Mostre · rosso

FLO NOSEDA

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Mostre

I GIGANTI E LE PRINCIPESSE, mostra artistica di ELENA BORGHI, 13 settembre-5 ottobre 2014, alla Casa Brenna Tosatto, Via Mattia del Riccio, 3, Campo di LENNO (Como)

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Mostre

LE STANZE DELL’ARTE, pittura, scultura, fotografia, Como 20 settembre-5 ottobre 2014, Caserma De Cristoforis, piazzale Montesanto

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Architettura · ARTE · CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival · Mostre

Inaugurazione della mostra: Como 1920-1940. Paesaggi della città razionalista, a cura di Alberto Novati e Aurelio Pezzola, SABATO 6 SETTEMBRE 2014

COMO 1920 – 1940

Spazio Natta, via Natta 18, ore 18.30, ingresso libero

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Inaugurazione della mostra Como 1920-1940. Paesaggi della città razionalista. La mostra, curata da Alberto Novati e Aurelio Pezzola, illustra didascalicamente la specificità e l’originalità del modello Razionalista comasco, applicato ai temi di sviluppo della città. Gli architetti razionalisti del Gruppo 7 – con a capo Giuseppe Terragni, figura leader a livello nazionale – hanno infatti saputo costruire un significativo brano di città, superando il puro esercizio lessicale e praticando una rinnovata unità tra architettura e urbanistica, ben oltre la furia iconoclasta futurista e l’imperturbabile eclettismo di fine secolo. Il percorso della mostra evidenzia come, nell’arco temporale di circa un ventennio, le nuove funzioni dello stato sociale si tradurranno in edifici volti a ricostruire le figure del moderno, attraverso le antiche matrici architettoniche. L’esposizione si articola su 21 pannelli (in italiano, inglese e tedesco) 2 di inquadramento generale e 19 dedicati specificamente ad una particolare opera: le foto, originali, sono state realizzate appositamente da Giovanni Colosio. Per l’occasione, Fabio Cani ha studiato l’approfondimento che integra il percorso espositivo: una proiezione di immagini d’epoca che aiuteranno a collocare le architetture nel preciso contesto degli avvenimenti storici del nostro territorio

da SABATO 6 SETTEMBRE – La Settimana InCom – La Provincia di Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

Mostre

mostra COSMOGONIE, opere di Paolo Barlusconi , a S. Pietro in Atrio, Via Odescalchi, Como

dove: S. Pietro in Atrio, Via Odescalchi
quando: dal 3 al 31 agosto 2014 – inaugurazione sabato 2 agosto alle 18
orari: martedì – venerdì 15 – 19 / sabato e festivi 10 – 12 e 15 – 19
ingresso: libero

Cosmochrome 2003

Sabato 2 agosto inaugura a S. Pietro in Atrio, con il patrocinio e il supporto dell’Assessorato alla cultura la mostra COSMOGONIE. Si tratta di un progetto culturale interdisciplinare a cura di Michele Caldarelli, avviato nel 2005 in occasione dell’anno mondiale della fisica indetto dall’UNESCO per celebrare il centenario della formulazione della Teoria della Relatività di Einstein.
In mostra una serie di opere dell’artista Paolo Barlusconi e il cui argomento è il COSMO. Un cosmo inteso come MULTIVERSO, visto, letto e interpretato mettendo a confronto le più diverse teorie in occasione di incontri, manifestazioni e convegni a carattere interdisciplinare (anche espres-samente organizzati).
L’intenzione programmatica del progetto, ormai alla sua quindicesima tappa espositiva, è quella di sviluppare un clima di sinergia possibile fra le arti e le scienze che non trascuri alcuna disciplina e ne favorisca ispirazione reciproca proponendo interventi di fisici, astronomi, matematici, architetti, poeti, filosofi, astrofisici, musicisti…

Tutte le informazioni e i contenuti relativi a COSMOGONIE, testi e immagini, si trovano, progressivamente aggiornati, in http://www.caldarelli.it/cosmogonie.htm dove saranno anche documentate le prossime tappe espositive programmate presso Università, Musei e altri luoghi istituzionali, come naturale sviluppo di questo ampio progetto interdisciplinare.

