a: da classificare · Gabriella d.i · Luoni Basilio (1941-2024)

Poeti in Sala Lalla Romano: BASILIO LUONI, a cura di Gabriella D’Ina, interviene Carlo Rognoni, coordina Antonio Ria,alla Biblioteca Braidense, Via Brera 28, Milano, 16 aprile 2016

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Ferrario Carlo · Mi ricordo

Mi ricordo di Carlo Ferrario

A Carlo Ferrario, che il 3 aprile 2016 compie 85 anni, si addice il concetto di “intellettuale organico”: musicista, musicologo, romanziere, raccontatore, poeta, umorista, politico locale, dirigente provinciale e regionale …

Io, qui, lo ricordo alla presentazione del suo libro Alfabeto comasco, il 13 giugno 1990:

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E da quel libro estraggo un suo “sguardo” che è in totale sintonia emotiva con il mio “idem sentire”:

“Al ritorno da ogni viaggio che mi abbia portato in luoghi meravigliosi e felici, sento il bisogno di fare una capatina sulle nostre rive: una specie di affettuosa ricognizione per controllare se il lago di Como regga ancora il confronto con gli scenari famosi e i grandi panorami.

Col Corno d’Oro, l’isola di Patmos o Venezia negli occhi, neanche l’amore per le patrie sponde potrebbe indurmi a stravedere, ma il verdetto è ogni volta positivamente positivo … sono lieto che i nost sit siano qui a portata di vista” (pag. 61)

Auguri di memoria e sguardo, caro Carlo

Paolo Ferrario, del 1948


SistemaComo 2015 lo ricorda QUI:

http://www.jsc15.it/iniziative/notizie-iniziative/1411-auguri-carlo-ferrario-compie-85anni

 

Ferrario Carlo

CARLO FERRARIO compie 85 anni. il ricordo della NodoLibri e dei suoi amici, 3 aprile 2016

Carlo Ferrario compie 85anni

Carlo Ferrario, Carlo per tutti, domenica 3 aprile compie 85anni. Una bella tappa in una lunga vita che gli auguriamo ancora ricca di sorprese. Per noi ovviamente.

Perché Carlo – io lo conosco e frequento da una cinquantina d’anni – è talmente poliedrico che ancora oggi riesce a stupire e ad essere presente nel “mondo intellettuale” con la sua arguzia, l’acutezza polemica, la critica intelligente, l’amicizia e l’affetto. Per molti. Compresa la “sua” città di Como che ha sempre guardato con attenzione e libertà di giudizio.

Certo: come tutti gli intellettuali (vecchia scuola) Carlo non è immune da manie su cui ha detto e scritto moltissimo.

Tanto per citarne alcune: l’insofferenza per il gioco del calcio (ma soprattutto verso coloro che ne fanno una religione del lunedì); l’intolleranza nei confronti degli scrittori popolari (considerati sciatti, superficiali); l’odio mai celato per i cantautori, i canzonettari, il pop, il rock, il jazz (ritenuti eresie strazianti per il suo orecchio selettivo) e per finire col maledetto “giro di do”…

Di contro, gli amori artistici e intellettuali di Carlo li conosciamo bene attraverso i tanti tantissimi scritti (ora diffusi anche via FaceBook), le partiture musicali, i poemi, poemetti e le poesie. In un’epoca lontana si è anche dilettato con pennarelli e matite. Le sue lezioni sulla musica restano un punto fermo nella cultura della città.

Tantissimo Carlo ci ha proposto (mai insegnato! perché troppo libero per avere un metodo, una didattica) e in questo molti lo hanno seguito, apprezzato, stimato e – con spirito di immutata amicizia – in tanti gli facciamo gli auguri.

[La produzione di Carlo Ferrario, edita da NodoLibri è disponibile anche in formato digitale, gratuitamente.]

vai a:

Sorgente: Auguri. Carlo Ferrario compie 85anni

Ferrario Carlo

CARLO FERRARIO, il prossimo 3 aprile, compirà 85 anni

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Duomo di Como · Tajana Tino

Audio della lezione magistrale: TINO TAJANA, Le vicende artistiche del Duomo di Como. Fotografie di Adriano Rovi, 4 marzo 2016, a cura del circolo Cultura e Arte

Tino Tajana, autore del restauro della Fabbrica del Duomo, che ha riportato alla luce dei comaschi il più importante edificio comasco, racconta le vicende artistiche del Duomo sul Lago

AUDIO della lezione di TINO TAJANA del 4 marzo 2016

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  • costruito fra il 1396 e la fine ‘800
  • romanico sotto
  • gotico sopra
  • e anche barocco rococò
  • 1935: l’incendio della cupola di Juvara
  • rana, fontana e le tette della besana
  • il comitato per  il Duomo fu costituito nel 1974 dal Sindaco Antonio Spallino
  • il restauro è durato 13 anni

