5 Vialetto dei KIWI e della LEGNAIA · Yucca

nuova vita alla YUCCA vicino alla legnaia, 20 maggio 2020

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Orto nei vasi · pomodori

piantati i POMODORI tondi anche in tempo di coronavirus, 20 maggio 2020

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Biografie di persone · Guarracino Vincenzo

UOMINI DI ONORE di Beppe Puntello, edito da Piero Manni di Lecce, 2019. Articolo di Vincenzo Guarracino (inviatomi il 22 mag 2020)

Uomini di onore (edito da Piero Manni di Lecce, 2019, e vincitore del
Premio “Angeli nel cielo del Cilento”, “F.Esposito”- Ceraso, Cilento,
2009) è un’ampia e ambiziosa narrazione, un vero e proprio affresco
storico, che mette in scena fatti e personaggi dotati di un concreto spessore
storico e al tempo stesso di un’avvincente qualità romanzesca, anche se è
ben diversa dal tradizionale romanzo: diversa sia per la materia
rappresentata, sia soprattutto per la tecnica espressiva adoperata.
Prima di vedere cosa narra, è bene dire due parole su chi è Puntello. Beppe
Puntello è un attempato signore, un medico, che ha trascorso la vita,
godendosela anche (beato lui!), tra istituti di ricerca, istituti scolastici e
campi di golf, conservando un’invidiabile capacità di sorridere di sé e
degli altri, e che finalmente ha trovato l’ardire di mettere allo scoperto la
sua passione segreta per la scrittura.
Al golf-club di Montorfano, nei pressi di Como, lui è di casa, certamente,
da almeno un quarantennio; ma, ora, più che altro, lo frequenta per
intrattenersi con amici non sempre compiacenti, ai quali propina la lettura
pagine su pagine del suo interminabile libro.
A pensarci è un fatto davvero singolare che anche un altro Grande
Siciliano, il “Siciliano di ghiaccio”, come lo chiamavano per ripicca le
signore dell’epoca, ossia Giovanni Verga, abbia pensato e descritto la sua
epopea dei Vinti, I Malavoglia, lui pure qui al nord, tra il Sacro Monte di
Varese e le mondane raffinatezze di Villa d’Este. Si vede che è un destino
dei siciliani vivere al nord con mente e cuore a sud: la vita, più che viverla,
la sognano e la scrivono, evidentemente.
Ad esservi narrato, o per meglio dire rappresentato, è una storia di
famiglia, che trova il suo punto di riferimento in un luogo, il baglio, una
casa padronale di campagna, vero e proprio cuore pulsante di tutto il libro,
intorno a cui ruotano eventi e personaggi. Il tutto, sulla scena della Sicilia
occidentale, nello spazio cruciale di un quarantennio, a partire cioè dal
1860 fino al 1899.

Una storia vera, dunque, su una scena vera e con uomini veri, che viene
fatta emergere dallo scrigno della memoria attraverso le parole del
protagonista, un Innominabile, un “Uomo d’Onore”, vero e proprio “deus
ex machina” di tutta quanta la vicenda, che nel narrare la sua vita
emblematicamente riassume e condensa la parabola di una casta,
privilegiata ma non per questo non illuminata e responsabile, dotata com’è
di un innato senso della giustizia, che la sua parte l’ha recitata fin quando
non si è vista soppiantare da uomini infidi e senza scrupoli, spogliata
progressivamente delle proprie prerogative, su una scena in cui a dominare
è stata sempre più la politica e l’uso più spregiudicato del potere.
Ne viene fuori così una Sicilia (del corno più occidentale dell’Isola, il
meno esplorato e descritto dagli scrittori), niente affatto convenzionale,
con luoghi e personaggi reali e al tempo stesso coi suoi riti e i suoi schemi
mentali e sociali, oltre che con i rapporti economici e familiari calati nella
vita quotidiana (un ruolo non marginale lo gioca il sesso), drammi e trionfi
di un composito universo rusticano, di contadini, nobiltà di provincia e
“fimmini”, autentiche vestali queste ultime del tempio che è il baglio: cose
tutte che vengono rappresentate e “drammatizzate” in presa diretta, con
grande realismo, nell’incontro-scontro tra i diversi personaggi, penetrando
fin nei segreti del letto coniugale.
Il risultato è una sorta di “documento umano”, non privo anche di punte di
gustoso bozzettismo, che acquista via via un autentico valore
antropologico: il documento di un passaggio storico da una concezione del
Potere, autorevole e paternalistico, a quello, perverso, alternativo e
malavitoso, della Mafia (qui mai nominata ma aleggiante come un
fantasma), dalle ceneri cioè di una casta, o meglio di una “razza”, quale
quella degli “Uomini d’onore”, incarnazione stessa della Legge, alla
drammatica realtà dell’Arbitrio eretto a Legge, all’avvento di “Uomini
senza onore”, con una verità che non trova uguali in altre opere più o meno
recenti.
È un romanzo di “voci”, polifonico, da ascoltare più ancora che da leggere,
fatto essenzialmente di un intrecciarsi fitto e avvolgente di dialoghi tra
Protagonista e comprimari, attraverso cui si sollecitano e risvegliano
memorie e si dà corpo a vicende e personaggi, che vivono non solo del
loro specifico valore storico e referenziale, ma anche soprattutto attraverso
le prismatiche sfaccettature dei diversi punti di vista. Un dialogato che