COSMOGONIE – il grande mistero dell’universo esplorato da Paolo Barlusconi
di Michele Caldarelli
Da cosa nasce cosa, secondo il principio deterministico che vuole ogni oggetto semplice prodotto da automatismi meccanici. Uno stampo, una trancia, una calandra lo hanno sagomato o modellato, pronto per entrare nel quotidiano; elemento anonimo di sistemi complessi o singolo elemento di uso comune, il più delle volte, è prodotto per essere consumato distrattamente e destinato velocemente al riciclo o all’inquinamento ambientale. Eppure è figlio di un’idea, un principio di utilità o di bellezza, di un a priori intelligente che ne ha permesso l’esistenza anche se effimera e ne giustificherebbe un passaggio di stato, una archeologizzazione dinamica nell’area affettiva del pensiero collettivo.

Germinazione radiale - 2007

Questo principio “salvifico” credo si possa considerare idea guida di Paolo Barlusconi nel raccogliere con pervicace volontà una quantità indescrivibile di oggetti da classificare, quasi fossero individui appartenenti a specie botaniche in estinzione, e da riusare come elementi, segni alfabetici o lemmi del proprio racconto. In ogni opera che realizza, più che plasmare la materia secondo i principi della pittura o della scultura, la conduce attraverso una sorta di passaggio di stato, pone in comunicazione due universi paralleli attraverso una sorta di black hole concettuale. Concentra l’attenzione sulla ”intelligenza“ degli oggetti trasformando questa in qualcosa di completamente differente lasciando i “corpi” essenzialmente inalterati. Un percorso di analisi, questo, che dà seguito coerente ad una ben collaudata esperienza dell’autore nel campo della macrofotografia, quando particolari di piante o di elementi inanimati erano da lui collazionati in un unico erbario atipico. Lo interessavano e lo interessano le forme a prescindere dal rapporto di scala della standardizzazione fotografica rispetto al soggetto; i rapporti di proporzione armonica sono fondamentali in ogni sua composizione dove tutto si confronta con le misure perfette del quadrato o della sezione aurea. La spirale logaritmica, che sottende la fillotassi nel mondo vegetale, definisce le superfici dei pannelli rettangolari su cui lavora o governa la distribuzione degli elementi su di essi mentre il cerchio, duplice nella sua natura simbolica e ampiamente saggiato nelle opere più recenti, fa da limite concettuale e ideale al rapportarsi della visione di un universo perfetto, misurabile ed esperibile con quella di un cosmo infinito ed in continuo divenire. Cerchio con due anime e due misure, delle quali potremmo argomentare come, per la prima, il centro del compasso che ne traccia la circonferenza si colloca con precisione nel qui ed ora mentre, per la seconda, il punto di appoggio si situa nel non-luogo e non-tempo, all’origine del “tutto”. Chiedendoci “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? – Oppure: “Che cosa siamo? Dove siamo? Come mutiamo e perchè?” O ancora, facendo sfuggire il nostro punto di osservazione dalle vicende del mondo, ponendo le medesime domande nei confronti dello stesso, riattualizziamo domande fondamentali, madri di tutti gli interrogativi che costellano tutte le discipline, siano esse scientifiche che umanistiche. Paolo le riscopre come proprie, navigando trasversalmente, in profondità e in altezza tutta la loro estensione, trovando/offrendo, nella forma compiuta delle opere, sintesi e risposta dinamica a quesiti contemporaneamente sia esistenziali che di approfondimento intellettuale. Superata l’autoreferenzialità dell’arte, purtroppo fin troppo diffusa nella cultura contemporanea, trova il coraggio di ricercare sempre nuovi e inaspettati confronti con problematiche inerenti i processi cognitivi. “Osservando la volta celeste, cercando di superare la sensazione di fragilità e transitorietà umana che la visione del cosmo ha generato in me come penso in chiunque tenti di penetrarne i segreti – così mi ha confessato recentemente – ho dato una svolta fondamentale alla mia creatività, riscoprendo la ricerca scientifica in sinergia con quella artistica e inoltrandomi in un territorio estremamente fertile di prospettive”. Sono nate così molte delle opere presenti in questa mostra dal titolo “Cosmogonie” e, alla ricerca di un dialogo più approfondito e ricco, l’idea di invitare ad argomentare sul tema chi in altre discipline possa confrontarsi in modo specifico e contemporaneamente scevro da pregiudizi. Il frutto ne sono stati i saggi prodotti nel tempo e che sono parte integrante del progetto, andando a toccare gli ambiti disciplinari della fisica, della matematica, dell’astrofisica, della letteratura, della filosofia, della mitologia… e altro.

