COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI

Verso Nesso, frazione Coatesa

NESSO

Il Castello di Nesso e le gesta del Falco della Rupe, articolo pubblicato in Corriere di Como, 22 aprile 2007

NESSO · Politica regionale e locale

Comune di Nesso in ricordo del Sindaco Sebastiano D’Amico 1939-2006

Comune di Nesso

in ricordo del Sindaco Sebastiano D’Amico

1939-2006

da La Provincia, 1 dicembre 2006

Libri su Como e il Lario · NESSO · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Pietro Guzzetti, Claudio Pestuggia, Silvia Vaccani Falco della Rupe Nesso Cinquant’anni sulle ali della vittoria

Falco della Rupe Nesso
Pietro Guzzetti, Claudio Pestuggia, Silvia Vaccani
Falco della Rupe Nesso
Cinquant’anni sulle ali della vittoria

... Como, 2006
Edizione: NodoLibri
Pp. 135, Illustrazioni: 92il, F.to cm. 30×21
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 88-7185-118-8

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Biblioteca comunale di Nesso · NESSO · Storia e Economia · Tuf e Nosè · via Coatesa

FABIO CANI, RODOLFO VACCARELLA, NESSO, il lavoro dell’acqua. L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica, Comune di Nesso/biblioteca comunale, Nodo Libri, 2005

FABIO CANI, RODOLFO VACCARELLA,

NESSO, il lavoro dell’acqua. L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica

Comune di Nesso/biblioteca comunale, Nodo Libri, 2005

vai alla scheda del libro:  http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/fabio-cani-rodolfo-vaccarella/nesso-il-lavoro-dellacqua-9788871851068-156069.html

ricostruisce la storia degli opifici dalla fine del XV alla metà del XX secolo. Oltre alle rilevazioni fiscali ed economiche sul territorio, non mancano ampi squarci di vita quotidiana, agganci alla vita familiare e informazioni sulla diffusione della tecnologia e delle consuetudini commerciali. Per contestualizzare queste vicende è inserito un capitolo introduttivo sullo sviluppo urbanistico del paese, con una serie di carte

COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Giobatta Quaia · Mi ricordo · PERSONE e DESTINI

In ricordo di Giobatta (1921-2005)


disegno ad acquarello di A.C., 1991

COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Libri su Como e il Lario · NESSO · Storia e Economia · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Fabio Cani, Rodolfo Vaccarella Nesso. Il lavoro dell’acqua L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica, Comune di Nesso/Biblioteca comunale, Nodo Libri, 2005

Nesso. Il lavoro dell’acqua
Fabio Cani, Rodolfo Vaccarella
Nesso. Il lavoro dell’acqua
L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica

... Como, 2004
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 128, Illustrazioni: 37il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 88-7185-106

Euro: 12.0

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Biblioteca comunale di Nesso · COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · STAMPE antiche · Storia e Economia

COATESA (Cuatesa): il nome del luogo. In: Fabio Cani, NESSO: i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica, Nodo Libri, 2003, pagina 83 (libro edito per iniziativa del Comune di Nesso/Commissione biblioteca)

 

Cuatesa [Coatesa]

Coatesa, Coattesa [Lomb-Ven 1861],
Coattesa [Ter 1721],
Alla Coatese [Notarile 1257, 1599-09-28],
In la Choatexia [Notarile 937, 1584-02-08],
In contrata appellata la Choatexia [Notarile 937, 1582-11-02],
In la Covatesia [Estimo 1578],
In loco de la Coatexia [Estimo 1558],
Coatexa [Notarile 2, f. 4, 1419-09-13]
Ad Campos della Covatesia [Estimo 1578];
In cima la Choatexia [Notarile 943,1597-03-13],
In cima de la Choatexia [Notarile 940, 1588-03-10];
Strada di Coattesa [Cess 1899]

Ubicato sul versante settentrionale della stretta valle dell’orrido, è uno dei nuclei fondamentali del paese, per quanto in posizione subordinata rispetto alla triade Borgo – Castello – Vico.
Nei secoli passati (e fino alla metà del Novecento) fu sede di numerose manifatture, soprattutto folle da panno, e mulini.
II nome viene fatto derivare da Coa (“striscia “) della Tesa (“bosco recinto “), oppure nel senso di “coda rettilinea ” [Olivieri 1961, p. 181; Boselli 1993, p. 105].
La dizione riportata nelle citazioni cinquecentesche potrebbe però far pensare anche a Cova, nel senso di “luogo riparato dai venti “.

