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Palazzo di Via Volta 70, Como: Cocquio, Benzi, Caimi (fra Sei e Settecento; Carlo Carloni (1738), De Herra (metà Ottocento); poi Collegio-Convitto “A. Volta”

Il Palazzo di Via Volta 70 a Como ha una storia architettonica e culturale ricca e complessa. Originariamente, l’area era caratterizzata da edifici di epoca tardorinascimentale e neoclassica, con costruzioni che risalgono al periodo fra il Sei e il Settecento. Tra i progettisti notabili di questo periodo ci sono Cocquio, Benzi e Caimi, che hanno contribuito alla trasformazione della zona.

Storia del Palazzo

Nel 1738, Carlo Carloni realizzò un intervento significativo, mentre nel metà dell’Ottocento, De Herra apportò ulteriori modifiche. Questo palazzo ha avuto diverse funzioni nel corso degli anni, culminando nella sua attuale destinazione come sede del Collegio-Convitto “A. Volta”.

Architettura

L’edificio si distingue per le sue caratteristiche architettoniche che riflettono le tendenze stilistiche dell’epoca. La facciata presenta elementi decorativi tipici del neoclassicismo, mentre gli interni sono stati ristrutturati per adattarsi alle esigenze moderne senza perdere il fascino storico.

Importanza Culturale

La presenza del Collegio-Convitto “A. Volta” sottolinea l’importanza educativa della struttura, contribuendo alla formazione di nuove generazioni in un contesto storico significativo. Questo legame con la figura di Alessandro Volta, nato a Como, rende il palazzo un punto di riferimento non solo architettonico ma anche culturale.

In sintesi, il Palazzo di Via Volta 70 rappresenta un esempio significativo della storia architettonica di Como, riflettendo le evoluzioni stilistiche e le trasformazioni sociali che hanno caratterizzato la città nel corso dei secoli.

scheda informativa alla pagina 110 del libro:

https://coatesa.com/1994/01/15/cani-fabio-monizza-gerardo-a-cura-di-como-e-la-sua-storia-la-citta-murata-nodolibri-1994-pagg-394-indice-del-libro/

[2] https://www.camminacitta.it/como-percorso-6-punti-di-interesse/
[3] https://coatesa.com/2025/01/07/edifici-tardorinascimentali-e-neoclassici-a-como-il-palazzo-volta/
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Ville_e_palazzi_di_Como
[5] https://www.visitcomo.eu/export/sites/default/it/events/2016/allegati/FAI-Marathon-2016-COMO-BENI-APERTI.pdf
[6] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00053/
[7] https://lagodicomo.jimdofree.com/como/storia/
[8] https://consent.google.it/m?cm=2&continue=https%3A%2F%2Fwww.google.it%2Fmaps&hl=nl&m=0&pc=m&src=1&uxe=eomtm

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Palazzo realizzato nel 1870 da Eugenio Linati per i Giorgetti, Como, Via Volta 68

Eugenio Linati è stato un architetto attivo a Como, noto per la progettazione di edifici significativi nel XIX secolo. Tra le sue opere, spicca il palazzo realizzato nel 1870 per la famiglia Giorgetti, situato in Via Volta 68 a Como. Questo palazzo è un esempio del suo stile architettonico, che spesso combinava elementi neoclassici con influenze locali.

Caratteristiche del Palazzo

  • Data di costruzione: 1870
  • Committente: Famiglia Giorgetti
  • Posizione: Via Volta 68, Como

Linati è noto anche per il suo coinvolgimento nell’Esposizione Voltiana del 1899, dove progettò i padiglioni espositivi, contribuendo così allo sviluppo urbano di Como[2][4]. La sua carriera è caratterizzata da un forte impegno nella valorizzazione del patrimonio architettonico locale e nella realizzazione di edifici che riflettono l’identità culturale della città.

Importanza Storica

Il palazzo dei Giorgetti non è solo un esempio dell’abilità di Linati come architetto, ma rappresenta anche un periodo di crescita e sviluppo per Como, che stava vivendo una trasformazione significativa durante la seconda metà del XIX secolo. La costruzione di edifici residenziali eleganti come questo ha contribuito a definire l’immagine della città e a promuovere il suo status come centro culturale e commerciale[1][2].

