Categoria: Mi ricordo
ENZO PIFFERI, Notte di luna piena che splende sulla città di Como e il primo bacino del lago, 15 novembre 2016
Notte di luna piena che splende sulla città di Como e il primo bacino del lago.
Questa immagine avrà fatto sognare migliaia di persone che qui vivono ed altri che da queste parti sono transitati.
A tutti voi dedico questa mia fotografia a ricordo di questa luna piena che rivedremo, anzi che rivedrete fra qualche decennio.
Il fascio di luce che vedete sono i vostri desideri che volano in alto.
Ciao a tutti i miei amici con gli auguri di ogni bene.
Dal vostro Enzo Pifferi

MEMORIA. COMO NON DIMENTICA. Poche parole su una lapide ricordano la famiglia Mauri Bosio: vittime della Strage di Bologna. Il Sindaco di Como Mario Lucini invita la cittadinanza alla Cerimonia di intitolazione del PIAZZALE FAMIGLIA MAURI Carlo, Anna Maria Bosio e il piccolo Luca vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980 Venerdì 11 novembre 2016 ore 10.30
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per la serie “mi ricordo”: era, probabilmente, il 1951 in Piazza del Duomo. Era anche il tempo in cui si viaggiava con la rossa Moto Guzzi. Mio padre aveva, probabilmente, 36 anni
Grazie a M.S. che mi ha indotto a dare memoria a questa fotografia
era, probabilmente, il 1951
in Piazza del Duomo
Era anche il tempo in cui si viaggiava con la rossa Moto Guzzi
Mio padre aveva, probabilmente, 36 anni

L’inizio di una sedia, da Cos’era, di Mark Strand, tradotta da Damiano Abeni, Donzelli Poesia, 1999
QUI LETTA IN MODO MAGISTRALE DA DOMENICO PELINI
Cos’era
da “Blizzard of one”
I
Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di se’ descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in se’, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e cosi’ sempre,
e sempre perche’, e solo perche’, essendo stato, era…
II
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu’ chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando’, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio’ sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.
(da Mark Strand: “Blizzard of One” – 1998, traduzione di Damiano Abeni, ora in “West of your cities” – a cura di M. Strand e D. Abeni – Minimum fax – Roma 2003)
qui letta con ben altra bravura ed intensità da DOMENICO PELINI
in ricordo dell’amico degli anni ’70 e ’80 GIUSEPPE DE LUCA
sia io che Giuseppe De Luca eravamo amici di LAURA CONTI

è AUTUNNO (quasi): bisogno di ricordare l’ORTO IN VASO, del 15 giugno 2016
mi ricordo che c’era un NOCE. E questo, forse lo sarà
Mi ricordo che era … era il LARGO DEL NOCE (1989-2016)


confidenze con V.U.:
- Il largo del noce (e dell’acero) è oltrepassato. Vedremo cosa succederà, caro Paolo
- bellissima confidenza di cui ti sono grato
- Pensieri anche, anzi soprattutto, leopardiani. Perdonami questo cedimento nichilistico. Ma il mio io individuale (come quello di ogni altro) non riesce sempre a far saldamente proprie le indicazioni del mio esser “Io del destino”. Lo dico sempre a Emanuele: è questo il mio limite, che è poi il limite di ognuno di noi rispetto allo sguardo del destino della verità.
un piatto di pasta “alla Tognazzi”: LA CHECCA SUL ROGO. Da: Ugo Tognazzi, La mia cucina (con i vini di Antonio Piccinardi), SugarCo edizioni, Milano 1983




Ciao Paolo,
domenica abbiamo messo alla prova la ricetta della “checca sul rogo”
ottima, come nei miei ricordi, e apprezzatissima dalle nostre ospiti
la ripeterò spesso, almeno in queste belle giornate d’estate
raccomando solo di integrare le istruzioni con questo suggerimento: i cubetti di pomodoro meritano una piccola salatina a sé stante prima di essere messi sulla pasta
Buon appetito
Gi
mi ricordo che erano venuti a trovarci: Zoele, Lucia, Flo, Batt. Anche i gatti erano festosi. Era la domenica del 10 luglio 2016

il RICORDARE è importante: parlare del nonno scultore (A.B.)



