Oh, bello innaffiare il giardino,
per far coraggio al verde!
Dar acqua agli alberi assetati!
Dai più che basti
e non dimenticare i cespugli delle siepi,
perfino quelli che non dan frutto,
quelli esausti e avari.
E non perdermi di vista
in mezzo ai fiori,
le male erbe, che hanno sete anche loro.
Non bagnare solo il prato fresco
o solo quello arido:
anche la terra nuda tu rinfrescala.
.B. Brecht, Poesie e canzoni, trad. Ruth Leiser e Franco Fortini, Einaudi 1967
Dell’innaffiare il giardino – L’Erba Canta
Categoria: LETTERATURA: romanzi, racconti, poesie
Se aveste mai dormito con un gatto … di Franco Marcoaldi, in Animali in versi, Einaudi, 2006
Se aveste mai dormito con un gatto
o un cane adagiato sopra al grembo,
ora conoscereste un altro sonno –
anch’esso animato da sogni
e da fantasmi, ma indenne da mentali
avvenimenti e conseguenti crucci e vacui spasmi –
proteso al cuore originario della vita:
l’uno da cui siamo venuti tutti
e a cui tutti torneremo.
Se aveste mai dormito con un gatto
o un cane adagiato sopra al grembo,
ora sapreste cos’è la vera pace:
la felicità di assentarsi
dal frastuono e assieme
la prontezza di non mancare
mai all’appuntamento buono.
Se aveste mai dormito con un gatto
o un cane adagiato sopra al grembo,
ora sapreste che la metamorfosi è possibile –
che uomo e gatto e cane sono
entità volatili e cangianti: nel sonno
condiviso scompaiono le stinte
gerarchie tra cavalieri e fanti.
Eugenio Montale , Nell’ombra della magnolia …
Il pensiero di EMANUELE SEVERINO, a cura di Vasco Ursini (1936 - 2023)
Nell’ombra della magnolia
che sempre più si restringe,
a un soffio di cerbottana
la freccia mi sfiora e si perde.
Pareva una foglia caduta
dal pioppo che a un colpo di vento
si stinge – e fors’era una mano
scorrente da lungi tra il verde.
Un riso che non m’appartiene
trapassa da fronde canute
fino al mio petto, lo scuote
un trillo che punge le vene,
e rido con te sulla ruota
deforme dell’ombra, mi allungo
disfatto di me sulle ossute
radici che sporgono e pungo
con fili di paglia il tuo viso…
Franco Marcoaldi, Animali in versi, Einaudi, 2006
“Ode al GATTO”, di Pablo Neruda
Gli animali furono imperfetti,
lunghi di coda,
plumbei di testa.
Piano piano si misero in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso: nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.
L’uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l’ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole essere solo gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.
Non c’è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l’elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola fessura
per gettarvi le monete della notte.
Oh piccolo
imperatore senz’orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto,
nuziale sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell’amore
all’aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto è immondo
per l’immacolato piede del gatto.
Oh fiera indipendente della casa,
arrogante vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un irreperibile velluto,
probabilmente non c’è enigma
nel tuo contegno,
forse sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso,
forse tutti si credono padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni, colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.
Io no.
Io non sono d’accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl’imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l’atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d’oro stanno nei suoi occhi.
Pablo Neruda