In Fabio Cani, Nesso: i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica, Comune di Nesso, Biblioteca comunale, Nodo Libri, 2003, p. 83

“ … nelle comunità tradizionali si può scorgere una fortissima identificazione tra luogo e persone (singoli, ma soprattutto gruppi familiari) e tra queste ultime e il loro ruolo sociale (in primo luogo la professione). Non è difficile imbattersi – scorrendo gli elenchi – nella “selvetta dell’Anna” o nella “casa del prete Agostino”. Il paese è la comunità che lo abita; particolarmente evidente è – per questo aspetto – la coincidenza tra nomi di famiglia e nomi locali: Lissogno e Lissogni, Nesso e Nessi, Castello e Castelli. Allo stesso modo la casa coincide con la famiglia residente (o proprietaria): quale riferimento migliore per trovare una casa che conoscere chi ci abita? Ma è bene sottolineare che queste due operazioni non sono diverse, bensì appartengono allo stesso orizzonte culturale: conoscere le persone è conoscere i luoghi, non c’è l’una cosa senza l’altra. Ancora oggi, nelle chiacchiere di paese la data persona è sempre “quella che abita lì, figlia del tale e della tal’altra, sposata con, impiegata a, proveniente da”, in un intreccio che non è possibile (e non ha senso) cercare di districare. Analogamente, al forestiero alla ricerca di un luogo in un paese del lago, conviene quasi sempre chiedere non dove si trovi la data via, ma la data persona.
Riflessi di una società chiusa, votata all’autoreferenzialità? Può darsi, ma certamente riflessi di una cultura basata sulla condivisione delle conoscenze e delle esperienze”

In op. cit. pag 19

Biblioteca comunale di Nesso · NESSO · Storia e Economia · tradizioni

Fabio Cani, NESSO i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica

Fabio Cani, NESSO i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica

Comune di Nesso/Biblioteca comunale, Nodo libri, 2003, pag. 143

scritto con la collaborazione di Pietro Caprani, Gianfranco Garganigo, Iginio Garganigo, Mario Invernizzi, Renato Longoni, Pietro Morini, Walter Morini, Daniele Scotti, Fausto Zambra

vai al sito della Nodo Libri

Camminare in COMO città · COATESA: frazione di Nesso · Riva di Castello, frazione di Nesso

Nesso: storia e passeggiata (via Coatesa, ponte della Civera, Riva di Castello, Castello), da: Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003

Nesso è un località annidata fra acqua e montagna, a circa metà strada fra Como e Bellagio, sulla sponda orientale del ramo comasco del Lario. Il nucleo principale sorge allo sbocco della valle di Nesso, proprio nel punto in cui confluiscono spumeggiando i torrenti Tuf e Nosè che, prima di arrivare al lago, formano una gran cascata che precipita in un’alta e stretta forra: l’Orrido di Nesso.

La Val Nosè s’incunea fra i monti del Triangolo Lariano, il Monte San Primo a Nord e il Palanzone a Sud. Man mano guadagna quota la valle si apre e si arricchisce di affluenti per giungere nella vasta pianura carsica del Pian del Tivano non dopo aver cambiato nome in Val Giurada.

La gola dell’Orrido di Nesso è traversata dalla carrozzabile rivierasca mediante un ponte, ma la forra è talmente stretta che a volte si passa via quasi senza aver potuto scorgere questa bellezza della Natura.

Abbiamo deciso così di proporre quattro passi in questi luoghi spesso intravisti solo di sfuggita.
Il borgo e la sua storia
La Val Nosè è un’importante breccia fra i monti che permette di collegare il lato occidentale del Triangolo Lariano con Erba e la pianura senza passare per Como. Come sempre in casi del genere, l’imbocco fu considerato di strategica importanza e, quindi, presidiato fin dai tempi più antichi. Nel territorio di Nesso, infatti, fu segnalata la presenza di un masso coppellato e fu ritrovata un’ascia di pietra risalente al neolitico. In epoca romana, ma soprattutto con l’avvento del Cristianesimo, Nesso conobbe particolare prosperità ampliando la sua influenza anche sui centri della sponda opposta del lago, Brienno, Laglio, Carate. Lo stesso vescovo di Como decise di stabilire qui la sua sede officiando nella locale chiesa dei SS. Pietro e Paolo che fu, pertanto, elevata al rango di Duomo. Durante la guerra fra Como e Milano (1118-1127), il borgo si alleò all’Isola Comacina dotandosi di fortificazioni che i comaschi distrussero nel 1124. Il fortilizio fu ricostruito agli inizi del ‘500 da Gian Giacomo de’ Medici, il Medeghino che allora dominava su tutto il Lario. Tuttavia, pochi anni dopo, le opere difensive furono distrutte da Francesco II Sforza: di esse restano ora solo poche vestigia.

