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scheda informativa alle pagine 106-107 del libro:
altre schede informative:
https://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/soggetti-produttori/ente/MIDB00057B/


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scheda informativa alle pagine 106-107 del libro:
altre schede informative:
https://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/soggetti-produttori/ente/MIDB00057B/




scheda storica alla pagina 109 del libro:
Il Palazzo degli Inzaghi, successivamente divenuto residenza della famiglia Della Torre di Rezzonico, è stato ricostruito nel 1864 dall’ingegnere Ramponi per Cesare Fusoni. Questo edificio si trova in via Volta a Como, una strada che prende il nome da Alessandro Volta, il famoso fisico italiano nato proprio a Como[2][4][5].
Nel cortile ci sono quattro statue dello scultore Pietro Clerici raffiguranti le stagioni.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Como
[2] https://coatesa.com/2025/02/
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Volta
[4] https://www.facebook.com/groups/coatesa/posts/9557664187597945/
[5] https://coatesa.com/2025/02/10/palazzo-degli-inzaghi-poi-residenza-della-famiglia-della-torre-di-rezzonico-ricostruita-nel-1864-dall-ing-ramponi-per-cesare-fusoni-in-via-volta-a-como/
[6] https://www.facebook.com/groups/coatesa/posts/9558361077528256/
[7] https://coatesa.com/category/como-citta/palazzi-ed-edifici/
[8] http://passeggiatecreative.it/file/Itinerario_voltiano_4.pdf



scheda a pagina 91 del libro:
vedi la scheda a pagina 94 del libro:



L’Hotel San Gottardo di Como ha una storia ricca e variegata che inizia nel 1920, quando venne inaugurato come un piccolo albergo con 18 posti letto. Nel corso degli anni, la struttura è stata ampliata e migliorata, diventando un punto di riferimento importante per il turismo nella città.
FONTI INFORMATIVE:
scheda alle pagine 75 /76 del libro: Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), Como e la sua storia: la città murata, NodoLibri, 1994, vai al link:
[1] https://www.ciaocomo.it/2023/05/10/la-como-che-cambia-rinasce-il-san-gottardo-hotel-di-lusso-con-72-camere-e-sara-pronto-per-il-2025/254129/
[2] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/como-citta/il-san-gottardo-si-trasforma-hotel-lusso-tempo-apertura-due-anni-o_1482950_11/
[3] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/como-citta/lex-san-gottardo-sara-ancora-hotel-o_1440792_11/
[4] https://www.ilsole24ore.com/art/la-mia-casa-e-albergo-l-hotellerie-italiana-si-trasforma-AGdKP4y
[5] https://www.vistapalazzo.com/la-filosofia-vista/la-nostra-storia/
[6] https://comozero.it/attualita/hotel-san-gottardo-como-riapre-cinque-stelle-lusso/
[7] https://comozero.it/attualita/filobus-edifici-spariti-e-aiuole-artistiche-la-como-depoca-in-bianco-e-nero-nel-dossier-sullex-albergo-san-gottardo/
[8] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/como-citta/il-maxi-cantiere-allex-san-gottardo-facciate-colori-come-inizio-900-o_1913543_11/





