ponti

PONTI di Ivo Andric, da “Niente è più sacro e utile dei ponti, vertebre di pietra, in l’Unità del 18 novembre 1993 (traduzione di Dunja Badnjevic)

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Di tutto ciò che l’uomo, spinto dal suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e più prezioso per me dei ponti. I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti, sempre costruiti sensatamente nel punto in cui si incrocia la maggior parte delle necessità umane, più duraturi di tutte le altre costruzioni, mai asserviti al segreto o al malvagio.

I grandi ponti di pietra, grigi ed erosi dal vento e dalle piogge, spesso sgretolati nei loro angoli acuminati, testimoni delle epoche passate, in cui si viveva, si pensava e si costruiva in modo differente: nelle loro giunture e nelle loro invisibili fessure cresce l’erba sottile e gli uccelli fanno il nido.
I sottili ponti di ferro, tesi come filo da una sponda all’altra, che vibrano ed echeggiano con ogni treno che li percorre, come se aspettassero ancora la loro forma e perfezione finale. La bellezza delle loro linee si svelerà del tutto solo agli occhi dei nostri nipoti.
I ponti di legno all’entrata delle cittadine bosniache le cui travi traballano e risuonano sotto gli zoccoli dei cavalli, come le lamine di uno xilofono. E infine, quei minuscoli ponti sulle montagne, spesso solo un unico grande tronco ovale, massimo due, inchiodati uno accanto all’altro, gettati sopra qualche ruscello montano che senza di loro sarebbe invalicabile. Due volte all’anno il torrente impetuoso ingrossandosi li trascina via e i contadini, con l’ostinazione cieca delle formiche, tagliano e segano e ne rimettono nuovi. Per questo, vicino ai ruscelli di montagna, nelle anse fra le pietre dilavate, spesso si vedono questi “ponti” precedenti: stanno lì abbandonati a marcire insieme all’altra legna arrivata per caso. Ma questi tronchi di alberi lavorati, condannati a bruciare o a marcire, si differenziano comunque dal resto e ricordano sempre l’obiettivo per il quale sono serviti.
Diventano tutti uno solo e tutti degni della nostra attenzione, perché indicano il posto in cui l’uomo ha incontrato l’ostacolo e non si è arrestato, lo ha superato e scavalcato come meglio ha potuto, secondo le sue concezioni, il suo gusto e le condizioni circostanti.
Quando penso ai ponti, mi vengono in mente non quelli che ho traversato più spesso, ma quelli su cui mi sono soffermato più a lungo, che hanno attirato la mia attenzione e fatto spiccare il volo alla mia fantasia.
I ponti di Sarajevo, prima di tutto. Sul fiume Milijacka, il cui letto è una sorta di sua spina dorsale,. rappresentano vertebre di pietra. Li vedo e li posso contare uno a uno. Conosco le loro arcate, ricordo i loro parapetti. Fra di loro ce n’è anche uno che porta il nome fatale di un ragazzo*, un ponte minuscolo ma eterno che sembra ritiratosi in se stesso, una piccola e accogliente fortezza che non conosce né resa né tradimento.
Poi i ponti visti nei viaggi, di notte, dai finestrini dei treni, sottili e bianchi come fantasmi. I ponti di pietra in Spagna, ricoperti dall’edera e come impensieriti della propria immagine riflessa nell’acqua scura. I ponti di legno in Svizzera, ricoperti da un tetto che li difende dalle abbondanti nevicate, assomigliano a lunghi silos e sono ornati all’interno da immagini di santi o di avvenimenti miracolosi come fossero cappelle. I ponti fantastici della Turchia, poggiati lì per caso, custoditi e protetti dal destino. I ponti di Roma, dell’Italia meridionale, fatti di pietra candida, da cui Il tempo ha preso tutto quello che ha potuto e accanto ai quali da cent’anni ne vengono costruiti di nuovi, ma che restano come sentinelle ossificate.
Così, ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada e si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell’uomo di collegare, pacificare e unire insieme tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, perché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi…
Così anche nei sogni e nel libero gioco della fantasia, ascoltando la musica più bella e più amara che abbia mai sentito, mi appare all’improvviso davanti il ponte di pietra tagliato a metà, mentre le parti spezzate dell’arco interrotto dolorosamente si protendono l’una verso l’altra e con un ultimo sforzo fanno vedere l’unica linea possibile dell’arcata scomparsa. È la fedeltà e l’estrema ostinazione della bellezza, che permette accanto a sé un unica possibilità: la non esistenza.
E infine, tutto ciò che questa nostra vita esprime – pensieri, sforzi, sguardi, sorrisi, parole, sospiri – tutto tende verso l’altra sponda, come verso una meta, e solo con questa acquista il suo vero senso. Tutto ci porta a superare qualcosa, a oltrepassare: il disordine, la morte o l’assurdo. Poiché tutto è passaggio, è un ponte le cui estremità si perdono nell’infinito e al cui confronto tutti i ponti di questa terra sono solo giocattoli da bambini, pallidi simboli. Mentre la nostra speranza è su quell’altra sponda. 

