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Badanti: lezioni di dialetto per capire gli anziani – Cronaca – La Provincia di Como

Effetti controintuitivi dell’ (irragionevole) elogio delle “badanti”.
Invece che investire in strutture territoriali inserite nei quartieri e nei paesi e al’interno di reti di sevizio controllate nella loro qualità assistenziale si inventano corsi di dialetto. Sebza sapere che la lingua sola, senza la cultura che la sostiene è solo un suono senza cuore e mente.
Paolo Ferrario

«Te, portem scia l’acua e vutem che go de na a lavà i man». Il nonno dà gli ordini, la badante lo guarda e sorride con quell’aria di chi non ha capito un tubo. Il nonno si gira e dice alla nipote: «Te, ma chesta che la capes un tristu?».
L’arrivo di una badante in casa è un sollievo per i parenti ma un trauma per gli anziani che vengono assistiti. Che già devono fare i conti con la vecchiaia, le capacità ridotte e la necessità di farsi accudire come i bambini da un’estranea. Ma, poi, l’estranea in questione è pure straniera, capisce a fatica l’italiano e quando le si rivolgono in dialetto si sente come il nonno quando lei parla al telefono in polacco con i suoi parenti.
Lucia Salin, di Mediadream, la scena l’ha vista in diretta perché suo nonno la badante ce l’ha e mai che riescano a capirsi.
«Siccome stiamo organizzando i corsi per assistenti famigliari – spiega la coordinatrice, che è di Guanzate -, ho pensato che fosse una buona cosa, e anzi necessaria, introdurre anche corsi di dialetto. Del resto molti anziani, parlano solo quello. E anche le badanti parlassero a menadito l’italiano, non si troverebbero lo stesso».
Così è comparso l’annuncio per il Trovalavoro: «Corso di formazione in ambito linguistico. Corso di dialetto brianzolo utile per acquisire una conoscenza approfondita della cultura e della “lingua” popolare brianzola. Il corso ha come obiettivo quello di facilitare la comunicazione con persone anziane che fanno del dialetto brianzolo la loro lingua madre, ed è perciò rivolto soprattutto ad operatori che operano in ambito sociale e sanitario. Si terrà presso Mediadream srl, via Belvedere, 45 – 22100 Como. Il corso è rivolto a, disoccupati, cassaintegrati, occupati, inoccupati-mobilità. Il corso comincerà il 20/9/2010, si concluderà il 20/11/2010 (60 ore).
Gli insegnanti non sono ancora stati trovati. «Ne stiamo selezionando tre – dice ancora la Salin -, che fanno parte di un’associazione che si occupa di portare avanti le tradizioni locali. Ma i nomi non li abbiamo ancora». Per ora non ci sono neanche le iscritte, ma solo perché il corso non è ancora stato pubblicizzato.
Sono previste 60 ore, e non sono poche perché gli anziani hanno mille bisogni e se «la padela» assomiglia alla «padella», altre espressioni dialettali di uso comune quando si è costretti a letto, non sono cosi immediate. Soprattutto considerando il fatto che la maggior parte delle badanti straniere, ma anche delle assistenti socio sanitarie o delle infermiere degli ospedali o delle case di riposo fatica anche a usare il tu o il lei. E basta stare qualche ora a fianco d un malato per assistere a colloqui che a volte hanno del comico ma altre del tragico, visto che la mancanza di comunicazione genera grossi problemi e spesso deprime l’anziano che si sente pure un po’ preso in giro.

Badanti: lezioni di dialetto per capire gli anziani – Cronaca – La Provincia di Como

COMO città · Politica locale - Como · Politica regionale e locale

Rapinese in consiglio con la maglietta: "Comorra" – Cronaca – La Provincia di Como


COMO – Alessandro Rapinese con la maglietta “Comorra” (Foto by COMO)

COMO «Comorra». Era inequivocabile la scritta stampata sulla maglietta che il consigliere comunale Alessandro Rapinese (Area 2010) indossava lunedì sera nell’aula di Palazzo Cernezzi. Chiarissimo il riferimento al best seller di Roberto Saviano, «Gomorra», trasformato in «Comorra» per sottolineare l’allarme ‘ndrangheta suonato sul Lario nelle ultime settimane. Un tema che Rapinese ha voluto portare all’attenzione del consiglio, prendendo la parola all’inizio della seduta e depositando poi una mozione urgente. Il consigliere di opposizione è partito proprio evidenziando le similitudini tra i fatti raccontati da Saviano e l’ipotesi che nel sottosuolo del nuovo Sant’Anna siano stati nascosti rifiuti proibiti

