ARTE · Biografie di persone

Ricordando ELI RIVA, dieci anni dopo: restauro dello studio in cui l’artista operò per trent’anni, in via Masaccio a Como

L’ultimo dei Maestri comacini, così fu definito Eli Riva in occasione della mostra antologica allestita a Villa Olmo, in concomitanza con l’avvio di Expo 2015. Ora, per un’altra occasione importante, il decennale della morte dello scultore, avvenuta il 12 febbraio 2007, l’Associazione a lui intitolata, nata per volontà della moglie Enza Coratolo e della figlia Giovanna, ha portato a termine il restauro dello studio in cui l’artista operò per trent’anni, in via Masaccio 2 a Como (località Casate, vicino alla piscina). Domenica 12 febbraio alle 16 verrà aperta una nuova sala che va a completare l’allestimento della collezione museale permanente, in cui sono raccolte in un percorso ragionato tutte le fasi della ricerca artistica di Riva attraverso l’insieme delle sue opere – sculture e disegni – rimaste in possesso della famiglia.

La Sala Riva è stata concepita dall’associazione e dagli eredi dello scultore come luogo per eventi culturali o per giornate di studio e di riflessione, un luogo, dunque, da mettere al servizio della comunità culturale cittadina, secondo una linea di servizio che tiene vivo idealmente anche lo spirito umanista dello scultore.

segue qui:

Sorgente: BiBazz | Ricordando Eli Riva, dieci anni dopo

SERVIZI SOCIALI e SANITARI

Faloppio: inaugurata la sede operativa per le CURE PALLIATIVE  domiciliari. progetto “Sempre più vicini al bisogno”, messo a punto dalle associazioni A.M.AT.E e Il Mantello – in Ciao Como

E’ stata inaugurata stamattina a Faloppio la Sede Operativa decentrata di Cure Palliative Territoriali nel Distretto Sud Ovest, punto di riferimento per 21 comuni di un’area abitata complessivamente da 90mila persone

Il servizio, gratuito, è stato attivato nell’ambito del progetto “Sempre più vicini al bisogno”, messo a punto dalle associazioni A.M.AT.E. onlus e Il Mantello onlus insieme a tre partner istituzionali: l’Azienda socio sanitaria territoriale Lariana, e in particolare l’Unità Operativa Cure Palliative Hospice del presidio polispecialistico di Mariano Comense, il Comune di Faloppio e il Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese.

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Sorgente: Faloppio: inaugurata la sede operativa per le cure palliative domiciliari – Ciao Como

ORTO: lavori, cure, manutenzione

L’innaffiatura: le piante da appartamento, da Giardinaggio

La corretta innaffiatura per le piante d’appartamento è fondamentale, e bisogna tenere conto della temperatura che abbiamo in casa e della luce a nostra disposizione, ecco alcuni preziosi consigli.

Sorgente: Giardinaggio – L’innaffiatura: le piante da appartamento

Camminare in COMO città

L’arte di camminare e vivere felici – di Adam Ford – Centauria/Totem, 2016

L’arte di camminare e vivere felici
Libro
Spostarsi con il mezzo più semplice che la natura ci ha messo a disposizione, i piedi, può essere un’arte, come insegna un prete anglicano che ci guida alla scoperta di nuovi territori, tanto nello … Google Books

Sorgente: L’arte di camminare e vivere felici – Adam Ford – Google Libri

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a: da classificare · città

ATTILIO BRILLI, Il grande racconto del viaggio in Italia. Itinerari di ieri per viaggiatori di oggi, il Mulino, 2014

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Per l’ozioso che si rifiuta di misurare l’arte con l’orologio, l’Italia costituisce un orizzonte sconfinato.
Edith Wharton

Nei secoli passati l’Italia è stata meta di un incessante pellegrinaggio culturale. Il Grand Tour, consuetudine delle classi colte europee, trovava infatti il suo culmine nel Bel Paese, in omaggio al quale diventava il Viaggio in Italia. Come in concreto si svolgeva ce lo racconta la messe di diari, memorie, guide, epistolari a cui il libro attinge, restituendoci, grazie ad annotazioni ora sapide ora struggenti, l’esperienza viva di uomini e donne d’ingegno, di nobili, di artisti, di poeti, di studenti e di quanti si dettero con entusiasmo alla scoperta della penisola. Ripercorriamo così gli itinerari più battuti, sperimentiamo l’equipaggiamento e i mezzi di trasporto, riviviamo gli incidenti e le avventure, ma anche i sogni e a volte lo scoramento di quei primi turisti. Ma c’è dell’altro, perché attraverso lo sguardo degli stranieri…

