GENIUS LOCI · Muri a secco · Villa del Grumello

“Pietra su pietra, un’arte da custodire”. I muri in pietra a secco della Villa del Grumello protagonisti di una giornata di scoperta e valorizzazione. Inaugurazione del nuovo sentiero panoramico e due laboratori pratici per bambini, Domenica 8 giugno, Villa del Grumello | Como

“Pietra su pietra, un’arte da custodire”. I muri in pietra a secco della Villa del Grumello protagonisti di una giornata di scoperta e valorizzazione. Inaugurazione del nuovo sentiero panoramico e due laboratori pratici per bambini, Domenica 8 giugno, Villa del Grumello | Como


Como, 5 giugno 2024 – Nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Appuntamento in Giardino” promossa da APGI – Associazione Parchi e Giardini d’Italia, 

domenica 8 giugno la Villa del Grumello di Como

apre le sue porte a una giornata speciale intitolata “Pietra su pietra, un’arte da custodire”,

un’occasione per riscoprire il valore storico, culturale e paesaggistico dei muri in pietra a secco, elemento identitario anche del nostro paesaggio rurale e protagonista del recente intervento di riqualificazione nel Parco del Grumello.

L’iniziativa si inserisce nel programma nazionale “Appuntamento in Giardino”, promosso da APGI – Associazione Parchi e Giardini d’Italia, e intitolato quest’anno “Giardini di pietra, pietre del giardino”, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sull’importanza della cura e della conoscenza dei parchi e dei giardini storici.

La giornata si aprirà alle ore 10.00 con il ritrovo alla Villa del Grumello dove avrà luogo un’introduzione generale dedicata ai muri in pietra a secco, con un inquadramento storico, tecnico e paesaggistico; poi nel parco la presentazione del progetto che ha interessato il Parco della Villa grazie ai fondi del PNRR “Parchi e Giardini”. L’intervento ha consentito la messa in sicurezza di un’area scoscesa del parco e ha portato alla realizzazione di un nuovo sentiero panoramico intitolato alla contessa Giulia Celesia, il cui lascito del 1954 ha reso possibile, diversi anni dopo, la nascita del polo culturale del Grumello e l’apertura del parco storico botanico al pubblico.

Durante la presentazione interverranno Massimo Stoffella, associazione Sassi e Nonsolo APS, Paolo Brambilla, Associazione Villa del Grumello e Giulia Galera, cooperativa sociale Miledù. Al termine dell’incontro, sarà inaugurato ufficialmente il nuovo sentiero dedicato alla contessa Celesia, realizzato grazie al recupero dei muri a secco.

La mattinata proseguirà con ritrovo presso la Serretta del Grumello, con due appuntamenti, alle ore 11.30 e alle 12.15, dedicati ai più piccoli: un laboratorio pratico per bambini dai 6 anni durante il quale sarà possibile sperimentare direttamente la tecnica di costruzione di un muretto a secco (a cura dell’associazione Sassi e Nonsolo APS).

Il laboratorio ha un costo di partecipazione di 5 euro ed è richiesta la prenotazione sul sito www.villadelgrumello.it. Si consiglia un abbigliamento comodo e l’uso di guanti da giardinaggio.

Per tutta la giornata sarà attivo il Ristoro del Grumello, a cura di Pris Food&Events, per una pausa gustosa immersi nella natura del parco.

L’accesso al parco è esclusivamente pedonale, con possibilità di parcheggio presso la Serra del Grumello, raggiungibile da via Bignanico a Como.

L’iniziativa fa parte del progetto “Ecotonalità. Humanities 2025–2026”, e il recupero dei muri a secco del Parco è stato reso possibile grazie al contributo del PNRR Parchi e Giardini e Next Generation EU.

