infarto · Luciana Quaia · matrimonio · Millina Maria Giovanna

Shakespeare, SONNETT 116. Ricordato da M.G.A.

Traduzione SONETTO 116
Non sia mai ch'io ponga impedimenti all'unione di anime fedeli; Amore non e' Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana.Oh no! Amore e' un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;e' la stella-guida di ogni sperduta barca,il cui valore e' sconosciuto, benche' nota la distanza.Amore non e' soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane,ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo e' errore e mi sara' provato,Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato. testo del sonetto 116 Let me not to the marriage of true minds Admit impediments. Love is not love Which alters when it alteration finds, Or bends with the remover to remove: O no! it is an ever-fixed mark That looks on tempests and is never shaken; It is the star to every wandering bark,Whose worth's unknown, although his height be taken.Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks Within his bending sickle's compass come:Love alters not with his brief hours and weeks, But bears it out even to the edge of doom. If this be error and upon me proved,I never writ, nor no man ever loved.
infarto · Luciana Quaia · salute e malattie

Il 10 maggio 2014, nel giorno di sabato, è arrivata la “mazzata”. La diagnosi sarà: INFARTO. “Infarto preso in tempo”

 

Il 10 maggio 2014, nel giorno di sabato, è arrivata la “mazzata”.
La mazzata, in una magnifica espressione linguistica di Severino, è l’esperienza del dolore e della morte.

Leggerò, poi, queste sue righe:

“L’uomo può cominciare a vivere solo se vuole trasformare sé stesso e il mondo da cui è circondato, Se non fa questo non può nemmeno compiere quella trasformazione di sé che è il respirare in senso letterale. E muore. Vive solo se si fa largo nella Barriera che gli impedisce di trasformare sé e il mondo”

in Emanuele Severino, La potenza dell’errare, Mondadori 2013, p. 44/45.

Arriva il momento in cui “non ci si può fare largo”. L’ho sperimentato.

Io e Luciana eravamo a Coatesa, nel luogo del destino (nel Link c’è il racconto e il vissuto di Luciana, il mio amore).
Già all’arrivo c’erano segnali del corpo. Discontinui, ma mai provati fino ad allora.

E mi decido a parlarne, dicendole subito: “Qualsiasi cosa accada, ricordati che ho vissuto al meglio ogni attimo della nostra vita assieme
Poi un dolore forte, lancinante, trafittivo all’altezza del cuore: come una coltellata che arriva dall’interno. Diverso da tutti i tipi di dolore fino ad allora provati.

Torniamo a Como. A posteriori so che guidare una automobile in quelle condizioni è stato un rischio. Ma resistevo alla idea che fosse arrivato “quel” momento.
Devo solo a Luciana se, successivamente, ho preso la decisione di andare al pronto soccorso: le mie “resistenze” alla sfida che stava arrivando mi avrebbero portato alla probabile morte. Devo a Luciana ancora un po’ del tempo che resta.
Il pronto soccorso è quello dell’ospedale Valduce, lo stesso in cui venni operato di tonsille, nel 1951 o 1952.

Da questo momento la techne medica prende in mano la mia vita.
Il sistema istituzionale, le procedure, probabilmente i DRG, i professionisti preposti ai vari pezzi organizzativi (ognuno di loro ha svolto con efficacia il proprio compito: grazie) hanno funzionato sia come meccanismi interni (“funzionamento”), sia come raggiungimento degli obiettivi (“funzionalità”). Un successo organizzativo, pensando che era di sabato pomeriggio, circa attorno alle 17.

La diagnosi sarà: infarto. “Infarto preso in tempo”

Nella sala operatoria della divisione di cardiologia mi dicono: “tutte e tre le coronarie sono ostruite al 99%. Il dolore è provocato da questo: il cuore non riceve sangue”.
L’intervento di  “coronaroplastica”  cardiologica consiste nell’inserire un “retino”: di fatto un anello (“Stent”) che allarga l’arteria principale. Dovrò fare lo stesso intervento per almeno una seconda coronaria nei prossimi mesi.

