Grazie a M.S. che mi ha indotto a dare memoria a questa fotografia
era, probabilmente, il 1951
in Piazza del Duomo
Era anche il tempo in cui si viaggiava con la rossa Moto Guzzi
Mio padre aveva, probabilmente, 36 anni

Grazie a M.S. che mi ha indotto a dare memoria a questa fotografia
era, probabilmente, il 1951
in Piazza del Duomo
Era anche il tempo in cui si viaggiava con la rossa Moto Guzzi
Mio padre aveva, probabilmente, 36 anni

QUI LETTA IN MODO MAGISTRALE DA DOMENICO PELINI
I
Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di se’ descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in se’, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e cosi’ sempre,
e sempre perche’, e solo perche’, essendo stato, era…
II
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu’ chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando’, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio’ sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.
(da Mark Strand: “Blizzard of One” – 1998, traduzione di Damiano Abeni, ora in “West of your cities” – a cura di M. Strand e D. Abeni – Minimum fax – Roma 2003)
qui letta con ben altra bravura ed intensità da DOMENICO PELINI
sia io che Giuseppe De Luca eravamo amici di LAURA CONTI



confidenze con V.U.:
GILLES CLEMENT, Giardini, paesaggio e genio naturale, Quodlibet, Macerata, 2013. Presentazione di Paolo Ferrario
http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=2105#.V6jFHbiLTDc









Ciao Paolo,
domenica abbiamo messo alla prova la ricetta della “checca sul rogo”
ottima, come nei miei ricordi, e apprezzatissima dalle nostre ospiti
la ripeterò spesso, almeno in queste belle giornate d’estate
raccomando solo di integrare le istruzioni con questo suggerimento: i cubetti di pomodoro meritano una piccola salatina a sé stante prima di essere messi sulla pasta
Buon appetito
Gi



