COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · nevicata

Nesso frazione Coatesa: nevicata del 1991

Andrea C. (1945-2023) e i suoi disegni · DIARIO di Amaltea

il secondo Natale ad Amaltea, 1990

Andrea C. (1945-2023) e i suoi disegni · DIARIO di Amaltea

il secondo Natale, 25 dicembre 1990. Con un disegno di Andrea, dal diario cartaceo di quegli anni

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DIARIO di Amaltea · GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa

lavori per la casa e il giardino, 1989/1990

DIARIO di Amaltea · Giobatta Quaia

Casa Amaltea: i lavori in legno di Giobatta, 1989/1990

Andrea C. (1945-2023) e i suoi disegni · DIARIO di Amaltea · Luciana Quaia · mi ricordo Luciana

Andrea disegna Luciana che raccoglie i prodotti dell’orto: “vengo, Pollo!”, 1990. Dal diario cartaceo

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Noi

Luciana nel corso del tempo: fino alla fine degli anni ’80

Andrea C. (1945-2023) e i suoi disegni · DIARIO di Amaltea

“vengo, Pollo !”

DIARIO di Amaltea · Luciana nel corso del tempo

Luciana bagna l’orto del padre Giobatta, agosto 1989

DIARIO di Amaltea · Luciana nel corso del tempo

la caduta di Luciana, agosto 1989

BATTELLI e Corriere · DIARIO di Amaltea

“Battello che vai, battello che vieni” (Davide van de Sfroos) in una fotografia del 1989

COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

citazione di Gianfranco Miglio, in Il mito del Lario, Larius, 1959

Non è facile – come sanno i più – stabilire quando appros­simativamente l’uomo si sia affacciato per la prima volta sulle rive del Lario; venne quasi certamente dal Sud, e pro­babilmente non prima del terzo (e forse neppure del secondo) millennio avanti Cristo. Ma chiunque esso fosse – ligu­re-mediterraneo, o d’altra stirpe oggi ignota – non possiamo pensare senza emozione a questo nomade dell’età neolitica che – cacciando il cervo, il cinghiale ed il lupo nelle nostre fore­ste, e la lontra sulle ripe selvagge delle nostre acque – primo ascoltò il ritmico pulsare delle onde del Lario, il fragore lontano dei torrenti, i richiami delle fiere in libertà, il rombo del tuono ri­percosso dall’eco delle valli ancora in­violate e misteriose: negli occhi di que­st’uomo si specchiarono per la prima volta, striati dagli stormi lamentosi dei lamentosi uccelli acquatici, gli stessi placidi tramonti che decine e decine di secoli più tardi avrebbero commosso i grandi poeti dell’età romantica. (…) Fra gli ultimi letterati e viaggiatori dell’Ottocento, (…) il lettore ne troverà alcuni che si pongono esplicitamente la domanda: d’onde nascono la fama e l’innegabile incanto del Lario? Fra le diverse risposte una sembra oggi ri­scuotere maggior credito: è quella che indica nella melanconìa l’attrattiva più patetica ed efficace esercitata dal Lago di Corno sugli spiriti di ogni tem­po. Ma è una spiegazione che non reg­ge. La sottile tristezza è appannaggio di ogni paesaggio lacustre; rivelata specialmente dai gusti letterari dell’età romantica, giustifica in genere il “laghismo” ottocentesco, non la fortu­na di sponde che, come le nostre, di­vennero celebri già nel gaio clima della Rinascenza (…). Se il Lario ha un suo fascino segréto, questo sta invece nella straordinaria, inesauribile ricchezza di particolari del suo paesaggio. Tale ricchezza dipende dell’incontro di due fattori: l’uno naturale, l’altro storico ed umano. (…).
Il Lago di Corno – già lo sappiamo – fu, in ogni età e sopra tutto, un corridoio fra Nord e Sud, un itine­rario frequentato e consueto: e questa condizione fece sì che molto per tempo – fin dalla tarda antichità classica – le nostre riviere apparissero intensa­mente popolate».

Gianfranco Miglio, Il mito del Lario, Larius, 1959