La tradizione vuole che la chiesa dei SS. Pietro e Paolo sia stata consacrata nel 1095 da papa Urbano II nel corso del suo viaggio in Francia per il Concilio di Clermont. Tale privilegio fu, senza dubbio, legato al fatto che i vescovi Rainaldo e Guido Grimoldi poi, sceglieressero Nesso come loro sede.

La chiesa, risalente al XI secolo, fu rimaneggiata nel 1538 con la costruzione di un nuovo campanile; l’anno successivo fu poi completamente rifatta per essere ultimata con un’altra tornata di lavori durata dal 1654 al 1706. All’interno si trova la tomba del vescovo Rainaldo (XI sec.).

Per quanto minuscolo, Nesso ebbe dunque una storia importante, ma anche in epoche più recenti conobbe un certo agio economico grazie ai torrenti Tuf e Nosè. Le impetuose acque che si uniscono a monte del borgo fornivano, infatti, energia per alcune cartiere e per due stabilimenti per la lavorazione della seta, oltre che per mulini, magli e torchi.
Percorso
Lasciata l’auto nel parcheggio che si trova poche centinaia di metri prima dell’Orrido di Nesso provenendo da Como (il parcheggio ha due spazi: uno, minore, a margine della carrozzabile, verso lago, fronteggiato da tre cedri del libano e un grande abete; un altro, più grande, a monte della carrozzabile sotto le mura del castello e raggiungibile mediante una breve strada di servizio).

Seguiamo la carrozzabile entrando nel borgo e giungendo in breve al ponte gettato sull’Orrido di Nesso. Lo spettacolo è notevole soprattutto in primavera o dopo recenti e abbondanti piogge che arricchiscono le acque del Tuf e del Nosè. Bianche e spumeggianti cascate si incontrano all’inizio della gola con un gioco d’acqua veramente scenografico; poi, unite le loro forze, le acque si gettano verso il vicino lago saltando nell’abisso, Superato il ponte si prosegue per poche decine di metri per poi imboccare una ripida scalinata che scende davanti ad un piccolo bar. La nostra meta è il secondo dei ponti che visiteremo nella giornata: il Ponte della Civera. La lunga scalinata s’abbassa verso il lago, ripida e stretta, fiancheggiata dalle case dell’antico borgo i cui ingressi sono a volte abbelliti da portali in pietra. Improvvisamente la lunga ginnastica sembra volerci scaraventare direttamente nel Lario: gli scalini raggiungono il pelo dell’acqua e non sembra esserci via d’uscita. Ma si tratta di un’impressione momentanea: a ben guardare quello che c’era sembrato l’ingresso di una abitazione altro non è che il proseguimento della strada che sfrutta un passaggio coperto sulla sinistra. Entrati nel passaggio, lo si percorre con suggestivi scorci che si aprono sul lago dai finestroni di illuminazione. Fatti pochi passi, dopo aver ammirato il bel disco di macina in pietra appeso al muro, eccoci sul Ponte della Civera che traversa, in basso, le acque dell’Orrido di Nesso. Guardando verso sinistra si può vedere tutta la profonda gola il cui fondo è chiuso dal salto da cui precipita la cascata prima ammirata dall’alto.

