“Una pianta non vive nel domani e non rimpiange ieri; è radicata nel qui e ora”
Stefano Mancuso, in Chiedilo agli alberi, di Guidalberto Borlomini, Ponte alle Grazie, 2026, pg. 11
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“Una pianta non vive nel domani e non rimpiange ieri; è radicata nel qui e ora”
Stefano Mancuso, in Chiedilo agli alberi, di Guidalberto Borlomini, Ponte alle Grazie, 2026, pg. 11
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La mostra “Il movimento sospeso. Gianni Colombo e il Monumento alla Resistenza europea” è in programma dal 24 aprile al 2 giugno 2025 a Como, presso Spazio Natta (via Natta 18) e l’atrio di Confindustria Como (via Raimondi 1)12.
L’inaugurazione si tiene il 24 aprile alle 17.3018.
L’evento celebra l’80° anniversario della Liberazione, esponendo materiali d’archivio sul monumento progettato da Colombo, tra cui disegni, foto e l’opera Bariestesia (1975)13.
Struttura della mostra
Il monumento di Colombo
Realizzato nel 1983 lungo il lago di Como, l’opera rompe con la monumentalità tradizionale attraverso:
La mostra evidenzia come Colombo abbia sostituito la rappresentazione figurativa con un “movimento interrotto”, creando un dialogo tra spazio architettonico e memoria storica15.

Il Cinema Astoria di Como ha una storia interessante che risale al periodo immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Inaugurato nel 1945, il cinema è stato concepito in un contesto di grande fermento culturale e sociale, tipico degli anni del dopoguerra.
Fondazione: Il Cinema Astoria è stato aperto nel 1945, in un’epoca in cui l’Italia stava cercando di ricostruire la propria identità culturale dopo il conflitto. Il nome “Astoria” fu proposto da un cittadino locale, che vinse un concorso per il nome del cinema, riflettendo un’influenza filo-americana di quel periodo[1].
Funzione Sociale: Durante gli anni ’45 e ’46, il cinema non solo fungeva da luogo di intrattenimento ma anche da punto di ritrovo sociale per la comunità. Era comune che i giovani e le famiglie frequentassero le proiezioni, contribuendo a creare un senso di appartenenza e comunità in un momento di ricostruzione[7].
Negli anni successivi, il Cinema Astoria ha continuato a operare, diventando un simbolo della vita culturale di Como. Tuttavia, nel corso dei decenni ha affrontato sfide economiche e cambiamenti nelle abitudini di consumo cinematografico. Nel 2009, il cinema ha chiuso definitivamente i battenti a causa di difficoltà gestionali e costi elevati[1][7].
Il Cinema Astoria rappresenta non solo un luogo di svago ma anche un’importante testimonianza della storia culturale italiana del dopoguerra. La sua apertura ha segnato l’inizio di una nuova era per il cinema in Italia, contribuendo a formare le basi per la cultura cinematografica moderna nel paese[3][4].
In sintesi, il Cinema Astoria è stato un punto di riferimento significativo per la comunità comasca dal 1945 fino alla sua chiusura nel 2009, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali dell’Italia nel corso degli anni.
scheda informativa a pagina 12 del secondo volume di:
[1] https://traccesent.com/2009/07/15/como-chiude-il-cineplexastoria-di-via-xx-settembre-il-cinema-astoria-di-mio-padre-guido/
[2] https://archive.org/stream/lastampa_1994-09-29/lastampa_1994-09-29_djvu.txt
[3] https://www.academia.edu/85965602/Le_sale_cinematografiche_negli_anni_del_secondo_dopoguerra_in_Italia_architettura_e_socialit%C3%A0_nei_luoghi_di_Vinicio_Vecchi_a_Modena
[4] https://dokumen.pub/best-years-going-to-the-movies-1945-1946-9780813548456.html
[5] https://fondazionegramsci.org/wp-content/uploads/2023/03/GuidaArchiviFIG_2.pdf
[6] https://www.worldradiohistory.com/Archive-Station-Albums/Networks/NBC-Transmitter/NBC-Transmitter-1946-Jan.pdf
[7] https://coatesa.com/2024/12/25/il-cinema-astoria-di-como-1945-2009/
[8] https://ia801204.us.archive.org/21/items/variety159-1945-07/variety159-1945-07.pdf