La palestra Negretti di Como è un luogo storico e simbolico per lo sport nella città. Ecco una panoramica della sua storia:
La palestra Negretti è un edificio eclettico di fine Ottocento, progettato in uno stile che si inserisce nel contesto architettonico locale[7][8]. Non ci sono informazioni specifiche sulla data esatta della sua costruzione, ma è menzionata come parte delle vicende storiche locali.
La palestra Negretti è stata la “casa” della Comense, una delle più antiche e prestigiose società sportive italiane.
La Società Comense di Ginnastica e Scherma fu fondata il 24 novembre 1872[4].
La Comense ha avuto un impatto significativo su diverse discipline sportive come pallacanestro, atletica, scherma, ginnastica ritmica e pugilato[5].
Tra gli atleti che hanno fatto la storia della Comense ci sono Antonio Spallino (medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1956) e Arianna Errigo (medaglia d’argento alle Olimpiadi del 2012), entrambi provenienti dalla sezione scherma[3][5].
Altri nomi importanti includono Liliana Ronchetti nel basket femminile.
Nel 2012 la Ginnastica Comense fallì a causa di problemi economici gravi. Tuttavia, nuove società nacquero per continuare le attività sportive: AG Comense SSDrl per atletica e ginnastica, Comense Scherma SSDrl per la scherma, e Polisportiva Comense per il basket[5].
Negli ultimi anni la palestra ha affrontato sfide legate alla gestione pubblica. Nel 2019 fu annunciato un bando per affidare la gestione della struttura al miglior offerente[1].
Nonostante queste sfide amministrative, durante l’emergenza COVID-19 nel giugno del 2020 si verificò una riapertura simbolica con allenamenti limitati dei giovani atleti della sezione scherma[2].
Oggi continua ad essere importante sia dal punto di vista storico che culturale; tuttavia richiede interventi di ristrutturazione per garantire condizioni ottimali agli atleti locali[3].
scheda informativa nel secondo volume di:
[1] https://www.espansionetv.it/2019/02/15/como-bando-per-la-palestra-negretti-la-comense-potrebbe-perdere-la-storica-sede/
[2] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/Sport/altri-sport/simbolo-della-rinascita-aperta-la-palestra-negretti_1357241_11/
[3] https://dona.fondazione-comasca.it/campaigns/comensescherma/
[4] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/Sport/altri-sport/i-150-anni-sport-comense-esibizioni-ricordi-mostre-o_1430554_11/
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Ginnastica_Comense_1872
[6] https://xxcoecoinformazioni.files.wordpress.com/2016/06/xxco-159.pdf
[7] https://www.slowlakecomo.com/dettaglio.php?pag_id=177&fromhome=y&lang_id=1
[8] https://www.comocity.it/palazzo-terragni-iconico-capolavoro-razionalismo-apre-quando-como-lake/


Il Centro socio-pastorale Cardinal Ferrari di Como ha una storia ricca e articolata, risalente a un complesso di edifici che ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli.
Originariamente, l’area ospitava il Seminario teologico diocesano, che mantenne la proprietà anche dopo il suo trasferimento sulla collina di Muggiò.
Nel 1987, grazie all’intuizione dell’allora vescovo Teresio Ferraroni, il centro è stato concepito come una “casa comune” per il laicato cattolico, accogliendo diverse associazioni e movimenti ecclesiali[1].
L’edificio è stato ampliato negli anni ’60 con la costruzione di due grandi corpi di fabbrica e una chiesa. Il chiostro storico, che rappresenta la parte più antica della struttura, risale all’ottocento ed è stato oggetto di interventi di restauro e manutenzione nel corso degli anni. Nel 2005, è stato effettuato un intervento significativo per la manutenzione conservativa, mentre nel 2012 la Fondazione Cardinal Ferrari ha acquisito formalmente la proprietà degli immobili circostanti[1][3].
Nel 1999 è stata costituita la Fondazione di culto Centro Pastorale Cardinal Ferrari, un ente ecclesiastico con personalità giuridica autonoma. Recentemente, nel 2022, la Fondazione ha stipulato un accordo con la multinazionale Korian per la vendita di alcune aree dismesse, mantenendo però la proprietà del chiostro storico e degli edifici adiacenti[1][4].
Il Centro Cardinal Ferrari non solo rappresenta un luogo di incontro per le attività religiose e sociali della diocesi, ma è anche un esempio significativo di architettura neoclassica in Lombardia. La struttura continua a svolgere un ruolo importante nella comunità comasca, ospitando eventi e servizi dedicati ai bisogni della popolazione locale[5][6].
[1] https://www.diocesidicomo.it/informazioni-circa-il-centro-socio-pastorale-cardinal-ferrari/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Como
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Seminario_maggiore_di_Como
[4] https://cardinalferrari.diocesidicomo.it/chi-siamo/
[5] https://www.ciaocomo.it/2024/09/10/con-il-fai-alla-scoperta-di-un-gioiello-incastonato-a-ridosso-delle-mura-di-como/286145/
[6] https://comozero.it/attualita/rivoluzione-in-citta-addio-a-meta-cardinal-ferrari-residenza-per-anziani-con-parcheggio-pubblico-incognita-emergenza-freddo/
[7] https://www.operacardinalferrari.it/chi-siamo/storia-e-mission/
[8] https://www.cardinalferrari.it/Resource/POF2009-2010.pdf

