Alberi

Il Rovere Il vecchio rovere; la sua ferita, le viscere, il suo cuore: l’edera eroica, come vene aggrappate alla linfa della vita!, Miguel De Unamuno

Il  Rovere
Il vecchio rovere; la sua ferita, le viscere, il suo cuore: l’edera eroica, come vene aggrappate alla linfa della vita!

5 Settembre 1910
Ieri vagavo per la montagna conversando silenziosamente con gli alberi, ma è inutile che io fugga dagli uomini: li incontro ovunque; i miei alberi sono alberi umani. E non solo perché sono stati piantati e curati dagli uomini, ma anche per qualche cosa di più. Tutti questi alberi sono alberi addomesticati e domestici.
Sono diventato amico di un vecchio rovere. Se lo vedessi, Filippo, se lo vedessi! Che eroe! Dev’essere molto vecchio! Ed è in parte morto. Pensa, morto in parte,
non morto completamente.
Ha una profonda ferita che lascia vedere le sue viscere allo scoperto. E queste viscere sono vuote.
Mostra il cuore. Ma sappiamo, per le nostre sommarie nozioni di botanica, che il suo vero cuore non è questo; la linfa circola fra l’alburno del legno e la corteccia.
Però, come mi ha impressionato quell’ampia ferita con le sue labbra tondeggianti! L’aria vi entra e ventila l’interno del rovere dove, se sopraggiungesse una tormenta, potrebbe rifugiarsi un viandante, o
dove potrebbe dimorare un anacoreta od un Diogene della selva. Però la linfa
corre tra la corteccia ed il legno e dona il succo della vita alle foglie che verdeggiano al sole: verdeggiano fino a quando, gialle ed arse, turbineranno e si affolleranno al suolo, e marcite ai piedi del vecchio eroe del bosco, fra le forti braccia delle radici, formeranno il mantello nutriente che alimenterà le nuove foglie della futura primavera. E se tu vedessi le braccia delle sue radici
che immergono migliaia di dita sotto la terra!
Braccia che afferrano la terra come gli alti rami afferrano il cielo.
Passato l’autunno, il vecchio rovere rimarrà nudo e silenzioso, penserai tu; ed invece no, perché lo abbraccia un’edera anch’essa eroica. Fra i più superficiali ceppi delle radici e sul tronco del rovere, sono evidenti le robuste vene dell’edera che si arrampica sul vecchio albero e lo riveste con le sue foglie
d’un verde brillante e perenne. E quando le foglie del rovere si saranno lasciate cadere a terra, il vento sussurrerà canti invernali fra le foglie dell’edera. Ed anche se morto, il rovere verdeggerà al sole, e forse uno sciame di api costruirà l’alveare in quell’ampia ferita del suo seno.
Non so per quale ragione, mio caro Filippo, mi pare che questo vecchio rovere cominci a farmi riconciliare con l’umanità. Inoltre perché non dovrei confessartelo? Da molto tempo non sento una stupidaggine!
E così, infine, non si può vivere. Ho timore che mi lascerò vincere.
pagg.450, 451 da Il Romanzo del Signor Sandalio, Miguel De Unamuno, “Romanzi e Drammi ” Ed.Casini 1964
segnalato da Simona
Alberi

Alberi di Amaltea | da Coatesa sul Lario e dintorni

Lagestrenia, 2005

Età: circa 30 anni

Acero Platanoides, 2005

piantato nel 1989

Melo Renetta, 2005

piantato nel 1992

Ciliegio, 2005

età: forse 25 anni

Noce, 2005

età: forse 30 anni

Caco, 2005

età: forse 30 anni

Acero giapponese, 2005

piantato nel 1989

Alberi · COATESA: frazione di Nesso

Alberi di Amaltea

Lagestrenia, 2005

Età: circa 30 anni

Acero Platanoides, 2005

piantato nel 1989

Melo Renetta, 2005

piantato nel 1992

Ciliegio, 2005

età: forse 25 anni

Noce, 2005

età: forse 30 anni

Caco, 2005

età: forse 30 anni

Acero giapponese, 2005

piantato nel 1989

Alberi · Terra

Viaggio nell’estate indiana, di Claudio Visentin – Il Sole 24 ORE 2 ottobre 2011

Per estate indiana s’intende quel periodo di bel tempo tra ottobre e novembre che di solito nell’emisfero settentrionale segue ai primi geli, quando già le foglie hanno cambiato colore, ma non è caduta ancora la prima neve. La tela dei ragni si fa argentea alla mattina e c’è tutta l’intensità struggente di un caldo che non durerà, qualcosa di bello destinato a svanire presto. L’etimologia è incerta. Forse si parla di estate indiana perché l’autunno avanzato era la stagione nella quale i pellerossa sospendevano i loro attacchi per mettere al sicuro i raccolti di zucche e granoturco. Ma il termine potrebbe avere anche una sfumatura negativa, derivante dall’immagine stereotipata dell’indiano come mentitore e incapace di tenere la parola data: ecco quindi che indian summer sarebbe sinonimo di “falsa estate”. Noi parliamo piuttosto di estate di San Martino, ovvero i giorni intorno all’11 novembre, quando i contratti agricoli giungevano a scadenza e, se non erano stati rinnovati, i contadini dovevano trasferirsi in un’altra fattoria (tanto che «fare san Martino» in molte regioni è sinonimo di «traslocare», quasi sempre di malavoglia).

da Viaggio nell’estate indiana – Il Sole 24 ORE.