Oltre il Ponte della Civera si risale brevemente fra le case e si prosegue a mezza costa, per poi tornare a scendere verso il lago traversandone una minuscola insenatura grazie ad un altro bel ponte in pietra. Sotto l’arcata del ponte è stato ricavato un piccolo porticciolo per le barche. A questo punto il tracciato continua pianeggiante fra la lussureggiante vegetazione e, poco dopo, inizia la salita che, con qualche tornante, porta nei pressi del parcheggio sulla carrozzabile rivierasca. Traversata la strada, e fatti pochi metri verso destra, imbocchiamo la strada di servizio che sale al parcheggio soprastante e da qui, grazie ad un viottolo di collegamento, entriamo fra le case che si raggruppano sotto il vecchio castello. L’edificio, già visibile dalla strada, sorge su proprietà privata, ma lo possiamo ammirare dalla mulattiera che corre ai suoi piedi. Nella contrada Castello sorge anche la minuscola chiesetta di San Lorenzo. Scendendo verso sinistra si ritorna, in breve, nell’ampio slargo presso il ponte sull’Orrido. Tenendosi sulla destra della strada si imbocca la Via Municipio che sale proprio di fronte all’inizio del viottolo che scende verso il Ponte della Civera. Con piacevole camminata si sale verso la parte alta del paese raggiungendo le case della frazione Lissogno. Qui si deve prendere a destra, per la Via Castagna. La stradina prosegue fra le antiche case offrendo alcuni scorci interessanti.

Ma lasciamo anche a Voi il piacere di andare a curiosare qua e là in cerca di angoli caratteristici.

Intanto, quasi senza accorgerci, abbiamo guadagnato quota tenendoci sulla sponda destra idrografica del Nosè o Nosee. Nei pressi delle ultime abitazioni si supera un rivo grazie ad un ponticello di cemento dinnanzi al quale sorge una casa sul cui muro è stato conservato un antico affresco raffigurante la “Madonna col Bambino”. Purtroppo il dipinto è molto danneggiato, ma se ne indovina ancora il pregio artistico. Il nostro cammino continua ora lungo Via Nosee che, tenendo sempre la destra idrografica del torrente, s’addentra nella valle immersa nel verde. La salita ha momentaneamente termine e si cammina per un buon tratto in piano giungendo, infine, in vista dell’antico ponte a doppia campata gettato sul Nosè. La datazione del manufatto è incerta: per alcuni, sebbene restaurato, risale al periodo romano, per altri è di epoca medioevale. Le due arcate trovano appoggio centrale su un pilastro eretto direttamente su un enorme masso erratico di granito che ostruisce il letto del torrente.

A questo punto è possibile fare ritorno per il cammino appena seguito. Fate però attenzione perché la gita riserva ancora una piccola e preziosa sorpresa che si nota, per l’appunto, durante la discesa. Poco prima di rientrare in paese, sul muro di cinta che imposta un bivio sulla destra si trova una piccola quanto curiosa raffigurazione della “Madonna col Bambino”. Si tratta di un bassorilievo, certamente ricavato con la pietra locale, in cui la Vergine ha proporzioni decisamente ridondanti, che la fanno assomigliare più ad un’arcaica Dea Madre che alla divinità che siamo abituati a vedere nell’iconografia sacra. Le vesti della figura richiamano i costumi femminili rinascimentali per cui, ragionevolmente, l’opera potrebbe proprio risalire a questo periodo.

La gita può essere condotta anche arrivando a Nesso col battello. In questo caso, dall’imbarcadero si raggiunge subito il Ponte della Civera aggirando una casa affacciata sul lago e immettendosi nella scalinata sopra descritta prima che termini nell’acqua.

tratto da: Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003.

GENIUS LOCI · NESSO · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Fabio Cani Nesso. I nomi dei luoghi Atlante della toponomastica storica

Nesso. I nomi dei luoghi
Fabio Cani
Nesso. I nomi dei luoghi
Atlante della toponomastica storica

... Como, 2003
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 144, Illustrazioni: 73il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 88-7185-058-0

Euro: 12.00

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NESSO

Nesso: storia e passeggiata, in Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003

Nesso: storia e passeggiata

da: http://www.popso.it/selettore.php?idMenu=1&cdOp=contestualizzazione&idSez=2&idGer=&idCat=&id=3586#

tratto da: Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003.

Nesso è un località annidata fra acqua e montagna, a circa metà strada fra Como e Bellagio, sulla sponda orientale del ramo comasco del Lario. Il nucleo principale sorge allo sbocco della valle di Nesso, proprio nel punto in cui confluiscono spumeggiando i torrenti Tuf e Nosè che, prima di arrivare al lago, formano una gran cascata che precipita in un’alta e stretta forra: l’Orrido di Nesso.

