico convinto, uomo di Centro, lo chiamava scherzosamente  “il libretto di Mao”. Era denso di indicazioni cliniche molto più  rivolte a ciò che l’ex paziente avrebbe potuto fare che non farcito di divieti e interdizioni… Credo che sua moglie, *** , abbia avuto un piccolo ruolo di supervisore, ma lo immagino solo.

Hai fatto esperienza, come scrive Viviani, che “di tanti innumerevoli valori  […] il massimo è il respiro”.

Sono certa che questo ti ha cambiato (non so come e non so se vorrai lasciarlo vedere a tutti) lasciandoti  fondamentalmente lo stesso.

Un abbraccio grandissimo

***

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Carissimo Paolo, anche se non ci sentiamo mai è come se ci fossimo lasciati ieri , quando ci scambiavamo occhiate e bigliettini tra i banchi della “Cumacini”, per mettere a punto i contenuti del giornale studentesco “La Vasca”!!!. negli anni ’60

Sono sicuro che la tua tempra ferrea (sostenuta da una volontà ancora più ferrea) ti farà superare questo momento difficile (come del resto lo stai già dimostrando); sei veramente un grande!
Io invece sono rimasto piccolo e continuo a zampettare con affanno per reggere impegni e vicissitudini della vita.
Tante volte ti abbiamo ricordato Lidia ed io con grande simpatia ed affetto, chissà se troveremo il tempo e la calma per fare una rimpatriata!
Mi par di capire che tu sei non impegnato ma  molto di più  e forse il Padre Eterno qualche volta ci fa capire che sarebbe meglio darsi una calmata e magari imparare ad affrontare la vita con un passo più tranquillo (non è facile).
Ti abbraccio forte ed assieme a Lidia ti siamo molto vicini ,
un affettuoso saluto, ***

lettere dopo l'infarto: Adriana

cara adriana
che bello ricevere questo tuo messaggio! ti ringrazio per gli affettuosi pensieri e per il racconto della tua esperienza
più passa il tempo e più si rafforza la convinzione che nella scuola per operatori sociali (via daverio, via pace e poi via d’annunzio) abbiamo vissuto una esperienza professionale straordinaria. dove le politiche sociali erano accompagnate da passione individuale e da azione collettiva
di te conservo ricordi splendidi: la tua bravura nel diritto di famiglia (ben riconosciuto da studentesse e studenti), il tuo impegno come giudice onorario sostenuto dalla competenza, la tua gentilezza nella comunicazione interpersonale
la mia vicenda della settimana scorsa sta cambiando i ritmi della vita quotidiana che ora sarà alla insegna della lentezza
scopro in me capacità nascoste di adattamento. e vedo soprattutto gli aspetti positivi: vedere per leggere , udire per ascoltare musica e audiolibri, muoversi per conquistare piano piano il mondo
e poi questa grande occasione per riallacciare i nostri rapporti
con domani comincio a corregere le bozze del mio nuovo libro: sarò felice di fartene dono, quando uscirà
con l’augurio di rivederci
abbracci e cari saluti

Luciana parla del mio "progetto di infarto" …

ma, per merito della techne medica (reparto di cardiologia dell’ospedale Valduce di Como), l’obiettivo NON è stato raggiunto

 

email di Luciana a Carla:

