Camminare in COMO città · COATESA: frazione di Nesso · NESSO · Tuf e Nosè

Nesso: storia e passeggiata

Nesso è un località annidata fra acqua e montagna, a circa metà strada fra Como e Bellagio, sulla sponda orientale del ramo comasco del Lario. Il nucleo principale sorge allo sbocco della valle di Nesso, proprio nel punto in cui confluiscono spumeggiando i torrenti Tuf e Nosè che, prima di arrivare al lago, formano una gran cascata che precipita in un’alta e stretta forra: l’Orrido di Nesso.



La Val Nosè s’incunea fra i monti del Triangolo Lariano, il Monte San Primo a Nord e il Palanzone a Sud. Man mano guadagna quota la valle si apre e si arricchisce di affluenti per giungere nella vasta pianura carsica del Pian del Tivano non dopo aver cambiato nome in Val Giurada.

La gola dell’Orrido di Nesso è traversata dalla carrozzabile rivierasca mediante un ponte, ma la forra è talmente stretta che a volte si passa via quasi senza aver potuto scorgere questa bellezza della Natura.

Abbiamo deciso così di proporre quattro passi in questi luoghi spesso intravisti solo di sfuggita.

Il borgo e la sua storia

La Val Nosè è un’importante breccia fra i monti che permette di collegare il lato occidentale del Triangolo Lariano con Erba e la pianura senza passare per Como. Come sempre in casi del genere, l’imbocco fu considerato di strategica importanza e, quindi, presidiato fin dai tempi più antichi. Nel territorio di Nesso, infatti, fu segnalata la presenza di un masso coppellato e fu ritrovata un’ascia di pietra risalente al neolitico. In epoca romana, ma soprattutto con l’avvento del Cristianesimo, Nesso conobbe particolare prosperità ampliando la sua influenza anche sui centri della sponda opposta del lago, Brienno, Laglio, Carate. Lo stesso vescovo di Como decise di stabilire qui la sua sede officiando nella locale chiesa dei SS. Pietro e Paolo che fu, pertanto, elevata al rango di Duomo. Durante la guerra fra Como e Milano (1118-1127), il borgo si alleò all’Isola Comacina dotandosi di fortificazioni che i comaschi distrussero nel 1124. Il fortilizio fu ricostruito agli inizi del ‘500 da Gian Giacomo de’ Medici, il Medeghino che allora dominava su tutto il Lario. Tuttavia, pochi anni dopo, le opere difensive furono distrutte da Francesco II Sforza: di esse restano ora solo poche vestigia.

La tradizione vuole che la chiesa dei SS. Pietro e Paolo sia stata consacrata nel 1095 da papa Urbano II nel corso del suo viaggio in Francia per il Concilio di Clermont. Tale privilegio fu, senza dubbio, legato al fatto che i vescovi Rainaldo e Guido Grimoldi poi, sceglieressero Nesso come loro sede.

La chiesa, risalente al XI secolo, fu rimaneggiata nel 1538 con la costruzione di un nuovo campanile; l’anno successivo fu poi completamente rifatta per essere ultimata con un’altra tornata di lavori durata dal 1654 al 1706. All’interno si trova la tomba del vescovo Rainaldo (XI sec.).

Per quanto minuscolo, Nesso ebbe dunque una storia importante, ma anche in epoche più recenti conobbe un certo agio economico grazie ai torrenti Tuf e Nosè. Le impetuose acque che si uniscono a monte del borgo fornivano, infatti, energia per alcune cartiere e per due stabilimenti per la lavorazione della seta, oltre che per mulini, magli e torchi.

Percorso

Lasciata l’auto nel parcheggio che si trova poche centinaia di metri prima dell’Orrido di Nesso provenendo da Como (il parcheggio ha due spazi: uno, minore, a margine della carrozzabile, verso lago, fronteggiato da tre cedri del libano e un grande abete; un altro, più grande, a monte della carrozzabile sotto le mura del castello e raggiungibile mediante una breve strada di servizio).

