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Passeggiando in un giardino a terrazze sul lago

Oleandro

Oleandro, moltiplicazione per talea

La moltiplicazione dell’ Oleandro per talea va effettuata da fine maggio fino a tutto giugno, periodo di maggiore attività vegetativa dell’oleandro.

Tagliare da un oleandro rametti lunghi 10-15 cm, con le forbici spuntare le foglie e successivamente mettiamoli in vasetti con sabbia e torba e poniamoli in un luogo fresco annaffiando la talea di oleandro regolarmente. Rinvasare la talea in vasi più grandi durante l’anno man mano che il nuovo oleandro si sviluppa per poi metterlo a dimora l’anno successivo.

Oleandro, moltiplicazione per talea.

DIARIO di Amaltea · GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa · ORTO: lavori, cure, manutenzione

Coatesa: il ciclo dell’orto nel 2011

Arbusti · Mandevilla sanderi

Mandevilla sanderi, Scarlet Pimpernel – Piante appartamento – Apocynaceae giardino

Mandevilla sanderi 

Esposizione Mandevilla sanderi
Per un corretto sviluppo della pianta è consigliabile evitare di esporla a gelate tardive; coltiviamola in luogo riparato, posizionandola all’aperto solo in primavera inoltrata. Evitiamo di esporre le piante da appartamento alla luce diretta del sole, che potrebbe danneggiarne le foglie, soprattutto durante i mesi più caldi dell’anno. Prediligiamo una posizione luminosa, ma con luce filtrata.Per uno sviluppo equilibrato la Mandevilla sanderi è consigliabile posizionarla in luogo in cui riceva almeno alcune ore di sole diretto.

 

Generalità Mandevilla sanderi
La Mandevilla sanderi si sviluppa come un arbusto. Questa pianta in primavera assume una colorazione rosso ; è di taglia media e può raggiungere i 3 m di altezza. Mantiene la foglia in inverno. Lo sviluppo è rampicante, per uno sviluppo corretto è bene porre a dimora queste piante nei pressi di un supporto su cui si possano sviluppare

da: Mandevilla sanderi, Scarlet Pimpernel – Piante appartamento – Apocynaceae giardino.

Acquisti

OBI – OBI Montano Lucino (CO)

OBI – OBI Montano Lucino (CO).

Alberi · Natura · Terra e Clima

Alberi, amici silenziosi

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Arbusti · Dipladenia

DIPLADENIA: regaluccio dopo la (oggi rassicurante) diagnosi cardiaca

Mandevilla splendens
Syn. Dipladenia – Apocynaceae

Generalità: pianta sempreverde rampicante originaria dell’America centrale e meridionale. I fusti sottili e carnosi crescono rapidamente, questa pianta si coltiva in vasi appesi, oppure come rampicante, aiutata da graticci o tutori. Le foglie sono ovali, scure, lucide, spesse, leggermente pubescenti sulla pagina inferiore; in primavera e in estate produce una cascata di grandi fiori a trombetta, riuniti in racemi, delicatamente profumati, rossi, rosa o bianchi, con la gola giallo limone. Nei luoghi con inverni miti possono essere coltivate anche in piena terra in giardino, oppure possono essere trattate anche come piante da giardino annuali. Si consiglia di potare leggermente i rami all’inizio della primavera o in autunno, per evitare che la pianta lignifichi troppo nella parte inferiore, perdendo le foglie.



Esposizione
: gradisce posizioni molto luminose, anche soleggiate, ma cresce bene anche a mezz’ombra. Se posta in luogo completamente ombreggiato produce pochi fiori e molte foglie. Teme il gelo, non va esposta a temperature al di sotto dei 5-8°C, quindi in estate si può mettere in giardino o sul terrazzo, ma va subito ritirata in casa con l’arrivo dei freddi autunnali. Nei luoghi in cui l’inverno è mite si coltiva anche in piena terra; in questo caso con il freddo perde le foglie, che rispunteranno a primavera; in piena terra può raggiungere anche dimensioni superiori ai 3-4 metri.