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Per restare informati su tutto il programma  www.villadelgrumello.it

Ufficio Stampa Associazione Villa del Grumello

Manzoni 22 – Camilla Palma

Muri a secco

“Ogni sasso mantiene una propria individualità, è legato ma allo stesso tempo ha una configurazione singolare”, in Andreoli Vittorino, Muretti a secco. La ricchezza della semplicità, [Low] edizioni, 2023

"Ogni sasso mantiene una propria individualità, 
è legato ma allo stesso tempo ha una configurazione singolare, e nei casi in cui il muretto cada, torna sé stesso nell’ammasso degli altri sassi.
C'è, in questo, la configurazione di un rapporto e persino di un rapporto sociale:
in una comunità ci sono gli individui, ognuno dei quali ha però caratteristiche proprie che però devono convivere con quelle degli altri, e in qualche modo si giu- stappongono»

in 

Andreoli Vittorino, Muretti a secco. La ricchezza della semplicità, [Low] edizioni, 2023

Muri a secco

Andreoli Vittorino, Muretti a secco. La ricchezza della semplicità, [Low] edizioni, 2023

scheda dell’editore:

«Nel muretto ogni sasso mantiene una propria individualità, è legato ma allo stesso tempo ha una configurazione singolare, e nei casi in cui un muretto cada, torna sé stesso nell’ammasso degli altri sassi. C’è, in questo, la configurazione di un rapporto e persino di un rapporto sociale: in una comunità ci sono gli individui, ognuno dei quali ha caratteristiche proprie che però devono convivere con quelle degli altri».
Scrive così nel suo nuovo libro Vittorino Andreoli, che ha deciso di percorrere
a ritroso la storia dell’umanità fino a scoprire in che momento, davvero, abbiamo smesso di comportarci come singoli e abbiamo imparato a stare insieme.
 Nei muretti a secco, divenuti da alcuni anni Patrimonio Unesco, il celebre psichiatra ha dunque trovato il simbolo di una sapienza costruttiva e di una socialità sana che oggi abbiamo disperatamente smarrito.
Inoltre – in un tempo in cui i muri servono sempre più a dividerci dal “diverso”, da chi non è come noi, da chi temiamo e vogliamo tenere fuori – i muretti a secco rappresentano al contrario un’imprevista possibilità di unione. Bassi e discontinui, permettono infatti di vedere al di là. E a volte si rivelano sorprendentemente resistenti.
Tra le pagine di questo prezioso volume, corredato da fotografie inedite scattate durante i tanti viaggi in giro per il mondo, Andreoli ci propone quindi una riflessione sul nostro essere uomini. Perché solo tornando alle origini possiamo scoprire che ognuno di noi è portatore di bellezza, di semplicità e di armonia.

«È il racconto di un uomo curvo sulla terra che costruisce con i sassi la propria esistenza, fatta di sudore e di bellezza»

GENIUS LOCI · Muri a secco · Paesaggio · Terrazzamenti

Bonardi Luca, Varotto Mauro, Paesaggi terrazzati d’Italia. Eredità storiche e nuove prospettive, FrancoAngeli, 2016. Indice del libro

scheda dell’editore:

https://www.francoangeli.it/Libro/Paesaggi-terrazzati-d%27Italia-Eredit%C3%A0-storiche-e-nuove-prospettive?Id=23694

Attraverso un’analisi dei processi di genesi storica e adattamento ambientale, delle forze sociali ed economiche, il volume tenta di rispondere alle grandi questioni conoscitive che i paesaggi terrazzati pongono con la loro diffusa presenza in Italia, offrendo uno strumento utile per le politiche territoriali ad essi indirizzate.

La presenza di versanti terrazzati a fini agricoli mostra in Italia aspetti di indubbia straordinarietà, in termini di superfici occupate e di varietà tipologiche. Il libro rende ragione di un’articolata distribuzione in rapporto ai fattori geologici, morfologici e climatico-ambientali, nonché alla luce delle specificità regionali dei processi insediativi, demografici e socio-economici.
Le profonde trasformazioni che hanno investito i rilievi alpini, appenninici e insulari soprattutto a partire dal secolo scorso, hanno comportato un destino di prevalente abbandono dei terrazzamenti, anche se con modalità di risposta diverse a seconda dei casi, e con non pochi esempi di resistenza, cui si sono affiancate negli ultimi anni esperienze di recupero e valorizzazione, buone pratiche qui raccontate anche attraverso il contributo degli operatori naturalistici e culturali del Comitato Scientifico Centrale del CAI.
Le analisi dei processi di genesi storica e adattamento ambientale, delle forze sociali ed economiche che ne regolano l’evoluzione, restituiscono in questo volume le grandi questioni conoscitive che i paesaggi terrazzati pongono con la loro diffusa presenza in Italia, offrendo uno strumento utile per le politiche territoriali ad essi indirizzate.

