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Mostra, il TEATRO FAMILIARE DEI ROSSI e Libro: Donata e Enrica Rossi, Il teatro di casa. Filodrammatiche comasche fra le due guerre. La scena a tutto campo dei fratelli Rossi, Edizioni della Famiglia Comasca, 2016

IL  TEATRO  FAMIGLIARE  DEI  FRATELLI  ROSSI

Tutto cominciò sul finire del secolo scorso, nel periodo compreso tra il 1880 e il 1915 detto Belle Epoque, quando in Europa s’andavano imponendo nuovi miti e modelli di vita più spregiudicati e la Donna si batteva con sempre maggior successo per la sua emancipazione.

Erano anni di grande trasformazione economica e culturale, politicamente e socialmente molto inquieti, a cavallo tra le guerre coloniali e il conflitto che si approssimava all’orizzonte, ancor più devastante perché si sarebbe mutato per la prima volta in guerra mondiale.

Durante questo periodo i costumi e le esigenze cambiarono. Con “vergognose” condotte si cercava di sedurre, additando lo scandalo come modello da imitare. Erano da noi i tempi del criminologo Ombroso, dell’Oriani scrittore di passioni oscure, dei pittori Cominetti e Mariani e delle loro inquietudini.

Si aprivano i salotti della buona società per accogliere amici, artisti, letterati e politici. A Como anche la casa di Clemente Rossi spalancava le sue modeste porte per accogliere amici e forestieri che recavano progetti per i nuovi lavori. Oltre ai fregi decorativi per le ville nel nuovo stile definito Liberty e al restauro delle chiese, bisognava creare scenografie per i teatri, imitando l’atmosfera frizzante e disinibita del cabaret parigino.

I quattro figli di Clemente, uomo estroso, pittore e decoratore, amante dell’arte e della musica, assorbivano come spugne l’incandescenza di quel periodo. Insieme al pane masticavano le battute del “Tecoppa”, famoso personaggio del noto attore dialettale milanese Ferravilla. La sera non si andava a dormire se prima non si aveva nelle orecchie un’aria della Tosca o della Boheme.

Eugenio e Giovanni lavoravano nella bottega paterna, Lisetta manifestava un certo talento per il teatro e il bel canto. Il piccolo Lodovico Virgilio era l’orgoglio di tutta la famiglia per le sue sorprendenti doti nella recitazione.

Nel frattempo stava mutando lo scenario politico. L’eredità funesta del conflitto 1915-18 e la morte improvvisa di Clemente, avvenuta pochi anni più tardi dalla fine della guerra, ridimensionarono tanti sogni e tante speranze. Bisognava cominciare da capo.

Con l’avvento del Fascismo, nel 1925 si instaurò l’Opera Nazionale Dopolavoro (OND), per “ l’organizzazione del tempo libero” dei lavoratori. Per definizione statutaria curava “ l’elevazione morale e fisica del popolo, attraverso lo sport, l’escursionismo, il turismo, l’educazione artistica, la cultura popolare, l’assistenza sociale, igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale”.    Anche il tempo libero doveva essere organizzato e monitorato dal regime, che vigilava in ogni campo. A tal proposito il teatro delle compagnie filodrammatiche, come lo spettacolo in genere, era considerato uno degli ambiti culturali da incentivare e sostenere con particolare impegno.

Nel 1938 i Rossi conobbero la famiglia Maraja. La figura del giornalista drammaturgo Francesco Maraja iniziò ad esercitare un’importante influenza sulla loro vita. Nei quattro fratelli Rossi egli individuò quel talento che stava cercando, trovò in loro una voce nuova che si elevava con originalità sopra il conformismo culturale.

Nel 1939 cominciarono le prime avvisaglie del nuovo conflitto: il 10 Giugno 1940 l’Italia entrò ufficialmente in guerra. Doveva essere una “guerra-lampo”, invece durò cinque anni.

Il Teatro diventò per i Rossi il luogo di libero dialogo con la gente.

