Margherita G. · Poesie

COMO Ciuffi di case tra macchie di alberi. Girotondo di monti e colline … di Margherita Giglio, 27 agosto 2021

COMO
Ciuffi di case 
tra macchie di alberi.
Girotondo di monti e colline
che si specchiano
in una pozza di acqua dolce.
Sentieri che s’ insinuano
nel verde.
Rotoli di strade.
Sagome umane 
ferme, in movimento,
sicure smarrite pensanti.
Per ultimo un cielo
vestito di nuvole ed astri.
Una città raccolta in sé stessa
che ti osserva 
e ti dice sommessa:
“Guardami, 
non sono forse bella?”
 
Margherita G. · Poesie

In uno scenario di alberi, fiori, sorrisi e presenze …, di Ghita Margherita Giglio. Inviata il 27 febbraio 2021

Lago · LETTERATURA: romanzi, racconti, poesie · Margherita G.

IL LAGO, Da “Favole per Renno”, inviato da Margherita Giglio

Antologia del TEMPO che resta

(Renno é una renna peluche nata nel dicembre 2017. Indossa la maglietta della Roma. Sin dal suo apparire ha manifestato il desiderio di favole prima di addormentarsi).

IL LAGO

C’era una volta un lago molto profondo, circondato da montagne di altezza diversa che fungevano da barriera all’ingresso degli intrusi.

Su quel lago circolavano molte teorie che vantavano il privilegio di conoscerne i segreti. C’era chi parlava della presenza di luci improvvise che danzavano sull’acqua nelle notti più buie. Alcuni erano certi di aver visto fate e folletti che si rincorrevano scivolando sulla superficie senza mai riuscire a toccarsi. La voce più diffusa ed accreditata sosteneva che nel profondo delle acque s’intravedeva Atlantide scomparsa, abitata da gente vestita di bianco che celebrava riti dedicati al Sole e alla Luna.

Nel corso degli anni si era intensificata l’attività di ricerca per scoprire il segreto del lago. C’era un motivo. Una profezia di…

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AUTORI · Gatti · LEGGERE e SCRIVERE · Margherita G.

La vera storia di Cappuccetto Rosso. dedicata ai nostri micetti da Margherita Giglio, 27 lug 2020

 

Cappuccetto Rosso, sì  proprio lei, quella della favola, non era affatto una brava bambina. Anzi. Era bellina, questo sì  ma tanto presuntuosa e poco gentile nei confronti degli altri.
State a sentire.
Quando la mamma le consegno’ il famoso cestino con la focaccia e il vino da portare alla nonna, lei si mostrò  disponibile solo per scopi egoistici.
Ecco come è  andata.
Cappuccetto s’incammino’ nel bosco e, assicuratasi  di non essere vista, tolse la mantellina rossa e ne indossò  una nera. Ogni volta che incontrava piccoli praticelli pieni di fiori variopinti  li calpestava con rabbia.  Ad un certo punto, quasi arrivata a casa della nonna, si fermò  e chiamò  con il cellulare il suo amico cacciatore e lo invitò  a raggiungerla presso una radura dove giacevano, privi di vita, tronchi e rami di querce abbattute . Il cacciatore, seccato di dover sospendere la partita a Monopoli che stava giocando con i suoi compari (un certo Salvi detto “camaleonte” per il vizio di indossare divise di circostanza; un certo Maio venditore di coca cola; una romanaccia che raccontava cose false con un linguaggio forbito) si alzò  dal tavolo da gioco mostrando i denti da coniglio. Si faceva chiamare Rottamman, era toscano e sapeva balbettare come pochi in inglese.
Rottamman, appena arrivato all’appuntamento con Cappuccetto , poggio’ sul prato un grosso zaino dal quale trasse fucile, bazooka, bombe a mano, bottiglie molotov, tutti acquisti fatti alla Sylicon Valley una volta che era andato da quelle parti.
Aiutato da Cappuccetto cominciò  a sparare contro tutto ciò  che si muoveva uccidendo cervi, aquile, serpenti…”E adesso tocca al lupo- disse Cappuccetto- poi alla nonna e a chiunque non la pensa come noi”
Più  in là, il lupo osservava in silenzio quello squallore, poi si mise a correre intorno al luogo dove i due complici erano intenti a mangiare la focaccia e a bere il vino. Non si accorsero di quanto stava accadendo. Il lupo aveva scavato un fazzoletto di terra, proprio quello sul quale erano seduti. Sollevò  i vertici del quadrato, ne fece un bel fagotto che legò  stretto e lo trascino’ fino a casa della nonna. Aprì  la porta e mise il fagotto nel camino e appicco’ il fuoco. In poco tempo tutto divenne cenere. La nonna si mise la cuffia, raccolse la cenere in una enorme che riempì  d’acqua fino ai bordi. Disse al lupo di aprire la porta per far entrare luce e aria, si sedette sulla sua sedia a dondolo e aspetto’, aspetto’ i raggi della luna. Quando la stanza fu bianca di luce lunare, dal calderone uscirono festosi e vivi tutti gli animali uccisi. La vita rinacque ma non per Cappuccetto e il cacciatore che, quindi, non vissero felici e contenti ma morirono infelici e scontenti. La nonna tornò  nel suo letto e prima di addormentarsi disse al lupo  “Quando vai via chiudi per favore la porta e se verrai ancora da queste parti ti preparerò  una bella focaccia, ma, niente vino”.
Il lupo, maestoso e solenne uscì,  richiuse la porta e, guardando la luna, la saluto con un ululato di gioia e poi corse nel mondo a stanare Cappuccetti e Cacciatori.
          Cia o micetti!
Acqua · Guarracino Vincenzo · Lago · Lario · Margherita G. · Poesie

LAGO, di Margherita Giglio, in POETI A COMO, a cura di Vincenzo Guarracino, DIALOGOLibri, 2002

LAGO

Ho visto la sera

addolcire il lago,

carezzare i monti,

accendere la luna

e prendermi per mano

silenziosamente

 

di Margherita Giglio

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