L’Albergo Firenze, situato in Piazza Alessandro Volta a Como, è ospitato in un edificio storico neoclassico che è stato sapientemente ristrutturato per offrire comfort moderni pur mantenendo il suo fascino originale.
La struttura si trova nel cuore del centro storico della città, in una zona a traffico limitato che garantisce tranquillità e relax ai suoi ospiti.
Storia e Caratteristiche
L’edificio che ospita l’Albergo Firenze è una dimora storica, trasformata in hotel . La ristrutturazione ha preservato l’architettura neoclassica, combinandola con interni moderni e funzionali.
Posizione Strategica
La sua collocazione centrale rende l’Albergo Firenze un punto di partenza ideale per esplorare Como. È situato a pochi minuti dalla stazione ferroviaria di Como San Giovanni e dal porto turistico, facilitando l’accesso alle attrazioni locali e alle destinazioni sul Lago di Como come Bellagio e Tremezzo[3][4].
La Banca d’Italia ha una filiale a Como, situata in Piazza Boldoni, che è stata oggetto di ristrutturazione tra il 1948 e il 1953 e successivamente tra il 1978 e il 1981. Il progetto di ristrutturazione è stato realizzato dall’ingegnere Alessandro Pedroni[2].
Dettagli sulla Filiale
Ubicazione: Piazza Boldoni, Como
Interventi: Ristrutturazioni significative nel periodo 1948-1953 e 1978-1981
La storia del grande magazzino Standa a Como è strettamente legata all’evoluzione del commercio al dettaglio in Italia. Fondato nel 1931 dalla famiglia Monzino come “Magazzini Standard”, il marchio Standa ha visto una rapida espansione, diventando un simbolo della grande distribuzione italiana. Nel periodo tra il 1960 e il 1962, l’ingegnere Eugenio Rezia ha progettato e realizzato un importante punto vendita in Largo Boldoni, a Como, che ha contribuito a definire l’architettura commerciale dell’epoca[1][6].
Evoluzione della Standa
Negli anni successivi, la Standa ha attraversato diverse fasi significative:
Acquisizione da parte di Montedison (1966): La catena è stata acquistata dalla Montedison, segnando l’inizio di una nuova era per l’azienda.
Entrata in Borsa (1973): La Standa è diventata una società quotata, aumentando la sua visibilità e accesso ai capitali.
Acquisto da Fininvest (1988): Silvio Berlusconi ha acquisito il 71% della Standa, cercando di rilanciarne le attività[1][5][6].
Trasformazione in Coin
Nel 1998, la Standa ha subito una significativa ristrutturazione:
Divisione della società: Il settore non alimentare è stato ceduto al gruppo Coin, mentre il settore alimentare è stato venduto a una cordata guidata da Gianfelice Franchini[5][6]. Questo ha portato alla chiusura di molti punti vendita Standa e alla riqualificazione dei negozi sotto il marchio Coin.
Situazione attuale
Oggi, molti dei negozi storici Standa sono stati trasformati in punti vendita Coin o altre insegne. La chiusura di alcuni negozi Standa, come quello di Cantù nel 2014, fa parte di un programma di ristrutturazione del gruppo Coin, che ha assorbito la famosa catena di supermercati[8].
La storia della Standa rappresenta un capitolo importante nella storia commerciale italiana e la sua evoluzione riflette i cambiamenti nel mercato e nelle abitudini dei consumatori nel corso degli anni.
Il Palazzo Vescovile di Como, situato in Piazza Guido Grimoldi, 5, è un’importante struttura storica che funge da residenza per il Vescovo di Como. La sua costruzione risale alla fine del XII secolo e si estende fino al XV secolo, con diversi rimaneggiamenti e ampliamenti nel corso dei secoli[2][4].
Caratteristiche Architettoniche
Struttura: Il palazzo presenta una loggia con finestre bifore in stile gotico e conserva elementi architettonici originali come le finestrelle dell’atrio e l’abside di un’antica chiesetta, nota come Oratorio di San Michele[2][3].
Interni: L’interno è decorato con affreschi del Quattrocento, ritratti dei Vescovi di Como e arazzi del Seicento. Il salone dei ricevimenti è particolarmente sfarzoso e rappresenta uno dei punti focali della visita[2][5].
Cappella di San Michele: Al primo piano si trova la cappella dedicata a San Michele, che ha avuto una funzione importante sia come cappella palatina sia come battistero. Questa cappella è databile probabilmente al XII secolo e presenta elementi architettonici significativi[3][4].