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a: da classificare

ATTILIO BRILLI, Il grande racconto delle città italiane,  il Mulino, 2016

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La forma di una città cambia più in fretta – ahimè – del cuore degli uomini»: già Baudelaire avvertiva come ogni inevitabile trasformazione del paesaggio urbano si accompagni a struggimento e perdita. Ma forse non è impossibile ritrovare il senso di un’armonia fra noi e i volti delle città italiane maggiormente rappresentative di quella luminosa civiltà che, nelle epoche passate, è stata un faro per il mondo intero. Guardiamole con occhi nuovi, come fanno queste pagine, e lasciamo che a venirci incontro siano immagini originali e inedite, consegnate a noi dalle testimonianze letterarie o artistiche di visitatori illustri che ne hanno saputo cogliere lo spirito autentico. Da arcaiche forme insediative risalenti alla notte dei tempi, quelle città sono diventate nel corso dei secoli capitali di signorie e di principati generatori entrambi di un’autonoma, altissima civiltà; e prima ancora sono state orgogliosi, liberi comuni o repubbliche marinare gelose del loro prestigio…

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a: da classificare · Poesie

CHIARA MILANI, Cambiamenti, illustrazioni di ELENA BORGHI, Carlo Pozzoni Fotoeditore, Como, Novembre 2016

a: da classificare · Ponte della Civera

il PONTE della CIVERA in una stampa del 1881. Segnalazione di Simona K (della regione Emilia Romagna), 9 febbraio 2017. #lagodicomo

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fonte: http://stamperiastampeantiche.it/dettaglio-eng.php?numero=1144

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Caro Paolo, l’incisione è stata pubblicata nel 1881 sull’Illustrazione Italiana da: A. Curioni, disegnatore attivo nella seconda metà dell’800 a Milano e a Torino, dove collabora con diversi editori realizzando vedute del lago di Como e della Brianza. Forse identificabile con Alessandro Curioni, pittore attivo fra Como e Milano nello stesso periodo e autore di vedute del lago Maggiore e del lago di Como.

Simona K, 9 febbraio 2017

a: da classificare · Biografie di persone · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Teatri

Mostra, il TEATRO FAMILIARE DEI ROSSI e Libro: Donata e Enrica Rossi, Il teatro di casa. Filodrammatiche comasche fra le due guerre. La scena a tutto campo dei fratelli Rossi, Edizioni della Famiglia Comasca, 2016

IL  TEATRO  FAMIGLIARE  DEI  FRATELLI  ROSSI

Tutto cominciò sul finire del secolo scorso, nel periodo compreso tra il 1880 e il 1915 detto Belle Epoque, quando in Europa s’andavano imponendo nuovi miti e modelli di vita più spregiudicati e la Donna si batteva con sempre maggior successo per la sua emancipazione.

Erano anni di grande trasformazione economica e culturale, politicamente e socialmente molto inquieti, a cavallo tra le guerre coloniali e il conflitto che si approssimava all’orizzonte, ancor più devastante perché si sarebbe mutato per la prima volta in guerra mondiale.

Durante questo periodo i costumi e le esigenze cambiarono. Con “vergognose” condotte si cercava di sedurre, additando lo scandalo come modello da imitare. Erano da noi i tempi del criminologo Ombroso, dell’Oriani scrittore di passioni oscure, dei pittori Cominetti e Mariani e delle loro inquietudini.

Si aprivano i salotti della buona società per accogliere amici, artisti, letterati e politici. A Como anche la casa di Clemente Rossi spalancava le sue modeste porte per accogliere amici e forestieri che recavano progetti per i nuovi lavori. Oltre ai fregi decorativi per le ville nel nuovo stile definito Liberty e al restauro delle chiese, bisognava creare scenografie per i teatri, imitando l’atmosfera frizzante e disinibita del cabaret parigino.

I quattro figli di Clemente, uomo estroso, pittore e decoratore, amante dell’arte e della musica, assorbivano come spugne l’incandescenza di quel periodo. Insieme al pane masticavano le battute del “Tecoppa”, famoso personaggio del noto attore dialettale milanese Ferravilla. La sera non si andava a dormire se prima non si aveva nelle orecchie un’aria della Tosca o della Boheme.

