sto ritessendo i fili della vita adottando un ritmo improntato alla lentezza.
scopro in me capacità di adattamento sconosciute
mi confermo che la malattia (checchè ne dicano i cattolici ) non insegna proprio nulla. il filosofo giorello dice che il dolore e la morte fa schifo: è vero
il retino stent è uno, ma devo (fra qualche mese) metterne un secondo e replicare la settimana di degenza con le sue tre fasi (letto monitorato, spostamento nel reparto, controlli per verificare la dimissibilità
la malattia è un problema da affrontare con risorse proprie e con aiuti esterni. il sistema sanitario ha funzionato, anche perchè la cardiologia si basa su saperi e pratiche verificate (anche se con criteri probabilistici)
io ho la fortuna davvero grande di avere luciana.
ci vedo e quindi posso leggere
ci sento e posso ascoltare musica o audiolibri (ho in serbo un centinaio di ore di lezioni di emanuele severino: eccezionale compagno di vero aiuto)
mi muovo e posso camminare per la città di como, che è un concentrato di storia dell’occidente. Qui l’antica roma, il medioevo, il romanico, il rinascimento, il neoclassico, il razionalismo del primo novecento sono concentrati nel centro storico . insomma: qui si cammina nella storia
diciamo che la ricerca di nuovi equilibri è possibile
grazie ancora per la tua attenzione
e a rileggerci
e buone tempo a noi
il tempo che resta. quello che fa dire che l’eternità è concentrata in TUTTI gli attimi
conservo nella memoria ricordi splendidi di te. negli anni ’60 (fine anni ’60) io ero un pò emarginato nella classe della cumacini. i compagni mi vivevano come “debole” ed “estraneo” (e infatti farò poi tutt’altra carriera nella vita). Tu invece eri brillante, forte, bravo nel disegno e nel calcolo.
però mi scegliesti come amico.
e la mia vita scolastica cambiò in meglio
poi ricordo tuo padre che trasformo in un piccolo capolavoro un mio racconto narrativo.
e poi ricordo i tuoi racconti dei viaggi di andata e ritorno in liguria.
mi fermo qui, ma c’è ancora altro
questo per dirti che sono felice di averti incontrato per strada qualche mese fa e ora di avere intessuto questo nuovo filo relazionale
la mia vita, dopo l’infarto, cambia alla insegna della LENTEZZA
spero però che questa estate ci sia occasione di una vostra visita nel nostro “buen retiro” di coatesa sul lario (http://coatesa.com)
Sono nati questa mattina all’alba i piccoli cigni del lungolago, accolti in un nido accanto alla biglietteria della Navigazione. I piccoli sono almeno quattro, e sono tutti nel nido accanto a mamma Clotilde e a papà Matteo, i nomi scelti per i suoi genitori dal Tasell, che in queste ultime settimane li ha sorvegliati, preoccupato soprattutto – al pari di tutti – della crescita del livello del lago e del rischio che le acque potessero spazzare via le uova prima della schiusa
ma, per merito della techne medica (reparto di cardiologia dell’ospedale Valduce di Como), l’obiettivo NON è stato raggiunto
email di Luciana a Carla:
carissime, non vi telefono a quest’ora perchè è troppo tardi. Purtroppo l’intenzione era sì di andare ad amaltea (e di fatto ci siamo andati), ma sulla strada e soprattutto sul sentiero, Paolo si è sentito male. Ha iniziato ad accusare un dolore fortissimo al petto.
Il tempo di entrare in giardino, metterlo seduto su una sedia, e aspettare per vedere cosa succedeva. Stando fermo il dolore un po’ passava. Dopo avergli chiesto se non fosse stato il caso di chiamare un’ambulanza (a nesso c’è la CRI), ha preferito riprendere la strada del ritorno, con molta fatica e molto dolore.
Guidando, quindi stando fermo, il dolore si era di nuovo attenuato per poi riprendere appena arrivati a como e scesi dalla macchina.
A questo punto, a casa, ho chiamato un taxi e siamo andati di corsa al valduce.
Per fortuna.
L’hanno portato di corsa a fare una coronarografia, in cui hanno trovato brutte sorprese. Tutte e tre le coronarie malmesse. Sono subito intervenuti con uno stent in quella principale (occlusa al 99%) e fra un paio di mesi deve subire un altro intervento per le altre due arterie. Di fatto si è trattato di un preinfarto.
