Chat Noir · Gatti · Luna · Mi ricordo · Miciù

CAT HOSPITAL, di Luciana Quaia. Cioè su: Miciu, Luna, Chat Noir

Poco meno di trent’anni fa, al cospetto di quello che sarebbe diventato il nostro luogo di vita in comune, ci trovammo a prendere una decisione definitiva: il nostro appartamento avrebbe avuto il minor numero di porte possibili.

La scelta sicuramente era condizionate dalle dimensioni e dalla disposizione dei vani. Mancando infatti il “riscontro d’aria”, tutti i locali della casa sono localizzati sul lato est dell’abitazione e si affacciano su un lungo e spazioso corridoio.

Bibliofili entrambi, non ci fu bisogno a quei tempi di grandi negoziazioni: il corridoio della zona “notte” avrebbe accolto un armadio lungo tutta la parete, cosicchè lo spazio di quell’ingombro avrebbe ceduto il posto alla gigantesca biblioteca che Paolo aveva appositamente progettato nel suo appartamento da single.

la biblioteca di Via Venturino:

A questo punto la porta che divideva il corridoio “giorno” da quello sequenziale costituiva un deciso ostacolo, poiché la sua apertura avrebbe interferito con la porta dell’armadio che là doveva essere collocato. Per cui, su suggerimento di un solerte geometra che raccoglieva i nostri desideri per costruire su misura il guardaroba con determinate caratteristiche, optammo per una porta a due battenti scorrevole atta a separare i due corridoi:

Porte del soggiorno, dello studio e della cucina, invece, eliminate.

Salvate in extremis quella della camera da letto e, più che altro per eventuali ospiti, quella del bagno.

Che c’entra tutto questo con il cat hospital del titolo?

C’entra, c’entra, eccome se c’entra.

Esattamente a partire dal 1997, quando nella nostra vita di coppia è entrata stabilmente Miciù.

A onor della precisione, già dal 1996 la nostra casa si era prestata a temporaneo cat hospital, quando in occasione della prima cucciolata di gatti osservata in diretta ad Amaltea, si prese la drastica decisione di sterilizzarne tre, poiché fra i cinque micini ben quattro erano femmine, (la quarta se l’era portata via un viandante, chiedendo l’autorizzazione al nostro sprovveduto vicino).

Peccato che in quell’epoca non eravamo in possesso di videocamera e di blog: la memoria con gli anni fa sfumare i dettagli dei ricordi. Ci chiediamo spesso infatti come avevamo potuto portare in un viaggio di sedici chilometri tre gatti di sei mesi in un’unica gabbia.

L’unica indelebile reminiscenza è l’odore nel tragitto e Paolo che, entrando in casa,  sbraita: “Tu resta qui” e si chiude nel bagno (la porta in quel momento si rivelò una provvidenza). L’altro ricordo netto sono io che, finita l’operazione di pulizia (tutte e tre le signorine in vasca) entro e con il phon procedo alla loro asciugatura. Ancora non riusciamo entrambi bene a ricordare come sia stato il decorso post-sterilizzazione. Paolo sa molto bene quello che è successo in ambulatorio, e la fatica del veterinario nel capire con chi si doveva procedere per non confondere le tre vispe bestiole che continuavano a farsi il girotondo intorno. Io ho un vago ricordo di loro tre che, con la coscia rasata da tacchine, corrono sullo schienale del divano, ma per quanto tempo proprio non rimembro.