Eugenio e Giovanni lavoravano nella bottega paterna, Lisetta manifestava un certo talento per il teatro e il bel canto. Il piccolo Lodovico Virgilio era l’orgoglio di tutta la famiglia per le sue sorprendenti doti nella recitazione.

Nel frattempo stava mutando lo scenario politico. L’eredità funesta del conflitto 1915-18 e la morte improvvisa di Clemente, avvenuta pochi anni più tardi dalla fine della guerra, ridimensionarono tanti sogni e tante speranze. Bisognava cominciare da capo.

Con l’avvento del Fascismo, nel 1925 si instaurò l’Opera Nazionale Dopolavoro (OND), per “ l’organizzazione del tempo libero” dei lavoratori. Per definizione statutaria curava “ l’elevazione morale e fisica del popolo, attraverso lo sport, l’escursionismo, il turismo, l’educazione artistica, la cultura popolare, l’assistenza sociale, igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale”.    Anche il tempo libero doveva essere organizzato e monitorato dal regime, che vigilava in ogni campo. A tal proposito il teatro delle compagnie filodrammatiche, come lo spettacolo in genere, era considerato uno degli ambiti culturali da incentivare e sostenere con particolare impegno.

Nel 1938 i Rossi conobbero la famiglia Maraja. La figura del giornalista drammaturgo Francesco Maraja iniziò ad esercitare un’importante influenza sulla loro vita. Nei quattro fratelli Rossi egli individuò quel talento che stava cercando, trovò in loro una voce nuova che si elevava con originalità sopra il conformismo culturale.

Nel 1939 cominciarono le prime avvisaglie del nuovo conflitto: il 10 Giugno 1940 l’Italia entrò ufficialmente in guerra. Doveva essere una “guerra-lampo”, invece durò cinque anni.

Il Teatro diventò per i Rossi il luogo di libero dialogo con la gente.

I Rossi, l’abbiamo già detto, erano soprattutto decoratori e pittori formatisi alla bottega del padre. Le vicende dolorose imposte dalla guerra precedente avevano

contribuito a sviluppare in loro una straordinaria propensione alla fantasia, unita all’ironia e all’ansia d’uscire dalla mediocrità.

Ripensando alle parole di Ferravilla: “ Siete fatti per il teatro”, cominciarono a voler porre in atto l’idea di sviluppare questo sogno antico, riposto per necessità nel cassetto.

Era il momento adatto! Ma bisognava accontentarsi dei piccoli teatri spesso allestiti con mezzi di fortuna, ed era già molto! Le scenografie di Giovanni, futuristiche per l’audacia dei disegni, dei colori, delle luci, supplivano alla mancanza di un grande palcoscenico, anche se in seguito la Compagnia sarebbe approdata al Sociale di Como.

Virgilio si sentì attratto dalle opere di Pirandello e di Ugo Betti. Tra Virgilio e Betti nacque un’amicizia epistolare. Lo scrittore, in lotta contro i pregiudizi del suo tempo, confidò le sue amarezze   e le sue paure, trovando conforto nelle parole del giovane interprete.

Anche la sorella Lisetta calcava la scena con la maestria di una vera attrice; sapeva immedesimarsi totalmente nelle vicende e nei caratteri dei personaggi, e la sua passione per il teatro era per lei così vitale che l’accompagnò sempre nella sua lunga esistenza.

Uniti sulla scena i quattro fratelli erano una forza, ciascuno con un ruolo ben definito: Eugenio il regista, Giovanni lo scenografo, Lisetta e Virgilio gli attori.

In pochi anni poterono vantare una cinquantina di applaudite rappresentazioni, quasi tutte di grande successo.

Quando nel 1945 finì quest’altra guerra, i sipari calarono sui palcoscenici e si spensero le luci, decretando anche la fine delle recite. Tuttavia la Compagnia “Italia”- così si chiamava- non fu mai dimenticata: l’amicizia tra i suoi componenti restò sempre solida, uniti com’erano nel ricordo degli entusiasmi, delle fatiche e degli applausi. Ciascuno andò per la propria strada a interpretare la parte che la nuova vita imponeva. E bisognò ricominciare ancora!

I Rossi ricominciarono.