La Val Nosè s’incunea fra i monti del Triangolo Lariano, il Monte San Primo a Nord e il Palanzone a Sud. Man mano guadagna quota la valle si apre e si arricchisce di affluenti per giungere nella vasta pianura carsica del Pian del Tivano non dopo aver cambiato nome in Val Giurada.

La gola dell’Orrido di Nesso è traversata dalla carrozzabile rivierasca mediante un ponte, ma la forra è talmente stretta che a volte si passa via quasi senza aver potuto scorgere questa bellezza della Natura.

Abbiamo deciso così di proporre quattro passi in questi luoghi spesso intravisti solo di sfuggita.

Il borgo e la sua storia

La Val Nosè è un’importante breccia fra i monti che permette di collegare il lato occidentale del Triangolo Lariano con Erba e la pianura senza passare per Como. Come sempre in casi del genere, l’imbocco fu considerato di strategica importanza e, quindi, presidiato fin dai tempi più antichi. Nel territorio di Nesso, infatti, fu segnalata la presenza di un masso coppellato e fu ritrovata un’ascia di pietra risalente al neolitico. In epoca romana, ma soprattutto con l’avvento del Cristianesimo, Nesso conobbe particolare prosperità ampliando la sua influenza anche sui centri della sponda opposta del lago, Brienno, Laglio, Carate. Lo stesso vescovo di Como decise di stabilire qui la sua sede officiando nella locale chiesa dei SS. Pietro e Paolo che fu, pertanto, elevata al rango di Duomo. Durante la guerra fra Como e Milano (1118-1127), il borgo si alleò all’Isola Comacina dotandosi di fortificazioni che i comaschi distrussero nel 1124. Il fortilizio fu ricostruito agli inizi del ‘500 da Gian Giacomo de’ Medici, il Medeghino che allora dominava su tutto il Lario. Tuttavia, pochi anni dopo, le opere difensive furono distrutte da Francesco II Sforza: di esse restano ora solo poche vestigia.

La tradizione vuole che la chiesa dei SS. Pietro e Paolo sia stata consacrata nel 1095 da papa Urbano II nel corso del suo viaggio in Francia per il Concilio di Clermont. Tale privilegio fu, senza dubbio, legato al fatto che i vescovi Rainaldo e Guido Grimoldi poi, sceglieressero Nesso come loro sede.

La chiesa, risalente al XI secolo, fu rimaneggiata nel 1538 con la costruzione di un nuovo campanile; l’anno successivo fu poi completamente rifatta per essere ultimata con un’altra tornata di lavori durata dal 1654 al 1706. All’interno si trova la tomba del vescovo Rainaldo (XI sec.).

Per quanto minuscolo, Nesso ebbe dunque una storia importante, ma anche in epoche più recenti conobbe un certo agio economico grazie ai torrenti Tuf e Nosè. Le impetuose acque che si uniscono a monte del borgo fornivano, infatti, energia per alcune cartiere e per due stabilimenti per la lavorazione della seta, oltre che per mulini, magli e torchi.

Percorso

Lasciata l’auto nel parcheggio che si trova poche centinaia di metri prima dell’Orrido di Nesso provenendo da Como (il parcheggio ha due spazi: uno, minore, a margine della carrozzabile, verso lago, fronteggiato da tre cedri del libano e un grande abete; un altro, più grande, a monte della carrozzabile sotto le mura del castello e raggiungibile mediante una breve strada di servizio).

Seguiamo la carrozzabile entrando nel borgo e giungendo in breve al ponte gettato sull’Orrido di Nesso. Lo spettacolo è notevole soprattutto in primavera o dopo recenti e abbondanti piogge che arricchiscono le acque del Tuf e del Nosè. Bianche e spumeggianti cascate si incontrano all’inizio della gola con un gioco d’acqua veramente scenografico; poi, unite le loro forze, le acque si gettano verso il vicino lago saltando nell’abisso, Superato il ponte si prosegue per poche decine di metri per poi imboccare una ripida scalinata che scende davanti ad un piccolo bar. La nostra meta è il secondo dei ponti che visiteremo nella giornata: il Ponte della Civera. La lunga scalinata s’abbassa verso il lago, ripida e stretta, fiancheggiata dalle case dell’antico borgo i cui ingressi sono a volte abbelliti da portali in pietra. Improvvisamente la lunga ginnastica sembra volerci scaraventare direttamente nel Lario: gli scalini raggiungono il pelo dell’acqua e non sembra esserci via d’uscita. Ma si tratta di un’impressione momentanea: a ben guardare quello che c’era sembrato l’ingresso di una abitazione altro non è che il proseguimento della strada che sfrutta un passaggio coperto sulla sinistra. Entrati nel passaggio, lo si percorre con suggestivi scorci che si aprono sul lago dai finestroni di illuminazione. Fatti pochi passi, dopo aver ammirato il bel disco di macina in pietra appeso al muro, eccoci sul Ponte della Civera che traversa, in basso, le acque dell’Orrido di Nesso. Guardando verso sinistra si può vedere tutta la profonda gola il cui fondo è chiuso dal salto da cui precipita la cascata prima ammirata dall’alto.