Rapinese in consiglio con la maglietta: “Comorra” – Cronaca – La Provincia di Como

Criminalità e microcriminalità · CRONACHE LOCALI · strage di Erba

Rosa e Olindo: "accumulo di odio contro i Castagna" – Cronaca – La Provincia di Como

La strage di Erba è stata «una vendetta» compiuta con «spietatezza» da due soggetti, Olindo Romano e Rosa Bazzi, che hanno agito con «una notevole lucidità» e mossi da un «accumulo di odio e rancore non tanto nei confronti di Marzouk, quanto contro i Castagna, e Raffaella in particolare». Lo scrivono i giudici della Prima Corte d’Assise d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza rese note lunedì con cui hanno confermato l’ergastolo per i due coniugi.
Nella parte delle motivazioni in cui i giudici spiegano che Olindo Romano e Rosa Bazzi erano capaci di intendere e di volere, e chiariscono i motivi del rigetto della perizia psichiatrica richiesta in secondo grado dalla difesa. «Nel comune sentire – si legge nelle motivazioni – vi è senz’altro la tendenza a riconoscere che un fatto efferato come quello di Erba è possibile metterlo in atto solo se vi è una forma di anomalia psichica rilevante, ma ciò è frutto della tendenza a difendere la propria “normalita” con l’attribuire solo a soggetti infermi di mente la capacità di commettere gesti di tale ferocia».

Rosa e Olindo: “accumulo di odio contro i Castagna” – Cronaca – La Provincia di Como

ANIMALI · ORTO: lavori, cure, manutenzione

Biscia o vipera?

 Il metodo infallibile e immediato per distinguere la vipera dalla biscia consiste nel guardare la coda: la coda tronca e grossa della vipera si nota immediatamente, allo stesso tempo la coda lunga e sottile della biscia consente di individuare sicuramente il rettile.

Per i più esigenti, il metodo veloce per classificare le due vipere è questo: l’aspide ha l’apice del muso leggermente ricurvo verso l’alto, nel marasso invece l’apice del muso è piatto. 

in http://camporotondo.altervista.org/mioweb3/fauna/vipera.htm

A chi non è capitato di incontrare un serpente in giardino?
In Italia i serpenti più comuni sono la biscia o natrice dal collare (Natrix natrix), il biacco (Coluber viridiflavus) e la vipera comune (Vipera aspis).
Il modo più sicuro per distinguere una vipera da una natrice o un biacco è la pupilla: se è verticale a fessura come quella dei gatti allora è una vipera, se è tonda è un altro serpente.
Noi umani abbiamo una paura atavica dei rettili, che nel lontano passato in cui eravamo qualcosa di molto simile a degli scoiattoli, erano i nostri predatori naturali. Tutto ciò è rimasto nei nostri geni, e provoca una paura spesso incontrollabile per ogni tipo di rettile.
Tuttavia un buon giardiniere sa che se il suo giardino “funziona” attirerà di conseguenza un gran numero di animali selvatici o semi-selvatici, come topolini, ricci, uccellini, rane ed anche serpenti.
Chi possiede un pozzo potrebbe trovarsi facilmente a che fare con la comune biscia d’acqua, o natrice.
In genere gli incontri con i serpenti sono piuttosto rapidi e spaventosi, non si ha molto tempo a disposizione per riflettere, ma si deve cercare di mantenere il più possibile la calma ed evitare di uccidere l’animale, fosse anche una vipera. Piuttosto si deve cercare di tenere l’erba bassa, i rampicanti in ordine e soprattutto di inserire nel proprio giardino il predatore naturale di questi rettili, cioè il riccio.
Senza farsi prendere dal panico si deve catturare l’animale gettandogli sopra una coperta o un panno resistente, ed avendo cura di indossare guanti protettivi. Poi lo si chiude in una busta o in una scatola di cartone e lo si porta in campagna. L’importante è fare attenzione a che non ci siano case troppo nelle vicinanze e che ci sia almeno una piccola fonte d’acqua.
Il morso della biscia o del biacco non è pericoloso, anzi, queste due specie si nutrono di topi e ratti. Quello della vipera è veramente mortale solo per i bambini e gli animali domestici. Un adulto in buona salute fa tranquillamente in tempo ad arrivare al pronto soccorso. Inoltre è più facile essere allergici al siero anti-vipera che al morso stesso della vipera (ed è per questo che il siero anti-vipera è riservato all’uso in ospedale).
Un altro sistema per riconoscere le vipere è la forma della testa, che deve essere triangolare o trapezioidaile, leggermente all’insù. Indicativo può essere il colore, che in una vipera dovrebbe essere marrone rossastro, con una striatura più scura sul dorso.

