Paolo Ferrario,
“Il cinema è raccontare una storia facendola venir fuori dal buio”.
Aforisma per il Festival del cinema italiano, Como, 31 gennaio 2017
“Forse la verità dipende da una passeggiata intorno al lago”, Wallace Stevens
Paolo Ferrario,
“Il cinema è raccontare una storia facendola venir fuori dal buio”.
Aforisma per il Festival del cinema italiano, Como, 31 gennaio 2017
Luciana Quaia: “Cinema è entrare nelle storie e uscirne cambiati”. “Cinema è scoprirsi protagonista dopo la parola Fine”. “Cinema è essere felici quando si spengono le luci”, in BiBazz | 63 piccoli film di parole: aforismi per il Festival del cinema di Como 2017
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Sorgente: BiBazz | 63 piccoli film di parole: aforismi per il Festival del cinema
Nel primo appuntamento con il festival Il cinema italiano all’Astra, il regista Silvio Soldini e l’editore e aforista Alberto Casiraghy hanno susciatato una bellissima idea lanciata dal curatore Paolo Lipari: l’invito agli spettatori a comporre aforismi sul cinema. Ne sono arrivati numerosi (certo, non tutti sono propriamente aforismi, ma perché guardare la forma quando c’è il cuore?) ed eccoli tutti qui, insieme alle immagini di per rivivere i momenti più belli di questa dodicesima manifestazione. Le foto sono di Andrea Dastoli e Carola Scandella.
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La Libreria Plinio il Vecchio, situata in Via Vitani a Como, ha una storia affascinante e rappresentativa della cultura letteraria della città.
Fondata nel 1980, la libreria è stata un importante punto di riferimento per lettori e appassionati di libri illustrati, arte, architettura e moda. Il suo nome rende omaggio a Plinio il Vecchio, l’illustre scrittore e naturalista comasco del I secolo d.C., noto per la sua opera Naturalis Historia.
Nel 2017, la libreria ha chiuso dopo 37 anni di attività, un evento che ha suscitato grande risonanza tra i cittadini e gli amanti dei libri.
La chiusura è stata vista come una perdita significativa per la comunità culturale di Como, che ha visto in questo negozio non solo un luogo di vendita, ma anche un centro di aggregazione culturale e sociale[3][7].
Recentemente, la libreria è stata riaperta sotto una nuova gestione, mantenendo viva l’eredità culturale che l’ha caratterizzata. I nuovi proprietari hanno cercato di rinnovare l’offerta senza perdere il legame con la tradizione locale.
Questo rinnovamento è stato accolto positivamente dai residenti e dai turisti, contribuendo a riportare l’attenzione su Via Vitani, una delle strade più storiche di Como[2][4].
La Libreria Plinio il Vecchio non è solo un luogo dove acquistare libri; è anche un simbolo della resistenza della cultura locale contro le sfide del modernismo e del turismo di massa. Gli attuali gestori stanno cercando di promuovere eventi culturali e iniziative che possano attrarre visitatori e mantenere viva l’anima della libreria[2][5].
In sintesi, la Libreria Plinio il Vecchio rappresenta un importante capitolo nella storia culturale di Como, riflettendo sia la tradizione letteraria della città che le sfide contemporanee nel mantenere vivo il patrimonio culturale locale.
[1] https://laricerca.loescher.it/plinio-il-vecchio-in-mostra-nella-sua-como/
[2] https://comozero.it/attualita/la-storia-latmosfera-lanima-di-una-citta-la-dolce-vita-di-como-scorre-lenta-in-via-vitani/
[3] https://wonderlakecomo.com/it/items/libreria-plinio-il-vecchio
[4] https://coatesa.com/2018/06/26/libreria-plinio-il-vecchio-libri-illustrati-da-tutto-il-mondo-arte-architettura-moda-tessile-lago-di-como-via-vitani-14-como/
[5] https://www.laprovinciadicomo.it/eventi/agenda-degli-appuntamenti/luogo/libreria-plinio-il-vecchio_7837_75/
[6] https://dalib.it/scheda/letteraria/BIBCOMO-LET/35
[7] https://coatesa.com/2017/02/04/chiude-dopo-37-anni-la-libreria-plinio-il-vecchio-di-via-vitani/
[8] https://www.ancos.it/il-catalogo-del-mondo-plinio-il-vecchio-e-la-storia-della-natura/



Una immersione nella vita privata e intima di due italiani intrisi di etica pubblica. I loro caratteri , i loro affetti, il loro senso dell’umorismo (“come stai'” … “seduto”), la loro amicizia. Ci si affeziona a questi due. E ci si commuove. E si pensa: la polis è basata sulla responsabilità delle singole persone
Estate 1985. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono trasferiti d’urgenza all’Asinara insieme alle loro famiglie in seguito a una minaccia più allarmante del solito. I giudici stanno lavorando al maxiprocesso penale che, la storia insegna, porterà in carcere molti dei protagonisti della criminalità organizzata. Dunque entrambi sono entrati nel mirino di Cosa Nostra, ma anche di quella parte della politica che preferisce il “vivi e lascia vivere”, quando si tratta di mafia.