prende il sopravvento sulle descrizioni e crea un racconto vivo e
drammatico da dare l’illusione più di un’azione teatrale che di una
narrazione.
Si tratta, certo, di una tecnica narrativa non nuova (quella dei “racconti
intorno al fuoco” dei grandi realisti dell’800, dei Russi e dei nostrani
Veristi), ma qui è di grande efficacia per il fatto che si conservano non
solo colore e la sintassi del parlato, ma anche e soprattutto le parole e il
modo quasi di gestire dei protagonisti, la “verità” insomma di un codice
espressivo, che è fatto non solo di termini dialettali (non solo del siciliano,
bensì anche del lombardo, del livornese, del modenese), ma anche di
silenzi e allusive ambiguità.
Ne deriva una rappresentazione (non uso a caso questo termine, parendo
tutto il testo una sorta di copione pronto per una rappresentazione teatrale
o cinematografica), che coinvolge molto e avvince, ancorché imponga al
lettore una continua attenzione col rischio di non riuscire a coglierne i nodi
essenziali ove si adoperi una lettura rapsodica (ma era un difetto
rimproverato anche al Verga!).
Evoco la figura del Verga solo perché qui è del mondo siciliano rusticano
che si parla, ma senza alcuna concessione al tragico o patetico che sia di
una condizione da “vinti”. Si potrebbe chiamare in causa anche meglio
Tomasi di Lampedusa, perché l’Innominabile ha molti punti di contatto
con il Principe di Salina, non perché sia modellato su quello ma perché qui
è lo stesso ambiente, le stesse grandi problematiche che si riscontrano
anche con quel grande libro, sia a livello di grande che di piccola storia, e
per giunta nello stesso lasso cronologico.
Proprio in riferimento a quest’ultima considerazione, si potrebbe
addirittura azzardare la definizione di “Gattopardo di campagna”, per
inquadrare e comprendere in qualche modo protagonista e personaggi di
questo Uomini di onore.
Questo per dire che, ancorché sembri vivere nella scia di altri libri, di
quelli Verga, di De Roberto o di Tomasi di Lampedusa (ma ancor più forse
di Cechov e Turgenev), questo libro è veramente un’altra cosa: qui c’è una
verità che in quelli, opere eminentemente letterarie!, forse non c’era,
essendo stato ripescato dal pozzo delle autentiche memorie, familiari e

sociali, senz’altro schermo se non la fierezza delle origini e la volontà di
narrare una Sicilia “vera” oltre ogni schematismo e sociologismo.

Nodo Libri

NodoLibri inVideo / NodoMedia

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BIOGRAFIA, biografie · Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti · Mi ricordo

mi ricordo la gita a Bergamo Alta , con Gianfranco e Luigi. Era la fine degli anni ’60 …

Faggeto

il nuovo sito del Comune di Faggeto Lario, 22 maggio 2020

vai a

Comune di Faggeto Lario

Kiwi · primavera

i fiori dei KIWI, nella primavera del coronavirus, 21 maggio 2020

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Salvia · Salvia Greggii con i fiori rossi

la SALVIA GREGGII, nel tempo del coronavirus, 21 maggio 2020

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Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti · Poesie

TU, poesia di Gianfranco Gentile, detto “Tato”. Inviata il 21 maggio 2020. grazie !!!