Nella prima fase di questa vicenda ho verificato i fattori storici e culturali della techne medica, alla quale noi moderni affidiamo le nostre vite. Si tratta della stretta connessione fra:

1 diagnosi efficace

2 terapia adatta, standardizzata e validata.

Non sempre la medicina (che è costituita da un pensiero ed una prassi entrambi ipotetici) è in grado di esibire quella connessione.

Abbiamo così:

1 le “diagnosi incerte e controverse”

2 la gamma delle “terapie possibili” e cariche di ansiogene alternative

La cardiologia, nell’ambito delle scienze mediche, è maggiormente in grado di stabilire procedure standardizzate e verificate. Forse in questa parte del corpo la medicina ha amplificato la sua (ipotetica, ripeto) capacità di “rimedio”

Vengo trasportato su un letto monitorato della unità coronarica. Di fatto isolato dal resto del mondo, perché da quel letto non mi posso muovere. Mi manca del tutto quel rapporto con internet e il web, che ormai costituisce una “estensione necessaria” del mio cervello. E’ una sensazione di sospensione dalle relazioni comunicative ormai più consistenti di questi ultimi anni. Mi fa sentire “spaesato”.

E Luciana, adattandosi alla situazione, si trasforma nel dio Ermes mediatore e farà in modo di “tenere i fili” di quelle relazioni , imparando in condizione estrema perfino ad usare la bacheca di facebook. Gli elenchi dei messaggi che mi e ci sono arrivati hanno costituito una grande sorpresa interpersonale. E il sentimento è spesso sconfinato nelle lacrime.

Le fasi terapeutiche sono dunque queste:

  • diagnosi in emergenza;
  • intervento di chirurgia cardiovascolare angioplastica;
  • controllo immediatamente post operatorio in letto monitorato (primi tre giorni);
  • spostamento nelle attigue stanze, nelle quali si accresce la libertà di movimento (lo spazio-barriera ora è la stanza, mentre prima era il letto);
  • poi ci sarà la dimissione
  • e uno stile di vita che dovrà essere diverso.


La fase della terapia intensiva è stata un problema, in particolare per le funzioni escretorie: “pappagallo, “padelle” e “comode” sono protesi utili, ma troppo esposte al “pubblico”. Qui è il “privato” a essere contaminato.

Anche le cosiddette “visite” sono un problema. Sono due ore al giorno con un visitatore per volta.

E io ho bisogno di vedere solo Luciana. Sottraggono tempo alla mia relazione primaria.

Per cui ho chiesto che non ci fossero: e sono state ampiamente sostituite, con esiti comunicativi sorprendenti, dalla messaggistica internettiana, che acquista un valore empatico di solito inavvertito in altri momenti.
“Sentire” così tante persone che partecipano al mio molecolare evento, è stato bellissimo, commovente e importante.

La notte è lunga. La notte non passa mai. Ottimo il registratorino Olympus e l’ascolto degli Audiolibri. Strumenti davvero capaci di dare un altro segno alla lentezza e palpabilità delle ore. Nina Simone, Antony and the Jonsons, Emanuele Severino (indispensabile), Massimo Cacciari, le letture poetiche di Domenico Pelini …  aiutano. Aiutano molto nelle notti cariche di buio e di luci.

In uno dei “giorni dell’immobilità un improvviso e forte temporale ha riattivato l’angoscia. Paura per l’orto, per la solitudine della tartaruga, per la stanza sul centro storico. Paura dell’incontrollabile e dell’imprevedibile. Paura che la “mazzata” ritorni. Paura che la vita intera sia in balia degli eventi caotici.
E’ nell’immobilità dello stare costretto su un letto che comprendo che la libertà consiste proprio nel gesto semplice di potere muoversi e agire sul mondo.

