GENIUS LOCI · Giardini (in genius loci) · GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa · Pera Pia

PIA PERA, nel giardino dove germina la fantasia, articolo di Elisa Veronesi in Il Sole 24 Ore, 25 ottobre 2026

L’articolo di Elisa Veronesi dal titolo “Pia Pera, nel giardino dove germina la fantasia”, pubblicato sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 25 ottobre 2026, si inserisce nel quadro delle celebrazioni per il decennale della scomparsa (2016-2026) della scrittrice, saggista e traduttrice lucchese Pia Pera.

Temi chiave e valore dell’opera di Pia Pera

  • Il giardino come spazio letterario e di vita: L’articolo ripercorre il pensiero filosofico e narrativo di Pia Pera, che nei suoi scritti (come L’orto di un coltivatore insensato o Al giardino ancora non l’ho detto) ha fatto del contatto con la terra una forma di meditazione, guarigione e scoperta di sé.
  • Memoria e natura: Si riflette sul ruolo del giardino non solo come luogo fisico di coltivazione, ma come vivaio di idee e creatività, in perfetta continuità con le iniziative promosse dall’associazione Orti di Pace.
  • Attualità del messaggio: La visione di Pia Pera viene riletta nell’ottica delle sfide ambientali contemporanee, ponendo la cura della natura al centro dell’esistenza umana.
GENIUS LOCI · Giardini (in genius loci) · GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa · Pera Pia

PIA PERA: libri sull’orto e il giardino

Pia Pera è una delle voci italiane più apprezzate sul rapporto tra giardinaggio, cura di sé e paesaggio: i suoi libri uniscono esperienza concreta di orto, riflessione filosofica e una prosa molto personale.[illibraio][doppiozero]

I libri principali

TitoloTemaNote
L’orto di un perdigiorno. Confessioni di un apprendista ortolano (2003; nuova ed. Ponte alle Grazie)Il suo esordio nell’orto-giardino in Lucchesia, tra apprendimento pratico, errori, stagioni e trasformazione personale.È il testo che ha inaugurato il suo filone “giardiniero” e ha vinto il premio Villa Hanbury. [illibraio][doppiozero][lef.firenze]
Il giardino che vorrei (Electa 2006; Ponte alle Grazie 2015)Progetto e immaginazione del giardino: come pensare spazi, piante, forme e relazioni con il paesaggio.Prima edizione illustrata da fotografie di Cristina Archinto; la versione del 2015 è rivista. [doppiozero]
Contro il giardino. Dalla parte delle piante (con Antonio Perazzi, 2007; nuova ed. 2021)Dialogo epistolare critico sul giardino, sulla natura e sul modo umano di “dominare” le piante.Utile se interessa una prospettiva meno manualistica e più ecologica/etica. [illibraio][illibraio][doppiozero]
Le vie dell’orto (Terre di mezzo 2011; Ponte alle Grazie 2021)Guida pratica per coltivare frutta e verdura anche in spazi ridotti: balcone, davanzale o piena terra.È probabilmente il titolo più adatto a chi vuole mettersi manosull’orto. [illibraio][illibraio]
Giardino & ortoterapia. Coltivando la terra si coltiva anche la felicità (Salani 2010), ripubblicato come La virtù dell’orto (Ponte alle Grazie 2016)Benefici psicologici e relazionali del coltivare: attenzione, lentezza, contatto con la terra e cura degli esseri viventi.Particolarmente coerente con un interesse sociologico per cura, benessere e pratiche quotidiane. [illibraio][doppiozero][lef.firenze]
Apprendista di felicità. Una vita in giardino (Ponte alle Grazie, 2019)Raccolta/racconto della sua esperienza di vita nel giardino, postuma.Un buon punto d’arrivo per conoscere la sua visione complessiva. [libreriauniversitaria][libreriauniversitaria]
Al giardino ancora non l’ho dettoTesto di chiusura/testimonianza del suo rapporto con il giardino.Spesso indicato come il suo “testamento spirituale” giardiniero. [doppiozero]

