a: da classificare · Conosco Como?

il Rivellino che era davanti a Porta Torre, prima dell’abbattimento all’inizio dell 800, quando e stato colmato anche il fossato attorno alle mura e piantati i filari di platani, nota storica di L.

In vetrina da Dominioni c’era questa stampa.

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Mostra il Rivellino che era davanti a Porta Torre, prima dell’abbattimento all’inizio dell 800, quando e stato colmato anche il fossato attorno alle mura e piantati i filari di platani.
Non l avevo mai visto raffigurato ma sempre solo letto la sua descrizione compresa la cappelletta che si vede costruita sul muro.
Non vorrei sbagliarmi ma mi pare che li fosse anche il luogo delle esecuzioni.
Non ho indirizzo mail di Paolo per girargliela.
Se volete farlo voi.
E’ un completamento della stampa che gli avete regalato voi.
L.

Conosco Como?

L’architettura del XX secolo in provincia di Como – schede storiche di Fabio Cani

Sorgente: XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como – un blog di ecoinformazioni

Cani Fabio · Conosco Como?

EDIFICIO PER RESIDENZE E NEGOZI, Tullio Novati, ingegnere, 1962-1964, Piazza Camerlata, COMO, scheda di Fabio Cani

Ribloggato da XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como:

Clicca per visitare l'articolo originale056

Nella cultura architettonica del Novecento comasco, il grattacielo è un grande assente. Ripetutamente proposti in diversi luoghi del capoluogo e della provincia, gli edifici di molti piani sono sempre stati evitati, quasi sempre per ragioni paesaggistiche. Succede così che il soprannome di “grattacielo” sia stabilmente associato a una casa di nove piani, forse più per la sua apparente somiglianza con ben più alti modelli.

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Camminare in COMO città · Conosco Como? · Setificio

il SETIFICIO, Como

ATTIVITà2939 GARDNERR2968

Broletto · Camminare in COMO città · Cani Fabio · Conosco Como?

viaggio, a cura di Fabio Cani, nella Como del passato: oggi è la volta di BROLETTO, PRETORIO e Coperto del Broletto

viaggio, a cura di Fabio Cani, nella Como del passato: oggi è la volta di Broletto,Pretorio e Coperto del Broletto.
Como: una storia vera. 3
(Di Fabio Cani)Il primo edificio laico da prendere in considerazione è il Broletto, non foss’altro perché è l’unico testimone sopravvissuto del centro del potere comunale.
Era la sede delle assemblee del popolo comasco, e a questo deve il suo nome: “broletto” da “brolo”, cioè prato. Un prato al coperto, insomma, per evitare tutte le volte che pioveva di dover disturbare il vescovo per andare nella “sua” cattedrale di San Giacomo.

Da tempo si sono incrinate le certezze che lo presentavano come un bell’esempio di architettura romanico-gotica, documentatamente (c’è una bella lapide incastrata sopra il primo arco verso la torre) edificato nel 1215. Ora si ritiene che anche il Broletto sia frutto di una complessa stratificazione di interventi e che l’aspetto attuale, così elegante con il suo paramento di pietre policrome (ma, a questo proposito, è bene ricordare che la percezione antica dei colori era assai diversa da quella moderna!), non sia propriamente quello originario: esito di uno dei tanti restauri seguiti alle molte vicissitudini di cui fu oggetto. Della fase più antica potrebbe sopravvivere il relitto di un capitello, assai più “rozzo” degli altri, incastrato nella base della torre, dove oggi si appoggia la vetrata dell’infopoint.
La sua architettura è ridotta al minimo indispensabile: una grande sala elevata su un portico aperto (ma forse, all’origine, un po’ meno trasparente di come lo vediamo oggi: non è improbabile che il muro mediano fosse un vero muro, e non una sequenza di archi, aperto solo da una porta più o meno dove adesso si trova la passerella che dà accesso al suddetto infopoint). Incerto resta il percorso di accesso alla sala: Federico Frigerio (sempre lui) aveva immaginato, sulla base di indizi archeologici, una scala monumentale a sbalzo dall’angolo sud-orientale della sala, verso la cattedrale (dove effettivamente resta la spalla di una porta); che l’ingresso alla sala fosse lì è verosimile, come ci si arrivasse è ancora incerto.

