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La caduta del sole a Coatesa da Maggio a Novembre

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Medio tutissimus ibis, Orazio Metamorfosi, II, 137

DOMENICA, 02 AGOSTO 2009


In prossimità di ogni Agosto dell’anno appendiamo, come simbolo orientante, una frase che scegliamo per la sua carica energetica e per la sua forza nel sintetizzare lo stato dell’animo e della mente  nel  tratto di vita che stiamo attraversando.

L’anno scorso ci ha accompagnato questa citazione: Perspicito tecum tacitus quid quisque loquatur.

Quest’anno abbiamo individuato:

 

MEDIO

TUTISSIMUS

IBIS

 

Si tratta di un motto molto adattabile a varie situazioni: le relazioni fra persone, le conversazioni argomentative, la politica …

E’ contro ogni estremismo linguistico od operativo.

E’ a favore della moderazione.

Perché solo le posizioni mediane (in matematica e in psicologia e ancora in altri campi dei saperi) sanno farsi carico anche delle posizioni estreme

 

Infine: “noi”

“Perché noi?” potrai forse chiederti.

Noi di Amaltea.

Noi da un luogo

Scrive Gabriele:

Cari Amaltei,
vi ringrazio per la notizia di questo agosto. La vostra bacheca è messaggio di benvenuto per gli ospiti e viatico per gli amici lontani. Segnala un sentimento del tempo ben saldo: evitare gli eccessi, ogni ‘estremo’, per onorare la vita con una ‘vita buona’.
Tutta la Filosofia morale a noi contemporanea sembra propensa a riconoscere nell’Etica nicomachea di Aristotele il testo chiave per orientarsi nelle questioni morali, di per sé ardue: dalle risposte che diamo ad esse dipende la qualità della nostra vita, il modo in cui ci condurremo nel mondo. E Aristotele è l’uomo del ‘giusto mezzo’.
Quando, esattamente venti anni fa, ho avviato la mia esperienza con i tossicomani, scelsi come motto per il primo Progetto educativo che scrissi le parole del sociologo tedesco Sigfried Kracauer: “La realtà si comprende a partire dai suoi estremi” (egli era impegnato a comprendere gli effetti dell’inflazione sulla Germania del ’29). Per me la ‘droga’ è rimasto uno degli emblemi del nostro tempo. Ogni giorno misuro la distanza tra la mia generazione e quella dei ragazzi che incontro nel Centro di ascolto, registrando tutte le novità, perché mi interessa il contatto continuo con la realtà.
Da quell’estremo che è la droga procedo ogni giorno a ringraziare per i piccoli doni. Ringrazio per la vita, per tutta la vita che ricevo in dono. Oggi ringrazio te e Luciana per le due foto bellissime, per i colori forti che le contraddistinguono: la vita deve essere vissuta così, sotto la luce intensa dello sguardo limpido di chi la onora e la rispetta.
A noi giunga sempre gradito il riflesso di quello sguardo, che illumina le cose con temperanza e moderazione, con sollecitudine e rispetto. Il tempo degli astratti furori è lontano. Non siamo qui a goderci la penombra della sera: la luce piove ancora viva sulle cose. L’amore per la misura e per l’armonia non si è attenuato. Saggezza ed equilibrio sono un risultato, non un dono: provengono dalle nostre fatiche, dai sacrifici e dalle rinunce. Non abbiamo nulla da rimproverarci. Abbiamo saputo correggere i nostri errori. Ora, forse, come Alce Nero, possiamo comprendere – abbracciare con lo sguardo – il significato della vita dalla collina su cui consumiamo il tempo che resta. La posizione guadagnata non è un ‘posto’: è sempre lo sguardo di Luciana, la semplicità dello sguardo che si posa su tutte le cose con umana ‘pietas’.
Per dirla con le tue parole, sempre belle, vi auguro buone ore e buoni giorni. Che il tempo vi sia sempre propizio.
Gabriele De Ritis, http://www.gabrielederitis.it/

amici nei giorni di Coatesa · COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Lettere · Mi ricordo

Gabriele De Ritis: "Ci sono posti che sono solo località geografiche …"

Ci sono posti che sono solo località geografiche: possono essere raggiunti fisicamente da noi nei nostri viaggi senza che si riesca a conquistare lo ’spirito del luogo’. Ce ne andiamo via delusi e stanchi, per aver cercato invano; forse, anche disgustati, per un senso di noia che ci assale, per il tempo dedicato inutilmente alla valorizzazione di angoli suggestivi o di prodotti dell’arte, non importa quanto preziosi.