carissime, non vi telefono a quest’ora perchè è troppo tardi. Purtroppo l’intenzione era sì di andare ad amaltea (e di fatto ci siamo andati), ma sulla strada e soprattutto sul sentiero, Paolo si è sentito male. Ha iniziato ad accusare un dolore fortissimo al petto.
 Il tempo di entrare in giardino, metterlo seduto su una sedia, e aspettare per vedere cosa succedeva. Stando fermo il dolore un po’ passava. Dopo avergli chiesto se non fosse stato il caso di chiamare un’ambulanza (a nesso c’è la CRI), ha preferito riprendere la strada del ritorno, con molta fatica e molto dolore.
Guidando, quindi stando fermo, il dolore si era di nuovo attenuato per poi riprendere appena arrivati a como e scesi dalla macchina.
A questo punto, a casa, ho chiamato un taxi e siamo andati di corsa al valduce.
Per fortuna.
 L’hanno portato di corsa a fare una coronarografia, in cui hanno trovato brutte sorprese. Tutte e tre le coronarie malmesse. Sono subito intervenuti con uno stent in quella principale (occlusa al 99%) e fra un paio di mesi deve subire un altro intervento per le altre due arterie. Di fatto si è trattato di un preinfarto.
Sono state ore d’inferno ma poco fa l’ho lasciato tranquillo e fiducioso nella techne. Stanotte è in sala monotoraggio attaccato a mille fili.
Vi farò sapere nelle prossime ore come sta andando. L’unica cosa certa è che se ne deve stare calmo e iniziare una nuova vita con assunzione di farmaci per sempre.
A presto
un bacione
luciana
————————-
grazie mie care delle vostre parole. mi sono svegliata adesso dopo una notte effettivamente non riposante.
all’ospedale hanno detto a paolo che senza il mio intervento magari non sarebbe morto, ma il risultato sarebbe stato ben più devastante. adesso la cosa più complicata sarà l’attesa del secondo intervento e il convincere paolo a “stare fermo” poichè la salita di nesso potrebbe compromettere l’assestamento dell’arteria sistemata e le altre due non sono sufficienti a compensare.
comunque come sempre bisogna vivere attimo per attimo ciò che accade. la cosa più tremenda per me ieri è stata l’attesa (in reparto era appena deceduta una signora) e la consapevolezza che avrei potuto essere io quella che riceveva la notizia.
ho chiesto ai medici se il motivo poteva essere legato agli sforzi fatti da paolo nel giardino, ma mi hanno detto che quelli sono “la ciliegina” (ieri ha trasportato un vaso mentre soffriva …), in quanto questo processo arterioso in realtà ci ha messo anni per formarsi, solo che è stato silente.
nemmeno l’ECG avrebbe mostrato questa sofferenza e del resto mica tutti possono farsi una coronarografia preventiva (è un esame invasivo fatto a occhi aperti, ma anche su questo paolo mi ha detto che è sopportabile).
non so se sia possibile tenere il cellulare in ospedale. paolo ha quello dell’università, che gli serve per registrare gli esami, ma temo che nell’unità intensiva non si possa usare. Del resto lui vorrebbe già avere il portatile perchè deve preparare un intervento formativo.
vedremo cosa diranno i medici. Riposo sì, ma questo tipo di lavoro (un’ora presso l’unione industriali di como)  potrà farlo!
non preoccupatevi per me. credo di poter continuare la mia vita senza particolari stravolgimenti visto che le visite ospedaliere sono limitate agli orari ufficiali e quindi posso anche andare a lavorare.
l’unico impegno sarà quello di andare a nesso a bagnare l’orto, se non verrà la pioggia, ma anche in questo caso nulla è così fondamentale come il fatto che paolo ce la possa fare.
per le notizie, vi tengo aggiornate, in quanto il telefono che squilla in questo momento sono sicura mi metterebbe in agitazione.
grazie, vi sento vicine.
ora provo a tornare a letto.
a presto
luciana

Paolo: bollettino sanitario di venerdì 16 maggio 2014

buongiono a tutti, carissimi.davvero carissimi.
i vostri messaggi sono stati un farmaco complementare a quelli che, da paziente che tende sempre ad apprezzare chi fa lavoro di servizio, mi davano i medici e gli infermieri.


il BICCHIERE MEZZO PIENO è che sabato non ho completato la data dei miei anni che aggiungo sempre al mio nome (Paolo Ferrario, Como 1948 – …) e che alle 18 e 30 attraverso il centro storico di Como e vado a casa. In buona sostanza: dimesso!

il BICCHIERE MEZZO VUOTO è che la diagnosi è: “infarto miocardico anteriore trattato con stent medicato e malattia coronarica multivasale”


comincia la nuova fase della vita: quella di adattarsi soggettivamente alle condizioni oggettive date. A partire dai farmaci a vita
Però ho buoni amici e buoni compagni nel viaggio
Ci ritroveremo spesso in bacheca
E da lunedì comincio a correggere le bozze del mio libro che uscirà a fine anno. Evidentemente anche lui voleva che ce la facessi
grazie ancora. e col tempo risponderò a ciascuno di voi

carteggio email con Christiane e Thomas: una vicenda biografica parallela

per una singolare coincidenza sincronica siamo stati ricoverati nella stessa stanza nei difficili tre giorni della fase acuta post operatoria
stesse traiettorie biografiche: due coppie che si amano molto
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Thomas e Paolo: “fratelli” nella malattia
Christiane e Luciana: “sorelle” nell’amore per l’amato
manterremo il contatto tramite email
piacere di avervi conosciuto
 