Alberi · Terra

Alla ricerca del genius loci

Alla ricerca del genius loci
A Verucchio (Rimini) era manifestamente questo cipresso secolare. Secondo la leggenda sarebbe stato piantato da San Francesco in persona. Il santo infatti.
<http://www.spacetravelnotes.com/alla-ricerca-del-genius-loci>

Alberi · Natura · Terra e Clima

Alberi, amici silenziosi

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Alberi · GENIUS LOCI · Milano

Un albero cresce su una facciata di una casa di Milano

L’emozione di vedere un albero che vive le sue stagioni appoggiato alla facciata di una casa di Via Panzacchi a Milano:

Alberi

Giuseppe Barbera: “La frutticoltura compie i suoi primi passi in compagnia della scrittura, della religione, della filosofia, della metallurgia. Partecipa così anch’essa alla nascita della civiltà”

Per allevare gli alberi da frutto era necessario un insediamento  stabile. C’era bisogno di una città: questa avrebbe offerto la necessaria custodia, le capacità tecniche per costruire gli uten­sili, lo sterco degli uomini e degli animali domestici per farne concime, le acque ben condotte da irrigatori capaci e rispettosi di regole condivise.

C’era bisogno di artigiani, di intellettuali, di burocrati, di soldati. La frutticoltura compie i suoi primi passi in compagnia della scrittura, della religione, della filosofia, della metallurgia. Partecipa così anch’essa alla nascita della civiltà.

Negli spazi protetti da un muro di pietre o da un intreccio di rami spinosi, ammirando l’accendersi delle fioriture, aspettan­do il maturarsi dei frutti, gustandone il colore e il profumo e poi il sapore, l’uomo crea un rapporto con l’albero da frutto che va oltre quello che miti e tradizioni attribuiscono ai grandi alberi selvatici delle foreste primigenie, gli «alberi cosmici», che colle­gavano simbolicamente, con le radici nel profondo del suolo e la chioma al sole, la terra al cielo e, con il risveglio primaverile e il riposo invernale, la vita alla morte.

in Giuseppe Barbera (prefazione di Carlo Petrini), Tuttifrutti, viaggio tra gli alberi da frutto mediterranei, fra scienza e letteratura, Mondadori, 2007, p. 4

dono di Patrizia Milanese

Alberi · Alberi e Arbusti da frutto · Arbusti · Natura

Le radici hanno molto da raccontare all’uomo – Il Sole 24 ORE

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Stefano Mancuso è un botanico e guida un team di ricercatori al Laboratorio di neurobiologia vegetale di Firenze: ha evidenziato nella punta delle radici un’area di pochi millimetri che funziona da sensore per quindici parametri e attiva un network di comunicazione. È simile a un centro di elaborazione dati che influenza le strategie di sopravvivenza in un habitat, come la ricerca di acqua. Inoltre le piante mettono in atto meccanismi di collaborazione anche con insetti, animali, funghi. Per esempio, le formiche allontanano gli elefanti africani dalle acacie: sono in grado di risalire attraverso la proboscide e irritare i pachidermi che preferiscono, quindi, nutrirsi altrove.

Ma l’interazione “intelligente” della flora con gli esseri umani è un territorio ancora poco esplorato. «Eppure esistono comportamenti simili a forme di persuasione», osserva Mancuso.

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da:

Le radici hanno molto da raccontare all’uomo – Il Sole 24 ORE.

Cerchio dell'Apparire · Cipressi · nostro angolo

CIPRESSO

Da: Tracce e Sentieri.

Alberi

Alberi in Italia: 12 miliardi, 200 per ogni italiano, 1.364 per ettaro

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Alberi in Italia: 12 miliardi, 200 per ogni italiano, 1.364 per ettaro. Tra le regioni più verdi: Emilia Romagna (1816 alberi per ettaro), Umbria (1815) e Marche (1779). Tra le ultime: Sicilia (760) e Val d’Aosta (708) (Fonte: Infc).

In Italia ci sono otto milioni e 759mila ettari di bosco cui si aggiungono 1.708.333 ettari di altre terre boscate. Rispetto al 1985 ci sono circa un milione e 700mila ettari di superficie boscata in più. Di questi, un milione e mezzo sono boschi veri e propri. Un aumento medio complessivo sul territorio nazionale di circa il 6%. I querceti (rovere, roverella, farnia) sono i più rappresentati costituendo da soli più di un milione e 84mila ettari, seguiti a ruota da faggete (1.035.000) e cerrete (1.010.000), poi l’abete rosso (586.000).

«In Italia, rispetto ad altre nazioni europee dove i boschi aumentano anche perché vengono piantati, l’incremento della superficie forestale è quasi esclusivamente per colonizzazione spontanea. Vengono occupate dagli alberi zone marginali abbandonate dall’agricoltura, anche se ormai è stato raggiunto il punto massimo dell’abbandono delle pratiche agricole e quindi penso che anche il fenomeno dell’incremento del bosco rallenterà» (Patrizia Gasparini, responsabile Cra, al Corriere della Sera).

da: VoceArancio » Blog Archive » Verdi tesori.

Flickr · Glicine

Glicine, anni ’10, album fotografico Flickr

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