Sicuramente, al contrario di quello che si continua a ripetere, il Broletto non venne accorciato per fare spazio alla nuova cattedrale; dal muro meridionale proviene infatti un affresco trecentesco, raffigurante [… PROSEGUE SU “JSC15”]

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Como ha un giardino pensile: area sopraelevata che è compresa tra la piazzetta Medaglie d’oro e via Nazario Sauro, In La Provincia di Como, 2016

C’è un giardino pensile in città, ma pochi fra i cittadini ne sono a conoscenza. Adesso arriva l’idea di recuperarlo e renderlo fruibile a tutti. Il Rotary club Como Baradello ha presentato un progetto ambizioso per restituire a Como questo unico angolo di verde di tutta la città murata. Si tratta di quell’area sopraelevata che è compresa tra la piazzetta Medaglie d’oro e via Nazario Sauro, degli splendidi metri quadri con vista dall’alto chiusi da decenni e che adesso si vorrebbe magari portare fino a raggiungere torre San Vitale

VAI A:

Como ha un giardino pensile Ma pochi lo sanno – Cronaca, Como
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Biblioteca comunale di Como, Camillo Gubitosi, architetto; Rosalba La Creta, architetta;Mario Ragozzino, architetto; Mario Valli, ingegnere, 1961-1970

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Ribloggato da XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como:

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Fabio Cani, GUIDA ALLA STORIA ANTICA DI SAN GIACOMO

GUIDA ALLA STORIA ANTICA DI SAN GIACOMO

vai alle schede storiche e architettoniche:

1: Como: una storia vera. 1

2: Como una storia vera 2

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Basilica di San Fedele · Camminare in COMO città · COMO città · Conosco Como?

Erotismo in stile Kamasutra nel centro storico di Como: la sirena MELUSINA

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Andrea Romanazzi in: http://www.acam.it/le-origini-della-sirena-bicaudata-tra-protostoria-e-rinascimento/

Da sempre l’uomo antico ha trovato nei simboli sessuali elementi apotropaici capaci di allontanare le forze maligne ed assicurare, ad una famiglia, ad una costruzione, ad una città, fertilità, procreazione e rinascita.

Da qui l’usanza, in realtà mai scomparsa da diecimila anni ad oggi, di rappresentare queste strane “forme” sessuali sui luoghi di culto e nell’architettura comune.

Il tema è davvero molto antico, da sempre raffigurazioni di dee portatrici di fertilità erano presenti negli antri e nelle grotte, il primitivo e primigenio tempio e santuario dell’uomo, metafora del ventre gravido della dea che risulta tanto più fertile quanto più esso è umido.

Così ecco che già in periodi protostorici gli elementi sessuali, femminili prima, e maschili poi, erano venerati come oggetti generatori di vita, Così, ad esempio, nell’antro di Çatal Hüyük, sul tetto della grotta, troviamo rappresentata una dea con le gambe divaricate dalle quali fuoriescono animali e piante, ribadendo lo stretto rapporto tra grotta e l’immensa forza creatrice della Grande Madre.

In una società fortemente “pudica” come quella medievale questo genere di raffigurazioni non era però accettabile, da qui la sua evoluzione, la donna raffigurata nell’atto di mostrare la sua vulva muta e diventa una sirena bicaudata, le gambe divaricate si trasformano così nelle due code dell’ibrido in un’operazione che dimentica o cancella il simbolo, ma solo lo trasforma e cela.

La sirena bifide è così presente in moltissime chiese italiane, da Pavia a Bitonto, da Como ad Acerenza, in un simbolo che lunghi dal dimenticare le sue origini pagane ben ripropone, sotto altre vesti l’antica dea della fertilità e delle acque, elemento ben evidenziato proprio dalla coda di pesce.


vedi anche

http://www.acam.it/le-origini-della-sirena-bicaudata-tra-protostoria-e-rinascimento/

a: da classificare · COMO città · Conosco Como? · Pifferi Enzo

COMO SI SCOPRE, fotografie di ENZO PIFFERI, testi di GIORGIO LURASCHI. didascalie di DONATA VITTANI, Enzo Pifferi editore, 1991

acquistato dal LIBRACCIO lunedì 15 febbraio 2016

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Como è stata fra le prime città a liberare, durante l’amministrazione Antonio Spallino, il centro storico dal traffico automobilistico, rendendolo piacevolmente percorribile in bicicletta:

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Chiese in Como città · Conosco Como?