Thomas and Paul: “brothers” in sickness
Christiiane and Luciana sisters in love for the beloved
we will maintain contact via email
pleasure to have met you
il mio blog sul lago di como:
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Caro Paolo,
I hope that you are doing very well today!
Although under bad circumstances, it was so nice meeting You and Luciana.
I had a quick look at your blog on the Lario (coatesa.com) – it is wonderful.
See You soon in ospedale, tanti auguri,
Christiane
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cara christiane
anche noi siamo felici di questo nostro incontro
quando ti ho vista accanto a thomas , soprattutto nei difficili primi giorni, mi hai tanto ricordato la mia amata luciana
preferiamo fornire agli amici questa specie di “bollettino medico”, invece che dare a ciascuno la stessa informazione
così resta più tempo per noi due
se tornerete a como, in buona salute, vi faremo conoscere la bellezza di Coatesa (è una frazione del comune di Nesso)
cari saluti e buon futuro a voi e a noi
paolo
liebe christiane 
Auch freuen wir uns, dieses Treffen haben 
wenn ich neben thomas sah man, vor allem in den schwierigen Anfangszeit, ich habe mich so sehr an meinen geliebten Luciana erinnert 
wir lieber an Freunde, diese Art von “medizinischen Bericht” geben, anstatt so dass jeder die gleichen Informationen 
so mehr Zeit für die beiden von uns 
wenn Sie como zurückkehren, bei guter Gesundheit, werden wir Ihnen die Schönheit der Coatesa wissen lassen (ist ein Dorf in der Gemeinde von Nessus) 
Grüße und gute Zukunft für Sie und uns 
paul

da una email di Luciana in risposta a Carla: e sue glosse in rosso

ciao carissime.
Siamo arrivati a giovedì, oggi paolo ha fatto la risonanza (un’ora dentro il tunnel) ed ha vinto il timore claustrofobico concentrandosi sul sentiero di amaltea  (E’ UNA TECNICA VERA E PROPRIA DA BREVETTARE !)(a un certo punto gli hanno detto che doveva stare senza respirare per un minuto). Era molto soddisfatto di sè. Adesso che può alzarsi, mi ha dato dimostrazione anche della discesa e salita di una rampa di scale, fatta con la giusta lentezza.
Non sa ancora quando lo dimetteranno, ma non manca certo molto. Non si è nemmeno sicuri di quanto tempo ci vorrà per il secondo intervento, poichè devono fare valutazioni sull’andamento reattivo dell’arteria principale. Potrebbe essere anche fra 4- 5 mesi.
Sarà inserito in un programma di follow-up (attivo in tutte le cardiologie) che gli darà la scansione dei tempi di tutti gli esami di controllo. Insomma, pur potendo tornare a una vita relativamente tranquilla, dovrà essere monitorato nel tempo.
La vicenda singolare è che ha finito di scrivere il libro pochi giorni prima di pasqua e proprio oggi, alla vigilia della dimissione, è arrivata via mail la bozza con le correzioni per la stampa.
E’ come se anche la sua opera avesse rifiutato di essere “ultima”! QUESTO L’HO PROPRIO PENSATO ANCH’IO!
Io sto bene, sono un po’ stanca e un po’ scissa fra la vita normale e questa vicenda. Devo abituarmi anch’io ai nuovi ritmi e alla nuova organizzazione che ci sarà per le regole che gli verranno consegnate al momento della dimissione.( Vedrai cHe CI riuscirai e insieme troverete nuovi ritmi, farete nuove scelte piu’ selezionate, purtroppo anche qualche rinuncia, ma verra’ naturale…subito compensata da una maggiore tranquillita’ psicologica del vs. quotidiano……gia’ cosi’ tanto ricco di cose essenziali, come l’amore, la capacita’ di elaborare questa esperienza sia dentro di voi ma poi ….per tutti noi….che stiamo vivendo insieme …”.quasi in diretta”QUESTO VS. NUOVO PERCORSO…..)

Luciana: bollettino di giovedì sera, 15 maggio 2014

bollettino di giovedì sera, scritto venerdì mattina
tutto OK. fatta risonanza magnetica, esperienza che verrà direttamente raccontata da paolo.
il decorso sta proseguendo bene
come regalo di ripresa, gli è arrivata la bozza del suo libro, terminato giusto in tempo prima dell’infarto, e pronto ad essere corretto subito dopo!
ho ripreso io per abitudine di info quotidiana e ieri sera paolo ha finito tardi la risonanza, per cui visto che stamattina non aveva fatto in tempo a postare niente, ho pensato di farlo io per coloro che stanno seguendo la vicenda in diretta
grazie e ciao
luciana.

racconto della mia (prima) RISONANZA MAGNETICA per verificare la situazione cuore dopo l'infarto, giovedì 15 maggio ore 17

il percorso che mi ha consentito di attraversare la paura per la risonanza magnetica:

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lettera di Piero, 15 maggio 2014

