Chicco (1939) e Luigina (1943) · DIARIO di Amaltea · Eterni · Mammagatta · Miciù

Rielaborazione di lutti animali: da MammaGatta a Chicco’s Boat

MammaGatta è stata la madre altamente selvatico-domestica che ha fatto nascere la nostra Miciù.

Per 15 anni ha abitato Coatesa, alternando il luogo del pasto da noi e il suo rifugio vicino ma ignoto.

Poi è arrivato il termine del suo tempo,  qui sulla terra che conosciamo. Luciana ne ha già parlato in modo altamente empatico in Elegia per Mamma Gatta 

L”ho vista uscire dal cerchio dell’apparire: 

e ne ho parlato così in  

In quel momento avrei voluto avere un qualsiasi guscio per andarla a riprendere e seppellirla nel cimitero dei gatti.

E una settimana fa il desiderio del guscio è stato realizzato dall’amico vicino di casa (meccanico esperto e navigatore di lago, proprietario della bellissima Lenta) che mi ha regalato questo canotto di salvataggio che ho chiamato “Chicco’s Boat”:

La Baia di Coatesa sarà ancora per i giorni futuri sicuramente Terra ( le terrazze sul lago), ma anche Acqua (le onde della sera, quando il sole cala dietro ai monti).

Il Tempo avrà ancora valore

Api · Gatti · PERSONE e DESTINI

Giorgio Celli, l’intellettuale che amava i gatti, di Aldo Grasso su Il Corriere della Sera

VAI ALL’AUDIO:

http://video.corriere.it/aldo-grasso-giorgio-celli-intellettuale-che-amava-gatti/826885f8-9452-11e0-9db6-651cd37b13cb

Cigni · LEGGERE e SCRIVERE · Noelle Episteme

Noelle, i cigni e il cerchio dell’apparire | Tracce e Sentieri

Ciò che è e che sta non può originare dal nulla e lì sparire.
Ergo, cio che è, è eterno.
Sono le variabili tempo e spazio che ci illudono. Per il nostro maledetto bisogno di collocare e misurare.
Ma esistono degli accadimenti cui è bene non riservare troppo ragionamento, meglio accoglierli come manifestazioni dell’imponderabilità.

E’ successo con Noelle e la sua dicembrina apparizione nella grotta del forno. 

Portata a casa, medicata, curata, sterilizzata con tutti gli strumenti che la techne ha reso disponibili anche per gli animali, è stata ricondotta al luogo del ritrovamento.

E’ successo, dopo 24 ore, che Noelle uscisse dall’illusorio cerchio dell’apparire.

Contemporaneamente, per lenire il dolore della sparizione e lungo la peregrinazione della ricerca (quanto misura il cerchio dell’apparire?) Paolo avvista in lontananza una famiglia di cigni. Si sbraccia, sventolando le mani verso il cielo, e quelli, da una distanza ragguardevole, fanno dietrofront e si avvicinano in pochi minuti alla scala che si tuffa nel lago.

Avidamente si cibano delle fette biscottate nel frattempo procurate.

Una coppia e tre cuccioli.

Il porticciolo è spesso abitato da germani reali, papere, gabbiani, persino un’oca. 

Però sono trascorsi almeno 7 anni dall’ultima volta che una famiglia di cigni aveva scelto la baia coatesiana come dimora.
Di questo periodo non avevamo notato la loro comparsa.
Finito il pasto, tutti e cinque riprendono il largo e noi rientriamo.

Poche ore dopo riprendiamo la ricerca di Noelle, chiamandola per nome (è notorio che i gatti difficilmente rispondono al richiamo nominativo) e agitando una scatola di crocchette, sperando di prenderla per la gola.
Nulla da fare.
Così come misteriosamente apparsa, altrettanto sparisce.
L’eternità non è un’invenzione, evidentemente.

Perché succede che a mio insistente miagolio, quando le speranze sono pressoché svanite, Noelle rispunta.

Nello stesso lasso di tempo, i cigni non si sono fatti più vedere né nei pressi, né al secondo ponte.

Ma noi sappiamo che ci sono.

Testo e Fotografie di Luciana

da Noelle, i cigni e il cerchio dell’apparire | Tracce e Sentieri.

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LEGGERE e SCRIVERE · Mammagatta

Elegia per Mamma Gatta, 11 aprile 2011

Elegia per Mamma Gatta

La scorsa settimana, passando davanti alla siepe di lauroceraso, un odore marcio ci ha fatto pensare al cadavere di un topo ucciso. In realtà, dopo accurata osservazione fra l’erba, abbiamo intravisto una schiena pelosa di un gatto.

Ho subito espresso il mio pensiero: “Sarà Mamma Gatta”. Non lo era.

Si trattava di un gatto tigrato che talvolta passava al “Ristogatto di Amaltea”, un maschione col muso schiacciato che probabilmente, oltre al cibo, puntava a qualcuna delle nostre femmine.