In sintesi, il palazzo progettato da Eugenio Linati per i Giorgetti è un’importante testimonianza della storia architettonica di Como e della sua evoluzione nel XIX secolo.

scheda informativa alla pagina 110 del libro

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Storia dell’Albergo Firenze, in Piazza Volta , a Como

L’Albergo Firenze, situato in Piazza Alessandro Volta a Como, è ospitato in un edificio storico neoclassico che è stato sapientemente ristrutturato per offrire comfort moderni pur mantenendo il suo fascino originale.

La struttura si trova nel cuore del centro storico della città, in una zona a traffico limitato che garantisce tranquillità e relax ai suoi ospiti.

Storia e Caratteristiche

L’edificio che ospita l’Albergo Firenze è una dimora storica, trasformata in hotel . La ristrutturazione ha preservato l’architettura neoclassica, combinandola con interni moderni e funzionali.

Posizione Strategica

La sua collocazione centrale rende l’Albergo Firenze un punto di partenza ideale per esplorare Como. È situato a pochi minuti dalla stazione ferroviaria di Como San Giovanni e dal porto turistico, facilitando l’accesso alle attrazioni locali e alle destinazioni sul Lago di Como come Bellagio e Tremezzo[3][4].

scheda informativa alle pagine 74-75 del libro:



[2] https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g187835-d286520-Reviews-Albergo_Firenze-Como_Lake_Como_Lombardy.html
[3] https://www.comolake.com/it/comolake-en/hotels/357-1-como/335-hotel-firenze-como
[4] https://www.imperatoretravel.com/it/lago-di-como-e-dintorni/como/albergo-firenze/
[5] https://www.hotelfirenzecomo.com/it/
[6] https://www.hotelfirenzecomo.com/it/surroundings.php
[7] https://www.agoda.com/it-it/albergo-firenze/hotel/como-it.html
[8] https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g187835-d286520-i36270546-Albergo_Firenze-Como_Lake_Como_Lombardy.html

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Camminare in Via Gallio, Via Garibaldi, Piazza Volta, a Como

  • Palazzo della Posta, in Via Gallio
  • Collegio Gallio
  • Teatro Politeama
  • Chiosco Ka.Os Bar
  • edificio all’angolo di Via Garibaldi e Viale Varese
  • Casa Meda, in via Garibaldi/angolo Via Grassi
  • Casa Onnis, in Via Garibaldi/angolo Via Grassi
  • Palazzo con pareti affrescate, in Via Garibaldi/angolo Via Carcano
  • Albergo Posta, in Via Garibaldi

Palazzo Olginati Rovelli, in Piazza Volta

  • Albergo Firenze, in Piazza Volta
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Fontana di Villa Geno, 1948/1951, ing. Renato Uslenghi, Como, Viale Geno

La fontana di Villa Geno è un’opera realizzata tra il 1948 e il 1951 dall’ingegnere Renato Uslenghi. Situata a Como, in Viale Geno, la fontana è famosa per il suo spettacolare getto d’acqua, che può raggiungere un’altezza di 45 metri[1][2][3].

Caratteristiche della Fontana

  • Progettista: Renato Uslenghi
  • Anno di realizzazione: 1948-1951
  • Altezza del getto d’acqua: fino a 45 metri
  • Posizione: Di fronte alla facciata principale di Villa Geno

Storia e Contesto

Villa Geno è un’importante villa storica che ha subito diverse trasformazioni nel corso degli anni. La fontana, progettata da Uslenghi, è uno dei suoi elementi distintivi e contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva lungo il lungolago di Como. Tuttavia, negli ultimi anni, la fontana ha mostrato segni di degrado e abbandono, con preoccupazioni sollevate riguardo alla sua manutenzione[4][5].

Situazione Attuale

Recentemente, la fontana ha attirato l’attenzione per il suo stato di deterioramento, con segnalazioni di pietre rovinate e sporche[5]. Tuttavia, ci sono stati anche sviluppi positivi, come la decisione del Comune di Como di riaprire l’area della fontana al pubblico, rendendola accessibile senza restrizioni per eventi privati[7].

