Bosco · Terra

William Wordsworth, C’è stato un tempo che bosco, rivo e prato, la terra …

C’è stato un tempo che bosco, rivo e prato,
la terra e ogni vista consueta
a me davvero son sembrati
cinti di luce celestiale
del candore e sfolgorio di un sogno.

Vento

Percy Bysshe Shelley, Ode al Vento Occidentale

Percy Bysshe Shelley

Ode al Vento Occidentale

I

Oh tu Vento selvaggio occidentale, àlito
della vita d’Autunno, oh presenza invisibile da cui
le foglie morte sono trascinate, come spettri in fuga

da un mago incantatore, gialle e nere,
pallide e del rossore della febbre, moltitudini
che il contagio ha colpito: oh tu che guidi

i semi alati ai loro letti oscuri
dell’inverno in cui giacciono freddi e profondi
come una spoglia sepolta nella tomba,

finché la tua azzurra sorella della Primavera
non farà udire la squilla sulla terra in sogno
e colmerà di profumi e di colori vividi

il colle e la pianura, nell’aria i lievi bocci conducendo
simili a greggi al pascolo; oh Spirito selvaggio,
tu che dovunque t’agiti, e distruggi e proteggi: ascolta, ascolta!

II

Tu nella cui corrente, nel tumulto
del cielo a precipizio, le nuvole disperse
sono spinte qua e là come foglie appassite

scosse dai rami intricati del Cielo e dell’Oceano,
angeli della pioggia e del fulmine, e si spargono
là sull’azzurra superficie delle tue onde d’aria

come la fulgida chioma che s’innalza
sopra la testa d’una fiera Menade, dal limite
fioco dell’orizzonte fino alle altezze estreme dello zenit,

capigliatura della tempesta imminente. Canto funebre
tu dell’anno che muore, al quale questa notte che si chiude
sarà la cupola del suo sepolcro immenso, sostenuta a volta

da tutta la potenza riunita dei vapori
dalla cui densa atmosfera esploderà una pioggia
nera con fuoco e grandine: oh, ascolta!

III

Tu che svegliasti dai loro sogni estivi
le acque azzurre del Mediterraneo, dove
si giaceva cullato dal moto dei flutti cristallini

accanto a un’isola tutta di pomice del golfo
di Baia e vide in sonno gli antichi palazzi e le torri
tremolanti nel giorno più intenso dell’onda, sommersi

da muschi azzurri e da fiori dolcissimi al punto
che nel descriverli il senso viene meno!
Tu per il cui sentiero la possente

superficie d’Atlantico si squarcia
e svela abissi profondi dove i fiori
del mare e i boschi fradici di fango, che indossano

le foglie senza linfa dell’oceano, conoscono
la tua voce e si fanno all’improvviso grigi
per la paura e tremano e si spogliano: oh, ascolta!

IV

Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un’onda palpitante alla tua forza, e potessi

condividere tutto l’impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com’ero nell’infanzia, compagno

dei tuoi vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei

a te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un’onda, come
una foglia o una nuvola. Cado

sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce ed orgoglioso.

V

Fa’ di me la tua cetra, com’è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto

delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo e autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!

Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l’universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!

E con l’incanto di questi miei versi disperdi
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!

E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d’una profezia! Oh, Vento,

se viene l’Inverno, potrà la Primavera esser lontana?

da Percy Bysshe Shelley Ode al Vento Occidentale – Keats Shelley House.

Alberi · Terra

Viaggio nell’estate indiana, di Claudio Visentin – Il Sole 24 ORE 2 ottobre 2011

Per estate indiana s’intende quel periodo di bel tempo tra ottobre e novembre che di solito nell’emisfero settentrionale segue ai primi geli, quando già le foglie hanno cambiato colore, ma non è caduta ancora la prima neve. La tela dei ragni si fa argentea alla mattina e c’è tutta l’intensità struggente di un caldo che non durerà, qualcosa di bello destinato a svanire presto. L’etimologia è incerta. Forse si parla di estate indiana perché l’autunno avanzato era la stagione nella quale i pellerossa sospendevano i loro attacchi per mettere al sicuro i raccolti di zucche e granoturco. Ma il termine potrebbe avere anche una sfumatura negativa, derivante dall’immagine stereotipata dell’indiano come mentitore e incapace di tenere la parola data: ecco quindi che indian summer sarebbe sinonimo di “falsa estate”. Noi parliamo piuttosto di estate di San Martino, ovvero i giorni intorno all’11 novembre, quando i contratti agricoli giungevano a scadenza e, se non erano stati rinnovati, i contadini dovevano trasferirsi in un’altra fattoria (tanto che «fare san Martino» in molte regioni è sinonimo di «traslocare», quasi sempre di malavoglia).

da Viaggio nell’estate indiana – Il Sole 24 ORE.