Carissimo Paolo,
                           ho letto e riletto il tuo messaggio di ieri ( l’infarto del 10 maggio 2014).
Ho letto e riletto soprattutto il tuo racconto, prima nel silenzio proposto dal monitor, poi a voce alta alla Chiara, poi ancora a mia figlia Anna.
Sei straordinario. Anche il tuo stile rivela qualità di narratore inimmaginate.
E’ successo.
Caro Paolo, la mazzata si è fatta sentire, ma tu  l’hai sopportata bene. Dal groviglio delle pesanti novità  verrai fuori, verrete fuori tu e Luciana, con una marcia mentale in più, anche se magari costretti a qualche novità di vita.
Con sincera amicizia, un forte abbraccio.
caro, carissimo ***
riprendo il contatto dopo la tua lettera del 15 maggio, in risposta al racconto dell’infarto del 10 maggio
il rapporto diretto con una malattia che mette in bilico cambia la vita
ora sto adattando abitudini che si erano in me consolidate in decenni di quotidianità
l’adattamento è alla insegna della lentezza necessaria.
per mia (e nostra) fortuna como è una città adatta al cammino lento: farò percorsi sulle strade, le piazze, le chiese, le case che ne segnano la storia
voglio dirti che le tue parole sono state come una medicina. una omeopatica medicina che ha riattualizzato la splendida e generosa persona che tu sei sempre stato. le tue parole mi hanno dato, in quel particolare momento, un sostegno psicologico importante
l’elemento più interessante è come contano i ricordi , ora. RICORDARE è IMPORTANTE dice la voce del filosofo che con il suo linguaggio sostiene che OGNUNO è destinato alla gioia: http://antemp.com/2012/10/05/emanuele-severino-ricordare-e-importante/
mi sono permesso di riportare nel diario anche la tua lettera, rispettando la tua privacy : http://paolodel1948.com/category/diario-e-lettere/malattie/infarto/
mi è di conforto tenere, come in una scatola (come si faceva una volta) i vari messaggi
non sono abbattuto e non sono pessimista.
grazie ancora e cari saluti a te e alla tua famiglia

Paolo: bollettino sanitario del 14 maggio 2014

Carissimi amici presenti sulle sottili reti di face book: GRAZIE per i vostri messaggi affettivi, solidali, partecipativi.


I fogli con i vostri messaggi che giornalmente mi ha portato Luciana sono stati un eccezionale segno di vicinanza e un “farmaco” omeopatico di forte valore terapeutico.


I giorni di immobilità monitorata sono stati tre. Da ieri sono nel reparto di cardiologia. Il cambio di situazione è stato grandissimo: ora mi posso muovere. La stanza è al sesto piano dell’ospedale da dove godo una magnifica vista sia sulla città murata (si vede bene la spina verde, la chiesa di san Carpoforo, il Baradello, la città murata, Il Duomo e – dall’altra parte Brunate, il tracciati della funicolare, la via santo Garovaglio dove per una ventina d’anni mio padre è stato chino sui disegni dei tessuti)


Il tempo ora è più vicino alle mie abitudini: leggo i giornali e i libri, sottolineo, schedo, estraggo i ritagli.
E scrivo. Qui sotto c’è una pagina autobiografica sul vissuto di questa esperienza: http://paolodel1948.com/2014/05/10/il-10-maggio-2014-nel-giorno-di-sabato-e-arrivata-la-mazzata-la-diagnosi-sara-infarto-infarto-preso-in-tempo/

Domani dovrò fare una risonanza magnetica per verificare lo stato del cuore, “offeso” dalla insufficienza coronarica di sabato scorso.

E, probabilmente, sarò dimesso sabato prossimo, con le tassative prescrizioni terapeutiche e di comportamento connesse all’infarto
Quando avrò più agibilità su internet raccoglierò con la cura che meritano i vostri messaggi e ringrazierò personalmente ciascuno di voi.
Diciamo che poteva andare molto male.
E, invece, l’organizzazione sanitaria, questa volta incarnata nell’ospedale Valduce, ha funzionato.
Grazie ai medici, alle infermiere e agli infermieri della cardiologia, agli operatori di assistenza di questo reparto collocato in un ospedale di antica origine e che si è sempre adattato ai cambiamenti storici, legislativi e istituzionali
E ancora un sentito grazie a ciascuno di voi

bollettino di martedì sera, 13 maggio 2014, h 19.45

bollettino di martedì sera h 19.45

Oggi la giornata è stata migliore di ieri.

Notizia n. 1 per me stupenda: il convegno del 23 maggio è stato spostato in autunno. Paolo avrebbe dovuto relazionare sul sistema lombardo in materia di cure palliative e ci stava già..lavorando da ieri, pur con i limiti fisici dei collegamenti di monitoraggio. Il cardiologo (interrogato durante la coronarografia) aveva dichiarato possibile questa partecipazione.

Notizia n. 2: con molte probabilità domani sarà trasferito in reparto. Oggi l’hanno fatto alzare per un breve periodo, gli hanno montato sul torace il monitor che sostituisce quelli presenti in unità coronarica,,e ora non è più seminudo, ma vestito con pigiama e una strana protuberanza che gli gonfia il petto.

Notizia n. 3: per motivi di lavoro domani non potrò essere presente in ospedale, ma se riuscirà ad eludere i controlli dei cerberi mastini sanitari è facile che sia direttamente paolo a dare notizie di sè: nel qual caso ciò non capitasse, non preoccupatevi del silenzio perchè sarò a casa tardi e, soprattutto, senza particolari notizie non potendolo vedere.