Bene, arriviamo al 1997 e all’arrivo della piccolissima Miciù, tre mesi, in novembre. Aveva un pessimo aspetto in giardino, per cui decidemmo di portarla a Como per la visita veterinaria. Diagnosi di seria tracheite e terapia antibiotica per una settimana. Era la prima volta che un esserino così piccolo conviveva con noi, stava male e la tosse aspra e violenta le causava vomito. All’ora di andare a letto, guardai Paolo e dissi: “la porta della camera stanotte resta chiusa, prima che venga dentro e ci vomiti addosso”.
Avevo sottovalutato, o meglio non conoscevo affatto, la determinazione dei gatti. A mezzanotte e rotti, un gran graffiare alla porta con lamentoso gnaulio. “Lasciamola stare, vedrai che fra un po’ smette”. E infatti di lì a poco, di nuovo silenzio. Ma dopo pochi minuti, Miciù aveva adottato una nuova strategia. La porta della camera (segata per via della nuova piastrellatura del pavimento) presentava uno spiraglio sotto cui la furbissima malaticcia poneva le unghie a mò di leva  e, causando rumori sinistri che nel cuore della notte producevano un suono ancor più inquietante, si dava un gran daffare per dichiarare la sua voglia entrare. Vinse lei. Vomito compreso.

Da quella sera la porta della camera rimase aperta e Miciù non tornò più ad Amaltea. Tuttavia una regola volevo vincerla anch’io. “Miciù resta, ma si deve accontentare solo della zona “notte”. La mia preoccupazione era per tende e divani.

Così si passò a tenere chiusa la porta a due battenti (scorrimento laterale e binario sulla parte alta della parete). Quella diavolessa però riusciva a infilare la zampa nella fessura e a spingere fino ad introfularsi. Fu allora la volta della sciarpa bordeaux che, passata tra le due maniglie e chiusa a nodo, impediva l’apertura del passaggio.

E’ vero che i gatti dormono gran parte del giorno, ma quando sono svegli si danno un gran daffare per esplorare il territorio.

Da quel periodo le due porte non scorrono più molto bene, perché le guide, a furia di colpi, si sono rovinate. E da quel periodo non c’è più stata ragione di tenerle chiuse. Miciù è diventata la padrona di casa nostra.

Siamo a tempi più recenti. Nel frattempo ci siamo molto affezionati a questi animali e la voce che ad Amaltea si sta bene si è diffusa. Ci sono stati periodi in cui al nostro balcone si davano appuntamento anche sette mici. Alcuni sono diventati dei frequentatori assidui, altri di passaggio, altri addirittura hanno scelto il nostro giardino per venire a morire.

Negli ultimi due anni abbiamo dovuto prendere nuove decisioni sulla nostra casa. La prima per Noelle, per la quale abbiamo creato nel bagno il reparto “Terapia intensiva”, la seconda per Chat Noir, anche lui destinato alla quarantena nel bagno che, come tutte le sale di rianimazione, deve tenere la porta rigorosamente chiusa e, fresco fresco di ieri, il nuovo assetto organizzativo.

E’ successo infatti che nel nostro giro domenicale abbiamo trovato Luna in pessime condizioni. L’occhio sinistro che nei giorni scorsi presentava una tumefazione simile a un trauma subito per cause ignote, ieri si era chiuso insieme a quello destro.

Paolo, non vedendola arrivare al nostro suono di campana, l’ha cercata in solaio, suo luogo elettivo, e lì l’ha trovata con gli occhi purulenti e rannicchiata dentro un sacco verde.

L’ha portata giù tenendola in braccio (lei di solito è molto reattiva a questo approccio forzato) e, postala di fronte alle sue crocchette preferite, ha dovuto assistere al suo totale digiuno. Io stessa la vedevo visibilmente dimagrita, barcollante nell’incedere e terribilmente astenica.

Il ricordo di due gatti che quest’estate abbiamo visto l’uno in fin di vita e l’altro morto in analoghe circostanze (astenici, magri e con occhi purulenti), ci ha fatto immediatamente pensare a qualche patologia letale oltre che virale.

E così, in quattro e quattr’otto l’abbiamo portata in città.