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La mafia vista come la normalità del male. Lui faceva una vita normale: cominciava a strangolare al mattino, andava a pranzare e poi continuava a strangolare al pomeriggio. Lei si uccide perchè il fratello si era “pentito”. Sullo sfondo la distruzione nell’acido di un ragazzo. Come se fosse ovvio fare così
Palermo, 1995. Tra i banchi del mercato, due ragazzi sono colpiti alle spalle da sicari ‘mafiosi’. Uno muore, l’altro sopravvive ma è questione di ore. Un commissario cupo e introverso indaga. A casa lo aspetta la consorte, una donna inconsolabile per il rapimento di un bambino avvenuto due anni prima e per non averne uno suo da stringere. In cortile un collega si accende un’altra sigaretta e rimane in attesa di sapere dove condurlo. Con l’aiuto dei suoi uomini, ferma e preleva un giovane geometra che sospetta prossimo ai ragazzi uccisi. Ma è evidente che il ragazzo non sa nulla…
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Qui sorge il Ponte della Maddalena, conosciuto anche come Ponte del Diavolo, uno dei tanti che costellano l’Italia e che regalano spettacolari paesaggi giocati sui riflessi nel sottostante specchio d’acqua. Il ponte fu costruito ai tempi della Contessa Matilde di Canossa (1046-1115), anche se il suo odierno aspetto è dovuto alla ricostruzione effettuata da Castruccio Castracani (1281-1328), nobile lucchese, che gli conferì la caratteristica forma dei ponti medievali a “schiena d’asino”, con la differenza che le sue arcate sono asimmetriche e quella centrale molto alta e ampia, tanto che la sua solidità sembra una sfida alla legge di gravità.
A questo ponte che collega le due sponde del fiume Serchio è legata una leggenda
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iCOMOgrafie. Il comasco Antonio Galdini partecipa al Musichiere: ritorna trionfatore
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Como (anzi Blevio) dà il suo contributo al successo con un personaggio già noto perché eccellente ristoratore allo “Smeraldo” di Blevio. Antonio Galdini, nel 1958 si presenta negli studi di Roma con tutta la simpatia (il suo famoso sorriso) che lo caratterizza e che ne fa il beniamino del pubblico. Va al Musichiere con l’intento di vincere – ovviamente – ma anche di destinare parte del ricavato all’asilo del suo paese. Vince
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Sorgente: ICOM_035. ICOMOGRAFIE: Il Musichiere. Ristoratore in TV
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Il tema è la violenza del bullismo nel tempo attuale. Tre adolescenti di scuola media superiore: ognuno “difficile” a suo modo. Il film racconta anche che “le cose potrebbero andare in modo diverso”, come si immaginava Lorenzo. Ma non è andata così. Gli adulti hanno la responsabilità di favorire una biografia diversa a questi giovani. E nel film alcuni ci provano. Ma la loro fatica ed il loro impegno non sono bastati.
Lorenzo è un adolescente che arriva a Udine perché adottato da una famiglia dopo che aveva vissuto precedente esperienza negativa di adozione. Lorenzo è dichiaratamente gay. Blu è figlia del proprietario di un’azienda e di un’aspirante scrittrice. Ha un carattere reattivo anche perché a scuola, e sui muri, viene definita ‘una troia’. Antonio è figlio di una guardia giurata e pesa su di lui la presenza del fratello maggiore morto in un incidente. E’ un abile cestista ma…
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In un piccolo paese nella provincia del Sud Italia vivono Rosa, diciassettenne abbandonata dalla madre e in conflitto col padre, e Gladys, emigrata di ritorno, nubile, impiegata in nero presso un laboratorio clandestino in cui confeziona tessuti. Quando la prima decide di trascurare gli studi per essere assunta nella sartoria abusiva, tra le due donne nasce una relazione fatta di fiducia e compensazione che le vede fianco a fianco per affermare i propri diritti.