Fotografie di Adriano Rovi

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Casa della Poesia, Como · Poesie

il nuovo sito web della CASA DELLA POESIA di Como

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a: da classificare · Peron Ettore e Dell'Acqua Davide · Ponte della Civera

il Ponte della Civera (NESSO) in una visita guidata da ETTORE MARIA PERON. #lagodicomo

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Fotografie di Roby Caprani dalla bacheca facebook di https://www.facebook.com/ettore.peron?fref=ts

AUDIO e VIDEO · Libri su Como e il Lario · NESSO · Peron Ettore e Dell'Acqua Davide

Ettore Maria Peron, Davide Dell’Acqua, Patrizia Azimonti, NESSO E DINTORNI, ItineLario editore. VIDEO della presentazione del libro, Nesso, 26 Febbraio 2016. #lagodicomo

 

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Introduzione di Gianfranco Garganigo

Lettura di Elisabetta Molinari e presentazione di Paolo Ferrario

i miei appunti:

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Lettura di Elisabetta Molinari

Interventi degli autori: Ettore Maria Peron, Davide Dell’Acqua, Patrizia Azimonti

http://www.massograsso.it

http://www.kaosdesign.it

http://www.dartvisualgallery.com

Dibattito:


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VEDI LA SCHEDA DEL LIBRO :

acquistabile dal sito:

e presso:

Libreria Dominioni

Libreria Noseda/Libraccio di Via Cantù, Como

il Libraccio di Via Giulini

Libreria Andreoli di Via Rovelli, Como

Cani Fabio · Conosco Como?

EDIFICIO PER RESIDENZE E NEGOZI, Tullio Novati, ingegnere, 1962-1964, Piazza Camerlata, COMO, scheda di Fabio Cani

Ribloggato da XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como:

Clicca per visitare l'articolo originale056

Nella cultura architettonica del Novecento comasco, il grattacielo è un grande assente. Ripetutamente proposti in diversi luoghi del capoluogo e della provincia, gli edifici di molti piani sono sempre stati evitati, quasi sempre per ragioni paesaggistiche. Succede così che il soprannome di “grattacielo” sia stabilmente associato a una casa di nove piani, forse più per la sua apparente somiglianza con ben più alti modelli.

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Broletto · Camminare in COMO città · Cani Fabio · Conosco Como?

viaggio, a cura di Fabio Cani, nella Como del passato: oggi è la volta di BROLETTO, PRETORIO e Coperto del Broletto

viaggio, a cura di Fabio Cani, nella Como del passato: oggi è la volta di Broletto,Pretorio e Coperto del Broletto.
Como: una storia vera. 3
(Di Fabio Cani)Il primo edificio laico da prendere in considerazione è il Broletto, non foss’altro perché è l’unico testimone sopravvissuto del centro del potere comunale.
Era la sede delle assemblee del popolo comasco, e a questo deve il suo nome: “broletto” da “brolo”, cioè prato. Un prato al coperto, insomma, per evitare tutte le volte che pioveva di dover disturbare il vescovo per andare nella “sua” cattedrale di San Giacomo.

Da tempo si sono incrinate le certezze che lo presentavano come un bell’esempio di architettura romanico-gotica, documentatamente (c’è una bella lapide incastrata sopra il primo arco verso la torre) edificato nel 1215. Ora si ritiene che anche il Broletto sia frutto di una complessa stratificazione di interventi e che l’aspetto attuale, così elegante con il suo paramento di pietre policrome (ma, a questo proposito, è bene ricordare che la percezione antica dei colori era assai diversa da quella moderna!), non sia propriamente quello originario: esito di uno dei tanti restauri seguiti alle molte vicissitudini di cui fu oggetto. Della fase più antica potrebbe sopravvivere il relitto di un capitello, assai più “rozzo” degli altri, incastrato nella base della torre, dove oggi si appoggia la vetrata dell’infopoint.
La sua architettura è ridotta al minimo indispensabile: una grande sala elevata su un portico aperto (ma forse, all’origine, un po’ meno trasparente di come lo vediamo oggi: non è improbabile che il muro mediano fosse un vero muro, e non una sequenza di archi, aperto solo da una porta più o meno dove adesso si trova la passerella che dà accesso al suddetto infopoint). Incerto resta il percorso di accesso alla sala: Federico Frigerio (sempre lui) aveva immaginato, sulla base di indizi archeologici, una scala monumentale a sbalzo dall’angolo sud-orientale della sala, verso la cattedrale (dove effettivamente resta la spalla di una porta); che l’ingresso alla sala fosse lì è verosimile, come ci si arrivasse è ancora incerto.

Sicuramente, al contrario di quello che si continua a ripetere, il Broletto non venne accorciato per fare spazio alla nuova cattedrale; dal muro meridionale proviene infatti un affresco trecentesco, raffigurante [… PROSEGUE SU “JSC15”]

a: da classificare · Biblioteca comunale di Nesso · Libri su Como e il Lario · Peron Ettore e Dell'Acqua Davide

la Biblioteca comunale di Nesso presenta il libro: Ettore Maria Peron, Davide Dell’Acqua, Patrizia Azimonti, NESSO E DINTORNI, ItineLario editore, collana Cosmo Lago/Quaderni di viaggio nei territori lariani, VENERDI’ 26 FEBBRAIO, ore 21, presso la Sala consiliare c/o Cooperativa sociale, NESSO

 

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Camminare in COMO città · Cani Fabio · Conosco Como?