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borghi · Silenzio

il borgo silenzioso: Grazzano Visconti, di piasintei su youtube

GENIUS LOCI · Silenzio · Tempo

Attendo l’eterno

Alberi · Bosco · sentieri

trovati nella notte e nel giorno di Natale

Silenzio

“interminati spazi e profondissima quiete”, fotografia e augurio di Riccardo Agretti

Siti Web

Le territoire des sens

Le territoire des sens est un blogue de recherche qui propose une réflexion sur les liens entre espaces réels et espaces imaginés.

Territori di confine tra immagini ed immaginario.

Alla ricerca di  legami fra ciò che è e ciò che ci piacerebbe fosse

Le territoire des sens.

Domaso · Lago

Domaso, fotografia di Paolo Balducci

Balbianello · Bellagio · Lago

Un Mese Al Lago (A Month By the Lake) anno 1995 Cast: Vanessa Redgrave, Edward Fox, Uma Thurman, Alida Valli, Alessandro Gassman, Carlo Cartier, Natalia Bizzi, Carlotta Bresciani, Paolo Lombardi, Sonia Martinelli Regia: John Irvin

Un Mese Al Lago (A Month By the Lake) anno 1995
Cast: Vanessa Redgrave, Edward Fox, Uma Thurman, Alida Valli, Alessandro Gassman, Carlo Cartier, Natalia Bizzi, Carlotta Bresciani, Paolo Lombardi, Sonia Martinelli
Regia: John Irvin
Sceneggiatura: Trevor Bentham
Link:
http://www.fondoambiente.it/beni/villa-del-balbianello.asp
http://como.appassionati-navigazionelaghi.it/piroscafi/concordia.php
http://www.vademecumturistico.com/photogallery/Cernobbio/cernobbiopiazzaimbar…

ARTE · Canton Ticino · CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival · GENIUS LOCI

Gaspare Baldassarre Melchiorre Fontana: una cinque-giorni che il Centro Culturale Chiasso dedica ad uno dei maggiori artisti figli della regione dei laghi

Esposizioni – Da venerdì una maratona di eventi dedicata all’artista ticinese Gaspare Baldassarre Melchiorre Fontana
Si apre venerdì una cinque-giorni che il Centro Culturale Chiasso dedica ad uno dei maggiori artisti figli della regione dei laghi, Gaspare Baldassarre Melchiorre Fontana.
Il programma prevede una visita a tre degli esempi più significativi dell’attività dell’artista esistenti in zona, un convegno internazionale con esperti da Polonia e Repubblica ceca, e infine tre giorni di esposizione di immagini dei capolavori che Fontana ha realizzato in quei Paesi.
Nativo di Chiasso – dove vide i natali il 26 giugno 1661 – Baldasar (come si è sempre fatto chiamare) Fontana rappresentò il passaggio dell’arte europea dal Barocco al Rococò. Dopo aver svolto il suo apprendistato presso il cugino Carlo (allievo del Bernini) a Roma, Fontana svolse la sua attività di stuccatore e di architetto quasi esclusivamente in Boemia, Moravia, Polonia e Slesia. In queste regioni, Fontana introdusse la sua interpretazione della perfezione berniniana, leggendo la fase finale del berninismo come apporto positivo per un nuovo e affascinante equilibrio tra grandioso e sublime. Con il suo lavoro, contribuì in grande misura alla formazione di quello stile mitteleuropeo che tanto ammiriamo oggi.
La sua riscoperta è dovuta al lavoro di studiosi polacchi e cechi, che hanno pazientemente recuperato le decine di opere che il maestro ha realizzato in conventi, chiese, palazzi nobiliari tra Cracovia, Olomouc e molte altre località di quelle regioni.
Ad aprire le danze, per così dire, sarà un tour guidato che venerdì 16, a partire dalle ore 14 (appuntamento sul sagrato della chiesa parrocchiale di Chiasso non serve prenotazione, ma si consiglia di venire automuniti) porterà i partecipanti a visitare tre dei punti di maggior interesse in zona – la Parrocchiale stessa, Casa Cantoni a Cabbio, San Giovanni Evangelista a Morbio Superiore – guidati da ciceroni di eccezione.
Fulcro dell’iniziativa è però il convegno che, presso la Sala Diego Chiesa di via Soave a Chiasso, occuperà l’intero sabato 17. «L’occasione per fare anche un po’ di ordine negli studi su Baldasar Fontana, molto sviluppati negli ultimi venti anni. Con il corollario di una vera e propria novità, da parte dello studioso polacco Mariusz Smolinski», anticipa Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice degli spazi espositivi del Centro Culturale Chiasso e coordinatrice scientifica dell’evento.
Domenica 18, lunedì 19 e martedì 20 (10-12, 15-18, entrata libera), sempre presso la Sala Diego Chiesa, sarà liberamente visitabile l’esposizione di 26 immagini dei lavori di Baldasar Fontana in quelle lontane regioni.

