Chat Noir

La convalescenza di CHAT NOIR a Como, 11 giugno 2012

Chat Noir

Chat Noir è il nuovo ospite del giardino

Chat Noir è il nuovo ospite del giardino.

Lo abbiamo trovato piuttosto conciato: la schiena piena di grumi di pelo (che sono riuscito a togliere con lente, pazienti e continue spazzolate) e una fortissima costipazione polmonare (naso pieno di muco). E’ anche molto disidratato.

Oggi l’ho portato dalla veterinaria: gli ha fatto il trattamento per pulci, acari e vermi (Stronghold) e somministrato la prima dose di antibiotici per iniezione (Rubrocillina)

Ora dovrà fare 10 giorni a Como, purtroppo chiuso nel bagno (per non turbare la vecchia miciù, che ha diritto alla sua vecchiaia tranquilla),  per il proseguimento della cura antibiotica (Baytril).

Poi ancora visita di controllo e sterilizzazione (12 giugno 2012).

Mangia ed è affettuoso.

Sono felice di potergli dare una mano per vivere la sua vita.

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Lungolago · Tartarughe

Tartaruga nella darsena di Como, da Quicomo

Ciliegio · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Tartarughe

Lavori di giardino nel fine settimana del 26 e 27 maggio 2012

Pulito il primo piano, per impedire la fuga del tartarugo Giove.

Potato il Ciliegio.

Bruciato le ramaglie dell’ultimo piano. Un lavoro infernale

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Gatti

Gatto Orange. Gatto terminale

Abbiamo chiamato questo gatto rossiccio ORANGE.

E’ ammalato, probabilmente gravemente. E’ venuto a stabilirsi nel nostro giardino perchè qui si sente sicuro e avrà da mangiare e vari rifugi in cui stare.

E’ un gatto domestico: entra in casa, anche se non si lascia avvicinare.

Se fosse di qualcuno e se questo qualcuno leggesse questo messaggio, sappia che qui trascorrerà nel modo migliore (compatibilmente alla sua malattia) i suoi giorni che restano

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Giove · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Tartarughe

Ore di lavoro per evitare che il tartarugo Giove scappi verso i suoi “oltrepassare”

Mie dieci ore di lavoro (più due di Luciana) per “sigillare” il primo corridoio ed evitare che il tartarugo Giove scappi verso i suoi “oltrepassare”

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Cani

Briciola e Kangoo

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Kangoo

Kangoo, di Dominique e Catherine

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Luna · Silvestro

Luna e Silvestro

Gatti

fùsa / ˈfusa/ (o -ṣ-) o †fùse

fùsa / ˈfusa/ (o -ṣ-) o fùse
[prob. da una forma f. pl. arcaica di fuso (2)  av. 1449]
s. f. pl.
 Nella loc. fare le fusa, detto del gatto che emette un caratteristico suono sordo e vibrante in segno di soddisfazione; (fig.) manifestare il proprio compiacimento ricevendo tenerezze amorose | Nella loc. fare le fusa torte, (lett.) tradire il marito o l’amante.

La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2012
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore

Giove · primavera · Tartarughe

Per Giove!

Il tardo pomeriggio di venerdì 4 maggio doveva essere occasione di vacanzina.

Una vacanzina molto locale, che solo io e TartaRugoso possiamo definire tale.

Si trattava infatti di esplorare un nuovo Consorzio Agrario vicino al mio luogo di lavoro. E che sarà mai un consorzio! potrebbe obiettare chiunque.

Bene. Per me e TartaRugoso serre, vivai, consorzi agricoli corrispondono al Paese delle Meraviglie di Alice e in quanto tale suscita sempre grande entusiasmo nella sua scoperta e perlustrazione.

E così attendevo con estremo piacere il finire della settimana lavorativa.

Uscendo dalla porta scorrevole, incrocio subito il viso terreo di TartaRugoso che annuncia il cambiamento di programma per una bella notizia. Bella era la parola usata, ma disconfermata dalla sua mimica facciale, che però ho subito afferrato a conclusione della frase.

“Stavo aprendo la porta per venire a prenderti e il telefono ha squillato. Era Enrico che dal nostro giardino lieto mi annunciava di avere appena rimesso a dimora Giove, trovato da Lorenzo alla Cappelletta”.

Il colore del mio muso non doveva essere molto diverso da quello del consorte.

Certo che era una splendida notizia, ma per Bacco, anzi per Giove!, come cavolo aveva fatto il disgraziato fratello ad arrivare alla miracolosa cappella, distante sette minuti di passo umano dal giardino?

C’è bisogno di fare memoria.

Tre anni fa un abitante del luogo, ora passato ad altra vita, ci aveva gentilmente avvertito di aver visto una tartaruga salire i gradini che sempre verso la cappelletta vanno (che Giove abbia periodicamente una crisi mistica?).

Impietriti dalla notizia, in quella tarda primavera ci eravamo subito precipitati alla sua ricerca. Il testardo rettile stava salendo di gran voga i gradini di sasso lasciando dietro sé piccole gocce di sangue: il piastrone ventrale era letteralmente spaccato in due.

Contattato d’urgenza il veterinario, trafelati in città dopo mezz’ora, direttamente all’ambulatorio, lì lasciamo il malcapitato, dopo essere stati rassicurati che un intervento di riparazione sarebbe stato possibile.

Tornati al giardino, un’accurata indagine ci fa scoprire un buco nella rete di protezione sufficiente al passaggio di Giove e al suo capitombolare da tre metri di altezza (reperti sanguinolenti testimoniavano il punto di atterraggio).

Da quel giorno TartaRugoso ha steso almeno una cinquantina di metri di rete lungo la balaustra di pietra del lungo terrazzo e ogni anno, prima del risveglio di Giove, verifichiamo che tutto tenga.

