Gatti che dormono

Gatti che dormono (2), da un post del 4 settembre 2010

Gatti

PROFILO DI UN GATTO, di Pietro Citati, da L’armonia del mondo. Miti d’oggi, Superpocket Rizzoli, 1998

 

Il gatto s’annoia. Non voglio dire il gatto che vive all’a­perto, e ha un’esistenza movimentata e interessantissima: caccia topi e farfalle, emigra, viaggia, lotta con gli altri gat­ti, combatte con i cani, e conserva nel corpo tarchiato e robusto, nell’aria spavalda e determinata, qualcosa del vi­gore degli antichi felini. Ma il gatto domestico, l’amabile genio che protegge le nostre case, si nasconde sotto i no­stri mobili e carezza le nostre mani, si annoia profondissi­mamente. La sua vita si è ristretta in poche stanze, dove sta confinato, come un prigioniero elegante. Mai nessuno, credo, nemmeno i grandi splenetici e romantici della let­teratura, consumati dalla noia fino all’intimo dell’organi­smo, si è annoiato tanto. Basta guardarlo, in certi istanti in cui non si difende dietro la discrezione: quando lo sguar­do è percorso da acutissimi lampi di noia – noia allo stato puro, noia attraversata da angoscia; ascoltare certi suoi miagolii, pieni di melanconia e di disperazione. Cosa pen­sa? Cosa sogna? Cosa desidera? Non so quanto sia lunga la sua memoria genetica. Come non immaginare che, in quegli istanti, egli sia divorato dal Rimpianto? Come Ada­mo, ha peccato: ha lasciato il suo Eden colorato e selvag­gio; in cambio della malsicura e talvolta crudele protezio­ne degli uomini.

Se il gatto si annoia, non si lamenta. Se leggesse, dete­sterebbe tutto ciò che lo spleen e l’ennui hanno ispirato ai suoi signori. Ingegnoso com’è, il gatto si è proposto di non cedere alla noia: o di trasformarla in un’arte, simile a quella di cacciare o di pescare o di tessere. Fin dai tempi più antichi ha compreso che il modo migliore per vincere la noia è quello di dormire. Guardatelo dopo il sonno. Ca­pite subito che nel sonno egli ha attraversato campi este­sissimi e compattissimi di noia: che ha vissuto, abitato, pe­netrato la noia; e si è lasciato penetrare da lei, come si abi­ta l’oceano durante la circumnavigazione del mondo.

Malgrado tante scoperte della psicologia, non apprez­ziamo abbastanza il sonno: lo giudichiamo soltanto un’in­dispensabile condizione di passaggio, dalla quale risve­gliarci. Non comprendiamo quei mari di freschezza: quel­le discese nella vita vegetale: quella passeggiata rassicuran­te nell’oscuro che ci avvolge e ci protegge; né il riemerge­re, con gli occhi e la pelle distesi. Solo Shakespeare, Goethe, Proust e il gatto hanno capito cosa sia il sonno. Il gatto sa trarne una ricchezza di piaceri e di forze che noi ignoriamo; e raccomando agli insonni di osservarlo con attenzione.

Noi siamo abituati a dormire soltanto nel nostro letto. Lui, invece, conosce tutti i luoghi della casa, adatti a que­sto tempo dell’esistenza: la poltrona più comoda, dove un altro corpo ha lasciato una cuccia calorosa: il letto appena abbandonato dal dormiente e che odora ancora di sonno: il divano dell’entrata, dove qualcuno ha dimenticato un cappotto tenerissimo; e le borse, le valigie, gli armadi pie­ni di federe e di lenzuola. Egli conosce quali siano i gesti più propizi del sonno. Se la nostra buona educazione ci insegna a non sbadigliare, la sua buona educazione gli ha appreso che, quando arriva il sonno (non bisogna mai al­lontanarlo), dobbiamo accoglierlo con precisione: stringe­re gli occhi fino a ridurli a una fessura, sbadigliare a gola aperta, distendere le membra stanche. Quando il sonno è giunto, il corpo del gatto lo gode, istante dopo istante, nel modo più voluttuoso e profondo. Conosce cento modi per dormire: disteso sulla schiena o poggiato su un fianco, con le zampe rientrate sotto di sé, allungato sul ventre, acciam­bellato su sé stesso, trasformato in un morbido gomitolo di piume, quando il sonno è così intenso da trasportarlo nell’abbandonato regno dei gatti. E poi c’è il risveglio. Il gatto lo mima. Spalanca gli occhi, li richiude, e torna a spa­lancarli. Sbadiglia, perché l’uscita dal sonno è simile al­l’entrata. Si inarca. Stende le gambe una per una, le prova e le riprova, per apprendere l’elasticità accresciuta con la quale andrà incontro alla nuova giornata di luce.