I Rossi, l’abbiamo già detto, erano soprattutto decoratori e pittori formatisi alla bottega del padre. Le vicende dolorose imposte dalla guerra precedente avevano

contribuito a sviluppare in loro una straordinaria propensione alla fantasia, unita all’ironia e all’ansia d’uscire dalla mediocrità.

Ripensando alle parole di Ferravilla: “ Siete fatti per il teatro”, cominciarono a voler porre in atto l’idea di sviluppare questo sogno antico, riposto per necessità nel cassetto.

Era il momento adatto! Ma bisognava accontentarsi dei piccoli teatri spesso allestiti con mezzi di fortuna, ed era già molto! Le scenografie di Giovanni, futuristiche per l’audacia dei disegni, dei colori, delle luci, supplivano alla mancanza di un grande palcoscenico, anche se in seguito la Compagnia sarebbe approdata al Sociale di Como.

Virgilio si sentì attratto dalle opere di Pirandello e di Ugo Betti. Tra Virgilio e Betti nacque un’amicizia epistolare. Lo scrittore, in lotta contro i pregiudizi del suo tempo, confidò le sue amarezze   e le sue paure, trovando conforto nelle parole del giovane interprete.

Anche la sorella Lisetta calcava la scena con la maestria di una vera attrice; sapeva immedesimarsi totalmente nelle vicende e nei caratteri dei personaggi, e la sua passione per il teatro era per lei così vitale che l’accompagnò sempre nella sua lunga esistenza.

Uniti sulla scena i quattro fratelli erano una forza, ciascuno con un ruolo ben definito: Eugenio il regista, Giovanni lo scenografo, Lisetta e Virgilio gli attori.

In pochi anni poterono vantare una cinquantina di applaudite rappresentazioni, quasi tutte di grande successo.

Quando nel 1945 finì quest’altra guerra, i sipari calarono sui palcoscenici e si spensero le luci, decretando anche la fine delle recite. Tuttavia la Compagnia “Italia”- così si chiamava- non fu mai dimenticata: l’amicizia tra i suoi componenti restò sempre solida, uniti com’erano nel ricordo degli entusiasmi, delle fatiche e degli applausi. Ciascuno andò per la propria strada a interpretare la parte che la nuova vita imponeva. E bisognò ricominciare ancora!

I Rossi ricominciarono.

( D. E. Rossi )

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cinema Astra

Como, mille firme per salvare il cinema Astra – Cronaca – ilgiorno.it, 9 febbraio 2017

«Per tanti anni l’Astra e il Gloria sono stati gli ultimi presìdi per dare una boccata d’ossigeno agli amanti del cinema. Continuano a essere una risorsa preziosa per la città». Così il sindaco di Como Mario Lucini risponde all’appello lanciato in questi giorni da due realtà culturali in pericolo, il cinema Astra – gestito dall’Ufficio Cinema della Diocesi – e il Gloria, gestito dall’Arci. È Lucini il destinatario della petizione online per salvare l’Astra, diramata in occasione del Festival del Cinema di Como, che si è chiuso sabato con la partecipazione di Marco Bellocchio che ha ribadito pieno sostegno «a un’iniziativa preziosa, che va difesa. Spero possa continuare perché è l’unico modo per far vedere un cinema che si trova sempre meno nei circuiti normali»

Sorgente: Como, mille firme per salvare il cinema Astra – Cronaca – ilgiorno.it

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“Martedì del Cinema di Via de Benzi 17” (a TORNO): sempre introdotto da Alberto Cano e con inizio alle ore 21.00 verrà proiettato DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES, regia di Jaco Van Dormael

Martedì prossimo, 14 febbraio, terzo appuntamento della rassegna “Martedì del Cinema di Via de Benzi 17”.

Sempre introdotto da Alberto Cano e con inizio alle ore 21.00 verrà proiettato

DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES per la regia di Jaco Van Dormael.

Film del 2015 ha la durata di 113 minuti.