Ora la nostra casa ha riattivato tutte le porte disponibili e il cat hospital è così predisposto:

–          bagno alias terapia intensiva/rianimazione – accesso solo agli operatori (Paolo ed io) e ovviamente al paziente:

–          zona “notte” alias geriatria (con porta della camera da letto aperta) riservata a Miciù, che forse da ieri sera ha pensato che l’arrivo in studio della lettiera e delle mangiatoie fosse un piacere dedicato alla sua età (finora il bagno ha accolto tutta la sua fase digestiva, ma da ieri sera Luna è lì rinchiusa per cui abbiamo dovuto trasferire i beni della veneranda e ufficiale padrona):

–          zona “giorno” alias pediatria lasciata a Chat Noir che però deve litigare con la porta scorrevole a due battenti non solo perché ogni incontro con Miciù è un fuoco d’artificio, ma soprattutto perché il virgulto è di un famelico inverosimile, mentre la vegliarda mangia a piccoli tratti e molto lentamente, per cui se non vogliamo farla morire di fame dobbiamo tenerli separati:

In verità nella mia testa attribuivo un nuovo nome alla stanza da bagno che, vedendo le condizioni di Luna, pensavo più che ad una rianimazione ad un hospice. Paolo stamattina mi diceva che, a meno non fosse un obbligo sopprimerla per una seria malattia contagiosa, voleva farle fare l’agonia scortata dalle nostre coccole.

Cat hospice, appunto.

Ora che la visita veterinaria è finita, speranzosamente ritorno all’idea di terapia intensiva.

Luna ha infatti sostenuto tutti gli esami del caso che hanno scartato le ipotesi peggiori. Ha però un bel febbrone, una seria congiuntivite e una rino-tracheite che, impedendole di sentire gli odori, non la fa mangiare.

Passato l’intervento ospedaliero (prima flebo per idratarla e iniettarle antibiotici e vitamine nonché esami del sangue) ora è in trattamento da cat hospital, Per sette giorni e tre volte al giorno dovremo imparare a metterle le gocce di antibiotico anche negli occhi, mentre a ciclo alterno dovrà fare ancora trattamento iniettivo di antibiotico generale

Il nostro Cat Hospital è quindi al completo: ogni utente è rispettosamente lasciato alle sue peculiarità e i due umani hanno un gran daffare ad aprire e chiudere usci, a distribuire pasti differenziati e a gestire possibili colpi di scena.

E meno male che nel lontano 1985 non abbiamo deciso di eliminare completamente le porte.

ANIMALI

Le emozioni degli animali, di Myriam Jael Riboldi | Fanpage

Sono numerose le discipline che si occupano dell’intelligenza e delle emozioni negli animali: l’etologia cognitiva, la biologia evoluzionistica, l’antrozoologia, l’etologia relazionale, la psicologia ma anche la filosofia e la teologia. L’interesse cresce e qualcosa di nuovo sembra avanzare. I dati provenienti dagli studi in questo ambito stanno modificando la percezione del confine tra esseri umani e animali non umani ampliando i nostri orizzonti e superando vecchi box mentali in merito alle loro abilita’ cognitive ed emozionali.

L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà

Paul Watzlawick

Oggi sappiamo che animali come elefanti, lontre e alcuni uccelli provano cordoglio, che topi e galline e cetacei sono empatici, che alcuni pesci hanno inaspettate capacita’ cognitive, le pecore e tantissimi altri animali sono in grado di riconoscere decine e decine di volti umani e associarli ad emozioni diverse, che anche gli uccelli utilizzano strumenti come le scimmie antropomorfe e che come i cani, alcuni di loro sono in grado di elaborare informazioni e reagire  in termini di attività programmate nel futuro, che moltissimi animali utilizzano la classificazione e le attribuzioni di qualità alle categorie e la maggior parte e’ dotato di una personalità e di specifiche individualità . Potremmo proseguire perché sono davvero tantissimi gli esempi da cui emergono qualità cognitive integrate con complesse reazioni emotive ed elevati gradi di flessibilità negli animali.

Da questo punto di vista, non hanno più motivo di esistere discussioni su chi è più evoluto, più intelligente, più forte, più morale, più degno e smettono anche di avere senso i pregiudizi sui comportamenti e le azioni degli altri esseri viventi.

Uno degli elementi chiave di accesso alla comprensione delle emozioni, è l’empatia.



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Le emozioni degli animali | Fanpage.