Da dove iniziare

  • Per iniziare un orto: Le vie dell’orto è il titolo più operativo, pensato anche per chi ha poco spazio.[illibraio]
  • Per entrare nel suo mondo: L’orto di un perdigiorno è il libro fondativo, più narrativo e autobiografico.[illibraio][doppiozero]
  • Per una riflessione su natura, cura e benessere: La virtù dell’orto / Giardino & ortoterapia.[illibraio][lef.firenze]
  • Per un giardino da pensare, non solo coltivare: Il giardino che vorrei.[doppiozero]
  • Per una prospettiva critica: Contro il giardino, scritto con il paesaggista Antonio Perazzi.[illibraio][doppiozero]
Biografie di persone · Giardini (in genius loci) · GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Pera Pia

Pia Pera, Apprendista di felicità. Una vita in giardino, Ponte alle Grazie, 2024

vai a

Biografie di persone · Pera Pia

TREVI Emanuele, Due vite, Neri Pozza, 2021

Giardini (in genius loci) · LETTERATURA: romanzi, racconti, poesie · Luciana Quaia · Pera Pia

TartaRugosa ha letto e scritto di: Pia Pera (2016), Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie

Avatar di TartalùTARTARUGOSA

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Pia Pera (2016)

Al giardino ancora non l’ho detto

Ponte alle Grazie

piatto-pia-pera

E’ alle parole di Emily Dickinson che si ispira il titolo di questo libro, l’ultimo di Pia Pera.

” Al giardino ancora non l’ho detto – / non ce la farei. / Nemmeno ho la forza adesso / di confessarlo all’ape. / Non ne farò parola per strada – / le vetrine mi guarderebbero fisso – / che una tanto timida – tanto ignara / abbia l’audacia di morire. / Non devono saperlo le colline – / dove ho tanto vagabondato – / né va detto alle foreste amanti – / il giorno che me ne andrò – /e non lo si sussurri a tavola – / né si accenni sbadati, en passant, / che qualcuno oggi / penetrerà dentro l’Ignoto. ”

La scrittrice, maggiormente conosciuta per i suoi testi sui giardini…

View original post 1.052 altre parole

BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone · GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Pera Pia

Coltivare romanzi e scrivere orti. I sogni di Pia Pera, di Emanuele Trevi, in Corriere della Sera / Lettura, 7 nov 21. Sul libro: Pia Pera, L’orto di un perdigiorno. Confessioni di un apprendista ortolano, Ponte alle Grazie, 2021

letto in edizione cartacea

cerca in https://www.corriere.it/la-lettura/

scheda dell’editore : https://www.ponteallegrazie.it/libro/lorto-di-un-perdigiorno-pia-pera-9788833317472.html

BIBLIOGRAFIE, LIBRI e EDITORI · Biografie di persone · Luciana Quaia · MEDITAZIONE nel Tempo · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Pera Pia · Psiche e Psicanalisi · Tartarugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di: Pia Pera (2016), Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie – scritto da TartaRugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Pia Pera (2016)

Al giardino ancora non l’ho detto

Ponte alle Grazie

piatto-pia-pera

 

E’ alle parole di Emily Dickinson che si ispira il titolo di questo libro, l’ultimo di Pia Pera.

” Al giardino ancora non l’ho detto – / non ce la farei. / Nemmeno ho la forza adesso / di confessarlo all’ape. / Non ne farò parola per strada – / le vetrine mi guarderebbero fisso – / che una tanto timida – tanto ignara / abbia l’audacia di morire. / Non devono saperlo le colline – / dove ho tanto vagabondato – / né va detto alle foreste amanti – / il giorno che me ne andrò – /e non lo si sussurri a tavola – / né si accenni sbadati, en passant, / che qualcuno oggi / penetrerà dentro l’Ignoto. ”

La scrittrice, maggiormente conosciuta per i suoi testi sui giardini, in queste pagine prende congedo dalla sua tenuta, nella campagna di Lucca.

