a: da classificare · pomodori

i POMODORI del 4° corridoio (detto del Caco e degli Agrumi), luglio 2017

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CitazionI

“Pusee sa giudica, meno se ama” (“più si giudica, meno si ama”), #giudicanti. Citazione da: Fausto Forni, UN ANZIAN CHE MOEUR, L’E’ NA BIBLIOTECA CHE BRUSA, edizioni New Press, 2007

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da Fausto Forni, UN ANZIAN CHE MOEUR, L’E’ NA BIBLIOTECA CHE BRUSA, edizioni New Press, 2007 Como

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a: da classificare · Orto nei vasi · ORTO: lavori, cure, manutenzione

Orto: i primi raccolti della estate del 2017

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a: da classificare · arrivare a Coatesa · BATTELLI e Corriere

Arrivo del BATTELLO a Coatesa

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COMO città · Conosco Como? · Peron Ettore e Dell'Acqua Davide · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Ettore Maria Peron, STORIA DI COMO dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell’immagine, 2017, p. 300. Indice del libro e video di presentazione a Como, a Nesso, e a Venegono inferiore (Varese)

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Video di presentazione alla Fiera del Libro di Como :


Video di presentazione alla Biblioteca di Nesso:


Video di presentazione a Venegono Inferiore (VA), Villa Molina:


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a: da classificare · Proverbi e Aforismi lombardi

“Visin: una parola e po ‘l fulcin”, tratto da: Elsa Albonico, Damm a trà, Proverbi del territorio lariano e del Canton Ticino, Alessandro Dominioni editore, 2016

Vicini: una parola e poi il falcetto

Proverbio VERIFICATO

tratto da: Elsa Albonico, Damm a trà, proverbi del territorio lariano e del Canton Ticino, Alessandro Dominioni editore, 2016

 

Api

LE API, UN SERVIZIO ECOSISTEMICO GRATUITO – Pink Lady | Pink Lady®

LE API, UN SERVIZIO ECOSISTEMICO GRATUITO

Sorgente: polinización – ecosistema – fecundacion manzanos – Pink Lady | Pink Lady®

a: da classificare · COATESA: frazione di Nesso

la frazione Coatesa (nel Comune di Nesso, sul Lago di Como) vista dall’aereo. Grazie a M. e F. per il dono

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I bravi tecnici smantellano la gru della villa nella baia di Coatesa, 10 luglio 2017

 

Iris

Come Coltivare L’Iris: 15 Passaggi

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Sorgente: Come Coltivare L’Iris: 15 Passaggi (Illustrato)

Ponte della Civera · ponti

I PONTI, di Ivo Andric, in Racconti di Bosnia, Newton Compton, 1955

Di tutto ciò che l’uomo, spinto dal suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e più prezioso per me dei ponti. I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti, sempre costruiti sensatamente nel punto in cui si incrocia la maggior parte delle necessità umane, più duraturi di tutte le altre costruzioni, mai asserviti al segreto o al malvagio.

I grandi ponti di pietra, grigi ed erosi dal vento e dalle piogge, spesso sgretolati nei loro angoli acuminati, testimoni delle epoche passate, in cui si viveva, si pensava e si costruiva in modo differente: nelle loro giunture e nelle loro invisibili fessure cresce l’erba sottile e gli uccelli fanno il nido.

I sottili ponti di ferro, tesi come filo da una sponda all’altra, che vibrano ed echeggiano con ogni treno che li percorre, come se aspettassero ancora la loro forma e perfezione finale. La bellezza delle loro linee si svelerà del tutto solo agli occhi dei nostri nipoti.

I ponti di legno all’entrata delle cittadine bosniache le cui travi traballano e risuonano sotto gli zoccoli dei cavalli, come le lamine di uno xilofono.

E infine, quei minuscoli ponti sulle montagne, spesso solo un unico grande tronco ovale, massimo due, inchiodati uno accanto all’altro, gettati sopra qualche ruscello montano che senza di loro sarebbe invalicabile. Due volte all’anno il torrente impetuoso ingrossandosi li trascina via e i contadini, con l’ostinazione cieca delle formiche, tagliano e segano e ne rimettono nuovi. Per questo, vicino ai ruscelli di montagna, nelle anse fra le pietre dilavate, spesso si vedono questi “ponti” precedenti: stanno lì abbandonati a marcire insieme all’altra legna arrivata per caso. Ma questi tronchi di alberi lavorati, condannati a bruciare o a marcire, si differenziano comunque dal resto e ricordano sempre l’obiettivo per il quale sono serviti.