Per gli amici che mi offrono aiuto
non ho particolari problemi. Questi casi si complicano quando vi è la presenza di figli, nipoti, genitori anziani.

Io e paolo non abbiamo nulla di tutto ciò, se non l’un l’altro.

Vi chiedo però di non offendervi o di non prendervela se non telefono o non rispondo al telefono. L’unico bisogno che ho in questo momento è del tempo per me e per riprendere le fila del mio lavoro che spesso mi richiede compiti di scrittura serale, attenzione e concentrazione.
Dedico volentieri tempo agli aggiornamenti perchè so quanto è importante sapere cosa accade a chi si vuol bene, ma non riesco ad aggiungere anche l’impegno di sostenere tutte le telefonate che si stanno susseguendo in questi giorni.
Quando tutto si sarà risolto, ritornerò alle vecchie abitudini. Per il momento accontentatevi di questo.

Ho trasmesso anche stasera a paolo tutti i vostri messaggi, sia di fb, sia di posta.
naturalmente si è ricommosso e ringrazia vivamente per tutte queste inaspettate attenzioni.

Con la speranza che da prestissimo riappaia la firma di paolo, vi saluto caramente e vi ringrazio per la vicinanza
luciana

Luciana Quaia su Paolo Ferrario: bollettino di lunedì sera, 12 maggio 2014, ore 19.45, dedicato a chi desidera notizie sull’evoluzione

bollettino di lunedì sera ore 19.45 dedicato a chi desidera notizie sull’evoluzione
Anche oggi giornata abbastanza positiva.

Notizie buone:
1) Per parafrasare Eugenio Borgna, Paolo è stato salvato dalle “intermittenze del dolore” e un intervento tempestivo. In caso contrario ci sarebbero state parecchie probabilità di parlare di lui al passato remoto.


2) in tutto questo c’è anche il merito della scelta dello staff, di non aver atteso il giorno successivo e di non aver deciso il trasferimento ad altro ospedale. per un docente di politica sociale questo è stato un evento molto istruttivo


3) il supervisore dello staff che forma e controlla l’operato dei dirigenti conosce Veleso e quindi anche Nesso: con le dovute precauzioni, senza portare pesi, con calma e lentezza, paolo potrà rivedere la sua amaltea. credo che questa oggi sia stata la notizia più bella.


Notizie meno buone:
1) deve fare la risonanza magnetica per verificare l’entità del danno cardiaco (un po’ di timore claustrofobico)


2) è ancora in terapia intensiva e sta perdendo la pazienza perchè è da due giorni e mezzo immobilizzato a letto e ha voglia di alzarsi, ma soprattutto di poter usare il suo computer


3) non ci sono posti disponibili in reparto, quindi per il momento rimane lì.

Per gli amici che chiedono se siano possibili visite: No.
Mi spiace per Robi e Marcello a cui probabilmente non avevo spiegato bene il funzionamento di questo reparto particolare. Si accede solo per breve tempo, si deve chiedere il permesso ed essere uno alla volta, si devono indossare indumenti speciali e farsi registrare.
Oltretutto, Paolo è vero che si sente bene, ma è pur sempre collegato a tutte le apparecchiature e quindi non nelle condizioni migliori per poter fare 4 chiacchiere con pompe che si attivano, campanelli che suonano, strani e misteriosi bip bip.

Lui è felice delle stampe che gli porto di tutti i vari messaggi. Io lascio quotidianamente aggiornamenti per chi vuol sapere come va e al momento ci pare che le cose funzionino bene così.
Naturalmente ringrazia e ricambia i saluti a tutti

Eventualmente per le studentesse: e gli studenti interessati: don’t worry. il prof sta già pensando agli appelli di giugno e luglio!!

Mi sembra di avere detto tutto …
Grazie e salutoni a tutti da paolo e luciana

bollettino di domenica sera, 11 maggio 2014, ore 19.45


nel complesso è stata una buona giornata, nel senso che i monitor non hanno segnalato problemi particolari.

Secondo momento di commozione alla lettura dei vostri messaggi per i quali ringrazia e che lo sostengono molto.

Devo dire che la lettura della marea di auguri (nonchè le lettere private) molto spesso commuovono anche me, ancora frastornata dall’evento. Grazie di cuore (almeno di quel che rimane!).


Da domani sarò meno presente negli aggiornamenti, Spero che avvenga presto il passaggio nella stanza di reparto, così forse riuscirà lui stesso a salutarvi.


