ARTE · GENIUS LOCI · LUOGHI D'ITALIA · Paesaggio

Iovino Serenella, Paesaggio civile. Storie di ambiente, cultura e resistenza, Il Saggiatore, 2022. Indice del libro

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https://www.ilsaggiatore.com/libro/paesaggio-civile

In un appassionato viaggio lungo la Penisola, Serenella Iovino ci mostra il paesaggio italiano: i resti di Gibellina su cui oggi sorge il Cretto di Burri, i territori porosi di Napoli e la bellezza anfibia di Venezia, le terre dolenti dell’Irpinia e dell’Aquila, e poi le Langhe, dove vigneti sterminati si intrecciano al passato partigiano. Di ognuno di questi paesaggi riesce a portare alla luce le ferite e i riscatti, le amnesie e le memorie che dicono chi siamo e chi vogliamo essere.

Fin dalle prime pagine di Paesaggio civile, Serenella Iovino chiarisce subito che il paesaggio non è mai semplicemente un’esperienza estetica o una porzione di territorio catturata dal nostro sguardo. Ridurlo a questo significherebbe tradirlo. Il paesaggio, invece, è la sintesi dei corpi e delle storie che nel tempo ne hanno determinato la forma, e insieme è l’anima di comunità e luoghi che aspirano al futuro. Il paesaggio è un noi, un orizzonte politico che include tutti, e raccontarlo significa parlare delle violenze e degli abusi che lo sfigurano, ma anche dei sogni e dei progetti artistici che rispondono a queste violenze e abusi, e si impongono come necessari gesti di resistenza.

«Un libro affascinante sul complesso dialogo tra l’inquieto paesaggio italiano e la sua ricca eredità civile di arte e cultura.» Amitav Ghosh

Serenella Iovino

Serenella Iovino (Torre Annunziata, 1971), saggista e studiosa di cultura ecologica, è professore ordinario alla University of North Carolina at Chapel Hill. Ecocriticism and Italy (2016) – prima edizione inglese di Paesaggio civile – ha vinto il Book Prize della American Association for Italian Studies e lo MLA Aldo and Jeanne Scaglione Prize for Italian Studies.

ARTE · Biografie di persone · Sculture

Eli Riva, 1921 – 2007. Segni nel territorio, NodoLibri, 2022

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Eli Riva 1921 – 2007. Segni nel territorio

Maestro della scultura, Eli Riva è considerato l’ultimo erede dei “magistri cumacini” per quel suo scalpellare “a taglio diretto” nel marmo come i marmorini antichi, come gli scalpellini delle valli lombarde, e sempre senza modelli preparatori.

Attivo fin dall’adolescenza in diversi campi dell’arte, ha consegnato al territorio un’enorme eredità di opere, studi e progetti.

Il volume – appena edito da NodoLibri – è stato pensato in occasione del centenario della nascita di Eli Riva172 pagine, oltre 200 immagini a colori, un indice ragionato delle opere e due mappe visive aiutano a orientarsi nella variegata geografia del pensiero artistico di Riva, alla scoperta di tutte le opere raggiungibili in Como e dintorni.La pubblicazione considera infatti i “segni” lasciati da Eli Riva nel territorio, essenzialmente comasco, ma con linee di percorso divaganti che arrivano, ad esempio, fino alla montagna di Cima di Castello, alle sponde del lago, in territorio elvetico o all’ospedale di Limbiate.Se l’arte sacra costituiva per Eli Riva una vera e propria vocazione, molti sono stati i suoi apporti anche in campo secolare: fra tutti quelli che risaltano nelle pagine del libro, ricordiamo qui soltanto la sua “filosofia della piazza”, il progetto con cui Riva nel 1975 vinse il concorso (mai realizzato) per la sistemazione dell’eterna incompiuta piazza Cavour.Maestro della scultura, Eli Riva è considerato l’ultimo erede dei “magistri cumacini” per quel suo scalpellare “a taglio diretto” nel marmo come i marmorini antichi, come gli scalpellini delle valli lombarde, e sempre senza modelli preparatori. Attivo fin dall’adolescenza in diversi campi dell’arte, ha consegnato al territorio un’enorme eredità di opere, studi e progetti.Il libro – che completa la ricostruzione storico-stilistica dell’artista, aggiungendosi al volume scritto in occasione della grande mostra “Eli Riva. Tradizione e modernità”, realizzata a Villa Olmo nel 2015 – nasce su impulso e iniziativa di Associazione Eli Riva.
Oltre ai testi di Enza Coratolo e Giovanna Riva, si trovano contributi di Paolo Aquilini, Paolo Biscotti, Alessandra Bonfanti, Pietro Boyl di Putifigari, Valentino Carboncini, Guerrino Mattei e Rossano Nistri.
https://www.nodolibri.com/home/280-eli-riva-1921-2007-segni-nel-territorio.html
BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Pittura