COSMOGONIE
di Paolo Barlusconi
Permettete ad un artista di citare due numeri: il primo numero è 13,7 miliardi, il secondo è 1. Molti avranno già compreso cosa rappresenti 13,7 miliardi: è il numero di anni che gli astrofisici attualmente attribuiscono al nostro Universo, dalla data del Big Bang fino ad oggi; al numero viene inoltre assegnata dagli scienziati la tolleranza +/- 0,2 (miliardi di anni!). Il numero 1 cosa rappresenta invece? Sta per un minuto secondo e si riferisce alla domanda che mi sono posto più volte: cosa c’era un secondo prima del Big Bang? Gli scienziati affermano che all’origine tutto l’Universo (centinaia di miliardi di galassie) fosse “concentrato” in una sfera avente le dimensioni di una palla da football o addirittura di un punto infinitesimale. Quando appresi per la prima volta queste nozioni, esse mi lasciarono letteralmente sconvolto: non so trovare un altro modo per esprimere ciò che provai. Faccio ricerca artistica da 45 anni e quando venni a contatto con simili concetti di astrofisica, ne rimasi talmente impressionato da decidere che tutte le mie opere future sarebbero state cosmogonie. Ritenni difatti che la mia ricerca artistica dovesse avere una finalizzazione, non limitandosi a praticare la dimensione estetica, e soprattutto dovesse cercare di dare una interpretazione del mondo di cui facciamo concretamente parte. Ecco dunque che il Cosmo si pose al centro della mia attenzione come pretesto per parlare dell’essere; l’Universo, con la sua quasi incommensurabilità, si presenta come una delle più grandi manifestazioni dell’essere. Nella mia ricerca artistica dunque la problematica cosmogonica si innesta così in una dimensione più grande, di carattere ontologico: cogliere l’essenza dell’esistere. Un granello di sabbia, l’uomo, l’universo: tutto è, tutto esiste. I filosofi hanno dato diverse interpretazione dell’essere (l’essere è e non può non essere, ecc.); le varie teorie ontologiche sono spesso in contrasto tra loro, ma tutte cercano di capire la realtà. L’etimo del termine “cosmogonia” contiene il concetto di “generazione” e, relativamente a ciò, mi interessano sia le considerazioni di carattere scientifico sia le interpretazioni di carattere mitologico o fantastico; gli spunti per la mia ricerca nascono pertanto dalle varie visioni del cosmo che la storia dell’uomo ha prodotto nei secoli. Quindi buchi neri e stringhe cosmiche si pongono sullo stesso piano di stimolo creativo delle visioni del mondo delle civiltà mesopotamiche o precolombiane: un calendario azteco può essere interessante come la più recente teoria astrofisica, anche perché contiene in sé vari riferimenti, anche di carattere matematico. Ed eccoci giunti alla matematica… Anche prima di occuparmi di cosmogonie, la matematica è sempre stata presente nelle mie opere, sia a livello cosciente sia a livello inconscio; io non appartengo a quella categoria di artisti cosiddetti gestuali o dell’action painting, che eseguono l’opera di getto, bensì a quella schiera che programmano razionalmente l’opera, nel senso che prima di eseguirla stendono un progetto, sia pure in forma di disegno o schizzo, con indicazione di dimensioni, materiali e finiture. Questo tipo di ideazione viene elaborato tenendo presenti regole matematiche (come ad esempio quella denominata sezione aurea, da me molto usata), in base alle quali l’opera viene strutturata secondo rapporti di equilibrio la cui ragion d’essere è scandita dai numeri. Le cosmogonie sono realizzate con materiali e oggetti seriali di uso quotidiano e di produzione industriale, secondo una tecnica da me usata da diversi anni, ancora da prima di introdurre la ricerca cosmogonica: si tratta di una “rivisitazione” degli oggetti a livello formale, a prescindere dalla loro funzionalità. L’oggetto diventa così il mattone, il modulo con il quale creare l’opera; si potrebbe parlare di una “metamateria”, cioè di una materia che va oltre la propria funzione originaria oppure anche di una “trasfigurazione” dell’oggetto di uso comune.
In “Caosdisk” ad esempio mi sono ispirato ad una delle leggi della teoria scientifica del Caos, teoria nata per lo studio e l’interpretazione dei fenomeni detti appunto caotici, cioè quelli che non possono essere ricondotti alle leggi della fisica classica. In particolare l’opera fa riferimento alla legge detta della “autosomiglianza”, in base alla quale un ente o un fenomeno si presenta sempre formalmente simile, qualunque sia il fattore di scala sotto il quale lo si esamini; esempi tipici ne sono la foglia della felce o il profilo della costa marina. L’opera, a forma di compact disk, è realizzata mediante l’assemblaggio di un certo numero di CD. Il passo successivo potrebbe essere quello di realizzare un’opera della dimensione della sala che ospita questa mostra, costituita a sua volta da tanti moduli uguali all’opera esposta.