Cani · Torno

Torno, volo di 30 metri in auto Salvi grazie a un cane

TORNO – si salvano,  dopo un volo di una trentina di metri nella scarpata, grazie al dal fiuto di Ani, un meticcio preso al canile che ha attirato l’attenzione del suo padrone permettendogli così di chiamare i soccorsi.

Torno, volo di 30 metri in auto Salvi grazie a un cane – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.

Chat Noir

Gatto Chat Noir a Como, primi di ottobre 2012

ANIMALI · Brunate

Brunate, macellano con la selce La rabbia degli animalisti – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia

 È polemica per il primo week-end di archeologia sperimentale organizzato dalla Pro Brunate per il 6 e 7 ottobre. A scatenare la rabbia degli animalisti è il laboratorio per gli adulti, che prevede fra l’altro la “macellazione di un capriolo con strumenti di selce in uso nel Paleolitico ed utilizzo di ogni sua parte (carne, midollo, pelle, corno, tendini, denti, ossa)”. 

Tanto è bastato perché in 900 mandassero un messaggio di protesta in Comune contro l’iniziativa a cura dell’Associazione culturale archeologia sperimentale. Leggi i messaggi 

Brunate, macellano con la selce La rabbia degli animalisti – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.

Chat Noir · Miciù

Il progetto di inserimento di Chat Noir (2 o 3 anni) nella vita quotidiana di Gatta Miciù (15 anni): informazioni di base

Acrostici di Luciana · Uccelli

PERNICE nell’ Orto/Giardino e al PORTICCIOLO DI COATESA SUL LARIO

PERNICE

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Fotografie

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Api

«Se le api scomparissero dalla terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita». Albert Einstein

«Se le api scomparissero dalla terra,
all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita».
Albert Einstein

Miciù

MICIU’ E IL GUFO

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Chat Noir

Luciana racconta la storia di CHAT NOIR, agosto 2012

Lo volete un cucciolo di gatto?” Angela sta ascoltando una signora di mezz’età, intenta a descrivere il ritrovamento di un gattino nel cortile della sua abitazione. Angela da poco ha saputo che Noelle  non c’è più.

Di che colore è?”, chiedo, già con un piccolo senso di colpa per la discriminazione preventiva.

Nero” risponde la signora.

Mi spiace, accetterei solo se fosse bianco. Abbiamo già tre gatti, di cui uno bianco e nero e lo cerchiamo più o meno come lei” insisto, mostrandole la gatta della custode assai simile, anche se meno bella, alla nostra Noelle.

Ci sono ferite che faticano a rimarginarsi e Noelle è una di queste.

Quindici giorni dopo, ad Amaltea. “Paolo, vieni a vedere, mi sembra ci sia un gatto nuovo, ma è strano, ha qualcosa sulla schiena …” In altro frangente il marito mi avrebbe risposto malamente, occupato com’era nel trasportare secchi di terra da un piano all’altro per sistemare il mio orto  verde. Ma alla parola gatto, molla tutto e arriva ad ispezionare.

L’esemplare felino ci dà le spalle e mangia voracemente dalle ciotole ciò che resta degli avanzi dei suoi simili. “E’ come se fosse caduto in un secchio di colla, guarda come sono dure queste ciocche” dico,  mentre osservo l’incredibile dorso del magrissimo gatto che continua a divorare crocchette. Un qualsiasi adolescente affezionato alla moda rasta-punk o nostalgico dei tempi di Grease avrebbe ammirato la quindicina di piramidi di altezza e larghezza variabile che costellavano l’ossuta schiena.

Paolo tocca il pelo,  cercando di dipanare le marmoree matasse  “Non credo sia colla”. “Forse cemento? Magari è caduto in una betoniera di qualche lavoro in corso” ipotizzo.

