Categoria: Alberi
Alberi di Amaltea | da Coatesa sul Lario e dintorni
Lagestrenia, 2005
Età: circa 30 anni

Acero Platanoides, 2005
piantato nel 1989


Melo Renetta, 2005
piantato nel 1992

Ciliegio, 2005
età: forse 25 anni

Noce, 2005
età: forse 30 anni

Caco, 2005
età: forse 30 anni

Acero giapponese, 2005
piantato nel 1989


Alberi di Amaltea
Lagestrenia, 2005
Età: circa 30 anni

Acero Platanoides, 2005
piantato nel 1989


Melo Renetta, 2005
piantato nel 1992

Ciliegio, 2005
età: forse 25 anni

Noce, 2005
età: forse 30 anni

Caco, 2005
età: forse 30 anni

Acero giapponese, 2005
piantato nel 1989


Viaggio nell’estate indiana, di Claudio Visentin – Il Sole 24 ORE 2 ottobre 2011
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Per estate indiana s’intende quel periodo di bel tempo tra ottobre e novembre che di solito nell’emisfero settentrionale segue ai primi geli, quando già le foglie hanno cambiato colore, ma non è caduta ancora la prima neve. La tela dei ragni si fa argentea alla mattina e c’è tutta l’intensità struggente di un caldo che non durerà, qualcosa di bello destinato a svanire presto. L’etimologia è incerta. Forse si parla di estate indiana perché l’autunno avanzato era la stagione nella quale i pellerossa sospendevano i loro attacchi per mettere al sicuro i raccolti di zucche e granoturco. Ma il termine potrebbe avere anche una sfumatura negativa, derivante dall’immagine stereotipata dell’indiano come mentitore e incapace di tenere la parola data: ecco quindi che indian summer sarebbe sinonimo di “falsa estate”. Noi parliamo piuttosto di estate di San Martino, ovvero i giorni intorno all’11 novembre, quando i contratti agricoli giungevano a scadenza e, se non erano stati rinnovati, i contadini dovevano trasferirsi in un’altra fattoria (tanto che «fare san Martino» in molte regioni è sinonimo di «traslocare», quasi sempre di malavoglia).
Alla ricerca del genius loci
Alla ricerca del genius loci
A Verucchio (Rimini) era manifestamente questo cipresso secolare. Secondo la leggenda sarebbe stato piantato da San Francesco in persona. Il santo infatti.
<http://www.spacetravelnotes.com/alla-ricerca-del-genius-loci>
Alberi, amici silenziosi
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Un albero cresce su una facciata di una casa di Milano
L’emozione di vedere un albero che vive le sue stagioni appoggiato alla facciata di una casa di Via Panzacchi a Milano:
Giuseppe Barbera: “La frutticoltura compie i suoi primi passi in compagnia della scrittura, della religione, della filosofia, della metallurgia. Partecipa così anch’essa alla nascita della civiltà”
Per allevare gli alberi da frutto era necessario un insediamento stabile. C’era bisogno di una città: questa avrebbe offerto la necessaria custodia, le capacità tecniche per costruire gli utensili, lo sterco degli uomini e degli animali domestici per farne concime, le acque ben condotte da irrigatori capaci e rispettosi di regole condivise.
C’era bisogno di artigiani, di intellettuali, di burocrati, di soldati. La frutticoltura compie i suoi primi passi in compagnia della scrittura, della religione, della filosofia, della metallurgia. Partecipa così anch’essa alla nascita della civiltà.
Negli spazi protetti da un muro di pietre o da un intreccio di rami spinosi, ammirando l’accendersi delle fioriture, aspettando il maturarsi dei frutti, gustandone il colore e il profumo e poi il sapore, l’uomo crea un rapporto con l’albero da frutto che va oltre quello che miti e tradizioni attribuiscono ai grandi alberi selvatici delle foreste primigenie, gli «alberi cosmici», che collegavano simbolicamente, con le radici nel profondo del suolo e la chioma al sole, la terra al cielo e, con il risveglio primaverile e il riposo invernale, la vita alla morte.
in Giuseppe Barbera (prefazione di Carlo Petrini), Tuttifrutti, viaggio tra gli alberi da frutto mediterranei, fra scienza e letteratura, Mondadori, 2007, p. 4
dono di Patrizia Milanese
Le radici hanno molto da raccontare all’uomo – Il Sole 24 ORE
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Stefano Mancuso è un botanico e guida un team di ricercatori al Laboratorio di neurobiologia vegetale di Firenze: ha evidenziato nella punta delle radici un’area di pochi millimetri che funziona da sensore per quindici parametri e attiva un network di comunicazione. È simile a un centro di elaborazione dati che influenza le strategie di sopravvivenza in un habitat, come la ricerca di acqua. Inoltre le piante mettono in atto meccanismi di collaborazione anche con insetti, animali, funghi. Per esempio, le formiche allontanano gli elefanti africani dalle acacie: sono in grado di risalire attraverso la proboscide e irritare i pachidermi che preferiscono, quindi, nutrirsi altrove.
Ma l’interazione “intelligente” della flora con gli esseri umani è un territorio ancora poco esplorato. «Eppure esistono comportamenti simili a forme di persuasione», osserva Mancuso.
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da:
Le radici hanno molto da raccontare all’uomo – Il Sole 24 ORE.
CIPRESSO
Ascoltando:
Contempla
Instancabile
Paesaggi
Remoti
E
Sottostanti
Svettando
Orgoglioso











Da: Tracce e Sentieri.
Alberi in Italia: 12 miliardi, 200 per ogni italiano, 1.364 per ettaro
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Alberi in Italia: 12 miliardi, 200 per ogni italiano, 1.364 per ettaro. Tra le regioni più verdi: Emilia Romagna (1816 alberi per ettaro), Umbria (1815) e Marche (1779). Tra le ultime: Sicilia (760) e Val d’Aosta (708) (Fonte: Infc).
In Italia ci sono otto milioni e 759mila ettari di bosco cui si aggiungono 1.708.333 ettari di altre terre boscate. Rispetto al 1985 ci sono circa un milione e 700mila ettari di superficie boscata in più. Di questi, un milione e mezzo sono boschi veri e propri. Un aumento medio complessivo sul territorio nazionale di circa il 6%. I querceti (rovere, roverella, farnia) sono i più rappresentati costituendo da soli più di un milione e 84mila ettari, seguiti a ruota da faggete (1.035.000) e cerrete (1.010.000), poi l’abete rosso (586.000).
«In Italia, rispetto ad altre nazioni europee dove i boschi aumentano anche perché vengono piantati, l’incremento della superficie forestale è quasi esclusivamente per colonizzazione spontanea. Vengono occupate dagli alberi zone marginali abbandonate dall’agricoltura, anche se ormai è stato raggiunto il punto massimo dell’abbandono delle pratiche agricole e quindi penso che anche il fenomeno dell’incremento del bosco rallenterà» (Patrizia Gasparini, responsabile Cra, al Corriere della Sera).
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