 

da Compagnia del Giardinaggio :: Leggi Argomento – Serpente o vipera?

ANIMALI

Cavalli del Bisbino: nati sei puledrini – Cronaca – La Provincia di Como

Il branco dei cavalli del Bisbino, in libertà sui verdi pendii del monte Generoso tra il versante intelvese e quello ticinese con base all’alpe Squadrina-Pesciò, dalle parti di Orimento, grazie alle nascite, è aumentato con 22 capi dei quali 16 adulti già appartenenti ai gruppi della Bionda e della Mula e 6 puledrini. Quattro di essi sono nati sul Bisbino prima della transumanza e due alla Squadrina dove le associazioni ambientaliste italiane e ticinesi si stanno dando da fare per garantire la libertà ma anche le cure necessarie alla vita e alla riproduzione. Secondo Luigia Carloni, architetto di Rovio, nella nuova localizzazione «i cavalli sembrano trovarsi molto bene. A fine ottobre verranno di nuovo radunati e portati al Pian delle Noci con una piccola transumanza decisamente meno impegnativa rispetto a quella messa in atto dal Bisbino alla Valle d’Intelvi. Il recinto, ampio e accogliente, verrà messo a disposizione dal comune di Lanzo Intelvi. Qui i cavalli verranno accuditi e foraggiati dai volontari confluiti nella associazione Cavalli Bisbino onlus con sede a Como in via Caniggia 5. I soci fondatori sono stati 23 tra italiani e svizzeri, un numero che è ora salito a 150».
Un significativo sostegno tecnico all’associazione viene assicurato dalle Giacche Verdi, volontari a cavallo per la protezione civile e ambientale.
La storia dei cavalli già di Roberto Della Torre, passati agli eredi in virtù di una decisione del tribunale, si è conclusa felicemente anche sotto il profilo legale in quanto dopo tante vicissitudini i cavalli hanno un padrone che si è assunto competenze e responsabilità. Si tratta dell’associazione onlus fondata lo scorso marzo la quale ha lanciato un appello sia in Italia che in Svizzera «Sposa anche tu la causa dei cavalli del Bisbino, diventa socio o adotta un cavallo» Per diventare socio bastano 20 euro o 30 franchi all’anno, sostenitore 35 euro o 50 franchi, mentre per l’adozione necessitano 35 euro o 50 franchi al mese. Dalla Svizzera, per le adesioni, è stato aperto il conto corrente postale 65-262456-4 intestato a Cavalli del Bisbino onlus 6850 Mendrisio, mentre in Italia ci si può rivolgere all’agenzia 6 di Como della Banca di credito cooperativo di Lezzeno con versamenti sul conto corrente dell’associazione.

Cavalli del Bisbino: nati sei puledrini – Cronaca – La Provincia di Como

ORTO: lavori, cure, manutenzione

Le regole del trapianto | Verde Blog : Consigli di giardinaggio


  1. Non trapiantare mai durante la fase di fioritura
  2. Non farlo nemmeno se la terra che avvolge le radici è molto secca
  3. Potare le radici malate e tagliare quelle che sono rovinate, senza danneggiare il resto
  4. Eliminare la terra secca dalla superficie della zolla
  5. Eliminare eventuali grovigli di radici con le dita
  6. Adeguare la dimensione del vaso a quella della pianta. Non esitare a trapiantare un esemplare che non cresce bene o che cresce troppo trapiantandolo, assicurandogli così uno sviluppo sano e vigoroso

da: Giardinaggio: le regole del trapianto | Verde Blog : Consigli di giardinaggio