Il gatto non mostra paura,  anzi fa le fusa e si fa volentieri prendere in braccio. “E’ come se fosse forfora … dammi lo spazzolino” chiede Paolo. Inizia un trattamento piuttosto rude. Paolo cerca di passare la spazzola fra il pelo e, come risultato, volano ovunque piccole ciocche rapprese. A questo punto, fra un colpo di spazzola e dieci strappi con le dita, alcuni groppi abbandonano la loro sede e si depositano ai nostri piedi. Con doviziosa osservazione Paolo disfa le matassine strappate e conferma non essere né colla né tantomeno cemento. Il gatto, imperturbabile, inizia a starnutire spargendosi denso muco giallo sul musetto, che immediatamente pulisce con veloci leccate. “Mah, lasciamogli da mangiare, un po’ di pelo malato è stato tolto, vedremo se la prossima settimana sarà ancora qui”.

Cinque giorni dopo, nel nostro appartamento  in città. Arrivo alle 18,15 stravolta dal caldo e dal viaggio e, varcata la soglia di casa, nell’anticamera vedo piazzati lettiera di Miciù, ciotola del cibo e scodella dell’acqua. Un déjà vu che risale all’arrivo di Noelle. Paolo mi accoglie  con un sorriso trionfante “Abbiamo ospiti”. So già di  chi si tratta. “Sai,  mi ha detto Assunta che era andata a dare da mangiare a Luna e Silvestro e lo ha visto letteralmente massacrare di botte non appena ha osato avvicinarsi anche lui alle ciotole, ma non da Luna. Da Silvestro. E a questo punto ho preso la decisione. Ho fissato l’appuntamento col veterinario e l’ho portato giù. E’ stato bravissimo durante il trasporto e anche adesso è di là in bagno accucciato in una scatola buono buono”.

Questo l’inizio della storia con Chat Noir, poiché non volevo – non volevamo – un altro gatto per non turbare la vecchia Miciù e l’unica condizione che ci avrebbe smosso da questa intenzione era solo quella di un gatto bianco pezzato come Noelle.

E infatti, coerentissimi, adesso ci siamo innamorati di  Chat Noir.

Il periodo cittadino è durato circa 40 giorni, una vera e  propria quarantena, segregato nel bagno, sottoposto a cure antibiotiche per il problema respiratorio e spazzolato accuratamente per togliere le orribili creste di cui la veterinaria non ci ha fornito un’esaustiva spiegazione “Ci sono gatti che se non vengono costantemente spazzolati diventano così”.

Sottoposto a tutti i controlli  del caso, si è rivelato negativo alle più temibili malattie che probabilmente ci avrebbe costretti a sopprimerlo. L’età approssimativa di tre anni è stata diagnosticata previo accertamento dentario, accanto alla comunicazione che gli mancano i denti davanti probabilmente a causa di una infanzia di deprivazione e malnutrizione. Il che gli conferisce un aspetto “draculiano” che non ha mancato di manifestare improvvisamente e proprio con me.

Sarà che sono la prima ad alzarsi in casa, sarà che a un certo punto Chat Noir si è sentito meglio in salute, sarà che forse la porta chiusa del bagno iniziava ad andargli stretta, è successo che un mattino, curva sul lavandino per le abluzioni di inizio giornata a un certo punto mi sono sentita afferrare il polpaccio con unghie e denti, soffi e attacchi ripetuti. Pochi minuti prima Chat Noir si era fatto spazzolare, mi era salito sulle ginocchia mentre sedevo sul water ed era ricco di fusa ed effusioni.

Mentre tampono e disinfetto le piccole ma dolorose e sanguinanti lacerazioni tento di capire dove avessi sbagliato. “Adesso non pretenderai di abbandonarlo perché ti ha graffiato, lo vedi il destino dei gatti neri…” è stato il primissimo commento di Paolo alla mia richiesta di sua presenza mentre mi lavo,  poiché a Chat Noir questo gioco piace moltissimo. “Disinfettati, non mi sembra poi così grave” continua, mentre coccola Chat Noir che, sul suo grembo, ha ripreso a fare le fusa.

Così è Chat Noir. Coccolone, tenerissimo per 60 secondi e poi scatenato, mordace e agguerrito finchè non riesci a liberarti di lui. Dopo tre mesi di convivenza abbiamo capito che questo è il suo carattere.

