Autore: Paolo Ferrario
Cantù: , le chiuse lignee progettate da Leonardo da Vinciper il naviglio della Martesana hanno il valore di un vero e proprio capolavoro, marzo 2015
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per la Città del Mobile le chiuse lignee progettate da Leonardo da Vinciper il naviglio della Martesana hanno il valore di un vero e proprio capolavoro. Antenate di tutte le porte idrauliche del mondo le chiuse, dopo oltre sei secoli di storia, verranno restaurate nelle prossime settimane proprio in città, grazie al lavoro della scuola di Restauro del Cesrl in collaborazione con il Politecnico. Le porte prendono il nome dalla Conca dell’Incoronata, inaugurata nel lontano 1.496, penultimo dei bacini sul canale prima della sua congiunzione con la cerchia interna dei navigli.
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Zelbio, speleologi a caccia del “respiro”. l’obiettivo di creare una mappa dettagliata dell’intricato dedalo di grotte che si sviluppano nelle viscere del Triangolo lariano
Zelbio (Como), 7 marzo 2015 – Cercare il “respiro” dei monti: è questo l’ambizioso progetto che ha portato un folto gruppo di speleologi negli ultimi due fine settimana sulle montagne fra il San Primo, il Pian del Tivano e il Palanzone, in mezzo ai due rami del lago di Como, con l’obiettivo di creare una mappa dettagliata dell’intricato dedalo di grotte che si sviluppano nelle viscere del Triangolo lariano
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Como, vento fino a 100 km/h. Cantù Asnago, emergenza per il campanile. Lariana chiusa – Cronaca Como
Raffiche fortissime in tutta la provincia. Nella notte il vento ha raggiunto velocità superiori ai 100 km/h in montagna, tra i 70 e gli 80 km/h in pianura. La massima intensità è prevista nel pomeriggio di oggi, giovedì 5 marzo. Chiusa a Faggeto Lario la strada Lariana. Cantù Asnago: Allarme per il campanile della chiesa e un pioppo cade vicino al campetto dell’oratorio
da Como, vento fino a 100 km/h. Cantù Asnago, emergenza per il campanile. Lariana chiusa – Cronaca Como.
Vento Ieri tempeste di vento con raffiche fino a 160 chilometri orari hanno colpito il centro Italia. Ci sono state 3 vittime: a Urbino, poco dopo le 8, Rita Bucarini, 45 anni, stava attraversando una strada quando è stata travolta da un albero sradicato dal vento. Vicino Lucca un masso si è staccato dalla montagna ed è piombato sulla strada, schiacciando un’auto in transito: morto il conducente, Sauro Tortelli, 41 anni. E al vento viene attribuita anche la morte a Buscate di Milano di un uomo di 76 anni, scaraventato da una raffica su un furgone mentre pedalava in bicicletta e rimasto ucciso nello scontro. A Forte dei Marmi le folate hanno abbattuto mille pini, devastato lo storico locale della Versiliana, danneggiato seriamente simboli del lusso come il quartiere di RomaImperiale e le boutique dell’alta moda sulla passeggiata a mare. A Bolgheri il vento ha abbattuto una decina di cipressi del viale celebrato da Giosuè Carducci nella suaDavanti San Guido. A Firenze danni a Boboli, Ville Medicee, Poggio Imperiale, Cimitero degli Inglesi, Cascine. A Pienza chiuso alle auto l’intero centro storico patrimonio dell’umanità Unesco e a Cortona è venuto giù un campanile del Seicento.
Violenza sessuale di gruppo su minore Cinque processi ancora non bastano – Cronaca Colico
Violenza sessuale di gruppo su minore
Cinque processi ancora non bastano
Ieri la Corte di Cassazione ha nuovamente annullato la sentenza di secondo grado
Disposta la rinnovazione dell’Appello: era già accaduto una prima volta nel 2012
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Violenza sessuale di gruppo su minore Cinque processi ancora non bastano – Cronaca Colico.
Chat Noir e il Computer di Luciana
Licia Badesi legge, per gli amici di NodoLibri, un passo del suo volume “Donne davanti alla giustizia del Lombardo-Veneto”
Licia Badesi legge, per gli amici di NodoLibri, un passo del suo volume “Donne davanti alla giustizia del Lombardo-Veneto” [http://bit.ly/1M3BUvb], in vista della doppia presentazione di domenica 8 MARZO, alla Biblioteca di Moltrasio (16.30) e al Teatro Sociale di Como (18.30)
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Grande povertà
(Serie I D 1828-1831 – Cartella 10, fascicolo 1200)
Un bambino illegittimo finisce quasi sempre all’ospedale degli Esposti. Ma anche un bambino legittimo può incappare nello stesso pericolo.