Il Palazzo di Via Volta 70 a Como ha una storia architettonica e culturale ricca e complessa. Originariamente, l’area era caratterizzata da edifici di epoca tardorinascimentale e neoclassica, con costruzioni che risalgono al periodo fra il Sei e il Settecento. Tra i progettisti notabili di questo periodo ci sono Cocquio, Benzi e Caimi, che hanno contribuito alla trasformazione della zona.
Nel 1738, Carlo Carloni realizzò un intervento significativo, mentre nel metà dell’Ottocento, De Herra apportò ulteriori modifiche. Questo palazzo ha avuto diverse funzioni nel corso degli anni, culminando nella sua attuale destinazione come sede del Collegio-Convitto “A. Volta”.
L’edificio si distingue per le sue caratteristiche architettoniche che riflettono le tendenze stilistiche dell’epoca. La facciata presenta elementi decorativi tipici del neoclassicismo, mentre gli interni sono stati ristrutturati per adattarsi alle esigenze moderne senza perdere il fascino storico.
La presenza del Collegio-Convitto “A. Volta” sottolinea l’importanza educativa della struttura, contribuendo alla formazione di nuove generazioni in un contesto storico significativo. Questo legame con la figura di Alessandro Volta, nato a Como, rende il palazzo un punto di riferimento non solo architettonico ma anche culturale.
In sintesi, il Palazzo di Via Volta 70 rappresenta un esempio significativo della storia architettonica di Como, riflettendo le evoluzioni stilistiche e le trasformazioni sociali che hanno caratterizzato la città nel corso dei secoli.
scheda informativa alla pagina 110 del libro:
https://coatesa.com/1994/01/15/cani-fabio-monizza-gerardo-a-cura-di-como-e-la-sua-storia-la-citta-murata-nodolibri-1994-pagg-394-indice-del-libro/
[2] https://www.camminacitta.it/como-percorso-6-punti-di-interesse/
[3] https://coatesa.com/2025/01/07/edifici-tardorinascimentali-e-neoclassici-a-como-il-palazzo-volta/
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Ville_e_palazzi_di_Como
[5] https://www.visitcomo.eu/export/sites/default/it/events/2016/allegati/FAI-Marathon-2016-COMO-BENI-APERTI.pdf
[6] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00053/
[7] https://lagodicomo.jimdofree.com/como/storia/
[8] https://consent.google.it/m?cm=2&continue=https%3A%2F%2Fwww.google.it%2Fmaps&hl=nl&m=0&pc=m&src=1&uxe=eomtm



Eugenio Linati è stato un architetto attivo a Como, noto per la progettazione di edifici significativi nel XIX secolo. Tra le sue opere, spicca il palazzo realizzato nel 1870 per la famiglia Giorgetti, situato in Via Volta 68 a Como. Questo palazzo è un esempio del suo stile architettonico, che spesso combinava elementi neoclassici con influenze locali.
Linati è noto anche per il suo coinvolgimento nell’Esposizione Voltiana del 1899, dove progettò i padiglioni espositivi, contribuendo così allo sviluppo urbano di Como[2][4]. La sua carriera è caratterizzata da un forte impegno nella valorizzazione del patrimonio architettonico locale e nella realizzazione di edifici che riflettono l’identità culturale della città.
Il palazzo dei Giorgetti non è solo un esempio dell’abilità di Linati come architetto, ma rappresenta anche un periodo di crescita e sviluppo per Como, che stava vivendo una trasformazione significativa durante la seconda metà del XIX secolo. La costruzione di edifici residenziali eleganti come questo ha contribuito a definire l’immagine della città e a promuovere il suo status come centro culturale e commerciale[1][2].
In sintesi, il palazzo progettato da Eugenio Linati per i Giorgetti è un’importante testimonianza della storia architettonica di Como e della sua evoluzione nel XIX secolo.
scheda informativa alla pagina 110 del libro


scheda informativa alla pagina 105 del libro:
Il Palazzo Raimondi, situato in Via Volta 77 a Como, è un importante esempio di architettura neoclassica progettato da Simone Cantoni tra il 1791 e il 1794. Questo edificio rappresenta una delle opere significative del periodo, contribuendo al patrimonio architettonico della città.
Il Palazzo Raimondi non è solo un esempio di architettura neoclassica, ma anche un simbolo della storia sociale e politica di Como. La sua costruzione rappresenta l’influenza delle famiglie nobiliari locali e il loro contributo alla cultura della città. Oggi, il palazzo continua a essere un punto di riferimento per residenti e turisti, testimoniando la ricca eredità storica di Como[3][4].
Citations:
[1] https://lagodicomo.jimdofree.com/como/storia/
[2] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00053/
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Ville_e_palazzi_di_Como
[4] https://www.storiapatriagenova.it/Docs/Biblioteca_Digitale/SB/396b22c37e8bbc6c44c30828fc127900/e3670a54d7d7694a8a8e4c6bcae96cfa.pdf
[5] https://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/soggetti-produttori/famiglia/MIDD0002C3/
[6] https://archiviodistatotorino.beniculturali.it/pdf/ArchiviFamiglie_Strumenti_II_1_CXXXIII.pdf
[7] https://www.pontelandolfonews.com/storia/risorgimento-2/fautori/garibaldi-2/garibaldi-la-marchesa-raimondi-un-amore-tragico/
[8] https://www.officinalibraria.net/download/1738/08c487ee2aa2/240913-icn500-openaccess.pdf