Ora è qui ad Amaltea. Sterilizzato, ingrassato, col pelo lucente. Ha capito perfettamente che è un bel luogo per vivere, cerca di difendere il territorio che ritiene di suo diritto nonostante sia l’ultimo arrivato e direi che ci riesce piuttosto bene. Come sempre l’unica a perderci è la povera Miciù, verso la quale mostra un comportamento di totale intolleranza.

Guardo Chat Noir e penso a Noelle.

I due hanno qualcosa in comune, a dispetto delle diversità di atteggiamenti. Infatti Noelle non amava affatto stare in braccio, rifuggiva ogni contatto, salvo qualche sporadica concessione nei brevi tratti in cui si concedeva al sonno. Chat Noir ha lo stesso temperamento insonne. Praticamente è sempre con un occhio aperto pure lui, ma mentre Noelle era visibile, con quel suo biancore spaparanzato sull’erba o sul cuscino di casa,

Chat Noir  è infido, nascosto sotto il tavolo, o nei cespugli o in anfratti impossibili. Grazie a lui non devo più cercare di scopare sotto i mobili, perché mi rende un insostituibile servizio di pulizia di ragnatele. Contemporaneamente occulta oggetti più o meno preziosi nei rifugi trovati, dalle calze che Paolo ama lasciare sparse, ai tondi flaconi di liquido antizanzare, agli occhiali o matite, o fili elettrici o accessori del computer.

Noelle era bianca con macchie grigie e arancio. Chat Noir è nero ma ha una lacrima bianca sul petto e una striscia orizzontale sulla pancia che si intravede quando si stira, rivelando così un morbido sottopelo che in alcuni punti è stranamente chiaro.

Tutti e due sono apparsi improvvisamente nel nostro giardino mostrando profondo attaccamento ad uno spazio che non viene mai abbandonato. Come Noelle, Chat Noir è il primo che si presenta quando al  mattino alzo le tapparelle e come lei mangia tantissimo, pronto a fare da spazzino ai rimasugli che trova e pronto ad alzarsi al passaggio di ogni umano, sperando in qualcosa di buono. Come Noelle ha ricevuto un nome francese, forse perché quando un gatto arriva senza essere scelto ti affidi ad elementi temporali o di fisionomia, colorandoli con un po’ di esotismo. Noelle era stata trovata pochi giorni prima di Natale e Chat Noir era troppo inverosimile nell’aspetto per meritare un nome complimentoso.

Non volevamo un gatto nero ed ora, tutti e due, stupidoni sentimentali, sfidiamo il sangue pur di stampargli un bacio sulla testa. Che gli piace molto, e forse per questo, nella sua gratitudine, suggella l’amicizia con incontri molto, molto ravvicinati all’intimità della carne.

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Gatti

un cane femmina si è preso a cuore le sorti di quattro micetti, la cui mamma si è ammalata subito dopo averli partoriti, Grandola Uniti

GRANDOLA ED UNITI – Luna allatta i gattini (Foto by Gian Riva)

GRANDOLA ED UNITI – Una bella storia di solidarietà tra animali: un cane femmina si è preso a cuore le sorti di quattro micetti, la cui mamma si è ammalata subito dopo averli partoriti.

Luna, questo il nome del cane, ha soltanto dieci mesi e non ha ancora partorito, ma per prendersi cura dei gattini si è fatta addirittura venire il latte e ora sta facendo da balia ai piccoli di una specie proverbialmente poco amica di quella canina.

Luna si è improvvisata mamma e i gattini ciucciano regolarmente latte dalle sue mammelle, crescendo e rafforzandosi di giorno in giorno. Una cosa a dir poco straordinaria, ma forse solo apparentemente

da Mamma gatta si ammala Cuccioli allattati dalla cagnolina – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.

Affacci · Cigni · verso Argegno

Affaccio a lago da Coatesa: verso Brienno e là sotto a sinistra (nascosto) il ponte della Civera