La storia: Dio è un ometto sadico che ha creato l’umanità solo per avere qualcosa da tormentare. Vive in un piccolo appartamento a Bruxellesinsieme alla moglie e alla piccola figlia Ea. Il figlio, più famoso di lui, è scappato di casa…

 

I prossimi appuntamenti dei “Martedì del Cinema di Via de Benzi 17 sono:

14 marzo Hanna Arendt di Margarethe von Trotta

10 aprile Forza maggiore di Ruben Östlund

 

Martedì prossimo chi ne fosse sprovvisto potrà sottoscrivere la speciale “tessera” per soli 10,00 euro (3,3333333 euro a film!) per assistere alle ultime tre proiezioni e così partecipare a questa iniziativa dell’Associazione Culturale “Via de Benzi 17” di Torno

Politeama

teatro POLITEAMA, bella sorpresa: si riaccende la speranza. C’è una cordata straniera – da Como città Como

Per il Politeama, chiuso da 12 anni, si riaccende la speranza. Presto per cantare vittoria, ma una buona notizia c’è: un gruppo straniero è seriamente interessato a un’operazione per far rinascere lo storico teatro di piazza Cacciatori delle Alpi.

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Sorgente: Politeama, bella sorpresa C’è una cordata straniera – Como città Como

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Fai bei sogni (Italia / Francia, 2016, 134 minuti), di Marco Bellocchio, con Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Guido Caprino, Nicolò Cabras e Dario Dal Pero, al FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO 2017, CINEMA ASTRA di Como

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A nove anni Massimo perde la mamma per un infarto improvviso – o almeno così gli dicono i parenti, riluttanti a renderlo partecipe della morte della donna. Dopo un’infanzia solitaria e un’adolescenza difficile Massimo diventa un giornalista affermato ma continua a convivere con il ricordo lacerante della madre scomparsa, nonché con un senso di mistero circa la sua improvvisa dipartita. Solo alla fine scoprirà come sono andate esattamente le cose, e troverà il modo di risalire alla luce.

Sorgente: FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO 2017, al CINEMA ASTRA di Como. Le trame di tutti i film a cura di BiBazz, 28 gennaio-4 febbraio 2017 | Il Cinema Racconta …

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La leggenda di Bob Wind (Italia, 2016, 90 minuti) di Dario Baldi, con Corrado Fortuna, Lavinia Longhi, Ivan Franek, Paolo Briguglia e Elisabetta De Vito, al FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO 2017, CINEMA ASTRA di Como

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È un film che si ispira alla vita di Roberto Cimetta, un personaggio tanto eccentrico quanto geniale e purtroppo dimenticato in Italia. Attraverso la finzione, il regista cerca di ricostruire le vicende di questo artista fuori dagli schemi che ha lottato e in qualche modo cercato di cambiare il modo di fare teatro nel nostro paese. Anna è una giornalista di fama internazionale che decide di mettersi sulle tracce di Cimetta per mettere insieme il puzzle della sua vita e conoscere anche qualcosa in più su se stessa e sul suo passato. Attraverso i racconti di chi lo ha conosciuto, documenti e i luoghi dove Roberto ha lavorato, la giornalista conosce l’estro e la follia di questo uomo che ha creduto più di ogni altra cosa al su sogno.

Sorgente: FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO 2017, al CINEMA ASTRA di Como. Le trame di tutti i film a cura di BiBazz…

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cinema Astra

Wilma Morillo Leòn ha composto un’ode al Cinema Astra, da BiBazz | 63 piccoli film di parole: aforismi per il Festival del cinema di Como

Vecchio cinema Astra
per fortuna non sei l’unico,
ci sono altri cinema come te
in altre città dell’Italia
ma tra alcuni anni
sono sicura avrai più valore di ieri e d’oggi
perchè sarai un gioiello raro in città

vai all’intero testo qui:

Sorgente: BiBazz | 63 piccoli film di parole: aforismi per il Festival del cinema

cinema Astra · CINEMA e TEATRO

Paolo Ferrario, “Il cinema è raccontare una storia facendola venir fuori dal buio”. Aforisma per il Festival del cinema italiano, Como, 31 gennaio 2017

Paolo Ferrario,

“Il cinema è raccontare una storia facendola venir fuori dal buio”.