La fontana di Villa Geno rappresenta non solo un’importante attrazione turistica ma anche un simbolo della bellezza architettonica e paesaggistica della zona.

scheda a pagina 16 del secondo volume di:


[1] https://whiskyweek.it/wp-content/uploads/2022/06/WhiskyWeekComo2022-Villa-Geno-fontana-scaled.jpg?sa=X&ved=2ahUKEwi-_rLM6KKLAxWyPbkGHVk9LTcQ_B16BAgHEAI
[2] https://www.visitcomo.eu/export/sites/default/it/vivere/il-lago-di-como/guidaVille.pdf
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Geno
[4] https://comozero.it/attualita/a-villa-geno-sprizza-solo-rabbia-crolli-e-degrado-fontana-ko-lira-di-giorgio-maffei/
[5] https://www.quicomo.it/attualita/fontana-villa-geno-manutenzione-zio.html
[6] https://xxcoecoinformazioni.wordpress.com/wp-content/uploads/2016/02/xxco-057.pdf
[7] https://comozero.it/attualita/fontana-villa-geno-como-riaperta/
[8] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/CO180-00167/

Camminare in COMO città · COMO città · Conosco Como? · Stazione di San Giovanni

Stazione ferroviaria di Como, San Giovanni, 1939/1949

La stazione ferroviaria di Como San Giovanni ha una storia ricca e complessa, particolarmente significativa nel periodo tra il 1939 e il 1949, che include eventi cruciali come la Seconda Guerra Mondiale e la successiva ricostruzione.

Storia della Stazione

Inaugurazione e Sviluppo Prebellico
La stazione di Como San Giovanni è stata inaugurata il 27 luglio 1875. Essa funge da capolinea per la linea Chiasso-Milano e per la linea Como-Lecco, che è stata attivata nel 1888. La sua posizione strategica ha reso la stazione un importante nodo di collegamento tra l’Italia e la Svizzera[1][3].

Distruzione durante la Seconda Guerra Mondiale
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la stazione subì gravi danni a causa dei bombardamenti. Questi eventi hanno portato alla necessità di ricostruire l’edificio, che era stato danneggiato in modo significativo[1][7]. La guerra ha non solo distrutto l’infrastruttura fisica, ma ha anche interrotto i servizi ferroviari, influenzando il trasporto di merci e passeggeri nella regione.

Ricostruzione Postbellica
La nuova stazione fu progettata dall’ingegnere Paolo Perilli e inaugurata nel 1949. La struttura attuale è in mattoni su due livelli, con un atrio principale di 600 metri quadrati e cinque binari di transito, quattro dei quali sono utilizzati per il servizio passeggeri[2][4]. La ricostruzione ha mantenuto elementi architettonici moderni pur rispettando le funzioni storiche della stazione.

Caratteristiche Architettoniche

La stazione presenta un design funzionale con tre corpi uniti da una vetrata che illumina il corridoio interno. È dotata di pensiline sia per i binari sia per l’entrata dell’edificio. La lunghezza totale dell’edificio principale è di 132 metri, con un’altezza di 10 metri e una larghezza di 17 metri[1][2].

Importanza Culturale

La denominazione “San Giovanni” si riferisce all’antico monastero presente nella zona dal 1228 fino alla sua chiusura nel 1810. La costruzione della stazione ha riportato alla luce reperti archeologici significativi legati a questo monastero, rendendo il sito non solo un punto di transito ma anche un luogo di interesse storico[3][7].

In sintesi, la stazione ferroviaria di Como San Giovanni rappresenta un importante esempio di resilienza architettonica e storica, riflettendo le trasformazioni che ha subito nel corso del XX secolo.

scheda alla pagina 22 del secondo volume del libro https://coatesa.com/2025/01/20/fabio-cani-larchitettura-del-xx-secolo-in-provincia-di-como-volume-1-1900-1945-volume-2-1945-2000-nodolibri-editore-2016/