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Giardinaggio: le regole del trapianto | Verde Blog : Consigli di giardinaggio

  1. Non trapiantare mai durante la fase di fioritura
  2. Non farlo nemmeno se la terra che avvolge le radici è molto secca
  3. Potare le radici malate e tagliare quelle che sono rovinate, senza danneggiare il resto
  4. Eliminare la terra secca dalla superficie della zolla
  5. Eliminare eventuali grovigli di radici con le dita
  6. Adeguare la dimensione del vaso a quella della pianta. Non esitare a trapiantare un esemplare che non cresce bene o che cresce troppo trapiantandolo, assicurandogli così uno sviluppo sano e vigoroso

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Giardinaggio: le regole del trapianto | Verde Blog : Consigli di giardinaggio

ORTO: lavori, cure, manutenzione

10 consigli per ottimizzare il consumo di acqua in giardino, nell’orto e sul balcone | FloraBlog – Il Blog dedicato al regno vegetale


1) Meglio nelle ore più fresche
La prima regola è la più ovvia ma è sempre bene ricordarla: le piante vanno annaffiate durante le ore più fresche della giornata, la sera dopo almeno mezz’ora dal tramonto o, meglio ancora, la mattina presto (l’ideale sarebbe quando c’è già luce ma il sole non è ancora sorto). Così facendo si ottiene un duplice vantaggio: da un lato si evitano shock termici alle piante che le possono danneggiare e dall’altro il terreno più fresco ha tutto il tempo per assorbire l’acqua senza che l’azione diretta del sole la faccia velocemente asciugare.
2) Poco alla volta, più volte
Uno dei trucchi più efficaci per risparmiare acqua è quello di bagnare un poco e fermarsi ripetendo però l’operazione due o tre volte a distanza di una manciata di minuti. Il motivo è semplice perché così facendo si permette al terreno di assorbire a poco a poco l’acqua senza che questa “scivoli” via senza di fatto bagnare. Questa regola vale in modo particolare per le piante coltivate in vaso.
3) Lentamente è meglio
Questa regola sortisce un effetto molto simile a quella precedente e permette al terreno di assorbire lentamente l’acqua senza che questa venga sprecata inutilmente. Il flusso dell’irrigazione deve essere regolato al minimo; nel caso dei vasi serve fare attenzione che l’acqua non tracimi dal bordo.
4) Al bando la concorrenza
La concorrenza in questione è rappresentata dalle infestanti che non competono con le nostre piante solo per quanto riguarda lo spazio e le sostanze nutrienti ma anche per il consumo di acqua, soprattutto durante questo periodo. Quindi non abbiate pietà di loro ed estirpatele con ogni mezzo possibile per lasciare tutte le risorse alle sole piante coltivate.
5) Viva la pacciamatura!
Pratica che torna utilissima anche per facilitare il controllo delle infestanti del punto precedente, l’utilizzo della pacciamatura sortisce altri effetti molto positivi: non frena solo lo sviluppo delle erbacce ma limita l’evaporazione e mantiene più a lungo l’umidità. I materiali utilizzati possono essere i più disparati ma quelli più diffusi sono la paglia, le foglie secche e soprattutto la corteccia di pino (bark). Questo metodo è molto valido, provare per credere, e si applica anche ai vasi di medie e grandi dimensioni. Se poi per la pacciamatura si utilizzanole foglie di felce aquilina si tengono le limacce lontane dalle nostre piante.
