Scale · via Coatesa

la gradinata di via COATESA . Dal livello del Lago di Como, presso l’Orrido di Nesso, allo stradone: 249 SCALINI, 14 maggio 2018

DSCN9536 (FILEminimizer)

DSCN9537 (FILEminimizer)

DSCN9538 (FILEminimizer)

DSCN9522 (FILEminimizer)DSCN9523 (FILEminimizer)DSCN9524 (FILEminimizer)

 

DSCN9534 (FILEminimizer)

DSCN9527 (FILEminimizer)

DSCN9526 (FILEminimizer)

DSCN9528 (FILEminimizer)DSCN9529 (FILEminimizer)DSCN9530 (FILEminimizer)DSCN9532 (FILEminimizer)

Scale · z: da classificare

SCALE in Coatesa sul Lario

scale3252

clicca sulla prima fotografie per vederle in SEQUENZA:

COATESA: frazione del Comune di Nesso · Scale

OH CAR AL ME NESS – TANTI BASEI … – MA QUANTI POST BEI … (segnalato da Betty Molinari)

OH CAR AL ME NESS

TANTI BASEI …

MA QUANTI POST BEI …

2 Terrazza della VITE DELL'UVA e dell'ACERO GIAPPONESE · 3 Terrazza del FRUTTETO e dell'ORTO · 7 Terrazza della PERGOLA · Scale

l’agosto del MUSCHIO sui gradini

Questo slideshow richiede JavaScript.

autunno · COATESA: frazione del Comune di Nesso · GENIUS LOCI · Lago · Scale

Un pomeriggio autunnale a Coatesa sul Lario

2 Terrazza della VITE DELL'UVA e dell'ACERO GIAPPONESE · casa · DIARIO di Coatesa · Luna · primavera · Scale · Sentieri e Genius Loci

Ritorno a Como, con saluto di gatta Luna, sabato 21 aprile 2012

Scale

GRADINI, di Hermann Hesse

 

TRACCE e SENTIERI

Come ogni fior languisce e giovinezza
cede a vecchiaia, anche la vita in tutti
i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni
senno e virtù, né può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore sia
pronto a partire ed a ricominiciare,
per offrirsi sereno e valoroso
ad altri, nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.

Dobbiamo attraversare spazi e spazi
senza fermare in alcun d’essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d’infiacchire nell’ignavia;
sol chi è disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.

Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a nuovi spazi;
della vita il richiamo non ha fine…
Su, cuore mio, congedati e guarisci!

 

DA

http://www.aragno.net/riflessioni/Hesse.htm

View original post

Acqua · Alberi · Architettura · barche · borghi · Bosco · CASA di Coatesa · Chiese Basiliche Cattedrali (in genius loci) · chiostro · cimiteri · città · città fantasma · finestre · Fiumi · Fuoco · GENIUS LOCI · Giardini del lago di Como · Lago · Luoghi della Cura · Luogo sacro · mare · montagne · ponti · Rovine · Scale · sentieri · strade · terme · Terra · Vie e Piazze

GENIUS LOCI: variazioni su una mappa

Acqua · Camminare in COMO città · CASA di Coatesa · destino · eros · GENIUS LOCI · Giardini del lago di Como · Lago · montagne · Paesaggio · Scale · sentieri · Terra

Passeggiando in un giardino a terrazze sul lago

CASA di Coatesa · destino · GENIUS LOCI · Giardini del lago di Como · Lago · Montagnola · Paesaggio · Psiche · Scale · sentieri

Al Museo Hermann Hesse di Montagnola, nel Canton Ticino: racconto di una giornata, 17 marzo 2011

COATESA: frazione del Comune di Nesso · Scale

GRADINI per arrivare a Coatesa da Borgovecchio, passare per il giardino e risalire allo stradone. In tema: “mi piace contare i gradini”

 

Mi piace contare i gradini e stupirmi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura non mia ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili.

76 sono per esempio i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera di Via Coatesa che scende a lago.