Seguiamo la carrozzabile entrando nel borgo e giungendo in breve al ponte gettato sull’Orrido di Nesso. Lo spettacolo è notevole soprattutto in primavera o dopo recenti e abbondanti piogge che arricchiscono le acque del Tuf e del Nosè. Bianche e spumeggianti cascate si incontrano all’inizio della gola con un gioco d’acqua veramente scenografico; poi, unite le loro forze, le acque si gettano verso il vicino lago saltando nell’abisso, Superato il ponte si prosegue per poche decine di metri per poi imboccare una ripida scalinata che scende davanti ad un piccolo bar. La nostra meta è il secondo dei ponti che visiteremo nella giornata: il Ponte della Civera. La lunga scalinata s’abbassa verso il lago, ripida e stretta, fiancheggiata dalle case dell’antico borgo i cui ingressi sono a volte abbelliti da portali in pietra. Improvvisamente la lunga ginnastica sembra volerci scaraventare direttamente nel Lario: gli scalini raggiungono il pelo dell’acqua e non sembra esserci via d’uscita. Ma si tratta di un’impressione momentanea: a ben guardare quello che c’era sembrato l’ingresso di una abitazione altro non è che il proseguimento della strada che sfrutta un passaggio coperto sulla sinistra. Entrati nel passaggio, lo si percorre con suggestivi scorci che si aprono sul lago dai finestroni di illuminazione. Fatti pochi passi, dopo aver ammirato il bel disco di macina in pietra appeso al muro, eccoci sul Ponte della Civera che traversa, in basso, le acque dell’Orrido di Nesso. Guardando verso sinistra si può vedere tutta la profonda gola il cui fondo è chiuso dal salto da cui precipita la cascata prima ammirata dall’alto.

Oltre il Ponte della Civera si risale brevemente fra le case e si prosegue a mezza costa, per poi tornare a scendere verso il lago traversandone una minuscola insenatura grazie ad un altro bel ponte in pietra. Sotto l’arcata del ponte è stato ricavato un piccolo porticciolo per le barche. A questo punto il tracciato continua pianeggiante fra la lussureggiante vegetazione e, poco dopo, inizia la salita che, con qualche tornante, porta nei pressi del parcheggio sulla carrozzabile rivierasca. Traversata la strada, e fatti pochi metri verso destra, imbocchiamo la strada di servizio che sale al parcheggio soprastante e da qui, grazie ad un viottolo di collegamento, entriamo fra le case che si raggruppano sotto il vecchio castello. L’edificio, già visibile dalla strada, sorge su proprietà privata, ma lo possiamo ammirare dalla mulattiera che corre ai suoi piedi. Nella contrada Castello sorge anche la minuscola chiesetta di San Lorenzo. Scendendo verso sinistra si ritorna, in breve, nell’ampio slargo presso il ponte sull’Orrido. Tenendosi sulla destra della strada si imbocca la Via Municipio che sale proprio di fronte all’inizio del viottolo che scende verso il Ponte della Civera. Con piacevole camminata si sale verso la parte alta del paese raggiungendo le case della frazione Lissogno. Qui si deve prendere a destra, per la Via Castagna. La stradina prosegue fra le antiche case offrendo alcuni scorci interessanti.

Ma lasciamo anche a Voi il piacere di andare a curiosare qua e là in cerca di angoli caratteristici.

Intanto, quasi senza accorgerci, abbiamo guadagnato quota tenendoci sulla sponda destra idrografica del Nosè o Nosee. Nei pressi delle ultime abitazioni si supera un rivo grazie ad un ponticello di cemento dinnanzi al quale sorge una casa sul cui muro è stato conservato un antico affresco raffigurante la “Madonna col Bambino“. Purtroppo il dipinto è molto danneggiato, ma se ne indovina ancora il pregio artistico. Il nostro cammino continua ora lungo Via Nosee che, tenendo sempre la destra idrografica del torrente, s’addentra nella valle immersa nel verde. La salita ha momentaneamente termine e si cammina per un buon tratto in piano giungendo, infine, in vista dell’antico ponte a doppia campata gettato sul Nosè. La datazione del manufatto è incerta: per alcuni, sebbene restaurato, risale al periodo romano, per altri è di epoca medioevale. Le due arcate trovano appoggio centrale su un pilastro eretto direttamente su un enorme masso erratico di granito che ostruisce il letto del torrente.