Annaffiature: non necessita di grandi quantità d’acqua e sopporta senza problemi brevi periodi di siccità; annaffiare regolarmente, lasciando leggermente asciugare il substrato tra un’annaffiatura e l’altra. In inverno annaffiare sporadicamente. Per una migliore fioritura si consiglia di fornire del concime per piante da fiore ogni 8-10 giorni nel periodo vegetativo, da marzo a ottobre, e almeno una volta al mese in inverno.

Terreno: la mandevilla preferisce terreni sciolti, ben drenati, molto ricchi di materia organica. Si può preparare una composta ottimale mescolando terriccio universale bilanciato e sabbia in parti uguali, con una piccola dose di humus.

Moltiplicazione: avviene per talea, in primavera o in estate, utilizzando dei rametti di 7-10 cm; la radicazione delle talee è solitamente moto rapida, circa 3-4 settimane, le piantine così ottenute si possono subito trattare come piante adulte, ponendole in contenitore singolo.



Ulteriori informazioni su: Dipladenia – Mandevilla splendens – Appartamento Dipladenia – Mandevilla splendens – Appartamento.

ORTO: lavori, cure, manutenzione

ELOGIO DELLE ERBACCE

 

ELOGIO DELLE ERBACCE

Flagello biblico, responsabili di avvelenamenti di massa o simbolo di rinascita postbellica: fin dagli albori l’umanità  ha rinunciato a dare una definizione scientifica di “erbaccia”, cambiando etichetta a seconda delle mode e della cultura dell’epoca. Prendendo avvio proprio da questo dato di fatto, l’autorevole botanico inglese Richard Mabey scrive la prima storia culturale di queste creature che vivono ai margini della società  vegetale, così importanti per il sistema immunitario del pianeta, preziose per le loro proprietà curative, belle per le forme e i colori, eppure così strenuamente combattute dall’uomo che le ha sempre considerate pericolosi invasori dei suoi spazi.

E’ proprio questa visione frutto di luoghi comuni che Mabey intende ribaltare: attraverso pagine colte e raffinate, ricche di informazioni erudite e reminiscenze personali e artistico-letterarie, l’autore compie una riflessione che trascende i confini della botanica e approda alla filosofia, mettendo in luce l’affinità  esistenziale tra noi e le erbacce, quel comune spirito di adattamento e quell’istinto di sopravvivenza che dovrebbero indurci a riconoscere in loro delle compagne di vita da amare, dal destino saldamente intrecciato al nostro

ELOGIO DELLE ERBACCE in Libri – Treccani.

viola

Già lieve un viola tappeto sogna il ritorno di una nuova primavera …

Tracce e Sentieri, 5 Agosto 2004 – 8 Novembre 2011// //

Già lieve
un viola tappeto
sogna il ritorno
di una nuova primavera,
che, poco distante,
lo stesso viola
risorge
in altra foggia e profumo
Ricette

Bucce di cedro e arance candite, da Le ricette di Luigina

Mettere a bagno per 4 giorni le bucce più carnose, cambiando l’acqua mattina e sera, tagliare le bucce a listarelle, pesarle e pesare altrettanto zucchero, mettere in una pentola il tutto e mettere al fuoco.

Le bucce rilasceranno molto liquido che riassorbiranno a poco poco. Quando le bucce saranno bene avvolte dallo zucchero (senza liquido) e lo zucchero tendera’ ad attaccarsi ai bordi della pentola togliere dal fuoco,versare in un vassoio lasciare raffreddare e saranno buonissime

verde

Il colore verde

Se confronto la verde distesa del prato all’inglese con i selvatici prati dei corridoi del mio giardino, sorrido. Di me stesso, ovviamente.

Non che io rincorra la speranza di ottenere, prima o poi, la lussureggiante erbetta verde dagli steli allineati alla stessa altezza. Per dire la verità, ogni anno, almeno vicino alla panca in cui si ama soggiornare, distribuisco generosamente duecentocinquanta chili di terra e spargo, a mo’ di seminatore dalla larga bracciata, qualcosa come due pacchi da 1000 grammi ciascuno di semenza.

Non succede mai nulla, se non l’arrivo di colonne di formiche e panciuti uccelli che probabilmente si rifanno le scorte dopo la penuria invernale.