Chiesa dell’Eucaristia Giuseppe Reynaud, architetto, Alberto Ostinelli, architetto 1992-1996 Tavernerio, piazza Don Benzoni, da Newsletter NodoLibri 09/02

UNA CHIESA PER L’ESPANSIONE DI UN PAESE

Ancora una chiesa, recente e poco nota. I “nuovi” edifici ecclesiastici, con l’obiettivo di rispondere alle nuove esigenze liturgiche e pastorali, e anche con quello di differenziarsi dai modelli “antichi”, hanno sondato infinite possibili articolazioni, tipologie, tecnologie. Ingiustamente marginalizzate nei programmi di approfondimento storico-architettonico e anche in quelli di promozione turistica, contengono invece un patrimonio non indifferente di proposte e riflessioni.
(Fabio Cani)

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Chiesa dell’Eucaristia
Giuseppe Reynaud, architetto, Alberto Ostinelli, architetto
1992-1996
Tavernerio, piazza Don Benzoni
visibile – visitabile – ben conservata

L’edificio ecclesiastico, uno degli ultimi realizzati nel Comasco, coniuga il tema dell’aula unica con quello della planimetria centrale: un nucleo poligonale è infatti circondato da una sorta di ambulacro, quasi circolare, con pilastri cilindrici in cemento armato.
All’esterno la distinzione dei volumi è sottolineata da differenti finiture (con paramento in pietra naturale il basamento esterno, con intonaco rustico il volume centrale, cui si
aggiunge il cemento a vista del portico di accesso), all’interno dalle vivaci decorazioni che caratterizzano il tamburo del nucleo e il vano del presbiterio. L’illuminazione naturale
proviene quasi tutta dall’alto.
La chiesa, la cui prima pietra è stata posata nel 1993, e la cui dedicazione è avvenuta il 26 ottobre 1996, sorge nella parte bassa dell’abitato, dove, negli ultimi decenni, si è concentrata l’espansione urbana.

 

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Fabio Cani: Complesso parrocchiale San Giuseppe. Nuova chiesa per un quartiere in espansione, da XXCO_038

Fabio Cani

 

Complesso parrocchiale San Giuseppe

Gigi Radice, architetto, Gino Colombo, ingegnere

1962-1969

Como, via D’Acquisto, via Bonomelli

Stato: visibile – visitabile – ben conservata
Edificata nel corso degli anni Sessanta a servizio del quartiere meridionale della convalle, in fase di rapido incremento demografico, la chiesa di San Giuseppe presenta una pianta dilatata verso il presbiterio per dare risalto all’altare e concentrare in sua prossimità il maggior numero di fedeli. Il ruolo del presbiterio è anche enfatizzato dalla luce che vi giunge dalla cuspide (alta 33 metri). Il corpo dell’aula è invece smaterializzato dalle pareti vetrate e dalla penombra del tetto a due falde retto da una serie di travature in cemento armato.

Il Cristo crocifisso di Eli Riva Veduta dell’interno in direzione dell’altare

Tra le prime chiese cittadine “post-conciliari”, San Giuseppe suscitò all’epoca non poche polemiche, non solo per l’architettura fortemente innovativa, ma anche per l’arredamento interno (a destare un certo scandalo fu l’inedito uso della moquette uniformemente stesa sul pavimento).
Di notevole impatto è la serie delle vetrate, con le scene della Via Crucis, opera dell’artista zurighese Willy Kaufmann, nonché il grande Cristo crocifisso del presbiterio, scultura in marmo realizzata dal comasco Eli Riva e frutto di un rapporto particolarmente approfondito con i progettisti. Opera di Eli Riva sono anche le sculture in bronzo degli altari laterali.

In funzione dal 1966, la chiesa venne ultimata negli anni successivi, quando venne realizzato anche l’edificio del convento-canonica, collocato posteriormente, che riprende il tema della copertura a spioventi con differenti inclinazioni.
Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, la nuova chiesa di San Giuseppe è stata lo scenario di un rinnovamento liturgico particolarmente intenso (tra cui l’esperienza della Messa beat), condotto dai frati Cappuccini che l’officiano.

Una delle vetrate di Willy Kaufmann La chiesa appena ultimata

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Sorgente: XXCO_038: nuova chiesa per un quartiere in espansione