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Stazione_di_Como_San_Giovanni
[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Como_San_Giovanni_railway_station
[3] https://www.trasporti-italia.com/treno/passeggeri/stazioni-ferroviarie-ditalia-un-antico-monastero-per-lo-scalo-como-san-giovanni/49687/
[4] https://icharta.com/1949-como-la-nuova-stazione-san-giovanni-ff-ss-animata-cartolina-1/
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Como-Lecco
[6] https://icharta.com/1949-como-nuova-stazione-san-giovanni-ff-ss-animata-cartolina-fg-nv/
[7] https://www.incuriosire.it/stazione-ferroviaria-san-giovanni-di-como/
[8] https://www.rfi.it/it/stazioni/como-s-giovanni.html

Camminare in COMO città · Centro Storico di Como · COMO città · Conosco Como? · Via Muralto, Piazza Perretta

edificio della BANCA D’ITALIA a Como, in Piazza Boldoni, 1948/1953; 1978/1981, ing. Alessandro Pedroni

La Banca d’Italia ha una filiale a Como, situata in Piazza Boldoni, che è stata oggetto di ristrutturazione tra il 1948 e il 1953 e successivamente tra il 1978 e il 1981. Il progetto di ristrutturazione è stato realizzato dall’ingegnere Alessandro Pedroni[2].

Dettagli sulla Filiale

  • Ubicazione: Piazza Boldoni, Como
  • Interventi: Ristrutturazioni significative nel periodo 1948-1953 e 1978-1981
  • Progettista: Ing. Alessandro Pedroni

scheda a pagina 18 del secondo volume di:



[2] https://www.nessimajocchi.it/it/realizzazioni/banche/item/172-banca-d-italia
[3] https://www.bancaditalia.it/chi-siamo/organizzazione/filiali/index.html
[4] https://banca-ditalia-it.open-closed.net/como-orario-piazza-perretta-15
[5] https://www.paginegialle.it/lombardia/como/banche/via-pietro-boldoni.html
[6] https://cariparma-credit-agricole-it.open-closed.net/como-orario-via-boldoni-1
[7] https://www.blia.it/utili/abicab/0623010920
[8] https://www.paginebianche.it/lombardia/como/banca.html

Camminare in COMO città · Centro Storico di Como · COMO città · Conosco Como? · STORIA LOCALE E SOCIETA'

il grande magazzino STANDA, poi COIN, ing. Eugenio Rezia, 1960/62, in Largo Boldoni, Como

La storia del grande magazzino Standa a Como è strettamente legata all’evoluzione del commercio al dettaglio in Italia. Fondato nel 1931 dalla famiglia Monzino come “Magazzini Standard”, il marchio Standa ha visto una rapida espansione, diventando un simbolo della grande distribuzione italiana. Nel periodo tra il 1960 e il 1962, l’ingegnere Eugenio Rezia ha progettato e realizzato un importante punto vendita in Largo Boldoni, a Como, che ha contribuito a definire l’architettura commerciale dell’epoca[1][6].

Evoluzione della Standa

Negli anni successivi, la Standa ha attraversato diverse fasi significative:

  • Acquisizione da parte di Montedison (1966): La catena è stata acquistata dalla Montedison, segnando l’inizio di una nuova era per l’azienda.
  • Entrata in Borsa (1973): La Standa è diventata una società quotata, aumentando la sua visibilità e accesso ai capitali.
  • Acquisto da Fininvest (1988): Silvio Berlusconi ha acquisito il 71% della Standa, cercando di rilanciarne le attività[1][5][6].

Trasformazione in Coin

Nel 1998, la Standa ha subito una significativa ristrutturazione:

  • Divisione della società: Il settore non alimentare è stato ceduto al gruppo Coin, mentre il settore alimentare è stato venduto a una cordata guidata da Gianfelice Franchini[5][6]. Questo ha portato alla chiusura di molti punti vendita Standa e alla riqualificazione dei negozi sotto il marchio Coin.

Situazione attuale

Oggi, molti dei negozi storici Standa sono stati trasformati in punti vendita Coin o altre insegne. La chiusura di alcuni negozi Standa, come quello di Cantù nel 2014, fa parte di un programma di ristrutturazione del gruppo Coin, che ha assorbito la famosa catena di supermercati[8].