I GATTI di Charles Baudelaire
I GATTI
I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente,
nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio
della casa, come loro freddolosi e sedentari
Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e
l’orrore delle tenebre; l’Erebo li avrebbe presi per funebri
corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza
Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi
sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano
addormirsi in un sogno senza fine:
le loro reni feconde sono piene di magiche scintille e di
frammenti aurei; come sabbia fine scintillano vagamente
le loro pupille mistiche.
IL GATTO
Vieni bel gatto, vieni sul mio cuore amoroso;
trattieni i tuoi artigli
ch’io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi d’agata e metallo.
Quando a bell’agio le mie dita a lungo
ti carezzan la testa e il dorso elastico,
e gode la mia mano ebbra al toccare il tuo corpo elettrico,
vedo in spirito la mia donna:
profondo e freddo come il tuo, il suo sguardo, bestia amabile,
penetra tagliente come fosse una freccia,
e dai piedi alla testa
una sottile aria, rischioso effluvio,
tutt’intorno gira al suo corpo bruno.
Il Gatto
I
Un bel gatto forte, dolce e vezzoso
Passeggia nel mio cervello
Come a casa sua.
Si sente appena quando miagola,
Per quanto il tono è tenero e discreto;
Ma la voce è sempre profonda e ricca,
Sia che brontoli o s’acqueti.
Questo il suo incanto e il suo segreto.
Come penetra e filtra questa voce
Nell’intimo mio più tenebroso!
Mi riempie come un verso numeroso
E mi rallegra come un filtro!
Che quiete per i mali più crudeli!
Racchiude in sè tutte le estasi!
Non le servono parole
Per dire le più lunghe frasi.
L’unico archetto che morde
Sul perfetto strumento del mio cuore
E fa cantare più regalmente
La più vibrante corda
È la tua voce, gatto misterioso,
Gatto serafico, gatto strano!
Tutto in te, come in un angelo,
è sottile ed armonioso!
II
Che dolce profumo esala da quel pelo
Biondo e bruno!
Com’ero tutto profumato
Una sera che l’accarezzai
Una volta, una soltanto!
è lui il mio genio tutelare!
Giudica, governa e ispira
Ogni cosa nel suo impero;
È una fata?
O forse un dio?
Quando i miei occhi, attratti
Come da calamita, dolci si volgono
A quel gatto che amo
E guardo poi in me stesso,
Che meraviglia il fuoco
Di quelle pallide pupille,
Di quei chiari fanali,
Di quei viventi opali
Che fissi mi contemplano!
Sabrina GILARDONI, Marmocchietta, Albatros edizioni, 2019
Un uccello tra le creature, Emily Dickinson

da:

Emily Dickinson: ‘Le nostre vite sono svizzere’
Le nostre vite sono svizzere –
così calme – così fredde –
fin quando un pomeriggio strano
le Alpi tralasciano i sipari
e noi guardiamo più lontano!
C’è l’Italia dall’altra parte!
Intanto come un custode in mezzo –
le Alpi solenni –
le Alpi sirene
s’alzano in eterno!
(da ‘Centoquattro poesie’, Einaudi – Traduzione di Silvia Bre)
Emily Dickinson: ‘Le nostre vite sono svizzere’
Il gatto in un appartamento vuoto, di Wislawa Szymborska
Morire - questo a un gatto non si fa. Perché cosa può fare un gatto in un appartamento vuoto? Arrampicarsi sulle pareti. Strofinarsi tra i mobili. Qui niente sembra cambiato, eppure tutto è mutato. Niente sembra spostato, eppure tutto è fuori posto. E la sera la lampada non brilla più. Si sentono passi sulle scale, ma non sono quelli. Anche la mano che mette il pesce nel piattino non è quella di prima. Qualcosa qui non comincia alla solita ora. Qualcosa qui non accade come dovrebbe. Qui c'era qualcuno, c'era poi d'un tratto è scomparso e si ostina a non esserci. In ogni armadio si è guardato. Sui ripiani si è corso. Sotto il tappeto si è controllato. Si è perfino infranto il divieto di sparpagliare le carte. Che altro si può fare. Aspettare e dormire. Che lui provi solo a tornare, che si faccia vedere. Imparerà allora che con un gatto così non si fa. Gli si andrà incontro come se proprio non se ne avesse voglia, pian pianino, su zampe molto offese. E all'inizio niente salti né squittii.
il poeta scende dal battello a Torno, 7 mag 21
Magda Azzi Fagetti, La ballata della vita, introduzione di Vincenzo Guarracino , nodolibri, 2020
| vai alla scheda dell’editore: http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/magda-azzi-fagetti/la-ballata-della-vita-9788871853291-717793.html Il volume raccoglie tutte le poesie di Magda Azzi Fagetti, pubblicate in 5 raccolte nel corso degli anni: – Trenta minuti insieme, Enzo Pifferi Editore 1998 – L’incontro, Enzo Pifferi Editore 2005 – Fino al giorno del vero sapere, NodoLibri 2011 – La ballata della vita, Quaderno dell’Àcàrya n. 43 2013 – Frammenti e sensazioni, NodoLibri 2020 La sua lunga parabola poetica è introdotta da un testo di Vincenzo Guarracino, di cui questo è l’incipit: «Magda Azzi Fagetti è così: una donna di grande e coinvolgente vitalità, dall’entusiasmo “solare” e comunicativo, capace di “riempire la scena”, animata com’è da un instancabile bisogno di donarsi, quasi eucaristicamente, agli altri, parenti, amici, lettori, attraverso il suo tesoro di parole, trasmettendo una contagiosa gioia di vivere.» |










