

Categoria: CAMMINARE
Camminata verso la RSA “Le Camelie”, poi verso il ponte Chilometro della Conoscenza e ritorno lungo la passeggiata di Villa Olmo, domenica 23 ottobre 2016
Diecimila passi al giorno. Come arrivarci? dal blog Il benessere secondo Sara
Molti professionisti raccomandano di raggiungere i 10.000 passi al giorno. Anche se può sembrare molto, questo è facilmente raggiungibile da tutti. Ecco alcuni modi per raggingere l’obiettivo, anche per coloro che svolgono un lavoro sedentario:
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A SPASSO PER COMO – Itinerario illustrato – di Ettore Maria Peron, Davide Dell’Acqua, Patrizia Azimonti, Itinelario editore, 2016



2016, pp. 64 illustrate MAPPA ACQUARELLATA FORMATO 29,7 X 42CM
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il SETIFICIO, Como
viaggio, a cura di Fabio Cani, nella Como del passato: oggi è la volta di BROLETTO, PRETORIO e Coperto del Broletto
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Como ha un giardino pensile: area sopraelevata che è compresa tra la piazzetta Medaglie d’oro e via Nazario Sauro, In La Provincia di Como, 2016
C’è un giardino pensile in città, ma pochi fra i cittadini ne sono a conoscenza. Adesso arriva l’idea di recuperarlo e renderlo fruibile a tutti. Il Rotary club Como Baradello ha presentato un progetto ambizioso per restituire a Como questo unico angolo di verde di tutta la città murata. Si tratta di quell’area sopraelevata che è compresa tra la piazzetta Medaglie d’oro e via Nazario Sauro, degli splendidi metri quadri con vista dall’alto chiusi da decenni e che adesso si vorrebbe magari portare fino a raggiungere torre San Vitale
VAI A:
Como ha un giardino pensile Ma pochi lo sanno – Cronaca, Como

Biblioteca comunale di Como, Camillo Gubitosi, architetto; Rosalba La Creta, architetta;Mario Ragozzino, architetto; Mario Valli, ingegnere, 1961-1970
Erotismo in stile Kamasutra nel centro storico di Como: la sirena MELUSINA

Andrea Romanazzi in: http://www.acam.it/le-origini-della-sirena-bicaudata-tra-protostoria-e-rinascimento/
Da sempre l’uomo antico ha trovato nei simboli sessuali elementi apotropaici capaci di allontanare le forze maligne ed assicurare, ad una famiglia, ad una costruzione, ad una città, fertilità, procreazione e rinascita.
Da qui l’usanza, in realtà mai scomparsa da diecimila anni ad oggi, di rappresentare queste strane “forme” sessuali sui luoghi di culto e nell’architettura comune.
Il tema è davvero molto antico, da sempre raffigurazioni di dee portatrici di fertilità erano presenti negli antri e nelle grotte, il primitivo e primigenio tempio e santuario dell’uomo, metafora del ventre gravido della dea che risulta tanto più fertile quanto più esso è umido.
Così ecco che già in periodi protostorici gli elementi sessuali, femminili prima, e maschili poi, erano venerati come oggetti generatori di vita, Così, ad esempio, nell’antro di Çatal Hüyük, sul tetto della grotta, troviamo rappresentata una dea con le gambe divaricate dalle quali fuoriescono animali e piante, ribadendo lo stretto rapporto tra grotta e l’immensa forza creatrice della Grande Madre.
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In una società fortemente “pudica” come quella medievale questo genere di raffigurazioni non era però accettabile, da qui la sua evoluzione, la donna raffigurata nell’atto di mostrare la sua vulva muta e diventa una sirena bicaudata, le gambe divaricate si trasformano così nelle due code dell’ibrido in un’operazione che dimentica o cancella il simbolo, ma solo lo trasforma e cela.
La sirena bifide è così presente in moltissime chiese italiane, da Pavia a Bitonto, da Como ad Acerenza, in un simbolo che lunghi dal dimenticare le sue origini pagane ben ripropone, sotto altre vesti l’antica dea della fertilità e delle acque, elemento ben evidenziato proprio dalla coda di pesce.
vedi anche
http://www.acam.it/le-origini-della-sirena-bicaudata-tra-protostoria-e-rinascimento/
Fabio Cani: Complesso parrocchiale San Giuseppe. Nuova chiesa per un quartiere in espansione, da XXCO_038
Fabio Cani
Complesso parrocchiale San Giuseppe
Gigi Radice, architetto, Gino Colombo, ingegnere
1962-1969
Como, via D’Acquisto, via Bonomelli
Stato: visibile – visitabile – ben conservata
Edificata nel corso degli anni Sessanta a servizio del quartiere meridionale della convalle, in fase di rapido incremento demografico, la chiesa di San Giuseppe presenta una pianta dilatata verso il presbiterio per dare risalto all’altare e concentrare in sua prossimità il maggior numero di fedeli. Il ruolo del presbiterio è anche enfatizzato dalla luce che vi giunge dalla cuspide (alta 33 metri). Il corpo dell’aula è invece smaterializzato dalle pareti vetrate e dalla penombra del tetto a due falde retto da una serie di travature in cemento armato.

Tra le prime chiese cittadine “post-conciliari”, San Giuseppe suscitò all’epoca non poche polemiche, non solo per l’architettura fortemente innovativa, ma anche per l’arredamento interno (a destare un certo scandalo fu l’inedito uso della moquette uniformemente stesa sul pavimento).
Di notevole impatto è la serie delle vetrate, con le scene della Via Crucis, opera dell’artista zurighese Willy Kaufmann, nonché il grande Cristo crocifisso del presbiterio, scultura in marmo realizzata dal comasco Eli Riva e frutto di un rapporto particolarmente approfondito con i progettisti. Opera di Eli Riva sono anche le sculture in bronzo degli altari laterali.
In funzione dal 1966, la chiesa venne ultimata negli anni successivi, quando venne realizzato anche l’edificio del convento-canonica, collocato posteriormente, che riprende il tema della copertura a spioventi con differenti inclinazioni.
Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, la nuova chiesa di San Giuseppe è stata lo scenario di un rinnovamento liturgico particolarmente intenso (tra cui l’esperienza della Messa beat), condotto dai frati Cappuccini che l’officiano.

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Sorgente: XXCO_038: nuova chiesa per un quartiere in espansione
Edificio per residenze e uffici “Novocomum” Giuseppe Terragni, architetto 1927-1929, Como, viale Sinigaglia 1
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Sorgente: Newsletter NodoLibri 05/02 – pamalteo@gmail.com – Gmail
Edificio per residenze e uffici “Novocomum” Giacomo Caranchini, architetto 1925-1926 Como, viale Fratelli Rosselli 12, da ARCHITETTURA NEL TERRITORIO COMASCO DURANTE IL XX SECOLO. a cura di Fabio Cani
ARCHITETTURA NEL TERRITORIO COMASCO DURANTE IL XX SECOLO
La “zona a lago” a fianco della foce del Cosia nel Lario è una delle aree cittadine che hanno maggiormente attirato l’attenzione, poiché è stata genericamente definita come “quartiere razionalista”. In realtà, la sua storia è assai più complessa, inizia ben prima del Razionalismo e continua anche dopo. Non è fuori luogo, quindi, tornare ad analizzare le diverse architetture presenti, senza troppe preclusioni.
Fabio Cani
Edificio per residenze e uffici “Novocomum”
Giacomo Caranchini, architetto
1925-1926
Como, viale Fratelli Rosselli 12
Sorgente: XXCO_032: una vecchia residenza per il nuovo quartiere