E’ Paolo il necroforo della coppia. Non per scelta. Per necessità. Gli animali morti mi fanno una tragica impressione. E così quel maschione senza nome è finito nel cimitero dell’ultimo piano.

C’è un rituale ogni primavera che sopraggiunge. E’ la nostra prima notte dell’anno  sul lago. Sabato sera c’erano 23 gradi in camera da letto. Una temperatura inusuale per il mese di aprile. Le finestre spalancate e il profumo del glicine portato dalla brezza. Il cucù riavviato in soggiorno. Il frigorifero in funzione. Le imposte aperte. I gatti sui davanzali a impietosirci con i loro miagolii. Questa volta un nuovo particolare: attendere il buio sotto il ciliegio. E’ un evento che succede solo nelle sere d’estate.

Mamma Gatta è stata nei pressi della casa per tutta la domenica. Ha mangiato lenta, con cautela.

Poi si è sdraiata al sole sul corridoio davanti alla panca. Più stanca del solito. E’ ormai da un anno che sono pronta per la sua definitiva partenza. Già il rigido inverno dell’anno scorso non mi aveva fatto ben sperare. Ma ce l’ha fatta.

Ha già sedici anni Mamma Gatta. All’inizio il suo nome era Subdolina, dall’ipotesi che il genitore fosse un gatto, Subdolo appunto, che s’intrufolava a nutrirsi sospettoso e poi correva basso basso, come i gatti dei fumetti. Poi col trascorrere degli anni è diventata Mamma Gatta, in onore della figlia Miciù che da quasi 14 anni vive con noi.

Sempre meno agile, sempre più schiva, il passo più incerto, lo scavalcare del cancello sempre più improbabile. Per essere selvatica (l’unica che non si fa avvicinare più di tanto), ha avuto una vita lunga. Tutti gli altri sono morti molto più giovani di lei.

Eppure ieri aveva uno strano sguardo assorto, dolente. Non sono visibili segnali di malattia. E’ semplicemente vecchia. La osservavo: è rimpicciolita, così come succede al corpo di alcuni  anziani, le cui giunture si rattrappiscono e i muscoli si accorciano. Ha il pelo un po’ glabro, che da grigio ha preso alcune sfumature rossastre. Il muso è da vecchia. Puntuto, affilato. Gli occhi sono fissi, nostalgici.

Per lungo tempo – e così l’abbiamo lasciata – è stata sdraiata sul piano inclinato al confine tra il corridoio che porta al ciliegio e il corridoio davanti alla panca. Alla sua destra, alto, il cipresso. Alla sua sinistra, l’estendersi di un ciglio fiorito e la statua di Anima. Davanti a lei, i gradini che salgono all’orto verde. Ripidi, ma che si elevano verso altri spazi.

Chissà che cosa pensano i gatti alla fine della loro vita. Chissà se su quel piano inclinato Mamma Gatta voleva godersi con abbandonata serenità uno sguardo di bellezza. I colori dei fiori, il volo degli insetti, il rumore del carapace di Giove che tenta di salire i gradini e poi cade giù, il va e vieni dei suoi simili che le passano accanto, l’annusano ma non l’attaccano più come accadeva un tempo.

Chissà se sa che questa sarà la sua ultima primavera.

Forse la ritroveremo la prossima settimana, con quel suo trascinarsi affaticato e tardo. Forse non è così imminente il suo trapasso. Ma se così non fosse, quegli occhi resteranno nella mia memoria come il suo ultimo saluto. Un saluto compiuto, che non lascia nulla in sospeso. Semplicemente la consunzione del tempo.

Testo e fotografie di Luciana

Qualche settimana dopo  MammaGatta è uscita dal cerchio dell’apparire

Luna · Strand Mark

Moon, Mark Strand

Moon,  Mark Strand

Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.

*

Luna

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, sempre la luna, ancora appare

lì tra due nuvole, muovendosi piano, così piano che sembrerà
siano trascorse ore prima che possa voltare alla pagina seguente

lì dove la luna, più luminosa ora, fa approdare un sentiero
che ti conduca via da ciò che hai appreso

dentro i luoghi in cui tutto quello che avevi sperato si avvera,
la sua sillaba solitaria come un bisbiglio penzoloni

al margine del senso, ad aspettare che sia tu a pronunziarne il nome
ancora una volta staccando lo sguardo dalla pagina

chiudendo il libro, ancora sentendolo così com’era
quel sospendersi nella sua luce, quell’inatteso paradiso del suono.

Mark Strand e la metafisica dell’assenza

Mark Strand nasce nel 1934 a Summerside, nella Prince Edward Island in Canada, ma cresce negli Stati Uniti ed attualmente vive a New York. Il suo modo di fare poesia è abbattimento di regole e catene della tradizione lirica, la sua poesia si fonde alla prosa senza perdere il piacere della pausa, del respiro, del ritmo intrinseco alla narrazione stessa. La poetica di Strand penetra il pensiero tuffandolo e vestendolo di sogno e realtà, come un entrare ed uscire da un tunnel, come un meditare aprendo e chiudendo gli occhi …: verità e fantasia si fanno esperienza sensibile che si fonde al vissuto, cui egli dà le sue risposte attraverso i versi che assumono forme nuove, quasi un elenco di “pensierini” a volte, apparentemente semplici come innocue gocce d’acqua, che alla fine dell’intera lettura lasciano il segno sulle labbra come il tocco dell’acqua sulla nuda pietra.