Il mio prato ha un carattere esattamente opposto a quello che mi contraddistingue. Lui, è di buon temperamento. Accogliente e tollerante. Non fa distinzioni di generi e razze. Tutti sono benvenuti. E così si presenta con un manto assai variegato, dove in pacifico adattamento convivono erbe infestanti, erbe urticanti, erbe aromatiche. Tutte con al seguito il proprio corredo colorato che rallegra la vista e l’umore.

Solletica i sensi, il mio prato.

La vista. Il suo verde disordinato racchiude gioielli e colori infiniti. PRATOLINE, TARASSACO e VIOLE sono quelli che so distinguere. 

Anche il TRIFOGLIO conosco, nelle sue due versioni bianco e violetto. E pure i cespugli di ORTICHE, che non necessitano certo delle infiorescenze viola per esprimere, attraverso iltatto, la loro presenza.

E carezzevoli ancora al tatto risultano le vellutate foglie della MALVA, con il loro fiore il cui colore assume lo stesso nome della pianta che lo produce. Poi la BRUNETTA, la CAMPANULA,la BUGULA, l’ACETOSA, la GINESTRINA e altre ignote erbe offrono le loro viaropinte corolle agli occhi di chi le sa guardare.

Fa rumore il mio prato. Sì. Perché nel verde dominante non spunta solo l’umile ma variopinto omaggio floreale. Nel silenzio del pomeriggio, se contemplo le calme acque del lago, l’udito si appresta a discriminare altri suoni. Di colore in colore si sposta il ronzio di api, bombi e calabroni.

Fra i resti delle foglie secche, un fruscio rapido e leggero annuncia la schiusa delle uova delle lucertole. Di tutte le dimensioni balenano velocissime, sparendo e riapparendo fra i sassi del muro, o mimetizzandosi fra i fili dell’erba novella, o nascondendosi tra i rami della salvia, o in ogni dove.

Se volessi inoltre accostare il mio orecchio alla nuda terra, potrei ascoltare il frenetico lavorio di infiniti insetti che si mescolano fra semi, radici e minerali, inerti e ignari del loro futuro.

Già, perché nel rumore del prato c’è anche il rumore della morte.

E’ armonioso per il mio udito, perché prodotto da gioiosi volatili che scendono a terra quando inizio a vangare e a rimuovere le zolle per preparare lo spazio dell’orto.

Ma questo suono melodioso è un annuncio funereo per gli abitanti della profondità terrena. Qualche volta però anche agli alati amici la sorte non arride. 

Il vento, o un attentato di matrice felina, possono abbattere il nido sapientemente costruito con voli e voli di trasporto faticoso di selezionato materiale.  Questa primavera la coppia proprietaria  di questo cestello intrecciato cercherà inutilmente la propria dimora al calare della sera.

E’ odoroso il mio prato. Nelle giornate di pioggia il mio olfattoraccoglie il profumo della terra bagnata che sprigiona odori intensi e pregnanti. Vicino all’orto il secchio che raccoglierà il macerato di ORTICHE non mancherà di elargire il suo efficacissimo contributo dalle putride esalazioni.

E’ buono il mio prato. Qualcosa di suo entra dentro di me, lusingando il mio gusto.

TARASSACO, foglioline di MALVA, RUGHETTA selvatica e qualche grumolo risparmiato nel campo della CICORIA si danno finale appuntamento in generose terrine di salutare misticanza. L’artefice è Luciana che, dopo silenziose e attente passeggiate nelle macchie imprecise del verde dei corridoi terrosi, sa unire l’opera del suo raccolto in deliziosi piatti che titillano il palato con sapori forti,  pungenti, croccanti e gradevolmente amari.

Questo è il mio prato. Un piccolo mazzo rubato con discrezione appare nella casa di città ad allietare le colazioni del mattino, a ricordarmi che dopo qualche giorno lo potrò ritrovare là, dove l’ho lasciato.  

Fotografie di Luciana (quella di apertura è stata scattata a Salisburgo nel 1988)

Felci

IPPOCAMPI VEGETALI

Torpore
di Aprile.
In sonnacchioso srotolamento
cavalluccio aspira a divenire
felce

Fotografie e testo di Luciana

da: Tracce e Sentieri