A questo punto è possibile fare ritorno per il cammino appena seguito. Fate però attenzione perché la gita riserva ancora una piccola e preziosa sorpresa che si nota, per l’appunto, durante la discesa. Poco prima di rientrare in paese, sul muro di cinta che imposta un bivio sulla destra si trova una piccola quanto curiosa raffigurazione della “Madonna col Bambino”. Si tratta di un bassorilievo, certamente ricavato con la pietra locale, in cui la Vergine ha proporzioni decisamente ridondanti, che la fanno assomigliare più ad un’arcaica Dea Madre che alla divinità che siamo abituati a vedere nell’iconografia sacra. Le vesti della figura richiamano i costumi femminili rinascimentali per cui, ragionevolmente, l’opera potrebbe proprio risalire a questo periodo.

NOTA: la gita può essere condotta anche arrivando a Nesso col battello. In questo caso, dall’imbarcadero si raggiunge subito il Ponte della Civera aggirando una casa affacciata sul lago e immettendosi nella scalinata sopra descritta prima che termini nell’acqua.

da: http://www.popso.it/selettore.php?idMenu=1&cdOp=contestualizzazione&idSez=2&idGer=&idCat=&id=3586#

tratto da: Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003.

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Nesso su WikiPedia

COATESA: frazione di Nesso

WebCam su Nesso/Riva di Castello e Nesso/Coatesa

Argegno · COATESA: frazione di Nesso · Novecento · Valle Intelvi

Filovia San Fedele – Argegno, 1908-1922

SAN FEDELE INTELVI

Cento anni di traspor­to pubblico in Valle d’Intelvi. La storia dei tra­sporti nel comprensorio intelvese, iniziata un secolo fa, è legata alla nascita della filovia San Fedele – Argegno.

Era il mese di febbraio del 1908 quando fu costituito un comitato promotore del trasporto a mezzo di automobili elettriche e filo aereo (così venivano chiamate allora), che andavano a sostituire, almeno in parte, i carri a traino tirati da buoi, muli e cavalli per il trasporto di merce e derrate alimentari e per quello delle persone, da secoli uti­lizzati in tutta la valle. Un progetto – detto e fatto – che ven­ne realizzato in breve tempo sull’e­sempio di quello di Ivrea, e che do­veva riguardare tre tronchi: Arge­gno – San Fedele, San Fedele – Lanzo e San Fedele – Casasco. Furono previsti tre carroz­ze e un ricovero per le vetture, e vennero fis­sati tariffe e orari. Si dovette però poi atten­dere il mese di giugno del 1909 per vedere in funzione la prima carrozza – filovia, che col­legava il Comune di Argegno con il capolinea di San Fedele, ubicato presso l’attuale depo­sito degli autobus di linea Asf, il cosiddetto «garage».

Ciascuna vettura destinata al trasporto pub­blico, con una capienza massima di diciotto passeggeri per ogni corsa, era munita di due motori da dodici cavalli ciascuno, e consen­tiva di coprire il percorso in cinquanta minu­ti. I veicoli con le ruote in gomma e la tra­zione elettrica continuarono le loro corse si­no al 1922, contribuendo parecchio a far co­noscere le bellezze artistiche e paesaggistiche dei paesi dell’intera Valle d’Intelvi, e favoren­do così anche lo sviluppo turistico dell’inte­ro comprensorio.

Il primo luglio del 1910 furono emesse 1.500 azioni da cento lire cadauno. Alla cessazione del servizio, avvenuto come detto nel 1922, il trasporto dei passeggeri passò ad essere ef­fettuato attraverso le corriere della Savi, la so­cietà anonima vallintelvese che poi a sua vol­ta venne sostituita, a partire dagli anni Qua­ranta del secolo scorso, dalla Salvi, Servizi automobilistici lariani vallintelvesi, con au­tolinee ordinarie e turistiche, e un autoser­vizio diretto fino a Milano. Quest’ultimo ven­ne pure effettuato dalla «Gay & C», sempre al­la fine degli anni Quaranta, oltre che sul La-rio anche nelle vallate affluenti, con grande soddisfazione delle maestranze locali che spesso dovevano recarsi fin nel capoluogo per lavoro.

Fino alla fine degli anni Sessanta venne poi istituita una linea di servizio appositamente per gli operai, con partenze da Ponna, Pigra, Schignano, Claino con Osteno e Lanzo.