28 luglio 2014

da:  Mostra Cosmogonie.

Mostre

Ritratti di città, da Boccioni a De Chirico, da Sironi a Merz a oggi, Como, Villa Olmo dal 28 giugno al 16 novembre 2014. Con la cronaca fotografica della mia visita del 23 luglio 2014

Vai al sito della Mostra

http://www.ritrattidicitta.com/la-mostra/attivita-per-adulti/

 

qui la cronaca fotografica della  mia visita del 23 luglio 2014:

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AUDIO e VIDEO · Mostre · Pittura

Doriam Battaglia BATT, Mostra FREQUENZE 140621/0712: incontro-conversazione sul tema “SPAZIO, TEMPO e MUSICA” con Angelo Monti, Paolo Ferrario, Benny Posca. Video dei momenti trascorsi assieme nel “cerchio dell’apparire”

Mostra FREQUENZE 140621/0712 Spazio Natta, Como, 12 luglio 2014
Nell’ambito della mostra di Doriam Battaglia BATT realizzata con il patrocinio del Comune di Como, Assessorato alla Cultura è stato organizzato un incontro-conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica” che si è svolto sabato 12 luglio (giorno di chiusura della mostra) alle ore 18,30 presso lo Spazio Natta.

I relatori sono stati l’Arch. Angelo Monti ed il Prof. Paolo Ferrario (docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca) che dialogheranno con me e con l’artista Benny Posca che ha realizzato una installazione nel giardino antistante lo spazio della mostra

1. Percorso della mostra, con i quadri esposti. 

Doriam Battaglia BATT parla con i visitatori:

 

  1. l’intervento di Angelo Monti

 

  1. l’intervento di Paolo Ferrario

 

  1. il secondo intervento di Angelo Monti

 

le riprese video sono di Luciana Quaia

Mostre

TACITA DEAN . CRANEWAY EVENT Spazio Antonio Ratti (ex chiesa di San Francesco), largo Spallino, proiezioni alle 16 e alle 18, ingresso libero

TACITA DEAN . CRANEWAY EVENT

Spazio Antonio Ratti (ex chiesa di San Francesco), largo Spallino, proiezioni alle 16 e alle 18, ingresso libero

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La personale di Tacita DeanCraneway event, proporrà, per la prima volta in Italia, il film del 2009 dallo stesso titolo, uno dei più lunghi mai girati dall’artista (108’) e uno dei suoi capolavori. Craneway event ritrae Merce Cunningham, uno dei più importanti coreografi della seconda metà del XX secolo, pochi mesi prima della morte, avvenuta all’età di 90 anni.

http://www.fondazioneratti.org

Mostre · Pittura

RITRATTI DI CITTA’ da Boccioni a De Chrico, da Sironi a Merz, Como, Villa Olmo dal 28 giugno al 16 novembre 2014

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FOTOGRAFIE · Mostre

Carlo Pozzoni su: IL MIO NOME E’ ANGELO NOVI. Immagini di scena del cinema italiano 1960-1990. Carlo Pozzoni fotoeditore, Como 2014, p. 150

Abbiamo visitato la bellissima mostra dedicata a ANGELO NOVI, fotografo di scena.