La storia della Standa rappresenta un capitolo importante nella storia commerciale italiana e la sua evoluzione riflette i cambiamenti nel mercato e nelle abitudini dei consumatori nel corso degli anni.

scheda a pagina 116 del secondo volume di:


[1] http://www.sudnews.it/risorsa/355_Economia__Fininvest___La_Standa__diventa_la_casa_del_Nord-Est_.html
[2] https://www.facebook.com/ciaocomo/videos/una-volta-cera-la-standale-icomografie-nodolibri-como-ci-portano-indietro-di-50a/740336920102151/
[3] https://www.coin.it/it-it/storelocator/it/como/coin-como-16423
[4] https://www.youtube.com/watch?v=Kyr5e757MR8
[5] https://www.filcams.cgil.it/article/rassegna_stampa/la_standa_diventa_tedesca_alla_rewe_119_supermercati
[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Standa
[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Coin
[8] https://www.tio.ch/dal-mondo/3956/como-chiude-anche-la-standa-di-cantu

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Il Palazzo Vescovile di Como, in Piazza Guido Grimoldi

Il Palazzo Vescovile di Como, situato in Piazza Guido Grimoldi, 5, è un’importante struttura storica che funge da residenza per il Vescovo di Como. La sua costruzione risale alla fine del XII secolo e si estende fino al XV secolo, con diversi rimaneggiamenti e ampliamenti nel corso dei secoli[2][4].

Caratteristiche Architettoniche

  • Struttura: Il palazzo presenta una loggia con finestre bifore in stile gotico e conserva elementi architettonici originali come le finestrelle dell’atrio e l’abside di un’antica chiesetta, nota come Oratorio di San Michele[2][3].
  • Interni: L’interno è decorato con affreschi del Quattrocento, ritratti dei Vescovi di Como e arazzi del Seicento. Il salone dei ricevimenti è particolarmente sfarzoso e rappresenta uno dei punti focali della visita[2][5].
  • Cappella di San Michele: Al primo piano si trova la cappella dedicata a San Michele, che ha avuto una funzione importante sia come cappella palatina sia come battistero. Questa cappella è databile probabilmente al XII secolo e presenta elementi architettonici significativi[3][4].

Storia

Il Palazzo ha una storia complessa legata alla sede episcopale di Como. Le prime strutture risalgono alla seconda metà del X secolo, ma il palazzo attuale è frutto di numerosi interventi successivi. La funzione originaria della cappella e la sua evoluzione nel tempo riflettono l’importanza del palazzo come centro religioso e amministrativo[2][3][7].

scheda alle pagine 255-260 del libro:


[1] http://www.diocesidicomo.it
[2] https://ebike-alpexperience.eu/de/b/723/palazzodelvescovadocomplesso
[3] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-01001/
[4] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00049/
[5] https://www.ciaocomo.it/2024/10/16/visita-al-palazzo-vescovile-con-il-fai/288716/
[6] https://www.youtube.com/watch?v=k9lwpvsfwVM
[7] https://www.memorieinfoto.it/foto/como-palazzo-vescovile-cappella-di-s-michele
[8] https://arts.units.it/handle/11368/3098786
[9] http://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO180-00049_R03


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La chiesa di San Provino, dietro Piazza Roma, a Como

La chiesa di San Provino, situata in Piazza Roma a Como, è un importante edificio di culto cattolico dedicato a San Provino, il secondo vescovo della diocesi comense. La sua costruzione risale al periodo medievale, con elementi romanici visibili nel campanile e nella struttura dell’edificio. Originariamente, la chiesa era conosciuta come Sant’Antonio e subì una dedicazione a San Provino nel 1096, quando le sue reliquie furono trasferite qui dal vescovo Guido Grimoldi[1][2].

Storia e Architettura

La chiesa presenta una storia ricca e complessa. Nel corso dei secoli, ha subito numerosi rimaneggiamenti e ampliamenti. La parte inferiore del campanile è di epoca romanica, mentre l’ampliamento con una seconda navata avvenne nel Quattrocento. Durante il Seicento, la chiesa fu decorata in stile barocco e il campanile fu elevato[1][3]. Nel 1794, la chiesa ospitò le nozze tra Alessandro Volta e Teresa Peregrini[1].