Da Lanzo partiva pure una corriera per i pendolari diretti invece a Lu­gano, che di sabato effettuava ecce­zionalmente quattro corse. Fu pro­prio su questo percorso che nel 1948 perse tragicamente la vita Ma­rio Boccardi, figlio di Aristide Boccardi, autista della Salvi, e anch’egli autista, mentre scendeva dalla sua corriera per rimuovere un palo della linea elettrica divelto forse dal vento notte tempo, e che ingombra­va la strada, impedendo il passag­gio.

Grazie a questi progetti dunque, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecen­to la Valle d’Intelvi potè finalmente uscire dal suo isolamento.

I reperti fotografici che saranno esposti nel corso della cerimonia organizzata da Asf au­tolinee, Provincia, Comunità montana e dai Comuni di San Fedele e Argegno, apparten­gono all’archivio storico privato della fami­glia Salandin di San Fedele.

Francesco Aita

In La Provincia di Como, 26 giugno 2009

COATESA: frazione di Nesso · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi

II Lago di Como o Lario

II Lago di Como o Lario é per superficie (kmq 146) il terzo dei laghi italiani, dopo il lago di Garda (370) e il Verbano (212); misura, in linea retta, una lunghezza di km 46 (tra Como e Gera); la sua larghezza massima (di fronte a Fiumelatte) è di km 4.3. quella minima di m 650 (tra Careno e Torriggia); il livello medio è a 199 m sul mare; tra Argegno e Nesso raggiunge la maggiore profondità (m 410, massima fra tutti i laghi italiani):



Il lago, con la sua caratteristica forma a Y rovesciato, si compone dei tre bacini di Colico a N, di Como a SO, di Lecco a SE



Tale aspetto sinuoso comporta un notevole sviluppo delle coste, che si allungano per oltre 170 km, superando il perimetro dei laghi di Garda e Maggiore. Il ramo di Co­lico, largo, con lo sfondo di alte montagne, è il più grandioso; il triangolo montuoso al cui vertice è situato Bellagio e che culmina nel M. San Primo, separa il ramo di Como, stretto, ma con sponde ridenti, fitte di paesi e di ville, dal ramo di Lecco, più severo, dominato dal massiccio delle Grigne.

L’incontro dei tre rami, di fronte a Bellagio, forma il cosiddetto Centro lago che, con la vicina Tremezzina, è la zona più frequentata per l’ottima attrezzatura turistica, per la mitezza del clima e soprattutto per la bellezza, la varietà e l’ampiezza delle vedute.



Il regime del lago è in rapporto con quello dei suoi affluenti, tutti di carattere alpino; le acque si elevano ta­lora di qualche metro sopra il livello medio, durante la stagione più piovosa (ott.-nov.) e in primavera all’epoca della fusione delle nevi. Sono 37 i corsi d’acqua tributari del Lario: superano di gran lunga tutti gli altri, l’Adda, a N, che discende dalla Valtellina, o la Mera, che sfocia nel lago a poca distanza dall’Adda„ dopo aver formato il lago di Mezzola. Unico emissario è l’Adda, che esce dall’estremità meridionale del ramo di Lecco, e si allarga dopo poco nei piccoli laghi di Garlate e di Olginate. Alcuni dei minori im­missari, scendendo dalle piccole valli laterali incidono profondamente le pa­reti montuose del lago, formando gole incassate e scoscese chiamate Orridi (di Bellano, di Nesso).

All’opera dei corsi d’acqua si devono anche le forma­zioni deltizìe e i piani alluvionali, sui quali sono sorti i più notevoli centri abitati. L’unica isola è l’Isola Comacina o di San Giovanni, , di fronte a Sala Comacina.



Delle montagne, che s’innalzano per lo più ripide, la più alta è il Monte Legnone m 2609, sopra Colico; anche la sponda occidentale è dominata da monti elevati e severi, mentre nella parte meridionale si hanno cime più modeste. Supera tutte le altre montagne, per la sua aspra bellezza, il gruppo dolomitico delle Grigne, frequentatissimo dagli alpinisti.

