Il solo commento possibile è: questa civiltà merita di essere soppiantata da un’altra civiltà più rispettosa della terra che noi abitiamo solo temporaneamente
paolo ferrario, 2 gennaio 2010
Successo di pubblico per il Capodanno organizzato dalla Città dei Balocchi in viale Geno, dove tra le 23 e l’alba della notte di San Silvestro, migliaia di visitatori giovani e meno giovani si sono dati appuntamento per festeggiare il 2011. Purtroppo si sono anche registrati diversi atti vandalici, ai quali si è aggiunto l’investimento di un pedone travolto da un automobilista pirata, fuggito a piedi dopo avere abbandonato l’auto in via Foscolo, a ridosso di piazza Matteotti. La polizia indaga per rintracciarlo. Traffico e rallentamenti si sono registrati per tutta la notte, con un surplus di straordinari per la polizia locale. Viale Geno è rimasto chiuso un’ora in più del previsto a causa dell’immondizia e della immensa quantità di bottiglie sparse sull’asfalto e sui marciapiedi.
Nei momenti di passaggio di anno i pensieri stanno sul confine tra la memoria del passato e l’imprevedibilità del futuro.
Sentiamo di essere in tempi di crisi. Qualche decennio fa si aggiungevano gli aggettivi “economica e morale”. Oggi si dovrebbe dire: di epoca e di sistema.
La parola “crisi”, nelle sue radici, rimanda ad alcuni precisi concetti, che possono anche fare da filo riparatore delle lacerazioni: “Giudizio”, “Separazione e Scelta”, “Decisione”.
Occorre una analisi forte e difficilmente confutabile per prenderne coscienza: Emanuele Severino ci parla di un “delirio della volontà” che lungo tutto lo sviluppo dell’occidente (e dunque di tutto il mondo attuale) ha agito in questa direzione. Ed è la sua voce sapiente, che giunge come una proposta di rimedio, a farci comprendere che “noi non siamo i mortali … noi siamo il luogo eterno in cui sopraggiunge la terra …:
Che fare allora? Sul piano collettivo c’è la radicale scelta di modificare in profondità consumi e stili di vita. Non siamo ancora preparati a farlo, ma occorrerà imparare. E allora qualche esercizio di silenzio (da compiere non necessariamente in eremi e monasteri) aiuterà ad esercitarci:
da: Il grande silenzio, Die Große Stille
E c’è anche il gesto semplice (anche questo tutto da apprendere) di amare la terra attraverso un singolo luogo ed i suoi viventi, come ci insegna la voce di Enzo Bianchi
L’elemento della casa, con tutto ciò che vi si collega, continua a rispuntare nei miei sogni. Case in cui devo trasferirmi, case in cui abito ancora pur non abitandoci più nella realtà, case con ospiti indesiderati, case assediate, case in cui mi ritrovo ancora con i genitori, e via discorrendo. Anche nel sogno di stanotte c’era una casa. Anzi, ce n’erano due.
Stefano Mancuso è un botanico e guida un team di ricercatori al Laboratorio di neurobiologia vegetale di Firenze: ha evidenziato nella punta delle radici un’area di pochi millimetri che funziona da sensore per quindici parametri e attiva un network di comunicazione. È simile a un centro di elaborazione dati che influenza le strategie di sopravvivenza in un habitat, come la ricerca di acqua. Inoltre le piante mettono in atto meccanismi di collaborazione anche con insetti, animali, funghi. Per esempio, le formiche allontanano gli elefanti africani dalle acacie: sono in grado di risalire attraverso la proboscide e irritare i pachidermi che preferiscono, quindi, nutrirsi altrove.
Ma l’interazione “intelligente” della flora con gli esseri umani è un territorio ancora poco esplorato. «Eppure esistono comportamenti simili a forme di persuasione», osserva Mancuso.