Opere Conservate

All’interno della chiesa si possono ammirare diverse opere d’arte significative, tra cui:

  • Un crocifisso ligneo del XV secolo.
  • Un dipinto seicentesco raffigurante San Rocco.
  • Un’opera attribuita ai fratelli Recchi, il Martirio di San Giacomo, situato nel presbiterio[1][2].

Importanza Culturale

La chiesa di San Provino non è solo un luogo di culto ma anche un punto di riferimento per la comunità locale. Dopo un restauro significativo nel 1972, è diventata anche un centro per la comunità ortodossa rumena, che ha stabilito una parrocchia dedicata a San Gerarca Gregorio Palamas[1][4].

In conclusione, la chiesa di San Provino rappresenta un’importante testimonianza storica e artistica della città di Como, con una storia che si intreccia profondamente con quella della diocesi e della comunità locale.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Provino_(Como)
[2] https://www.minube.it/posto-preferito/chiesa-san-provino-a188811
[3] https://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/3102071/?view=toponimi&hid=0
[4] https://www.ciaocomo.it/video/pillola-di-archeologia-scopriamo-la-chiesa-di-san-provino-in-piazza-roma-a-como/
[5] https://www.santiebeati.it/dettaglio/91194
[6] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00043/
[7] https://fondoambiente.it/luoghi/chiesa-san-provino
[8] https://www.loquis.com/it/loquis/2903855/Chiesa+di+San+Provino


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Il Palazzo delle Scuole Elementari “Francesco Baracca”, in via Brambilla, a Como

Il Palazzo delle Scuole Elementari in via Brambilla a Como ha una storia ricca e significativa, essendo un punto di riferimento educativo nella città.

Storia dell’edificio

  • Costruzione e inaugurazione: L’edificio è stato inaugurato nel 1915, quindi ha recentemente celebrato il suo centenario nel 2015. In quell’occasione, la comunità ha organizzato eventi festivi per commemorare questo importante traguardo, incluso un libro illustrato curato dalla giornalista Sara Della Torre, intitolato “Un secolo di storia” [1][7].
  • Architettura e struttura: La scuola primaria “F. Baracca”, che occupa parte di questo storico edificio, è una struttura a tre piani con ampi spazi per attività didattiche, tra cui aule moderne dotate di lavagne multimediali e una biblioteca [3][6]. L’istituto è parte dell’Istituto Comprensivo Como Lago, che include anche altre scuole nella zona.

Importanza culturale

La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma rappresenta anche un presidio culturale per la comunità comasca. Le autorità scolastiche e locali hanno sottolineato l’importanza della scuola come simbolo della cultura e della storia della città [1].

In conclusione, il Palazzo delle Scuole Elementari in via Brambilla è un edificio con una lunga storia educativa che continua a svolgere un ruolo cruciale nella formazione delle nuove generazioni a Como, nonostante le sfide legate alla sua manutenzione e conservazione.


[1] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/como-citta/como-maxi-girotondo-per-i-100-anni-della-scuola-video-e-fotogallery_1151447_11/
[2] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/como-citta/sopralluogo-nella-scuola-via-brambilla-edificio-107-anni-serramenti-o_1443148_11/
[3] https://icscomolago.edu.it/struttura/scuola-primaria-f-baracca-como/
[4] https://comozero.it/attualita/via-magenta-la-scuola-in-giallo-larchitetto-brambilla-sacrificata-alla-moda-di-oggi-colorare-ogni-istituto-in-modo-infantile/
[5] https://iccomocentro.edu.it/tipologia-luogo/edificio-scolastico/
[6] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Anche-Plinio-e-stato-bambino-00003/
[7] https://icscomolago.edu.it/la-scuola/la-storia/
[8] https://www.isc-como.org


Il Palazzo delle Scuole Elementari in via Brambilla a Como ha vissuto diversi eventi storici significativi dalla sua inaugurazione nel 1915 fino ad oggi. Ecco i principali:

Inaugurazione e primi anni

  • Inaugurazione (1915): L’edificio è stato inaugurato nel 1915, diventando un importante centro educativo per la comunità comasca. Questo periodo segna l’inizio della sua funzione come scuola elementare, in un contesto di riforme scolastiche che miravano a migliorare l’istruzione pubblica in Italia.