Il curatore è Carlo Pozzoni

da IL MIO NOME E’ ANGELO NOVI. Immagini di scena del cinema italiano 1960-1990. Carlo Pozzoni fotoeditore, Como 2014, p. 150

IL MIO NOME E’ ANGELO NOVI
IMMAGINI DI SCENA DEL CINEMA ITALIANO 1960-1990

3-27 LUGLIO 2014 – BROLETTO, COMO

ORARI
martedì, mercoledì e giovedì 10.00 – 20.00
venerdì, sabato e domenica 10.00 – 21.30

Angelo Novi è stato uno dei più importanti fotografi di scena del cinema italiano
e ha collaborato con i maggiori registi contemporanei, da Leone a Pasolini, da Bertolucci a Rossellini.

Questa mostra intende omaggiarlo con un’esposizione di 65 immagini realizzate e stampate direttamente dall’autore stesso.

Durante tutta la durata della mostra verrà proiettato il documentario “Angelo Novi fotografo di scena” di Antonella De Lillo e Giorgio Magliulo

Un progetto a cura di Carlo Pozzoni Fotoeditore
Con il patrocinio di Comune di Como – Assessorato alla cultura
In collaborazione con Lake Como Film Festival

Grazie al contributo di
Casinò di Campione, Como Cuore Onlus, Comune di Lanzo d’Intelvi, CSU – Como Servizi Urbani,
Banca Fideuram, Unindustria Como, Visini

“Il mio nome è Angelo Novi” al Broletto di Como

Secondo le più comuni definizioni da dizionario, il fotografo di scena è il professionista che, su un set cinematografico, scatta le immagini la cui diffusione servirà alla promozione del film.
Angelo Novi (1930-1997) è stato molto più di questo. Lungi dall’avere un valore esclusivamente commerciale, le sue immagini, non poche delle quali ascese al rango di icone (si pensi a C’era una volta in America o Ultimo tango a Parigi), sono state “copiate” come inquadrature da parte dei registi con cui ha lavorato. Lo fece persino Bernardo Bertolucci per L’ultimo imperatore.

Nato a Lanzo d’Intelvi, dove ha voluto essere sepolto, Novi frequentò l’Accademia di Brera, quindi la Facoltà di Architettura a Milano, presto abbandonandola per dedicarsi alla fotografia. Nel 1952 iniziò l’attività di fotoreporter per l’agenzia Publifoto, con viaggi in Turchia, Siria, Libano, Iran, India. Nel 1956 trafugò da Budapest scatti della rivolta ungherese all’occupazione sovietica, durante la quale fu dato per disperso, per recarsi infine anche in Vietnam.

A Roma, dove si era stabilito, maturò la scelta di dedicarsi alla fotografia di scena: il primo servizio sul set di un film di Roberto Rossellini, e la mostra allestita al Broletto si apre proprio con un’immagine da Era notte a Roma(1960) di Rossellini per concludere la parabola temporale con una serie di scatti de Il tè nel deserto(1990) di Bernardo Bertolucci, con il quale Novi strinse un legame non solo professionale ma anche di profonda amicizia. In mezzo, oltre a quelle scattate sui
set di Pier Paolo Pasolini, le immagini sortite dal lungo sodalizio con Sergio Leone: le foto dei western all’italiana consacrarono Novi come maestro della fotografia di scena.

La mostra Il mio nome è Angelo Novi, voluta dal fotoreporter ed editore Carlo Pozzoni, che trovando sensibili sponsor l’ha organizzata pubblicando anche il catalogo che la correda, vuole essere un tributo all’opera di un comasco che ha contribuito a fare grande il cinema italiano e rientra pertanto nel programma del Lake Como Film Festival 2014.

L’esposizione si compone di 65 fotografie in bianco e nero, stampate da Novi medesimo e messe generosamente a disposizione dalla preziosa collaborazione di Simonetta Borsini, vedova di Angelo Novi, e di una delle loro figlie, Francesca

Durante tutto il periodo dell’esposizione, allestita dal 3 al 27 luglio 2014 nel salone del Broletto, in piazza del Duomo, grazie al patrocinio del Comune di Como, sarà continua la proiezione di “Angelo Novi fotografo di scena”, il documentario che Antonietta De Lillo e Giorgio Magiulo gli hanno dedicato, mentre alcune fotografie inedite di Sergio Grandi lo mostrano nella sua casa di Lanzo d’Intelvi.

