autunno · Orto nei vasi · Orto Zen verde di Luciana

ORTO AUTUNNALE, 21 ottobre 2018

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Orto Zen verde di Luciana · ORTO: lavori, cure, manutenzione

Il giardino di Coatesa e primi lavori nell’orto, 12 Aprile 2015

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Passi nell’orto/giardino di Amaltea, domenica 31 agosto 2014

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Corridoio della Vite: 95 passi


Corridoio della Barca: 35 passi


Via all’Orto: 95 passi


Scala del Fico: 11 gradini


Via del Caco: 80 passi


Gradini del Kiwi: 5


Via del Pollaio: 68 passi


Scalini degli innamorati: 9


Scalini dell’ultimo piano: 13


Pianoro del Noce: 20 passi


Gradini verso l’orto verde di Luciana: 12


Orto Verde: 20 passi


Gradini verso il terrazzo: 5


Terrazzo: 8 passi


Gradini verso il Tiglio: 3


dai gradini al cancello del Tiglio: 17 passi


Gradini del cipresso: 9


Corridoio della Pergola e delle Lagestrenie fino al cancello: 40 passi


Dall’Ortensia alla porta / finestra: 15 fra passi e gradini


Dalla porta /finestra alla stanza del Gufo: 9 gradini

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Paolo, il “giardinere poeta”, e i muri di Coatesa

Da quest’anno abbiamo MOLTO bisogno di un aiuto per il giardino. Ne abbiamo bisogno di più rispetto agli altri anni

E’ vero che il nostro è un giardino fatto da corridoi che seguono la linea d’acqua. Non è un “giardino piano”: è un giardino fatto da 6 “corridoi” e 4 spiazzi. Proprio per questo è  strano e impegnativo

L’aiuto arriva dai giardineri.

Tuttavia ci sono i giardinieri che tagliano l’erba e puliscono e poi ci sono i “giardineri poeti”

Paolo è un giardiniere poeta. Ha imparato da suo padre, fin da quando era piccolo,  ad osservare l’indole di ogni pianta. “Cuncta”: proprio di ciascuna pianta

Quando pota osserva la direzione, la struttura e l’intenzione di ogni ramo.

Paolo è capace di accorgersi in mezzo a un prato, che ci sono delle piantine piccole che NON dovevano essere tagliate. Ma il bello è che si accorge di queste piantine dalle intenzioni di coloro che le hanno messe lì. E così è successo per le Belle di Giorno che Luciana da tempo aspettava nella zona dell’orto.

Paolo è un giardinere poeta che sa far risaltare la forza dei muri di pietra che sostengono il giardino a corridoi di Coatesa bassa.

Ed ecco il risultato finale di questo fine giugno:

Basilico · cetrioli · Estate · fagioli · insalate · melanzane · meteo e terra · Orto Zen verde di Luciana · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Patate · pomodori · Zucche · zucchine · Zucchine rampicanti

Tempesta di grandine in una notte di luglio

Notte del 13 luglio 2013.

Attorno alle quattro  del mattino una fortissima tempesta di grandine si abbatte sull’orto, sugli alberi del giardino, sulla casa.

Tutta la verdura fragile soccombe: insalate, zucchine, cetrioli, fagiolini, basilico, zucche, fusti della patate …  Forse solo qualche sporadico pomodoro resisterà.

Foglie uccise dappertutto.

Non c’è nulla da fare: si può solo guardare la natura ferita (possibilmente in SILENZIO), rimediare a qualche danno e cercare di non pensare alle ore di lavoro dei mesi di aprile, maggio, giugno. Tutta una stagione di sperato raccolto è molto compromessa da questo attacco rapido, feroce, vigliacco.

Occorre “fare resilienza”, come insegna il giovane merlotto che si aggira (lui felice) fra la terra smossa a cercare i vermetti di sopravvivenza.

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Ciliegio · Orto Zen verde di Luciana · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Patate

lavori nell’orto, domenica 14 aprile 2013

Luciana lavora all’orto verde: preparati 6 vasconi

Paolo prepara il campetto per le patate

Il ciliegio è in fiore

DIARIO di Coatesa · infiltrazioni d'acqua · Orto Zen verde di Luciana

Infiltrazioni d’acqua sulla casa e nel giardino

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Passeggiando in un giardino a terrazze sul lago

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Gradini

Mi piace contare i gradini e stupirmi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura non mia ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili.

76 sono per esempio i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera che scende a lago.