Diventano tutti uno solo e tutti degni della nostra attenzione, perché indicano il posto in cui l’uomo ha incontrato l’ostacolo e non si è arrestato, lo ha superato e scavalcato come meglio ha potuto, secondo le sue concezioni, il suo gusto e le condizioni circostanti.

Quando penso ai ponti, mi vengono in mente non quelli che ho traversato più spesso, ma quelli su cui mi sono soffermato più a lungo, che hanno attirato la mia attenzione e fatto spiccare il volo alla mia fantasia.

I ponti di Sarajevo, prima di tutto. Sul fiume Milijacka, il cui letto è una sorta di sua spina dorsale,. rappresentano vertebre di pietra. Li vedo e li posso contare uno a uno. Conosco le loro arcate, ricordo i loro parapetti. Fra di loro ce n’è anche uno che porta il nome fatale di un ragazzo*, un ponte minuscolo ma eterno che sembra ritiratosi in se stesso, una piccola e accogliente fortezza che non conosce né resa né tradimento.

Poi i ponti visti nei viaggi, di notte, dai finestrini dei treni, sottili e bianchi come fantasmi. I ponti di pietra in Spagna, ricoperti dall’edera e come impensieriti della propria immagine riflessa nell’acqua scura. I ponti di legno in Svizzera, ricoperti da un tetto che li difende dalle abbondanti nevicate, assomigliano a lunghi silos e sono ornati all’interno da immagini di santi o di avvenimenti miracolosi come fossero cappelle. I ponti fantastici della Turchia, poggiati lì per caso, custoditi e protetti dal destino. I ponti di Roma, dell’Italia meridionale, fatti di pietra candida, da cui Il tempo ha preso tutto quello che ha potuto e accanto ai quali da cent’anni ne vengono costruiti di nuovi, ma che restano come sentinelle ossificate.

Così, ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada e si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell’uomo di collegare, pacificare e unire insieme tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, perché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi…

Così anche nei sogni e nel libero gioco della fantasia, ascoltando la musica più bella e più amara che abbia mai sentito, mi appare all’improvviso davanti il ponte di pietra tagliato a metà, mentre le parti spezzate dell’arco interrotto dolorosamente si protendono l’una verso l’altra e con un ultimo sforzo fanno vedere l’unica linea possibile dell’arcata scomparsa. È la fedeltà e l’estrema ostinazione della bellezza, che permette accanto a sé un unica possibilità: la non esistenza.

E infine, tutto ciò che questa nostra vita esprime – pensieri, sforzi, sguardi, sorrisi, parole, sospiri – tutto tende verso l’altra sponda, come verso una meta, e solo con questa acquista il suo vero senso. Tutto ci porta a superare qualcosa, a oltrepassare: il disordine, la morte o l’assurdo. Poiché tutto è passaggio, è un ponte le cui estremità si perdono nell’infinito e al cui confronto tutti i ponti di questa terra sono solo giocattoli da bambini, pallidi simboli. Mentre la nostra speranza è su quell’altra sponda. 

Sorgente: www.segnalo.it – POLITICHE DEI SERVIZI SOCIALI – ricerche bilbiografiche, www.segnalo.it

Ponte della Civera

Il ponte della Civera, a Nesso, frazione Coatesa, sul lago di Como

Il ponte della Civera, a Nesso Coatesa

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
«Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?» chiede Kublai Kan.
«Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra - risponde Marco - ma dalla linea dell'arco che esse formano.»
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: «Perché mi parli delle pietre? È solo dell'arco che mi importa».
Polo risponde: «Senza pietre non c'è arco».
Italo Calvino, Le città invisibili

 

 



 

 

 

Non riesco a trovare notizie storiche sul Ponte della Civera, se non l’annotazione che è di “probabile costruzione romana”.

Su segnalazione di un artigiano delle cornici trovo, però, il Ponte di Bobbio (provincia di Piacenza. Vedi Bobbio, in Wikipedia) il cui profilo assomiglia a quello della Civera: la tecnica ed il disegno erano quelli.

Sorgente: NESSO – COATESA, LAGO DI COMO