Osservo il monitor che calcola (sempre in modo ipotetico e probabilistico) le mie funzioni vitali: basta uno sforzo e le linee si impennano. Poi si mettono a battere le frequenze che stanno nella norma:
l’uomo può cominciare a vivere, Emanuele Severino, La potenza dell’errare, pag. 44


Ho la chiara cognizione che da sabato 10 maggio cambia tutto (o molto) nella mia quotidianità: sarò un po’ meno il regista delle mie azioni. Le attività più penalizzate saranno certamente quelle legate ai lavori pesanti di giardinaggio a Coatesa. Non certo quelle internettiane, per le quali anche una mobilità lieve è sufficiente.
La percezione netta è quella di un “rallentamento” costellato anche da “interruzioni imprevedibili”.
Non ci sono strade alternative: occorrerà adattarsi soggettivamente alla nuova situazione oggettiva. Scoprirò (poi) che anche Epitteto aiuta.

Luciana Quaia · Paolo Ferrario

Politiche sociali e servizi, 2014: prima recensione di Tartarugusa

… da una lettera di  Tartarugosa a G.D’I.

Per quanto riguarda il libro di Paolo, è un manuale tecnico sulle politiche sociali e i servizi socio-sanitari-educativi destinato ai suoi studenti. Praticamente sostituisce quello precedente fermo al 2001 e lo aggiorna su tutte le problematiche di bisogno (su 18 capitolo, 8 sono dedicate a specifiche monografie dedicate a famiglia, psichiatria, disabilità, dipendenze, anziani, demenze, bioetica, migrazioni). Stai certa che paolo te ne farà sicuramente dono: sulla comprensione non ho dubbi, sull’interesse forse risulterà un po’ troppo tecnico nella parte che riguarda la legislazione. In ogni caso utilissimo per comprendere il funzionamento istituzionale.

Giobatta Quaia · Gradini · PERSONE e DESTINI

dove sedeva il saggio Giobatta: alla fine dei gradini, sotto l’aucuba… con in una mano un bel fumetto da ri-leggere e nell’altra un bicchiere di acqua e menta con dentro anche un ciuffetto di erba menta

Grazie degli auguri, il ricordo del giorno del mio compleanno da parte vostra è sempre molto più che gradito.
Anch’io spesso penso a voi e ad ad Amaltea, che resta il mio luogo dell’anima, anche se, essendo la mia anima  pigra, esso è circoscritto a dove sedeva il saggio Giobatta: alla fine dei gradini, sotto l’aucuba… con in una mano un bel fumetto da ri-leggere e nell’altra un bicchiere di acqua e menta con dentro anche un ciuffetto di erba menta…..  😉 
Lascio a te i faticosi lavori primaverili e a me il compito di venirti a vedere mentre li fai…
A presto (prima o poi).
Un abbraccio per te e un bacio a Luciana.
…. (67! wow!)

7 Terrazza della PERGOLA · Giobatta Quaia

sembra seduto sulla panca costruita da Giobatta, il padre di Luciana

Anna Bi. 14/3/42 · Carla Bi. 1933-2022 · Luciana Quaia · Paolo Ferrario

Carla e Anna, ci hanno ricordato nel 2007, sul terrazzo che si affaccia sul Lago di Como. Là dietro si vede Argegno ed intuisce la Val d’Intelvi

COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Giobatta Quaia · Mi ricordo · PERSONE e DESTINI

In ricordo di Giobatta (1921-2005)


disegno ad acquarello di A.C., 1991

Giobatta Quaia · PERSONE e DESTINI · Tempo

“Quel Nesso lì …”, Giobatta Quaia (6 luglio 1921 – 26 febbraio 2005)

7 Terrazza della PERGOLA · Giobatta Quaia

Giobatta seduto al tavolo di legno da lui costruito con sapienza artigianale. Erano gli anni ’90

Giobatta Quaia

Giobatta seduto sul corridoio sotto la pergola. Erano i primi anni ’90

7 Terrazza della PERGOLA · Luciana nel corso del tempo

Luciana nella zona della pergola, 1991 e 1993

DIARIO di Amaltea · Giobatta Quaia

da una idea del Giobatta: arriva in aiuto una motocarriola, gennaio 1992