Sono state ore d’inferno ma poco fa l’ho lasciato tranquillo e fiducioso nella techne. Stanotte è in sala monotoraggio attaccato a mille fili.
Vi farò sapere nelle prossime ore come sta andando. L’unica cosa certa è che se ne deve stare calmo e iniziare una nuova vita con assunzione di farmaci per sempre.
A presto
un bacione
luciana
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grazie mie care delle vostre parole. mi sono svegliata adesso dopo una notte effettivamente non riposante.
all’ospedale hanno detto a paolo che senza il mio intervento magari non sarebbe morto, ma il risultato sarebbe stato ben più devastante. adesso la cosa più complicata sarà l’attesa del secondo intervento e il convincere paolo a “stare fermo” poichè la salita di nesso potrebbe compromettere l’assestamento dell’arteria sistemata e le altre due non sono sufficienti a compensare.
comunque come sempre bisogna vivere attimo per attimo ciò che accade. la cosa più tremenda per me ieri è stata l’attesa (in reparto era appena deceduta una signora) e la consapevolezza che avrei potuto essere io quella che riceveva la notizia.
ho chiesto ai medici se il motivo poteva essere legato agli sforzi fatti da paolo nel giardino, ma mi hanno detto che quelli sono “la ciliegina” (ieri ha trasportato un vaso mentre soffriva …), in quanto questo processo arterioso in realtà ci ha messo anni per formarsi, solo che è stato silente.
nemmeno l’ECG avrebbe mostrato questa sofferenza e del resto mica tutti possono farsi una coronarografia preventiva (è un esame invasivo fatto a occhi aperti, ma anche su questo paolo mi ha detto che è sopportabile).
non so se sia possibile tenere il cellulare in ospedale. paolo ha quello dell’università, che gli serve per registrare gli esami, ma temo che nell’unità intensiva non si possa usare. Del resto lui vorrebbe già avere il portatile perchè deve preparare un intervento formativo.
vedremo cosa diranno i medici. Riposo sì, ma questo tipo di lavoro (un’ora presso l’unione industriali di como) potrà farlo!
non preoccupatevi per me. credo di poter continuare la mia vita senza particolari stravolgimenti visto che le visite ospedaliere sono limitate agli orari ufficiali e quindi posso anche andare a lavorare.
l’unico impegno sarà quello di andare a nesso a bagnare l’orto, se non verrà la pioggia, ma anche in questo caso nulla è così fondamentale come il fatto che paolo ce la possa fare.
per le notizie, vi tengo aggiornate, in quanto il telefono che squilla in questo momento sono sicura mi metterebbe in agitazione.
innanzitutto grazie al ruolo di ermes messaggero che ti sei assunta la settimana scorsa. era un sostegno a luciana che ha dovuto per tre giorni tenere un carico pesante che tu hai contribuito ad alleggerire
ora sono a casa
sto ritessendo i fili della vita adattandomi alla nuova situazione
scrivere sul diario pubblico l’esperienza per certi versi è un modo per non ripetere la stessa storia ad ognuno e per avere più tempo per la relazione primaria
luciana è il mio karma. è quello che jung chiama individuazione
ho ridotto del tutto le altre relazioni per avere tempo di stare solo con lei. nessuna visita
trovo di grande interesse il libretto rosso di tuo zio. ora io sono congedato con una precisa cartella clinica. Le regole di comportamento un po’ le ho apprese nella degenza (ho imparato ad apprezzare la sapienza che c’è nei pasti istituzionali. poco sapore ma il “quanto basta” per il corpo e la sua salute) e un po’ le apprenderò dalla nostra dottoressa di base
la mia fiducia ottimistica nel sistema dei servizi italiano è confermata. questo ospedale cittadino ha organizzato un salvataggio delle arterie di sabato pomeriggio alle 17. Il costo complessivo della degenza è stata di 9000 euro. cioè NON ho pagato 9000 euro. vorrei che ci si pensasse molto quando i mass media danno addosso alle politiche sociali. tutti vogliono il calo delle tasse e poi risparmiano 9000 euro in un colpo solo. ma è una consapevolezza dura da far comprendere
ti chiedi se questo mi ha cambiato.