Pretura di Gravedona: gennaio 1831. Marta Cattaneo denuncia lo smarrimento di un infante, il bambino di sua figlia Maria, morta di parto e moglie di Domenico Bellati. Il suo racconto è preciso e circostanziato e ne emergono due elementi: la preoccupazione per l’incomprensibile scomparsa del neonato, e la fragilità dei rapporti familiari, intessuti di silenzio e di diffidenza.
Il 13 dicembre, Maria ha partorito un bambino, Antonio, e poco dopo è morta. Domenico, il marito, deve trovare subito una balia. Ma non è in grado di pagarla. Che fare? Chiedere che l’ospedale di Como si faccia carico della baliatura? Chiederlo al Comune di Pianello? Marta intanto lascia il paese per recarsi da un’altra figlia, a Porlezza. Dopo una decina di giorni la raggiunge il marito, e le dà una notizia allarmante: il neonato è sparito. Marta non pone tempo in mezzo. Potrebbe chiarire la cosa parlandone col genero. Ma sceglie una strada diversa: quella della denuncia. Così, il 5 febbraio, Domenico Bellati, di Pianello, venticinque anni, contadino, viene convocato nella Pretura di Gravedona. E racconta la sua storia.
Quel bambino senza pace non gli dà pace: al dolore per la morte della moglie, si era aggiunta la preoccupazione di trovare chi fosse in grado di nutrire e accudire il neonato. A chi rivolgersi? Accompagnato da Maddalena Manzella, una balia del paese, si era rivolto all’ospedale di Como. Ma lì il piccolo non era stato accolto. Per la baliatura, anche l’ospedale richiede un pagamento, e lui è povero, lo sanno tutti. Domenico si rivolge al deputato del paese, Luigi Bernucca: deve forse rassegnarsi a portare suo figlio al torno? La risposta del deputato è ironica e brutale: “E ti pòrtal al torno!”.
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8 MARZO: doppia presentazione NodoLibri Alla Biblioteca di Moltrasio (16.30) e al Teatro Sociale di Como (18.30)
Due opportunità, dunque, per incontrare la scrittrice Licia Badesi (clicca per leggere l’intervista), autrice per NodoLibri del volume Donne davanti alla giustizia del Lombardo-Veneto, che illustra la terribile condizione umana femminile nel corso dell’800.
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Licia Badesi legge un brano del suo volume per gli amici diNodoLibri:
https://www.facebook.com/video.php?v=408160412698735. (Serie I D 1828-1831 – Cartella 10, fascicolo 1200)
Un bambino illegittimo finisce quasi sempre all’ospedale degli Esposti. Ma anche un bambino legittimo può incappare nello stesso pericolo.
Pretura di Gravedona: gennaio 1831. Marta Cattaneo denuncia lo smarrimento di un infante, il bambino di sua figlia Maria, morta di parto e moglie di Domenico Bellati. Il suo racconto è preciso e circostanziato e ne emergono due elementi: la preoccupazione per l’incomprensibile scomparsa del neonato, e la fragilità dei rapporti familiari, intessuti di silenzio e di diffidenza.
Il 13 dicembre, Maria ha partorito un bambino, Antonio, e poco dopo è morta. Domenico, il marito, deve trovare subito una balia. Ma non è in grado di pagarla. Che fare? Chiedere che l’ospedale di Como si faccia carico della baliatura? Chiederlo al Comune di Pianello? Marta intanto lascia il paese per recarsi da un’altra figlia, a Porlezza. Dopo una decina di giorni la raggiunge il marito, e le dà una notizia allarmante: il neonato è sparito. Marta non pone tempo in mezzo. Potrebbe chiarire la cosa parlandone col genero. Ma sceglie una strada diversa: quella della denuncia. Così, il 5 febbraio, Domenico Bellati, di Pianello, venticinque anni, contadino, viene convocato nella Pretura di Gravedona. E racconta la sua storia.
Quel bambino senza pace non gli dà pace: al dolore per la morte della moglie, si era aggiunta la preoccupazione di trovare chi fosse in grado di nutrire e accudire il neonato. A chi rivolgersi? Accompagnato da Maddalena Manzella, una balia del paese, si era rivolto all’ospedale di Como. Ma lì il piccolo non era stato accolto. Per la baliatura, anche l’ospedale richiede un pagamento, e lui è povero, lo sanno tutti. Domenico si rivolge al deputato del paese, Luigi Bernucca: deve forse rassegnarsi a portare suo figlio al torno? La risposta del deputato è ironica e brutale: “E ti pòrtal al torno!”.
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