Storia
Il Palazzo ha una storia complessa legata alla sede episcopale di Como. Le prime strutture risalgono alla seconda metà del X secolo, ma il palazzo attuale è frutto di numerosi interventi successivi. La funzione originaria della cappella e la sua evoluzione nel tempo riflettono l’importanza del palazzo come centro religioso e amministrativo[2][3][7].
Il Palazzo Olginati Rovelli si trova in Piazza Volta, a Como.
Questo edificio storico è noto per la sua architettura e per il suo legame con eventi significativi della storia italiana.
Storia e Architettura
Origini e Famiglia Olginati Il palazzo risale al XVII secolo ed è stato di proprietà della famiglia Olginati, una delle famiglie aristocratiche più influenti di Como. I membri di questa famiglia hanno ricoperto ruoli importanti nel governo locale sin dal 1449.
La struttura è caratterizzata da un’estetica sobria all’esterno, ma ricca di decorazioni interne, tra cui affreschi che adornano le stanze principali.
Collegamento con Garibaldi Un aspetto notevole del Palazzo Olginati Rovelli è il suo legame con Giuseppe Garibaldi, che vi trascorse la notte dopo la vittoria nella battaglia di San Fermo nel maggio del 1859. Questo evento ha conferito al palazzo un’importanza storica significativa, rendendolo un luogo di interesse per i visitatori.
Dettagli Architettonici
Affreschi e Decorazioni All’interno, il palazzo presenta un salone principale con un fregio affrescato in stile tardo-barocco o rococò. Le decorazioni includono scene elaborate incorniciate da strutture architettoniche dipinte, realizzate da artisti come Salvatore Bianchi[1][2]. Le stanze conservano anche elementi storici che riflettono l’importanza della famiglia Olginati nella società comasca.
Scheda informativa alle pagine 76-77 del libro Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), Como e la sua storia: la città murata, NodoLibri, 1994:
Sono il Prof. Tiziano Ramagnano, Vicecapo Delegazione FAI di Como e collaboratore alle pagine di cultura de La Provincia di Como.
Le scrivo dal momento che ho seguito personalmente lo studio e l’inedita apertura al pubblico dei palazzi ai civici 54 e 56 di piazza Volta e volevo cogliere qui l’occasione per condividere con lei alcune importanti correzioni o integrazioni in merito a questi autentici gioielli del nostro centro città.
Il suo blog fa genericamente riferimento a un unico palazzo Olginati-Rovelli di piazza Volta, 56, ma in realtà mescola indebitamente informazioni che pertengono a ben tre diverse strutture presenti a Como, ovvero palazzo Vietti-Rovelli al no. 54, palazzo Olginati-Rovelli al no. 56 di piazza Volta, e palazzo Olginati al no. 6 di piazza Medaglie d’Oro.
Per quanto si riferiscano alla medesima famiglia si tratta di strutture che subirono trafile catastali e storico-artistiche molto differenziate. Mi spiego brevemente.
I due palazzi di piazza Volta, per intenderci quello giallo e quello rosa, costituirono dalla metà del XVII secolo fino alla metà del XIX un’unica proprietà della famiglia Olginati, poi Olginati-Rovelli. Più o meno a questa altezza cronologica le due unità, in mano ai Rovelli, subiranno destini diversi.
1. Palazzo Vietti-Rovelli (quello giallo) è quello che al suo interno preserva tre spazi della cui indagine iconografica mi sono occupato in prima persona, ovvero la Sala dell’Acqua di Pietro Bianchi, il Corridoio delle Rovine e la Sala dei Telamoni di Francesco Torchio (ultimo ventennio del XVII secolo).
2. In Palazzo Olginati-Rovelli (quello rosa in cui soggiornò Garibaldi il 27 maggio 1859) sopravvivono due stanze: la piccola alcova in cui fu ospitato l’eroe dei due mondi e una sala del piano nobile in cui troviamo un fregio a tema femminile che io e il Prof. Alberto Rovi attribuiremmo a Salvatore Bianchi di Velate (inizio XVIII secolo).
3. Le “sale tematiche” a cui lei fa riferimento si trovano, infine, a palazzo Olginati di piazza Medaglie d’Oro, no. 6, dal 1932 Museo G. Garibaldi, ovvero la Sala Olginati (sala verde), Sala Manzi e Sala Masier (sala rossa).