a me sembra di sì: certo si tratta di piccoli cambiamenti che osservo con il metodo di michel de montaigne: osservarmi senza interpretare. dedicarmi alla pura osservazione di ciò che accade
scopro interessanti capacità di adattamento soggettivo alla situazione data. per esempio la lentezza mi piace e molto. anche la frugalità nel cibo diventa una esperienza interessante. se mi devo alterare sulla politica, ora mi fermo un attimo e provo a fare un passo di fianco, perchè sento (ma davvero) che la pressione si sta alzando.
rifletto sui cattolici che dicono che il dolore è una esperienza positiva (perchè, per loro, è voluta da dio). e scopro (nel dolore trafittivo di sabato scorso e nelle tre notti di degenza monitorata) che è del tutto falso. Dolore e morte fanno schifo. che lo abbia o no voluto dio
piuttosto occorre imparare (per l’appunto alla Montaigne) l’adattamento soggettivo alle condizioni oggettive date
certo ora la mia vita è sotto il segno del ritorno della mazzata. so che è possibile che torni, ora saprei riconoscerne i segni. e sperare di arrivare in tempo al pronto soccorso del valduce
a proposito. ero al sesto piano. di là si vedeva il centro storico e di là brunate e la vostra casa!
verrà il tempo in cui ci troveremo, magari lassù (brunate) o magari là dietro (coatesa sul lario in nesso)
grazie per la tua vicinanza che ho sentito intensa e forte
quanto tempo …. da quanto tempo ci conosciamo: 1975. ero appena tornato dal servizio militare e la scuola ensiss mi riaccoglieva …
leggo e rileggo le tue parole e mi commuovo
l’immagine dei cerchi che evochi è quella “giusta”. cerchi che si intersecano.
sto, per il momento, registrando tutto quello che è avvenuto in questa settimana. sto riannodando i fili
sta di fatto che mi accorgo di avere sconosciute capacità di adattamento.
mi attende la lentezza.
il non potere fare questo o quello
e tuttavia vedo gli aspetti positivi: vedere, sentire, potermi muovere
Como , poi, è la città perfetta per il camminare lento. qui tutto l’Occidente è concentrato in poco spazio: l’antica roma, il medioevo, il romanico, il rinascimento, il neoclassico, il razionalismo del primo novecento . insomma: si cammina nella storia
Certo la mazzata c’è stata. E in sottofondo la paura che ritorni c’è.
Dalla malattia non si impara nulla. solo i cattolici pensano questo.
la malattia è un problema da affrontare con aiuti di vario tipo ed intensità
la sto prendendo per il verso giusto. nei tre giorni di terapia intensiva sul letto monitorato e poi nel reparto di degenza ho imparato molto ad adattarmi, a “ridurre”, a tenermi sull’essenziale, ad essere frugale. apprezzavo perfino il cibo della dieta cardiologica, che non è proprio il massimo
dunque, se non torna la mazzata (cioè un secondo infarto) ce la faccio bene ai nuovi ritmi lenti.
ho la vista, ho l’udito, mi muovo. sono infinitamente più fortunato di coloro che hanno subito danni ben più gravi e soprattutto per essere ancora vivo.
riguardo a quanto dici sull’automobile la sequenza biografica è stata un’altra: il non credere di avere in atto un infarto che mi faceva rifiutare di chiamare l’autoambulanza di nesso (che pure so funzionare come un orologio svizzero).
credevo fossero forti dolori provenienti da una infezione da tetano (associata ad una precedente infezione curata con antibiotici e fermenti lattici), visto che i sintomi sono analoghi.
a como , poi, non volevo neppure andare al pronto soccorso. ho ceduto alle insistenze di luciana e al dolore che ricominciava
il sistema sanitario del valduce ha funzionato al suo meglio: gli operatori si sono adattati alla situazione che gli arrivava (comportamento lodevole, tenendo conto che non erano tenuti a questo tipo di urgenza, ma semmai a trasferirmi al lontano sant’anna, perdendo tempo prezioso) e alle 17 hanno organizzato velocemente una situazione adatta ad intervenire subito.
una volta ricoverato io ero accudito e controllato (certo avvolto da cavi e bip bip) e il principale carico relazionale si è concentrato su luciana
il mio punto di vista sulla malattia è questo: è un problema individuale (lo stato di sofferenza della persona) ed è un problema di organizzazione sanitaria (i saperi e le prassi operative dei professionisti cui, per temperamento e per atteggiamento analitico, tendo sempre a vedere le ragioni. ben sapendo in quali condizioni operano).