Luca Bonardi insegna Geografia dell’Ambiente e del Paesaggio presso l’Università degli Studi di Milano. Le sue ricerche si concentrano sull’ambiente naturale e umano delle montagne europee e del Mediterraneo. È autore di numerose pubblicazioni, apparse in Italia e all’estero, sui paesaggi terrazzati e ha partecipato a vari progetti nazionali e internazionali centrati sul medesimo tema.
Mauro Varotto è docente di Geografia e Geografia culturale presso l’Università degli Studi di Padova. Conduce studi e coordina progetti sull’evoluzione dei paesaggi culturali nella montagna alpina e prealpina contemporanea. Come coordinatore del Gruppo Terre Alte ha promosso la campagna di segnalazioni “Living Stones”, in seno al Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano.

Carlo Alberto Garzonio, Prefazione
Parte I. Luca Bonardi, Geografia e storia dei terrazzamenti agrari
Introduzione
Dimensione ambientale
(Distribuzione e fattori ambientali; Terrazzare, perché?; Influenze o convergenze?; Costruzione e conservazione)
Moventi storici
(Gli inizi; Le “forze motrici”)
Contesti geografici
(La distribuzione dei terrazzamenti in Italia; Il terrazzamento alpino; Le fasce dei liguri; Le grandi costiere terrazzate; Il terrazzamento insulare; L’Appennino e i terrazzamenti sovra-locali)
Evoluzione recente
(Il secolo dell’abbandono; L’evoluzione ambientale dei terrazzamenti abbandonati; Quale futuro?)
Parte II. Mauro Varotto, Paesaggi terrazzati che tornano a vivere
Introduzione
Living Stones: buone pratiche nei paesaggi terrazzati italiani
(Tommaso Saggiorato, Una scommessa per Prosecco; Tommaso Saggiorato, Il ritorno della pietra a secco ad Artegna; Mauro Varotto, Nuovi custodi per le masiere di Valstagna; Angelica Dal Pozzo, I “vignaioli delle marogne”: lo sposalizio di vino e terrazze in Valpolicella; Bernardo Della Ricca, Biologico al femminile: la fattoria “La Fonte” a Gruim di Folgaria; Manuel Micheletti, Vigneti biodinamici e tutela del paesaggio al Maso Crozzolhof di Salorno; Andrea Marini, Ridare vita alla terra e speranza agli uomini: i terrazzamenti della Valtellina come valore progettuale; Dino Genovese, Al villaggio di Ghesc… One love, one heart; Dino Genovese, Un “cantiere orizzontale” per la Trappa di Sordevolo; Dino Genovese, La Bella Dormiente: nuova vita sulle rive del lago di Alice Superiore; Angelica Dal Pozzo, Muretti a secco e fasce liguri: creatività e cooperazione tra Levante e Ponente; Silvia Costetti, Il ritorno dei capperi a Vetto; Fiorenzo Gei, Talking Stones: le pietre parlanti di Poggio Castiglioni; Edoardo Micati, La montagna di Mila: colture e cultura della pietra a Lettomanoppello; Alessio di Giulio, Stessa terra, stessi semi, stesso sapere: le terrazze e i fagioli di Frattura vecchia; Michela Crescenzo, Passato e futuro: la riscoperta del patrimonio agricolo in Costiera Amalfitana; Ciro Cenatiempo, Mille vigne in mezzo al mare: le parracine ischitane; Fabrizio Meli, Alle pendici del vulcano: “mastri” dell’Etna e vigneti di Castiglione di Sicilia)
Oltre la forma: il paesaggio terrazzato tra vecchie pietre e visioni di futuro
(Buone pratiche: dentro e oltre il paesaggio terrazzato; “È opportuno preservare alcuni spazi nei quali si evitino interventi umani che li modifichino continuamente”: il valore della longue durée; Quality turn: locale, artigianale, diverso; “C’è posto anche per gli altri”: la sostenibilità ecologica; “Cantieri orizzontali” per addomesticare una difficile verticalità; Il paesaggio come teatro: valenza estetica e funzione didattico-educativa; Conclusioni).