Nel frattempo gli ho portato “beni di consumo culturale” un po’ più leggeri dell’impegnativa lettura di severino e registratore con cuffiette per fargli passare in modo più lieve il lungo tempo dell’immobilità.
ciao a tutti
luciana

bollettino medico di domenica 11 maggio ore 12.


ciao a tutti e grazie per i vostri messaggi che ho stampato e portato a paolo.

Si è molto commosso, per cui non so se ho fatto bene a provocargli queste emozioni.


La diagnosi è: infarto.


Il decorso sta procedendo bene ma ha il divieto assoluto di alzarsi, la qualcosa lo disturba molto. Ora che non sente più il dolore, vorrebbe essere più autonomo, ma deve ovviamente sottostare al protocollo riservato agli infartuati.

Come immaginavo, in unità coronarica è vietato l’uso degli “ordigni elettronici” come li chiamo io.

Spera di essere trasferito di reparto nei prossimi giorni. Al momento sta scrivendo il diario.

Sta realizzando il cambiamento che questo evento porterà alla sua vita, ma insieme troveremo sicuramente nuove strategie per far sì che tutto possa diventare accettabile senza troppe rinunce. Almeno si spera.
A presto e un caro saluto
luciana

Il 10 maggio 2014, nel giorno di sabato, è arrivata la “mazzata”. La diagnosi sarà: INFARTO. “Infarto preso in tempo”

 

Il 10 maggio 2014, nel giorno di sabato, è arrivata la “mazzata”.
La mazzata, in una magnifica espressione linguistica di Severino, è l’esperienza del dolore e della morte.

Leggerò, poi, queste sue righe:

“L’uomo può cominciare a vivere solo se vuole trasformare sé stesso e il mondo da cui è circondato, Se non fa questo non può nemmeno compiere quella trasformazione di sé che è il respirare in senso letterale. E muore. Vive solo se si fa largo nella Barriera che gli impedisce di trasformare sé e il mondo”

in Emanuele Severino, La potenza dell’errare, Mondadori 2013, p. 44/45.

Arriva il momento in cui “non ci si può fare largo”. L’ho sperimentato.

Io e Luciana eravamo a Coatesa, nel luogo del destino (nel Link c’è il racconto e il vissuto di Luciana, il mio amore).
Già all’arrivo c’erano segnali del corpo. Discontinui, ma mai provati fino ad allora.

E mi decido a parlarne, dicendole subito: “Qualsiasi cosa accada, ricordati che ho vissuto al meglio ogni attimo della nostra vita assieme
Poi un dolore forte, lancinante, trafittivo all’altezza del cuore: come una coltellata che arriva dall’interno. Diverso da tutti i tipi di dolore fino ad allora provati.

Torniamo a Como. A posteriori so che guidare una automobile in quelle condizioni è stato un rischio. Ma resistevo alla idea che fosse arrivato “quel” momento.
Devo solo a Luciana se, successivamente, ho preso la decisione di andare al pronto soccorso: le mie “resistenze” alla sfida che stava arrivando mi avrebbero portato alla probabile morte. Devo a Luciana ancora un po’ del tempo che resta.
Il pronto soccorso è quello dell’ospedale Valduce, lo stesso in cui venni operato di tonsille, nel 1951 o 1952.

Da questo momento la techne medica prende in mano la mia vita.
Il sistema istituzionale, le procedure, probabilmente i DRG, i professionisti preposti ai vari pezzi organizzativi (ognuno di loro ha svolto con efficacia il proprio compito: grazie) hanno funzionato sia come meccanismi interni (“funzionamento”), sia come raggiungimento degli obiettivi (“funzionalità”). Un successo organizzativo, pensando che era di sabato pomeriggio, circa attorno alle 17.

La diagnosi sarà: infarto. “Infarto preso in tempo”

Nella sala operatoria della divisione di cardiologia mi dicono: “tutte e tre le coronarie sono ostruite al 99%. Il dolore è provocato da questo: il cuore non riceve sangue”.
L’intervento di  “coronaroplastica”  cardiologica consiste nell’inserire un “retino”: di fatto un anello (“Stent”) che allarga l’arteria principale. Dovrò fare lo stesso intervento per almeno una seconda coronaria nei prossimi mesi.

Nella prima fase di questa vicenda ho verificato i fattori storici e culturali della techne medica, alla quale noi moderni affidiamo le nostre vite. Si tratta della stretta connessione fra:

1 diagnosi efficace

2 terapia adatta, standardizzata e validata.

Non sempre la medicina (che è costituita da un pensiero ed una prassi entrambi ipotetici) è in grado di esibire quella connessione.