TU

Tu gaia, tu austera,

vivi di giorno, ma muori di sera;

nel tuo paese ricco di sole ombre

cerchi di evadere dal tempo che incombe.

Solo la luce del primo mattino

riesce a far splendere il tuo dolce visino,

ma quando si spegne l’astro infocato

resta ormai solo il tuo cuore malato.

Di sera ti adagi pian piano sul letto

e cambia così il tuo corpo d’aspetto,

sempre tese e irritate

son le tue membra, mai rilassate.

Un sonno agitato ti sfiora la pelle,

un cupo sogno ti fa più ribelle;

e ancora ti sveglia la luce al mattino,

ma non cambierà mai il tuo triste destino.

Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti · Poesie

RITORNI BAMBINA, poesia di Gianfranco Gentile, detto “Tato”. Inviata il 21 maggio 2020. grazie !!!

RITORNI BAMBINA

Di sera un velo di nero

ti cala sugli occhi leggero,

tu pensi alle cose passate,

ai giochi, ai balocchi, alle fate.

Di colpo ritorni bambina,

ricordi la casa di prima,

le corse sul grande prato,

gli amici che hai sempre amato.

Rivedi la piccola stazione

con tanta gente che parte

portando con sé le speranze,

speranze però nate morte.

E vedi tua madre che piange

e tu sei stretta al suo seno,

da lontano tuo padre saluta

e sferraglia veloce quel treno.

Poi gli occhi riapri d’incanto,

ti asciughi le gote dal pianto,

ti fai forte e smorzi un singhiozzo,

ma un nodo ti prende lo strozzo.

Accanto a te solo un comodino

con un micio di stoffa e un quadretto,

nel quadretto due visi sereni,

tua madre e tuo padre, poveretto.

Ed ora sei sola

come è sola tua madre,

tu in città

e tua madre in paese.

Tuo padre che è morto

e la sua voce

resta sospesa nel vento

da ormai tanto tempo.

Ed ecco perché tu ritorni bambina,

tuo padre dandoti quel micio di stoffa

ti diede un bacio leggero sulla bocca

e ti disse: “ A presto mia dolce piccina “ !

Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti · Poesie

QUANTO TEMPO ANCORA ?, poesia di Gianfranco Gentile, detto “Tato”. Inviata il 21 maggio 2020. grazie !!!

QUANTO TEMPO ANCORA?

Rotola il tempo giù per la china

e l’aria mi sfiora la pelle sciupata

e molti pensieri guardano al passato

e altri pensieri al futuro celato.

E così come l’acqua che dal monte nasce

per finire al mare,

scruto impotente il corso della mia vita

che va a passare.

A volte mi fermo in me stesso,

bambino mi rivedo spesso

che corro con tanti amici

e, assorto, mi dico: “Taci” !

Rivedo l’asilo,

quei marmi lustrati e i vetri colorati

e sento i profumi di allora,

l’austera voce della mia suora.

Rivedo quell’aula enorme

con tanti banchetti di legno tarlato,

l’amico accanto a me seduto,

lo stesso che da tempo armai ci ha lasciato.

Ripercorro così la mia vita

e rivedo i volti a me cari

che solcano dell’eternità i mari.

Inesorabile fugge anche il mio tempo,

quanto è passato lo so…..

ahimè non quello che ancor passerò.

25.9.98

Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti · Poesie

NON PER PETTEGOLARE, poesia di Gianfranco Gentile, detto “Tato”. Inviata il 21 maggio 2020. grazie !!!

NON PER PETTEGOLARE

+ Non per pettegolare, ma anche tu

hai visto com’è cambiata, non sembra più

quella ragazza che aveva

una frotta di spasimanti attorno a sé.

– Mah, forse un pochino s’è allargata,

in effetti un po’ di ciccia le è affiorata

il seno ed il sotto mento si è afflosciato

e il suo incedere si è appesantito.

+ Non per pettegolare, ma hai visto che

quando va a mangiare mangia per tre

e se sale poi le scale che fatica fa,

sembra già una donna di una certa età.

– In effetti hai ragione e forse sai

sarà quel suo culone che le dà dei guai

che dopo soli tre passi la costringe a

fermarsi perché barcolla di qua e di là.

+ Non per pettegolare; e poi quel faccione

così rosso e tirato come un pallone

e quelle mani tozze che nulla san più fare,

oh, bada bene, non per pettegolare !

Ott. 2006