Gerardo

messaggio di G M: cosa sarebbe il lago senza di voi!

cosa sarebbe il lago senza di voi

infarto

bollettino di domenica sera, 11 maggio 2014, ore 19.45


nel complesso è stata una buona giornata, nel senso che i monitor non hanno segnalato problemi particolari.

Secondo momento di commozione alla lettura dei vostri messaggi per i quali ringrazia e che lo sostengono molto.

Devo dire che la lettura della marea di auguri (nonchè le lettere private) molto spesso commuovono anche me, ancora frastornata dall’evento. Grazie di cuore (almeno di quel che rimane!).


Da domani sarò meno presente negli aggiornamenti, Spero che avvenga presto il passaggio nella stanza di reparto, così forse riuscirà lui stesso a salutarvi.


Nel frattempo gli ho portato “beni di consumo culturale” un po’ più leggeri dell’impegnativa lettura di severino e registratore con cuffiette per fargli passare in modo più lieve il lungo tempo dell’immobilità.
ciao a tutti
luciana

infarto

bollettino medico di domenica 11 maggio ore 12.


ciao a tutti e grazie per i vostri messaggi che ho stampato e portato a paolo.

Si è molto commosso, per cui non so se ho fatto bene a provocargli queste emozioni.


La diagnosi è: infarto.


Il decorso sta procedendo bene ma ha il divieto assoluto di alzarsi, la qualcosa lo disturba molto. Ora che non sente più il dolore, vorrebbe essere più autonomo, ma deve ovviamente sottostare al protocollo riservato agli infartuati.

Come immaginavo, in unità coronarica è vietato l’uso degli “ordigni elettronici” come li chiamo io.

Spera di essere trasferito di reparto nei prossimi giorni. Al momento sta scrivendo il diario.

Sta realizzando il cambiamento che questo evento porterà alla sua vita, ma insieme troveremo sicuramente nuove strategie per far sì che tutto possa diventare accettabile senza troppe rinunce. Almeno si spera.
A presto e un caro saluto
luciana

infarto · Luciana Quaia · salute e malattie

Il 10 maggio 2014, nel giorno di sabato, è arrivata la “mazzata”. La diagnosi sarà: INFARTO. “Infarto preso in tempo”

 

Il 10 maggio 2014, nel giorno di sabato, è arrivata la “mazzata”.
La mazzata, in una magnifica espressione linguistica di Severino, è l’esperienza del dolore e della morte.

Leggerò, poi, queste sue righe:

“L’uomo può cominciare a vivere solo se vuole trasformare sé stesso e il mondo da cui è circondato, Se non fa questo non può nemmeno compiere quella trasformazione di sé che è il respirare in senso letterale. E muore. Vive solo se si fa largo nella Barriera che gli impedisce di trasformare sé e il mondo”

in Emanuele Severino, La potenza dell’errare, Mondadori 2013, p. 44/45.

Arriva il momento in cui “non ci si può fare largo”. L’ho sperimentato.

Io e Luciana eravamo a Coatesa, nel luogo del destino (nel Link c’è il racconto e il vissuto di Luciana, il mio amore).
Già all’arrivo c’erano segnali del corpo. Discontinui, ma mai provati fino ad allora.

E mi decido a parlarne, dicendole subito: “Qualsiasi cosa accada, ricordati che ho vissuto al meglio ogni attimo della nostra vita assieme”
Poi un dolore forte, lancinante, trafittivo all’altezza del cuore: come una coltellata che arriva dall’interno. Diverso da tutti i tipi di dolore fino ad allora provati.

Torniamo a Como. A posteriori so che guidare una automobile in quelle condizioni è stato un rischio. Ma resistevo alla idea che fosse arrivato “quel” momento.
Devo solo a Luciana se, successivamente, ho preso la decisione di andare al pronto soccorso: le mie “resistenze” alla sfida che stava arrivando mi avrebbero portato alla probabile morte. Devo a Luciana ancora un po’ del tempo che resta.
Il pronto soccorso è quello dell’ospedale Valduce, lo stesso in cui venni operato di tonsille, nel 1951 o 1952.

Da questo momento la techne medica prende in mano la mia vita.
Il sistema istituzionale, le procedure, probabilmente i DRG, i professionisti preposti ai vari pezzi organizzativi (ognuno di loro ha svolto con efficacia il proprio compito: grazie) hanno funzionato sia come meccanismi interni (“funzionamento”), sia come raggiungimento degli obiettivi (“funzionalità”). Un successo organizzativo, pensando che era di sabato pomeriggio, circa attorno alle 17.

La diagnosi sarà: infarto. “Infarto preso in tempo”

Nella sala operatoria della divisione di cardiologia mi dicono: “tutte e tre le coronarie sono ostruite al 99%. Il dolore è provocato da questo: il cuore non riceve sangue”.
L’intervento di  “coronaroplastica”  cardiologica consiste nell’inserire un “retino”: di fatto un anello (“Stent”) che allarga l’arteria principale. Dovrò fare lo stesso intervento per almeno una seconda coronaria nei prossimi mesi.