ORIGINE GEOLOGICA. – Anche il Lago di Como, come gli altri subalpini, sembra di origine glaciale, occupando la cavità scavata dall’imponente ghiacciaio abduano il quale, nell’epoca quaternaria, avanzava per i due attuali rami meridionali del lago, sino a sboccare nella regione briantea, ove diede origine alle colline moreniche e ai laghetti della Brianza. A testimo­niare il passaggio del ghiacciaio rimangono un po’ dovunque, soprattutto nel triangolo montuoso tra i due rami di Lecco e di Conio, fino a un’altitu­dine di m 1200 i numerosi massi erratici o trovanti.

CLIMA E VENTI. Il bacino lariano costituisce una zona a clima privile­giato (in gennaio, le acque hanno una temperatura di 6-8 gc) alcuni punti più riparati e soleggiati, come la Tremezzina, si prestano ottimamente per soggiorni invernali. Nella stagione estiva, il caldo è mitigato dalla notevole ventilazione: gli abitanti del lago chiamano Breva la brezza che, da marzo a settembre, spira da S, generalmente dopo mezzogiorno e fino a sera; Tivano il vento notturno che spira in senso opposto tutto l’anno, e general­mente si attenua e cade nelle prime ore della mattina; Montivi i venti che soffiano giù dalle valli laterali dopo il tramonto.

FLORA. Le felici condizioni climatiche consentono lo sviluppo di una ricca vegetazione di tipo mediterraneo: lungo le rive prosperano l’ulivo, il cipresso, il pino da pinoli; sulle rupi cresce spontaneo l’alloro, mentre la vite copre i pendii più dolci e soleggiati. Parchi e giardini delle ville si ornano di piante esotiche e rare. In qualche punto crescono il limone, la palma dat­tifera e altre piante tropicali. La flora anfibia lacustre c invece limitata per­chè le ripide rive del Lario difettano di stagni marginali, di lagune e di can­neti, tranne che per brevi tratti, come il Pian di Spagna, alla foce dell’Adda, dove si estendono arenili facilmente inondatili. Sui monti circostanti si ammira una bella flora alpina, particolarmente in primavera, con la fioritura di narcisi e mughetti sui pascoli di montagna.

PESCA E FAUNA. La pesca ha notevole importanza ed è alimentata da diverse specie ittiche, soprattutto agoni, coregoni, trote lacustri, vora­cissimi lucci, che raggiungono notevoli proporzioni; abbondante anche il Leuciscus Pigus, noto con l’antichissimo nome di encobia, l’alborella, l’anguil­la diffusasi per immissioni artificiali. Le carpe, un tempo frequentissime in tutte le zone rivierasche, sono ora, limitate al bacino di Colico e al laghetto di Piona.

Tratto da: Milano e i Laghi, Touring Club Italiano, 1967, p. 424-425

Argegno · COATESA: frazione di Nesso · Valle Intelvi

Immagini di Argegno e Valle Intelvi

Da Nesso/Coatesa: vista su Argegno e la Valle Intelvi:

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COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · stare

Vorrei stare fermo. Qui, a Nesso/Coatesa c’è tutto l’universo, se vuoi vederlo

COATESA: frazione di Nesso · via Coatesa

Nesso/Coatesa: dal pontile della navigazione lariana allo stradone, in Via Roma

Verso la piazzetta a lago: 20 scalini


Verso l’Orrido di Nesso:



Qui, sulla sinistra, comincia la scalinata di Via Coatesa:







Qui il passo respira, per un solo attimo: abbiamo fatto 183 scalini:



Comincia l’ultima rampa:





Siamo arrivati allo stradone di Via Roma e abbiamo fatto altri 118 scalini, che , con quelli di prima, fanno 301 scalini dal pontile a qui



Bar del Ponte:


Bar, Pizzeria e alloggio La Cascata:



Vista sul Ponte della Civera dall’Orrido di Nesso:


Di qui si va verso la frazione Castello:


di qui si scende verso la Frazione Riva:


e di qui si sale verso il Comune di Nesso e la Parrocchia:

COATESA: frazione di Nesso · NESSO

Comune di Nesso

arrivare a Coatesa · BATTELLI e Corriere · COATESA: frazione di Nesso · frazione di · Ponte della Civera · Tuf e Nosè

COME ARRIVARE ALLA FRAZIONE COATESA DI NESSO

La frazione Coatesa, nel Comune di Nesso sul Lario, è accessibile solo camminando a piedi: non arrivano automobili.
Una specie di miracolo orografico e geografico ha preservato nel corso delle ere geologiche e dei secoli questa via di case costruite lungo l’Orrido entro cui si gettano i torrenti Tuf e Nosè, che formano la cascata che si vede sopra il Ponte Civera di pietra:

Come si arriva qui?
Dal Maggio della Primavera al mese di Settembre dell’Estate funzionano i battelli.
La navigazione dura un’ora e 10 minuti
Ci sono poche corse giornaliere, tuttavia è veramente molto bello ed istruttivo, per le menti ossessionate dalla fretta, abbinare una visita con il battello: potrete, sia in andata che al ritorno, osservare un paesaggio che unisce la verticalità dei monti alla orizzontalità della linea del lago:
E’ meglio informarsi sugli orari esatti:

La seconda soluzione sono le corriere che partono da Como proprio davanti alle Ferrovie Nord. Il viaggio dura circa 35 minuti.
Occorre scendere in Via Roma ed imboccare la scalinata di Via Coatesa/al Pontile:

L’altra soluzione è l’automobile. E’ certamente il mezzo più flessibile, ma un pochino più scomodo a causa della tortuosa strada di lago e dei lavori di manutenzione che sono praticamente sempre in atto.
A Como occorre imboccare la strada segnalata con il cartello “Bellagio” e per arrivare a Nesso occorrono circa 30 minuti.
Nesso è esattamente a metà strada fra Como e Bellagio:
Per il parcheggio occorre arrivare fino all’Albergo Tre Rose ed alla Farmacia (che è poco dopo la piazzetta principale di Via Roma, da dove si vede sotto l’Orrido), girare ad angolo acuto a sinistra, scendere la rampa fino e cercare un posto o nella piazzetta sottostante o nel primo pezzo della strada che scende a lago.
Prendete la mulattiera di sinistra (quella con la freccia “al pontile”) e, rigorosamente a piedi, arrivate in circa 7 minuti all’imbarcadero della navigazione lariana.
Sono circa 500 passi, fra cui anche una scalinata bassa di 79 gradini: in discesa in arrivo e in salita al ritorno
E’ tutto.
Non occorre altro.
Il resto lo farà questo luogo animato dalla sua storia, dalle persone che lo abitano, dalla bellezza del Ponte della Civera, da cui si vede l’Orrido di Nesso dal punto di vista del lago, dalle pietre dei sentieri e dalla emozione di attraversare luoghi raggiungibili solo camminando.
Biblioteca comunale di Nesso · COATESA: frazione di Nesso

Nesso (Como): incontri estivi di formazione e riflessione, 13/14 giugno 2009

COATESA: frazione di Nesso · ex filanda

Il Giorno – Como – Recupero ex filanda in quattro a processo

A PROCESSO il prossimo 13 ottobre i quattro imputati accusati dal pubblico ministero Mariano Fadda di abusi edilizi nel piano di recupero ad uso residenziale dell’ex filanda di Nesso. L’udienza preliminare che si è conclusa con il rinvio a giudizio si è svolta ieri davanti al gup di Como Luciano Storaci. A dibattimento compariranno il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Nesso, … (a cui è contestato anche il resto di abuso d’ufficio), i committenti dei lavori …., il progettista nonchè direttore del cantiere ….

Il sostituto procuratore Simone Pizzotti, titolare del fascicolo aperto oltre un anno fa in seguito a un esposto, aveva nel frattempo posto sotto sequestro l’immobile, senza venir meno alla decisione durante i mesi di accertamenti.

PROVVEDIMENTO confermato dal Riesame. L’esposto è conseguenza del dibattito che da tempo ruota attorno all’ex filanda, a causa del suo impatto paesaggistico e della volumetria rispetto all’intero paese, sovrastato dalla forte visibilità dall’immobile dell’ex impianto produttivo. La consulenza tecnica dell’architetto milanese Carlo Maria Buttini, incaricato dalla Procura di pronunciarsi sul rispetto delle norme, aveva concluso sottolineando come il piano di recupero dell’ex filanda, destinata ad uso residenziale, e modificato nel corso dell’esecuzione dei lavori, con la realizzazione di due piani interrati più il sottotetto, non poteva essere toccato a causa di un vincolo paesaggistico contenuto in un decreto ministeriale del 1958, tuttora in vigore.

Il Giorno – Como – Recupero ex filanda in quattro a processo.