Come i monaci, il gatto sa che c’è un altro rimedio con­tro la noia: la contemplazione. E se c’è un momento che mi affascina nella sua vita, è quando sta davanti alla fine­stra. Guarda nella strada. Come vorrei scorgere quello che vede! Credo che veda più in grande di noi: il bambino che esce dal portone con la cartella, il venditore di patate napo­letano che ogni mattina arriva col suo carretto, le automo­bili che parcheggiano sulla strada, – gli sembrano probabil­mente enormi apparizioni. E che strano sguardo. Da un la­to, pieno di interesse. Segue il movimento di una mosca o di una farfalla o di un uomo o di una nuvola in cielo, con la passione di chi guarda con l’intera intensità dell’occhio. Dall’altro, il suo sguardo è – o sembra – vuoto: una specie di pupilla cosmica, che riflette e dissolve in sé tutto ciò che avviene nel mondo. Vorrei essere dietro quegli occhi – e guardare fino a suggere tutta la ricchezza della visione. Se gli avessimo insegnato a dipingere, il gatto dipingerebbe con la grandiosa, meticolosa minuzia di Van Eyck. Solo un gatto ha potuto comporre ilRitratto dei coniugi Arnolfini

Quali che siano i suoi rimpianti, il gatto domestico ama vivere in un mondo chiuso. Può essere più o meno gran­de: un appartamento, la metà di un appartamento, una terrazza, un giardino; comunque, si tratta di un luogo chiuso. A differenza dei cani, molti gatti non desiderano conoscere cosa sta oltre le mura; e talvolta, quando sono piccoli, la visione di una scala – la scala è l’abisso, la verti­gine, l’ignoto – li terrorizza.Il gatto ha dunque scelto il regno degli uomini: lo considera piacevole, divertente, so­pratutto degno di lui. Ma vive dentro questo regno come se fosse separato e difeso da una sottile e infrangibile pare­te di vetro. Non comprenderà mai i nostri dolori come li comprende un cane: il quale, dominato dal suo meravi­glioso istinto mimetico, capisce cosa avviene nel nostro cuore con una simpatia che nemmeno un uomo possiede. Tutti dicono che il gatto è discreto, lontano, irraggiungibi­le. E uno straniero: si aggira tra noi avvolto da una atmo­sfera di elusione e di esclusione. Eppure qualche volta, se l’affetto o la nostalgia o il piacere lo guidano, supera la pa­rete di vetro e dorme tra le nostre braccia come un figlio.

Vivendo con noi, accetta i nostri oggetti. Certuni lo la­sciano indifferente. Non ama, per esempio, le porte. Ma, per certi altri, ha una passione travolgente. Se i mazzi di fiori freschi gli sembrano ineleganti nel loro inutile sfog­gio di colori, qualsiasi vaso di fronde e di fiori secchi, così delicatamente monocromo, lo rende felice. Si avvicina, si allunga, si appoggia bene per terra, accarezza o ghermisce con la zampa i gambi, le foglie, i rami, i fiori secchi, che crepitano come una musica celestiale sotto il suo tocco sa­piente. Sopratutto, adora le penne stilografiche. Quando scrivete, potete esser certi che presto balzerà sulla tavola o sul leggio e si avvicinerà a voi, affascinato dai segni che la vostra mano lascia sulla carta bianca. Allunga la zampa. Vorrebbe guidare, accompagnare o correggere la mano che scrive. Guarda la carta. Appena vi allontanate, salta sul tavolo, e fa cadere la penna a terra, la svita, la rotola sul pavimento, attende un miracolo che non avviene, e na­sconde la penna sotto il tappeto o la cassapanca. Guarda­telo bene, e ne capirete la ragione. Triangolare e appunti­to, il gatto ha il volto e l’astuzia artigiana dello scriba egi­zio, che abita il Museo del Cairo e il Louvre.

La casa del gatto non è quella che voi abitate. Per ognu­no di voi, è ciò che appare: uno spazio di superfici visibili. Il gatto la trasforma: la casa, per lui, è il luogo del nascosto. Non c’è nulla che egli ami tanto come ciò che sta celato, protetto, circondato, difeso. Ama il cesto della biancheria, il carretto della spesa, il frigorifero, la lavastoviglie, la vasca da bagno, il bidè, il cestello delle verdure, gli armadi, i cas­setti chiusi. Quando può, vi si insinua, e ne prende possesso per dormirvi uno dei suoi sonni morbidi e senza fine. Quando si precipita così volentieri in salotto, dal quale lo cacciate senza pietà, è perché si vuole nascondere sotto i di­vani e le poltrone. Si cela sotto una poltrona, e poi fugge fulmineo sotto un’altra, e sotto un’altra ancora, dalla quale, invisibile, controlla ciò che accade nella stanza. Chissà da cosa nasce questo amore. E il ricordo della tana, dove tanti secoli fa abitava? O condivide il piacere del nascosto con i bambini? Oppure, animale egizio, sa che il cuore del mon­do è il segreto, e tutti i luoghi che simboleggiano il segreto?