Nella prima fase di questa vicenda ho verificato i fattori storici e culturali della techne medica, alla quale noi moderni affidiamo le nostre vite. Si tratta della stretta connessione fra:

1 diagnosi efficace

2 terapia adatta, standardizzata e validata.

Non sempre la medicina (che è costituita da un pensiero ed una prassi entrambi ipotetici) è in grado di esibire quella connessione.

Abbiamo così:

1 le “diagnosi incerte e controverse”

2 la gamma delle “terapie possibili” e cariche di ansiogene alternative

La cardiologia, nell’ambito delle scienze mediche, è maggiormente in grado di stabilire procedure standardizzate e verificate. Forse in questa parte del corpo la medicina ha amplificato la sua (ipotetica, ripeto) capacità di “rimedio”

Vengo trasportato su un letto monitorato della unità coronarica. Di fatto isolato dal resto del mondo, perché da quel letto non mi posso muovere. Mi manca del tutto quel rapporto con internet e il web, che ormai costituisce una “estensione necessaria” del mio cervello. E’ una sensazione di sospensione dalle relazioni comunicative ormai più consistenti di questi ultimi anni. Mi fa sentire “spaesato”.

E Luciana, adattandosi alla situazione, si trasforma nel dio Ermes mediatore e farà in modo di “tenere i fili” di quelle relazioni , imparando in condizione estrema perfino ad usare la bacheca di facebook. Gli elenchi dei messaggi che mi e ci sono arrivati hanno costituito una grande sorpresa interpersonale. E il sentimento è spesso sconfinato nelle lacrime.

Le fasi terapeutiche sono dunque queste:

  • diagnosi in emergenza;
  • intervento di chirurgia cardiovascolare angioplastica;
  • controllo immediatamente post operatorio in letto monitorato (primi tre giorni);
  • spostamento nelle attigue stanze, nelle quali si accresce la libertà di movimento (lo spazio-barriera ora è la stanza, mentre prima era il letto);
  • poi ci sarà la dimissione
  • e uno stile di vita che dovrà essere diverso.


La fase della terapia intensiva è stata un problema, in particolare per le funzioni escretorie: “pappagallo, “padelle” e “comode” sono protesi utili, ma troppo esposte al “pubblico”. Qui è il “privato” a essere contaminato.

Anche le cosiddette “visite” sono un problema. Sono due ore al giorno con un visitatore per volta.

E io ho bisogno di vedere solo Luciana. Sottraggono tempo alla mia relazione primaria.

Per cui ho chiesto che non ci fossero: e sono state ampiamente sostituite, con esiti comunicativi sorprendenti, dalla messaggistica internettiana, che acquista un valore empatico di solito inavvertito in altri momenti.
“Sentire” così tante persone che partecipano al mio molecolare evento, è stato bellissimo, commovente e importante.

La notte è lunga. La notte non passa mai. Ottimo il registratorino Olympus e l’ascolto degli Audiolibri. Strumenti davvero capaci di dare un altro segno alla lentezza e palpabilità delle ore. Nina Simone, Antony and the Jonsons, Emanuele Severino (indispensabile), Massimo Cacciari, le letture poetiche di Domenico Pelini …  aiutano. Aiutano molto nelle notti cariche di buio e di luci.

In uno dei “giorni dell’immobilità un improvviso e forte temporale ha riattivato l’angoscia. Paura per l’orto, per la solitudine della tartaruga, per la stanza sul centro storico. Paura dell’incontrollabile e dell’imprevedibile. Paura che la “mazzata” ritorni. Paura che la vita intera sia in balia degli eventi caotici.
E’ nell’immobilità dello stare costretto su un letto che comprendo che la libertà consiste proprio nel gesto semplice di potere muoversi e agire sul mondo.

Osservo il monitor che calcola (sempre in modo ipotetico e probabilistico) le mie funzioni vitali: basta uno sforzo e le linee si impennano. Poi si mettono a battere le frequenze che stanno nella norma:
“l’uomo può cominciare a vivere”, Emanuele Severino, La potenza dell’errare, pag. 44


Ho la chiara cognizione che da sabato 10 maggio cambia tutto (o molto) nella mia quotidianità: sarò un po’ meno il regista delle mie azioni. Le attività più penalizzate saranno certamente quelle legate ai lavori pesanti di giardinaggio a Coatesa. Non certo quelle internettiane, per le quali anche una mobilità lieve è sufficiente.
La percezione netta è quella di un “rallentamento” costellato anche da “interruzioni imprevedibili”.
Non ci sono strade alternative: occorrerà adattarsi soggettivamente alla nuova situazione oggettiva. Scoprirò (poi) che anche Epitteto aiuta.

infarto

Ospedale Valduce, CARTA DEI SERVIZI della unità operativa Cardiologia

Ospedale Valduce, CARTA DEI SERVIZI della unità operativa Cardiologia

vai a: Cardiologia.

