COMO Niente tappeti d’erba sintetica, ma aiuole “vere” e fiori. Panchine, un’area gioco per i bambini e spazi che potranno essere allestiti per ospitare piccoli eventi.
COMO Niente tappeti d’erba sintetica, ma aiuole “vere” e fiori. Panchine, un’area gioco per i bambini e spazi che potranno essere allestiti per ospitare piccoli eventi.
sono pronti di nuovo a metter mano al portafogli per sistemare e rendere fruibile il tratto di lungolago tra piazza Cavour e i giardini.
Si tratta dell’associazione Amici di Como, che riunisce oltre cento imprese del territorio comasco. Ieri il sindaco Mario Lucini, interpellato sul tema, ha preferito non fare nomi, ma ha confermato che «ci sono state manifestazioni di interesse e disponibilità da parte di privati, con anche alcuni incontri informali». Che si tratti degli Amici di Como, tuttavia, è certo
da “Amici di Como” Riapre il lungolago – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.
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il sindaco Mario Lucini e i professori di Insubria e Politecnico hanno dovuto ammettere che le paratie non solo non servono un granché a fermare le esondazioni ma nel giro di due anni hanno fatto sprofondare di cinque centimetri il Lungo Lario Trento, nel tratto che arriva fino a piazza Cavour.
«Como dal punto di vista geologico è una città giovanissima – ha spiegato il professor Alessandro Michetti, che insieme al suo dipartimento ha compiuto dei carotaggi sul sottosuolo cittadino -. Fino a 70 metri si incontra arenaria e negli strati più superficiali il terreno è composto da sedimenti ancor più recenti. Più ci si avvicina al lago, più il sottosuolo è costituito da terra da riporto con la quale l’uomo nei secoli ha cercato di bonificare la palude che un tempo si estendeva al posto della città».
Un substrato non consolidato e soggetto a fenomeni di subsidenza, ovvero rimodellamento e spostamento del terreno, un fenomeno che si è accentuato con l’avvio dei lavori per le paratie. «Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a questo fenomeno – ha sottolineato Michetti -. Era già capitato negli anni ’60 con l’emungimento della falda acquifera della città. Le paratie hanno nuovamente messo in moto questo fenomeno che ha provocato un abbassamento di cinque centimetri nella fascia fronte lago in cui si sono svolti i lavori per il primo cantiere».
Dannose per la staticità dei palazzi ma anche inutili, visto che in nessun modo si può impedire al lago di esondare.
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tutto l’articolo qui Scandalo paratie Non servono e sono dannose – Il Giorno – Como.
Questo è il risultato dei peggiori governi che Como ha avuto nella sua storia amministrativa: il Pdl (partito delle LORO libertà) del ciellino (comunione e LORO liberazione) Bruni
Paolo Ferrario
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Mario Lucini: «Le indagini – spiega il primo cittadino – evidenziano che ci sono stati spostamenti verticali sul lungolago, hanno accompagnato lo sviluppo del cantiere e sono alterazioni legate certamente ai lavori per le paratie, il nesso è chiarissimo».
Utilizzando le foto satellitari, gli esperti hanno monitorato la situazione del lungolago tra il 2003 e il 2012 e hanno notato scostamenti verso il basso nell’ordine di circa quattro centimetri in Lungolario Trento (in corrispondenza del primo lotto, dove è stata realizzata una delle vasche). Il cantiere, insomma, ha influito negativamente sulla stabilità dei palazzi della zona.
«Il terreno si è abbassato di quattro centimetri, nel periodo in cui sono stati effettuati i lavori sul primo lotto, verso i giardini a lago. E un intervento analogo a Sant’Agostino avrebbe conseguenze peggiori, visto che la zona è ancora più delicata. Direi che si impone una riflessione sull’opportunità di proseguire con l’attuale progetto». Alessandro Michetti, geologo dell’Università dell’Insubria, è uno dei tecnici che hanno studiato gli effetti del cantiere delle paratie e le sue parole non lasciano dubbi.