Edificio per residenze e uffici “Novocomum” Giuseppe Terragni, architetto 1927-1929, Como, viale Sinigaglia 1

Il primo isolato del nuovo quartiere residenziale “borghese” della zona a lago (che poi restò l’unico, perché il quartiere non si fece) venne completato con un radicale cambio di stile architettonico. E fu l’inizio della “nuova” architettura a Como, ma i punti di contatto con la metà già esistente non furono pochi.
(Fabio Cani)

Edificio per residenze e uffici “Novocomum”
Giuseppe Terragni, architetto
1927-1929
Como, viale Sinigaglia 1
Stato: visibile – parzialmente visitabile – ben conservato

Il completamento del primo (e unico) lotto del quartiere nella zona del Pra’ Pasquée per conto della società immobiliare Novocomum venne affidato al giovane Giuseppe Terragni, probabilmente per il tramite del fratello maggiore Attilio, che aveva già collaborato con l’imprenditore edile Elio Peduzzi. Terragni riprese l’organizzazione generale dell’edificio preesistente e la trasformò in un organismo compiutamente moderno: gli spigoli stondati, che nell’edificio eclettico progettato da Giacomo Caranchini erano una sorta di bow-windows, divennero il fulcro compositivo del nuovo fabbricato con una complessa operazione di svuotamento e riconfigurazione del volume complessivo.

Nel corso del 1927 e del 1929 Terragni approntò versioni successive del progetto, procedendo a una progressiva essenzializzazione del disegno. All’inizio del 1929 l’edificio aveva ormai preso la sua forma definitiva, ma – per evitare qualsiasi rischio di blocco da parte della Commissione edilizia – si venne preparando anche una versione edulcorata da decorazioni in stile che fu presentata agli organi comunali per l’approvazione. Nell’ottobre 1929 l’edificio era sostanzialmente ultimato e la stampa locale registrò lo sconcerto dell’opinione pubblica di fronte a un’architettura così audacemente moderna, e il Comune, di fronte all’evidente difformità dell’edificato rispetto al progetto, nominò una commissione di valutazione, composta dagli architetti Piero Portaluppi, Giovanni Greppi e Luigi Perrone, che si riunì nel dicembre dello stesso anno e si espresse infine per il mantenimento dell’edificio così com’era. La controversa reazione della città si fissò poi nel soprannome di “transatlantico” che restò a designare l’edificio anche nei decenni seguenti.

Disegno di progetto per la prima versione del Novocomum Planimetria del piano rialzato del Novocomum in una versione prossima a quella realizzata.

Al centro dell’attenzione erano proprio i due spigoli con l’espressiva successione di elementi arretrati e sporgenti, percorsi dall’imponente cilindro vetrato fino allo spigolo finale, che ripropone il parallelepipedo di base. In questa articolazione già i contemporanei lessero un’assonanza con le più avanzate esperienze costruttiviste dell’Unione Sovietica, e – più in generale – con l’architettura d’avanguardia del centro Europa. Non minore sorpresa suscitarono le scelte coloristiche, per il forte contrasto tra le pareti verticali (in noisette chiaro), gli elementi a sbalzo (in arancione), gli infissi (in rosso) e gli elementi metallici (in azzurro). Tali scelte sono poi state in gran parte alterate negli interventi del dopoguerra (che sostituirono l’intonaco civile con un rivestimento in “spaccatello” di marmo), e sono state recuperate solo in decenni recenti, parzialmente nelle facciate esterne, più compiutamente in quelle del cortile (a cura dell’arch. Augusto Roda e dell’ing. Franco Panzeri, con la direzione lavori dell’arch. Manouk Manoukian). Così come, negli ultimi anni del Novecento, è stata ricostruita la disposizione originaria dell’ingresso e dell’atrio (a cura dell’arch. Mario Di Salvo).

Al di là delle innovative scelte formali, evidenti non solo all’esterno, ma anche nella disposizione delle scale interne (quella centrale a base quadrata, le due laterali a base triangolare) e nella struttura in cemento armato, il Novocomum di Terragni costituisce un esempio di edificio residenziale intensivo di stampo piuttosto tradizionale, con appartamenti ispirati da un generico decoro borghese, senza l’eco delle riflessioni che contemporaneamente si andavano elaborando in Europa sulle esigenze e sulle regole dell’abitare moderno.


Per gli interessati all’argomento, consigliamo il libro Le rotte del Transatlantico, di Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario, edito da NodoLibri.

Sorgente: Newsletter NodoLibri 05/02 – pamalteo@gmail.com – Gmail