Qualche volta, ruggisce. Voi avete l’impressione che egli reciti una parte: quella del felino selvaggio, che ha scelto di non essere, o addirittura quella della tigre. Da quel mo­mento, egli si abbandona alla più fantastica teatralità, co­me se la sua e vostra casa fossero una scena. Balza sulla ta­vola, poi sulla libreria, e poi sull’armadio: discende, corre tra i tavoli, fugge attraverso le camere, di colpo si arresta: salta su tre poltrone, si nasconde sotto un divano, cerca di arrampicarsi sulla tenda; corre più veloce, insegue sé stes­so, e appare di nuovo nello studio, silenzioso e precisissi­mo nei movimenti. Ha dimenticato ogni noia. Non deside­ra dormire né contemplare dalla finestra. Per un quarto d’ora, la casa amatissima dove sta rinchiuso, la casa del ci­bo e del segreto, è tornata la foresta primigenia, l’intrico fantastico di tronchi e di rami e di sentieri e di biforcazio­ni, dove con la mente non ha mai cessato di vivere.

 

In Pietro Citati, L’armonia del mondo. Miti d’oggi, Superpocket Rizzoli, 1998

 

 

Giove

Buon 2014, Giove !

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Luna

Luna, 10 aprile 2014

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Gatti · Roncoroni Federico

Lodi di Micio Macio, da Federico Roncoroni, UN GIORNO, ALTROVE, Mondadori, 2013, p. 106-107

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Il libro UN GIORNO ALTROVE , è stato presentato a Como il 25 marzo 2014:  https://coatesa.com/2014/03/25/intervista-a-federico-roncoroni-su-un-giorno-altrove-mondadori-oggi-a-incontri-delluniversita-popolare-ordine-degli-ingegneri-via-volta-62-ore-15-30-ingresso-libero/

Miciù

Miciù, Como, febbraio 2014

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Chat Noir · Luna · Miciù

Luciana parla dei nostri gatti in una lettera a una amica

Ti dirò la cosa più importante e che riguarda i nostri gatti.

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Chat Noir all’inizio dell’anno è stato molto male e il giorno dell’epifania abbiamo contattato una clinica aperta anche nei festivi. Dopo analisi del sangue e ecografia è stato messo a fuoco un fegato molto ingrossato e con importanti lesioni, tali da indurre a fare una biopsia, come peraltro ci avevano già detto 15 mesi fa e a cui avevamo rinunciato perchè ci pareva che si fosse abbastanza ripreso dopo l’ultima grande crisi.

Abbiamo quindi ricontattato il suo veterinario vicino a casa nostra, il quale, come conferma anche la medicina per gli umani, ha voluto rifare tutti gli stessi esami adducendo il motivo che le tecniche e i parametri erano di un altro sistema. Così’ il nostro povero agonizzante si è dovuto rifare la replica e aggiungere pure la biopsia, fatta in un momento in cui gli era pure scoppiata una tremenda rinotracheite che gli faceva sempre tenere la bocca spalancata.

I risultati non sono stati buoni, Non è un tumore, ma trattasi di una malattia rara su cui c’è pochissima letteratura clinica. L’unica cosa che ho visto su internet, a cui non do molta fiducia, è stata una conversazione tipo forum in cui la si attribuisce a gatti siamesi e la cui prognosi non è affatto buona.

Quindi abbiamo fatto il solito trattamento antibiotico, imparato a riconoscere i sintomi precedenti alla crisi e a gestire una terapia di emergenze. Ora il brigantello si è ripreso, ma questi episodi saranno ciclici e fin tanto che potrà reagire alla terapia, tutto OK,  In caso contrario, come già ci avevano avvertito, la sua speranza di vita andrà ad accorciarsi.

Dieci giorni dopo la ripresa di chat noir si è ammalata Luna, anche lei con una rinotracheite. Stessa trafila: visita, flebo, terapia antibiotica, impacchi con la camomilla. Ora sta meglio di naso, ma gli antibiotici probabilmente le hanno disturbato l’intestino e quindi speriamo che prima o o poi si ristabilisca.