Tra il 74 e il 75° c’è il respiro di un passo. E gli ultimi due degradano più dolcemente. Quando li ripercorro in senso contrario, al 48° c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. Sembra un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che fa parte del mio paesaggio dell’anima.

Mi piace contare i gradini quando apro il cancello. 9 gradini e il corridoio sotto il cupolone delle viti, verdi e pesanti con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano.

Mi piace contare i gradini quando arrivo al cespuglio delle azalee e lo sguardo verso l’alto incontra Anima sotto l’ulivo. 9 gradini e la repentina svolta a destra per salirne altri 6

Il cipresso si erge imponente alla mia sinistra, mentre a destra svettano le lagestremie. Di fronte la rassicurante facciata della parte posteriore della casa estiva, con quei 4 gradoni più i 6 scalini che tante volte scendo e salgo a tal punto che nessuno sospetta  dove sia il vero ingresso (e non posso fare torto agli altri 6 che lì accanto mi immettono allo studiolo del gufo).

Ma se decido di attardarmi nella zona esterna, mi attendono altri 9 gradini per salire allo slargo dei ciliegi. O meglio 18 più 3,  alcuni piuttosto scoscesi anche.

Mi piace contare i gradini. I 9 scalini di pietra incastrati fra gli oleandri e le sassifraghe sono meno battuti, ma pure fanno parte delle passeggiate serali, durante il saluto della buona notte ai respiri delle foglie e dei frutti.

Da lì, inoltre, non c’è un percorso obbligato per ritornare indietro. Percorrendo il pergolato dei kiwi, infatti, attraverso 5 gradini si ridiscende al corridoio sottostante, accolti dalla minuscola coreografia che ricorda il caldo del sud, tra mandarini, limoni, arance, vasi di agavi e una piccola palma che si sta irrobustendo di anno in anno.

Mi piace contare i gradini. Se proprio proprio il desiderio di stendere lo sguardo da una prospettiva più ampia mi assale, ci sono altri 13 gradini, abbarbicati alla roccia e non troppo sicuri, che si spingono all’ultimo piano di quella che fu la costa di un monte glaciale. Lassù il noce si sporge ad inseguire il sole. In questa piazzola si gode il panorama più dolce, che comprende i lunghi corridoi del giardino, il cipresso, la casa e il suo tetto, la tranquilla baia e le sue dormienti abitazioni.

Per contro, per arrivare al corridoio più basso, quello che, per intenderci, contempla la stazione di approdo del battello, occorre scendere gli ultimi 8 gradini di pietra, che con una curva armoniosa si arrestano accanto alla palma che segna l’epoca del mio arrivo.

Mi piace contare i gradini.

Sono parte dei gesti del quotidiano, quando ho la fortuna di fermarmi in modo stanziale durante i mesi estivi.

Mi piace sentire contare i gradini. Non c’è giorno, tranne forse quando la pioggia torrenziale interrompe la percorribilità delle mulattiere, non c’è giorno dicevo che una voce non dica “O cielo, ma quanti sono? Pensa a risalirli!”. E segue una risata, o un trillio di voci, o un sospiro, o una sosta, a seconda dell’età e del numero dei viandanti.

Io sono lì, che dalla finestra aperta ascolto e, talvolta, mi affaccio e informo su ciò che li attende.

Mi piace contare i gradini. Perché anche dove è situato il vero ingresso della casa non esiste strada, ma una lunga scalinata di pietra che dalla strada provinciale porta direttamente giù al ponte, vera attrazione del paese grazie alla vista che offre della cascata che strapiomba dal monte al lago.

Mi piace contare i gradini. Più passano gli anni e più imparo da uomini e donne che lì sono invecchiati che non bisogna affannarsi.

Una volta anche il cuore me lo ha ricordato.

E allora, quando devo salire, conto i gradini. Sono 305. Ma dalla mia porta alla strada se ne scontano 65, quindi sono solo 240 quelli da affrontare.

Dopo i primi 120, dieci metri di piano ti consentono di regolarizzare il respiro e di dosare il tempo per gli altri 120, molto più ripidi dei precedenti, quasi a sfidarti e darti il senso della conquista quando, finalmente, col muscolo dolente, posi il piede sull’asfalto della modernità.

Mi piace contare i gradini. Anno dopo anno mi ricordano il tempo che scivola.

Ma ogni anno è bello contare i gradini che resistono, impavidi, al mio scendere e salire.