Riforme e sviluppi

  • Legge Daneo-Credaro (1911): Anche se la legge è stata approvata prima dell’apertura del palazzo, essa ha avuto un impatto significativo sull’istruzione elementare, trasformando le scuole comunali in istituzioni statali e garantendo finanziamenti per gli stipendi degli insegnanti. Questo ha contribuito a una maggiore stabilità e qualità nell’istruzione che il palazzo ha offerto[1].
  • Riforme del Novecento: Negli anni successivi, il sistema educativo italiano ha subito diverse riforme, come quelle promosse da Giovanni Gentile e altri, che hanno influenzato anche le scuole elementari. Queste riforme hanno cercato di modernizzare l’insegnamento e di renderlo più accessibile a tutti i bambini[1].

Eventi recenti

  • Centenario (2015): Nel 2015, il palazzo ha celebrato il suo centenario con eventi commemorativi che hanno coinvolto la comunità locale. Durante queste celebrazioni, è stata evidenziata l’importanza storica e culturale dell’edificio nella formazione delle generazioni passate[1].

Questi eventi delineano un quadro della storia del Palazzo delle Scuole Elementari in via Brambilla, evidenziando il suo ruolo cruciale nell’educazione della comunità comasca attraverso i decenni.

scheda alla pagina 40 del volume 1 del libro:


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell’istruzione_in_Italia
[2] https://www.academia.edu/34696032/Mostra_delle_Scuole_Storiche_Napoletane
[3] https://istitutocomprensivocastellanza.edu.it/la-scuola/la-storia
[4] https://www.icslavallettabrianza.edu.it/la-scuola/la-storia
[5] https://www.ic18bo.edu.it/pagine/quando-la-scuola–storia
[6] https://www.bergamoscienza.it/media/d5lnvu5i/240807_bergamoscienza_programma-a4-web.pdf
[7] https://www.varesenews.it/2023/06/gli-alunni-della-de-amicis-di-castellanza-alla-scoperta-di-palazzo-brambilla/1632542/
[8] https://www.ic2castelfranco.edu.it


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Il Palazzo Olginati Rovelli, in Piazza Volta, a Como

Il Palazzo Olginati Rovelli si trova in Piazza Volta, a Como.

Questo edificio storico è noto per la sua architettura e per il suo legame con eventi significativi della storia italiana.

Storia e Architettura

Origini e Famiglia Olginati
Il palazzo risale al XVII secolo ed è stato di proprietà della famiglia Olginati, una delle famiglie aristocratiche più influenti di Como. I membri di questa famiglia hanno ricoperto ruoli importanti nel governo locale sin dal 1449.

La struttura è caratterizzata da un’estetica sobria all’esterno, ma ricca di decorazioni interne, tra cui affreschi che adornano le stanze principali.

Collegamento con Garibaldi
Un aspetto notevole del Palazzo Olginati Rovelli è il suo legame con Giuseppe Garibaldi, che vi trascorse la notte dopo la vittoria nella battaglia di San Fermo nel maggio del 1859. Questo evento ha conferito al palazzo un’importanza storica significativa, rendendolo un luogo di interesse per i visitatori.

Dettagli Architettonici

Affreschi e Decorazioni
All’interno, il palazzo presenta un salone principale con un fregio affrescato in stile tardo-barocco o rococò. Le decorazioni includono scene elaborate incorniciate da strutture architettoniche dipinte, realizzate da artisti come Salvatore Bianchi[1][2]. Le stanze conservano anche elementi storici che riflettono l’importanza della famiglia Olginati nella società comasca.