Proprio perché materiale bibliografico disponibile su questi palazzi è quasi inesistente ho dedicato mesi di ricerca per stilare da zero una dettagliata scheda storica che spero possa trovare prossima pubblicazione a livello locale. Progetto per il quale mi sono già attivato.
Nel frattempo si trovano online alcuni cenni – che lei giustamente cita – sui canali ufficiali del FAI di Como e sul blog inglese The Como Companion gestito da un mio caro amico e collaboratore, Julian Coleman: rileggendo quest’ultimo osserverà, ad esempio, come i due palazzi di Piazza Volta siano citati e descritti separatamente e, non da ultimo, come il nome del sottoscritto sia menzionato più volte proprio nell’intento di valorizzare l’intenso lavoro di scavo che ho svolto al riguardo, soprattutto in merito alle attribuzioni pittoriche di palazzo Vietti-Rovelli.
La invito gentilmente a non tralasciare questo dettaglio.
La chiesa di Sant’Eusebio, ufficialmente conosciuta come chiesa dei Santi Eusebio e Carlo, è un importante edificio religioso situato nel centro storico di Como. Le sue origini risalgono al XII secolo, come dimostrano i resti di strutture antiche e una pergamena del 1186 che la menziona esplicitamente[1][2].
Architettura e Storia
Struttura e Design L’attuale chiesa presenta un muraglione perimetrale tipico delle costruzioni romaniche, con pietre squadrate e aperture a feritoia. Originariamente, la facciata era orientata verso le mura della città, ma nel XVII secolo fu riposizionata per affacciarsi su via Volta[1]. Nel corso dei secoli, la chiesa ha subito numerosi rimaneggiamenti; nel Settecento furono rifatti gli altari e nel primo Ottocento fu aggiunto un pronao in stile neoclassico[1].
Eventi Storici Nel 1805, durante il periodo napoleonico, la parrocchia fu soppressa e la chiesa divenne vicaria della Cattedrale. Fu solo nel 1931 che la parrocchia di Sant’Eusebio fu ricostituita[1][2]. La torre campanaria, progettata dall’architetto Zanchetta, fu completata nel 1933[1].
Decorazioni e Arte
L’interno della chiesa è caratterizzato da decorazioni che spaziano dal XVII al XX secolo. Gli affreschi della volta centrale sono di epoca neoclassica e includono opere di artisti come Mario Albertella e Carlo Innocenzo Carloni[1]. Le cappelle laterali ospitano dipinti significativi, tra cui opere dedicate a San Giuseppe e San Carlo, risalenti al XVIII secolo[1][2].
Importanza Culturale
La chiesa di Sant’Eusebio non è solo un luogo di culto ma anche un importante sito storico che riflette l’evoluzione architettonica e artistica della città di Como. La sua ricca storia e le sue opere d’arte la rendono un punto di riferimento per residenti e visitatori.
Il Palazzo Cocquio Gaggio si trova a Como in via Volta ed è un esempio significativo di architettura storica legata a famiglie nobiliari locali. La sua storia è intrecciata con quella della famiglia Cocquio, che ha avuto un ruolo importante nella nobiltà comasca.
Storia del Palazzo
Origini: Il palazzo rappresenta un accorpamento di diverse unità immobiliari. La famiglia Cocquio, che possedeva già una certa rilevanza sociale, ha contribuito alla sua realizzazione e successiva ristrutturazione.
Importanza Culturale
Il Palazzo Cocquio Gaggio non solo rappresenta un esempio di architettura storica a Como, ma è anche un simbolo della ricca eredità culturale e sociale della città.
L’Istituto Orsoline di San Carlo a Como ha una storia che risale al 1881, quando fu fondato dalle Suore Orsoline. Questo istituto è stato creato con l’intento di fornire un’educazione di qualità, integrando valori cattolici e un forte impegno verso la crescita personale degli studenti. La sua missione educativa si è evoluta nel tempo, mantenendo sempre un legame con la tradizione e l’identità culturale della comunità locale.
Evoluzione dell’Istituto
Fondazione: L’istituto è stato fondato nel 1881 e ha rappresentato un punto di riferimento per l’educazione femminile a Como.
Rinnovamento: Nel 1997, l’istituto ha subito un rinnovamento sotto la guida di Dedalo onlus, che ha raccolto l’eredità delle Suore Orsoline, continuando a promuovere una scuola libera e paritaria[1][2].
Offerta Formativa: Oggi, l’Istituto Orsoline San Carlo offre un percorso educativo che va dall’infanzia fino ai licei, con un forte focus su competenze linguistiche e scientifiche[3][4].