Una sorta di diario non-diario: che il tempo scorre lo capisci dalla descrizione delle fioriture, delle messe a dimora di bulbi, rose e cespugli, dalle operazioni dettate dal susseguirsi delle stagioni.

E dai cambiamenti corporei che Pia descrive sia fisicamente, sia attraversando biografie di altre persone che si sono trovate in analoga situazione.

In questo soliloquio a flusso continuo emergono intrecci di varia natura: filosofici, poetici, letterari, autobiografici, tutti improntati alla presa di coscienza della propria finitudine, ma con un’apertura di orizzonte verso lo spazio più amato, il proprio giardino.

“Vale sempre la pena di piantare un giardino, poco importa se di tempo ne resta poco, se tutto vacilla e la morte avanza. Vale sempre la pena di trasformare uno spazio di terra in un posto accogliente, un luogo dove ci sia più vita”.

E’ un monologo denso, che non risparmia al lettore la partecipazione alle perdite narrate, talvolta con lucida razionalità, altre con nostalgia, altre con misto di speranza e investimento nei diversi tipi di cure.

“E’ cresciuta l’empatia. La consapevolezza che, non diversamente da una pianta, io pure subisco i danni delle intemperie, posso seccare, appassire, perdere pezzi, e soprattutto non muovermi come vorrei.

Mi trovo io stessa in balia. Questo ispira un sentimento di fratellanza col giardino, acuisce la sensazione di farne parte. Altrettanto indifesa, altrettanto mortale.

Forse non è così terribile che le forze lentamente scemino. Andarsene bisogna pure in qualche modo. Chi come me vive in solitudine fatica a rendersi conto che arriva il momento di cedere il passo, che la vita è fatta di fasi e non si resta identici fino alla fine”.

Il giardino è vita. Il giardino ha bisogno di cure. Le forze che si assottigliano sono per Pia fonte di preoccupazione, perché dove non c’è più dialogo tra uomo e paesaggio, la natura irrompe e se ne appropria. L’apprensione per il proprio futuro comprende anche la consapevolezza che ci sarà un inevitabile abbandono della manutenzione necessaria e questo tradimento il giardino ancora non lo conosce.

Pure esiste al tempo stesso un rispecchiamento, un desiderio di reciprocità:

“Non sono più il giardiniere. Sono pianta tra le piante, anche di me bisogna prendersi cura. Cosa è cambiato rispetto a prima? Innaffiavo, scavavo, pacciamavo, seminavo, coglievo, rastrellavo, potavo, bruciavo, concimavo, ramavo,tagliavo l’erba. Ora nulla di tutto questo. Passeggio, guardo, valuto, dico cosa fare, ma soprattutto: mi viene preparato da mangiare, mi viene servito a tavola, vengono lavate e stirate le mie cose, vengo accompagnata in auto. Comincio a somigliare sempre più a una pianta di cui bisogna prendersi cura, divento sorella di tutto quanto vive nel giardino, parte di questa sconfinata materia di cui ignoro confini e profondità”.

Lentamente mutano le prospettive:

“La malattia si distingue in questo: impone un’accelerazione a un processo di perdita che, semplicemente invecchiando, resterebbe impercettibile.

Forse questo bisogna fare nel tempo che resta. Non disperderlo in tentativi vani, ma concentrarsi e sfrondare. Più che mai sfrondare. Accettare serenamente la fine”.

Insieme a Pia viviamo momenti bui, le altalene delle remissioni e delle riacutizzazioni, il travaglio della scelta di eterogenei approcci di cura: i farmaci sperimentali, il Qi Gong, l’agopuntura, l’ayurveda, il bombardamento dei vari consigli forniti dalle testimonianze di altri malati sui poteri di improbabili guaritori, la ricerca delle energie elettromagnetiche nocive nel luogo domestico, il tentativo della terapia chelante. Tutto ciò a sua volta associato all’irrompere del sospetto di essere in mano a ciarlatani imbroglioni e alle decisioni prese all’ultimo minuto di sottrarsi o offrirsi a proposte terapeutiche non convenzionali.