Scheda informativa alle pagine 76-77 del libro Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), Como e la sua storia: la città murata, NodoLibri, 1994:

fonti informative:

[1] https://comocompanion.com/2024/11/20/comos-hidden-gems-palazzo-rusca-palazzo-olginati-rovelli-and-palazzo-vietti-rovelli/
[2] https://www.oggiacomo.it/eventi/dettaglio/it/events/2024/10.2giornate-fai-autunno
[3] https://fondoambiente.it/luoghi/palazzo-olginati-rovelli
[4] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Palazzo-Vietti-Rovelli/
[5] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO160-00007/
[6] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00054/
[7] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/luoghi-della-cultura/museo-storico/palazzo-olginati/
[8] https://fondoambiente.it/luoghi/palazzo-vietti-rovelli

[1] https://www.comune.como.it/export/sites/comune-di-como/.galleries/Settore-07/Museo-storico-G.-Garibaldi-di-Como-Inventario-del-fondo.pdf
[2] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/luoghi-della-cultura/museo-storico/etnografia/
[3] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Palazzo-Vietti-Rovelli/
[4] http://www.turismo.como.it/museo-garibaldi.php
[5] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-02390/
[6] https://fondoambiente.it/luoghi/palazzo-olginati-rovelli
[7] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/MI100-02390/
[8] http://www.comoeventi.org/visitacitta.asp


dai commenti al post:

Sono il Prof. Tiziano Ramagnano, Vicecapo Delegazione FAI di Como e collaboratore alle pagine di cultura de La Provincia di Como.

Le scrivo dal momento che ho seguito personalmente lo studio e l’inedita apertura al pubblico dei palazzi ai civici 54 e 56 di piazza Volta e volevo cogliere qui l’occasione per condividere con lei alcune importanti correzioni o integrazioni in merito a questi autentici gioielli del nostro centro città.

Il suo blog fa genericamente riferimento a un unico palazzo Olginati-Rovelli di piazza Volta, 56, ma in realtà mescola indebitamente informazioni che pertengono a ben tre diverse strutture presenti a Como, ovvero palazzo Vietti-Rovelli al no. 54, palazzo Olginati-Rovelli al no. 56 di piazza Volta, e palazzo Olginati al no. 6 di piazza Medaglie d’Oro.

Per quanto si riferiscano alla medesima famiglia si tratta di strutture che subirono trafile catastali e storico-artistiche molto differenziate. Mi spiego brevemente.

I due palazzi di piazza Volta, per intenderci quello giallo e quello rosa, costituirono dalla metà del XVII secolo fino alla metà del XIX un’unica proprietà della famiglia Olginati, poi Olginati-Rovelli. Più o meno a questa altezza cronologica le due unità, in mano ai Rovelli, subiranno destini diversi.

1. Palazzo Vietti-Rovelli (quello giallo) è quello che al suo interno preserva tre spazi della cui indagine iconografica mi sono occupato in prima persona, ovvero la Sala dell’Acqua di Pietro Bianchi, il Corridoio delle Rovine e la Sala dei Telamoni di Francesco Torchio (ultimo ventennio del XVII secolo).

2. In Palazzo Olginati-Rovelli (quello rosa in cui soggiornò Garibaldi il 27 maggio 1859) sopravvivono due stanze: la piccola alcova in cui fu ospitato l’eroe dei due mondi e una sala del piano nobile in cui troviamo un fregio a tema femminile che io e il Prof. Alberto Rovi attribuiremmo a Salvatore Bianchi di Velate (inizio XVIII secolo).

3. Le “sale tematiche” a cui lei fa riferimento si trovano, infine, a palazzo Olginati di piazza Medaglie d’Oro, no. 6, dal 1932 Museo G. Garibaldi, ovvero la Sala Olginati (sala verde), Sala Manzi e Sala Masier (sala rossa).

Proprio perché materiale bibliografico disponibile su questi palazzi è quasi inesistente ho dedicato mesi di ricerca per stilare da zero una dettagliata scheda storica che spero possa trovare prossima pubblicazione a livello locale. Progetto per il quale mi sono già attivato.

Nel frattempo si trovano online alcuni cenni – che lei giustamente cita – sui canali ufficiali del FAI di Como e sul blog inglese The Como Companion gestito da un mio caro amico e collaboratore, Julian Coleman: rileggendo quest’ultimo osserverà, ad esempio, come i due palazzi di Piazza Volta siano citati e descritti separatamente e, non da ultimo, come il nome del sottoscritto sia menzionato più volte proprio nell’intento di valorizzare l’intenso lavoro di scavo che ho svolto al riguardo, soprattutto in merito alle attribuzioni pittoriche di palazzo Vietti-Rovelli.

La invito gentilmente a non tralasciare questo dettaglio.