L’eremo di San Donato, situato a Como, è un ex convento francescano con una storia che risale al XV secolo.
La sua posizione strategica, su uno sperone di roccia a 453 metri sul livello del mare, lo rende un luogo di grande importanza storica e spirituale.
L’area dove sorge l’eremo era inizialmente utilizzata da eremiti, probabilmente monaci benedettini, che vi si stabilirono in una grotta naturale conosciuta come la grotta del beato Geremia. Nel VII secolo, fu costruita una torre fortificata che serviva come segnalazione e che divenne in seguito il campanile della chiesa[1].
Nel 1435, l’eremo passò in uso ai francescani del terz’ordine e nel 1458 ricevette una bolla papale che ne confermava la gestione. Fino al 1654, i francescani si dedicarono alla cura spirituale degli abitanti delle vicine località di Brunate, Camnago e Lora. Durante questo periodo, la chiesa subì un ampliamento significativo e fu riconsacrata nel 1565[1][5].
Il convento subì un drastico cambiamento nel 1772 con la sua soppressione.
Nel 1780, il complesso fu venduto a privati e trasformato in abitazione civile. Negli anni ’80 del XX secolo, l’eremo fu frazionato in dodici appartamenti indipendenti, mentre la chiesa mantenne la sua funzione originaria[1][3][7].
Un personaggio storico legato all’eremo è don Giuseppe Bernasconi, un prete garibaldino che vi si ritirò in esilio volontario dopo aver partecipato attivamente alle guerre d’indipendenza italiane. Morì nel 1923 all’eremo, che oggi è raggiungibile attraverso una strada a lui dedicata[1].
L’eremo di San Donato rappresenta quindi non solo un importante sito religioso ma anche un simbolo della storia locale di Como, rimanendo un luogo di interesse per turisti e studiosi.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Eremo_di_San_Donato
[
[3] https://fondoambiente.it/luoghi/eremo-di-san-donato
[5] https://www.quicomo.it/social/eremo-san-donato-vista-lago-como.html
[6] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/ordine/leremo-san-donato-oscuro-simbolo-como-o_1557731_11/
[7] https://ostellobello.com/it/eremo-san-donato/
L’eremo di San Donato a Como presenta diverse caratteristiche architettoniche significative, riflettendo la sua storia e la sua funzione religiosa.
L’eremo di San Donato non è solo un importante sito religioso ma anche un simbolo della storia culturale e architettonica della regione comasca.
[3] https://www.madeinbrianza.it/turismo-brianza/eremo-di-san-donato/
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Eremo_di_San_Donato
[
[6] https://www.quicomo.it/social/eremo-san-donato-vista-lago-como.html
[7] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO250-00786/

scheda dell’editore:
https://gwmax.it/shop/index.php/prodotto/brianza-waterland/
Il libro racconta il territorio dei Laghi di Brianza e il fiume Lambro in chiave turistica. Non si tratta di una guida tradizionale ma di una guida fotografica composta da “appunti di vista” testuali (approfondimenti personali senza scopo didattico o storico), carrellate di immagini e semplici mappe schematiche (adatte a localizzarli). L’idea del libro è quella di connettere i luoghi con le loro emergenze storiche o paesaggistiche per invitare chi legge a scoprirli di persona e ad approfondirli sulla base di una propria personale visione, come ha fatto l’autrice. L’acqua (in molte delle sue forme), le sue trasformazioni, le sue storie, i suoi riflessi sono il soggetto principale del libro, tanto da evocarne il titolo.
“La Brianza è il paese più delizioso di tutta l’Italia, per la placidezza dei suoi fiumi, per la moltitudine dei suoi laghi, ed offre il rezzo dei boschi, la verdura dei prati, il mormorio delle acque, e quella felice stravaganza che mette la natura né suoi assortimenti”.
(Stendhal, Diario del Viaggio in Brianza, agosto 1818).
“Quale migliore inizio per cominciare un libro fotografico sui Laghi di Brianza che questa citazione? Citazione che mi suggerisce facilmente anche uno splendido slogan, perfetto per raccontare il mio girovagare fotografico alla ricerca di spunti, appunti e dettagli corredati da piccole e grandi storie, tutte da scoprire. Eccolo, facile facile e assonante: Brianza, felice stravaganza. Ma anche: Brianza, felice stra-vacanza, perché qui non manca nulla, anzi ci sono anche gli extra. C’è tutto quanto può rendere meravigliosa la nostra “villeggiatura”.
E allora… buon viaggio nella Brianza Water Land!”
Daniela Manili Pessina
Siamo presenti in questo tempo e in questo luogo; non ci lasciamo trascinare via dal passato, dal futuro oppure dal presente.
Quando sediamo così, sediamo da persone libere
in Thich Nhat Hahn, Sedersi in consapevolezza, Terra Nuova Edizioni








