Il Ponte della Civera è uno dei simboli storici e paesaggistici più suggestivi del borgo di Nesso, situato sulla sponda orientale del Lago di Como. Questo ponte collega la frazione Coatesa a Riva del Castello e si trova proprio all’imbocco dell’Orrido di Nesso, una spettacolare gola naturale formata dalla confluenza dei torrenti Tuf e Nosè, che qui precipitano in una cascata di circa 200 metri prima di gettarsi nel lago789.
Caratteristiche architettoniche
Origine e storia: Il ponte ha origini romane, ma la sua struttura attuale risale al Medioevo. Nel corso dei secoli è stato più volte ristrutturato, mantenendo sempre la sua caratteristica sagoma ad arco perfetto, progettata per resistere alle piene e alle alluvioni357.
Struttura: Si tratta di un ponte in pietra, ad arco unico, che attraversa la profonda gola scavata dai torrenti. La sua posizione e la forma ad arco lo rendono particolarmente scenografico e fotogenico, tanto da essere spesso scelto come soggetto per fotografie e selfie378.
Contesto naturale e culturale
Orrido di Nesso: Il ponte sovrasta uno degli orridi più spettacolari del Lario, dove le acque impetuose dei torrenti hanno modellato nei secoli una gola stretta e profonda, con una cascata che rappresenta una delle attrazioni naturali più amate del lago97.
Importanza storica: Il Ponte della Civera è menzionato anche nel Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e fu immortalato da numerosi artisti tra il XVIII e il XIX secolo5. In passato, la forza dell’acqua alimentava mulini, cartiere e fucine, fondamentali per l’economia locale fino all’avvento del turismo78.
Accessibilità: Il ponte è raggiungibile solo a piedi, percorrendo un suggestivo itinerario tra le case storiche del borgo, lungo via del Castello. Questo percorso ad anello permette di immergersi nell’atmosfera autentica di Nesso e di godere di scorci unici sul lago e sull’orrido87.
Curiosità
Il nome “Nesso” sembra derivare dalla divinità celtica delle acque ‘Ness’, a testimonianza dell’antico legame tra il paese e i suoi corsi d’acqua78.
Il ponte è stato anche location cinematografica e continua a essere uno dei luoghi più fotografati del Lago di Como, soprattutto in autunno, quando i colori rendono il paesaggio ancora più suggestivo8.
Giuseppe Terragni e il fascismo: un rapporto complesso
Giuseppe Terragni (1904-1943) è una delle figure più emblematiche dell’architettura italiana del Novecento e il suo percorso professionale si intreccia in modo indissolubile con la storia del fascismo. La sua opera e il suo pensiero sono oggetto di un acceso dibattito storiografico, sia per il contributo al Razionalismo italiano sia per il suo coinvolgimento politico e ideologico nel regime.
Adesione e ruolo nel regime fascista
Terragni fu un convinto sostenitore del fascismo, almeno nella prima parte della sua carriera. La sua adesione non fu solo formale: fu fiduciario del Sindacato nazionale fascista architetti e ricevette incarichi di rilievo dal partito, come la progettazione della celebre Casa del Fascio di Como, inaugurata nel 1936 e considerata il manifesto architettonico del Razionalismo italiano54.
La sua visione dell’architettura moderna si intrecciava con l’“esistenza spirituale” fascista, come lui stesso scriveva, vedendo nello spirito nuovo dell’architettura una corrispondenza con la missione rivoluzionaria del regime4.
Architettura tra modernità e ideologia
L’opera di Terragni si distingue per la ricerca di un equilibrio tra innovazione e tradizione, tra classicismo e funzionalismo, influenzata dalle avanguardie europee ma anche dalla volontà di dare forma a un nuovo ordine architettonico che rispondesse alle esigenze del fascismo5.
La Casa del Fascio di Como, ad esempio, è progettata secondo una rigorosa griglia proporzionale e orientata secondo il cardo e il decumano romani, a simboleggiare la continuità tra la nuova città fascista e l’antica Roma4. Tuttavia, la sua architettura si distingueva dal monumentalismo retorico promosso dal regime negli anni Trenta, rappresentato da architetti come Marcello Piacentini2.
Contraddizioni e distacco dal regime
A partire dalla metà degli anni ’30, il fascismo prese le distanze dal Razionalismo, preferendo uno stile più monumentale e “romaneggiante”2.
Questo portò Terragni e altri architetti razionalisti a una posizione ambivalente: da un lato, la loro opera era utilizzata come simbolo del nuovo ordine, dall’altro veniva marginalizzata rispetto alle nuove linee del regime.
Alcuni studi suggeriscono che Terragni, pur restando ufficialmente vicino al fascismo, abbia assunto atteggiamenti critici o almeno distaccati, come si può leggere nell’interpretazione di alcuni dettagli progettuali della Casa del Fascio e nelle sue lettere private, dove si evidenzia la volontà di aggirare le imposizioni degli organi di partito3.
Il tramonto personale e politico
La parabola personale di Terragni si conclude tragicamente: dopo aver partecipato come ufficiale alla campagna di Russia, ne tornò profondamente segnato, affetto da gravi disturbi psicologici che lo portarono a cure elettroconvulsive e infine alla morte prematura nel 1943, pochi giorni prima della caduta del regime6.
La sua figura rimane emblematica di una generazione di intellettuali e artisti italiani profondamente compromessi con il fascismo, ma anche capaci di produrre opere di grande valore che hanno saputo superare i confini ideologici e temporali65.
Riflessione critica e rivalutazione postuma
Nel dopoguerra, l’opera di Terragni fu inizialmente rimossa o criticata per il suo legame con il fascismo, ma successivamente rivalutata per il contributo innovativo all’architettura moderna.
Critici come Ernesto Nathan Rogers, Bruno Zevi e Peter Eisenman hanno sottolineato come il Razionalismo di Terragni abbia rappresentato una “oasi di verità” in un periodo dominato dalla retorica e dalla monumentalità del regime6.
In sintesi, Giuseppe Terragni fu un architetto profondamente legato al fascismo, sia per convinzione personale sia per ruolo istituzionale, ma la sua opera si colloca in una posizione critica rispetto all’evoluzione stilistica del regime e il suo lascito architettonico continua a essere oggetto di studio e dibattito per la sua complessità e modernità452.