«Tempi strettissimi». Sarà un’estate di super lavoro per il sindaco Mario Lucini e la sua squadra, intenzionati a presentarsi in Regione con le linee generali del nuovo progetto per il lungolago «entro poche settimane». I documenti saranno due: uno spiegherà perché non ha senso proseguire con il vecchio piano (le paratie mobili in piazza Cavour, i panconi manuali e opere idrauliche nel sottosuolo), l’altro conterrà la proposta alternativa. Lucini non si sbilancia – comprensibilmente – sul nuovo cronoprogramma. Ma ieri ha ribadito: «Se la nostra idea di ridimensionare le opere verrà accettata dalla Regione, i tempi certamente si accorceranno».
tutto l’articolo qui. Paratie, 15 giorni per il progetto Passeggiata riaperta nel 2013 – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.
Che cosa si può fare in una città? Si può passeggiare, considerando attentamente che questa azione è un aspetto minore, ma fondamentale, della marcia: il passo può anche essere lento, eppure è un movimento che simula e sottintende qualcosa di più energico e sportivo. Nello stesso tempo, in queste passeggiate cittadine, si può riprendere quotidianamente contatto con la storia del nostro luogo di vita che il tempo dedicato al lavoro ci ha impedito di scoprire. Apriamo una mappa della nostra città, metropoli o provincia che sia, e annotiamo su di essa i singoli luoghi che ne hanno fatto la storia. Poi uniamoli con delle righe e associamo a ciascun percorso la quantità di passi che contribuiscono ad arrivare a 10.000. Medici e cardiologi ci esortano ad iniziare con gradualità, a non esagerare, ma difficilmente ci diranno che ci sono controindicazioni.
Nella mia città (Como), per esempio, potrò fare una passeggiata nell’arte romanica. Prima andrò alla basilica di Sant’Abbondio e poi raggiungerò quella di San Fedele: 3.000 passi. Un’altra volta farò la passeggiata nell’architettura razionalista: prima andrò al Novocomum di Giuseppe Terragni, passerò al Monumento ai Caduti di Antonio Sant’Elia, per terminare col raggiungimento della Casa del Fascio: ancora 3.000 passi. C’è poi un luogo fatto apposta da secoli per la passeggiata. Si chiama “la Vasca”, una serie di vie e viuzze così denominate così perché da sempre si passeggia avanti e indietro come in una gara di nuoto in piscina: sono multipli di 500 passi. E poi ci sono i percorsi delle ville sul lago e altri ancora. Un vero reticolo di passi e una palestra a portata di passo.
vai all’intero articolo qui: Stimolare corpo e conoscenza in… diecimila passi | Muoversi Insieme.
L’equilibrio dei secoli scorsi fra la natura del Lario e gli uomini è dovuto a due fattori.
Il primo è la geografia: le montagne si tuffano direttamente nel lago, determinando una sottile linea fra terra e acqua come unico e scarso spazio dove si può costruire e alimentare quella pulsione del “far diventar altro”, che è tipica della cultura dell’Occidente. Così, nonostante la voglia di costruire indotta dal dettato religioso “popolate la terra”, NON E’ SPAZIALMENTE POSSIBILE consumare territorio oltre certi limiti.
Il secondo fattore è l’antica povertà di questi luoghi. Era una economia di autoconsumo che si muoveva fra terrazze di grano, orti, castagne del bosco e pesca. Il popolo del Lario è stato sempre migrante per cercare lavoro.
Questi due caratteri hanno salvaguardato un territorio meraviglioso e DIVERSO da quello degli altri laghi prealpini, dove il maggior digradare della montagna ha favorito l’antropizzazione priva di gusto estetico.
Quasi tutto, però, sta cambiando con l’arrivo dei NUOVI RICCHI degli anni ’80 e seguenti.
Le strette strade del Lario sono quotidianamente occupate da quei grossi camion/betoniera, tipici dei professionisti dei grandi scavi (le cronache parlano di un monopolio della n’drangheta calabrese emigrata al Nord per queste tecniche e questi macchinari).