Il Teatro Cressoni è stato inaugurato il 30 dicembre 1870, diventando subito un punto di riferimento per la vita culturale di Como. Situato in via Diaz, il teatro si distinse per la sua offerta eclettica, che spaziava dal cabaret all’opera lirica. La sua programmazione includeva anche eventi di avanspettacolo e proiezioni cinematografiche, come la prima del Reale Cinematografo Lumière nel 1897[1][2]. Durante i suoi oltre quarant’anni di attività, il Cressoni ha ospitato numerosi spettacoli, contribuendo a formare una comunità affezionata[1].
Nel 1913, il teatro fu riaperto come cinema, mantenendo il nome di Cressoni fino al 1932, quando venne ribattezzato Odeon[2]. La trasformazione in cinema segnò l’inizio di una nuova era per l’edificio, ma anche un lento declino che culminò con la chiusura definitiva nel 2004[1][4].
L’Odeon continuò a operare come cinema fino alla fine degli anni ’90, quando la sua attività cessò nel 1997. Durante questo periodo, il cinema ha visto una varietà di film proiettati, ma non è riuscito a mantenere lo stesso prestigio culturale del suo predecessore[2][4].
Dopo la chiusura dell’Odeon, l’edificio ha assunto il nome di Cinema Centrale, continuando a funzionare fino alla sua definitiva chiusura.
La struttura ha subito varie trasformazioni nel corso degli anni, ma ha sempre cercato di rimanere un punto di riferimento per gli amanti del cinema nella città[1][4][5].
In sintesi, il Teatro Cressoni e i successivi cinema Odeon e Centrale rappresentano una parte importante della storia culturale di Como, riflettendo i cambiamenti nelle forme d’arte e nell’intrattenimento nel corso degli anni.
scheda alle pagine 127 e 128 del libro: Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), Como e la sua storia: la città murata, NodoLibri, 1994:
[1] https://mariotaccone.wordpress.com/2016/10/25/il-teatri-dimenticati-di-como-il-cressoni-e-il-politeama/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Cressoni
[3] https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f5/Teatrocressoni.jpg?sa=X&ved=2ahUKEwj6-JDvkqaLAxXNlJUCHT_9NlkQ_B16BAgHEAI
[4] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/Homepage/118375_urbanistica_svolta_in_centro_alloggi_e_negozi_allex_centrale/
[5] https://www.quicomo.it/zone/centro-storico/teatro-cressoni-grande-buco-nel-cielo-como.html
[6] https://www.ciaocomo.it/2021/05/12/como-allepoca-delle-monete-doro-presentato-il-documentario-di-paolo-lipari/214048/
[7] https://oldcomo.altervista.org/teatro-cressoni/
[8] https://www.laprovinciaunicatv.it/stories/cultura-e-spettacoli/annibale-cressoni-vero-tesoro-comasco-merita-statua-o_1363605_11/