Abbiamo così:

1 le “diagnosi incerte e controverse”

2 la gamma delle “terapie possibili” e cariche di ansiogene alternative

La cardiologia, nell’ambito delle scienze mediche, è maggiormente in grado di stabilire procedure standardizzate e verificate. Forse in questa parte del corpo la medicina ha amplificato la sua (ipotetica, ripeto) capacità di “rimedio”

Vengo trasportato su un letto monitorato della unità coronarica. Di fatto isolato dal resto del mondo, perché da quel letto non mi posso muovere. Mi manca del tutto quel rapporto con internet e il web, che ormai costituisce una “estensione necessaria” del mio cervello. E’ una sensazione di sospensione dalle relazioni comunicative ormai più consistenti di questi ultimi anni. Mi fa sentire “spaesato”.

E Luciana, adattandosi alla situazione, si trasforma nel dio Ermes mediatore e farà in modo di “tenere i fili” di quelle relazioni , imparando in condizione estrema perfino ad usare la bacheca di facebook. Gli elenchi dei messaggi che mi e ci sono arrivati hanno costituito una grande sorpresa interpersonale. E il sentimento è spesso sconfinato nelle lacrime.

Le fasi terapeutiche sono dunque queste:

  • diagnosi in emergenza;
  • intervento di chirurgia cardiovascolare angioplastica;
  • controllo immediatamente post operatorio in letto monitorato (primi tre giorni);
  • spostamento nelle attigue stanze, nelle quali si accresce la libertà di movimento (lo spazio-barriera ora è la stanza, mentre prima era il letto);
  • poi ci sarà la dimissione
  • e uno stile di vita che dovrà essere diverso.


La fase della terapia intensiva è stata un problema, in particolare per le funzioni escretorie: “pappagallo, “padelle” e “comode” sono protesi utili, ma troppo esposte al “pubblico”. Qui è il “privato” a essere contaminato.

Anche le cosiddette “visite” sono un problema. Sono due ore al giorno con un visitatore per volta.

E io ho bisogno di vedere solo Luciana. Sottraggono tempo alla mia relazione primaria.

Per cui ho chiesto che non ci fossero: e sono state ampiamente sostituite, con esiti comunicativi sorprendenti, dalla messaggistica internettiana, che acquista un valore empatico di solito inavvertito in altri momenti.
“Sentire” così tante persone che partecipano al mio molecolare evento, è stato bellissimo, commovente e importante.

La notte è lunga. La notte non passa mai. Ottimo il registratorino Olympus e l’ascolto degli Audiolibri. Strumenti davvero capaci di dare un altro segno alla lentezza e palpabilità delle ore. Nina Simone, Antony and the Jonsons, Emanuele Severino (indispensabile), Massimo Cacciari, le letture poetiche di Domenico Pelini …  aiutano. Aiutano molto nelle notti cariche di buio e di luci.

In uno dei “giorni dell’immobilità un improvviso e forte temporale ha riattivato l’angoscia. Paura per l’orto, per la solitudine della tartaruga, per la stanza sul centro storico. Paura dell’incontrollabile e dell’imprevedibile. Paura che la “mazzata” ritorni. Paura che la vita intera sia in balia degli eventi caotici.
E’ nell’immobilità dello stare costretto su un letto che comprendo che la libertà consiste proprio nel gesto semplice di potere muoversi e agire sul mondo.

Osservo il monitor che calcola (sempre in modo ipotetico e probabilistico) le mie funzioni vitali: basta uno sforzo e le linee si impennano. Poi si mettono a battere le frequenze che stanno nella norma:
l’uomo può cominciare a vivere, Emanuele Severino, La potenza dell’errare, pag. 44


Ho la chiara cognizione che da sabato 10 maggio cambia tutto (o molto) nella mia quotidianità: sarò un po’ meno il regista delle mie azioni. Le attività più penalizzate saranno certamente quelle legate ai lavori pesanti di giardinaggio a Coatesa. Non certo quelle internettiane, per le quali anche una mobilità lieve è sufficiente.
La percezione netta è quella di un “rallentamento” costellato anche da “interruzioni imprevedibili”.
Non ci sono strade alternative: occorrerà adattarsi soggettivamente alla nuova situazione oggettiva. Scoprirò (poi) che anche Epitteto aiuta.

Primo giorno il bollettino medico di Luciana, sera del 10 maggio 2014

Non so se riuscirò a inviare questo messaggio, ma ho cercato le istruzioni su google, per cui ci provo.
Scrivo per conto di Paolo che in questo momento è in sala monitoraggio nel reparto di cardiologia. E’ in mano alla “Techne”, di cui non può che riconoscerne l’efficacia, essendo stato strappato a un preinfarto per un pelo. Ora lo attende un periodo di recupero e poi un nuovo intervento, essendotutte e tre le coronarie malmesse.
Domani tento di verificare se si può portare in ospedale il portatile, ma se non fosse possibile, il tempo medio del ricovero è di circa una settimana.
L’ho lasciato tranquillo e con la promessa di scrivere queste righe su FB (fatto da me è veramente un evento eccezionale perchè sono assolutamente incapace di usare le tecnologie) per tutti i suoi amici virtuali e non.
Il “rimedio severiniano” per il momento ha funzionato.
Il suo saluto a voi tutti.
Grazie
luciana
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Prodotti naturali per proteggere le nostre piante, da « Coltivare l’orto

un breve elenco di prodotti che potete utilizzare per il vostro orto naturale:

– Algomin: composto da alghe coralline calcinate, seccate e polverizzate. È utile per combattere le infestazioni fungine.
– Etermut: combinazione di polveri vegetali utili per allontanare le mosche dalle carote
– Oscorna: ricostituente fluido che stimola la crescita. È un mix di piante officinali, concimi organici, lieviti ed alghe.
– Preicobakt: polvere composta da argilla, ingredienti vegetali ed organici. Spruzzato su radici e cortecce, eliminano così muschio, uova di parassiti e protegge le piante dal gelo.
– Emulsione di olio bianco: da spruzzare sulle piante, combatte cocciniglie, afidi e elimina uova di parassiti

 Algifert: composto di alghe ridotte in polvere, ideale per preparare una soluzione concimante nutriente

da Prodotti naturali per proteggere le nostre piante « Coltivare l’orto.

Vanno, vengono … forse solo la nostra presenza interrompe quella loro costante … testo di Anna

Reparto di psichiatria
Vanno, vengono ,a ritmo costante, forse solo la nostra presenza, ogni tanto, interrompe quella loro costante.
Nella lunghezza del corridoio un solo divanetto interrompe la  linearita’ del loro “passeggiare”.
Tutti sembrano far parte di un altro mondo, dove ci si e’ finalmente spogliati di tutto, ma non si e’ ancora in pace.
Mi siedo e lei si siede accanto a me, mi guarda con occhi svuotati, incolore, e’ a piedi nudi, non so quanti km abbia gia’ accumulati prima del mio arrivo.
Ogni tanto, quando un altro lascia la sua stanza, lei si precipita dentro.
E’ l’unica volta che vedo un’addetta rivolgerle la parola, dandole del tu!
Dicono che rubi il denaro. Vive li’ da alcuni mesi.
Il personale e’ concentrato, come un grappolo, su una porta, i dottori, invece, stanno chiusi dietro la porta. .
Le parti sono tutte presenti, ma non si incontrano.
Vanno, vengono, un giovane avanza, fuori ritmo, a “petits pas”, si’ con quei passi impercettibili dei ballerini provetti che sanno misurare i centimetri.
E’ sfatto. Della sua giovane eta’, del suo giovane corpo e’ gia’ stato tutto bruciato.
Il silenzio insopportabile di quel corridoio lo rompe un altro giovane, grande e gonfio come un pallone.
Non ha un punto del corpo senza tatuaggio, gli anelli al  naso e al labbro.
Esce dalla struttura  insieme a un sorvegliante, la sua voce compensa del silenzio di tutti gli altri.
Con mano tenera, come quella di un bambino, raccoglie dal prato il suo orsacchiotto, gia’ asciutto.
Se lo stringe sul petto, sorride.
Guardo ancora una volta tutti i loro occhi di una tristezza inconfondibile, se si sono gia’  frequentati questi corridoi.
All’orizzonte le nostre palestre di roccia rosa lillato , un manto forte e dolce che a ogni tramonto stende il suo abbraccio fin dentro quel corridoio.
Anna, 22 settembre 2011

Phytoseiulus persimilis è un fitoseide predatore utilizzato, con successo in tutto il mondo, per la lotta biologica al ragnetto rosso (Tetranychus urticae), su varie colture orticole ed ornamentali, da Eugeastore

Phytoseiulus persimilis è un fitoseide predatore utilizzato, con successo in tutto il mondo, per la lotta biologica al ragnetto rosso (Tetranychus urticae), su varie colture orticole ed ornamentali.

Attenzione: il fitoseide assomiglia molto alla sua preda, è anzi propriamente un “ragnetto rosso” a differenza dell’acaro dannoso che è più biancastro con due macchie scure). Le femmine sono leggermente più grandi di un ragnetto rosso e molto mobili (nella foto a sinistra il ragnetto rosso a destra il fitoseide).
P. persimilis è caratterizzato da una elevata capacità di ricerca ed è in grado di esplorare ampie superfici. Lo sviluppo in condizioni ottimali è anche più rapido di quello della sua preda.

Istruzioni. Molto importante è la cura nell’uniformità della distribuzione sulle piante attaccate. Per il miglior risultato, è importante iniziare l’inseriumento del predatore precocemente, già alla presenza dei primi ragnetti isolati. I quantitativi totali di lancio variano da un minimo di 5-6 fino a 20-25 individui per m2.

Confezione. Flaconi con 1000 individui con materiale disperdente per una più facile distribuzione.

da: fitoseide.

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