Mostre · Pittura

Doriam Battaglia BATT “Frequenze 140621/0712” Installazioni di Benny Posca BYPOS, incontro/conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica” che si svolgerà sabato 12 luglio (giorno di chiusura della mostra) alle ore 18,30 presso lo Spazio Natta. I conferenzieri saranno l’Arch. Angelo Monti ed il Prof. Paolo Ferrario, docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, che dialogheranno con gli artisti Doriam Battaglia e Benny Posca, autore dell’installazione collocata nel giardino antistante lo spazio espositivo

Nell’ambito della Mostra in oggetto, è stato organizzato un incontro/conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica”

che si svolgerà sabato 12 luglio (giorno di chiusura della mostra) alle ore 18,30 presso lo Spazio Natta.

I conferenzieri saranno l’Arch. Angelo Monti ed il Prof. Paolo Ferrario, docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, che dialogheranno con gli artisti Doriam Battaglia e Benny Posca, autore dell’installazione collocata nel giardino antistante lo spazio espositivo.

SPAZIO NATTA
Como – Via Natta, 18
Doriam Battaglia BATT
“Frequenze 140621/0712”
Installazioni di Benny Posca BYPOS
Con il patrocinio del Comune di Como – Assessorato alla Cultura

DEVERNISSAGE: sabato 12 luglio 2014 alle ore 18.30
Presentazione della mostra e introduzione alla conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica” a cura dell’Arch. Angelo Monti, interverrà il Prof. Paolo Ferrario e gli artisti Doriam Battaglia e Benny Posca

Apertura mostra: sino al 12 luglio 2014 da martedì a sabato con orario 15 – 19. Ingresso gratuito.

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COMUNICATO STAMPA:
Nel contesto architettonico di Palazzo Natta in via Natta 18 a Como, presso lo Spazio Natta, con il patrocinio del Comune di Como, è allestita e esposta una mostra di arte contemporanea dedicata al nuovo espressionismo preformale.

Saranno presentati lavori dell’artista comasco Doriam Battaglia BATT, opere appartenenti alla Nuova Astrazione Contemporanea. Il titolo della mostra è “Frequenze 140621/0712”. Nel titolo viene richiamato il concetto di Frequenza dello spettro elettromagetico.
Nell’opera recente Batt affrontata un argomento complesso che ha però un fascino enorme, per chi è interessato a comprendere qualcosa della struttura della materia utilizzando le conoscenze più recenti della meccanica quantistica, ancora troppo recente per essere compresa ed accettata da tutti ma già abbastanza matura per utilizzarla in un tentativo d’indagine poetica.

Indagare l’universo con gli strumenti della fisica quantistica significa ragionare sull’infinitamente piccolo, su di un mondo che funziona in modo completamente diverso da quello a cui siamo abituati, di cui è impossibile capirne le basi usando la logica classica e forse proprio questo è uno dei motivi che la rendono così avvincente.
La duplice natura della luce e della materia, che si sono rivelate essere composte allo stesso tempo di onde e di particelle (quark), ci autorizza a pensare che tutto nell’universo, compresi noi stessi, è costituito da un flusso infinito di energia e la molteplicità di ciò che osserviamo altro non è che la differenza delle FREQUENZE, e inversamente delle lunghezze d’onda, che essa assume a partire dai raggi gamma sino alle onde radio.

Un’ambientazione sonora realizzata con musiche del compositore Roberto Cacciapaglia coinvolgerà i visitatori in un’esperienza nella quale, oltre alle frequenze dello spettro visibile, saranno coinvolte anche quelle del suono.

Un’ambientazione in grado di stimolare sensazioni sonore particolari. Vibrazioni e oscillazioni che si propagano nello spazio creando emozioni correlate alla natura delle vibrazioni luminose delle opere esposte. Le onde trasversali generate dalla luce-colore si intrecciano con quelle longitudinali emesse dalle sorgenti sonore venendo a così a realizzare la trama e l’ordito di un esperienza sensoriale globale.

Nel giardino antistante lo spazio espositivo della mostra è stata realizzata dall’artista italo-tedesco Benny Posca un installazione che ne riorganizza e ne definisce la spazialità con l’impiego di linee che guidano il visitatore dalla strada di accesso sino all’entrata alla mostra.

La mostra rimarrà aperta al pubblico con ingresso gratuito sino a sabato 12 luglio 2014 con il seguente orario; da martedì a sabato dalle 15 alle 19.