GENIUS LOCI

“In-genius loci”: L’artista Diego Bisso espone i suoi “gioielli ambientali” — Livorno

mostra “In-genius loci”, una serie di microinstallazioni custodite in teche con gioielli in argento e gelcoat (una specie di resina) che rappresentano calchi di vari angoli della città.

«Sono calchi in positivo – commenta l’artista – veri tasselli che si incastrano perfettamente nelle fessure e negli spaccati di parti di monumenti, palazzi e strutture cittadine . Vuoi un tassello della Fortezza Vecchia, del Mercato Centrale e del ponte di via Borra».

Attraverso questa sorta di “gioielli ambientali” l’artista cerca di narrare formalmente lo spirito del luogo, quel genius loci della città (da qui il titolo della mostra)  e stabilire una connessione spirituale, emotiva e culturale con il territorio. Il gioiello relazionato con l’ambiente diventa così  oggetto nomade, «Un ponte – sostiene Bisso – tra interiore ed esteriore, tra il luogo dell’utopia creativa e il mondo reale».

da LIVORNO. “In-genius loci”: L’artista Diego Bisso espone i suoi “gioielli ambientali” — Settimanale di informazione della Toscana Ovest.

GENIUS LOCI

Il Genius Loci | in Percorsi Rurali – Provincia di Padova

In architettura e nelle arti, il “Genius Loci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili i momenti: una chiesa, un edificio, un monumento. Non solo:

l’intero post qui: Il Genius Loci | Percorsi Rurali – Provincia di Padova.

GENIUS LOCI

La cura della dimora. Il rito e l’identità nelle forme culturali dell’abitare, di Eduardo Zarelli, in estovest.net

La cura della dimora.

GENIUS LOCI

Riscoprire il senso del luogo, di Luisa Bonesio, in estovest.net

il bisogno, caratterizzante l’atteggiamento comunitario, di riconoscersi in archetipi, tradizioni, continuità che formino un orizzonte di senso è indisgiungibile dal senso o dal desiderio di appartenenza a un luogo, di radicamento in una terra elettiva, di ricerca di un orizzonte in cui appaesarsi. E’ l’affermazione del valore dei luoghi e della memoria di contro alla mondializzazione sradicante, cosmopolita, multirazziale che si esprime anche mediante il livellamento delle caratteristiche locali, l’uniformità indifferenziante in cui la Terra viene rifusa in unico, monotono e deculturante conio. 

… segue

intero articolo: : Riscoprire il senso del luogo.

GENIUS LOCI

Definizione di Genius Loci, di Aldo Cerioli, in AldexOne


Nella religione romana il concetto era considerato come un’entità soprannaturale legata ad un luogo o ad un oggetto di culto.
Col tempo il significato si è modificato, tanto che oggi nel linguaggio dell’architettura moderna, per genius loci s’intende il significato culturale e successivamente quello emozionale che viene attribuito ad un luogo, ad uno spazio o ad una città.
Pertanto è l’espressione del “carattere” di un luogo, le sue caratteristiche intrecciate con gli usi e i costumi degli uomini che abitano quel posto.


E’ come se si stabilisse una connessione spirituale, emotiva e culturale con un luogo e col suo territorio.

Ci sono luoghi in cui il genius loci è associato ad un monumento, ad un personaggio.

leggi tutto qui:

da Definizione di Genius Loci.

GENIUS LOCI · Matera

Matera, gioiello della Basilicata (video) – La Guida Verde Michelin

Anghiari · DIARIO di Amaltea · GENIUS LOCI · Lua- Libera Università Autobiografia

SCRIVERE I LUOGHI DELLA VITA: ESPRESSIONI DEL GENIUS LOCI, progetto di seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia, proposto alla LUA – Libera Universita’ Autobiografia di Anghiari per l’ottobre del 2001 e non realizzato

SCRIVERE I LUOGHI DELLA VITA:

ESPRESSIONI DEL GENIUS LOCI

Seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia

Luogo:  Anghiari (Arezzo), LUA – Libera Università dell’Autobiografia

luoghi che abitiamo, assieme al tempo che stiamo percorrendo, sono elementi costitutivi di ogni esistenza.