Il mio comportamento in situazione grave è stato di concentrarmi sulle cure che mi venivano prestate e a vedere il più possibile luciana, trascorrendo con lei tutto il tempo assegnato dalla organizzazione del reparto
E’ per questo che anche dopo ho chiesto a luciana di eliminare totalmente le visite di qualsiasi persona , sostituendole con analitici bollettini informativi. e lei si è perfino adattata a imparare facebook, che è la mia finestra sul mondo
Non voglia di relazioni sociali in questi momenti e, per come sono fatto io, gradisco molto di più i vari messaggi che mi danno comunque l’idea di aver vicino tante persone, senza dovermi affaticare di dover ridire a ogni persona la stessa cosa.
e devo dire che le centinaia di messaggi ricevuti sono stati un ottimo contributo al mio “stare meglio”
ora faccio i piccoli passi della lentezza
correggo piano piano le bozze del libro.
sto al pc “quanto basta”
ogni giorno un passo in più
e vivo la speranza che la mazzata non ritorni
un caro saluto e un ringraziamento sentito per la tua attenzione
vedo gli aspetti positivi: ci vedo (dunque leggo), ci sento (dunque ascolto musica e audiolibri), mi muovo (posso caracollare in via 5 giornate) … insomma tutte cose positive che mettono in ombra le negative
un cardiologo, mio amico (l’ho visto nei corridoi e sono riuscito a parlargli) mi ha detto: “paradossalmente da oggi tu sei protetto più di me”. voleva dire che ora so leggere i segni del dolore e provare ancora a “porre rimedio”.
tu che vieni dalla editoria: utilissimi in questi momenti gli audiolibri. il lettore sta in un pugno e quindi sono molto maneggevoli. il loro conforto nelle notti lunghissime che non finiscono mai è stato fortissimo. sentire la voce di emanuele severino di notte è stato come tornare alla grecia di duemila anni fa. un vero aiuto molto terapeutico
in questa vicenda ho dovuto eliminare del tutto le visite di amici proprio per vedere solo luciana. troppo poco il tempo disponibile. avevo bisogno solo di lei
le tecnologie internettiane sono state perfette: il massimo di informazione a tutti e il massimo di relazioni, perchè i messaggi ricevuti o su facebook o vias mail sono state esse stesse terapie
tendo abbastanza a piangere. ma anche questo è benefico. un po’ è dovuto al cuore fisico che è sensibile alle emozioni. ma un po’ è anche al cuore psichico che dà spazio alla funzione sentimento
ora inizia la mia nuova vita alla insegna della lentezza
so che morirò per la prima causa di morte, quella cardiaca. mi ti ci ha condannato la genetica (tutta la mia linea materna è “cardiaca”)
l’importante è puntare molto sull’intervallo. ma lì, da gaudente professionale ci sò fare
grazie ancora per i messaggi
e cari saluti a te e a ***
sperando che venga il tempo lento di coatesa a lenire tutto
sì: a casa. Con i gatti. Con un pc che funziona ed estende il mio cervello
tu sai bene, e da tempo, cosa è una malattia che vincola il corpo
e, dunque sai bene che tale situazione fa sviluppare altre abilità, altre tensioni, altre spinte per la quotudianità
certo: sarebbe meglio “stare bene”
ma anche così si può vivere, adottando buone strategie di compatiblità
queste malattie del cuore hanno percorsi terapeutici consolidati.
sempre la serie “bicchiere mezzo pieno” ho potuto osservare con i miei occhi di esperto di istituzioni il funzionamento di una istituzione, traendone la solita conferma : tutto sommato il nostro sistema di welfare “funziona”
tu che hai fatto della lettura una parte sostanziale della tua vita sai bene quanto i libri aiutano
il compagno preferito è stato emanuele severino che ha illuminato con la sua potenza analitica anche il tempo delle cure intensive
la lettura complementare che ora so che sarebbe stata molto adatta è montaigne con quel suo atteggiamento così empirico , così fenomenologico, così constatativo: osservare quello che succede. osservare e basta. non interpretare: osservare. Ecco il grande apprendimento
grazie per la tua vicinanza
quando, nel tempo opportuno, verrò al baretto della cassiera triste a trovarti, vorrà dire la la “vascolirizzazione” sta andando per il meglio