Giacomo Leopardi ha descritto ampiamente il senso di un’esperienza esemplare perché ‘vissuta’: ogni luogo si trasformava in ’sito’ per lui quando, dopo averne fatto ripetutamente esperienza, poteva collegarvi un ricordo. Lo spazio si faceva, dunque, tempo: rimembranza. E «una ricordanza, una ripetizione» era per lui tanto più cara, quanto più vago e indefinito era il segno che lasciava nella memoria ‘linguistica’ del cuore…

Ci sono siti che non ci appartengono. Eppure, ci sono familiari; suscitano in noi emozioni vive, anche solo a contemplarli da lontano, attraverso il racconto che ne fanno persone a noi care o per via di immagini che ci vengono restituite da amici lontani.

Nesso è uno di questi luoghi dell’anima. Frazione di Coatesa, sul Lario, è propaggine viva del Lago di Como, dove un amico – fortunatamente trovato in questa parte recente della mia vita che lui chiama pre-vecchiaia – deposita il suo sguardo amorevole di figlio riconoscente. Lì affondano le radici della sua esistenza operosa. Da quei luoghi ricava linfa per proseguire il cammino con la sua fedele compagna.

Si potrebbe dire che il viaggio incomincia da qui, da questa parte del mondo a cui è stato assegnato un significato esistenziale, perciò animico.

Non si viaggia, di solito, da soli. I luoghi dell’anima sono visitati lungamente e molto intensamente prima di recarsi fisicamente fin dove ad essi è stata data un’anima.
Il viaggio procede con l’aiuto dello sguardo di chi conosce il genius loci: non sarà un errare senza meta. Sappiamo già che non mancheremo di cogliere il centro: faremo esperienza dei luoghi.
Torneremo a casa più ricchi e riconoscenti, come si addice sempre agli ospiti che abbiano goduto del privilegio di fare a loro volta esperienza di spazi non immemoriali ma segnati dalla presenza dell’uomo, con i nomi e le date ben presenti alla mente e al cuore.

scritto da Gabriele De Ritis in: CAMMINARSI DENTRO (93): Nesso

Lettere

Un Angelo su Coatesa

ciao Paolo, come hai già avuto modo di capire sono già a Milano, che in agosto quando non c’è nessuno è bella. nessun paragone ovviamente con Coatesa che è un incanto, ma un incanto che mi significa qualcosa perchè ci sei tu con L., perchè un angelo del luogo si è posato lì avendo trovato lì i suoi portavoce, i suoi cantori… un abbraccio di cuore
B.L.


Careno · COATESA: frazione di Nesso · GEOGRAFIA · MAPPE · Piano del Tivano · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo · Valle Intelvi

Valli e vallette che si vedono di fronte a Nesso Coatesa



Valli e vallette che si vedono di fronte a Nesso Coatesa:

  • Valle Intelvi

Sotto il monte Gringo:

  • Valletta del Perello
  • Valletta Costa
  • Valletta Sass Vidaa
  • Valletta di Sciogn

Sotto il monte Comana

  • Valletta Nizzola
  • Valletta Ronco

La mappa e tratta da:

Torri e castelli del triangolo lariano, a cura della Comunità montana Triangolo Lariano, Fondazione provinciale Comunità Comasca, Associazione Appuntamenti Musicali, Società archelogica Comense

In questa mappa si trova anche questa scheda su NESSO:

La località si trova a circa metà della sponda orientale del primo bacino del lago di Como, in direzione di Bellagio e all’imbocco della strada che sale al Pian del Tivano che dà l’accesso alla Vallassina.

Il paese si sviluppa in senso verticale, partendo dalla riva del lago.

Diverse sono le costruzioni che ci inducono a riflettere sulla possibilità che il luogo fosse interamente organizzato dentro un sistema difensivo e all’interno di un circuito integrato di più ampie dimensioni, se prendiamo in considerazione anche il fatto che al Pian del Tivano esistette un accampamento o un punto ricettivo militare d’epoca romana. L’unico manufatto di tipo militare oggi esistente, è costituito da ciò che rimane delle mura del Castello rinascimentale a cui si accede mediante la via omonima. Tuttavia, ripercorrendo le strade del paese, abbiamo rilevato alcuni caseggiati strutturati a mo’ di torre una, in particolare, la si può scorgere nella parte alta del nucleo antico che fiancheg­gia l’orrido.