Monti Angelo, spunti biografici a cura di Pietro Berra, Le Donne del lago di Como, Carthusia editore, 2022

ARTE · Pittura · Tartarughe

FESTINA LENTE, ex libris di Piero Clerici, donato da A. B., 27 sett 2022

Novi Vittorio (1866-1955)

Lanzesi illustri: Vittorio Novi e Angelo Novi – Pro Loco Lanzo Scaria

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Lanzesi illustri: Vittorio Novi e Angelo Novi – Pro Loco Lanzo Scaria

Vittorio Novi, un maestro intelvese a Bangkok. La Thailandia restaura le sue opere monumentali

 
ARTE

Andrea Rosso, Comostreetart, NodoLibri edizioni, Como

Comostreetart di Andrea Rosso: con la collaborazione di Gin Angri e Giovanni D’Apolito. Racconti fotografici di Gin Angri. Racconti di strada di Marco Lorenzini. Edito in collaborazione con ecoinformazioni; 314 pagine, 25 euro.

I muri puliti sono un’evidente astrazione e possono diventare una pericolosa ossessione. Invece i muri disegnati sono probabilmente uno dei laboratori più fecondi e globali della comunicazione e dell’arte contemporanea, Andrea Rosso

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Andrea Rosso, Comostreetart

Comostreetart di Andrea Rosso: con la collaborazione di Gin Angri e Giovanni D’Apolito. Racconti fotografici di Gin Angri. Racconti di strada di Marco Lorenzini. Edito in collaborazione con ecoinformazioni; 314 pagine, 25 euro.

I muri puliti sono un’evidente astrazione e possono diventare una pericolosa ossessione. Invece i muri disegnati sono probabilmente uno dei laboratori più fecondi e globali della comunicazione e dell’arte contemporanea.

Andrea Rosso

ARTE · Gatti

DITZ, artista contempoaneo, ANIMALS

informazioni in rete: https://tinyurl.com/wj2awtan

ARTE · Doriam B.

Doriam Battaglia, Volontà di vivere, 29 luglio 2022

Bellano · FOTOGRAFIE · Mostre

«Il ritratto di Bellano»: 1.700 volti da affidare ai posteri, l’idea di Carlo Borlenghi con Andrea Vitali- Corriere.it

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«Il ritratto di Bellano»: 1.700 volti da affidare ai posteri, l’idea di Carlo Borlenghi con Andrea Vitali- Corriere.it
Architettura · COMO città · Nodo Libri · STORIA LOCALE E SOCIETA' · urbanistica

Fabio Cani, Federico Frigerio architetto. Il lato tradizionale del nuovo, NodoLibri, 2022

Fabio Cani, Federico Frigerio architetto. Il lato tradizionale del nuovo
Federico Frigerio (Milano 1873 – Como 1959) è uno dei grandi protagonisti intellettuali del Novecento comasco. Certamente, il fatto di aver perseguito durante tutta la sua carriera una convinta adesione alla tradizione architettonica lombarda non ha giovato alla sua fama in tempi recenti: in un certo senso, egli sembra trovarsi “dal lato sbagliato” della storia, al servizio della “conservazione” piuttosto che del rinnovamento proposto dal Movimento Moderno. La sua lunga esperienza professionale si svolge certamente sotto il segno della tradizione, ma non in maniera acritica; anzi, della tradizione fu un attento indagatore ed esegeta. Così come egli non fu mai chiuso alle innovazioni né tanto meno al rinnovamento del linguaggio e della tecnica dell’architettura, dall’introduzione del cemento armato alle proposte stilistiche della scena mitteleuropea.