6) Solo quando ce n’è bisogno
Regola che si basa sull’esperienza ma che in genere dà buoni risultati. Col tempo si impara a conoscere le nostre piante e a capire più o meno quando hanno sete. Del resto molti vegetali sono in grado di “comunicare” con segnali inequivocabili quando è indispensabile un apporto d’acqua. Non conviene però aspettare così tanto per annaffiare perché spesso si rischia di far soffrire inutilmente le piante che porterebbero poi i segni di questa carenza (crescita lenta, assenza di fioritura ecc.); meglio capire e leggere i primi segnali e regolarsi di conseguenza.
7) Abituarle al peggio
Per testare le reali esigenze idriche di una pianta è possibile fare così: si annaffia con la stessa frequenza per un dato periodo di tempo ma ogni volta che lo si fa si diminuisce progressivamente l’apporto di acqua somministrata. Se per esempio si bagna una pianta ogni 3 giorni la prima volta si somministrano 5 litri di acqua, la seconda 4,5 litri, la terza 4 litri e così via, il tutto per capire fino a dove è possibile spingersi senza compromettere la salute della pianta. Questa tecnica permette anche, per quanto possibile, di “educare” la pianta a determinati ritmi di annaffiatura e a determinate quantità di acqua disponibile e, se le si dà il tempo di adattarsi, il risultato finale è in genere assicurato.
8 ) Riciclare l’acqua
Una bella fetta dell’acqua che quotidianamente buttiamo giù per le tubature è in realtà molto pulita e potrebbe essere ancora sfruttata per annaffiare le nostre piante. È il caso per esempio dell’acqua utilizzata per lavare frutta e verdura e che, una volta raccolta in un recipiente, può essere somministrata alle piante in tutta tranquillità. Altra buona abitudine, se si possiede un prato, è quella di mettere a scolare i vasi appena bagnati direttamente sopra il tappeto erboso: l’acqua in eccesso non andrà sprecata ma verrà assorbita dal terreno sottostante.
9) Di plastica è meglio
Non vorrei dirlo ma è così: per quanto riguarda il risparmio di acqua è molto meglio preferire i vasi di plastica piuttosto che quelli di terracotta. Il motivo è dovuto al fatto che in quest’ultimi è presente una miriade di micro fori che fanno traspirare l’umidità molto rapidamente, al contrario dei vasi di plastica che, essendo appunto realizzati conmateriali artificiali, non hanno questo problema e trattengono molto meglio l’acqua, mantenendola a disposizione della pianta ospite per un periodo più lungo.
10) Le piante giuste
Questo non è un consiglio per l’immediato ma per il futuro, ovvero quello di utilizzare nel proprio balcone o giardino piante adatte al nostro clima o resistenti alla siccità: sono molte le specie in commercio e la scelta è davvero ampia. Analogamente, nel proprio orto converrà in futuro pianificare la coltura di varietà adatte alla carenza di acqua (che coincidono sempre con gli ortaggi della produzione locale: qualcuno, nel corso del tempo, ha già fatto il lavoro sporco per noi…) o che hanno un ciclo precoce. Anche qui la scelta non manca ma, come per le piante da balcone o da giardino, si ripresenterà sicuramente l’occasione per parlarne di nuovo in modo approfondito.