Muri a secco

“Un muro a secco è un opera d’arte …, citazione da Ferdinando Fontanella

Un muro a secco è un opera d’arte, un capolavoro capace di abbellire e addolcire un paesaggio antropizzato. È una sorta di piccola “Arca di Noè”, gli spazi  tra una pietra e l’altra ospitano una incredibile varietà di esseri viventi. Tra le viscose fronde della parietaria, gli esili cespi di capelvenere, gli splendidi fiori del cappero e del ciclamino, i morbidi cuscini di muschio, selaginelle ed epatiche, si crogiolano al sole le lucertole, cacciano i piccoli ragni, si muovono lente le chiocciole, svolazzano leggiadre le farfalle, offrendo all’occhio dell’osservatore uno spettacolo di autentica meraviglia. Un muro a secco è la testimonianza tangibile che l’uomo e il suo operato può ancora coesistere con il resto della natura.

Muri a secco
Muri a secco

L’arte dei MURI A SECCO che salva i territori, di Giulia Galera, in L’Ordine/la Provincia 24 settembre 2023

letto in edizione cartacea

cerca in

https://ordine.laprovinciadicomo.it/

Muri a secco

Arte dei MURETTI A SECCO, video youtube

Muri a secco · Paesaggio

Carlo Tosco, Gabriella Bonini (a cura di), Il paesaggio agrario italiano: sessant’anni di trasformazioni da Emilio Sereni a oggi (1961-2011), Viella editore, 2023

scheda dell’editore:

https://www.viella.it/libro/9791254692950

Gli studi sul paesaggio agrario di Emilio Sereni restano tuttora di grande attualità. La storia dei territori, nel loro intrinseco rapporto tra uomo e natura, è la storia del suolo modellato dal lavoro dei contadini, delle trasformazioni fondiarie, degli ordinamenti colturali, degli insediamenti e delle infrastrutture, ma anche dei rapporti di produzione, con esiti che si caricano di valenze sociali, culturali e visive.

I contributi qui presenti raccolgono l’eredità di Emilio Sereni e dimostrano l’attualità della sua lezione, la robustezza delle sue argomentazioni e il fascino che il mondo delle campagne non smette di esercitare. Riprendere oggi a studiare Emilio Sereni ha un significato forte, che richiama i valori dell’antifascismo, della resistenza e le lotte per la giustizia sociale.