Di essi abbiamo ricordi e rappresentazioni sensibili che si intrecciano con i diversi momenti delle nostre personali biografie.
Nella relazione che stabiliamo con un luogo si manifesta a livello individuale ed in modo ravvicinato il più ampio ed evolutivo rapporto fra la natura e la cultura, fra noi come soggetti e gli ambienti che ci hanno accolti ed ospitati.
Gli antichi elaboravano una forte immagine per evocare queste connessioni: quella del “Genius Loci”. Loro sapevano che ogni luogo custodisce un’anima. Genius Loci è il simbolo che la esprime ed è il genio protettore che, con forme e intensità storicamente e culturalmente variabili, racchiude la forza e lo spirito esistenti in ogni ambiente vissuto. Si tratta di un simbolo che rappresenta l’essenza, l’anima, la forza di un luogo. Per l’uomo greco accanto al Logos convive il Pathos: sono le emozioni che ci aiutano ad entrare in relazione con il mondo esterno e a farne esperienza vissuta.
Il nostro passaggio sulla terra, così affannosamente controllato dall’incalzante e rumoroso ritmo dei giorni e delle trasformazioni socioculturali, sta trascurando – se non cancellando – la capacità di scoprirlo, di percepirne la presenza, la magia ed essenza.
Eppure ci sono situazioni concrete nelle quali, improvvisamente, agisce dentro di noi il richiamo di qualcosa di profondo legato ad immagini provenienti dal nostro passato più antico. Una sollecitazione inattesa, un suono, un profumo, un’immagine, un sapore riportano alla luce ricordi e sensazioni della speciale relazione che ognuno di noi ha tra sé e il mondo.
È il segnale che il Genius Loci invia per rammentarci la sua presenza, affinchè la sua memoria non scompaia. Se perdiamo la facoltà di ascoltarlo, si allontanerà definitivamente, lasciandoci privi di un’identità e di una storia che da migliaia di anni attraversano il mondo e rendono fertili cultura e tradizioni.
I luoghi premono sui nostri sentimenti: ci emozionano, ci stupiscono, ci atterriscono, comunque ci cambiano.
La ricerca che il seminario propone è la ri-scoperta dei luoghi già dentro di noi, sopiti o un po’ dimenticati. Luoghi attraversati, esplorati, immaginati, vicini o lontani nel tempo. Una graduale marcia di avvicinamento alla nostra personale “topologia” con un cammino lento fatto di sguardo, ascolto e silenzio.
La scrittura autobiografica ci renderà possibile narrare e descrivere il nostro rapporto con lo spazio vissuto, sia esso quello più intimo legato alla risonanza delle percezioni sensoriali, sia esso quello più collettivo dato dal contatto e dal coinvolgimento con chi, come noi, abita la terra.
Costruiremo la nostra personale retrospettiva andando a cercare negli anfratti della memoria gli spazi significativi che disegnano la scenografia della nostra esistenza.
Un archivio di spazi-mondi metaforici o reali per raccontare punti di partenza, o di arrivo, o di svolta, ma comunque raffigurazioni dove la forza del Genius Loci, come scrive James Hillman, si lega alla profondità del sé e rende pertanto indimenticabili i passaggi salienti della nostra storia.
Ci aiuteranno a diventare “rabdomanti di luoghi” riflessioni e spunti evocativi suscitati da letture di brani letterari, immagini, frammenti di film, poesie, recite espressive, esempi di scritture creative.
Per sostenere le nostre narrazioni converrà portarci a corredo fotografie, stralci di diario, scritti sepolti nei cassetti, vecchie mappe di luoghi che ci hanno visto protagonisti della vita.

Sacrimonti

I SACRIMONTI e il SACROMONTE DI OSSUCCIO

Audio di Darko Pandakovic su:

I SACRIMONTI, significato storico e religioso:

Il percorso è stato organizzato dalla associazione Chiavedivolta, e si è svolto sabato 24 settembre 2011

Vai alle specifiche parti del percorso sul luogo (in ognuna troverai fotografie e audio):

Parte 2°: L’ANNUNCIAZIONE DELL’ANGELO, audio di Alessandro Verga

Parte 3°: LA VISITA DI MARIA A ELISABETTA, audio di Silvia Raitè

Parte 4°: LA NASCITA DI GESU’ e parte 5° LA PRESENTAZIONE DI GESU’ AL TEMPIO, audio di Darko Pandakovic

Parte 6° GESU’ NEL TEMPIO DEI DOTTORI, audio di Alessandro Verga e Darko Pandakovich

Parte 7° GESU’ NELL’ORTO DEGLI ULIVI, audio di Silvia Raitè

Parte 8° FLAGELLAZIONE DI GESU’ ALLA COLONNA, audio di Darko Pandakovich

Parte 9° CORONAZIONE DI SPINE , audio di Alessandro Verga

Parte 10° RESURREZIONE , audio di Alessandro Verga

Parte 11° ASSUNZIONE DI MARIA, audio di Silvia Raitè

Parte 12° SANTUARIO DELLA MADONNA DEL SOCCORSO, audio di Darko Pandakovich

 

Angelo · Ossuccio · Sacromonte di Ossuccio · Sentieri e Genius Loci · Tradizioni

Processione laica al Sacromonte di Ossuccio, a cura della Associazione Chiavedivolta, sabato 24 settembre 2011. Parte 2°: L’ANNUNCIAZIONE DELL’ANGELO, audio di Alessandro Verga

Primo Mistero Gaudioso. L’Annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine.

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth, a una Vergine (di nome Maria). L’angelo, entrato da lei, disse: “Ti saluto, piena di grazia; il Signore è con te… Darai alla luce un figlio, cui porrai nome Gesù” (Lc 1,26-28.31)

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Audio di Alessandro Verga sulla Cappella dell’ ANNUNCIAZIONE DELL’ANGELO