Che cosa poteva essere successo venerdì?

Tra l’altro, l’ottuso fratello era stato ricoverato nell’appartamento di città per quasi due settimane a protezione dal grande freddo e dalle insistenti precipitazioni piovose che hanno classificato lo scorso aprile come prosecuzione invernale. Devo dire che in quelle giornate, l’occupazione principale di Giove era quello di andare avanti e indietro con gran dovizia lungo la porta finestra del soggiorno, identificato come l’unico punto luce pavimento-soffitta e, nella suo preistorico cervello, probabilmente identificato come possibile via di fuga.

Io e TartaRugoso ascoltavamo il suo cozzare contro l’alluminio per ore, finchè, colto da fatica, si ritirava a dormire sotto l’armadio per iniziare la mattina dopo, al primo bagliore di chiaro.

Quindi cocciuto è.

Dicevo appunto di venerdì. Archiviata la vacanzina, corriamo al giardino per tentare di capire il suo percorso.

Trovo Giove sotto un cespuglio di rose. Lo prelevo per condurlo più lontano, verso il pino. Sta bene e il piastrone questa volta non è rotto.

Procedo con TartaRugoso a una minuziosa ricerca di punti di strappo della protezione metallica, ma non troviamo assolutamente nulla.

L’unica plausibile ipotesi (e due, dopo la scomparsa di Noelle) è che al termine della rete parzialmente sovrapposta alla colonnina di cemento, non essendo fissata alla stessa per via della durezza del materiale, la parte verticale della rete medesima offrisse, alla spinta testarda del guscio, la possibilità di essere piegata ed allargata per il suo oltrepassamento. Nel vuoto che sotto si apre.

TartaRugoso ha subito allineato una serie di sassoni nel punto verosimilmente critico, nella speranza che fosse quello il pertugio individuato dallo stupidone.

Certo che passato lo spavento si impone una riflessione sul destino e sulla casualità.

Casualità 1: Lorenzo avvista Giove su un piccolo promontorio vicino alla Cappelletta (così ci dice lui stesso venerdì sera quando lo incrociamo sul sentiero e lo ringraziamo immensamente per la segnalazione)

Casualità 2: qualcuno ha visto Giove camminare e lo ha messo lì sopra, anziché portarselo via o lasciarlo al suo procedere.

Casualità 3: Lorenzo ci dice che è stata la bambina prossima ad abbandonare il paese a dirgli che Giove era nostro.

Casualità 4: Enrico era presente per motivi del tutto fortuiti (un guasto nella sua casa lo ha stimolato a compiere un viaggio altrimenti evitato)

Casualità 5: TartaRugoso ha preso la telefonata per un soffio di dieci secondi, altrimenti non sarebbe stato più in casa. Giove a quel punto era già al sicuro, ma a noi ha tranquillizzato il poter andare quella sera stessa a verificare la presenza di buchi. Conoscendo Giove e la sua testardaggine, poteva benissimo essere che il mattino dopo ritentasse l’impresa.

Se non ci fosse stata questa concomitanza di casualità, io avrei perso Giove per sempre.

E che sarà mai una tartaruga! potrebbe obiettare chiunque.

Per me è una bestia sacra, è il mio alter-ego e ciò che meglio mi rappresenta nel mondo animale.

Quando è morta Celesta qualche anno fa, per probabile polmonite dovuta anche in quel caso a un mese di pioggia interrotta, ho passato momenti d’inferno, essendo scioccamente convinta della robustezza di questi rettili e delle fantomatiche dicerie sulla loro longevità e capacità di pre-sentire con ampio anticipo le variabilità del tempo.

Non è vero. Le tartarughe sono molto sensibili agli sbalzi di temperatura improvvisi e all’elevato tasso di umidità. Se fa freddo si bloccano e non è così scontato che riescano a ripararsi con le dovute accortezze. Anche loro si ammalano e non sono eterne.

Diversamente da altri animali oggi è assai difficile procurarsi le tartarughe, visto che le poverette non sono bestie d’affezione e vengono sterminate per farsene pranzi o accessori di vario genere e tipo.

Giove è l’unico che è riuscito a resistere in tutti questi anni e quando lo abbiamo acquistato dal nostro veterinario, il suo carapace portava già i segni di un passato burrascoso.

Che sia il nome Giove che lo protegge?

Chissà, le casualità forse sono il destino che si compie, e questa volta il destino ha decretato che Giove restasse nel cerchio dell’apparire.

Grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato affinché questo destino si realizzasse.

Da TartaRugosa, da TartaRugoso e naturalmente da Giove.

scritto da TartaRugosa

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ANIMALI

 

Avatar di Paolo FerrarioMAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario

Le umane autorità ucraine hanno deciso di ripulire le strade da cani e gatti randagi, in vista degli Europei di Calcio 2012. E gli umani esecutori di tale disposizione hanno iniziato a fare a gara tra chi riesce ad adottare i sistemi di soppressione più cruenti e dolorosi: bastonate, randellate, pietrate, spari con la pistola e con il fucile, soffocamento, avvelenamento con gas o con cibo, seppellimento da vivi, bruciamento da vivi in forni crematori mobili.
Animali massacrati a decine di migliaia. Forse ventimila.
Uno sterminio bestiale (questa volta sì il termine è d’obbligo) senza precedenti. Una sorta di strage di Erode abbattutasi su chi ha la sola colpa di essere (nato o diventato per sua sfortuna) randagio, orfano della pietà di un padrone disposto a proteggerlo, in balia di un uomo “dal grande sviluppo del cervello e dalle elevate attività psichiche” incapace di accoglierlo nella sua razza.
Da mesi…

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