A lago sorge la chiesa plebana di S Pietro e Paolo, più sopra quella di S. Lorenzo, mentre la chiesetta romanica di S Maria di Vico rimane un piccolo gioiello d’attrazione storico-artistica. La chiesa di S Martino di Careno completa l’assetto delle chiese aggregate alla località di Nesso, ulteriore testimonianza della forte presenza religiosa nelle località lariane.

LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Lo sguardo e l’obiettivo. Ricerche storico-artistiche e fotografiche nelle Antichità Lariane di Ignazio Vigoni, edito dalla Società Archeologica Comense e da Villa Vigoni Centro Italo-Tedesco

Lo sguardo e l’obiettivo: presentazione a Villa Vigoni

Sabato 11 luglio alle ore 17 presso Villa Vigoni a Loveno di Menaggio viene presentato il volume Lo sguardo e l’obiettivo. Ricerche storico-artistiche e fotografiche nelle Antichità Lariane di Ignazio Vigoni, edito dalla Società Archeologica Comense e da Villa Vigoni Centro Italo-Tedesco.

– Interventi: Giancarlo Frigerio (presidente della Società Archeologica Comense), Gregor Vogt-Spira (segretario generale Villa Vigoni)
– Aperitivo

Il volume si inserisce in un più ampio progetto (realizzato con il contributo della Fondazione provinciale della Comunità Comasca e della BCC Alta Brianza di Alzate Brianza e seguito da un gruppo di lavoro formato da Renato Bianchi, Giancarlo Frigerio, Franco Prada, Franco Romanelli, Dario Tagliabue) che comprende la digitalizzazione dell’intero corpus fotografico-documentario di Ignazio Vigoni, legato alla sua morte alla Società Archeologica. Di queste oltre 2000 immagini il volume, curato da Fabio Cani, propone un’ampia scelta utile ad approfondire non solo il patrimonio culturale dell’area lariana, ma anche il ruolo di capitale importanza svolto dalla fotografia nella documentazione e nella comunicazione del territorio, le cui vicende sono state indagate in modo più generale nel volume Costruzione di un’immagine edito da NodoLibri nel 1993.

Ignazio Vigoni
(1905 – 1983) nei decenni del secondo dopoguerra si dedica a una pioneristica opera di indagine del territorio lariano, che raccoglie in una serie di album intitolati Antichità lariane, in cui archivia stampe fotografiche (2193), negativi (1528 fotogrammi 35 mm, 249 6×6 cm, 31 4×4 cm) e schede di approfondimento (906 per la serie delle “località” e 884 per quella degli “argomenti”).

Il titolo Antichità lariane si giustifica pienamente poiché l’interesse dell’autore si concentra in una fascia corrispondente alla mediana del Lago di Como: un asse che si disegna in orizzontale dalla Valsolda a Varenna, passando per la Val Menaggio e la Pieve d’Isola; anche nelle puntate in Valle Intelvi è decisamente privilegiato il versante verso il Ceresio. Al di là di questa fascia d’azione, che si spiega facilmente data la frequentazione della villa di proprietà a Loveno, a monte di Menaggio, la copertura del resto del territorio appare a “macchia di leopardo”.

Particolarmente stimolante risulta l’attenzione posta a specifiche tematiche, come l’architettura castellana, l’edilizia rurale, l’arte popolare. È probabile che l’obiettivo di Ignazio Vigoni sia quello di arricchire la conoscenza dell’arte e della storia del territorio, seguendo proprie piste di ricerca ed evitando di ripetere le strade già percorse. Come esplicita nel titolo di uno dei suoi contributi alla “Rivista Archeologica Comense”, si tratta di far conoscere episodi “inediti” o “poco noti” dell’arte locale.

Tutto questo lavoro assume per chi lo fruisca oggi un’importanza particolare. Vigoni ha infatti la ventura di operare in un momento storico che, per molte aree marginali del territorio lariano, si situa sul crinale della modernità. Per questo oggi sono di grande interesse le immagini dedicate ai paesi delle sue valli, da lui ben conosciute e ripetutamente percorse. Le fotografie ritraggono un mondo che appare antico ma che è ancora vitale. Anche le immagini di documentazione artistica costituiscono uno squarcio complessivo sulla ricchezza culturale del territorio, il che – pensando agli anni in cui sono realizzate – dimostra tutto il fervore pionieristico del loro autore.