Doriam Battaglia BATT (Sondrio, 1949) tra i protagonisti di quel particolare filone creativo sviluppatosi all’inizio degli anni Novanta in ambito comasco presso l’Associazione culturale Giosuè Carducci durante il corso di cultura artistica tenuto dai professori Giuliano Collina, Angelo Tenchio e dallo scultore Massimo Clerici. Corso che si è distinto per una ricerca iconica e oggettuale tendente a scardinare i codici linguistici precostituiti dell’arte classica. La sua opera si pone al confine tra varie forme espressive e, attraverso la sperimentazione di linguaggi diversi e l’abbandono dell’oggetto pittorico in sé, indaga l’universo prima della comparsa della forma con gesti che vanno oltre l’intenzione di chi agisce.
L’opera di BATT vuole essere una riflessione sul tema dello sconfinamento della vita nell’arte, che l’artista ricerca continuamente, trasformando il suo fare arte in un laboratorio di ricerca permanente.

L’Opera – In mostra sono visibili opere appartenenti a due cicli, quello dei “Tessili” e quello più recente del ciclo “Frequenze” che affronta il tema dell’energia, dello spazio e del tempo partendo da una visione che tiene conto delle scoperte della fisica quantistica riguardanti la materia, la luce e il colore. Opere concepite come veri e propri frammenti di Cosmo.
Il percorso espressivo attuale ruota attorno alla visione della realtà nel tentativo di rendere percepibile l’illusione a essa legata: la superficie pittorica diviene porzione dello spazio infinito cristallizzata per creare nuove relazioni di senso.

Il titolo “Frequenze” è assunto dalla fisica, proprio per indicare la caratteristica di quest’indagine poetica all’interno della materia, indagata anche attraverso le regole della musica, massima espressione delle leggi dell’Universo, attraverso una metodologia che ne interroga l’intima struttura. Le opere del ciclo “Frequenze” identificano uno spazio fisico ipotetico che diviene mentale con soglie fluide che consentono il passaggio interpretativo dal microcosmo (particelle, cellule, neuroni, sinapsi) al macrocosmo (stelle e galassie) sempre in rapporto dinamico diretto con i processi formativi della visione per generare atomi di coscienza.
In arte tutto accade dentro l’opera, il resto è successivo. Tuttavia la pittura non è la realtà, essa è solo una delle tante realtà, non è la vita ma, senza il sapere dell’arte, la vita sarebbe di molto immiserita. Se l’arte non può salvare il mondo perlomeno ci aiuta nell’indagarlo e a prenderne coscienza.
Opere preformali preludio cioè alla nascita della forma. Prefomale in quanto l’opera tenta di cogliere l’attimo in cui la vibrante energia cosmica si trasforma in materia e quindi assume forma e colore.

Ciò che prova a rappresentare, nelle frequenze dello spettro visibile, sono le particelle, gli atomi e le molecole che vengono a costituire la materia di cui siamo fatti e di cui è fatto il nostro universo.

Alla base di tutto c’è il pensiero, l’informazione che occupa le frequenze più alte dell’essere. Il pensiero genera informazione, che è intelligenza strutturata. L’informazione diviene energia che a sua volta crea la materia.

Dalla materia nasce l’uomo e nell’essere umano si sviluppa la coscienza. L’uomo è coscienza dell’universo ed essa genera l’esistenza. Il tutto avviene attraverso un processo indeterministico nel quale il caso assume un ruolo fondamentale. La casualità origina una frattura nella causalità e in essa il libero arbitrio dell’uomo trova spazio per generare infinite trasformazioni e variazioni sul tema.

L’indeterminismo posto alla base delle leggi dell’universo consente d’operare sul processo del divenire per modificarne la direzione. Se vivessimo in un universo di tipo totalmente deterministico non sarebbe possibile alcuna scelta, tutto seguirebbe un copione già scritto sin dal principio dei tempi. Le opere recenti tentano di cogliere quell’attimo impercettibile nel quale l’energia/informazione si trasfigura in materia/luce/colore, mantenendo intatta la sua vitalità primordiale.

L’opera finale registra il processo creativo gestuale che nel suo svolgersi indaga l’infinitesimamente piccolo, subatomico, e parallelamente l’immensamente grande, infinito, eterno. Sopra a basi elaborate miscelando varie materie stese con diverse tecniche, si sviluppano vortici di energia, spirali di particelle, strutture dinamiche, forze centrifughe e centripete che generano trame di colore e onde di luce.