  • Presentazione
  • I. Studi e ricerche
    • Carlo Tosco, L’eredità di Emilio Sereni tra storia e politica
    • Anna Sereni, Non era una semplice “scampagnata”. I paesaggi privati di Emilio Sereni
    • Emilio Martín Gutiérrez, Il paesaggio in evoluzione: riflessioni sul libro di Emilio Sereni Storia del paesaggio agrario italiano
    • Franco Cambi, Emilio Sereni e l’archeologia. La costruzione di una globalità, delle fonti e degli approcci
    • Giuliana Biagioli, Catasti e toponomastica come fonti per la storia del paesaggio agrario
    • Carlo Alberto Gemignani, Sereni in Liguria (settembre 1951). Fonti e osservazioni di terreno per la storia del paesaggio agrario
    • Mauro Agnoletti, L’approccio di Emilio Sereni nello studio del paesaggio e nelle politiche di tutela
    • Tiziano Tempesta, La legge di inerzia del paesaggio agrario di Emilio Sereni
    • Giuseppe Barbera, «Razionalmente curato, modernamente sviluppato»: l’auspicio di Emilio Sereni per il paesaggio delle nuove generazioni
    • Marco Marchetti, Transizione ecosistemica e diversità negli usi del suolo del paesaggio italiano nel XXI secolo
    • Jan Douwe van der Ploeg, La rinascita dell’agricoltura contadina e il suo impatto paesaggistico
  • II.a. Le trasformazioni del paesaggio agrario da Sereni a oggi. Italia settentrionale e centrale
    • Emiro Endrighi, Presentazione
    • Carmen Angelillo, Nicola Balboni, Carlo Peraboni, Leggere le trasformazioni del paesaggio a partire dal riconoscimento del valore delle permanenze
    • Walter Baricchi, Paesaggio e case rurali. Il caso della Regione Emilia-Romagna: tra distruzione e rigenerazione del patrimonio storico-culturale
    • Sara Cipolletti, Alessia Guaiani, Trasformazioni del paesaggio agrario. Dalle organizzazioni mezzadrili alle nuove produzioni vitivinicole nel Medio Adriatico
    • Davide Donatiello, Valentina Moiso, Il paesaggio vitivinicolo nei territori del Moscato bianco. Immaginari, tradizione, retorica della qualità
    • Chiara Lanzoni, Paesaggio agrario e sostenibilità. Le aree di transizione della Riserva MAB UNESCO Po Grande
    • Raffaella Laviscio, Permanenze e trasformazioni del paesaggio agrario di villa: esperienze di Lombardia
    • Simona Messina, Susanna Passigli, Francesco Spada, Persistenza di una pastorizia tradizionale nella Campagna Romana
    • Stefano Piastra, Apogeo, declino, riconversione di un paesaggio. Geostoria dello zucchero in Romagna nell’ultimo sessantennio
    • Pietro Giovanni Pistone, Federico Rossi, I mutamenti nei paesaggi agrari delle “sistemazioni montane” a partire dall’opera di Sereni
    • Alessandro Raffa, Per un paesaggio-laboratorio climate-resilient nel sito UNESCO delle Colline del Prosecco
    • Roberto Ricci, Il paesaggio agrario in Abruzzo tra mutamenti e persistenze: l’aristocrazia contadina di Camillo Montori a Controguerra
    • Bianca M. Seardo, Non è (solo) un paesaggio del vino. Forme della viticoltura promiscua fra specializzazione e abbandono: il Canavese
  • II.b. Le trasformazioni del paesaggio agrario da Sereni a oggi. Italia meridionale e insulare
    • Saverio Russo, Presentazione
    • Beatrice Agulli, Paesaggi serricoli mediterranei: spazi in attesa tra innovazione e obsolescenza. Il caso della Piana di Vittoria
    • Marina Arena, Paesaggi della smallness. Piccoli centri e patrimonio rurale nel sistema ambientale e paesaggistico messinese
    • Roberto Banchini, La pianificazione paesaggistica di fronte alle dinamiche di trasformazione del paesaggio agrario italiano
    • Patrizia Burlando, “Italian” Countryside. A Report
    • Maria Rossana Caniglia, L’architettura del paesaggio del Marchesato di Crotone dopo la Riforma agraria degli anni Cinquanta
    • Giuseppe Carlone, Maddalena Scalera, I paesaggi della riforma agraria in Basilicata nel Piano Paesaggistico Regionale
    • Marco Cillis, Il paesaggio della piana di Monastero a Pantelleria: permanenze, trasformazioni, scenari