infarto

Primo giorno il bollettino medico di Luciana, sera del 10 maggio 2014

Non so se riuscirò a inviare questo messaggio, ma ho cercato le istruzioni su google, per cui ci provo.
Scrivo per conto di Paolo che in questo momento è in sala monitoraggio nel reparto di cardiologia. E’ in mano alla “Techne”, di cui non può che riconoscerne l’efficacia, essendo stato strappato a un preinfarto per un pelo. Ora lo attende un periodo di recupero e poi un nuovo intervento, essendotutte e tre le coronarie malmesse.
Domani tento di verificare se si può portare in ospedale il portatile, ma se non fosse possibile, il tempo medio del ricovero è di circa una settimana.
L’ho lasciato tranquillo e con la promessa di scrivere queste righe su FB (fatto da me è veramente un evento eccezionale perchè sono assolutamente incapace di usare le tecnologie) per tutti i suoi amici virtuali e non.
Il “rimedio severiniano” per il momento ha funzionato.
Il suo saluto a voi tutti.
Grazie
luciana
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a: da classificare

Altan e la crisi nei rapporti coniugali: chiudi quella boccaccia, vecchio stronzo

cattocomunisti · POLITICA e STORIA · terrorismo di sinistra

nel giorno del ricordo dell'assassinio lento di Aldo Moro. Erri De Luca, il "poeta" sostenitore della violenza , da Massimiliano Griner, LA ZONA GRIGIA

Avatar di Paolo FerrarioMAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario

 

tratto da:

LA ZONA GRIGIA di Massimiliano Griner, edizioni Chiarelettere, 2014

che parla dei fiancheggiatori di quagli assassini. Cioè delle persone che nei loro salotti, nelle sezioni di partito, nei giornali sostenevano sul piano ideologico (quello del letale “pensiero critico”) gli assassini

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CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival

Cure di donne: il “femminile” nel supporto al malato, alla famiglia, alla malattia, incontro coordinato da Vera Fisogni, Auditorium del Collegio Gallio, via Barelli, ore 18, 9 maggio 2014

Avatar di Paolo FerrarioMAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario

CURE DI DONNE

Auditorium del Collegio Gallio, via Barelli, ore 18, ingresso libero

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Le Associazione Antonio e Luigi Palma e Noisempredonne organizzano il convegno dal titolo Cure di donne. Per la prima volta le due associazioni si uniscono e si confrontano per offrire alla cittadinanza un evento condiviso sulle esperienze di vita di donne che hanno affrontato e vinto la malattia, di donne che hanno incontrato la malattia nella loro famiglia e di donne che prestano quotidianamente le loro cure e le loro competenze nell’assistenza ai malati di tumore.

Il convegno, introdotto e moderato da Vera Fisogni – giornalista de La Provincia – sarà occasione per parlare e riflettere sulla peculiarità del “femminile” nel supporto al malato, alla famiglia, alla malattia grazie alla presenza di testimonianze e racconti che porteranno spunti di riflessione profondi sul come imparare a vivere e a fronteggiare la malattia.

Apriranno l’incontro Il prof.

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FOTOGRAFIE · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi

IL LARIO E LA BARCA, concorso fotografico internazionale, 2014

per informazioni  http://www.gabbianoazzurro.it

Lewis John

John Lewis : J. S. Bach, preludes & fugues

 

POLITICA ITALIANA

Giuliano Ferrara: monumento a quel grandissimo cazzone di Beppe Grillo, da Monumento di sbronzo a quel cazzone del dottor Gribbels in il Foglio 17 febbraio 2014

monumento a quel grandissimo cazzone di Beppe Grillo. Con il suo solo esistere turpiloquente, con la sua sciocca immobilità prepolitica casaleggiana, con il suo mostrarsi e nascondersi da uomo mascherato della democrazia, con le sue scelte e non scelte, con il bue (pochi) e l’asinello (parecchi) in parlamento, con le sparate grottesche sulla rete come organo di democrazia totalitaria che realizzerà la Repubblica perfetta sul web, portato alle stelle dall’increscioso caso di molti televisionisti furbetti (prima gli fanno prendere un quarto dei voti, poi dicono che un quarto dei voti non può essere ignorato: state lì a coglionarci, dunque), con tutto questo quel magico pirla ha portato nell’ordine a tre magnifici risultati per noi della casta: la rielezione di Napolitano, la liquidazione del Pdmenoelle di Bersani, l’incoronazione e la destituzione di Letta, così, per una fase di trastullo funzionariale senza arte né parte, e infine – non senza il passaggio della celeberrima resurrezione di Berlusconi, che non era mai morto ma certo grazie a Grillo oggi se la spassa alla grande – alla nomina a premier di Matteo Renzi.

Grillo è autore di tutto questo bendiddio

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Monumento di sbronzo a quel cazzone del dottor Gribbels – [ Il Foglio.it › La giornata ].