L’unica al momento a non avere disturbi è Miciù, alla quale permangono invece i disagi psicologici della convivenza. Si è stabilizzata trascorrendo la notte nella nostra camera da letto con la porta chiusa e a questo punto siamo noi che dobbiamo sopportare i suoi giri all’impazzata, a mò di “ora della libertà”, le sue sveglie notturne con relativo spuntino e il suo risvegli che generalmente avviene attorno alle 5.30.

Fine rapporto gatteria

ANIMALI

Wellness Animale, Corso di Alta Formazione Universitaria, a cura di Cascina Myriam e Etologia relazionale

Alta Formazione Universitaria in Wellness Animale

Buongiorno!

Da questo mese è possibile accedere ad un Corso di Alta Formazione Universitaria,  Valido per il conseguimento della Qualifica di  OPERATORE TECNICO DI WELLNESS ANIMALE.  Questo Corso di Alta Formazione Universitaria è rilasciato dal Polo scientifico di Ricerca ed Alta formazione che è un organismo istituito per decreto rettorale ed è afferente alla Università popolare degli Studi di Milano -U.U.P.N. autorizzata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – M.I.U.R al Rilascio della  formazione universitaria.                                                           

Le modalità di accesso al Corso di Alta Formazione Universitaria in Wellness Animale
– se sei uno studente della Scuola di Etologia Relazionale
oppure
– se NON sei uno studente della Scuola di Etologia
Relazionale (ad esempio educatore cinofilo) le trovi qui:

http://etologiarelazionale.it/corsi-online/domande-relative-alta-formazione-in-wellness-animale/

“L’Etologia Relazionale lavora per reinserire la percezione emotiva ed empatica nell’equazione dello studio…” 
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Il prospetto qui sopra dei pagamenti possibili (tre formule) per chi comincia da zero il Percorso Online della Scuola di Etologia Relazionale con l’intenzione (non l’obbligo) di accedere al Corso di Alta Formazione  Universitaria in Wellness Animale.
Tutte le informazioni per cominciare il percorso di Etologia Relazionale Online le trovi qui:http://etologiarelazionale.it/corsi-online/alta-formazione/
Destinatari

  • Operatori nell’ambito di organizzazione e strutture per la Tutela Animale (canili, gattili, Centri C.R.A.S. e bioparchi etc. )
  • Operatori generici nell’ambito della didattica con il coinvolgimento di animali (fattorie didattiche, strutture ricreative, scuole…etc.)
  • Operatori specializzati nell’educazione cinofila
  • Veterinari Tradizionali
  • Specialisti nella cura dell’animale con approccio olistico/naturale
  • Operatori generici in settori relativi alla cura del pet (toelettatori, addetti alla vendita nel settore animale, pensioni per animali etc.)
  • Mediatori della relazione nell’ambito della pet therapy (cani, cavalli, pony, roditori, asini…etc)
  • Addetti nei settori di allevamento di animali da compagnia.
  • Formatori nell’ambito delle attività sportive con coinvolgimento di animali ( equitazione, agility, mobility…etc)
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AUDIO e VIDEO · Gatti

da un video della Simonova, l’artista che disegna con la sabbia

simnovonasulla Simonova: http://it.wikipedia.org/wiki/Kseniya_Symonova

 

ANIMALI

Cuccioli animali (da un file che gira in rete)

a: da classificare · Tartarugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di: Georges Perec (2011), Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, Libri Piccoli Voland, A cura di Alberto Lecaldano

Avatar di Paolo FerrarioLUOGHI del Lario e oltre ...

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Georges Perec (2011)

TENTATIVI DI ESAURIMENTO DI UN LUOGO PARIGINO, editore Libri piccoli Voland)

a cura di Alberto Lecaldano

Il progetto avrebbe dovuto durare dodici anni, ma non si concluse.

L’idea, secondo Perec, era di osservare piazza Saint-Sulpice in diversi momenti della giornata e di prendere nota di tutto quello che vedeva.

O meglio “…quello che generalmente non si nota, quello che non si osserva, quello che non ha importanza: quello che succede quando non succede nulla, se non lo scorrere del tempo, delle persone, delle auto e delle nuvole”.

Il tentativo dura tre giorni.

Questa idea è entusiasmante. Finalmente un punto di connessione tra uomo e rettile.

Anch’io passo lunghe ore ad osservare ciò che accade, ma, a differenza di Perec, il tentativo non si esaurisce in tre giorni. Per me dura almeno sei mesi all’anno.

Alterno le visioni di Georges…

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ANIMALI

paesi della Val d’Intelvi invasi da cervi affamati

I paesi della Val d\’Intelvi invasi da cervi affamati in La Provincia di Como

Un cervo in fuga sulle strade del lago di Como. Gli animali si spingono sempre più di frequente verso i centri abitati della Val d\’Intelvi

vai a  paesi della Val d’Intelvi invasi da cervi affamati.