( D. E. Rossi )

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LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Lario

Lario: origini e ambiente naturale. Considerazioni non conformiste sull’origine dei laghi lombardi condotto Filippo Camerlenghi. A INCONTRI DELL’UNIVERSITÀ POPOLARE Istituto Carducci, viale Cavallotti 7, ore 15.30, Como , da BiBazz | Giovedì 9 febbraio

INCONTRI DELL’UNIVERSITÀ POPOLARE
Istituto Carducci, viale Cavallotti 7, ore 15.30, ingresso libero

Prende il via oggi il ciclo Lario: origini e ambiente naturale. Considerazioni non conformiste sull’origine dei laghi lombardi condotto Filippo Camerlenghi.

Il relatore nell’incontro di questo pomeriggio, Formazione del Lago di Como, illustrerà la causa che ha portato alla formazione del profondo solco che ospita le acque del lago e che ne ha determinato la forma arrotondata dei versanti.

Sorgente: BiBazz | Giovedì 9 febbraio

Ponte della Civera

Nesso. Il ponte de la Civera, Autore: Branson DeCou Soggetto: Nesso, lo scalo a lago, Coatesa, Data: 1930 circa, da ICOM_040. ICOMOGRAFIE. #lagodicomo

iCOMOgrafie. A Nesso: il ponte de la Civera e Coatesa fissati nella bellezza del Lario

Il luogo appare all’improvviso (e un poco di traverso) a chi arriva da Como via lago. Appena dopo Careno, neanche un chilometro. Tra i tanti belli e affascinanti panorami lariani il Punt de la Civera è tra i più rappresentati: stampe, dipinti, fotografie ne celebrano (e diffondono) l’aspetto pittoresco e autentico. Il ponte medievale, tra le case a riva, le stradine strette e scalinate, il torrente e – in fondo – la cascata (in certe stagioni ancora impressionante).

Il ponte è l’ingresso via lago alla valle dell’Orrido di Nesso e unisce le due frazioni di Riva di Castello e Cuatesa (o Coatesa). Il nome “civera” sembra derivare – o almeno essere messo in relazione – alla “ciodera” (ciovera: arnese, luogo per stendere i panni di lana) che sorgeva nelle vicinanze, sulla sponda di Coatesa.
Coatesa è un antica frazione di Nesso (già segnata Choatexia in antichi documenti come “contrada”) è ubicata sul versante settentrionale della stretta valle dell’orrido; è uno dei nuclei fondamentali del paese. È tuttavia in posizione subordinata rispetto alle frazioni di Borgo, Castello e Vico.

Nei secoli – e fino alla metà del Novecento – Coatesa è sede di numerose manifatture, soprattutto folle da panno (operazione con cui – nella manifattura tessile – si dà compattezza ai tessuti) e zona di mulini. Il nome viene fatto derivare da Coa (“striscia”) della Tesa (“bosco recinto”), oppure nel senso di “coda rettilinea”. La dizione Covatesiao Coatexia (riportata in documenti notarili cinquecenteschi) potrebbe far pensare anche a Cova nel senso di “luogo riparato dai venti”.

Rimasta quasi intatta, la zona è abitata da pochi amanti della quiete e delle bellezze del Lario, che si apre davanti con una bellavista da Brienno ad Argegno. Non è più scalo della Navigazione Laghi ed è raggiungibile dall’alto (strada provinciale 583 Lariana) e via lago, con barche.

Titolo: Nesso. Il ponte de la Civera
Autore: Branson DeCou
Soggetto: Nesso, lo scalo a lago, Coatesa
Data: 1930 circa
Tipologia: Diapositiva colorata a mano
Provenienza. Santa Cruz. University of California

Sorgente: ICOM_040. ICOMOGRAFIE: Nesso. Pittoresca Coatesa sul Lario


 

a: da classificare

Franco Spazzi, La cuscénza di tram, note di Alberto Casiraghy e Alberto Castaldini, Interlinea edizioni, 2011

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

Franco Spazzi è un archeologo della lingua.

Franco Spazzi è di più: è un unico inventore della lingua, a partire da quelle profondità.

Ringrazio tantissimo A.B. che me lo ha fatto conoscere e ringrazio Franco per avermi fatto dono di questa sua preziosa opera.

La parola “opus” si addice alle sue creazioni

Paolo Ferrario, 9 febbraio 2017


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