Osservando le opere si può avere la falsa impressione di individuare in esse elementi naturalistici quali foglie, fiori, nuvole, come accade guardando quegli oggetti geometrici dotati di omotetia interna e auto similarità (frattali) generati da algoritmi ed equazioni matematiche che sfruttano formule logaritmiche per descrivere in modo ricorsivo i comportamenti caotici della teoria del caos e sistemi dinamici. Nel lavoro di Batt non vi è alcuna intenzionalità nel voler generare forme naturali o anche solo richiamarsi a esse.
L’esposizione presso lo Spazio Natta di Como prevede in tutto una ventina di opere, quasi tutte di grandi dimensioni, realizzate utilizzando tecnica mista e smalti sintetici su tela non intelaiata e sospese fluttuanti alle pareti come arazzi.

Mostre

Doriam Battaglia BATT, mostra di pittura FREQUENZE 140621/0712, presso lo Spazio Natta in via Natta, 18 a Como, sino al 12 luglio 2014

La mia mostra FREQUENZE 140621/0712

prosegue sino al 12 luglio presso lo Spazio Natta in via Natta, 18 a Como da martedì a sabato con orario 15-19.

Tutti gli amici sono invitati a passare per un saluto e un commento.

Io sarò sempre presente durante l’orario di apertura.

Vi aspetto!

Doriam Battaglia BATT

Dove: Spazio Natta, Via Natta 18 Como
quando: dal 21 giugno al 12 luglio 2014 – inaugurazione venerdì 20 giugno alle 18.00
orari: da martedì a sabato dalle 15 alle 19
ingresso: libero

Allo Spazio Natta, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Como, inaugura, il prossimo 20 giugno, la mostra personale di Doriam Battaglia, dedicata al nuovo espressionismo preformale. Il titolo della mostra “Frequenze 140621/0712” richiama il concetto della fisica di frequenza inteso come fenomeno che presenta un andamento costituito da eventi che nel tempo si ripetono identici o quasi.
Un’ambientazione sonora realizzata con musiche del compositore Roberto Cacciapaglia coinvolgerà i visitatori in un’esperienza nella quale, oltre alle frequenze dello spettro visibile, saranno coinvolte anche quelle del suono. Un’ambiente in grado di stimolare sensazioni sonore particolari: vibrazioni e oscillazioni che si propagano nello spazio creando emozioni correlate alla natura delle vibrazioni luminose delle opere esposte. Le onde “trasversali” generate dalla luce-colore si intrecciano con quelle longitudinali emesse dalle sorgenti sonore venendo a così a realizzare la trama e l’ordito di un esperienza sensoriale globale.
In mostra saranno visibili opere appartenenti a due cicli, quello dei “Tessili” e quello più recente del ciclo “Frequenze” che affronta il tema dell’energia, dello spazio e del tempo partendo da una visione che tiene conto delle recenti scoperte della fisica quantistica riguardanti la materia, la luce e il colore: opere concepite come veri e propri frammenti di Cosmo.
Per tutto il periodo della mostra inoltre, il giardino antistante lo spazio espositivo della mostra ospiterà un’installazione dell’artista italo-tedesco Benny Posca.

Doriam Battaglia BATT (Sondrio, 1949) è tra i protagonisti di quel particolare filone creativo sviluppatosi all’inizio degli anni Novanta presso l’Associazione culturale comasca Giosuè Carducci durante il corso di cultura artistica tenuto dai professori Giuliano Collina, Angelo Tenchio e dallo scultore Massimo Clerici. Il corso si è distinto per una ricerca iconica e oggettuale tendente a scardinare i codici linguistici precostituiti dell’arte classica.
La poetica di Battaglia si pone al confine tra varie forme espressive e, attraverso la sperimentazione di linguaggi diversi e l’abbandono dell’oggetto pittorico in sé, indaga l’universo prima della comparsa della forma con gesti che vanno oltre l’intenzione di chi agisce.
L’opera di BATT vuole essere una riflessione sul tema dello sconfinamento della vita nell’arte, che l’artista ricerca continuamente, trasformando il suo fare arte in un laboratorio di ricerca permanente.