    • Maurizio Di MarioAger-saltus: per una ritrovata armonia tra ritmi della natura e bisogni dell’uomo
    • Ilaria Falconi, I paesaggi rurali: il ruolo dell’agricoltura, le agroenergie, la sostenibilità ambientale e il ruolo della PAC
    • Nicola Galluzzo, Ruolo dei distretti e delle produzioni di qualità certificata nella tutela e valorizzazione del paesaggio agrario italiano
    • Giuseppe Lo Pilato, Laura Sarti, Il Giardino della Kolymbethra nel Parco della Valle dei Templi: il paesaggio agrario nell’era del turismo esperienziale
    • Davide Marino, Lorenzo Nofroni, Serena Savelli, Per una lettura “paesaggistica” delle trasformazioni e delle permanenze di uso del suolo
    • Barbara Pizzo, Alessandra Valentinelli, Alle radici del dibattito Post-Growth: la lezione di Emilio Sereni
    • Daniela Stroffolino, Il paesaggio irpino dall’Inchiesta di Emilio Sereni e Manlio Rossi Doria per l’Inea ai giorni nostri
  • III.a. Fonti e metodi per la storia del paesaggio. Archeologia, geostoria e patrimonio intangibile
    • Anna Sereni, Presentazione
    • Durdica Bacciu, Marcello Cabriolu, Il paesaggio agropastorale del nord Sardegna: la Gallura e l’habitat disperso
    • Paola Branduini, Mauro Varotto, «L’essenziale è invisibile agli occhi»: il paesaggio rurale storico tra evidenze tangibili e intangibili
    • Serena Caroselli, Augusto Ciuffetti, Memorie di luoghi e paesaggi. Per una storia ambientale dell’Appennino centrale
    • Maurizio Coccia, La vite maritata in Valle Umbra e sull’Appennino: da “coltura colonizzatrice” a patrimonio culturale. Appunti per la tutela
    • Annalisa Colecchia, Patrimonio paesaggistico e forme di gestione comunitaria nell’Abruzzo montano
    • Valentina De Santi, Luisa Rossi, Metodologie per lo studio del paesaggio agrario di un sito UNESCO: il caso dell’Isola Palmaria
    • Alessia Morigi, Filippo Fontana, Francesco Garbasi, Inter Amnes: ricognizioni di superficie, lettura integrata e restituzione digitale del paesaggio parmense antico
    • Roberto Ibba, Paesaggi immaginati. Visioni del paesaggio rurale sardo nel Settecento
    • Andrea Marçel Pidalà, Il paesaggio dei Nebrodi in Sicilia come “giardino del Mediterraneo”
    • Manuel Vaquero Piñeiro, Paesaggi agrari in trasformazione. Le bonifiche pontine nell’Archivio Gelasio Caetani di Roma
  • III.b. Fonti e metodi per la storia del paesaggio. Sistemazioni agrarie, tradizione e sviluppo
    • Mauro Agnoletti, Presentazione
    • Pier Luigi Dall’Aglio, Paolo Storchi, Comprendere il paesaggio attuale nella sua complessità. Riconoscere l’eredità del passato attorno a noi
    • Viviana Ferrario, La coltura promiscua della vite nei catastici e nelle mappe peritali di area veneta (XVI-XIX secolo)
    • Nicola Gabellieri, Pietro Piana, Fonti odeporiche per la storia del paesaggio tra epistemologie sereniane e nuove prospettive metodologiche
    • Hessam Khorasani Zadeh, Appunti per una storia congiunta del paesaggio agrario e della riproduzione sociale delle famiglie contadine
    • Achille Lodovisi, Alla ricerca di un difficile equilibrio: il fiume Panaro tra media collina e alta pianura. Fonti per la storia di un paesaggio
    • Andrea Longhi, Mauro Volpiano, Paesaggi agrari, dall’interpretazione storica alla pianificazione paesaggistica: il Piano Paesaggistico Regionale del Piemonte
    • Frida Occelli, Denise Rusinà, Simone Vallero, Torino, linea 2 della metropolitana: analisi archeologica tramite la lettura storica del paesaggio
    • Alessandra Panicco, La crisi del paesaggio tradizionale della piantata padana nel Piemonte meridionale
    • Giovanna Pezzi, Marco Conedera, Enrico Muzzi, Patrik Krebs, Utilizzo del Dizionario corografico di Serafino Calindri per ricostruire i sistemi agro-forestali del XVIII secolo
Centro Storico di Como · Mura del centro storico · Muri a secco · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Dai romani al Medioevo. Il racconto delle mura di Como, articolo di Andrea Colagrande, in l’Ordine / la Provincia, 19 febbraio 2023