Franco Cavalleri

GENIUS LOCI · Taino (Va)

Parco della contemplazione, Taino (VA) | Accademia del Silenzio

segnalato da Maria Grazia Ferraris

Un piccolo misterioso luogo è Taino, un minuscolo paese, situato su di una collina da cui si gode una splendida vista sul lago Maggiore meridionale e sul massiccio del Monte Rosa, tra Sesto Calende ed Angera. Metà del suo territorio è costituito da boschi di castagni, betulle, robinie, querce e pini silvestri. Luoghi di silenzi, in generale, di assoluta sospesa quiete. Proprio al centro del paese un’ampia zona verde che incanta per il suo unico e suggestivo panorama, un’area urbana di compensazione, di riflessione, di sosta e di contemplazione che favorisce l’incontro e la sosta: è frutto di una ricerca progettuale di Giò Pomodoro durata ben dieci anni (1981-1991), autore della megascultura “Il Luogo dei quattro punti cardinali” situata al centro del parco, con sullo sfondo il castello di Angera.

da Taino (VA) – Parco della contemplazione | Accademia del Silenzio.

GENIUS LOCI · ponti · Venezia

Daniele Resini, Venezia. I ponti, Vianello Libri

Il libro – Questo volume, realizzato in quasi due anni di lavoro, raccoglie 530 fotografie che “raccontano” 354 ponti, di cui 335 pubblici che, tolti i manufatti in perenne manutenzione o di secondaria importanza, sono praticamente tutti quelli visibili e percorribili, e 19 privati, particolarmente significativi. Questo lungo e articolato percorso pedonale lungo la città d’acqua, è corredato di citazioni discrete che formano quasi un itinerario parallelo: immagini di monumenti e sculture erratiche che stanno vicino ai ponti e ne connotano spesso l’intorno architettonico. Il testo parla di storie, di costruzioni e rifacimenti e dell’origine dei toponimi, molte volte legata alla funzione dei ponti, o a quanto accadeva nei luoghi che li circondavano. Ecco, allora, i riferimenti, rigorosamente dialettali, a una moltitudine di remeri, pistori, tentori, forneri, scorzeri e molte altre fi gure di anonimi artigiani che, con la loro lunga e operosa presenza, hanno caratterizzato luoghi della città e i ponti limitrofi , o anche solo semplici citazioni di collocazioni urbane – drio de la Chiesa -, o connotati architettonici: storto, rosso, longo, piccolo.
L’autore – Daniele Resini, fotografo professionista dal 1982, vive e lavora a Venezia. La sua attività si è rivolta a diversi settori della produzione fotografica, dal reportage, all’industria e all’architettura, alternando la fotografia “in campo” allo studio e alla catalogazione dei grandi archivi fotografici, soprattutto veneziani, sui quali ha realizzato numerose mostre e volumi, fra cui: L’arte dei maestri vetrai di Murano (1983), Cent’anni a Venezia (1992), Cinquant’anni di impresa (1995), Venezia, la liberazione (1995), Venezia Novecento, la Reale Fotografia Giacomelli (1998), Venezia e il suo porto (1999), Venezia Ottocento, Tomaso Filippi fotografo (2001) , Porto Marghera, il Novecento industriale a Venezia (2004), Ance Venezia 1945/2005 (2005), Un aeroporto per Venezia (2008), Mestre l’anima nascosta (2008).
Ha collaborato, con reportage su commissione o invio di servizi e immagini in Italia e all’estero, con agenzie e riviste locali e nazionali, fra cui L’illustrazione Italiana e Marco Polo. Ha pubblicato immagini su volumi italiani e stranieri per numerosi Editori e svolto campagne di documentazione per enti, istituzioni e case editrici. In quest’ultimo settore ha collaborato, con lavori specifici, a numerosi volumi fra cui: Porto Marghera, le immagini e la storia (1985), Veneto Portrait (1987), Laguna di Venezia (1994), Venezia Romanica (2003), Regate e regatanti (2005), , I luoghi della musica a Venezia (2006), Venezia manutenzione urbana (2007), Il nuovo ospedale di Mestre (2008), Con l’oro e il legno (2009).
Da molti anni, inoltre, si occupa di rugby. Su questo sport ha realizzato i volumi: Un anno di rugby (1996), Il tempo del rugby (2001), Un rugby da record (2004) , Fratelli per forza (2005) e Sei Nazioni (2008). Attualmente è photoeditor di Allrugby la più importante rivista italiana del settore. Ha inoltre pubblicato con la Vianellolibri: Campanili di Venezia (2002), Il Canal Grande (2004), Sulle porte di Venezia (2006)


 

Acqua · Fiumi · MUSICA

Brian Eno, By This River