Non solo le trasformazioni del corpo, ma della casa, degli spostamenti degli oggetti, dei libri da eliminare, della gioia per l’arrivo della carrozzina.

“Siamo noi a scegliere, di volta in volta, come vivere quanto ci viene dato. Questo imprevisto: a me la scelta tra farne un momento di frustrazione, o uno spiraglio di libera contemplazione nell’ora forse più bella del giorno, sospesa com’è tra il buio e la luce”.

Pur avendo scelto di vivere da sola, Pia riceve spesso visite e confidenze di amici lontani e vicini con cui condividere ricordi di viaggi, riflessioni sul pensiero buddhista, spostamenti verso studi medici, racconti di altre persone che come lei, hanno amato un giardino e a esso hanno dovuto dire addio.

Filosofi, poeti e scrittori lasciano le loro tracce in questo accompagnamento di sé.

Gradualmente, nella sua casa e nella sua terra, fanno comparsa figure di aiuto:“Quanto mi piace dire agli altri cosa devono fare. Ci voleva da ammalarsi, per scoprire quanto dare disposizioni sia in fondo più gratificante di una faticosa autosufficienza”.

Non è un percorso facile. Pia non pensava di morire a sessant’anni e spesso le piaceva immaginarsi vecchia, con le rughe e i capelli bianchi. Quando la malattia irrompe, però, bisogna fare appello a ciò che rimane e a come è possibile sfruttarlo al massimo e quando anche queste ultime capacità si dissolvono, la meditazione aiuta a tenere sotto controllo paura e terrore nel momento più cupo, quello della notte.

La revisione del proprio esistere si ancora alla similitudine delle stagioni:“Sul finire dell’inverno è sempre il mandorlo il primo a fiorire, adesso è il momento del susino. I meli non ancora, i ciliegi non ancora. Non sboccia tutto insieme, così ciascuno si gode il suo momento di gloria,ognuno a turno può esercitare la sua attrattiva ..Mi piacerebbe facessero così anche gli umani, che si accontentassero di primeggiare nel momento del loro massimo fulgore e accettassero poi di restarsene discretamente in disparte”.

Man mano che le possibilità del corpo si restringono, una nuova dimensione si apre:

“Adesso il giardino è il grembo in cui passo questo tempo fisicamente poco attivo in un senso di pace, serenità. E’ quello che vedo dalla finestra, quando sono sdraiata sul divano a leggere.  .. Il giardiniere e la morte si configura allora così: il rifugiarsi in un luogo ove morire non sia aspro.

E’ tutto di una bellezza, una grazia, un’armonia, che mi sorprendo a desiderare di vedere un’altra primavera ancora, e a pensare: che strano che adesso che ne dubito, che non lo do per scontato, il mondo mi appaia incredibilmente ricco di meraviglie”.

Il 26 luglio 2016 Pia se ne va.

TartaRugosa, nel suo giardino, aveva da poco finito di leggere quelle che sono diventate le sue memorie.

Sorgente: TartaRugosa ha letto e scritto di: Pia Pera (2016), Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie – TartaRugosa

GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa · Pera Pia

PIA PERA, “L’uomo, come la pianta, subisce danni dalle intemperie. Posso seccare e appassire come se io fossi immersa nella vita del giardino. Diventare tutt’uno col proprio giardino può significare trovare uno stato di grazia anche nella malattia“, da Pietro Ichino

PIA PERA
“L’uomo, come la pianta, subisce danni dalle intemperie. Posso seccare e appassire come se io fossi immersa nella vita del giardino. Diventare tutt’uno col proprio giardino può significare trovare uno stato di grazia anche nella malattia“.

 

Sorgente: Pietro Ichino |  PIA PERA