Il risultato di questo andirivieni è questo.
Sono tante le cose che impressionano.
Impressiona la volgarità della esibizione di quelle terrazze a lago, quasi a mostrare con tracotanza un “dominio di luogo” che si impone a qualunque altro abitatore.
Impressiona il torbido gusto architettonico. Basta guardare con occhi attenti le vecchie case di lago: tutte sono con tetti spioventi (e sotto travi di legno) ricoperte con tegole color mattone o lastre di pietra grigia. L’equilibrio in questo caso è dato dalla amalgama fra il grigio verde dell’acqua, il verde dei monti e, per l’appunto, i tetti di colore arancione o grigio chiaro.
Ecco un esempio di saggio, sapiente, e colto uso del luogo con attenzione alla tradizione (cos’è una innovazione? è una tradizione ben riuscita):

Le nuove case dei nuovi ricchi hanno il tetto piatto e non stabiliscono NESSUNA RELAZIONE con la struttura urbane pre-esistente e con la cultura abitativa che l’ha caratterizzata lungo i secoli.
Questa sezione fa vedere lo stupro ingegneristico ed architettonico:
Sullo sfondo si vedono le linee che ben simboleggiano quel tuffarsi delle montagne nel lago e poi si vede bene che gli edifici occupano la linea dell’acqua. Cioè è un progetto di violazione del “luogo- lago”.
Impressiona, infine, che tutto questo è legale. Ci sono giunte, sindaci e commissioni che hanno approvato.
Ci sono sopraintendenze alla belle arti che non hanno fatto obiezioni.
Ci sono comunità locali che, non solo hanno sostenuto, ma hanno incoraggiato con la speranza di qualche rendita di contesto.
Il risultato è uno STUPRO ALLA BELLEZZA.
Ma c’è di più ed oltre.
Qui viene violata la memoria che le generazioni hanno trasmesso lungo il corso del tempo a quel rapporto fra natura e persone, che – miracolosamente – aveva creato quella bellezza che fa del Lario uno dei luoghi più conosciuto nel mondo.
Inoltre, viene a galla la NEGAZIONE DELLA RESPONSABILITA’ che le attuali generazioni dovrebbero avere per quelle future.
La responsabilità di trasferire un ambiente vivibile, MA ANCHE BELLO, per loro.
Se la tendenza è quella rappresentata dai due obbrobri segnalati, rimane un unico argine: quello della geografia. Solo in luoghi protetti da un ambiente ostile al cemento (e un ambiente è ostile al cemento se non arrivano automobili) si potrà avere un simulacro del vecchio, antico, eterno paesaggio del Lario, violentato dai nuovi ricchi e della schiera dei loro alleati.
Ma è una magra consolazione perchè sono pochissimi gli angoli che ancora possiedono questi caratteri.
PS Associo a questo post la valutazione, del tutto coincidente con la mia, del professor Salvatore Settis, che analizza il disastroso risultato di queste azioni di edilizia distruttiva :
gli uomini del nucleo di polizia tributaria avevano appena finito di fare i conti di quanto la maxi opera fosse costata alle casse pubbliche, ovvero 21.297.310 euro e 39 centesimi, che da Palazzo Cernezzi è rimbalzata la notizia di un possibile ulteriore balzello di poco inferiore ai tre milioni di euro. Il che porterebbe il maggior costo dell’opera, rispetto al progetto esecutivo originario, a superare gli 8 milioni di euro.
Qualora la procura di Como e i magistrati della Corte dei conti dovessero veramente ravvisare quanto sottolineato dal giudice delle indagini preliminari nell’atto che ha portato all’archiviazione di alcune accuse a carico degli indagati, e cioè che l’intero progetto è viziato da via libera illegittimi risalenti addirittura al 2000 e che quindi il cantiere non doveva neppure essere avviato, i calcoli del danno erariale potrebbero essere esorbitanti.
tuto l’articolo qui: Ventuno milioni di euro Il danno delle paratie – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.