Info: segreteria Villa Vigoni 0344 36111

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Il clima lacustre, 7 agosto 2009

Entrando in Italia dall’Europa centrale, dopo aver superate le Alpi e percorse le valli che conducono alla pianura si presenta all’improvviso alla vista di chi viaggia un paesaggio ed una vege­tazione che si distaccano nettamente dall’ambiente circostante che ha, o le caratteristiche di alta montagna della catena alpina, o quelle decisamente continentali e di pianura della regione padana. Il paesaggio è assai vario e ridente, la vegetazione appare lussu­reggiante e molto ricca di colori vivaci per la presenza di numerose varietà di alberi, di erbe e di fiori che di solito crescono in regioni molto più meridionali. E’ questa la regione insubrica o lacustre prealpina che si estende senza soluzione di continuità dal lago d’Orta al lago di Garda con caratteri fondamentalmente mediterra­nei pur non facendo parte di questa regione, in quanto si inter­pongono ad essa la pianura padana e gli Appennini.

Soprattutto la vegetazione dà questa netta impronta meridiona­le alla regione. Qui crescono rigogliose, accanto ai tipici esemplari della flora mediterranea, anche piante e fiori di origine sub­tropicale.

Nei lussureggianti giardini, nei prati, sui pendii, sulle rocce cre­scono spontanei o vi sono coltivati i cipressi,

gli ulivi, i lauri, i laurocerasi, i rododendri, le palme, gli oleandri,

le magnolie, i limoni, gli aranci, i cedri,

le camelie, le azalee,

le agavi, il rosma­rino, la valeriana

 

I vigneti si estendono lungo i pendii esposti a mezzogiorno fino ad una altitudine di m 700-800.

Questa flora così varia e ricca è legata alla favorevole condizio­ne climatica della regione che a sua volta è la conseguenza diretta della presenza di numerosi laghi che si sono andati formando nei profondi solchi lasciati dagli antichi ghiacciai dell’era quaternaria. Essi sono situati in strette valli o luminose conche, in genere di forma stretta e allungata con orientamento da nord a sud. Procedendo da occidente si incontrano i laghi d’Orta, Maggiore, Varese, Lugano, Como, Iseo, Garda. Fra questi di maggiore super­ficie sono posti altri piccoli laghi: Comabbio, Monate, Alserio, Pusiano, Annone, Segrino, Endine, Idro, Ledro.

Come già si è detto il clima particolarmente favorevole di que­ste regioni è legato in gran parte alle caratteristiche termiche dei bacini lacuali. E’ noto come una massa d’acqua nei confronti del­l’aria e del suolo tende a scaldarsi e a raffreddarsi più lentamente, in quanto possiede una maggiore inerzia nei loro confronti; per cui tenderà nei mesi freddi e di notte a cedere calore a causa della temperatura più alta, attenuando così i rigori dell’inverno e l’abbassamento notturno della temperatura e d’altro canto tem­perando la calura dei mesi estivi e delle ore più afose del giorno poiché ha una temperatura più bassa dell’aria e del suolo circostan­ti. E’ ovvio che quanto più vasta sarà la superficie dello specchio lacustre e maggiore la sua profondità, tanto più spiccata si espli­cherà l’azione termostatica del lago. Infatti si è constatato che la temperatura di superficie segue le variazioni termiche giornaliere ed annue dell’aria, mentre nei bacini la cui profondità supera i m 10 le caratteristiche termiche dell’acqua assumono stabilità, per cui in estate si ha uno strato superficiale che subisce variazioni tra giorno e notte (nettamente inferiori però a quelle dell’aria), uno stadio intermedio in cui la temperatura discende rapidamente procedendo verso il basso ed uno strato profondo in cui la tempe­ratura si mantiene costante sui 4°-5°; nell’inverno invece la tempe­ratura nella parte più superficiale oscilla di alcuni gradi sopra lo 0° di solito tra 5° e 10°, mentre procedendo verso il fondo la temperatura gradualmente diminuisce.

Dei laghi prealpini i più vasti sono nell’ordine: il Garda Kmq 370, il Maggiore Kmq 212, quello di Como Kmq 146; le maggiori profondità si rilevano in quello di Como m 410 (media (profondità m 154,5), nel Maggiore m 372 (media m 175,4), nel | Garda m 346 (media m 136,1). Sono appunto questi laghi che in­fluenzano una vasta area attorno, in quanto è possibile osservare dal rilievo delle condizioni climatiche e della flora che vengono inte­ressate dall’azione equilibratrice lacustre non solo le zone finitime rivierasche, ma anche estese plaghe situate sulle pendici dei rilievi collinari e montagnosi che circondano gli specchi lacustri anche a decine di Km da essi. L’evaporazione costante della superficie del lago comporta un grado di umidità più elevato in confronto alle regioni vicine che tende a mantenersi piuttosto uniforme.