Oltre il Ponte della Civera si risale brevemente fra le case e si prosegue a mezza costa, per poi tornare a scendere verso il lago traversandone una minuscola insenatura grazie ad un altro bel ponte in pietra. Sotto l’arcata del ponte è stato ricavato un piccolo porticciolo per le barche. A questo punto il tracciato continua pianeggiante fra la lussureggiante vegetazione e, poco dopo, inizia la salita che, con qualche tornante, porta nei pressi del parcheggio sulla carrozzabile rivierasca. Traversata la strada, e fatti pochi metri verso destra, imbocchiamo la strada di servizio che sale al parcheggio soprastante e da qui, grazie ad un viottolo di collegamento, entriamo fra le case che si raggruppano sotto il vecchio castello. L’edificio, già visibile dalla strada, sorge su proprietà privata, ma lo possiamo ammirare dalla mulattiera che corre ai suoi piedi. Nella contrada Castello sorge anche la minuscola chiesetta di San Lorenzo. Scendendo verso sinistra si ritorna, in breve, nell’ampio slargo presso il ponte sull’Orrido. Tenendosi sulla destra della strada si imbocca la Via Municipio che sale proprio di fronte all’inizio del viottolo che scende verso il Ponte della Civera. Con piacevole camminata si sale verso la parte alta del paese raggiungendo le case della frazione Lizzogno. Qui si deve prendere a destra, per la Via Castagna. La stradina prosegue fra le antiche case offrendo alcuni scorci interessanti.

Ma lasciamo anche a Voi il piacere di andare a curiosare qua e là in cerca di angoli caratteristici.

Intanto, quasi senza accorgerci, abbiamo guadagnato quota tenendoci sulla sponda destra idrografica del Nosè o Nosee. Nei pressi delle ultime abitazioni si supera un rivo grazie ad un ponticello di cemento dinnanzi al quale sorge una casa sul cui muro è stato conservato un antico affresco raffigurante la “Madonna col Bambino”. Purtroppo il dipinto è molto danneggiato, ma se ne indovina ancora il pregio artistico. Il nostro cammino continua ora lungo Via Nosee che, tenendo sempre la destra idrografica del torrente, s’addentra nella valle immersa nel verde. La salita ha momentaneamente termine e si cammina per un buon tratto in piano giungendo, infine, in vista dell’antico ponte a doppia campata gettato sul Nosè. La datazione del manufatto è incerta: per alcuni, sebbene restaurato, risale al periodo romano, per altri è di epoca medioevale. Le due arcate trovano appoggio centrale su un pilastro eretto direttamente su un enorme masso erratico di granito che ostruisce il letto del torrente.

A questo punto è possibile fare ritorno per il cammino appena seguito. Fate però attenzione perché la gita riserva ancora una piccola e preziosa sorpresa che si nota, per l’appunto, durante la discesa. Poco prima di rientrare in paese, sul muro di cinta che imposta un bivio sulla destra si trova una piccola quanto curiosa raffigurazione della “Madonna col Bambino”. Si tratta di un bassorilievo, certamente ricavato con la pietra locale, in cui la Vergine ha proporzioni decisamente ridondanti, che la fanno assomigliare più ad un’arcaica Dea Madre che alla divinità che siamo abituati a vedere nell’iconografia sacra. Le vesti della figura richiamano i costumi femminili rinascimentali per cui, ragionevolmente, l’opera potrebbe proprio risalire a questo periodo.

NOTA: la gita può essere condotta anche arrivando a Nesso col battello. In questo caso, dall’imbarcadero si raggiunge subito il Ponte della Civera aggirando una casa affacciata sul lago e immettendosi nella scalinata sopra descritta prima che termini nell’acqua.