da:

10 consigli per ottimizzare il consumo di acqua in giardino, nell’orto e sul balcone | FloraBlog – Il Blog dedicato al regno vegetale

Ortensia

Ortensie, Hydrangea (Ortensia – Saxifragaceae)

O  rsù
R  ingraziamo
T  anta
E  videntemente
N  ecessaria
S  uper
I   dratazione
E  largitaci


Per le cure delle Ortensie vai a Giardinaggio.it

Fotografie e acronimo di Luciana

GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa

Le piante del commiato e della memoria (prima parte) di Sandro Russo

“Le piante del commiato e della memoria. Fiori e piante hanno sempre accompagnato il momento del commiato e gettato la loro ombra sulle estreme dimore degli uomini.
Immagino che alcune siano state scelte per la loro longevità a contrasto con la brevità della vita umana; altre sono state nei secoli collegate con la celebrazione di varie attività umane: per onorare gli eroi, coronare i poeti. Alcune piante devono essere state scelte, per la loro forma o portamento. Altre ancora hanno richiami simbolici; una particolare resistenza o la capacità di superare le avversità, di rivegetare dopo una transitoria interruzione. Presentiamo le più diffuse nel mondo occidentale…
“

GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa

Passeggiate per i giardini del mondo di Sandro Russo

Che un giardino possa essere una porta per entrare in un altro mondo l’abbiamo sempre sospettato. Da adulti è più che altro il ricordo confuso di una stagione straordinaria e irrepetibile, ma i bambini – a saperli ascoltare – ne raccontano meraviglie. Tornano dai giardini – i pallidi bambini di città in visita ai parenti in campagna – profumati di aria aperta, con gli occhi spiritati di eccitazione e la fantasia tanto piena di incontri e di cose da raccontare che le parole non riescono a starci dietro; di quello che dicono poco riusciamo a capire…
Anche gli animali sembrano abitare altri mondi. Lo stesso gatto di casa, se siamo abituati a tenerlo fuori la notte, vive realtà che non coincidono con la nostra esperienza delle cose. Fuori, di notte, è buio; a volte fa freddo. Ci sono rumori e pericoli sconosciuti in ogni recesso; il più grande assale o mangia il più piccolo. L’astuzia consiste nel trovare il nascondiglio migliore, un posto sicuro e asciutto per passare la notte. Si sentono grida atroci venire dal buio, mentre, nella sicurezza delle nostre case, ci crogioliamo al caldo sotto le coperte.
Non sono poi così lontani i tempi in cui era la specie umana a nascondersi e a temere la notte, i predatori e la natura nel suo insieme. In termini evolutivi è da pochissimo che l’uomo è riuscito ad addomesticare la natura in forma di campi coltivati, orti o giardini.
Proviamo allora a seguire – da labili indizi, dai segni lasciati sulle cose attraverso i secoli – le tracce dei nostri ‘simili’/ ‘dissimili’ che hanno creato i giardini e ci hanno camminato attraverso,

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Scuola di scrittura Omero Sezione Rivista Omero

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Paratie, lungolago addio per ben due estati – Cronaca – La Provincia di Como

…. Lo scenario è a dir poco preoccupante. In realtà quello del primo tratto di viale Geno (dove pure i commercianti hanno buttato alle ortiche la stagione) sembra il minore dei mali. Il vero nodo riguarda il resto del cantiere delle paratie, che ci accompagnerà con il suo corredo di disagi anche l’estate prossima. Andiamo con ordine. Domani è convocata la conferenza di servizio tra Regione, Provincia, Comune e Soprintendenza per pronunciarsi sulla richiesta dei tecnici del Pirellone di innalzare di 10-15 centimetri le quote della passeggiata nella zona di Sant’Agostino, dove gli operai stanno ultimando le palancole e le opere di drenaggio. L’impressione è che la proposta (avversata dal Comune) potrebbe non passare, ma in ogni caso – una volta decisa l’altezza e la relativa inclinazione degradante sul viale Geno – i lavori di pavimentazione potranno ripartire a “spron battuto” e concludersi entro la metà di agosto. La “querelle” sulle altezze impedirà di rispettare il termine di fine luglio inizialmente indicato, ma è già allo studio un escamotage per rendere visibile in anticipo di un paio di settimane il lago, come richiesto a gran voce dagli esercizi commerciali.

Il vero nodo, però riguarda il lungolago nei tratti da piazza Matteotti a piazza Cavour (II lotto) e da piazza Cavour ai giardini a lago (I lotto). Nel primo caso un’altra estate di cantiere – quella del 2011- è scontata: i lavori sono partiti in aprile e dureranno un anno e mezzo. Nel tratto tra piazza Cavour e i giardini a lago è facile profezia immaginare una situazione analoga. Il motivo è presto detto: giovedì 15 luglio sarà proclamato il vincitore del concorso di idee per il ridisegno del lungolago nel tratto da villa Olmo a villa Geno, con un’attenzione particolare alla pavimentazione e agli arredi del I lotto. Poi dovrà essere bandita la gara per la progettazione esecutiva (è assai improbabile un’assegnazione interna all’ufficio tecnico del Comune dopo il caso del muro) e, se tutto va bene, all’inizio di autunno sarà affidato l’incarico progettuale, che richiederà almeno 4-5 mesi per essere ultimato. In parallelo – sempre che non ci siano ricorsi o altri intralci – si aprirà il dibattito in sede istituzionale e dovrà essere risolto il problema del reperimento delle risorse che, se il Pirellone non aprirà i cordoni della borsa, il Comune dovrà far saltare fuori dal suo striminzito bilancio. Insomma – se tutto filerà liscio come l’olio e il progetto non si rivelerà troppo complesso – ci troveremo nel pieno del cantiere per la pavimentazione e l’arredo del lungolago nell’estate 2011 …..