Tra il 74 e il 75° c’è il respiro di un passo. E gli ultimi due degradano più dolcemente. Quando li ripercorro in senso contrario, al 48° c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. Sembra un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che fa parte del mio paesaggio dell’anima.

Mi piace contare i gradini quando apro il cancello. 9 gradini e il corridoio sotto il cupolone delle viti, verdi e pesanti con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano.

Mi piace contare i gradini quando arrivo al cespuglio delle azalee e lo sguardo verso l’alto incontra Anima sotto l’ulivo. 9 gradini e la repentina svolta a destra per salirne altri 6

Il cipresso si erge imponente alla mia sinistra, mentre a destra svettano le 3 Lagerstroemie. Di fronte la rassicurante facciata della parte posteriore della casa estiva, con quei 4 gradoni più i 6 scalini che tante volte scendo e salgo a tal punto che nessuno sospetta dove sia il vero ingresso (e non posso fare torto agli altri 6 che lì accanto mi immettono allo studiolo del gufo).

Ma se decido di attardarmi nella zona esterna, mi attendono altri 9 gradini per salire allo slargo dei ciliegi. O meglio 18 più 3,  alcuni piuttosto scoscesi anche.

Mi piace contare i gradini. I 9 scalini di pietra incastrati fra gli oleandri e le sassifraghe sono meno battuti, ma pure fanno parte delle passeggiate serali, durante il saluto della buona notte ai respiri delle foglie e dei frutti.

Da lì, inoltre, non c’è un percorso obbligato per ritornare indietro. Percorrendo il pergolato dei kiwi, infatti, attraverso 5 gradini si ridiscende al corridoio sottostante, accolti dalla minuscola coreografia che ricorda il caldo del sud, tra mandarini, limoni, arance, vasi di agavi e una piccola palma che si sta irrobustendo di anno in anno.

Mi piace contare i gradini. Se proprio proprio il desiderio di stendere lo sguardo da una prospettiva più ampia mi assale, ci sono altri 13 gradini, abbarbicati alla roccia e non troppo sicuri, che si spingono all’ultimo piano di quella che fu la costa di un monte glaciale. Lassù il noce si sporge ad inseguire il sole. In questa piazzola si gode il panorama più dolce, che comprende i lunghi corridoi del giardino, il cipresso, la casa e il suo tetto, la tranquilla baia e le sue dormienti abitazioni.

Per contro, per arrivare al corridoio più basso, quello che, per intenderci, contempla la stazione di approdo del battello, occorre scendere gli ultimi 8 gradini di pietra, che con una curva armoniosa si arrestano accanto alla palma che segna l’epoca del mio arrivo.

Mi piace contare i gradini.

Sono parte dei gesti del quotidiano, quando ho la fortuna di fermarmi in modo stanziale durante i mesi estivi.

Mi piace sentire contare i gradini. Non c’è giorno, tranne forse quando la pioggia torrenziale interrompe la percorribilità delle mulattiere, non c’è giorno dicevo che una voce non dica “O cielo, ma quanti sono? Pensa a risalirli!”. E segue una risata, o un trillio di voci, o un sospiro, o una sosta, a seconda dell’età e del numero dei viandanti.

Io sono lì, che dalla finestra aperta ascolto e, talvolta, mi affaccio e informo su ciò che li attende.

Mi piace contare i gradini. Perché anche dove è situato il vero ingresso della casa non esiste strada, ma una lunga scalinata di pietra che dalla strada provinciale porta direttamente giù al ponte, vera attrazione del paese grazie alla vista che offre della cascata che strapiomba dal monte al lago.

Mi piace contare i gradini. Più passano gli anni e più imparo da uomini e donne che lì sono invecchiati che non bisogna affannarsi.

Una volta anche il cuore me lo ha ricordato.

E allora, quando devo salire, conto i gradini. Sono 305. Ma dalla mia porta alla strada se ne scontano 65, quindi sono solo 240 quelli da affrontare.