Il Pontificio Collegio Gallio di Como ha una storia che risale al 1583, quando fu fondato dal cardinale Tolomeo Gallio.
Questo istituto educativo è situato in un’area precedentemente occupata da un convento degli Umiliati, un ordine religioso che operava nella zona sin dal XII secolo. Dopo la soppressione degli Umiliati nel 1571, i loro beni furono ceduti al cardinale Gallio, il quale decise di trasformare la struttura in un collegio per l’educazione dei giovani, in linea con le direttive del Concilio di Trento[1][6].
Il 15 ottobre 1583, il cardinale Gallio ricevette l’approvazione papale per fondare il collegio, affidandone la gestione ai Chierici Regolari di Somasca, noti per il loro impegno nell’educazione della gioventù abbandonata.
I lavori di ristrutturazione dell’edificio iniziarono nel 1583 e il collegio fu inaugurato il 18 giugno 1589[1][2]. Inizialmente, gli alunni erano principalmente figli di famiglie nobili locali, ma vi fu anche un’inclusione di orfani, sebbene in numero limitato a causa delle pressioni aristocratiche[1].
Nel corso del Seicento, il collegio subì modifiche significative a causa di inondazioni e necessità ecclesiastiche. Fu istituito un seminario nel 1629 per la formazione dei sacerdoti, e la struttura continuò ad espandersi per accogliere un numero crescente di studenti[1][3]. Durante il Settecento, il collegio si arricchì di decorazioni artistiche grazie al lavoro del pittore Carlo Carloni, che abbellì gli interni con affreschi e opere d’arte[1].
Il collegio affrontò sfide durante le soppressioni religiose dell’epoca napoleonica e le successive riforme austriache. Dopo una chiusura temporanea, riaprì nel 1791 grazie all’intervento dell’imperatore Leopoldo II. Nel 1823, ottenne la parificazione con le scuole pubbliche, facilitando l’accesso degli alunni alle istituzioni superiori[1][2][4].
Nel Novecento, il Collegio Gallio continuò ad adattarsi alle nuove esigenze educative con ampliamenti strutturali e l’introduzione di corsi scientifici e tecnici. Nel 1912, fu riconosciuto come monumento di interesse nazionale. Oggi offre una gamma completa di programmi educativi che includono scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, oltre a licei scientifici con specializzazioni biomediche[1][6][3].
Il Pontificio Collegio Gallio rappresenta quindi un’importante istituzione educativa con una lunga tradizione storica e culturale, continuando a svolgere un ruolo significativo nella formazione delle nuove generazioni a Como.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Pontificio_Collegio_Gallio
[2] https://www.collegiogallio.it/le-origini/
[3] https://www.collegiogallio.it/quattro-secoli-di-storia/
[4] http://www.demo11.soluzione-web.it/objects/pagina.asp?ID=18
[5] http://www.demo11.soluzione-web.it/Common/pagina.asp?ID=23
[6] https://www.diocesidicomo.it/gallio-collegium-comense/
[7] https://www.collegiogallio.it/lottocento/
[8] https://www.collegiogallio.it/il-novecento/
La struttura del Collegio Gallio di Como ha subito numerosi cambiamenti nel corso dei secoli, riflettendo le esigenze educative e le trasformazioni architettoniche dell’epoca.
Fondato nel 1583, il collegio era inizialmente un edificio conventuale degli Umiliati, ristrutturato per accogliere gli studenti. La struttura originale comprendeva una chiesa e spazi per l’insegnamento delle materie classiche, in linea con l’educazione dell’epoca.
Nel 1757, la struttura appariva già diversa, con l’aggiunta di nuove aule e spazi per gli studenti. Durante questo periodo, il collegio si concentrò sull’ampliamento delle sue funzioni educative, integrando corsi di filosofia e teologia[5].
Con l’arrivo del XIX secolo, il collegio si adattò alle nuove esigenze educative. Nel 1880, fu introdotta una sezione per le materie scientifiche e tecniche, portando alla costruzione di un secondo cortile nel 1886. Questo ampliamento segnò un passaggio significativo verso una formazione più moderna[4].
Durante il Novecento, il collegio continuò a subire trasformazioni. Nel 1912, furono effettuati abbellimenti significativi alla facciata e al cortile interno. La struttura venne ulteriormente modernizzata per rispondere alle esigenze educative contemporanee e per migliorare gli spazi comuni[2][3].
Negli ultimi decenni, il Collegio Gallio ha continuato a evolversi, mantenendo un equilibrio tra tradizione e innovazione. Sono stati effettuati lavori di restauro per preservare il patrimonio storico mentre si implementavano nuove tecnologie e metodologie didattiche.
In sintesi, la struttura del Collegio Gallio è passata da un semplice convento a un complesso educativo moderno, attraverso una serie di ristrutturazioni e ampliamenti che hanno risposto alle sfide educative dei vari periodi storici.
[1] https://www.collegiogallio.it/quattro-secoli-di-storia/
[2] https://www.collegiogallio.it/il-novecento/
[3] https://www.collegiogallio.it/lottocento/
[4] https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/29/Como_-_Collegio_Gallio_0951.JPG?sa=X&ved=2ahUKEwiBjraY4p2LAxU0pZUCHVUNJpkQ_B16BAgHEAI
[5] https://www.collegiogallio.it/il-settecento/
[6] http://www.demo11.soluzione-web.it/Common/Pagina.asp?ID=85
[7] http://www.demo11.soluzione-web.it/objects/Pagina.asp?ID=84
[8] http://crocifissocomo.altervista.org/alterpages/files/NSPdic.pdf