Della semplicità si può fare arte complessa, quasi irraggiungibile: la perfezione della linea retta che si ricurva inseguendo dolcemente il suo percorso per poi puntualmente tornare diritta al punto di partenza. Una poetica delle domande, mi verrebbe da dire, in cui Strand si risponde scrutandosi, sempre interrogandosi sull’idea delle cose reali. Ne risultano risposte a volte apparentemente spezzate che racchiudono in sé il senso di un pensiero vasto e profondo che sembra non raggiungere mai se stesso, mai, fino a divenire anch’esso nuovo interrogativo, nuova ricerca, nuova meditazione, altra/alta poesia. Il senso dell’assenza come presenza piena, quasi metafisica, la descrizione della quotidianità che scorre nel tempo, nei giorni, uguale a se stessa, permea di un senso di tristezza versi che si arricchiscono di immagini potenti ed evocative senza risultarne appesantiti nella loro logica fluidità.

“fissare il nulla è imparare a memoria
quello in cui noi tutti verremo spazzati”

Un’attesa graffiante della morte, descritta con la nudità e la crudezza dell’esorcizzazione di chi la fissa dritta negli occhi con atteggiamento coraggioso e disilluso, aspettando senza fretta, gelidamente quasi, la propria fine. Di sé Strand dice di raccontare sempre la stessa «vecchia storia», quella «sui minuti che muoiono e le ore, e gli anni», la storia «di me stesso, di te, di tutti».

Noelle Episteme

Portato a sterilizzare gatta Noelle

Portato a sterilizzare gatta Noelle alle 9.

La riprendo alle 17. Ringhia, ma mi dicono che è ancora l’effetto dell’anestesia.

Fra 10 giorni si possono togliere i punti

Blue e Belle

Blue è tornato!

Oggi, domenica 23 gennaio,  è una bella giornata poichè, quando ormai iniziavamo a rassegnarci, è comparso di nuovo Blu, dopo 20 giorni di allontananza misteriosa!

La truppa amalt-coatesiana, un po’ ammaccata dall’inverno,  è ancora  al completo:

Noelle, ora che praticamente è in via di guarigione, sta mostrando il suo carattere birichino tipico dei tardo-cuccioli.
Anche la convivenza con Miciù, stabilita solo dal tardo pomeriggio al momento di andare a letto, non è più così terribile. Miciù cerca sempre di mantenere la posizione di inseguimento con caccia all’odorato del suo posteriore; se l’ordine si inverte, allora la “tardona” soffia, ma niente di più.
Se le cose continuano così i primi di febbraio si potrà procedere con la sterilizzazione
Noelle Episteme

Le cure di Noelle (2° puntata)

Visita di controllo a Noelle (questa volta dott. Tomagnone) , dopo le prime cure.

E’ molto migliorata.

  • somministrare comunque Felex, altrimenti non si interrompe il ciclo dei parassiti
  • si può continuare con l’Enterogermina: non ci sono rischi di sovradosaggi
  • continuare con Fissan
  • anche la dermatite sulla coda migliora: continuare con Derox. Le spellature sui garretti erano dovute alla diarrea: è acida e irritava la pelle
  • la si potrà sterilizzare fra 15 giorni. Telefonare prima. Nello stesso tempo fare il prelievo del sangue per verificare leucemia felina o aids. Portare un campione delle feci per ulteriore controllo dei parassiti intestinali
  • essere rigorosi nel somministrare Frontline ogni mese
  • 3 scariche al giorno per un cucciolo (una cucciola) sono nella normalità
  • non ha la congiuntivite e le orecchie sono a posto
  • dare per qualche mese ancora una alimentazione specifica per cuccioli (cucciole):  Science Plan Kitten (sia secco che umido)

 

Noelle Episteme

Cure per Noelle

Ho portato Noelle dal veterinario (dottor Sala).

E’ accertato: è una femmina di circa sei mesi e non è gravida

Diagnosi e terapia:

  • Verminosi. Dare Felex pasta: mezza siringa, ripetere dopo 15 giorni
  • Infiammazione intestinale. Dare antibiotico Synulox: 0,6 ml ogni 12 ore per una settimana. Inoltre Enterogermina
  • esame feci per altri parassiti
  • Dermatite e micosi. Deroxen schiuma: applicare con batuffolo di cotone per 10 giorni
  • Infiammazione anale: Fissan pomata
  • Parassitosi pelo. Frontline Combo

Se non guarisce: verificare leucemia felina (infettiva per altri animali domestici: leccamento, lotte)

Visita di controllo fra dieci giorni.

Si potrà sterilizzare se guarisce

Noelle Episteme · soggiorno

1 gennaio alla casa di Coatesa