Comune a tutti i laghi prealpini è la presenza di un regolare regime di brezze che spirano al primo mattino da nord e nel tardo mattino fino a sera da sud, variamente chiamate (inverna, breva, ora da nord; tramontana, tivano, vet, sover da sud) che contribuiscono a mitigare la calura nell’estate ed a favorire un costante ricam­bio d’aria che mantiene l’atmosfera tersa e priva di vapori e nebbie.

Oltre a quelli che concorrono a formare la regione lacustre prealpina od insubrica, numerosissimi altri laghi si trovano disse­minati sul territorio italiano, di origine e caratteristiche diverse: alpini, morenici, intravallivi, alluvionali, carsici, di sbarramento na­turale (frane) od artificiale, vulcanici. L’Italia viene subito dopo la regione Scandinava e la Svizzera per patrimonio lacustre in Europa. Nella sola regione Trentino-Alto Adige se ne contano ben 600. Dal punto di” vista climatico, però, ben pochi hanno un ruolo di rilievo possedendo superfici molto ridotte e profondità modeste. Fanno eccezione il Trasimeno, di natura intervalliva, assai vasto (Kmq 128) ma poco profondo (media m 7) e quello di Bolsena di origine vulcanica (Kmq 214 e profondità media m 77,9).

Il clima lacustre è caratterizzato soprattutto dal costante com­portamento delle sue componenti meteorologiche che presentano sempre modeste oscillazioni e variazioni. Questo clima ha inverni notevolmente più miti ed estati meno calde rispetto a quanto è possibile riscontrare in regioni finitime di pari altitudine e latitudine. La temperatura media annua è più elevata, l’escursione giornaliera più ridotta, l’escursione termica inferiore ai 14°. Per quanto si riferisce specificatamente alla regione lacustre prealpina la nuvolosità è più ridotta: 35-40% di cielo coperto annuale rispetto ai 45-50% della regione padana; 20-25 giorni di gelo all’anno (temperatura sotto 0°) contro i 50-100 della regione padana.

Abbiamo visto come i nostri laghi godano di un clima ideale, stabile e dolce le cui proprietà ritempratrici e salutari erano note già in tempi remoti. Ne fanno testimonianza le sontuose ville ed i grandiosi alberghi che sorgono in ombrosi parchi ed eleganti giardini lungo le rive e le pendici collinari in una suggestiva cornice di monti.

Soprattutto nell’800 e negli anni che precedettero la prima guerra mondiale il soggiorno al lago raggiunse il massimo del suo splendore, ed i laghi prealpini furono meta della migliore borghesia d’Europa che amava trascorrere giorni sereni in un clima disten­sivo e riposante. Scrittoli” e poeti illustri descrissero e cantarono le bellezze di questi ridenti paesaggi; basti ricordare Manzoni, Parini, Stoppani, Carducci, Fogazzaro, Goethe, Stendhal.

Negli ultimi anni la moda sempre più diffusa della villeg­giatura al mare od in montagna, dei soggiorni invernali per cura in località marine, dei viaggi durante le vacanze con de­stinazioni anche lontane e con brevi soste nelle località toccate, ha fatto dimenticare immeritatamente a molti i pregi e le virtù del clima di lago. Oggi i nostri laghi sono essenzialmente meta in primavera ed estate di escursioni festive dalle città vicine o di brevi soste di turisti stranieri durante il viaggio da nord verso località soprattutto marine della nostra penisola. Si assiste dunque al fenomeno del lago che è « passato di moda » in special modo tra i giovani, mentre, con il diffondersi del benessere, sempre più vaste masse di cittadini si muovono per diporto e per cura verso località climatiche marine o montane. Di tutto ciò buona parte di colpa sta nelle autorità, negli enti, negli operatori econo­mici delle località lacuali che non hanno potuto adeguarsi alla .moderna, incessante, capillare propaganda turistica per mantenere sempre vivo nelle masse l’interesse a visitare e soggiornare al lago. Le località lacustri infatti, per le bellezze naturali che offrono, si prestano ottimamente a soggiorni di riposo e di svago che nulla hanno da perdere nei confronti di quelli oggi più celebrati della montagna e del mare. Oltre alla possibilità di godere delle ‘ attività sportive proprie del mare (bagni, pesca, vela, motonau­tica, sci d’acqua) e, per la presenza di rilievi collinari e montani lun­go le sponde lacustri, della vita salutare all’aria aperta, il turista in molte stazioni climatiche, specie dei nostri maggiori laghi, ha a disposizione una attrezzatura ricettiva e di svago moderna, effi­ciente e molto varia.