Per queste ragioni la rivisitazione critica della sua vicenda professionale e l’approfondimento delle sue numerose opere (in gran parte poco note) apportano numerosi motivi di interesse a una ricostruzione complessiva del Novecento comasco.

Le opere principali:
Grand Hotel Plinius a Como. 1897-1900
S. Stefano ad Appiano Gentile. 1897, 1908-1909, 1912-1914
Villa Pirotta a Brunate. 1902-1912
Villa Baragiola a Orsenigo. 1904-1905, 1907
S. Maria di Martinico a Dongo. 1904-1915
Società Bancaria Italiana a Como. 1908-1910
Politeama a Como. 1909-1910
Villa Rebuschini a Brunate. 1910-1911
Palazzina Cattaneo a Como. 1910-1912
Banca Commerciale Italiana a Como. 1923-1927
Palazzo vescovile a Como. 1924-1940
Tempio Voltiano a Como. 1925-1927
Villa Walter a Como. 1930
Edicola Somaini a Como. 1935-1936
Duomo di Como

ARTE · Isola Comacina

LE CASE PER ARTISTI SULL’ ISOLA COMACINA, (Ebe Gianotti, L’Ordine, 31/07/2011)

Potrebbe essere un'immagine raffigurante albero e attività all'aperto
Dobbiamo ringraziare Alberto I, re del Belgio, se l’isola Comacina è ancora nostra. L’isola infatti gli fu donata nel 1917 da Augusto Caprani, ex sindaco di Ossuccio e proprietario dell’isola, come segno di gratitudine per il comporta- mento tenuto dal popolo belga ai tempi dell’in- vasione tedesca del 1914.
Per fortuna Alberto I girò quasi subito il regalo allo Stato Italiano che a sua volta lo affidò all’Accademia di Brera, impegnata a ideare per l’isola “qualche cosa di vivo e di attivo, che, senza pregiudicare, anzi completando il tipico aspetto del paesaggio, (tornasse) in pari tempo di vantaggio agli studi archeologici, all’arte e agli artisti”.
Agile, ricco e sfaccettato il settimo Quaderno della Fondazione Montandon, edito da NodoLibri e curato da Andrea Canziani con Stefano Della Torre, dedicato alle Case per Artisti dell’isola Comacina progettate da Pietro Lingeri a metà degli anni Trenta, si compone di una raccolta di saggi brevi che ne analizzano
la storia fino ad arrivare al recente restauro, ben argomentato nei numerosi problemi che in
questa occasione sono emersi, sia di ordine culturale-metodologico che pratico.
Una storia che parte da lontano, non troppo conosciuta e che a rileggerla oggi ci sorprende. E’ difficile immaginare che nel breve interregno belga un’isola così quieta, il cui ritmo sonnac- chioso si altera durante l’anno unicamente la sera dei fuochi di S. Giovanni, fu, sul finire dei primi dieci anni del Novecento, uno dei teatri del dibattito che animava l’intera Europa a pro-
posito del ruolo delle arti applicate nello sviluppo industriale e che si espresse nella promozione delle esposizioni pubbliche come
luogo di incontro tra produttori e acquirenti, di cui le prime grandiose Esposizioni Interna- zionali costituirono la punta di diamante.
Nel passaggio di competenza dell’isola Comacina all’Accademia di Brera i connotati più imprenditoriali dell’operazione si persero, per affermarsi quelli legati all’idea di una
colonia per artisti attratti dalle bellezze del lago.
Non immaginiamoci però un ritiro da eremiti, perché l’Accademia pensava piuttosto
ad un insediamento estensivo composto da vari tipi edilizi e così complesso da giustificare un bando di concorso per il Piano Regolatore dell’isola, che fu indetto nel 1921 per racco- gliere proposte diverse che ne ridisegnassero il profilo.
Il primo saggio di Giovanna D’Amia documenta alcuni dei progetti presentati dai maggiori architetti del tempo, come Giuseppe De
Finetti, formatosi a Berlino e a Vienna dove divenne allievo di Adolf Loos, o Mino Fiocchi, che per un periodo ebbe lo studio con Gio Ponti, e questo esame ci induce a considerare quanto sia abissale lo spazio che ci allontana da quell’epoca se allora, con una naturalezza
interrottasi solo dopo il secondo dopoguerra, si poteva immaginare di costruire abitazioni, alberghi, ristoranti e sedi espositive in un ambiente paesaggistico pregiato, senza che nessuno interpretasse l’operazione come una speculazione, un deturpamento del paesaggio, una bieca colata di cemento.