letto in ediziona cartacea

cerca in:

https://ordine.laprovinciadicomo.it/archivio/data/2023/02/19//#book5/page8

LE MURA  DI COMO , DA QUELLE DI CESARE A QUELLE MEDIEVALI, di Sandro Boccia

Dai Romani al Medioevo si può innestare il racconto delle mura della città lariana posta appunto sul uno dei rami del lago di Como da non confondere con l’altro, quello che volge a mezzogiorno (ossia quello di Lecco) come citava il Manzoni nei Promessi Sposi: la cintura muraria è la testimonianza più importante della storia di Como, dall’ originale cesariana con torri aggiunte dal IV al VI secolo d.C. romane un solo lacerto visibile.

In molte città italiane e europee non è insolito imbattersi in monumenti e resti di gran edifici che permettono a chi li osserva di percepire il loro originario splendore e di immaginare come doveva essere la vita in quel luogo durante gli anni di uno dei più grandi imperi dell’ antichità come quello romano.

Anche Como che vanta un fondatore illustre dato che venne edificata nel 59 a.C. per voler di Giulio Cesare nella zona prospiciente il lago e dapprima bonificata in quanto paludosa alla confluenza dei fiumi e costruita  con strade parallele e perpendicolari a mo’ di accampamento militare, può offrire numerose attestazioni del suo passato: anche Novum Comum (che sostituì il borgo originario celtico di Spina Verde-Prestino sito in zona collinare a pochi km. dal lago) era dotata di numerose ville, infrastrutture stradali, un teatro e mura in grado di difenderla, come quelle visibili con le terme di viale Lecco o il Ninfeo della villa all’ incrocio tra via Zezio e via Grossi, oltre ai resti in città.

Alcuni di questi tesori come le mura e le sue torri che nel tempo han subito restauri, aggiunte, demolizioni. Grazie alla menzione della cortina muraria (Carme 35 di Catullo indirizzato al poeta comasco Cecilio, la cui statua marmorea abbellisce le mure esterne del locale Duomo lato verso il Teatro sociale che nella parte d’ entrata centrale mostrano le altrettante di Plinio il Vecchio (autore della celeberrima Naturalis Historia nonchè scienziato e ammiraglio della flotta romana e che perì per studiare il fenomeno dell’ eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e per dar soccorso alla gente di Pompei, Ercolano e Stabia che cercavano salvezza verso il mare) e di suo nipote Plinio il Giovane (che nelle sue Epistulae ci ha narrato l’evolversi della catastrofe).

Siamo a conoscenza che le difese vennero erette con pietra moltrasino e preziosa malta. Poi Porta Pretoria originariamente progettata con due torri ottagonali con accesso principali alla città. Dal quarto secoli in poi sotto la pressione dei popoli barbarici lungo la frontiera dell’ Impero, si decise di potenziare il fronte meridionale costruendo torri semicircolari mentre le strutture rettangolari son relative al VI secolo tanto che Como fu definita baluardo (munimen).

E che dire dell’ unico tratto di cortina muraria dell’ antica Novum Comum conservato sopraterra con resti di una torre rettangolare costruita nel VI secolo (via delle 5 Giornate). C’è da osservare che le mura nel corso dei secoli non furon oggetto di alcuna manutenzione ma che sotto gli imperatori del Sacro Romano Impero, Lotario e Ottone II, le mura furon donate dai regnanti a privati cittadini, poi divenute di proprietà del Vescovo, allora a capo della città. Solamente negli anni della guerra decennale contro Milano (1118-1127) le mura furono oggetto di risanamento con costruzione di un fossato difensivo attorno a esse.

Tuttavia furon indi distrutte come stabilito da Milano vincitrivce. Como rimase così senza difese per oltre 30 anni finchè Federico Barbarossa nel 1158 fece costruire un nuovo circuito murario. Quindi ormai prive di qualsiasi funzionbe difensiva le prime mura comasche vennero inglobate in nuovi edifici, interrate e utilizzate come fondamenta. L’ originario circuito murario è quasi è quindi l’ unico oltre a considerare non utopico il progetto di rendere visitabili i resti pur visibili delle mure divia Carducci al di sotto del liceo Ciceri, la torre di via Parini, perpetuando così e in special modo la storia e la memoria della città lariana che ha dato i natali ai Plini, Cecilio, Giovio e Volta.

Trattazione elaborata e integrata da chi scrive sulla base di un articolo di Andrea Colagrande, archeologo, come riportato dalla Provincia del 19 febbraio 2023 (segnalato da Auser/Unipop)

 

Mura del centro storico · Muri a secco

a LINEA VERDE LIFE si parla delle MURA del CENTRO STORICO di COMO, RaiUno, 24 dicembre 2022

VAI A:

https://www.raiplay.it/programmi/lineaverdelife

Centro Storico di Como · Mura del centro storico · Muri a secco

MURA del centro storico di Como: lato sud, con vista sulla Porta Torre

Camminare in COMO città · Centro Storico di Como · Conosco Como? · Mura del centro storico · Muri a secco

giardino pensile sulle MURA: area sopraelevata che è compresa tra la piazzetta Medaglie d’oro e via Nazario Sauro, in La Provincia di Como, 22 feb 22