Già si è detto delle caratteristiche fondamentali del clima lacu­stre: temperatura stabile e decisamente più mite in confronto alla latitudine in cui il lago è situato, umidità più alta e costante, regime regolare di brezze che permettono di godere di inverni brevi e miti, di primavere precoci, di estati temperate e ventilate, di autunni protratti e tiepidi. A queste peculiarità generali natu­ralmente si sovrappongono quelle locali, legate alla posizione topo­grafica delle varie località. Si hanno così zone lacustri che, presen­tando specifici e favorevoli caratteri meteorologici ed ecologici, svolgono la funzione, specie in inverno, di stazioni climatiche specializzate. Basti ricordare, ad esempio, la Tremezzina sul lago di Como, la zona di Pallanza sul lago Maggiore, la Riviera di Gardone e la conca di Ala sul lago di Garda.

Climatoterapia lacustre

Assai vario è il capitolo delle indicazioni terapeutiche del clima di lago; esso comprende numerose affezioni specie del bambino e delle persone anziane. In generale al soggiorno sul lago si ricorrerà ogni qualvolta un soggetto malato che necessiti di un cambiamento di clima non possa sopportare per i caratteri della stessa affezione o per la presenza di complicanze che ne peggiorino il quadro clinico, un clima che agisca in maniera eccessivamente stimolante come accade spesso con quelli di montagna e di mare. Il clima di lago si comporta essenzialmente come quello di collina con in più una spiccata azione sedativa ed equilibratrice. Ecco perchè nei pazienti affetti da distonie neurovegetative, nevrosi d’ansia, nei bambini eretistici, nelle insonnie ribelli, il clima di lago svolge una favorevole e duratura azione terapeutica.

Anche le manifestazioni della menopausa, caratterizzate da no­tevole eretismo, insonnia, vampe di calore al viso, palpitazioni cardiache, sbalzi repentini della pressione arteriosa, ottengono da questo clima buoni risultati.

Fra le indicazioni più importanti sono le affezioni cardiovasco­lari: ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, arteriopatie obliteranti, angina pectoris e coronarosclerosi, cardiopatie mal compensate, esi­ti di infarto; il diabete male equilibrato specie se accompagnato da complicanze cardiovascolari; le malattie renali croniche, anche con segni di insufficienza renale, e gli esiti di glomerulonefriti acute. Tutte le malattie osteoarticolari si giovano del clima lacustre; fra esse ricorderemo in particolare le forme reumatiche, anche nella fase di riattivazione e così pure quando sono accompagnate da complicanze cardiache.

Ottimi risultati si raggiungono nel trattamento delle affezioni respiratorie, specie nei soggetti anziani: bronchiti croniche, enfi­sema polmonare, esiti di polmoniti e broncopolmoniti. In queste forme il soggiorno sarà particolarmente indicato nell’inverno.

Naturalmente il clima di lago si adatta in qualsiasi stagione per trascorrere una proficua e ritemprante convalescenza dopo inter­venti chirurgici importanti o malattie gravi e debilitanti, soprat­tutto nei bambini e nelle persone anziane e nei soggetti che, per le condizioni generali scadute, potrebbero avere un danno da climi troppo stimolanti e traumatizzanti per l’organismo malato.

Ricorderemo infine come il clima di lago abbia sempre avuto ampie indicazioni nel campo della terapia della tubercolosi sia polmonare che extrapolmonare (polisierositi, forme osteoartico-lari, genito-urinarie, cutanee) e negli esiti di interventi chirurgici per forme specifiche, utilizzando, quando il caso lo richieda, l’elio­terapia. Anche le forme polmonari di tipo essudativo in fase di attività evolutiva ed i casi con lesioni ulcerative che presentano controindicazioni alla climatoterapia montana e marina, trovano invece nel soggiorno al lago, in appositi ospedali sanatoriali, la possibilità d’integrare validamente la terapia medica.

Da: Franceschetti L., Visintini O., Mare, monti, laghi: indicazioni per una scelta, Università degli studi di Milano – Centro ricerche di bioclimatologia medica, 1970, pagg. 40-49

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