A scorrere le immagini delle proposte presentate ci viene da pensare che, se una di esse fosse stata adottata, oggi potremmo paragonare l’isola Comacina alle isole borromee del lago Maggiore sia per
l’incidenza del costruito rispetto alle aree inedificate che per l’imponenza degli edifici, oggi sicuramente bocciati da qualsiasi politicamente corretta, ma soprattutto pilatesca, commissione del paesaggio.
E ci viene pure da considerare che se uno di quei progetti fosse andato in porto ora avremmo probabilmente un centro alberghiero paragonabile a quello di Villa d’Este: dal punto di vista dello sviluppo turistico del lago l’iniziativa proposta dall’Accademia di Brera era vincente, mentre la successiva riduzione del progetto a poche unità abitative per artisti romantici, al di là dell’interessante risultato architettonico, si è rivelata velleitaria, considerato come sia decaduto precocemente tale obiettivo e come le case per artisti siano state inutilizzate per molti anni.
Tornando al Concorso, nessuna proposta ebbe seguito, neppure i progetti successivi molto
ridimensionati. Arriviamo così al 1933 quando Pietro Lingeri, nato a Bolvedro, a pochi chilometri daTremezzo, tra i fondatori del M.I.A.R. (Movimento Italiano Architettura Razionale) e architetto dal lungo sodalizio con Giuseppe Terragni, fu incaricato del progetto per un albergo e sei villette, simili a quelle realizzate dai razionalisti comaschi per la V Triennale di Milano.
Ma a Bottai, ministro dell’Educazione, il risultato non piacque e nel 1936 sollecitò Lingeri perché adottasse “coperture a tetto per rendere più efficace l’ambientamento dei nuovi edifici”, obbligandolo ad un ripensamento generale. Lingeri non prese bene tale inge- renza, almeno in un primo momento, a
giudicare dai disegni provocatori che produsse: una sorta di maquillage vernacolare dove coppi, comignoli e archi vengono applicati ad un’architettura razionalista. Ma in seguito, passata la stizza, il progetto venne ripensato con consapevolezza in modo che le forme e i materiali della tradizione locale passassero attraverso il filtro dell’architettura razionalista, senza che questo processo snaturasse l’una o
l’altra.
A questo proposito è particolarmente interessante il confronto condotto nel Quaderno da Tim Benton con la casa del 1935 di Le Corbusier, Le sextant, nella campagna di Les Mathes. In quest’opera Le Corbusier non applica nessuno dei Cinque Punti per la nuova architettura, cardini teorici dell’architettura razionalista, ma, al contrario, vengono smentiti scegliendo di utilizzare nella costruzione
i muri a secco, pali e travi di legno, il tetto a doppia falda e una pianta divisa rigidamente. Come farà anche Lingeri, probabilmente sentendosi più sicuro e un po’ meno traditore dei sacri principi dopo lo sdoganamento operato sia dal Maestro che da Pagano e Daniel nella mostra alla VI Triennale, “L’architet- tura rurale nel bacino del Mediterraneo”, dove
“gli elementi costruttivi dell’edilizia rurale erano presentati, prima che come elementi
linguistici, come soluzioni funzionali dettate dai condizionamenti climatici e dalle esigenze imposte dal contesto economico e sociale”.
Le Case per artisti si inseriscono dunque in quel filone di ricerca architettonica che prendeva le distanze dall’internazionalismo per approfondire le specificità locali, pur distin- guendosi nettamente dall’architettura Beaux Arts, e si pongono come una delle opere che meglio risposero ad alcune domande ancora attuali: l’architettura consiste in una espressione artistica individuale che produce
edifici sganciati dal territorio e buoni per ogni parte del mondo o è piuttosto un “mestiere” che ha a che fare con memorie, materiali e pratiche costruttive riconducibili a luoghi precisi?
Batt · Mostre

RI / TRATTI. Cerchi concentrici, progetto di inclusione sociale per persone senza dimora, Mostra di opere grafo-pittoriche, al Palazzo Broletto, Como, 16, 17, 18 giugno 2022