Aforisma per il Festival del cinema italiano, Como, 31 gennaio 2017

cinema Astra · CINEMA e TEATRO

Luciana Quaia: “Cinema è entrare nelle storie e uscirne cambiati”. “Cinema è scoprirsi protagonista dopo la parola Fine”. “Cinema è essere felici quando si spengono le luci”, ​in BiBazz | 63 piccoli film di parole: aforismi per il Festival del cinema di Como 2017

Luciana Quaia: “Cinema è entrare nelle storie e uscirne cambiati”. “Cinema è scoprirsi protagonista dopo la parola Fine”. “Cinema è essere felici quando si spengono le luci”, in BiBazz | 63 piccoli film di parole: aforismi per il Festival del cinema di Como 2017

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cinema Astra · CINEMA e TEATRO

63 piccoli film di parole: aforismi per il Festival del cinema italiano, Como gennaio/febbraio 2017, da BiBazz |

Nel primo appuntamento con il festival Il cinema italiano all’Astra, il regista Silvio Soldini e l’editore e aforista Alberto Casiraghy hanno susciatato una bellissima idea lanciata dal curatore Paolo Lipari: l’invito agli spettatori a comporre aforismi sul cinema. Ne sono arrivati numerosi (certo, non tutti sono propriamente aforismi, ma perché guardare la forma quando c’è il cuore?) ed eccoli tutti qui, insieme alle immagini di per rivivere i momenti più belli di questa dodicesima manifestazione. Le foto sono di Andrea Dastoli e Carola Scandella.

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Sorgente: BiBazz | 63 piccoli film di parole: aforismi per il Festival del cinema

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ERA D’ESTATE (Italia, 2015, 100 minuti) di Fiorella Infascelli con Massimo Popolizio, Beppe Fiorello, Valeria Solarino, Claudia Potenza e Elisabetta Piccolomini, FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO 2017, al CINEMA ASTRA di Como

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Una immersione nella vita privata e intima di due italiani intrisi di etica pubblica. I loro caratteri , i loro affetti, il loro senso dell’umorismo (“come stai'” … “seduto”), la loro amicizia. Ci si affeziona a questi due. E ci si commuove. E si pensa: la polis è basata sulla responsabilità delle singole persone


Estate 1985. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono trasferiti d’urgenza all’Asinara insieme alle loro famiglie in seguito a una minaccia più allarmante del solito. I giudici stanno lavorando al maxiprocesso penale che, la storia insegna, porterà in carcere molti dei protagonisti della criminalità organizzata. Dunque entrambi sono entrati nel mirino di Cosa Nostra, ma anche di quella parte della politica che preferisce il “vivi e lascia vivere”, quando si tratta di mafia.

Sorgente: FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO 2017, al CINEMA ASTRA di Como. Le trame di tutti i film a cura di BiBazz, 28 gennaio-4 febbraio…

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LO SCAMBIO (Italia, 2015, 93 minuti) di Salvo Cuccia con Filippo Luna, Barbara Tabita, Paolo Briguglia, Maziar Firouzi e Vincenzo Pirrotta, FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO 2017, CINEMA ASTRA di Como

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La mafia vista come la normalità del male. Lui faceva una vita normale: cominciava a strangolare al mattino, andava a pranzare e poi continuava a strangolare al pomeriggio. Lei si uccide perchè il fratello si era “pentito”. Sullo sfondo la distruzione nell’acido di un ragazzo. Come se fosse ovvio fare così


Palermo, 1995. Tra i banchi del mercato, due ragazzi sono colpiti alle spalle da sicari ‘mafiosi’. Uno muore, l’altro sopravvive ma è questione di ore. Un commissario cupo e introverso indaga. A casa lo aspetta la consorte, una donna inconsolabile per il rapimento di un bambino avvenuto due anni prima e per non averne uno suo da stringere. In cortile un collega si accende un’altra sigaretta e rimane in attesa di sapere dove condurlo. Con l’aiuto dei suoi uomini, ferma e preleva un giovane geometra che sospetta prossimo ai ragazzi uccisi. Ma è evidente che il ragazzo non sa nulla…

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