Dopo i primi 120, dieci metri di piano ti consentono di regolarizzare il respiro e di dosare il tempo per gli altri 120, molto più ripidi dei precedenti, quasi a sfidarti e darti il senso della conquista quando, finalmente, col muscolo dolente, posi il piede sull’asfalto della modernità.

Mi piace contare i gradini. Anno dopo anno mi ricordano il tempo che scivola.

Ma ogni anno è bello contare i gradini che resistono, impavidi, al mio scendere e salire.

Scale

GRADINI

Mi piace contare i gradini e stupirmi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura non mia ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili.

76 sono per esempio i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera che scende a lago.

Tra il 74 e il 75° c’è il respiro di un passo. E gli ultimi due degradano più dolcemente. Quando li ripercorro in senso contrario, al 48° c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. Sembra un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che fa parte del mio paesaggio dell’anima.

Mi piace contare i gradini quando apro il cancello. 9 gradini e il corridoio sotto il cupolone delle viti, verdi e pesanti con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano.

Mi piace contare i gradini quando arrivo al cespuglio delle azalee e lo sguardo verso l’alto incontra Anima sotto l’ulivo. 9 gradini e la repentina svolta a destra per salirne altri 6

Il cipresso si erge imponente alla mia sinistra, mentre a destra svettano le lagestremie. Di fronte la rassicurante facciata della parte posteriore della casa estiva, con quei 4 gradoni più i 6 scalini che tante volte scendo e salgo a tal punto che nessuno sospetta  dove sia il vero ingresso (e non posso fare torto agli altri 6 che lì accanto mi immettono allo studiolo del gufo).

Ma se decido di attardarmi nella zona esterna, mi attendono altri 9 gradini per salire allo slargo dei ciliegi. O meglio 18 più 3,  alcuni piuttosto scoscesi anche.

Mi piace contare i gradini. I 9 scalini di pietra incastrati fra gli oleandri e le sassifraghe sono meno battuti, ma pure fanno parte delle passeggiate serali, durante il saluto della buona notte ai respiri delle foglie e dei frutti.

Da lì, inoltre, non c’è un percorso obbligato per ritornare indietro. Percorrendo il pergolato dei kiwi, infatti, attraverso 5 gradini si ridiscende al corridoio sottostante, accolti dalla minuscola coreografia che ricorda il caldo del sud, tra mandarini, limoni, arance, vasi di agavi e una piccola palma che si sta irrobustendo di anno in anno.

Mi piace contare i gradini. Se proprio proprio il desiderio di stendere lo sguardo da una prospettiva più ampia mi assale, ci sono altri 13 gradini, abbarbicati alla roccia e non troppo sicuri, che si spingono all’ultimo piano di quella che fu la costa di un monte glaciale. Lassù il noce si sporge ad inseguire il sole. In questa piazzola si gode il panorama più dolce, che comprende i lunghi corridoi del giardino, il cipresso, la casa e il suo tetto, la tranquilla baia e le sue dormienti abitazioni.

Per contro, per arrivare al corridoio più basso, quello che, per intenderci, contempla la stazione di approdo del battello, occorre scendere gli ultimi 8 gradini di pietra, che con una curva armoniosa si arrestano accanto alla palma che segna l’epoca del mio arrivo.

Mi piace contare i gradini.

Sono parte dei gesti del quotidiano, quando ho la fortuna di fermarmi in modo stanziale durante i mesi estivi.

Mi piace sentire contare i gradini. Non c’è giorno, tranne forse quando la pioggia torrenziale interrompe la percorribilità delle mulattiere, non c’è giorno dicevo che una voce non dica “O cielo, ma quanti sono? Pensa a risalirli!”. E segue una risata, o un trillio di voci, o un sospiro, o una sosta, a seconda dell’età e del numero dei viandanti.

Io sono lì, che dalla finestra aperta ascolto e, talvolta, mi affaccio e informo su ciò che li attende.